Sara

Sono nato in un piccolo paese delle Langhe, nemmeno mille abitanti sparsi per i bricchi, come si dice qui. Sito a metà strada fra Barolo e La Morra tutta la sua economia è basata sulla coltivazione della Vite. La fortunata esposizione e la giusta composizione del terreno d’alcune colline, permettono di ottenere un vino che non ha nulla da invidiare a quello prodotto in località più famose. Ne va da se che quasi tutti qui lavorano, chi in un modo chi nell’altro, nel settore vinicolo.E’ un bel posto per viverci, tranquillo oltre ogni immaginazione non succede mai niente, la nascita di un vitello fa notizia. Se esci per andare a comperare il giornale o le sigarette ogni tre passi saluti qualcuno, ci conosciamo tutti.Non è un bel posto per crescerci, però. Immaginate la vostra adolescenza in un posto dove il cinema più vicino è a venti chilometri. Tre piole (trattoria-bar), ma la gelateria a portata di mano dista almeno dieci Km, e così di seguito. Inutile parlare di sale gioco o discoteche.
La maggiore età e la conseguente patente di guida era attesa con una trepidazione quasi mistica, l’automobile era vista come il passaporto per la libertà.Questa situazione, però, favoriva notevolmente i rapporti umani, si passava ore a parlare fra di noi adolescenti, a raccontarci i nostri sogni, le paure, i dubbi, i sentimenti, tutto quello che riguardava la nostra sfera privata più intima. I grandi amori nascevano precoci. Quelle ragazzine, che sino a pochi anni prima escludevi dai tuoi giochi perché rompevano, le vedevi ora sotto una luce completamente diversa.
Sara, non è questo il suo vero nome, è stato il mio grande amore di quell’epoca, e anche il mio grande rimpianto.
Le scuole arrivavano solo alle medie e se volevi studiare oltre dovevi emigrare. Così molti di noi hanno fatto e con il tempo ci siamo persi di vista. Chi si è recato ad Asti, chi a Bra e chi, come me, a Torino. Corsi di studio, nuovi amici e nuovi amori, occasioni di lavoro e tu che non vuoi fare, almeno per ora, la strada di tuo padre, ti portano a legarti ad una terra che non è la tua.
Per fortuna esistono tradizioni che non muoiono, come quella di ritrovarsi a cena, di solito una volta l’anno, con tutti i coscritti della tua leva, comprese le ragazze! Questo ha permesso di mantenere buoni i rapporti fra di noi, che tanto abbiamo condiviso da giovani, anche se ora viviamo le nostre vite lontano dal nostro piccolo paese natale.
E’ proprio di una di queste cene che vi voglio parlare.
In un attimo sono arrivati i trent’anni, poi, ancora più velocemente i trentacinque, avevo mancato pochi appuntamenti annuali con i vecchi amici, ogni volta era molto piacevole ritrovarsi. Negli ultimi due anni, purtroppo, il lavoro non mi aveva consentito rispettare la tradizione, creando in me un senso di colpa che trova spiegazione nell’affetto che mi lega a quelle persone e alla mia terra.Avevamo deciso di trovarci, sempre, il secondo Sabato di Maggio, e quest’anno ero deciso a non mancare.Sistemato il lavoro e mandato al diavolo clienti e fornitori, lascio Torino di buon mattino, il clima ventoso e secco mette in risalto la catena delle alpi, dalla Valle d’Aosta sino alle Alpi Liguri. In mezzo le colline del Monferrato e le Langhe. Uno spettacolo! Ho tempo e mi godo il tragitto scegliendo le strade più panoramiche e poco trafficate. All’arrivo, solito pranzo dai miei, soliti discorsi di mio padre e conseguente assaggio dei vini barricati. Al pomeriggio, giro per i vigneti, dove mio padre mi racconta la storia d’ogni singola pianta, nel tentativo di farmi tornare al lavoro dei miei avi.Non capisce, io amo la mia terra quelle rare volte che il vento porta in città il profumo dell’erba appena tagliata mi vengono le lacrime agli occhi dalla gioia. Ma è ancora presto per tornare. Voglio aspettare che quelle colline diventino un sogno, il piacere sarà allora molto più grande. Occorre saper apprezzare l’attesa.
All’ora prevista mi reco all’appuntamento con i vecchi amici nel solito ristorante. Nell’attesa che arrivino tutti gli aperitivi si sprecano, iniziamo a raccontarci a vicenda la nostra vita e purtroppo a parlare di quelli che non vedremo mai più. Ma è un’occasione allegra e presto i discorsi tornano faceti, ogni nuovo arrivo è salutato da grandi abbracci o pacche sulle spalle, a seconda del sesso della persona.Siamo quasi al completo ma non vedo ancora Sara. Sono ormai parecchi anni che non ci incontriamo, o mancavo io o non c’era lei. Sento un profondo senso di delusione nascere dentro di me e me lo si legge in faccia, tanto è che si avvicina a me Laura e, come se niente fosse, dice a Stefi vicino a me:
Sara è per strada, mi ha telefonato poco fa. Sai da Bra impiega un po’ ad arrivare!
Mi illumino all’istante e ingoio felice tutto il mio aperitivo. Mentre poso il bicchiere noto lo sguardo galeotto che mi rivolge Laura. Le rispondo con un occhiata interrogativa e lei mi risponde:
Mi ha chiesto se questa volta c’eri anche tu… E se ne va via prima che io riesca ad aggiungere una parola.
Mi sto accendendo una sigaretta quando vedo una stupenda chioma nera, lunghissima, entrare dalla porta. Il tempo rallenta, tende a fermarsi, mentre scruto nella penombra alla ricerca del viso di Sara sotto quei capelli.
Cammina lenta, sembra lei, il corpo è il suo. Non ho mai dimenticato i suoi fianchi e il modo di muoverli mentre cammina.
Il mio cuore si ferma dopo un colpo violento sul torace quando la riconosco con sicurezza. Saluta quelli più vicini a lei, baci e abbracci veloci e nervosi. Si guarda in giro. I suoi occhi neri come una notte senza luna si inchiodano sui miei mentre il più bel sorriso che ho visto negli ultimi anni le illumina il viso. Camminando verso di me appare quasi minacciosa, non considera più nessuno, mi punta con lo sguardo.
" E adesso cosa le dico" penso rapito dalla sua figura in avvicinamento.

Ciao! – è tutto quello che riesce ad uscire dalla mia bocca.
Lei non parla. Mi appoggia una mano sulla spalla mentre mi porge la guancia per un casto bacio di saluto. Sul momento rimango impietrito ma quando lei mi porge l’altra guancia le cingo la vita. Sento un leggero sospiro uscire dalle sue labbra. Mi sembra che non voglia più staccarsi da me poi mi regala una carezza sulla guancia mentre mi dice:
Hai sempre delle mani stupende!

Non so cosa risponderle. Noto, però, gli sguardi sornioni e divertiti degli altri quindi mi sforzo di riprendere il controllo. Il mio cambiamento è notato da Sara, intuisce anche lei la situazione e si adegua, rimandiamo a dopo l’aggiornamento sui fatti nostri e di dedichiamo agli altri.Sento la necessità di un altro bicchiere di bianco, lo chiedo a Giovanni, un altro dei nostri nonché proprietario del locale. Mentre mi porge il bicchiere, strizzando l’occhio buono mi dice:
Ecco un buon motivo per tornare a casa!
Quale?
Non fare il tordo, sai benissimo quale. Saranno vent’anni che c’è del tenero fra di voi.Secondo me sono vent’anni che respiri troppi vapori di vino!Dai, guarda che a noi non la racconti. Siamo cresciuti insieme… siamo gente vera, con il tempo ci evolviamo o involviamo ma non cambiamo mai!Noi chi?

La risposta alla mia domanda non era necessaria, un rapido sguardo intorno a me mi fa notare almeno dieci facce spiritose che mi osservano divertite. Un forte calore si diffonde in me, non è il vino, è il sentire di appartenere a qualcosa. Il senso del branco che vivendo a Torino avevo dimenticato. Senza rendermene conto mi ritrovo a ridere con tutti gli altri.
Il tempo vola e arriva l’ora di cena. Ci spingiamo verso il nostro tavolo, nel frattempo cerco Sara con lo sguardo, la voglio vicino a me.Anche lei è della stessa idea e dopo aver evitato, con garbo, alcuni inviti ci ritroviamo uno di fronte all’altra in fondo alla tavolata, la postazione ideale per parlare dei fatti nostri senza essere troppo coinvolti nella discussione generale.Apprendo che lei, dopo essersi diplomata in enologia si è laureata in chimica e ora lavora per una notissima casa vinicola specializzata in spumanti, vive a Bra e anche lei ha un buon numero di relazioni fallite sulle spalle.
Raccolgo una parola su cinque di quello che mi dice. Sono impegnato a contare le lentiggini che ha sul naso e le guance, con estrema soddisfazione noto che non sono diminuite. Allo stesso modo il colore degli occhi, nero come i capelli, è intenso come tanti anni fa.
Lei mi sorride con dolcezza, ha capito i miei pensieri e ha la reazione che speravo. La voce le diventa sempre più calda e sensuale, il sorriso da dolce si trasforma e diviene invitante, mai esplicito, non è nel suo stile, ma ti fa sentire il bisogno adagiarla su di un letto e stare ad osservarla con quel sorriso sulle labbra mentre la coccoli fino a consumarla.
Poco alla volta ci estraniamo totalmente dagli altri. Rispondiamo alle loro domande, interveniamo a volte nel discorso ma con la mente rivolta altrove.
Quando le parlo di me, lai ascolta con interesse, si adombra se le racconto delle mie storie sentimentali ma, il suo sguardo si riaccende nell’attimo che scopre il fallimento e la loro fine.La cena termina in un istante, è già ora di lasciarci e tornare a casa. L’interminabile giro di saluti mi lascia una profonda tristezza, anche gli occhi di Sara mi trasmettono in mio stesso sentimento. Leggo un preghiera nel suo sguardo: " non lasciare che finisca così!".Quella è, anche, la mia intenzione. Non voglio che la serata termini senza che Sara abbia quello che per troppi anni ci siamo negati.
Anche se …!Ci attardiamo, con altri, a parlare fuori dal ristorante, quando finalmente siamo rimasti soli mi propongo di scortarla sino a casa, vista l’ora e i postumi della cena, adducendo come scusa che per tornare a Torino mi è più comodo passare da Bra.Giungiamo con le nostre due macchine sotto casa sua, una bella villetta in un complesso di recente costruzione. Come mi aspettavo, impietosita dalle mie occhiaie, mi invita ad entrare per un caffè della staffa.
Mi in vita ad esplorare la casa, indica con orgoglio i pezzi che preferisce del suo arredamento, dei più cari mi illustra la storia e mi parla dei ricordi ad essi legati. Ha avuto una vita decisamente intensa sino ad ora e mi pare che non abbia nessuna intenzione di calmarsi.
Parliamo, dobbiamo aggiornarci su tante cose e c’è n’è una di queste che non ho ancora avuto il coraggio di dirle. Non per secondi fini ma per il timore di ferirla, di rompere il suo sogno di una serata.Io non sono sentimentalmente libero, ho raccontato a lei tutta la mia storia sentimentale omettendo il mio ultimo incontro. Non so bene perché ma sentivo sino dall’inizio che era meglio non parlagliene. O semplicemente sono troppo codardo per farlo.Sto osservando le luci sparse sulle colline dall’ampia finestra della sala. Mi accorgo dal riflesso che Sara si avvicina alle mie spalle, mi appoggia le mani sulle spalle e mi accarezza. Lenta scorre con le mani la mia schiena, poi mi abbraccia forte. Il suo seno premuto contro di me, poco sopra le reni mi manda indietro nel tempo. Chiudo gli occhi e risento la stessa sensazione di almeno vent’anni fa quando, in due sulla Vespa, lei mi abbracciava forte stringendosi a me. Sento le sue mani che, come allora, lente scendono dalla mia vita a sfiorarmi il pene che dimostrava in pieno l’effetto del suo seno contro le spalle. Non sono solo ricordi, sta accadendo di nuovo, in questo momento.Appoggia la faccia contro di me e mi sussurra:

Dove sei?
Su un mondo distante vent’anni. Le colline sono cambiate, noi siamo invecchiati ma le sensazioni che mi trasmetti sono sempre le stesse!
Mi prende per le braccia e mi gira verso di se, si alza leggermente sulla punta dei piedi e mi offre le labbra socchiuse. Non posso resistere al suo invito. Riscopro con immenso piacere il suo sapore e la morbidezza di quelle labbra che ho sognato per tutta la cena. Rivivo ogni bacio che le ho dato nel passato e con questo mi prendo la rivincita per tutti quelli che non le ho dato.
Si spinge contro di me e, accogliendo l’invito la stringo più forte, i nostri corpi aderiscono perfettamente, non un centimetro è lasciato scoperto. Sento il suo bacino che si muove al ritmo del respiro che abbiamo sincronizzato. Ruotando la testa vengo in contatto con i suoi capelli e il loro profumo mi inebria, scorro con la mano destra la lunghezza della schiena di Sara, esattamente nel mezzo, contando le vertebre con il pollice. Mi fermo, pudicamente prima del sedere, non so fino dove vuole arrivare.Se penso al modo in cui mi sta baciando non ho nessun dubbio sulle sue intenzioni, ma la conosco bene, lei da tutto in ogni cosa che fa, quindi non ho l’assoluta certezza delle sue reali intenzioni.Terminiamo il bacio solo quando restiamo senza fiato, ormai sappiamo tutti e due che o la cosa muore lì oppure ci ritroveremo nel suo letto fra pochi minuti.
Restiamo un’eternità a guardarci negli occhi, ci stiamo studiando. Non voglio prendere nessuna iniziativa in questo momento. Non voglio forzare la situazione in una direzione, che nel nostro caso, sarà a senso unico.Sara mi appoggia le mani sugli avambracci, mi accarezza mentre sono immobilizzato dal suo sguardo. Mi sfila la giacca, scioglie la cravatta e lentamente sbottona i polsini della mia camicia. Il suo sguardo è un invito a fare altrettanto con lei.
Non è più il momento di indugiare, lei ha già deciso cosa vuole e non posso negarglielo.
Le tolgo la giacca, come lei ha fatto con me, quindi le libero i primi tre bottoni della camicetta. Vedo solo la curva del seno ma questo basta ad attirare le mie labbra sulla sua pelle. Sara si lascia sfuggire un leggero gemito e vedo le sue mani che sciolgono gli ultimi bottoni. Si sfila via l’indumento dalla gonna e, impedita dai miei baci tenta di togliersela. Le cingo la vita, il contatto delle mie mani su quella pelle che tanto ho sognato mi riscalda. Il mio desiderio e la voglia di farla godere traspare dalle carezze, tanto che lei continua a ripetermi che ho delle mani stupende.Mi siedo sul divano e l’attiro verso di me. Continuo ad accarezzare le parti di pelle nuda e a baciarla intorno al reggiseno. Lei mi guarda compiaciuta della mia opera, poi si slaccia il reggiseno e il suo sguardo diviene estasiato quando, con molta calma, le succhio i capezzoli. Senza interrompermi cerco la chiusura della gonna. Sono impacciato e lei mi aiuta slacciandola; lascia però a me il piacere di sfilargliela trascinandola giù per le gambe.
Si libera della sottana e si pone davanti a me con le gambe leggermente aperte, in attesa dei miei baci. Appoggio, nuovamente, le mani su quei fianchi invitanti e la trattengo mentre con la lingua scendo dall’ombelico verso il pube ancora nascosto dagli slip. L’odore che raccolgo con le narici mi lascia capire quanto sia eccitata e mi fa perdere il controllo. Le stringo forte le natiche, le accarezzo e le stringo. Un dito scivola da dietro verso la vagina dopo essersi intrufolato sotto il tessuto. Trovo i suoi peli, piano le scosto e mi introduco tra le labbra, divaricandole.Sara geme forte, apre ancora di più le gambe spingendo in vanti il pube, offrendolo alla mia bocca. Scosto gli slip quanto basta per fare spazio alla mia lingua e la lecco. Lei fa di tutto per facilitarmi, si alza in punta di piedi, allarga le gambe e, con una mano dietro la nuca, mi tira la testa verso di se.
Non regge più quella posizione. All’improvviso si allontana e mi afferra per mano. Mi guida sino alla sua camera, si siede sul letto e impaziente mi slaccia la cintura dei pantaloni. Termino di spogliarmi da solo mentre lei si abbandona nel mezzo del letto. Salgo, gattono fino in mezzo alle sue gambe all’altezza delle ginocchia. Le sfilo le mutandine ormai fradice dei suoi umori e della mia saliva. Quando lei ha aperto completamente le gambe, come chiaro invito per essere penetrata, mi sdraio davanti al pube. Lei mi mette le cosce sulle spalle e stringe forte il cuscino con le mani dietro la nuca. La dilato con le mani e spingo la lingua più dentro di lei che riesco. La lecco, la bacio, succhio il clitoride mentre la penetro dolcemente con un dito. Vado avanti in quel modo sino a quando la sento godere e il suo respiro diviene incontrollato. Con le mani, a quel punto, inizio ad accarezzarle il ventre e tutto quello che riesco a raggiungere di lei, mentre la lecco piano, lentamente.Vengo bloccato dal suo grido, penso che stia venendo e aumento l’intensità con cui la lecco. Lei, però mi ferma, non sta venendo, non ancora.
Fermati non voglio venire adesso, ti voglio dentro. – sospira Sara.
Vedo che è troppo vicina al piacere e non si gusterebbe a fondo la penetrazione. Mi metto a cavallo delle sue gambe e inizio a massaggiarla, prima sul ventre e il pube che ancora si contrae in preda all’eccitazione, poi verso il seno, passando dai fianchi.Lei, però, ha un’idea migliore. Si mette seduta e prendendomi per le natiche mi fa alzare in ginocchio. Il mio membro ancora inviolato da lei le punta la bocca. Lo bacia delicatamente, poi dischiudendo poco alla volta le labbra lo ingoia. Inizia a succhiarlo, aspirando a con forza mentre la lingua scorre tutto ciò che ha in bocca. Si ritira stringendolo con le labbra. Quando e fuori lo lecca abilmente nei punti giusti, chiaro indizio della sua esperienza nel settore.Non riesco a resistere a lungo a quegli stimoli e la prego di smettere. Lei abbandona il mio pene e guardandomi solleva piano il busto, si strofina contro il mio membro sino a quando se lo ritrova nel mezzo del seno. In quella posizione si stringe forte a me e mi bacia.
Le accarezzo i capelli godendomi quelle sensazioni, poi la spingo indietro con dolcezza. Lei si sdraia con le braccia allargate a croce, scivolo via dalle sue gambe e lei le apre inclinando contemporaneamente il pube in posizione favorevole.
La penetro fissandola negli occhi, voglio vedere e leggere i suoi sentimenti.
Sara sorride teneramente soddisfatta, ascolta con attenzione le sensazioni che prova. Mi muovo su di lei accompagnando il ritmo delle sue contrazioni. Andiamo avanti in quel modo per un tempo che sembra lunghissimo ma che in realtà è breve. L’effetto della dilatazione temporale è dovuto al fatto che ci stiamo studiando. Ascoltiamo il suono del nostro respiro, la sensazione della nostra pelle che aderisce, analizziamo a vicenda i nostri sguardi cercando di tradurre mentalmente i pensieri che trasmettono. Sincronizziamo il respiro e ci muoviamo d’istinto perfettamente all’unisono. Stiamo diventando una cosa sola…è bellissimo.E’ lei a dettare la nuova forma del nostro accoppiamento. Mentre le sono completamente dentro mi abbraccia stringendomi, poi con un colpo di reni che si ripercuote all’interno della vagina, molto piacevole per me, mi ribalta sul letto ritrovandosi sopra di me.Un sorriso, soddisfatto e malizioso, appare sul suo viso; punta le mani sul mio petto e inarca al limite la schiena, reclina la testa all’indietro e stira tutti i muscoli del busto. Porta in avanti le ginocchia sistemandosi sopra di me, sculetta e ancheggia per adattarsi perfettamente al mio membro. Avvicina il viso al mio in cerca di baci, l’abbraccio e le accarezzo la schiena baciandola sulle labbra. Lei vuole la mia lingua, apre la bocca invitandomi ad entrare. Ha il mio sapore io il suo. Mentre ci baciamo il suo bacino si contrae leggermente alla ricerca delle piacevoli sensazioni del sentirlo dentro. L’aiuto con delle spinte forti ma brevi.Quando decide di godersi appieno il mio pene si mette seduta sopra di me, con la schiena eretta. Dapprima ondeggia avanti e indietro con il bacino, poi inizia a cavalcarmi con una foga sempre maggiore. So di non poter resistere a lungo a quegli stimoli, oltre al resto quando scende su di me stringe forte i muscoli interni e amplifica il mio piacere, dandomi la netta sensazione di ogni forma interna della sua vagina e la, pur abbondante, lubrificazione non serve a lenire le forti sensazioni che mi trasmette. Alzo anch’io la schiena, appoggiato con le mani dietro di me cerco di baciare il suo seno quando mi passa dinanzi alle labbra. E’ un’operazione disperata, lei si muove con una tale intensità da impedirmi di centrarle almeno un capezzolo. La prendo per i fianchi fermandola e tirandola giù per consentirle di accoglierlo tutto dentro di se. Finalmente riesco a baciare il suo seno. Dopo pochi istanti, lei, mi prende la testa all’altezza delle orecchie e me la alza verso la sua bocca. Le nostre lingue sono di nuovo in lotta, si inseguono fra una bocca e l’altra. Per non perdere attimi preziosi nella ricerca del piacere estremo, Sara, continua a ondeggiare con il bacino mantenendo vivo il piacere dentro di lei… e di me.Ora voglio vederla godere a fondo. La trascino con me mentre torno a sdraiarmi, raggiungo con le mani il suo sedere, le stringo le natiche mentre la guido nei suoi movimenti. A lei piace quella stretta e mugola di piacere con la testa buttata all’indietro e un’espressione testimone di un grande sforzo sul viso. Le mie mani scivolano tra le labbra della vagina, ne seguono i contorni dilatandole, poi si occupano di zone ancora più piacevoli per lei. Fatico a non perdere la presa, lei si dimena, sale e scende, io perdo il ritmo nel tentativo di fare troppe cose insieme, ma a lei non interessa più il ritmo ora. Sta godendo molto ed è prossima all’orgasmo, se non contraesse i muscoli pubici non sentirei nulla tanto è eccitata.Rallenta, i suoi movimenti diventano più studiati e stringe forte, scende sino a prenderlo tutto aprendo al massimo le gambe per accoglierlo meglio. Si ferma quasi, mi domando cosa le succede, poi intuisco che vuole essere presa molto lentamente dall’orgasmo, per farlo durare di più.E’ bellissima con quell’espressione concentrata mentre ascolta tutte le sensazioni che le trasmette il suo corpo.Finalmente viene. Inarca la schiena guardando il soffitto e cacciando un urlo di piacere. Resta ferma così per un tempo che mi pare in finito, poi un’altra ondata orgasmica la prende e urla nuovamente.Non le sto a contare ma il suo piacere è veramente lento e lungo quanto intenso. Le reazioni del suo ventre ad ogni impulso mi portano sull’orlo del mio orgasmo. Non voglio venirle dentro, non so se prende o no precauzioni e, nonostante tutto quello che ci siamo detti prima, non conosco il suo ciclo e in che periodo si trova.Questi pensieri servono a mantenere un minimo di controllo mentre quella pazza salta su di me per finire in bellezza.
La devo pregare di fermarsi, la scongiuro annunciandole che non c’è la faccio più. Lei, però non molla.Studia la mia espressione mentre si muove su di me con un’abilità indescrivibile. Capisce quando sono ormai oltre il limite e mi fa uscire da lei. Si appoggia il pene al ventre, mentre è seduta sulle mie cosce e, premendoselo contro, muove due volte la mano, di più non è necessario, facendomi venire. Accoglie il mio seme sul ventre, mano a mano che esce, con l’altra mano, se lo spalma sino al seno, con un’espressione estremamente goduta sul viso.
Ma in realtà non è andata in questo modo.
Questo è quello che abbiamo sognato entrambi, con le debite varianti, durante il nostro bacio appassionato.
Ci siamo guardati negli occhi e io dopo una carezza sulla guancia l’ho salutata.E’ andata così.Sono uscito da casa sua mentre lei si chiedeva ancora perché me n’andavo. Sono, quindi, salito in macchina e ho guidato con molta calma a finestrini aperti per rinfrescarmi le idee.Raggiunta la cascina di Roby, uno dei vecchi amici, mi sono ricordato dello sterrato che conduceva sulla collina dove da piccoli avevamo il nostro fortino inespugnabile.
Lo riconosco e lo prendo. Seguo i tratturi, è qualche anno che più nessuno fa manutenzione. Quando vedo, illuminato dai fari, il filare di Pioppi capisco che ho raggiunto il rio Scaglia e prendo a destra. La traccia inizia a salire e il terreno è umido per la serena della notte e le recenti piogge, poco male un colpo sulla leva della trazione e vado su, per fortuna ho sotto i tassellati da fango. Guido con attenzione, non voglio piantarmi e dover chiamare Roby con il trattore per tirarmi via…che cosa gli racconto?Finalmente giungo in cima, la vecchia quercia è sempre al suo posto. Fermo la macchina e prendo una coperta dal cassone, mi siedo appoggiando la schiena all’albero rivolto verso Est.Sono le quattro e mezza circa, non mancherà molto all’alba e decido di aspettarla.Il posto è l’ideale per meditare, le voci del bosco nel risveglio primaverile mi fanno tornare in mente un’infinità di ricordi.Ho fatto bene ad andarmene da casa di Sara.
Lei rappresenta la dolcezza e l’innocenza di un’età che nei nostri ricordi vive ancora, se fossimo finiti a letto insieme li avremmo cancellati. Tutto sommato è meglio che rimanga un sogno, stupendo proprio perché mai realizzato.L’unico dubbio rimaneva quello di come l’avesse presa lei. Temevo che non avesse intuito i veri motivi che mi avevano spinto ad uscire da casa sua in maniera quasi precipitosa. Senz’altro l’aveva presa male, molto male.Mi sbagliavo.
Salutata il Sole e goduto dell’alba tra le cime delle colline, salii in macchina e mi diressi verso casa. Lì mi aspettava una sorpresa, un messaggio sulla segreteria telefonica da parte di Sara:
Grazie! Subito non ho accettato il fatto che tu te ne sia andato, poi ho capito perché l’ha fatto!C’è voluto un po’ ma l’ho apprezzato molto, non solo non abbiamo rovinato il bel ricordo che abbiamo di noi ma non abbiamo rovinato le nostre storie attuali.Lo ammetto invidio, un po’, la tua donna.Si. L’ho capito che non sei libero, cosa credevi. Neanche io lo sono, ma ero e sono disposta a mettere tutto in discussione.Però, hai ragione tu, non si può costruire una storia sui ricordi, per quanto belli che siano.
Anzi più belli sono più la nuova storia sarà distante da loro e quindi deludente. E’ meglio che rimaniamo così, distanti e innamorati per sempre nei nostri ricordi.Ciao…ti voglio bene.
Il succo del suo discorso registrato era questo.
Da allora non l’ho più rivista, sono già passati alcuni mesi, meglio così!So che un altr’anno, in primavera, ci ritroveremo come il solito e ci sarà anche lei.Non vedo l’ora.

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