Esibizionismo privato

Sabato pomeriggio di fine primavera, piove e non ho nessun’intenzione di uscire. La settimana è stata massacrante, mi sto rilassando sul divano, mentre sfoglio una rivista storica ascolto un disco di James Cotton. Il Blues chiama la birra, è solo pomeriggio, un po’ presto per altro di più forte. Ho già svuotato un discreto numero di bottiglie sono in pace con me stesso e con il mondo, sto aspirando il fumo dalla mia sigaretta al lento ritmo della musica. Il mio cervello vaga per i suoi sentieri del tutto privo di controllo. Con gli occhi fissi sulle immagini della rivista sogno rapito dalle melodie del genere musicale che preferisco.
E’ quasi con disappunto che accolgo Laura che rientra a casa dopo alcune commissioni.

– Ciao! Stai ascoltando della musica?- esordisce lei.

Penso: – Semmai stavo ascoltando musica – ma mi limito ad annuire con un grugnito. Poi, pentito della mia scontrosità aggiungo:

– Com’è andato il giro con Sara…bene?

– Sì, abbiamo trovato delle cose carine vicino al centro…ma aspetta un attimo devo correre in bagno! –

Incontinente! – le urlo dietro, sempre mentalmente.

Ormai la magia è rotta, continuo l’ascolto ma senza la partecipazione emotiva di prima, mi dedico con più attenzione alla lettura, tanto so già che "l’attimino" in bagno non sarà breve. La mia previsione è confermata dal rumore dell’acqua della doccia. Circa un quarto d’ora più tardi, Laura, fa la sua comparsa in sala. Indossa l’impermeabile scuro con cui è rientrata, suscitando la mia perplessità. Si piazza a due metri da me e ancheggiando con uno sguardo seducente fa scivolare l’indumento ai suoi piedi.

– Ti piace? Anche Sara ha preso un completino simile, solo che il suo è nero – mi chiede lei mentre appoggia una gamba sulla poltrona evidenziando le scarpe bianche con un tacco altissimo.

Le gambe sono velate da un paio di calze autoreggenti bianche che terminano poco oltre metà coscia. Un bustino, anche lui bianco, traforato e scollato, legato sulla parte frontale da una serie di lacci che faticano a contenere il seno, segue ogni curva del busto evidenziando in modo particolare la vita sottile, leggeri elastici lo collegano alle calze. Sopra di questi, gli slip che lasciano scoperta un’ampia porzione delle natiche, mentre sul davanti il gioco del pizzo non riesce a nascondere molto.

Mi piace, mi piace molto. Sexy, non volgare, di ottima fattura, indossato su di un corpo che valorizza quella lingerie piuttosto che essere valorizzato da lei.

– Vieni qua! – l’invito indicando il posto al mio fianco sul divano.

Lei per risposta si siede sulla poltrona innanzi a me.

– Sai abbiamo scelto questo genere di biancheria per i nostri prossimi incontri.- esordisce lei – Lo avrei preso anch’io nero, però con la mia carnagione chiara….Sara, invece, è stupenda in nero, dovevi vedere la faccia di commessi quando siamo uscite dai nostri camerini per confrontarci e consigliarci!…Porcellone stai sognando Sara con questo addosso vero? Oppure stai immaginando me… come saprei farmi montare… o mentre cavalco qualcuno agghindata in questo modo?

Mi assesto sul divano mentre prendo una sigaretta, mi chiedo dove vuole arrivare. Accendo e la guardo con espressione interrogativa.

– Le altre volte ero troppo impegnata ad ascoltare i miei sensi per osservarti, una di queste, poi, ero bendata!
Non so che cosa hai fatto, se mi guardavi o se c’eri tu dentro di me. Ero completamente persa nel mio piacere. Sentivo delle mani in ogni parte del mio corpo. Ne avevo uno dentro e uno in bocca… tu eri lì o mi stavi guardando… ti godevi lo spettacolo?
So che ti sei fatto Sara, vi ho sentito, poi non ho capito più niente. L’hai anche presa, dopo, in cucina, me lo ha raccontato lei, mi sarebbe piaciuto vedervi.

Durante il suo discorso, Laura si accarezza le gambe facendo scorrere le mani lentamente, avanti e indietro, all’esterno e all’interno. Arrivando sino e sfiorare gli slip. Poco per volta le sue gambe si aprono arrivando a premere contro i braccioli della poltrona. Seduta eretta e ben appoggiata allo schienale spinge il busto in avanti inarcando leggermente la schiena, il seno preme contro il bustino e sembra voler strappare i lacci che lo costringono. La sua voce non tradisce emozioni, è calda e lei le dà una tonalità sensuale, non è, però, la sua voce rotta, a tratti roca, priva del controllo della tonalità che ha quando prova piacere o quando è davvero eccitata. Un leggero spasmo rompe il controllo solo quando la mano e giunge al pube e premendo contro gli slip li spinge dentro le labbra della vagina, bagnandoli.
Il tessuto rimasto prigioniero sottolinea fedelmente la forma della vagina e la chiazza umida che si va allargando è molto più esplicita del tono di voce.

– Ti piace vedermi godere. – non è una domanda e lei non si aspetta una risposta. – Ti piace guardarmi, quando facciamo l’amore, non mi stacchi gli occhi di dosso. Adesso, però, ti piace anche guardarmi mentre scopo con un altro. Mentre mi lascio spogliare e toccare anche nelle parti più intime.
Ti piace guardare come mi faccio prendere, vedere uno che entra dentro di me, il suo cazzo che mi apre, che affonda nel mio ventre.
Ti piace vedere la mia faccia piena di sperma… sperma che mi cola sul seno, sul bacino, sul pube, sulla figa!
Ti piace osservare la mia faccia mentre godo, mentre qualcuno mi fa scoppiare il cervello dal piacere.
Cos’è mi vedi più femmina, più libera e disinibita?
Ti senti appagato dal fatto che qualcuno apprezzi la mia qualità oltre a te… o semplicemente godi nel sapere che sono una troia?
Voglio guardarti anch’io. Voglio contemplare mentre lo spingi dentro ad un’altra donna, mentre appoggi il cazzo alla sua bocca. Voglio vederti venire dentro un’altra, guardare il suo ventre che accoglie il tuo seme o guardarlo colare sul suo viso. Non so che cosa provi tu, ma l’altra sera quando ti ho sentito con Sara, al pensiero di quello che le stavi facendo, sono quasi venuta.

Veramente è Sara che si è fatta me! – Penso ma lei continua.

– Quando oggi mi ha raccontato della vostra sveltina in cucina, al termine di quella serata, mi sono eccitata. La stronza l’ha fatto mentre eravamo nel negozio, non osavo uscire dal camerino dove mi stavo cambiando.

Temevo che lei notasse la mia eccitazione!

– Mentre mi descriveva il vostro incontro mi toccavo. Sono quasi venuta, lì nello spogliatoio del negozio.

Laura, durante il suo monologo, ha continuato ad accarezzarsi. Dalle gambe è salita verso il seno, oltrepassandolo, per raggiungere la bocca. L’indice della mano destra ha giocato un po’ con le labbra della bocca, poi è sceso lentamente sulla gola mentre lei reclinava la testa all’indietro. Raggiunto il seno ha cercato le aperture del bustino, seguendone con cura il disegno. La sua mano attirava il mio sguardo, gli occhi incollati al dito mi rendevano capace di notare ogni minimo particolare del suo abbigliamento e del suo corpo.
Aggira il pizzo sottile che contorna il seno, piano, infila la mano dentro, ripiega, con calma, all’interno la parte superiore, quella che ricopre la mammella, trasformandolo in un delizioso sostegno a balconcino. Ripete l’operazione anche dall’altra parte. Tutte e due le mani afferrano il seno premendolo mentre il viso assume un’espressione ispirata. Perde il controllo della voce quando la mano sinistra scivola sul pube, sotto gli slip. Vedo il dito che ne allarga le labbra, si arcua gonfiando il tessuto. Lei si conosce meglio di chiunque altro, non fatica a trovare i suoi punti sensibili.