Due giorni al lago – parte 2°

“I colliri e gli unguenti, che operano in virtù delle cose naturali e delle celesti, possono cangiare, trasfigurare ed intensificare il nostro spirito; in modo da poter agire non solo sul proprio corpo ma anche sopra un corpo vicino…
… E con tali artifici non solo si suscitano le passioni, le apparizioni e le immagini; ma si cangiano perfino le cose e gli uomini.”
Enrico Cornelio Agrippa. De occulta Philosophia. Libro I° cap. XLV°. 1533

Le mani di Silvia rovistavano, con attenzione, tra gli indumenti ripiegati con cura nella valigia nel disperato tentativo di trovare qualcosa di semplice, carino, sexy, comodo, leggero, adatto ad una cena all’aperto e facile da lavare. Di un colore intonato con i suoi occhi, con le scarpe che aveva deciso d’indossare e con la bigiotteria scelta per la serata, se poi il colore s’abbinava pure alla tinta del lago e del cielo al tramonto tanto meglio. L’abito, però, non doveva essere troppo appariscente o elegante per una serata all’aperto.
Al termine di una lunga ricerca, che l’aveva portata a sfogliare più volte il contenuto della valigia, Silvia si lasciò cadere seduta in terra con un espressione imbronciata: non aveva nulla di decente da indossare. Per quanti abiti infilasse nella valigia mancava sempre quello adatto all’occasione, la stessa cosa le capitava a casa, quando cercava nell’armadio. Marco d’era defilato da tempo, s’era rinchiuso nel bagno, rintanato sotto la doccia, nell’attesa dell’inevitabile.

– Non ho nulla da mettere questa sera… – lo aggredì Silvia mentre apriva la porta del bagno – Mi hai costretto a lasciare a casa proprio quello ideale per questa serata!

Gli occhi della ragazza non promettevano nulla di buono, ma Marco non aveva del tutto ripreso coscienza di sé dopo quel pomeriggio di splendido sesso e disse:

– Non ci stava! Guarda che la tua valigia è grande circa il doppio della mia e pesa in proporzione! Lo so poiché la trasporto sempre io… se guardi bene vedrai che qualcosa trovi.
– Sei tu che… – iniziò lei decisa a stroncarlo, poi qualcosa la convinse ad evitare la lite e continuò – che mi vuoi sempre bella e seducente… come posso esserlo se non ho con me le mie “armi” – terminò con un sorriso.
– Ma tu non hai bisogno di un pezzo di stoffa per essere sexy… la sensualità è una dote naturale per te… sei bellissima con qualsiasi cosa indosso… anzi sei ancora più bella senza nulla…! – Marco s’era accorto d’aver esagerato con la battuta sulla valigia e stava tentando di rimediare nell’unico modo che conosceva.
– Senza nulla? – domandò lei maliziosa – Allora dovrei uscire così?

Mentre pronunciava le ultime parole Silvia, che nel frattempo s’era alzata in piedi, slacciò l’accappatoio, lo aprì senza tante cerimonie quindi lo lasciò cadere in terra. Nuda davanti agli occhi sgranati di Marco fece scorrere le mani sui fianchi e domandò ancora:

– Allora, è così che mi vuoi?

Marco fece un passo in avanti per abbracciarla, ma inciampò goffamente nella valigia e si ritrovò in ginocchio con il pube di Silvia a pochi centimetri dal naso. La quale trattenendo a stento una risata ammise:

– Sì, hai ragione, la valigia è davvero ingombrante!

Marco le afferrò i glutei e strinse forte prima di baciarla sul monte di venere. Silvia chiuse gli occhi e trasferì tutta la sua attenzione sul punto di contatto di quelle labbra, le piaceva quel misto di forza e di dolcezza che provava grazie alle mani strette sul sedere ed al morbido bacio. Senza rendersene conto divaricò leggermente le gambe ed appoggiò le mani sulla nuca del ragazzo trattenendolo, sin che una lunga leccata sulle labbra della vagina risvegliò quel desiderio appena appagato nel pomeriggio. Trasse con ancora più forza il viso di Marco a sé, ripagata da un incremento della stretta sui glutei.
Il desiderio di sesso non era più controllabile, Silvia prese le mani del ragazzo e le allontanò dal sedere, quindi sporse in avanti il bacino mentre apriva ancora di più le gambe. Marco si ritrovò sotto la vagina della ragazza, era scomodamente piegato all’indietro e dovette cercare un punto d’equilibrio puntando una mano dietro la schiena ma non allontanò la lingua dalla vulva saporita di Silvia.

– Che ora è? – domandò lei durante uno dei rari sprazzi di lucidità
– Presto! – rispose Marco senza guardare l’orologio – Vieni! – disse.

Marco si sollevò a fatica, la scomoda posizione aveva intorpidito i muscoli delle gambe, afferrandola per mano la condusse sino al letto, la fede sedere sul bordo quindi sciolse il nodo che tratteneva l’asciugamano in vita. Appena questo cadde in terra Silvia non riuscì a trattenere un mormorio d’approvazione: l’erezione del ragazzo dimostrava chiaramente quanto la desiderasse. Era tentata di prendere tutta quella saporita carne tra le labbra e restituire in parte il piacere appena provato, ma il desiderio era troppo forte. Silvia si lasciò cadere distesa sul letto, aprì le braccia e si spinse in avanti, in modo da portare il pube fuori del piano del materasso. Attese un istante poi aprì le gambe e mormorò un languido invito.
Marco rimase ad osservare il corpo della sua ragazza, n’ammirò i dettagli della pelle, delle curve. Studiò i movimenti del seno che si sollevava a tempo con il respiro, le accarezzò dolcemente le gambe indugiando nell’interno coscia. Non voleva prenderla subito, desiderava ammirarla, imprimere nella mente la figura di quel corpo così eccitante; ma il pube che si sollevava ed abbassava generando una serie di delicate onde sulla pelle del bacino a testimonianza del lavoro svolto dai muscoli addominali, gli fecero sognare le sensazioni che poteva provare una volta dentro di lei. Si posizionò tra le gambe aperte di Silvia, afferrò il membro e lo guidò verso le labbra della vagina, lo strofinò su di esse aprendole, puntò l’ingresso e spinse delicatamente senza entrare, quindi tornò a strofinare il glande su quella pelle morbida e umida. La ragazza gemeva spazientita, lo voleva dentro ma non riusciva a parlare tanta era forte la voglia, in fondo le piaceva quel gioco eccitante e stimolante. Silvia attese con pazienza che lui tornasse a puntarlo sul buchino, lo illuse di stare al gioco, ma al momento opportuno si spinse in avanti inglobandolo in sé. Marco accettò la muta richiesta della ragazza e spinse penetrandola a fondo senza problemi. Lei inarcò la schiena e spinse in basso il pube, strinse forte gli addominali e trattenne dentro di sé Marco a lungo prima di rilassarsi ed accettare le sue spinte. Apparentemente passiva, Silvia era percorsa da intense fitte di piacere, tanto da non riuscire a coordinare i movimenti con quelli del suo uomo. Ad ogni profonda penetrazione godeva non solo in merito dello stimolo di quella presenza sui punti sensibili della vagina, ma grazie ad un “qualcosa” d’indefinito. Pareva che fosse il membro di Marco ad iniettarle una dose di piacere ad ogni ingresso. Non si era mai sentita così con nessun uomo prima d’allora, conoscendosi smise di pensare rimandando a dopo l’analisi dell’amplesso, era troppo bello per perdersi anche un solo istante di quell’unione. Concentrò la mente sul piacere e si lasciò trasportare dalle sensazioni, non fantasticò, non tentò di muoversi, non fece nulla se non lasciare il corpo libero di godere e fu appagata da questa scelta. L’orgasmo giunse improvviso ed immediato, sicuramente uno dei più tempestivi mai provato, si scoprì a godere intensamente mentre Marco l’osservava stupito.
L’orgasmo fu intenso ma breve. Silvia rilasciò la tensione muscolare e si rilassò, il suo corpo divenne morbido e accondiscendente ai movimenti di Marco, pareva disposta ad accettare tutto da lui.

– Vienimi dentro, vienimi sulla pelle, se vuoi te lo succhio… mettimelo dove vuoi ma godi anche tu. Ora, ti prego! – pensava in silenzio Silvia mentre lui si muoveva lento in lei.

La ragazza sentiva il bisogno fisico di nutrirsi del piacere del suo uomo, una sensazione strana e provata raramente e solo con Marco, le piaceva sentirlo godere, guardarlo nell’attimo dell’orgasmo ed immedesimarsi in lui nell’istante dell’apice. Ora era impaziente, Marco continuava a muoversi spingendo lentamente il membro nel suo ventre sforzandosi di non venire, non era sicuro che lei avesse realmente goduto, era successo tutto troppo in fretta e non voleva correre il rischio di lasciarla a metà, a pochi passi dalla meta con un membro ormai floscio per aver goduto troppo. Le domandò:

– Come stai? – con voce languida ed interrogativa.

Questa domanda celava una richiesta più materiale del tipo: “Sei già venuta?”.
Silvia aprì gli occhi e li fissò su quelli del ragazzo, si leccò le labbra arse dal respiro affannato poi mormorò un “Divinamente!” che significava: “Sono venuta ed ho goduto in un modo fantastico”. Soddisfatto della risposta Marco sfilò il pene dal ventre della ragazza e si alzò in piedi restando sempre vicino al bordo del letto. Lei comprese e si mise a sedere, mise a fuoco lo sguardo sull’oggetto che poco prima era dentro di lei, quindi senza toccarlo con le mani aprì la bocca e lo prese sino in gola. Succhiò con forza mentre lui si ritraeva lentamente e lo accolse con la lingua quando Marco spinse. Silvia tenne immobile il viso mentre lui si muoveva nella bocca come poco prima faceva nel ventre, ma si preparò ad ingoiare l’imminente piacere del suo ragazzo. Appena colse il primo sintomo di eiaculazione afferrò i glutei di Marco lo trattenne mentre spingeva avanti la testa per ingoiarlo quanto poteva. Percepì chiaramente i lunghi fiotti di sperma entrare direttamente nella gola e da qui colare giù. Trattenne il respiro più a lungo possibile in modo da lasciar godere sino in fondo Marco, quindi lo lasciò uscire risucchiando quel poco di seme che era rimasto. Lo leccò dolcemente mentre lui tentava d’allontanarsi, aveva ancora voglia di lui, era disposta a ricominciare tutto dall’inizio e sperava di sentire il membro tornare turgido eccitato dai lunghi baci. Comprese da sola, dopo un certo tempo, che doveva lasciargli il tempo di riprendere fiato e permise al ragazzo di stendersi sul letto al suo fianco.
Nel languore generale, mentre accarezzava il petto di Marco, la ragazza si ritrovò ad analizzare le sensazioni di pochi istanti prima. Scoprì un lato di sé che non immaginava: non si era concessa al piacere per voglia, non era eccitata prima di sfilarsi l’accappatoio. Si era spogliata come risposta alla frase di Marco ma non pensava assolutamente al sesso in quel momento. Tutto era iniziato senza alcun controllo volontario, si era ritrovata la faccia del suo ragazzo tra le gambe e poi stesa sul letto con lui che le spingeva ritmicamente dentro il membro durissimo. Aveva goduto senza sentire il desiderio di godere, semplicemente s’era concessa una cosa bella ed appagante.
Appagante, appunto. Dopo quel pomeriggio sulle rive della piccola pozza dove aveva scoperto il piacere del sesso all’aria aperta, si sentiva profondamente soddisfatta, per nulla bisognosa di un altro amplesso a così breve termine. Era abituata a concedersi al sesso quando sentiva il bisogno di questo, poteva capitare anche in tempi ristretti ma alla base c’era sempre la voglia. Una voglia intensa figlia o madre del desiderio. In quest’occasione questa voglia non c’era, era sazia di sesso, era come se si fosse concessa un goloso dolce dopo un abbondante pasto… un ottimo dolce.

Lentamente i due ripresero coscienza della situazione, il primo fu Marco che tornò in bagno per un istante, poi fu Silvia a tornare sotto la doccia. Il clima era davvero troppo caldo ed ogni sforzo fisico generava copiose sudate. Era eccitante fare l’amore con la pelle sudata, i giochi di luce sulle goccioline, il contatto con altra pelle sudata donava un sapore quasi animalesco all’amplesso. Quando la ragazza tornò in camera trovo steso sul letto il vestito ideale per quella serata: un abito in cotone leggero scollato al punto giusto e con la gonna appena sopra la ginocchio. Non prometteva certo un’adeguata protezione alle temute zanzare, ma appariva idoneo come colori.

– E questo dov’era? – domandò Silvia a Marco.
– Nella tua valigia! – rispose lui
– Non ricordavo d’averlo preso e… non lo avevo visto prima!
– C’era… c’era… – rincalzò lui
– È perfetto!
– Sì, ti sta benissimo.

Silvia si domandò se realmente quell’abito fosse riposto nella sua valigia, di certo non l’aveva visto prima. Sospettò che fosse stato lui a portarlo nella propria valigia, in fondo era uno degli indumenti preferiti da Marco, quello che suscitava in lui una lunga serie di fantasie erotiche. Tutto sommato non era importante come fosse arrivato lì, era un abito giusto per la serata e questo le bastava. La ragazza prese un paio di slip e l’abito, quindi tornò in bagno.

– Due minuti e sono pronta… vestiti anche tu che si sta facendo tardi. – lo incitò
– Se è tardi è per causa tua! – si giustificò Marco
– Cosa intendi dire? – domandò Silvia con la testa fuori della porta del bagno.
– Sei troppo bella… eccitante… sensuale… – affermò lui con occhi esageratamente languidi.

La ragazza stava per controbattere all’evidente battuta di spirito, poi pensò che in fondo quel complimento le piaceva e decise di credergli.

Raggiunsero le coste del lago ed il luogo dove si teneva la festa guidati da una musica sconosciuta ma piacevole da ascoltare. Una melodia che penetrava nel corpo e costringeva a muovere le membra a tempo, in quelle note Marco pensò di risentire alcuni dei brani di musica celtica irlandese o bretone, suonata con strumenti semplici probabilmente costruiti in casa. Riconobbe il timbro di uno o più flauti, qualche strumento a corda ma dal suono più limpido della chitarra classica, un violino e le percussioni erano chiaramente formate da un solo tamburo di grande diametro. Le radici di quella musica erano sicuramente antiche, più vecchie della tradizione della festa sul lago, in essa vi si poteva cogliere il sunto di una cultura strettamente legata alla natura. Concentrandosi Marco riusciva a sentire il suono delle cascate, del vento tra gli alberi, del tuono, della pioggia scrosciante, il richiamo di molte specie d’uccelli dei boschi, il verso del cinghiale e, incredibilmente, il suono di un fiore che sboccia; era un inno alle forze della terra e del cielo. Gli ultimi abitatori di quelle terre, che si erano sentiti strettamente legati all’ambiente tanto da divinizzarne ogni aspetto, furono i Celti guidati dai misteriosi Druidi. Misteriosi poiché la loro cultura strettamente verbale era stata cancellata da Cesare in seguito all’invasione della Gallia. Evidentemente alcune sacche di conoscenza erano rimaste imprigionate in queste piccole valli scampate alle guerre, all’inquisizione medievale, ai tempi moderni ed al turismo di massa. Marco stava cogliendo il vero valore di quel piccolo lago incastonato nel cono di un antico cratere vulcanico al centro dell’Avernia. Si voltò verso Silvia, per renderla partecipe dei proprio pensieri, ma i suoi occhi focalizzati all’infinito su nessun oggetto in particolare gli dissero che anche lei sentiva le stesse cose.
Si ritrovarono quasi senza accorgersene dinanzi ad una tavola imbandita, sulla destra su di un ampio piano cottura in pietra, riscaldato dal fuoco di legna, cuocevano pesci e carni. Il profumo era invitante, così come stuzzicanti erano i colori del cibo, dei contenitori, delle tovaglie e dei lunghi nastri appesi ai rami degli alberi. Rimasero sconcertati dinanzi a tale abbondanza ed indecisi sul da farsi.

– Ben arrivati! – li salutò una voce alle loro spalle.
– Salve! – salutò Silvia riconosciuto l’albergatore – Siamo in ritardo?
– Assolutamente no, qui non esiste alcun orario. Per questa notte il tempo non avrà più importanza per noi, dovremo solo divertirci! – rispose l’uomo con un largo sorriso.
– Benissimo! – rincalzò Silvia – Ci indichi solo a chi dobbiamo rivolgersi per….
– Pagare? – domandò lui stupito
– Sì, ecco penso che tutto questo….
– Assolutamente no, tutto ciò che vedete non ha prezzo… nel senso che ci è stato offerto dal lago e dai nostri boschi… non avrebbe senso chiedere dei soldi per ciò che non ci è costato nulla! – affermò l’albergatore – Servitevi e cercatevi un sasso comodo per mangiare. Benché vi sia del vino vi consiglio la birra fermentata apposta per questa occasione. La facciamo come “una volta”… fermentata dentro botti di castagno… è unica!

L’albergatore si scusò con loro ma doveva accogliere altri invitati, li accompagnò dinanzi al grande tavolo e li presentò ai cuochi, quindi l’invitò ancora una volta a servirsi.

– Che gente… strana! – costatò ad un certo punto Silvia dopo che si erano trovati il sasso di loro gradimento.
– Perché strana?
– Ma… organizzano una festa come questa, lavorano come pazzi… perché anche se il pesce arriva dal lago, la carne dai boschi, la frutta e la verdura dai campi.. qualcuno ha pescato, cacciato, coltivato, lavorato, cucinato, mesciuto… insomma c’è un grande lavoro sotto tutto questo e… non voglio farsi pagare!
– È la loro cultura! – rispose semplicemente Marco
– E nel ventunesimo secolo c’è una cultura che lavora per nulla? – domandò lei sarcastica
– Ti sei risposta da sola. – disse Marco con un sorriso.
– Che vuoi dire?
– La loro cultura non è quella del ventunesimo secolo, non questa notte almeno. Qui festeggiano, o meglio festeggiamo poiché ci siamo anche noi, secondo un rito molto, molto, antico…
– Celti? – domandò lei illuminata dalla frase del suo uomo
– Diciamo Celti, sì… diciamo così.
– Ok! Senti, ho finito la birra… ottima! Te ne vado a prendere anche per te?
– Sì, magari torna con qualcosa da mangiare.
– Ancora? – Silvia era stupita dall’appetito di Marco.
– Ancora.. sì, oggi mi ha spolpato di ogni energia.

Silvia baciò Marco sulle labbra, un piccolo ringraziamento per la frase poco galante ma gratificante, quindi si alzò e si diresse verso la sponda del lago. Marco approfittò dell’improvvisa quiete per meditare sui fatti della giornata: sull’incredibile amplesso del pomeriggio, all’aperto, e su quello serale in camera. Non aveva mai sentito Silvia così eccitata, pronta, disponibile, calda, sensuale… probabilmente era riuscita finalmente a rilassarsi, merito sicuramente della serenità del paesaggio e della quiete del lago, era dispiaciuto al pensiero di lasciare quel posto ora ch’era conscio del potere dimostrato sulla ragazza.
Il tempo passava e Silvia non tornava, Marco iniziò a domandarsi dove fosse finta. Era sul punto di alzarsi per raggiungerla quando la vide a pochi passi da lui con un cestino sottobraccio.

– Ecco qua: birra, carne, un po’ di pesce, qualcosa che somigli al pane… – elencò mentre posava dinanzi a Marco gli alimenti.
– E questo cos’è? – domandò lui indicando una contenitore di legno contenente una crema scura.
– Questo? – Silvia indicò la ciotola – Oh, uova, olio, funghi secchi, erbe varie …
– Ah! Una salsa per la carne allora… Assaggiamo! – disse lui allungando una mano verso la crema.
– Fermo! Non è una salsa, è una pittura.
– Cosa è?
– Una cosa che serve a dipingere sul corpo dei segni, delle forme… Mi hanno spiegato che fa parte della festa e mi hanno pure caldamente invitato a non ingerirla assolutamente. Pare che il colore scuro sia dato dal fango di una delle fonti termali.
– Dovremmo dipingerci?
– Sì, poi si fa tutti un bel tuffo nel lago e ci si lava… pare sia questo il programma.
Anzi, finisci la tua carne, bevi la birra e levati la maglietta che voglio provare.

Marco era davvero incuriosito da quest’idea di pitturarsi il corpo, gli ricordava alcuni riti tribali di cui aveva letto da qualche parte. Tracannò un lungo sorso di birra poi si sfilò la maglia.

– Avanti… fammi cosa vuoi… ma non disegni osceni, mi raccomando! – disse Marco
– Fidati!

Silvia si mise in ginocchio dinanzi al ragazzo ed intinse un dito nella crema della ciotola che teneva con la mano sinistra. Annusò sospettosa la poltiglia marrone, poi rassicurata dall’intenso aroma di funghi, avvicinò il dito al petto di Marco. Non aveva idea di cosa disegnare, ma si lasciò guidare dall’istinto. Appoggiò delicatamente la pittura immediatamente sotto la gola, quindi scese tracciando una linea lunga sino all’ombelico. Soddisfatta intinse nuovamente il dito e prese a tracciare con cura le forme dei muscoli addominali del ragazzo. Ammirò il risultato e decise di sottolineare in qualche modo l’intera muscolatura del suo amore. Lentamente tracciò i contorni dei muscoli delle braccia, delle spalle e della schiena.

– Non male! – costatò ad un certo punto lei.

Marco stava assumendo agli occhi di Silvia un aspetto sempre più primitivo, appariva un uomo forte, estremamente muscoloso, virile. Pareva un antico guerriero pronto alla battaglia o a difendere la sua donna da ogni possibile minaccia. L’aspetto di Marco era tanto convincente che le parve di sentire i tamburi del villaggio battere con forza il richiamo di battaglia. Vide nei suoi occhi determinazione, coraggio, la sicurezza d’essere invincibile del guerriero pronto alla lotta.
Era bellissimo!
Le urla di gioia dei festeggiamenti sembrarono a Silvia il grido di battaglia del suo popolo, un canto che incuteva terrore nei nemici a cui presto si sarebbe unito il suo uomo.

– Ora tocca a me dipingerti.

La voce di Marco la riportò alla realtà, i tamburi tornarono ad essere la base ritmica della musica che sentiva da tutta la sera e le urla di battaglia si tramutarono in allegre risate.

– Dai! Slacciati il vestito. – la invitò Marco

Silvia fissò il ragazzo ma dovette distogliere gli occhi dai disegni che le stessa aveva tracciato sul petto per non cadere nuovamente nel vortice dell’illusione di trovarsi in un altro tempo, in un’altra situazione. Si alzò in piedi ed indietreggiò d’un passo.

– Sotto non ho nulla! – ammise lei titubante – Niente reggiseno, ho solo gli slip.
– Nessuno ci vede qua. Immagino siano tutti impegnati a dipingersi a vicenda… Aspetta ti aiuto io, hai le mani sporche di tintura.

Marco la chiamò a sé con un gesto, quindi prese a slacciare i bottoni del vestito. Silvia era dibattuta tra il desiderio di portare avanti quel gioco eccitante e l’esitazione di spogliarsi in pubblico. Quando sentì il vestito scivolare sulle gambe comprese di non poter tornare indietro.

– Dammi la ciotola ed inginocchiati qua, davanti a me. – disse lui con voce suadente.

Silvia obbedì.
Le mano intinta di Marco tentennò dinanzi al seno, poi puntò decisa sul cuore, restando sotto la mammella. Da qui tracciò una lunga “S” rovescia che contornava il seno per poi salire sino alla gola. Da qui con un tratto diritto raggiunse l’orecchio sinistro.

– Questo perché tu ami con il cuore e con la mente, sono strettamente collegati tra loro. – si giustificò il ragazzo.

Silvia chiuse gli occhi in segno di approvazione. Quella crema sul corpo le donava una sensazione piacevole.
Il ragazzo intinse l’indice e tracciò due linee che seguivano la curva della vita ai due lati del corpo per poi convergere verso il bacino. Intinse nuovamente e tracciò una serie di linee che pur tagliando il corpo convergevano verso l’alto.

– Il tuo ventre invia costantemente segnali al cervello.

Silvia non disse nulla, sentiva una strana eccitazione diffondersi in ogni parte del corpo. Spinse in avanti il seno inspirando a fondo.
Marco avvicinò, ora, l’indice intinto nella mistura al seno destro e tracciò molto lentamente una spirale che convergeva verso il capezzolo. Silvia fu percorsa da una forte scossa, la quale partendo dal capezzolo si riversò con una forza inaudita nel basso ventre. La ragazza si piegò in avanti gemendo per il dolore causato da un piacere troppo intenso. Restò immobile a lungo sin che Marco non la invitò ad alzarsi in piedi.
Silvia obbedì in virtù di una forza che non pensava di possedere, il ventre le doleva ancora per il forte spasmo, ma al tempo stesso era decisa a provare ancora quella sensazione così forte.

– Ora sfilati gli slip che termino il mio disegno. – disse Marco con una voce che non tradiva alcuna emozione.

Silvia non pensò alla sua nudità, infilò due dita nel filo che teneva in vita la biancheria e con un movimento aggraziato sfilò gli slip e si mise a disposizione di Marco.
Lui fissò a lungo il bellissimo corpo della ragazza illuminato dal fuoco delle innumerevoli fiaccole accese intorno a loro. Non vedeva altro che lei, la vista si rifiutava di mettere a fuoco qualsiasi particolare più lontano del corpo di Silvia. In fondo non importava chi ci fosse nei paraggi, sicuramente era preso dal loro stesso gioco.
Marco disegnò alcune linee convergenti al pube della ragazza, quindi la vece voltare e tracciò con due dita questa volta delle lunge tracce che tagliavano i glutei per scendere verso le gambe, qui continuò il disegno di una, non molto fitta, zebratura. Le linee del disegno rompevano con le morbide curve della ragazza mimetizzandole donandole un aspetto decisamente animale. Marco si concentro sul disegno di questa zebratura anche sulla parte anteriore delle gambe, non del tutto soddisfatto la proseguì in parte sul busto. Non rimaneva che la schiena da dipingere, qui proseguì in parte la zebratura poi tracciò una lunga linea serpeggiante tra le vertebre della colonna spinale.

– Questa è la tua energia vitale, è il suo percorso lungo il corpo… alcuni lo chiamano “Kundalini”, il serpente… – disse Marco.

Silvia non rispose, non sentiva più le parole del ragazzo. Si trovava in uno stato di coscienza tra il sogno e la realtà. Non era propriamente eccitata sessualmente, non ancora, ma era in una condizione di profondo languore. Era pronta, ma non vogliosa.
Marco la fece voltare ancora una volta per poterla osservare in viso mentre sfiorava la sensibile pelle delle labbra della vagina con la tintura. Silvia aprì le gambe in modo d’esporsi completamente alla creatività del suo uomo. Il tocco delicato divenne uno stimolo tanto intenso da risultare penoso da sopportare, un misto di piacere e solletico capace di generare forti brividi che si spandevano in tutto il corpo. Esisteva un'unica soluzione per porre termine a quella piacevole tortura, e Silvia la mise in atto.

– Adesso basta.
Ti voglio!

La ragazza afferrò la mano di Marco e lo invitò ad alzarsi in piedi, quindi gli si fece contro sino a aderire perfettamente a lui e lo baciò. Un lungo scambio d’effusioni, caldo e passionale, in cui il contatto della pelle sulla pelle era il più eccitante degli afrodisiaci.
Silvia scivolò verso il basso e s’inginocchiò ai piedi del ragazzo per slacciargli i calzoni che ancora indossava; mentre era denudato lui tentò una protesta:

– Mi devi ancora dipingere le gambe.
– Lo farò subito, ma a mio modo… – promise lei.

La ragazza sfilò i calzoni di Marco insieme agli slip e li liberò dai piedi per lanciarli nei pressi del suo vestito, quindi sollevò una mano verso quella del ragazzo che teneva la ciotola e se la fece consegnare per deporla in terra, dinanzi ai piedi. Silvia intinse l’indice ed il medio delle due mani quindi afferrò con forza i glutei di Marco traendolo a sé, verso il viso. Il membro denunciava l’eccitazione del ragazzo e Silvia lo prese tra le labbra succhiando con decisione mentre lascia scorrere le mani verso il basso, lungo le cosce. Intinse ancora le mani nella tintura per accarezzare le gambe di Marco mentre lo succhiava con passione sino all’ultimo tratto di disegno, quello decisivo sullo scroto che rischiò di generare un prematuro orgasmo.
Marco afferrò i capelli della ragazza e l’allontanò con decisione da sé costringendola a sollevare lo sguardo verso l’alto. Silvia aveva ancora la bocca aperta e respirava eccitata, negli occhi lucidi si leggeva una silente supplica, un desiderio divenuto troppo intenso per poterlo sopire. Marco s’inginocchiò senza lasciare la presa sui capelli della ragazza, una volta alla sua altezza la baciò. Trovava eccitante il lungo collo della ragazza messo in evidenza dal viso costretto a fissare il cielo, non rilasciò ancora la presa rapito dai languidi movimenti del seno evidenziati dai simboli che vi aveva dipinto sopra. Con le mani oramai asciutte ricalcò i segni da lui stesso tracciati scoprendoli perfettamente asciutti, non percepiva alcun rilievo o rugosità, pareva che la pittura avesse permeato la pelle di Silvia come un tatuaggio. Sul momento non si domandò come si potesse eliminare, era sicuro che sarebbe sparita al primo tuffo nel lago, quando il suo effetto non era più necessario. Marco sentiva di conoscere il reale significato dei simboli da lui tracciati sul corpo di Silvia e dell’effetto che quella mistura di erbe e funghi aveva sulla mente una volta assorbita, ma non sapeva da dove gli venisse questa conoscenza. L’eccitazione e la voglia di soddisfare l’intenso desiderio che provava nei confronti di quel corpo nudo che aveva dinanzi erano più forti della sua innata curiosità. Rilasciò la presa sui capelli consentendo alla ragazza di muoversi, non disse nulla ma si stese a terra. Immediatamente Silvia gli fu sopra, a cavallo del bacino, e si stese sopra di lui per baciarlo ancora mentre cercava con il pube un contatto più intimo. Marco spinse in alto ed appoggiò il membro alla vagina, allora Silvia sollevò la schiena e con abili mosse si fece penetrare. Era calda, umida e completamente aperta per l’eccitazione. Marco scivolò in lei appagando il desiderio d’entrambi, Silvia tornò a chinarsi su di lui per cercare un altro bacio, di norma evitava i baci durante l’amplesso poiché spostavano l’attenzione dalla più intensa fonte di piacere sita nei genitali. Questa volta, però, era diverso. Non le bastava sentire Marco dentro di sé, smaniava un contatto ancora più profondo in grado d’unirla fisicamente a lui tanto intensamente da non riuscire più a distinguere le sensazioni di uno dall’altra.
Marco infilò le mani sotto il bacino della ragazza e restò per un attimo tastare l’intenso lavoro dei muscoli addominali, poi salì verso il seno a fatica poiché lei era completamente aderente. Silvia lo aiutò sollevandosi leggermente, allora Marco la spinse verso l’alto costringendola ad erigere la schiena mentre lui rannicchiava le gambe. Ora lei poteva muoversi più liberamente e comprese che proprio questo era il desiderio del ragazzo, lo accontentò imprimendo un ampio e regolare movimento alle anche. Silvia avanzava ed indietreggiava, saliva e scendeva, pareva che il suo ventre intendesse risucchiare dentro tutto il membro di Marco. L’insieme dei movimenti era terribilmente piacevole e nessuno dei due riuscì a trattenere dei lunghi gemiti.
Marco tentò di fissare il volto di Silvia ma ogni suo tentativo era impedito dai segni tracciati sul corpo della ragazza che richiamavano prepotenti la sua attenzione, i sensuali movimenti dell’amplesso costringevano la pelle a curvarsi, incavarsi o espandersi con il respiro; tutto questo trasformava le linee tracciate sul corpo in sinuosi serpenti che si muovevano a seconda di dove si poteva immaginare più intenso lo stimolo di piacere. Il ragazzo chiuse gli occhi quando s’accorse d’essere rimasto inerme troppo a lungo a causa di quello spettacolo ipnotico, doveva dare anche a lei una parte del piacere che provava. Lasciò scivolare le mani sino ai glutei e li strinse con forza, sollevando Silvia sino a farle perdere il membro da dentro. La trattenne in quella posizione poi la lasciò calare. Lei s’impalò vaginalmente senza alcun problema, pareva che i loro corpi fossero stati disegnati per unirsi nei più fantasiosi amplessi. Marco era eccitato da questa scoperta e si concentrò su di lei. Avvicinò ambo le mani al fulcro del comune piacere, sfiorò con le dita il suo stesso pene che entrava nel corpo di Silvia, seguì i contorni delle morbide labbra aperte intorno alla carne rigida e spinse delicatamente sin che non riuscì a far entrare anche due dita oltre al pene in lei. Silvia urlò di piacere e sollevò il sedere per incitare Marco a spingere più a fondo le mani e, quando ritenne d’aver accolto a sufficienza gli arti del suo amore, riprese a muoversi molto lentamente. Il respiro della ragazza era sintomatico di un intenso godimento, Marco sentiva ch’era davvero vicina all’orgasmo e voleva farla esplodere di piacere. Sfilò un dito senza ottenere mugolii di protesta, e portò questo verso il clitoride. A fatica e con abili contorsioni del polso riuscì a stimolarla anche lì mentre spingeva in alto il bacino. Silvia accolse l’invito ed aprì al massimo le gambe per aiutarlo mentre tentava di muoversi sopra di lui con il membro ed un suo dito dentro.
Quando iniziò a godere Marco pensò di perderla definitivamente, Silvia urlò selvaggiamente e si sollevò sino a far sfuggire il membro e le mani dal proprio corpo. Marco la prese per le anche ma aveva le mani talmente bagnate dai suoi umori che scivolavano inermi sulla pelle. Nel frattempo la ragazza che respirava a stento decise di scendere ma mancò il membro. Disse qualcosa del tipo: “Rimettimelo” ma con una voce tanto roca da risultare incomprensibile. Marco, però, la voleva e guidò il pene contro la vagina spingendo sin che Silvia capì d’essere nuovamente unita a lui. L’orgasmo della ragazza era appena iniziato, l’urlo ed il salto non erano altro che il risultato della prima intensa ondata di piacere, ora lei si muoveva a tempo con le contrazioni involontarie generate dai successivi riflussi orgasmici. Pareva in preda ad una follia erotica, danzava sopra il bacino di Marco apparentemente senza alcuna regola, scorreva tutta la lunghezza del membro poi vi si lasciava cadere sopra di peso, come se volesse farsi aprire da lui o sentirsi rompere, squartare dalla carne che tanto la stava facendo godere. Marco non poteva più reggerla, si era trattenuto anche grazie alla forte eccitazione di Silvia che l’aveva dilatata e lubrificata al punto di annullare quasi del tutto ogni stimolo. Ora, però, le contrazioni interne dell’orgasmo stavano richiudendo la vagina intorno al membro e lo stimolo era davvero troppo intenso. Il ragazzo inspirò a fondo e serrò con forza gli occhi mentre ritraeva verso il basso il bacino, come per sfuggirli. Questi segnali furono compresi da lei che riuscì a mormorargli qualcosa nell’orecchio, un chiaro invito a lasciarsi andare a godere insieme. Appena Marco spinse in alto il membro Silvia rallentò i movimenti, tornò ad essere sinuosa, morbida ma stretta intorno al lui. Risucchiò il piacere di Marco, lo costrinse a venire in poche mosse e seguì le lunghe ed intense pulsioni calando ogni volta che il seme emergeva dal glande.
Sazia di tanto piacere rimase sopra Marco per qualche minuto mentre il godimento scemava lentamente per lasciar posto al languore. Tenne il membro di Marco dentro sin che non lo sentì rilassarsi del tutto, allora lo fece uscire e si stese al fianco del ragazzo. Era piena di lui, sentiva parte del seme colare dalla vagina reso ancora più fluido dagli abbondanti umori, non si guardò, non sentì il bisogno di lavarsi e non si preoccupò. Sentiva che quella sera la loro unione sarebbe stata sterile come tutte le altre che sicuramente erano avvenute sulla sponda di quel magico lago.

Marco si risvegliò infreddolito, l’erba inumidita dalla condensa notturna non era certo il letto ideale su cui riposarsi dopo l’esplosione di passione vissuta con Silvia. Ripensando a lei ed al loro magnifico amplesso la cercò al suo fianco per abbracciarla e riscaldarsi a vicenda, ma lei non c’era. Fece uno sforzo per ritrovare un minimo di lucidità quindi tentò d’alzarsi ma ricadde a terra, ogni muscolo percorso dalle linee tracciate con quella strana mistura doleva come se fosse stato sottoposto ad uno sforzo inusuale. Lentamente riuscì a recuperare le forze ed alzarsi, si rivestì e cercò con lo sguardo la ragazza. Non poteva sapere quanto tempo fosse rimasto addormentato, non portava orologio quella notte e la posizione della luna nel cielo non gli era di alcun aiuto. Potevano essere trascorsi pochi minuti come ore. Si domandò dove potesse essere finita Silvia, il bagliore delle torce infisse nel terreno non gli consentiva di vedere oltre un certo limite. Istintivamente si diresse verso la sponda del lago, suppose avesse deciso di lavar via la pittura dal corpo, Marco iniziava a pensare che fosse quella la fonte dei dolori muscolari e non l’impetuoso coito; qualcosa in quella mistura era altamente stimolante ed eccitante ed il suo effetto non si limitava alla mente, come i comuni allucinogeni, ma scaricava l’eccesso di carica sulla muscolatura. Quando raggiunse la sponda si guardò in giro alla ricerca di Silvia. Subito notò alcune coppie stese ad una distanza adeguata, da permettere una certa intimità, e si scoprì a cercare eccitato nei corpi delle femmine i segni che aveva tracciato su quello di Silvia, ma nessuna poteva vantare una zebratura tanto ben riuscita; allora s’incamminò verso la direzione che lo portava lontano dal villaggio e dal centro della festa. Il cammino era illuminato dalle fiaccole come il resto, sforzando gli occhi gli parve di notare come le fiaccole circondassero l’intero lago, era indeciso sul da farsi: se Silvia era lì sulla sponda rischiava d’inseguirla per l’intero perimetro del lago, se invece di era solo allontana per un istante, al ritorno, non l’avrebbe trovato nel loro piccolo nido di una notte. Ancora una volta Marco seguì quella vocina interiore che gli consigliava di proseguire.
Oltrepassò altre coppie tenendosi sempre ad una distanza tale da non disturbarle ma sufficiente per valutare le forme ed anche i lineamenti delle femmine. Provava un’insolita sensazione, come se sentisse che in quel momento Silvia non era sola. Non l’aveva mai avuto il minimo dubbio sulla sua fedeltà, ma in quella notte poteva davvero accadere di tutto. Marco si scoprì a cercarla non tanto per coglierla sul fatto insieme ad un altro, l’idea di scoprirla infedele quella notte non lo disturbava più di tanto, anzi se ci pensava provava una stranissima forma d’eccitazione. Era solamente preoccupato per lei, Silvia era una buona nuotatrice ma le acque del lago affrontate di notte e da soli potevano essere pericolose.
Finalmente pensò di scorgerla non molto distante sulla riva del lago nei pressi di una delle tante fiaccole infisse nel terreno. Se non era lei si trattava di una ragazza dipinta allo stesso modo e con gli stessi capelli, lo stesso seno e fianchi di Silvia, ma non era sola. Marco sentì lo stomaco svuotarsi ed il respiro si fermò mentre osservava la scena con gli occhi spalancati dallo stupore.
Si riprese e silenziosamente s’avvicinò ai due, qualcosa non lo convinceva del tutto. La ragazza che poteva osservare meglio era senza dubbio Silvia, era seduta in terra abbracciata ad un altro corpo seduto come lei, le gambe dei due s’incrociavano ma… lei non era sistemata sopra il bacino dell’altro come durante un amplesso, era distante ed i due si toccavano intimamente. Avvicinandosi ancora un po’ Marco comprese: la persona con Silvia era una donna. Una donna dalle splendide forme notò ora che poteva osservarla da un angolazione migliore. I capelli corti l’avevano inizialmente ingannato ma era inequivocabilmente femmina l’essere che stava accarezzando la sua donna.
Marco era tentato di farsi avanti ma lo spettacolo era troppo bello per interromperlo, era eccitante spiare Silvia mentre giocava intimamente con un’altra donna. Non aveva mai sospettato questo suo lato, non si frequentavano da pochi anni e lei non aveva mai accennato al minimo sogno saffico anche se spesso lui la spronava a liberarsi delle fantasie erotiche più segrete.
Le due donne si stavano donando un intenso piacere reciproco, i loro gemiti riempivano l’aria di una melodia tanto eccitante da risvegliare la sessualità di Marco. Inizialmente pensò di masturbarsi in silenzio osservandole, poi decise di rendere Silvia partecipe anche di questo. Lentamente si fece avanti sino a portarsi ad una distanza tale da poter essere scorto da Silvia, si mantenne alle spalle dell’altra ragazza non sapendo come lei avrebbe preso la sua presenza. Attese di vedere gli occhi di Silvia puntare nella sua direzione poi s’accucciò anche lui a terra.
Silvia lo vide ma non ebbe alcuna reazione, continuò ad accarezzare e baciare la ragazza, se le sussurrò qualcosa all’orecchio avvisandola della sua presenza, questa non si scompose. Le due erano talmente prese dai loro giochi da escludere il resto del mondo, Marco conosceva bene quello stato d’animo avendolo provato poco prima, quindi si adatto alla situazione e fece l’unica cosa in suo potere: osservare.
Il corpo di Silvia era totalmente esposto e disponibile ad ogni capriccio dell’altra ragazza che, allo stesso tempo, ricambiava l’offerta della prima. Guardare due donne toccarsi alla ricerca del piacere poteva insegnare molto sulla loro sessualità, Marco notò come le carezze, i palpeggiamenti ed anche le penetrazioni manuali esprimevano innanzi tutto dolcezza. Le mani della ragazza sfioravano il seno di Silvia, giravano intorno ai capezzoli a lungo prima di appoggiarvisi sopra. I movimenti erano raffinati, mai volgari, sinuosi come le curve che sfioravano e non premevano con forza sulla pelle. Le labbra baciavano i capezzoli, non li mordicchiavano e nemmeno li succhiavano con forza. La lingua scorreva sulla pelle lentamente e si soffermava sui punti che generavano un mugolio d’approvazione dell’altra. Il segreto era la bassa velocità, la calma, la ricerca di un piacere prima di tutto mentale generato dall’eccitazione più che dallo stimolo fisico.
Silvia si contorceva intorno alle mani ed alla bocca dell’altra cercando d’esporre, di volta in volta, la parte del corpo che desiderava sentire stuzzicata. Quei movimenti Marco li aveva colti anche quando stava con lui ma li aveva sempre ritenuti figli del piacere invece di padri come apparivano ora. Si sentiva stupido, incapace di comprendere la sua donna ora che la vedeva esprimere una sessualità tanto simile alla norma quanto lontana da quella che esprimeva con lui. Piccoli dettagli che facevano la differenza tra il piacere totale ed un orgasmo semplicemente appagante. Era una danza d’amore, di sesso e di passione; uno spettacolo eccitante reso micidiale dai due corpi femminili. Non era solo Silvia in estasi, anche l’altra si contorceva come lei.
Non fu chiaro se e quando raggiunsero l’orgasmo, nessun urlo liberatorio sottolineò l’apice del piacere, nessun gemito, alcun irrigidimento del corpo. Ad un certo punto le due ragazze si baciarono mentre le mani si allontanavano dal corpo dell’altra; ancora una dolce carezza reciproca poi si alzarono in piedi e s’incamminarono in direzioni opposte.
Marco accolse Silvia tentando di non mostrare lo sconvolgimento interiore che provava, la prese per mano e la condusse verso il villaggio. La ragazza non si era rivestita, teneva l’indumento in mano e camminava a piedi nudi sull’erba godendosi la sensazione di libertà. Non parlava ma stringeva forte la mano di Marco come se intendesse rassicurarlo sui propri sentimenti.
Giunti verso la spiaggia dinanzi al villaggio videro che molti dei partecipanti erano in acqua intenti a lavarsi i segni dal corpo. Marco pensava di lavarsi in camera e tentò d’esprimere il suo parere ma Silvia, sempre silenziosamente, lo guidò verso l’acqua. Entrarono lentamente nel lago temendolo freddo ma lo scoprirono caldo ed invitante. La temperatura dell’acqua era di gran lunga superiore a quella esterna, le fonti termali erano al massimo della loro portata, e il tuffarsi era un piacere degno di quelli provati durante quella folle notte. I due si lavarono a vicenda immersi sino alla vita nell’acqua e si strofinarono voluttuosamente nei punti ricoperti dalla pittura che venne via più facilmente del previsto.

– Chi era? – domandò improvvisamente Marco
– Chi? – gli fece eco Silvia.
– Quella ragazza! – insistette lui.

Silvia divenne pensierosa, poi disse:

– Non lo so! Non ne ho la minima idea. – poi aggiunse in risposta alla domanda inespressa di lui – Ci siamo incrociate sulla sponda, lì dove ci hai trovate… si siamo scambiate una lunga occhiata ed abbiamo capito che cercavamo la stessa cosa… nello stesso momento.

Marco tacque, non sapeva cosa dire o domandare a Silvia dopo una risposta del genere. Una domanda in realtà spingeva per uscire dalle sue labbra ma temeva la risposta, quindi si limitò a raccogliere l’acqua con le mani unite per lasciarla cadere sulla schiena della ragazza. Fu lei a continuare il discorso ed a rispondere alla domanda che iniziava ad ossessionare Marco.

– Di preciso non saprei cosa dirti… avevo voglia, un desiderio fortissimo… doloroso da sopportare nonostante avessi appena fatto l’amore con te. Non volevo un uomo, se questo ti può consolare, ma cercavo, senza saperlo, uno sfogo erotico diverso dal solito. Qualcosa di profondamente dolce, eccitante, trasgressivo e… piacevole. Quando ho visto quella ragazza ho sentito dentro di me qualcosa di nuovo, mai provato prima… con nessuno! Ero eccitata ma in un modo diverso… la volevo!
Anche lei voleva me, era chiaro da come mi fissava. Non ci siamo parlate, non conosco il timbro della sua voce se non per i mugolii di piacere che si univano ai miei. Quando ho sfiorato la sua pelle un brivido mi ha scossa da cima a fondo e… quando lei ha toccato la mia pensavo d’impazzire…
È stato bellissimo!

Silvia ammise quanto le fosse piaciuto mentre si voltava verso Marco. Rimase fissa sui suoi occhi nel tentativo di capire quanto fosse sconvolto dalla scoperta di questo aspetto saffico della sua sessualità, ma lui rimaneva impassibile. La ragazza pensò d’aver oltrepassato un limite mai dichiarato ma profondamente radicato nell’uomo che amava, temette di perderlo ed iniziò a provare un forse senso di colpa misto ad una latente disperazione. Tentò di smuoverlo avvicinandosi a lui per abbracciarlo, spinse il seno contro il petto e lentamente avvicinò il bacino al pube del ragazzo. Quando avvenne il contatto ogni dubbio sparì dalla sua mente: Marco presentava un erezione degna delle sue migliori prestazioni, era eccitato come raramente gli capitava in una situazione che non prevedeva a breve termine un rapporto sessuale. Silvia si strofinò contro di lui, fece scorrere la pelle del bacino sul membro premuto tra di loro, saliva e scendeva lentamente e con attenzione gratificata dalla stretta delle mani di lui che ora l’abbracciavano. Non si fermò se non quando percepì qualcosa di tiepido e denso sulla pelle. Marco aveva raggiunto un orgasmo semplicemente strofinandosi contro la sua pelle! Silvia capì quanto la desiderasse ora che aveva conosciuto ogni aspetto della sua sessualità.
Quasi ogni aspetto!
Silvia decise di tacere sui sogni fatti ad occhi aperti mentre veniva dipinta da Marco; il ragazzo aveva già patito troppe novità per quella notte, meglio lasciargli il tempo d’assimilare. In seguito non sarebbe mancata l’occasione di spiegargli cosa stava diventando la timida ragazzina conosciuta anni prima.

Rientrarono in albergo poco prima dell’alba del giorno che avevano deciso essere quello di partenza, non potevano rimandare nonostante la stanchezza e i ripetuti inviti dell’albergatore a restare ancora una notte. I due valutarono a lungo prima di decidere ma i giorni che potevano dedicare alle ferie erano terminati. Accettarono di riposarsi almeno sino al mezzogiorno, il loro ospite li rassicurò che non avrebbe conteggiato quelle poche ore nel conto della camera, pareva davvero dispiaciuto della loro partenza e lo era di certo non per motivi economici considerato il basso prezzo richiesto quando saldarono.

– Tenete! – disse lui – Questo sacchetto contiene la miscela d’erbe e di sali minerali che permeano il nostro lago. Mettete un po’ di questo preparato nell’acqua del bagno e il profumo vi farà “rivivere” questa vostra vacanza che spero sia stata splendida.
– Lo è stata eccome! – ammise Silvia.
– Davvero unica. – confermò Marco, poi domandò – Come possiamo prenotare se volessimo passare di qua durante le nostre peregrinazioni estive?

L’albergatore li fissò a lungo poi ammise:

– Il fatto è che non abbiamo telefono, il villaggio non è cablato alla rete nazionale e qui i telefoni cellulari non ricevono… penso l’abbiate notato.
Non preoccupatevi, quando vorrete tornare troverete sempre posto. Qui o in uno degli altri Hotel. Non siamo molto conosciuti e non ci facciamo pubblicità
Però… i nostri ospiti tornano sempre a trovarci!
La strada, ora, la sapete… vi aspettiamo.

Terminò la frase con uno strano sorriso e lo sguardo di chi ha imparato a conoscere le persone. Era evidente l’effetto che quei pochi giorni avevano ottenuto sui due ragazzi. I loro occhi erano lucidi per l’emozione e la voce tradiva il risentimento di dover partire.
Si salutarono ancora mentre l’albergatore li aiutava a caricare i bagagli nell’automobile, quindi partirono. Lungo la strada nessuno dei due aveva voglia di parlare, erano pensierosi ma felici delle esperienze vissute. Ad un tratto Silvia ruppe la monotonia pregando Marco di fermarsi la dove avevano richiesto le informazioni che gli avevano condotti al lago. Silvia ricordava d’aver visto alcuni pieghevoli pubblicitari con le foto del lago e del villaggio, ne voleva qualcuno per darlo a due amiche in particolare, quelle più care. Marco acconsentì, ricordava bene la strada e la disperazione di quella notte.

– È poco più avanti, quando entriamo nella strada principale svoltiamo a sinistra e dopo due curve dovrebbe trovarsi sulla destra.
– Vero. – confermò lei – Ricordo anche io così.

Però il gabbiotto delle informazioni turistiche non c’era più.
La radura nel bosco era al suo posto, così pure il piccolo posteggio ricoperto di ghiaia, ma oltre a quello non c’era altro. Nemmeno una traccia che potesse lasciar immaginare un qualche tipo di fondamenta. Silvia si voltò verso Marco, lo fissò per un istante poi disse:

– Eppure era qua!
Siamo arrivati al tramonto la prima volta, ma ricordo benissimo il luogo!
– Sì, anche io…

Marco spense il motore della macchina e scese a terra per esplorare la piazzola con maggiore attenzione. Percorse a piedi tutto il perimetro in compagnia di Silvia, attraversò lo spiazzo lungo le diagonali ma oltre alla ghiaia ben spianata nono c’era davvero altro. Erano appoggiati al cofano della macchina intenti a discutere sulla stranezza della cosa quando una vettura con la targa francese di un dipartimento diverso da quello in cui si trovavano si fermò vicino a loro. Dentro l’abitacolo una giovane coppia mostrava uno sguardo stupito quanto il loro. Silvia rivolse un cenno di saluto agli occupanti poi tornò al suo posto in macchina chiamando Marco.

– Andiamo! – disse lei – Inutile restare qua.

Marco obbedì dopo aver lanciato un occhiata interrogativa all’altrettanto sconvolto guidatore dell’altra macchina. Mentre metteva in moto notò che Silvia annusava pensierosa il sacchetto di erbe ricevuto in dono prima di partire; curiosamente, mettendo a fuoco lo sguardo oltre al finestrino, notò che anche l’altra ragazza stava facendo la stessa cosa.

– Torniamo a casa. – mormorò Silvia – Ma… non tornare indietro, possiamo raggiungere l’autostrada anche di qua.
– Sì ma dall’altra parte è più breve. – tentò di protestare Marco.
– Sarà anche più breve ma non voglio passare dinanzi al bivio che porta al lago e scoprire che non c’è più!

Marco non disse nulla e s’avviò nella direzione indicata. Il timore di Silvia era anche il suo, le cose meravigliose accadute sulla sponda di quel lago erano certamente reali, ne sentiva ancora i postumi nei muscoli. Ma non voleva correre il rischio di trovarsi a dubitare dei suoi stessi ricordi.
Forse il lago della passione, come lo aveva definito Silvia, lo avrebbero ritrovato solo quando sarebbero stati pronti al successivo salto di qualità nel loro rapporto.

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