Gwenn – il tempio di Dwyn

Gwenn non conosceva l’esatta ubicazione del tempio di Dwyn, nessuno la sapeva.
Le poche nozioni che aveva l’erano state fornite dalla madre, quando ancora sperava di portare a termine la sua iniziazione al dio dell’amore.

“Il tempio è costruito sul bordo di un grande fiume, poiché Dwyn va d’accordo con Yonne”
“Il fiume entra nel grande mare, questo che vedi dinanzi al nostro villaggio, ma lo fa di là del promontorio che segna il limite delle terre verso il luogo dove va a dormire Lugh”
“Il tempio non è vicino al mare poiché Dwyn ama la vegetazione e teme il forte vento”

Questo l’era stato insegnato da sua madre, tutte nozioni senza apparente significato pratico.
Gwenn camminava verso l’interno dopo essersi lasciata il mare alle spalle, seguendo quella che immaginava essere l’unica indicazione reale:

“Quando cercherai il tempio di Dwyn, per prima cosa dovrai trovare il grande fiume. Lo incontrerai camminando per almeno due giorni tenendo alla tua sinistra il luogo dove nasce Lugh. Una volta trovato il corso d’acqua lo risalirai nel verso contrario alla corrente, noterai che esso sembra nascere dalla casa di Lugh. Al mattino, infatti, il sole si alzerà dalle sue acque.”

Gwenn ricordava d’aver posto una domanda precisa alla madre in quell’occasione.
“Come farò a trovare il tempio lungo il fiume?”
“Sarà il tempio a trovare te… se sarai pronta!” fu la risposta.

Nonostante si fosse messa in cammino all’alba non sentiva la stanchezza, un passo dopo l’altro, lenta e sicura di sé, s’era addentrata nella grande foresta dell’interno; guidata dal simbolo di Lugh in cielo e dalla sicurezza d’essere protetta dal dio. L’astro, però, era prossimo al tramonto e Gwenn doveva prepararsi un ricovero per la notte. Non temeva il buio e tanto meno gli abitanti del bosco, in quelle terre non dimoravano animali pericolosi per l’uomo, ma doveva proteggersi dal freddo intenso della notte. Accese un fuoco dove arrostire la carne fresca che aveva con se, quella secca l’avrebbe consumata nei giorni seguenti se non trovava altro di meglio, quindi stese in terra una pelle ed un’altra la tese tra i rami di un faggio, per ripararsi dall’umidità notturna. Terminato il frugale pasto si stese senza pensieri o rimorsi, non aveva dubbi d’aver preso la scelta giusta. S’addormentò subito per risvegliarsi solamente alle prime luci dell’alba.
Poche ore dopo aveva raggiunto il limite delle basse alture e si trovò dinanzi ad una vasta pianura costellata di piccoli villaggi. Aveva sentito parlare di quelle tribù, dedite alla lavorazione della pietra di una particolare montagna, e sapeva che vivevano in pace con tutti gli altri popoli della regione. S’incamminò verso il più vicino di questi accampamenti, certa di trovare assistenza ed informazioni sulla strada da prendere.
Infatti, fu accolta con gioia dagli uomini impegnati a staccare grossi massi dalla montagna, forse perché era la prima donna che vedevano da mesi o forse in merito del loro innato senso dell’ospitalità. Sta di fatto che Gwenn si ritrovo circondata da uomini in festa che la condussero al cospetto del loro sacerdote.
– Così ti sei messa in cammino verso il tempio di Dwyn? – più che una domanda era un’affermazione.

Gwenn si limitò ad annuire ritenendo sconveniente rispondere con la bocca piena, tra le mani teneva, infatti, succoso pezzo di carne di cinghiale arrostito a dovere. La fame era più forte del desiderio d’interrogare il sacerdote sulla strada da prendere.
– Ti ho sentita arrivare, non sei la prima e non sarai l’ultima. Raramente, però, riesco a percepire la presenza d’una di voi… mi capita solamente con le ragazze più dotate.
– Cosa intendi? – domandò Gwenn dimenticando per un istante l’appetito.
– Questa valle si trova lungo la via che conduce al grande fiume, tutte le ragazze che provengono dalle terre sul mare passano di qua… è il percorso più facile ed è nota l’ospitalità della nostra gente.
– Allora sono sulla strada giusta?- domandò speranzosa la ragazza.
– La strada è questa… renderla la giusta via dipende solo da te. – rispose il sacerdote.

Gwenn meditò su quelle parole, non era il primo religioso a distinguere tra “strada” e “via”. Lo stesso discorso le fu fatto più volte dalla madre.
Per associazione d’idee disse:
– Mia madre è una sacerdotessa di Dwyn e ha tentato d’iniziarmi ai suoi misteri… poi mio padre ha deciso di mandarmi in sposa al fratello del capo del vicino villaggio, per rinsaldare i nostri rapporti già amichevoli. – iniziò a raccontare la ragazza – Poi, giunta al nuovo villaggio, il sommo sacerdote mi ha scelta per essere la sposa di Lugh in un rito propiziatorio…
– Il vecchio Enor… dimostra sempre buon gusto nelle sue scelte. – La interruppe il sacerdote – Immagino che Lugh abbia ascoltato le sue preghiere.
– Sì. Lugh ci ha ascoltati ed ha soddisfatto le nostre richieste. – ammise Gwenn.
– Lo immaginavo.
Ma ora parliamo di te.
Dovrai dimenticare, per ora, ciò che ti è stato insegnato da tua madre. Se lei avesse terminato l’opera iniziatica… ma non ha potuto insegnarti tutto. Ora dovrai ripartire da capo e liberare la mente da ogni preconcetto.
Il cammino che hai intrapreso ti porterà al tempio di Dwyn… ne sono sicuro, ma dovrai arrivarci come appena nata… non so se mi comprendi.
– Intendi dire… “vergine”?
– Di mente.
Fisicamente immagino sia tardi! – disse con un sogghigno il sacerdote
– In effetti… – ammise Gwenn
– Lo so… lo so. Una delle mie prime mogli è una sacerdotessa di Dwyn – ammise l’anziano.
– In ogni caso medita sulle mie parole. Quando riprenderai il cammino cerca di guardare il mondo come se lo vedessi per la prima volta. Non passare dinanzi ad un albero, ad esempio, pensando “è solo un faggio”… ma fermati ad osservarlo e cerca di comprendere “perché” è un faggio.
– Non penso d’aver compreso a fondo le tue parole. – ammise la ragazza meditabonda.
– Per fortuna… non devi comprenderle ora, sarebbe terribile se le comprendessi senza la preparazione necessaria. – disse il sacerdote – Ora termina di mangiare poi incamminati, prendi il sentiero che esce dal villaggio in quella direzione. – continuò indicando il sud – prima che tramonti il sole avrai raggiunto il fiume. Da lì dovrai ascoltare il tuo istinto e pregare Dwyn insieme a Lugh perché ti guidino.

Il sacerdote si alzò dopo aver accarezzato i capelli della ragazza, quindi tornò a spronare gli uomini al lavoro; le pietre destinate al nuovo tempio di Taranis non potevano aspettare. Gwenn terminò il cibo offertole poi lasciò l’accampamento salutata dagli auguri di tutti gli uomini.
Come previsto raggiunse il fiume poco prima del tramonto, si aspettava qualcosa di grande ma rimase impressionata dalle dimensioni del corso d’acqua che, in quel punto, pareva in grado d’inghiottire l’intero villaggio di Yann. La corrente lenta, quasi inesistente, donava alla superficie un aspetto fatato, grazie anche al cielo terso venato di rosso che si rifletteva su di essa. Gwenn si destò dall’incanto quando realizzò che il buio della notte era in arrivo, preparò il suo giaciglio ed accese il fuoco, non per cucinare poiché era sazia, ma per riscaldarsi e scacciare lontano le tenebre. Ora si trovava in un territorio del tutto sconosciuto a lei ed alla sua gente, non conosceva i pericoli del posto. Stesa nel suo improvvisato lettuccio ammirò le fiamme e ricordò le parole del vecchio sacerdote. Si sforzò di guardarle come se non avesse mai visto un fuoco in vita sua, tentò di comprenderne la vera natura ma s’addormentò vinta dalla stanchezza.

Iniziò il secondo giorno di cammino ringraziando Lugh d’aver, ancora una volta, spinto il sole ad illuminare il mondo. Sentiva il bisogno di lavarsi, nonostante la fredda stagione il carico di pelli e viveri secchi la facevano sudare parecchio, inoltre il fuoco di legna, non sempre perfettamente secca l’aveva affumicata. Tentò di spogliarsi per bagnarsi con le acque del fiume ma rinunciò immediatamente appena slacciata la tunica di camoscio. Pensò, ridendo, che l’odore l’avrebbe resa inappetibile ai lupi. Ogni cosa aveva sempre almeno due aspetti. Riordinò il bagaglio e s’incamminò nel verso contrario alla corrente dopo aver gettato un legno nel fiume per controllarne con certezza il corso. Quel gesto le fece comprendere quanto iniziasse a sentirsi insicura.
Camminava da ore quando cominciò a sentire i primi morsi della fame, la sera precedente non aveva assunto cibo, poiché era sazia dal pomeriggio, e nemmeno all’alba per affrontare più leggera il cammino. Ora il languore iniziava a divenire insopportabile. Decise una sosta per accendere un fuoco ed ammorbidire in poca acqua calda un po’ di carne secca. Sentiva anche il bisogno di meditare almeno un istante sulla sua attuale condizione. Era lontana dal suo villaggio, ora che il percorso era in pianura procedeva molto velocemente, e si sentiva spersa, sola, in balia unicamente delle proprie forze, di capacità che ancora non conosceva. Gwenn dubitò anche di averle queste “capacità”, esitò nel ricordare cosa l’aveva condotta in quel luogo e temette di non riuscire mai a raggiungere il tempio. Stava precipitando in un vortice apparentemente senza fondo, i pensieri negativi generavano altri pensieri ancora più nefasti. Più pensava più a fondo precipitava. Le paure divennero insostenibili tanto d’indurla a voltarsi e ritornare sui propri passi. Era quasi in procinto di mettersi a correre, voleva tornare al villaggio dove viveva Denez al più presto possibile, abbracciarlo e dimenticare tutto. Poi l’olfatto percepì il profumo di un fuoco, di legna bruciata unita ad un vago sentore di cibo. L’istinto la fece fermare indicandole quell’odore come un potenziale pericolo. Non sapeva chi potesse aver acceso quel fuoco e non poteva immaginare se fosse amichevole o pericoloso per lei.
Gwenn si tornò a studiare l’ambiente con la freddezza di sempre, dimenticò all’istante le paure e le scacciò per sempre. Mentre s’accucciava a terra, per essere meno visibile, domandò mentalmente perdono a Lugh per aver dubitato della sua chiamata e della protezione insita nel completamento della missione affidatagli dal dio. Annusò l’aria, valutò la direzione del vento, ascoltò con attenzione i rumori del bosco e localizzò con buona approssimazione la fonte di quel fumo. Non poteva rimanere nel dubbio, doveva scoprire chi c’era lungo il fiume così vicino a lei; s’inoltrò nella boscaglia e camminò silenziosamente verso l’obiettivo. Mentre si avvicinava il profumo del cibo diveniva sempre più intenso, una tortura per lei così affamata che la rendeva ancora più cauta. Vide prima il fumo poi percepì lo scoppiettio della legna, si mosse lentamente e giunse proprio sopra l’improvvisato accampamento. Vide una persona sola, non capiva se uomo o donna, intenta ad aggiungere legna al fuoco dove cuocevano due grossi pesci sicuramente appena pescati nel fiume. Gwenn era tentata di farsi avanti, qualcosa le diceva che poteva considerare amica quella persona, ma era ancora titubante. Solo quando s’accorse di trovarsi di fronte ad un'altra ragazza come lei vinse ogni dubbio. Certamente si trattava di un’altra aspirante sacerdotessa di Dwyn, cosa ci faceva altrimenti una ragazza sola lungo le sponde del fiume?
Gwenn uscì allo scoperto e segnalò la sua presenza camminando rumorosamente, calpestando rami secchi e scalciando via i virgulti dei rovi che trovava sul cammino. La ragazza vicina al fuoco comprese che chiunque si stesse avvicinando così rumorosamente non poteva avere brutte intenzioni. Si alzò in piedi e rimase nella attesa. Ben presto, lungo il sentiero, apparì Gwenn.
Le due si studiarono per un istante, quindi Gwenn si presentò giustificando la sua presenza.

– …e io sono Eonez, come te sto cercando il tempio sul fiume. – disse la ragazza – Siedi e mangia con me, sono stata fortunata con la pesca e non è bene sprecare il cibo.

Gwenn accettò felice, ora che avevano rotto il ghiaccio si concesse di studiare meglio la ragazza. A differenza di lei era mora di capelli, questo era il primo dettaglio atipico in quella regione, poi il taglio degli occhi ed il loro colore scurissimo, praticamente nero, il disegno del naso, la pronunciata curva dei fianchi e la vita molto sottile, la spinsero ad indagare sulla sua provenienza.

– Vieni da molto lontano… vero? – domandò Gwenn
– Mia madre. – rispose la ragazza – Io son nata qua, a circa sette giorni di cammino. Mia madre è originaria delle terre che stanno sotto la casa di Lugh, quella da cui esce ogni mattina. In realtà il suo popolo lo chiama con un altro nome… ma è sempre lo stesso dio. Lei è venuta sin qua alla ricerca del tempio che ora noi stiamo cercando ed è diventata una sacerdotessa di Dwyn, molti anni fa. Poi, prima di tornare a casa, mentre gironzolava da queste parti, ha conosciuto mio padre e…
– Capisco! – disse Gwenn – E comprendo pure il colore dei tuoi capelli… e gli occhi…
– Sì, sono straniera nelle mie terre. Sono nata qua ma sembro venire da lontano, questo genera diffidenza in chi m’incontra.
– Non intendevo dire questo. – si giustificò Gwenn – Mi riferivo alla tua bellezza.

Eonez cercò nello sguardo di Gwenn l’indice della sua sincerità, soddisfatta da ciò che vide invitò la nuova amica a servirsi del pesce prima che questo bruciasse sul fuoco.
Immediatamente dopo il pasto ripresero il cammino scambiandosi le poche informazioni in loro possesso sulla localizzazione del tempio. Gwenn apprese una notizia davvero confortante: lungo il cammino vi erano delle capanne, costruite dai fedeli del tempio, dove le iniziande potevano trovare riparo per la notte o in caso di brutto tempo. Si trattava di una recente iniziativa dovuta al diffondersi del culto di Dwyn. Correva voce che nel tempio non sapessero più dove ospitare le aspiranti sacerdotesse.
Poco prima del tramonto, che giungeva presto in quel periodo dell’anno, le ragazze iniziarono a cercare una di queste capanne, n’avevano scorta una nel primo pomeriggio ma se l’erano lasciata alle spalle per sfruttare a fondo le poche ore di luce che rimanevano. Ad un tratto incrociarono una biforcazione lungo il sentiero, dalla via principale se ne staccava una più stretta e meno battuta; Eonez prese sicura la deviazione invitando l’amica a seguirla. Gwenn stava per protestare, convinta che il sentiero non conducesse da nessuna parte, quando vide tra i rami privi di foglie degli alberi la sagoma scura di un’abitazione. Si domandò come potesse Eonez averla scorta dal sentiero principale, per quale motivo avesse preso quella deviazione con tale sicurezza quando non esistevano segnali della presenza di una capanna del tempio in quella zona. Fu in quel momento che Gwenn iniziò a sospettare in Eonez una conoscenza più profonda del tempio di quanto lei stessa sostenesse; ricordò le parole di sua madre quando sosteneva che sarebbe stato il tempio a trovare lei quando i tempi erano maturi. Forse il sospetto era esagerato ma più fissava la ragazza dai lunghi capelli bruni, più s’insospettiva di lei. Vinta dalla stanchezza Gwenn decise di lasciare da parte ogni sospetto, in fondo avevano trovato un comodo riparo per la notte, e questa era la cosa più importante. Seguì la ragazza ed entrò nella capanna.

– Direi che non manca nulla! – osservò Eonez
– C’è pure una catasta di legna fuori, pronta da bruciare nel focolare, e… guarda qua: un contenitore dove far scaldare dell’acqua sul fuoco… non so te ma io sento il prepotente bisogno di lavarmi!
– Sì… anche io! Ho tentato d’immergermi nel fiume ma… l’acqua era davvero gelata! – confermò Eonez
– Io non son riuscita nemmeno a spogliarmi! – disse ridendo Gwenn
– Raccogli della legna ed accendi il fuoco, io vado a prendere l’acqua al fiume.
– Cibo?
– Carne secca?
– Vada per la carne secca… non ho voglia di mettermi a pescare a quest’ora.

Pochi istanti più tardi Eonez scostava, a fatica, le pesanti pelli poste all’ingresso della capanna a mo’ di porta.

– Dammi una mano!- disse

Gwenn abbandonò, per un istante il fuoco, in modo d’aiutare la ragazza a liberarsi del fardello dei due grossi recipienti colmi d’acqua appesi ai lati del robusto ramo che teneva sulle spalle.

– Che bel tepore qui dentro! – osservò Eonez
– Già! Miracoli del fuoco… levati la pelliccia o inizierai a sudare. – disse Gwenn

La ragazza seguì il consiglio, liberò la cintura che teneva ferma in vita la lunga e pesante pelliccia e la stese su quello che poteva essere un giaciglio per la notte, mentre Gwenn l’osservava con grande interesse.
– Hai un abito magnifico!

Osservò Gwenn mentre studiava il vestito di Eonez composto di una tunica molto corta che lasciava scoperte gran parte delle gambe e da un corpetto stretto da una lunga serie di lacci che disegnava in modo superbo il busto.

– Grazie, è opera di mia madre. Questo è il tipico abbigliamento femminile della sua tribù… io lo preferisco al nostro anche, se ripara meno dal freddo!
– È davvero bello, poi segue il tuo corpo quasi come una seconda pelle… immagino il suo effetto sugli uomini!
– In effetti, aiuta…
– Bene, l’acqua inizia a scaldarsi, potremo finalmente lavarci. Anche se è poca, non dobbiamo sprecarla. Immagino che nessuna di noi intenda fare un altro viaggio sino al fiume per rifornirci.
– No, non ci penso neppure con il freddo che fa la fuori!
Laviamoci insieme, così ne usiamo di meno!

Detto questo Eonez iniziò a slacciare il corpetto del vestito.
Gwenn la fissò per un istante poi sciolse i legacci della propria tunica di pelle.

– Per prima cosa dovrai insegnarmi a fare un vestito come il tuo. – disse mentre si spogliava Gwenn
– Certo! Possiamo modificare quello che indossi… o meglio, indossavi! – disse Eonez con la voce che tradiva una certa emozione

Attirata dal tono della ragazza Gwenn si voltò verso di lei per trovarsela completamente nuda a pochi passi di distanza. Il corpo di Eonez, illuminato dalle fiamme del focolare, era splendido messo ancor più in risalto dalla pelle che appariva abbronzata dal sole nonostante la stagione avanzata. Le due ragazze si studiarono a vicenda senza alcun pudore, poi Gwenn s’avvicinò ad Eonez e le domandò:

– Quanto sei rimasta nuda al sole per avere la pelle così scura?
– Questa – disse lei sorridendo – è un regalo di mia madre. Il suo popolo ha la pelle più scura di voi che vivete qui… è di colore più intenso pur non essendo scura come quella di altre popolazione di cui ho sentito parlare. Anche gli occhi li ho presi da lei.
– Dev’essere una donna bellissima tua madre! – osservò Gwenn
– Anche la tua… a giudicare dalla figlia!
Vieni, prima che l’acqua divenga troppo calda.

Eonez offrì la mano a Gwenn e la condusse ai piedi del focolare, dove avevano steso la pelle che la seconda utilizzava come tetto quando si accampava, quindi s’inginocchiò invitando Gwenn ad imitarla. Una di fronte all’altra si fissarono negli occhi, poi Eonez formò una coppa con le mani e prese dell’acqua che versò sul busto dell’amica. Gwenn provò un forte brivido stimolata dal liquido caldo che scendeva lungo il seno sino al ventre, chiuse gli occhi per assaporare meglio la sensazione di calore mentre Eonez continuava a versarle dell’acqua addosso. Il piacevole brivido si trasformò in qualcosa di più intenso. Gwenn aprì gli occhi e li puntò verso il basso, per prima cosa vide i propri capezzoli turgidi, poi spostando il fuoco oltre vide il bacino ed il pube di Eonez che si sollevava per versarle altra acqua sulla schiena. I movimenti lenti dell’amica si ripercuotevano sensualmente sul pube. Lo sollevava per poi tornare giù come se sotto di lei non ci fosse il vuoto ma qualcosa di solido pronto ad entrarle dentro. Lo spettacolo era eccitante e l’acqua che le scorreva lungo la schiena costrinse Gwenn ad inarcarla.

– Hai un seno bellissimo! – osservò Eonez

Gwenn non riuscì a rispondere con il complimento che sentiva nascere spontaneo nei confronti del pube dell’amica, non fece in tempo: le mai di Eonez s’erano posate dolcemente sulle mammelle massaggiandole con poca acqua.
Era la prima volta che due mani femminili la sfioravano in quel modo, Gwenn di stupì di trovare piacevole quella sensazione ma non si sottrasse al delicato tocco. Chiuse ancora una volta gli occhi e si concentrò sulle sensazioni che sentiva nascere dal basso. Si stava eccitando ma era ancora restia a toccare nello stesso modo l’amica, lasciò a lei il compito di decidere il confine della loro amicizia.
Eonez comprese i dubbi dell’altra, molto dolcemente prese ad accarezzarle prima i fianchi poi il bacino spingendosi sempre più in basso. Si fermò solo quando incontrò la morbida peluria del pube per ritrarre, improvvisamente le mani. Gwenn riaprì gli occhi e li posò su quelli della ragazza, vi lesse incertezza, dubbio e speranza, allora prese lei dell’acqua e la versò sul seno di Eonez. Seguì come in un rito tutti i gesti di lei: versò acqua sul seno, sul bacino, sulla schiena poi appoggiò le mani sul seno. Scoprì piacevole la sensazione di morbidezza unita a quella di soda consistenza del seno dell’amica, senza rendersene conto si ritrovò a giocare con i capezzoli; li prendeva tra due dita e li strizzava dolcemente poi apriva la mano appoggiandola aperta sulle mammelle ed il pollice sul capezzolo. Si rese conto di cosa stesse generando nell’altra quando la sentì sospirare. Allora allontanò le mani dal suo seno e le fece scivolare lungo il busto sino alle anche. Le due ragazze si fissarono, una serie di silenziosi messaggi fu scambiata dai loro occhi, dalle espressioni del viso, dalla tensione disegnata sulle labbra.
Gwenn era certa d’aver compreso le intenzioni dell’altra: prese dell’acqua tra le mani imitata da Eonez, quindi si sollevò e chinò in avanti per versargliela sulla schiena, in quel momento percepì un calore umido tra le gambe e le morbide labbra dell’amica intorno ad un capezzolo. Gwenn rimase immobile mentre Eonez portava le mani contro la sua vulva, era bloccata dall’incedibile sensazione del bacio sul seno ma ciò che le sconvolse la mente furono le mai dell’amica che separarono le labbra della vagina per lavarla intimamente. Gwenn gemette di vero piacere, si raddrizzo allontanando da se la ragazza.

– Tu sei pazza… non sai cosa mi stai facendo! – disse con la voce roca Gwenn
– Quello che tu stai facendo a me. – confermò l’altra
– Tu… Tu… – Balbettò Gwenn

Con le pupille dilatate dall’eccitazione, Gwenn spinse indietro l’amica sino a farla stendere a terra, quindi afferrò le sue caviglie e le fece aprire le gambe, raccolse dell’acqua tra le mani e la versò sul pube di Eonez per strofinarla sui pochi peli. Raccolse altro liquido e lo versò direttamente sulla vagina e ricambiò il favore di poco prima. Mentre agiva tra le grandi labbra osservò l’espressione della ragazza, vi lesse un profondo godimento, tanto intenso da spingerla ad abbassare il volto sino a portare la lingua a contatto della morbida carne. Ora fu Eonez a gemere mentre Gwenn si dedicava alla scoperta del sesso femminile visto per la prima volta così da vicino. Lecco l’amica così come avrebbe desiderato essere stimolata lei, le piaceva il suo sapore e trovava eccitante il modo in cui lei muoveva il pube.

– Mettiti sopra di me! – rantolò Eonez

Gwenn capì.
Cercando di non perdere il contatto con la vulva dell’amica ruotò sino a portare la propria sopra il viso dell’altra. Quando la lingua dell’amica violò il suo sesso Gwenn pensò di morire all’istante tanto era intenso il piacere. Eonez sapeva dove stimolarla e quanto, riusciva generare un piacere talmente intenso da competere con quello, senza dubbio intenso, di una profonda penetrazione. Gwenn tentò d’imitarla ma non capiva se avesse su di lei lo stesso effetto, decisa a far godere l’amica infilò un dito in lei e lo arcuò alla ricerca del punto più sensibile. Immediatamente Eonez urlò di piacere e prese a scuotersi, a dimenarsi con forza, mentre il suo respiro perdeva ogni logica. Gwenn insistette con la mano, dispensava qualche fugace leccata al clitoride, ma non toglieva il dito dal corpo di Eonez, anzi ne inserì un altro dilatandola al massimo. Sentiva l’amica godere e questo la compiaceva più di quanto si fosse aspettata, era una sensazione bellissima assaporare sulla lingua le secrezioni del piacere dell’altra e percepire sul seno premuto contro il suo bacino le contrazioni orgasmiche. Quando Eonez rilassò ogni muscolo Gwenn fece per sollevarsi.

– Ferma! – ordinò l’amica – Ora tocca a te.

Gwenn sollevò il sedere e posizionò nuovamente il pube sopra la bocca della ragazza, si aspettava la sua lingua ma qualcosa entrò in lei. Una mano esperta stava esplorando l’interno del suo ventre; una, forse due dita, erano concentrate in un punto ben preciso. Gwenn sentì il piacere crescere senza sosta ma non superare mai il limite del non ritorno. La lingua di Eonez correva dal clitoride al buchino occupato dalle sue dita, la stimolava con forza per poi rallentare sin quasi a fermarsi. Il tempo pareva infinito, Gwenn sentiva l’orgasmo arrivare ma questo non esplodeva mai, era sempre al limite provando un piacere intenso, quasi doloroso. Per quanto si dimenasse non riusciva a raccogliere lo stimolo finale, la ragazza la manteneva costantemente in quello stato d’intenso piacere senza lasciarla esplodere. Non riusciva più a mantenersi salda sulle ginocchia, le girava la testa e respirava a fatica. Godeva troppo per fare qualsiasi cosa che non fosse il restare immobile e passiva.

– Ti prego…. Non lo reggo più… fammi venire! – pregò Gwenn

Un lungo mugolio di Eonez precedette un delicato tocco, uno stimolo quasi inesistente all’interno della vagina. Gwenn percepì quella pressione poi il piacere superò ogni soglia mai provata prima e l’orgasmo esplose.
Fu lungo, lunghissimo ed intenso. Gwenn crollò e s’adagiò sul corpo dell’amica, si ritrovò con il viso premuto sul suo pube e la baciò mentre godeva.
Le due ragazze si divincolarono e tornarono nella posizione iniziale, in ginocchio una di fronte all’altra terminarono di lavarsi senza scambiarsi una parola, erano sufficienti gli sguardi.
Quando si furono rivestite misero della carne secca ad ammorbidire in altra acqua, allora Gwenn prese una mano di Eonez e disse:

– Tu non stai cercando il tempio di Dwyn… tu sei una sua sacerdotessa.
– Quando lo hai capito? – domandò lei, per nulla imbarazzata dalla scoperta
– Prima… quando… mentre godevo. Ti ho vista raccolta in preghiera con indosso l’abito delle sacerdotesse.
– Il tuo dono è davvero grande come si dice. – ammise lei
– Quindi sei qui per me?
– Sì, sono stata inviata per condurti al tempio e per… iniziarti.
– Quello che è successo prima fa parte della mia istruzione? – domandò interessata Gwenn
– Sai come si dice… solo una donna può insegnare i segreti corpo femminile ad un'altra donna…
– Ma tu… – iniziò Gwenn subito interrotta
– No, io provo piacere anche con gli uomini, anzi di solito preferisco loro… ma so anche godere di una donna. E tu sei davvero molto bella ed eccitante!

Gwenn fissò l’amica, nonostante avesse scoperto la sua vera identità non si sentiva in difficoltà con lei, ciò che era successo tra loro poco prima le consentiva di continuare a considerarla un amica, una complice. Forse era proprio questo lo scopo del loro incontro.

– Quanto manca al tempio? – domandò senza preamboli Gwenn
– Poco, molto poco. – ammise Eonez – dovremmo arrivarci tra due giorni al massimo se il tempo si mantiene buono come in questi giorni.
– E… dopo cosa mi accadrà? – questa volte la voce di Gwenn mostrava una certa preoccupazione.
– Ti sarà, innanzi tutto, insegnato a leggere i segni sacri… quei simboli apparentemente incomprensibili che puoi vedere in ogni tempio, indipendentemente dal dio che viene adorato… non sono semplici disegni sai!
Poi dovrai imparare a conoscere a fondo il tuo corpo e sfruttare il tuo dono, che è davvero raro.. credimi.
Non posso dirti quanto ci vorrà, dipende da te, solo da te ma… io sarò ti sempre vicina.
Ti hanno assegnata a me e… emm… sei la mia prima allieva.
– Qual è il tuo dono? – domandò Gwenn percependo l’imbarazzo di Eonez
– La guarigione! – disse lei sorridendo – Riesco a “sentire” ogni singola parte del corpo e curarla se è il caso.
Lo sai che per poche ore non sei rimasta incita?
– Cosa?
– Sì, ho colto la tua ovulazione ed il focoso amplesso di qualche giorno fa con l’uomo che ancora non sai d’amare…
– Sei incredibile!
– Detto da una che parla con gli dei… mi pare un complimento eccessivo.
– Io non parlo con gli dei… colgo solamente i loro messaggi, ho delle visioni, ecco tutto.
– Questa è una forma di dialogo, almeno riesci a capire cosa ti dicono.

Gwenn ripensò all’affermazione di Eonez riguardo Denez. Era vero che ancora non sapeva d’amarlo?
Provava, è vero, un forte sentimento per il suo futuro sposo ma era incerta sulla reale intensità di quest’affetto. Di certo il giovane Denez le mancava, forse più del fratello nonostante avesse provato un forte piacere anche con lui. Ma era solamente una carenza erotica o c’era una forte componente sentimentale?
Gwenn scacciò quei pensieri che la distoglievano dal reale obiettivo, non c’era tempo di pensare ai sentimenti ora, aveva dinanzi un difficile periodo d’apprendimento e doveva lasciare la mente completamente libera. Questo era stato il primo insegnamento di sua madre, uno di quelli che doveva dimenticare almeno per ora, ma ciò non ne sminuiva la saggezza. Gwenn appariva triste agli occhi di Eonez, per questo la ragazza si fece vicina per consolarla. Le parlò del suo viaggio in cerca del tempio, dell’iniziazione, delle paure che aveva provato ma anche della sicurezza, della forza, della piena consapevolezza acquistata in seguito. Gwenn l’ascoltava con vivo interesse, sentiva che quelle parole erano parte integrante della sua iniziazione. Quando venne ora di riposare le due ragazze unirono le pelli a formare un unico letto, quindi si spogliarono completamente per dormire abbracciate.

Il mattino arrivo troppo presto questa volta, Gwenn sentiva dolere dei muscoli che non sospettava d’avere. L’orgasmo regalatole da Eonez era di tale intensità da costringerla a contrarre dei muscoli sconosciuti sino a quel momento. L’amica, d’altro canto, non pareva stare meglio; Gwenn provo una vaga sensazione d’orgoglio.
Dopo una breve colazione s’avviarono per il sentiero che seguiva la sponda destra del fiume. Durante il tranquillo cammino Gwenn ebbe modo d’interrogare a lungo Eonez, la quale rispondeva di buon grado ad ogni quesito, fu in questo modo che apprese molti dettagli sul tempio ma ben pochi sui riti iniziatici: Eonez riusciva sempre con grand’abilità a deviare il discorso sin che l’altra accettò il fatto di non poter sapere nulla in anticipo. A parte qualche incontro con dei piccoli animali che dimostravano di non temere particolarmente l’uomo, non videro altri segni di vita. Gwenn si domandò come fosse possibile che una zona, apparentemente, così favorevole all’insediamento di una tribù fosse disabitata. Il fiume scorreva lento entro ampi argini, non pareva propenso alle inondazioni ed era sicuramente ricco di pesci; i boschi erano ricchi di grandi alberi, ottimi per le costruzioni, e vi s’incontravano le tracce di molti animali; il suolo appariva, dal canto suo, feritile e morbido da lavorare. Espose questi pensieri ad Eonez la quale assicurò che entro di due giorni di cammino dal tempio nessuno poteva edificare un villaggio, cacciare, pescare o coltivare la terra. Il tempio era molto ricco e vi si trovavo solamente donne, il dio aveva deciso in quel modo di proteggerle. Chiunque avesse tentato in passato di stabilirsi in quelle terre non aveva trovato vita facile, in genere fuggiva dopo pochi giorni terrorizzato. Solo chi era atteso al tempio poteva percorrerle senza pericolo, quindi solo le femmine di qualsiasi razza o specie animale.

– Non troverai alcun animale maschio qui intorno. – sostenne Eonez
– E come fanno a riprodursi? – domandò Gwenn
– Come noi… andiamo a farci un giro fuori dal territorio del tempio! Considera tutte le sacerdotesse ritornano alla loro tribù, al loro villaggio, una volta consacrate. Al tempio vivono solamente le anziane. Quando anche noi saremo vecchie potremo decidere di tornare qua a terminare i nostri giorni. Prima d’allora vedremo solo il tempio per il tempo necessario al nostro apprendimento.
Nel mio caso, possiamo dire che tu sei il mio esame finale.
– Ecco una cosa che mi spaventa… non vorrei deludere le tue aspettative. – disse Gwenn meditabonda
– Non accadrà, abbi fede. Ho sentito molto forte il richiamo di Dwyn in te… anche se quello di Lugh è altrettanto intenso. Dev’essere a causa del tuo matrimonio con lui.
– Qualcuno mi avrà.
– Chi saprà apprezzarti meglio! – terminò Eonez

Passarono la notte, l’ultima al di fuori del tempio, in una del tutto simile a quella già abitata la notte precedente. L’impressione di Gwenn era che l’avessero costruite seguendo l’identico disegno. Anche qui trovarono conforto nel calore del fuoco e nella passione dei loro giovani corpi uniti alla ricerca del piacere. Ora che ogni dubbio sulla reciproca disponibilità era stato vinto, le due ragazze si spogliarono dinanzi al fuoco per procedere alla reciproca esplorazione del corpo dell’altra.
Inginocchiate una di fronte all’altra, sedute sui talloni, con le gambe aperte si sfioravano a vicenda.

– Come hai fatto, ieri sera, a farmi godere in quel modo? – domandò Gwenn palesemente eccitata – Hai premuto in un punto particolare e… il mio piacere ha rotto gli argini.
– Questo fa parte del mio dono.
Posso sentire il tuo corpo come se fosse il mio, sento quello che senti tu e percepisco l’esatta posizione dei tuoi punti sensibili.

A conferma delle sue parole, Eonez, portò un semplice dito a contatto del capezzolo sinistro di Gwenn, lo premette con una certa forza poi aprì la mano ed avvolse tutta la mammella. Gwenn sospirò e si lasciò invadere dalla stupenda sensazione.

– È bellissimo! Sento l’eccitazione crescere… senza sosta. – ammise

Eonez, allora, fece scivolare la mano nel solco tra i seni e scese giù sino all’ombelico per fermarsi.

– Sai esattamente dove voglio sentire la tua mano… è incredibile.
– È il mio dono!
– Come posso renderti parte del piacere che mi stai dando? – domandò Gwenn
– Toccami!

Gwenn accolse l’invito, appoggiò una mano sul fianco della ragazza e chiuse gli occhi tentando di percepire le sottili vibrazioni della pelle.

– Brava!
Ora scorri in basso… passa delicatamente un dito sul mio inguine… gira intorno al pube. – la voce di Eonez iniziava ad essere fortemente emozionata. – Scorri l’interno della coscia… così.

Gwenn seguiva la voce dell’amica ad occhi chiusi ma il tatto le rimandava l’esatta forma del suo corpo.

– Sei sulla buona strada. – la sostenne lei – Ora dimmi cosa senti. Dimmi cosa percepisci del mio corpo.
– Lo vedo, sta prendendo forma nella mia mente.
– Sì… e vedi anche… Ohh! – Eonez sospirò – Sì, lo vedi!
– Ti piace qua? –domandò Gwenn mentre premeva con una certa forza poco sopra il pube dell’amica.
– Sì, non fermarti!
– E… se mi sposto qua? – domandò Gwenn
– Meglio, molto meglio. Stai imparando a “vedere il mio corpo”
– Percepisco come delle chiazze di calore sulla tua pelle. – ammise Gwenn – Se ti tocco lì… tu godi.
– Esatto, ora continua. Segui queste tracce.

Gwenn aprì la mano ed appoggiò il palmo sul ventre della ragazza nella speranza di percepire una qualsiasi variazione nella pelle, fosse anche solamente un delicato tremito, in modo da capire dove concentrare gli stimoli. Quest’analisi razionale, però, stava sortendo l’effetto contrario. Gwenn si rese conto d’aver perso il “contato” con Eonez. La stessa impressione doveva averla anche l’amica. Forse per risvegliare questa capacità o più semplicemente per il desiderio di donarle un po’ di piacere, Eonez portò una mano sotto il pube di Gwenn ed abilmente fece scivolare un dito dentro di lei.

– Fallo anche tu. – pregò, a questo punto, l’amica

Gwenn, facilitata dalla reciproca posizione, portò la mano destra sotto la vulva di Eonez e subito la penetrò con un dito. Ora erano strettamente vincolate a vicenda, come la notte precedente quando erano le lingue a scambiarsi gli stimoli vaginali, se una stuzzicava l’altra subito ne riceveva in cambio un piacere identico.

– Apri gli occhi e guardami! – disse Eonez
– Devo concentrarmi per riuscire a sentire il tuo corpo con le mani. – si giustificò Gwenn
– No. Ora guardami negli occhi… devi leggere in loro il piacere che mi dai… ed io voglio leggere nei tuoi.

Gwenn riaprì gli occhi, era da tanto che li teneva chiusi da trovare troppo intensa la pur tenue luce del fuoco. Pose lo sguardo su quello dell’amica e lo mantenne su di lei. Gli occhi di Eonez erano lucidi e le pupille parevano dilatate oltre misura. Gwenn si domandò se anche i suoi apparivano così. La mano della ragazza si muoveva lentamente sotto di lei, il dito conficcato nella vagina si manteneva ancora lontano dai punti sensibili ma il piacere cresceva.
Gwenn prese ad esplorare l’interno di Eonez mentre controllava il suo sguardo, scoprì che quegli occhi erano in grado di mostrare tutto ciò che provava lei. Se centrava il punto giusto le pupille si dilatavano ed il respiro di Eonez s’interrompeva per un istante. Allora capiva dove doveva insistere.
Con il piacere cresceva, ora, la reciproca comprensione. Gwenn sentiva il corpo dell’amica quasi fosse un’estensione del proprio e la toccava con la stessa intensità che desiderava provare su se stessa. Eonez pareva tanto concentrata da non provare nulla, ma muoveva la mano in un modo micidiale.
Gwenn sentì l’orgasmo avvicinarsi, percepiva pure un aumento incremento della temperatura dell’amica, il dito che spingeva in lei pareva attirato da un punto particolare delle pareti interne della vagina di Eonez. Lì dove toccava percepiva un rigonfiamento, un qualcosa di solido che diventava sempre più caldo e duro al tatto. Leggeva chiaramente il piacere negli occhi dell’amica e sentiva il proprio prossimo ad esplodere, allora spinse con forza in quel punto “duro”.
Accadde tutto nello stesso momento: Eonez urlò di piacere e Gwenn reclinò il capo all’indietro ansimando. Le mani restavano al loro posto e sulle dita percepirono reciprocamente le contrazioni dell’orgasmo dell’altra. Gwenn riportò lo sguardo sull’amica e ciò che vide fu la sintesi stessa del piacere. Il bel volto di Eonez, quel viso dai tratti delicati, era stravolto dall’orgasmo e gli occhi emanavano una luce tutta particolare lanciando messaggi in grado di far rinascere il desiderio. Gwenn si domandò se mai fosse riuscita ad apparire così eccitante, dopo un amplesso, come ora si mostrava l’amica. Provava l’irresistibile tentazione di continuare il loro gioco di piacere nonostante si sentisse appagata dal recentissimo orgasmo. Quasi le leggesse la mente Eonez disse:

– Sei bellissima, tutto in te richiama al piacere. Se non distolgo lo sguardo da te provo il desiderio di continuare, di godere ancora!
– Non mentire… questo è ciò che io provo per te. – confessò Gwenn
– Siamo nate per donare piacere… per questo siamo state scelte da Dwyn. – concluse Eonez

La stanchezza vinse la battaglia dei sensi, le due ragazze si prepararono per la notte e, come la notte precedente, dormirono abbracciate scaldandosi a vicenda.

– Domani saremo al tempio. – disse, ad un certo punto, la voce assonnata di Eonez

Gwenn recepì il messaggio quando oramai era quasi addormentata, ma la notizia ebbe il potere di risvegliarla completamente. Passò una notte quasi insonne, tormentata dal desiderio di svegliare l’amica per ricevere conforto, questa volta semplicemente morale, da lei; ma sentiva che anche questa era una delle tante prove da superare e tentò di trovare da sola il coraggio di terminare il cammino.
Quando sorse il sole le ragazze erano già pronte, s’incamminarono per il sentiero e lo abbandonarono solamente per attraversare il fiume grazie ad una piccola imbarcazione nascosta tra la vegetazione.
Eonez proseguiva con maggiore sicurezza ora che avevano lasciato il fiume alle spalle, camminava senza più badare ai rumori del bosco, non si voltava mai indietro nel dubbio d’essere seguita e non analizzava le eventuali tracce sul terreno.

– Il tempio è vicino. –disse Gwenn
– Lo senti? – domandò ammirata Eonez
– No. Ti vedo più tranquilla, è chiaro che ti senti a casa.
– Sì, hai ragione. – ammise lei con un sorriso – Siamo quasi arrivate e questo territorio e controllato dalle nostre sorelle ogni giorno, possiamo sentirci al sicuro.
– Non ho ancora visto nessuno qui intorno. – fece notare Gwenn
– E non vedrai nessuno. – confermò enigmatica Eonez – Ma loro hanno già visto noi, saremo accolte come si conviene.

Gwenn smise di fare domande, in fondo le premeva solamente di raggiungere la meta ed iniziare l’apprendimento. Aveva dinanzi un lungo anno, un intero ciclo di stagioni da passare lontana dal villaggio e da Denez. Iniziava a sentire la mancanza di quel ragazzo, forse era davvero innamorata di lui.

Al di là della sommità di una collina il tempio apparì, quasi all’improvviso, nella piana racchiusa nell’anfiteatro naturale formato da bassi colli e divisa a metà, circa, da un affluente del grande fiume. Gwenn si soffermò ad ammirarlo e l’amica, ricordando cosa aveva provato lei stessa in quell’occasione, rimase in rispettoso silenzio.

– Quello è il tempio? – domandò Gwenn
– Sì!

La ragazza era tentata di ripetere la domanda all’amica, poi cercò nel paesaggio conferma delle parole di Eonez. Quello che era definito “tempio” non era altro che un piccolo villaggio rinchiuso un una larga cinta di pietre disposte a cerchio intorno ad esso. Basse capanne, una microscopica piazza centrale, occupata quasi interamente da un grosso monolite, da cui partivano nove strade che, dopo aver disegnato la disposizione delle capanne, proseguivano in linea pressoché retta sino alle colline. Erano i nove sentieri che conducevano al tempio, ed ora le due ragazze si trovavano proprio su uno di questi.

– Non assomiglia ad un tempio! – osservò Gwenn – O meglio, non assomiglia a ciò che immaginavo fosse il tempio di Dwyn.
– L’aspetto inganna. – mormorò Eonez – Noi tutte abbiamo pensato le stesse cose la prima volta che lo abbiamo scorto.
– E dove sta il vero tempio? – domandò ancora Gwenn
– Quello è il tempio! – confermò l’amica
– Il villaggio?
– No. Non solo il villaggio… tutto ciò che vedi è il tempio.
– Tutto?
– Tutto! – confermò Eonez

Gwenn misurò mentalmente le dimensioni della piana tra le colline valutando che le sarebbe occorso un buon giorno di cammino per raggiungere le alture dall’altro lato. Se Eonez diceva il vero quello era il tempio più grande che non avesse mai visto.

– Ma… – iniziò Gwenn
– Il tempio – la prevenne Eonez – ha il suo centro nel villaggio che vedi. Là abitiamo e studiamo. Poi, nei boschi intorno, nel fiume, nei piccoli bacini d’acqua, sulle pietre nascoste nella vegetazione… teniamo i nostri riti. Il tempio è immenso e molto complesso… poche di noi lo conoscono veramente a fondo.

Il tempio era effettivamente enorme. Gwenn trascorse i primi mesi d’apprendistato ad esplorarne i dintorni, nei rari momenti liberi. Non le avevano posto alcun limite, poteva muoversi come desiderava, anzi le novizie era invitate a vagare per i boschi in modo da scoprire da sole i vari luoghi ritenuti sacri al dio. In questo periodo Gwenn divideva una piccola capanna con Eonez, sua amica e guida ed anche amante nelle fredde notti invernali. Questo ripetersi di splendidi rapporti saffici iniziava a preoccupare la ragazza, se poteva giustificarne l’esistenza con la cronica carenza di uomini non poteva altrettanto motivarne la frequenza. Nelle ore dedicate allo studio della ritualità dovuta al dio veniva sempre toccato l’argomento del sesso; ed il piacere era il naturale contorno. Il desiderio cresceva prepotente in Gwenn e lo poteva sfogare solamente con Eonez quando la rivedeva la sera. L’amica pareva lusingata da queste attenzioni; aveva scelto di rimanere al tempio, nonostante avesse raggiunto il primo grado d’apprendimento, per approfondire alcuni aspetti della divinità di Dwyn e conseguire un ulteriore qualifica. Forse la loro complicità influiva sulla reciproca sessualità in modo deviante o, quanto meno, le distoglieva dal reale obiettivo di tanti studi. Quando Gwenn espresse i sui dubbi ad un’anziana sacerdotessa questa la invitò a spingersi sempre più lontano nelle sue esplorazioni dei dintorni, senza aggiungere altro. Gwenn rimase delusa, sperava in un maggiore appoggio, in qualche parola di conforto. In ogni caso approfitto della prima giornata calda e soleggiata della primavera inoltrata per affrontare un cammino più lungo del solito.
Alle prime luci dell’alba, approfittando di una giornata libera da impegni, Gwenn s’avvio lungo uno dei sentieri che uscivano dal villaggio, scelse quello che puntava dove nasceva il simbolo di Lugh, forse per ricordare d’essere stata sua sposa e d’aver apprezzato a fondo l’amplesso rituale con un uomo, o più semplicemente perché amava sentire il calore del sole sulla pelle. Dopo l’inverno era piacevole percepire i promettenti raggi solari sul volto.
La ragazza seguì il consiglio dell’anziana: camminò a lungo, sin quasi a raggiungere le prime pendici delle colline. Non si era mai spinta così lontano dal villaggio e, benché si trovasse sempre all’interno del tempio stesso, non sentiva più quella tranquillità che l’aveva accompagnata nei mesi precedenti. Non era una sensazione di pericolo strettamente fisico, non c’era nulla che potesse preoccuparla sotto questo aspetto dentro il tempio di un dio universalmente riconosciuto e adorato, era piuttosto un malessere dell’animo. I dubbi sulla propria sessualità scaturiti dai continui rapporti con Eonez non l’abbandonavano mai, anche se non rinunciava al piacere di giocare con lei.
Gwenn ritenne d’essersi allontanata abbastanza dal villaggio, la sacerdotessa non aveva specificato sin dove dovesse arrivare, e si fermò sulla riva di un piccolo stagno ad ammirare il riflesso delle poche nuvole sull’acqua mentre addentava un pezzo di carne secca che aveva portato con se.

“Chissà se ho camminato abbastanza?” si domandò
“Soprattutto… chissà se ho preso la direzione giusta?”

Gwenn scacciò questi dubbi concentrandosi sul sapore del cibo e sulla naturale bellezza del luogo, era il modo migliore per ritrovarsi dopo essersi persa nei suoi pensieri. Da sempre, quando entrava in crisi, spostava l’attenzione sugli aspetti strettamente materiali del mondo che la circondava: il spore del cibo, il calore di un fuoco, il freddo della neve, il soffio del vento nelle orecchie… iniziava a valutare il proprio universo in base a degli stimoli puramente animali seguendo unicamente l’istinto. Fu grazie a questo che il piccolo stagno assunse un nuovo aspetto, ora riusciva a cogliere tutta una serie di dettagli che prima l’erano sfuggiti. Ad esempio le fronde di alcuni alberi sull’altro lato erano chiaramente agitate da una corrente d’aria che lei non percepiva nella posizione attuale; questo poteva indicare, tra l’altro, la presenza di un lungo canalone sino alle colline o, addirittura di una grotta. Incuriosita Gwenn decise d’esplorare a fondo la zona.
S’inoltrò tra la vegetazione del lato opposto al villaggio dello stagno trovando, di lì a poco, le tracce di un sentiero. Tracce che divennero sempre più chiare sino a trasformarsi in un sentiero ampio e ripulito a dovere dai rovi. Non si stupì di questa scoperta, in fondo si trovava sempre dentro il tempio, quindi le tracce di attività umane era sparse ovunque, si domandò solamente come mai l’ingresso del sentiero fosse celato da una folta vegetazione. Evidentemente l’accesso era riservato a poche. Proseguendo il cammino Gwenn notò ai lati del tracciato una serie di coppelle scavate sulla sommità di piccoli massi posti a distanza regolare uno dall’altro, passò un dito nell’incavo d’uno di questi ed ebbe conferma delle sue iniziali supposizioni: la presenza di tracce di grasso animale ed il forte odore di residui combusti stava ad indicare che, in quelle coppelle, veniva incendiato del grasso per illuminare la via nelle ore notturne. Si trovava in uno dei tanti luoghi rituali del tempio, ora si trattava di scoprire quali riti vi fossero celebrati. Prima o poi sarebbe capitato a lei di dover officiare in quel luogo, tanto valeva esplorarlo subito.
Due alti e sretti monoliti, posti a vicini l’uno all’altro, segnavano l’ingresso della vera e propria “area sacra”. Era una radura di forma circolare, priva di cespugli e ricoperta di fiori appena sbocciati in saluto alla nuova stagione. Il luogo infondeva un senso di calma, di dolcezza e di profonda serenità interiore nonostante le relative piccole dimensioni. Pareva l’anticamera di un qualcosa di molto importante poiché alcuni sentieri partivano a raggiera dalla radura; Gwenn proseguì lungo uno di questi, il primo che incontrò alla sua destra. Non dovette inoltrarsi di molto nel bosco, non molto lontano dall’anticamera incontrò una seconda radura, più piccola, ma valorizzata da una statua a grandezza naturale di Dwyn. Gwenn s’avvicinò con il dovuto rispetto al simbolo del dio da lei adorato, girò intorno alla statua osservandola con interesse e rimase colpita dalla precisione con cui erano riportati i dettagli del corpo maschile. Pareva quasi viva, in grado di muoversi e parlare, tanto era ben eseguita. Non aveva mai visto una scultura del genere e nemmeno conosceva il materiale in cui era stata lavorata. Si trattava di una pietra dal colore chiaro, praticamente bianco, solida e dalla grana finissima tanto che la superficie era perfettamente levigata. Vinse il timore ed appoggiò una mano sulla spalla del dio per tastare la consistenza della pietra e scoprì che non era fredda come s’aspettava ma tiepida, scaldata dal sole. Si rese conto di trovarsi di fronte a qualcosa che non poteva essere opera di un essere umano. I dettagli, la pietra, la lavorazione accurata erano al di fuori delle capacità del suo popolo. Si portò di fronte alla statua e qui scoprì che Dwyn era ritenuto il dio dell’amore per un buon motivo: il membro era raffigurato in piena erezione e in tutte le sue maestose dimensioni. Qualcosa si mosse nello stomaco di Gwenn, dopo tanto tempo si ritrovava di fronte ad un uomo nudo, un bellissimo uomo dai tratti somatici fini e dalla possente muscolatura, dotato di un fallo in grado di colpire la fantasia d’ogni donna. Non resistette alla tentazione e cinse il membro di Dwyn tra le mani stringendolo con forza, in quel momento comprese quanto le mancava la presenza di un uomo la notte. Scoprì di non essere stata deviata dai lunghi e piacevoli amplessi con Eonez se desiderava ancora con tale intensità il sesso maschile. Rinfrancata da questa scoperta dedicò maggiore attenzione alla statua ed al suo sesso. Il membro appariva lucido e la superficie del glande consunta rispetto al resto del corpo; come se da tempo immemore le adepte al culto praticassero una fellatio rituale alla statua. Gwenn ricordò le sensazioni di un membro tra le labbra, il suo sapore ed i gemiti eccitanti dell’uomo in pieno delirio estatico di piacere. Non riuscì a resistere, abbassò il viso ed appoggiò le labbra sul glande della statua per baciarlo. La superficie liscia e tiepida l’invitò a leccarla, Gwenn si ritrovò in ginocchio dinanzi alla statua con il membro profondamente conficcato nella gola senza comprendere cosa l’avesse spinta a compiere tale azione. Era, però, bellissimo sentire nuovamente un uomo in gola; Gwenn si ritrovò ad immaginare un amplesso con quella statua, da troppo tempo sentiva la carenza di qualcosa nel ventre e i giochi manuali dell’amica non riuscivano a colmare il vuoto. Non ritenne nemmeno per un istante di compiere un atto sacrilego, qualcosa le diceva che quella statua era stata scolpita proprio per quel motivo. Il problema era dato dalla posizione e dall’angolazione del membro: perfetta per un rapporto orale ma risultava difficile calarcisi sopra per farsi penetrare.
In preda ad un eccitazione sessuale sempre più forte, Gwenn tornò sui suoi passi e, dalla radura principale, scelse un altro sentiero sicura di trovare una diversa statua del dio. Non rimase delusa: al fondo del viottolo un’altra radura circondava la figura di Dwyn inginocchiata dinanzi ad un basamento dello stesso materiale e rappresentata nell’atto di spingere innanzi il membro eretto. Gwenn prese le misure e comprese che se si fosse posta dinanzi a lui carponi poteva agevolmente farsi penetrare dall’immagine del dio. Ora quel luogo svelava alla novizia il suo vero significato, era lì che le adepte s’univano con il loro dio carnalmente. La ragazza s’avvicinò alla scultura, le girò intorno ammirandone ancora una volta la perfezione e la seduzione del materiale, poi si pose alle sue spalle e l’accarezzò a lungo facendo scorrere le mani sul busto, per cogliere i dettagli dei pettorali, prima di lasciar scendere le mani sino al membro e cingerlo con forza. L’idea di concedersi al dio in quella posizione generò, nella sua mente, una serie d’immagini in veloce svolgimento. Si vide con le natiche completamente appoggiate a lui e la schiena inarcata in preda ad un profondo godimento. Non perse tempo; si sollevò l’abito in vita quindi si posizionò dinanzi alla statua. Carponi spinse dolcemente il corpo contro il membro e scoprì di trovarlo alla giusta altezza. La forte eccitazione sessuale di cui era preda l’aveva dilatata e lubrificata a sufficienza, aprì con le mani le labbra della vagina e spinse verso la statua. Il membro litico era enorme, un dio come Dwyn non poteva accontentarsi di normali dimensioni, ma lentamente stava entrando in lei. L’eccitazione le consentì di superare il lieve dolore e la stupenda sensazione di percepire dentro di se, dopo tanto tempo, una presenza importante come quella la costrinse ad insistere sin che non comprese d’essere giunta al fondo. Ora teneva tutta la virile essenza di Dwyn nel ventre, quando ne comprese il vero significato provò una forma di paura sino allora sconosciuta. Si ritenne, improvvisamente, indegna, inadeguata, impreparata a proseguire il cammino; ma il membro di pietra stimolava i punti giusti, premeva contro la morbida carne generando un piacere sempre più intenso. Gwenn iniziò a muoversi spinta dalla necessità di seguire ed intensificare quel piacere. Ben presto, la foga di godere, le consentì di vincere l’imbarazzo e si concesse, senza più remore, al suo dio. Si muoveva lenta scorrendo tutta la lunghezza della virilità divina, ogni volta che tornava ad appoggiare i glutei contro la statua gemeva con forza per espellere, in quel modo, l’eccesso di piacere, quello che il suo cervello non era in grado di sostenere. Era bellissimo, ma non era la sua posizione preferita.
La ragazza comprese che il dio non se la sarebbe presa se avesse cercato un’altra raffigurazione che lo ritraesse in una posizione più consona alle sue attuali fantasie. Scivolò in avanti e fece uscire, a malincuore, il membro da sé. Ancora leggermente dolorante si voltò, sempre in ginocchio, verso la statua, sollevò lo sguardo al volto illuminato dal sole poi scese sino al lucido membro. La pietra era ricoperta dei suoi umori vaginali, Gwenn avvicinò il viso attirata dal profumo di sesso che emanava e allungò la lingua per saggiarne il sapore. S’aspettava di cogliere solamente il proprio, ma per una strana reazione con la pietra i suoi stessi umori avevano assunto una dominante prettamente maschile. Gwenn ingoiò ancora una volta il membro divino gustandone il piacevole aroma di maschio.
Era più che mai determinata a cercare una rappresentazione di Dwyn che lo ritraesse nella posizione, e nelle condizioni, sperate. Tornò verso la radura principale dopo essersi sistemata il vestito e qui prese il sentiero successivo. Un breve tratto di bosco ben curato la condusse alla statua del dio ritratta in ginocchiata dinanzi ad un basso altare. Il membro, forse scolpito ancora più grande del precedente, puntava verso il piano di pietra bianca superandolo di poco in altezza. Gwenn analizzò la raffigurazione, ne studiò la posizione e l’espressione del viso. I muscoli di tutto il corpo erano tesi per spingere il corpo in avanti, come se intendesse penetrare la femmina stesa sull’altare dinanzi a lui. Gwenn tornò con la memoria al suo primo incontro divino, quando s’unì a Yann nella celebrazione di Lugh. Doveva essere facile stendersi dinanzi a quella statua, far scivolare dentro di sé il membro per poi muovere abilmente il bacino sino all’esplosione del piacere. S’immaginò in quella situazione mentre camminava intorno alla scultura, il piacere tornò ad affacciarsi alla sua mente, ma non era ancora ciò che cercava. Si ripromise di tornare in seguito per omaggiare il dio anche in quella parte del tempio.
Tornò ancora nella radura principale e prese il sentiero a fianco. Nella radura in fondo a questo trovò, finalmente, la rappresentazione di Dwyn sdraiato, con il bacino leggermente sollevato ed il membro eretto leggermente inclinato in avanti rispetto alla perfetta verticale. Chi aveva scolpito quelle statue conosceva alla perfezione il corpo femminile, forse erano state proprio le prime sacerdotesse ad imprimere nella pietra il simbolo della loro passione carnale. Gwenn era sempre più eccitata, la scoperta di ciò che realmente cercava rischiava di farle perdere completamente il controllo. Si spogliò completamente, questa volta, quindi raggiunse la statua. Era incerta, intimidita dalle dimensioni del membro che appariva sempre più possente ogni volta che scopriva una nuova statua. La voglia che provava la spinse a montare sopra il dio, scoprì che era stato ricavato nella pietra un comodo appoggio per le ginocchia a fianco del corpo di Dwyn. Si mise in posizione e sentì il membro divino premere sulle natiche, allora si sollevò per posizionare il pube sopra il pene. Aprì le labbra della vulva con le mani e calò lentamente. Si face penetrare adattandosi alla rigida angolazione del membro di pietra, scese sin quando non lo sentì premere contro l’utero. Piena di lui cercò con la mano di valutare quando ne rimanesse ancora e si sconvolse di riuscire ad appoggiare l’intero palmo sul membro ancora fuori di lei.
“Non riuscirò mai a prenderlo tutto!” pensò mentre saliva per farlo scorrere nel ventre.
Gwenn non riusciva a muoversi come d’abitudine, la pietra non era mobile quanto la carne di un uomo, ma il piacere montava alla stessa maniera. Quando s’adattò a questa fissa presenza riuscì ad imbastire una serie di movimenti estremamente efficaci per lei. Tenendo le mani appoggiate sul busto saliva e scendeva cercando di far scorrere il pene contro i punti più sensibili. Godeva di un piacere intenso e ininterrotto, la consapevolezza, poi, di poter insistere quanto desiderava senza temere una perdita di controllo da parte del suo litico partner le fece superare gli ultimi vincoli.
Era prossima ad un magnifico orgasmo quando raddrizzò la schiena per sentire meglio il membro premere in avanti quando tornò a porre la mano sul pube. Voleva sentire con due dita le dimensioni di quanto teneva dentro, ora che dilatata dal piacere quasi non lo coglieva più nella sua reale interezza, ma sotto di sé trovò solamente il bacino del dio. Eccitata e gaudente era scesa a prendere completamente nel ventre quel membro che, prima, pareva impossibile.
Gwenn urlò il proprio piacere mentre in preda al delirio cavalcava sempre più velocemente la statua del dio. Nell’attimo culminante i suoi pensieri assunsero un aspetto autolesionistico, voleva sentirsi aprire dalla divinità, squartare dall’inguine al seno o perforare sino alla gola dal divino membro. Per questo salvata sopra la statua con sempre maggiore intensità sin che le ultime pulsioni di piacere si portarono via ogni forza.
La novizia crollò esausta sopra il busto divino e qui restò sin che i raggi del sole, quasi allo zenit, non la riscaldarono al punto di cottura della schiena, allora si sollevo sino ad urtare contro il membro. Gwenn apprezzò quest’ammirabile diversità tra l’immobile statua ed il corpo in carne di un uomo, la fonte del suo recente piacere era lì, sempre pronta e disponibile, se avesse desiderato un’ulteriore unione. La giovane, però, era leggermente indolenzita; sentiva un delicato bruciore ai muscoli delle gambe ed uno più intenso al basso ventre. Rinunzio, almeno per ora, ad una nuova unione con la divinità, sentiva il bisogno di bagnarsi, di lavare via dalla pelle il salato aroma del proprio sudore. Senza rivestirsi s’avviò verso lo stagno all’ingresso del labirinto e vi si tuffò. Il sole aveva riscaldato le basse acque ed era piacevole restare immerse mentre la mancanza di peso rinfrancava le membra. In quel piacevole languore la colse il pensiero che Dwyn avrebbe senza dubbio apprezzato le sue attenzioni, inoltre voleva lasciare il tempio così come l’aveva trovato. I suoi pensieri si materializzarono in alcuni contenitori in corteccia ricoverati sotto una lastra di roccia lì vicino. Era chiaro che altre, come lei, avevano sentito il dovere di dedicarsi alla cura del dio dopo il rituale amplesso. Gwenn prese un contenitore e lo riempì d’acqua, quindi tornò nel bosco, verso la radura. Raggiunta la statua di Dwyn dalla quale aveva tratto il sommo piacere la bagnò, quindi con una parte del suo vestito in morbida pelle di daino la strofino dedicando particolare attenzione ai genitali.

Il tempo trascorse senza lasciare traccia nella mente di Gwenn, quando si rese conto di non poter tornare indietro prima del buio totale decise di pernottare in quel luogo, in compagnia del suo dio. I viveri erano scarsi ma sufficienti, non si preoccupò di cercare altro cibo e dedicò le poche ore di luce all’esplorazione del piccolo tempio. Rimanevano ancora alcuni sentieri da percorrere.
Come s’aspettava le altre vie conducevano ad altrettante rappresentazioni di Dwyn nelle più disparate posizioni d’accoppiamento, sempre con il membro ben eretto e di generosissime dimensioni. Gwenn osservava interessata ogni figura lasciando la fantasia libera di sviluppare i possibili amplessi mentre s’immaginava nei dettagli lo stimolo che n’avrebbe ricavato. Il sesso si era impadronito della sua mente, ogni altro pensiero era scacciato dal ben più forte bisogno di piacere. Da quando era entrata nella prima radura si era ritrovata in uno stato di profonda eccitazione che non accennava a diminuire, nonostante l’appagamento del recente orgasmo. Tutto in quel luogo richiamava la mente al sesso, il magnifico corpo nudo del dio, il suo membro sempre eretto e disponibile, le posizioni tanto eccitanti quando realmente riprodotte. Gwenn era dentro un sogno, il suo sogno di piacere, e camminava da una radura all’altra spinta dalla curiosità di scoprire in quanti modi poteva unirsi alla divinità che adorava.
Una di queste statue, però, la spaventò ed incuriosì al contempo. Il dio era ritratto in duplice figura: una statua era stata scolpita sdraiata sopra un masso alto da terra. Il magnifico membro divino era molto più reclinato verso il basso rispetto alla rappresentazione cui s’era unita nel pomeriggio e teneva le gambe suo bordo del masso ripiegate all’altezza delle ginocchia. Da qui, dal punto di curvatura, un altro Dwyn s’innalzava eretto, in statura e sesso, in modo da porre il membro poco al di sopra dell’altro e quasi parallelo a questo. Due rappresentazioni del dio che offrivano alle adoratrici due membri di poco distanziati in modo che era impossibile scegliere quale accogliere ma costringeva a prenderli tutti e due. Gwenn non si sconvolse per la doppia penetrazione proposta dalla raffigurazione, ma per le dimensioni dei membri e per la distanza tra loro. Prendere dentro di sé quella pietra significava aprire al dio completamente il proprio corpo in un modo che nessun rapporto con uomini di carne l’avrebbe mai costretta a fare.
La ragazza s’avvicinò titubante alla duplice statua, il sole era basso sull’orizzonte e presto le cime delle colline l’avrebbero oscurato, ma rimaneva luce sufficiente per cogliere i dettagli della scultura. Dwyn era riprodotto tanto fedelmente da far apparire reali i due uomini, i giochi di luce generati dai raggi solari attraverso il fogliame mosso dalla brezza, facevano apparire mobili i muscoli tanto ben riprodotti. A Gwenn parve che le due statue respirassero a tempo con le folate di vento, apparivano vive nella sempre più insistente penombra. Queste sensazioni la convinsero che l’unione non sarebbe stata impossibile, il dio l’avrebbe aiutata. L’eccitazione tornava prepotente ed inarrestabile ad inumidire il sesso, a svuotare il ventre richiamando una presenza a colmare il doloroso vuoto. La giovane slacciò il vestito e lo lasciò cadere ai piedi prima di percorrere, come ipnotizzata, gli ultimi passi che la separavano dalle statue. Estatica si mise a cavallo del Dwyn steso, lo baciò sulle labbra, poi sporse il sedere indietro, sino ad incontrare i due membri. Cercò la posizione migliore; il primo membro era leggermente avanzato rispetto al più alto e non ebbe difficoltà ad accoglierlo. Scivolò su di esso sino a percepire il secondo contro l’ano, allora divaricò le natiche con le mani e tentò di farsi penetrare anche lì. Era in preda alla più intensa eccitazione mai provata, il dolore del roccioso pene contro l’ano non la fermava, ma per quando insistesse non riusciva ad accoglierlo. Dopo vari tentativi la frustrazione rischiava di smontare l’eccitazione, sapeva che se fosse uscita da quello stato sarebbe risultato impossibile portare a termine il duplice amplesso.

– Non sei ancora pronta a questo! – disse la voce di Eonez

Gwenn tornò alla realtà, la voce dell’amica giunta da un mondo lontano la costrinse ad aprire gli occhi su quelli scolpiti del suo dio.
La ragazza si spinse in avanti e soffrì del vuoto lasciato dal pene divino.

– Da quando sei qui? – domandò Gwenn
– Da sempre! – ammise Eonez – Sono la tua guida!
– Non ci riesco… fa male! – ammise Gwenn – Hai ragione, non sono pronta a questo.
– Non puoi riuscirci da sola la prima volta, per questo sono qui!

Le parole dell’amica diedero una spinta all’eccitazione quasi del tutto scemata.

– È determinante la posizione che assumi… – disse l’amica – No, non scendere, rimani li… ti aiuterò io.

Gwenn obbedì, rimase a cavallo della statua di Dwyn adagiata su di lui mentre osservava l’amica slacciare il vestito e denudarsi.
Eonez s’avvicinò sinuosa, raggiunse Gwenn e le accarezzò dolcemente la schiena. Una serie di massaggi che partivano dalla base del collo per spingersi lentamente verso le natiche e da qui, sempre più spudorati, nella zona genitale. La giovane chiuse gli occhi, le mani dell’amica, il suo profumo la tranquillizzavano ed eccitavano al contempo. Solo quando Eonez sfiorò l’ano con le dita ebbe un sussulto. Gwenn percepì, ai limiti della coscienza, una sostanza umida e scivolosa sulla delicata pelle dell’ano ed il dito dell’amica che la spalmava dolcemente.

– Sei eccitatissima! – costatò ammirata Eonez

Gwenn rispose con un lungo mugolio.
Le mani di Eonez le sollevarono dolcemente i fianchi e la spinsero contro il primo membro. Gwenn sospirò di piacere mentre lo sentiva entrare, non pensava più alle difficoltà di prima, la presenza dell’amica le donava la sicurezza necessaria.
Eonez si pose dietro alla rappresentazione eretta di Dwyn, con il seno premuto sulla schiena del dio prese i fianchi di Gwenn e la trasse a se, contro il secondo membro. Guidò l’amica facendole assumere l’angolazione ideale, le dilatò le natiche poi la incitò a spingere e, poco alla volta, vide il pene litico entrare nel suo intestino.
Gwenn era muta, quasi non respirava, ma non si lamentava. Questo indicò ad Eonez che era pronta a muoversi alla ricerca del piacere. Sempre da dietro la guidò nelle prime mosse, la spinse in avanti poi la richiamò a se, sentiva i muscoli della giovane fremere sotto i palmi delle mani, sapeva bene quale intenso piacere quell’unione poteva donare e desiderò intensamente trovarsi al suo posto. Ma doveva portare a termine quest’ultima operazione nei confronti della ragazza, lei ancora non lo sapeva ma quest’unione, o questa serie di unioni, con le statue di Dwyn segnavano il compimento del primo stadio dell’iniziazione a sacerdotessa.
Eonez attese che i movimenti dell’amica divenissero fluidi e naturali, quindi allontanò le mani da lei e restò ad osservarla mentre avanzava ed arretrava verso i genitali delle statue. Gwenn era totalmente concentrata, il viso testimoniava uno sforzo interiore sicuramente teso a cogliere ogni minimo dettaglio della doppia penetrazione. Pareva assente, distante con la mente, impegnata in chissà quali profondi pensieri; ma il suo respiro, sempre più veloce, e le violente contrazioni muscolari indicavano un intenso godimento.
Ora, Gwenn, poteva muoversi da sola, senza più alcun aiuto; Eonez si portò dinanzi a lei e s’inginocchio in modo da poterla osservare in viso. Studiò con morbosa attenzioni i lineamenti contratti dell’amica e tento, da essi, di valutare quanto intenso fosse il piacere che provava. Gwenn era bellissima, Eonez ne prese il viso tra le mani e la costrinse a sollevarlo, quindi le sussurrò:

– Fammi bere il tuo piacere – e la baciò.

Le labbra della giovane, inizialmente tese, si rilassarono al contatto di quelle dell’amica, divennero morbide ed invitanti mentre si schiudevano per consentire alla lingua d’uscire alla ricerca di un contatto più intenso ed intimo. La bocca di Eonez s’aprì per accogliere l’amica, ne risucchiò la lingua e la cercò con la propria. Gwenn mise in quel bacio tutta la passione ed il piacere che provava, rapì i sensi dell’amica e le trasferì parte di ciò che provava.
Eonez faticava a tenerle dietro, Gwenn continuava a muoversi contro le due statue anche se più lentamente ora, come se volesse prolungare il piacere ed allontanare l’orgasmo. Quando, però, la lingua della ragazza si fermò Eonez comprese che era giunta al culmine. Aspirò il respiro dell’amica senza staccare le labbra mentre faceva scivolare le mani sulla sua pelle madida di sudore. Colse le intense convulsioni muscolari a stento trattenute, i regolari gemiti ed il finale sospiro prima di lasciarla ed allontanare il viso dal suo. Eccitata quanto lo era prima Gwenn, la giovane sacerdotessa aiutò l’amica a smontare dalla scomoda posizione, s’adagiò con lei sull’erba e le sostenne il capo in grembo. Le ragazze non parlarono, Gwenn si godeva i massaggi dell’altra, morbide e regolari pressioni mirate al basso ventre che prolungavano il dolce languore post orgasmico. Solo a notte fonda le due si rivestirono per tornare alla prima radura dove accesero un fuoco per scaldarsi. Qui, dopo un semplice pasto, Eonez parlò:

– La tua iniziazione è terminata. – disse bruscamente
– Questo era l’atto finale? – domandò Gwenn
– Sì. Domani torneremo al villaggio e riceverai il marchio di Dwyn.
– A dire il vero mi sento già “marchiata”… provo un vago dolore nel…
– Questo è normale! – ammise ridendo la giovane sacerdotessa, poi seria aggiunse – Ora devi decidere se fermarti ancora qua o tornare al tuo villaggio.
– Se vado?
– Potrai tornare quando vuoi per proseguire i tuoi studi. Oggi sei diventata sacerdotessa di Dwyn… ma il cammino è ancora lungo.
– E… se resto? – domandò imbarazzata Gwenn
– Allora una parte di questo cammino lo percorreremo insieme. – disse speranzosa Eonez

Gwenn si prese tutto il tempo necessario a rispondere poi fissò l’amica negli occhi e le domandò

– Mi accompagni a casa… – tacque per scrutare l’espressione di Eonez – Per qualche tempo, poi torniamo qua… insieme.

Eonez sorrise esaltando la sua bellezza, poi disse:

– Anche io sento il bisogno di un uomo… un maschio vero, in carne… morbido ma non troppo.
– Non è solo questo, ho promesso a Denez di tornare, anche se sento che non lo troverò al villaggio. Lui ama viaggiare più di quanto ami me.
– E sia, forse lo incontreremo lungo la strada… i mezzi di Dwyn sono infiniti!
– Lo so… li ho appena testati! – disse Gwenn mentre appoggiava la fronte a quella dell’amica sorridente.

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