Picatrix – Incesto

“Incesto”

 

Questo termine ruotava in continuazione nella mente senza lasciare spazio ad altri pensieri.

 

“Incesto”

 

Elena perseverava nel ripetersi mentre un dolore, profondo e diffuso, la spingeva verso sempre più profonde forme di depressione.

 

“Incesto, ma come ho potuto… Come abbiamo potuto?”

 

Si chiedeva senza trovare una spiegazione plausibile. Soffriva e si sentiva colpevole, sporca, persa.

 

“Incesto … sì!”

 

In fondo quel suono non era poi così sporco, non così perverso e neppure peccaminoso. Le avevano insegnato che non era bene, le avevano detto che non sarebbe mai dovuto accadere, non doveva neppure pensarci; ma le avevano anche nascosto quanto potesse essere piacevole.

 

“Incesto…!”

 

Un sospiro e sentì l’eccitazione crescere, un diffuso calore che partiva da una zona precisa del ventre per espandersi in tutto il corpo. Tentò di lenire la sensazione, quasi dolorosa, che sentiva dentro massaggiandosi il ventre con una mano e ricordò. Le tornarono in mente le mani calde, forti ma dolci, decise e sensuali che scorrevano sulla pelle elettrizzandola. Scendevano dal seno al pube indugiando a lungo sull’ombelico, seguivano con le dita le curve del corpo tracciandole con cura. Audaci la esploravano e timide bussavano alla sua femminilità. Questo contrasto, sintomo di dolcezza e rispetto, la faceva impazzire, non si sarebbe mai stancata d’averle addosso.

 

“Incesto!”

 

Questa volta un gemito rauco uscì dalla gola mentre Elena si penetrava con il dito medio. Lo fece proprio sul suono di quella parola pronunciata a bassa voce come per sminuirne il significato senza precluderne il valore trasgressivo. Ripeté quel termine più volte, sempre più veloce mentre si stimolava senza alcuna pietà il clitoride e la mente riviveva i dettagli della notte precedente. Le lenzuola aderivano al suo corpo incollandosi ad esso grazie al velo di sudore che imperlava la pelle, danzavano sollevandosi leggere sul pube dove la sua mano la stava portando verso l’estasi.

L’orgasmo arrivò inaspettato. Non la solita lenta marea ma un’onda improvvisa e devastante. Contrasse tutti i muscoli ruotando la testa da una parte all’altra finendo per mordere un lembo del cuscino nel tentativo di trattenere l’urlo di piacere che le stava nascendo spontaneo.

Quando aprì gli occhi per la prima volta rimase ferita dall’intensa luce solare che penetrava dalla finestra, aveva dormito più del solito per riprendersi dalle fatiche della notte. Si spinse seduta contro la spalliera del letto ancora intorpidita dal sonno e languida per il recente orgasmo, con gli occhi cercò i segni della sua depravazione. Nonostante l’eccitazione e il piacere provato, che ancora provava, continuava a considerare il suo incesto una folle e lussuriosa deviazione. Nulla nella stanza testimoniava ciò che era avvenuto, nessuna traccia nemmeno sulle lenzuola che apparivano perfettamente stirate alla sua destra sul letto matrimoniale in cui riposava ora. Inconsciamente si ritrovò a massaggiarsi un polso dolente allora ricordò d’essere stata legata alla spalliera del letto. Guardò verso il punto in cui si era aggrappata durante gli ultimi spasmi di piacere, non potendo fare altro che assorbire i suoi colpi sempre più intensi mentre stava per venire in lei poiché era legata. Avrebbe voluto stringerlo a sé, graffiargli la schiena per spronarlo, trattenerlo per i glutei per costringerlo ad eiacularle dentro, rivoltarsi sopra di lui al termine del rapporto per sentirlo mentre si rilassava ed il membro si sgonfiava lentamente; ma l’aveva imprigionata.

Era sempre stato lui a dominarla sin da quando era nata.

Non le dispiaceva quel ruolo, in fondo si sentiva protetta. Nei loro giochi di bambini era sempre lei a sottomettersi alle sue decisioni, a seguirlo in ogni fantastica avventura che s’inventava. Quante volte aveva perso deliberatamente un gioco, una partita, solo per fargli piacere? Sapeva quanto ci teneva a vincere sempre. Lui la ricambiava con delle attenzioni che le sue amichette non sognavano nemmeno: l’aiutava nei compiti, le spiegava paziente le materie che le erano più ostiche, l’accompagnava a scuola ed era sempre lì quando usciva. Era stato lui ad insegnarle a ballare e le aveva spiegato cosa passava per la testa dei suoi amici maschi quando le offrivano un passaggio sul motorino o la invitavano al cinema.

Amava profondamente suo fratello, una presenza costante durante tutta l’infanzia, un valido sostituto del padre che aveva lasciato la loro madre tanti anni prima per cercare non si sa cosa in un'altra donna. Adorava il suo “fratellone” di cinque anni più vecchio di lei ma tanto più saggio e forte ai suoi occhi. Ricordava quanto aveva pianto il giorno in cui s’iscrisse ad una facoltà di un'altra città. Sapeva che non l’avrebbe più avuto tutto per sé, lui sarebbe stato lontano e lei tanto sola, ma doveva seguire la sua strada e costruirsi un futuro. Poco alla volta se ne fece una ragione e iniziò a vivere per sé e non più in funzione sua com’era stato sino ad allora. Questo la rese una ragazza migliore e più sicura di sé. Mentre lui studiava lei si trasformava da bambina in donna, ogni volta che s’incontravano, quando lui tornava a casa o lei andava a trovarlo, si sentiva dire che stava diventando sempre più bella. N’era profondamente gratificata, sentiva la sincerità nelle parole di suo fratello, provava solo una strana forma di gelosia quando lui le raccontava delle sue avventure amorose. Spiegava questo sentimento con la consapevolezza che presto o tardi avrebbe trovato una donna che l’avrebbe allontanato per sempre da lei e si pentiva sentendosi egoista nei suoi sentimenti. La ragione le diceva che il loro rapporto non sarebbe mai cambiato anche se lui aveva una donna da amare, in fondo un legame di sangue era più forte che qualsiasi amore, ma le mancava tanto la sicurezza che le infondeva la sua presenza sin da piccola.

 

“Amare il fratello è un conto, ma andarci a letto è tutta un'altra cosa!”

 

Costatò turbata Elena.

Che cosa era successo, com’era potuto accadere?

 

Lui si era appena laureato con il massimo dei voti, non poteva essere altrimenti considerando la sua smania di primeggiare a tutti i costi. Incurante delle ore di sonno perse, della salute, degli anni passati sui libri piuttosto che a viverli come un comune ragazzo pure studioso ma consapevole della sua natura aveva raggiunto un livello di preparazione tale da convincere il suo relatore che meritava molto di più. Fu lui a trovargli un posto in quell’istituto francese per uno stage di sei mesi che poi divennero dodici. Ora quello stage stava per diventare un lavoro definitivo, l’istituto non intendeva lasciarselo sfuggire. Era tornato a casa per spiegare a sua madre e a lei che si sarebbe stabilito in quel paese, che la si trovava il suo futuro e non poteva lasciarselo sfuggire. La Loro madre aveva capito, soffriva per il distacco sempre più definitivo ma lo capiva ed in fondo se lo aspettava. Lei non lo capiva, sapeva di doverlo accettare, ma non riusciva a mandare giù questa notizia.

Suo fratello la conosceva bene ed aveva previsto questa reazione.

 

  • Guarda cosa ti ho preso a Parigi!– le disse mentre disfaceva le valige in quella che era la sua vecchia cameretta, quindi le porse una scatoletta.
  • Cos’è? – domandò Elena ancora imbronciata.
  •  

 

Elena scartò lentamente il pacchetto, sospettosa. Qualsiasi cosa contenesse non poteva certo blandirla o alleviare il dolore che provava.

 

  •  

Cos’è? Un ciondolo!

È bellissimo, dove lo hai trovato?

  • In un mercatino che si tiene nelle strade di Parigi, mi pareva una cosa adatta a te e non ho resistito.
  •  

… emm … devi per forza trasferirti lì? – domandò lei

  • Sì! Non troverò mai un altro posto come quello. Quanto meno adesso che mi sono appena laureato, non dico che vivrò sempre in Francia ma per ora ho trovato quello.
  • Lo so, lo so! Lo hai già detto.
  • Avanti sorellina, dimmi tutto.
  • Mi mancherai molto!
  • Anche tu!
  • Sono anni che mi manchi, voglio tornare piccola quando tu stavi sempre come. – terminò, tutto d’un fiato, lei con la voce che iniziava a rompersi dall’emozione.

 

Lui abbandonò la valigia e corse ad abbracciarla.

 

  • Puoi venire con me a Parigi! Potresti studiare lì!
  • E mamma? La lasciamo sola?
  • Mamma sta vivendo una seconda giovinezza ora che ha finalmente ritrovato l’amore di un uomo, se la lasciassimo in pace potrebbe vivere quello che nostro padre non le ha mai dato.
  • Ne soffrirebbe lo stesso, non possiamo lasciarla da sola così all’improvviso!
  • Facciamo un test! – propose lui
  • Un test?
  • Andiamo al mare qualche giorno io e te, e vediamo come la prende!
  • L’unico aspetto positivo di quest’idea è che finalmente riavrò il mio fratellone solo per me per un po’ di tempo! – concluse lei.

 

La madre prese bene la notizia, il mattino seguente, di buon ora, partirono verso la loro seconda casa nelle Cinque Terre. In realtà sarebbe meglio definirla la loro casa d’origine giacché quella era l’abitazione dei nonni. Nativi dei quel magnifico angolo di Liguria.

Elena era raggiante, aveva davanti sei giorni d’esclusivo possesso di suo fratello. Non riusciva neppure a memorizzare tutte le domande che intendeva porgli, voleva sapere tutto ciò che gli era successo nell’ultimo anno. Mentre tentava di riordinare le idee rigirava tra le mani il ciondolo avuto in regalo e l’osservava distratta.

 

  • Ti piace? – domandò lui felice delle attenzioni che rivolgeva al suo regalo
  • Sì, molto! Non ti ho ancora ringraziato abbastanza.

Lo sto guardando ora per la prima volta con la dovuta attenzione… ma cosa c’è inciso?

Pare una donna che tiene in mano quello che sembra un pettine e davanti a lei… ma… ma…!

  •  
  • Davanti a lei c’è un enorme cazz…! – Elena non terminò la frase e fissò con un aria fintamente sconvolta il fratello.
  • Sì, pare un enorme fallo… simpatico vero?
  • Ma ti sembra questo un regalo da fare alla tua sorellina?! – domandò trattenendo a stento un sorriso.
  • Mi pareva di buon augurio! Ecco tutto!
  • Uffa! E piantiamola una buona volta con questa storia che non ho ancora un ragazzo fisso!
  • O fesso…! – Sottolineò lui
  • Fesso? – il broncio d’Elena questa volta era reale.
  • Sì, per sopportare il tuo caratteraccio!

Quanto resistono in media? – le domandò ironicamente

  • Senti chi parla di “caratteraccio”, proprio tu!
  • Infatti, sono ancora single!

Certo che nel tuo caso…! – lui lasciò la frase in sospeso come se si fosse pentito di quell’ultima affermazione.

  • Nel mio caso? – lo incalzò lei
  • Ecco… nel tuo caso non dovrebbe faticare molto per sopportarti. Il tuo corpo sembra in grado di ripagare qualsiasi pena tu lo sottoponga.

Sai, ogni volta che ti vedo sei sempre più bella e sensuale.

 

Il complimento del fratello fece avvampare Elena, era stato formulato con tutta l’innocenza possibile ma lei sentì improvvisamente una pressione dolorosa alla bocca dello stomaco. Rivolse lo sguardo verso di lui alla guida: teneva gli occhi fissi sulla strada e la sua espressione era del tutto indecifrabile. All’improvviso aggiunse:

 

  • Se fossi nei panni dei tuoi amici non ci penserei due volte prima di corteggiarti senza alcuna pietà!

 

Elena voltò immediatamente il viso verso il finestrino, non voleva che lui notasse il turbamento dovuto a quelle parole. Rispose a quest’ultima affermazione con un grugnito, segno che non intendeva continuare quella discussione, lui allora spinse la cassetta nell’autoradio e lasciò che la musica facesse da sfondo al loro viaggio. Appena riprese il controllo di sé, Elena tornò ad osservare suo fratello e lo analizzò per la prima volta sotto l’aspetto puramente fisico. Sino ad allora lo aveva sempre visto con gli occhi del cuore. Ora, grazie ai complimenti che le aveva rivolto, lo vedeva anche sotto un aspetto più materiale. Lasciò scorrere i suoi occhi dalle mani che impugnavano il volante agli avambracci e da lì sino alle spalle, non si era mai accorta quanto fosse tonico e ben disegnato il suo corpo. Le mani, poi, erano estremamente attraenti, apparivano forti e infondevano sicurezza, le ricordava calde e morbide ma capaci di una presa sicura. Le piacevano quelle mani.

Continuò nella sua esplorazione diventando sempre più audace, spingendo la sua attenzione verso particolari che non è bene valutare in un fratello. Si soffermò, in particolare, nella zona genitale misurando con gli occhi il rigonfiamento dei calzoni.

Cosa pensò in quel momento non è possibile trascriverlo, si trattava d’impressioni più che di parole, di visioni, di fantasie non traducibili in parole; un accozzaglia d’immagini e sensazioni che la turbarono profondamente. Elena si rese conto d’essersi eccitata guardando il corpo di suo fratello, questo non lo aveva previsto e neppure cercato. Raccolse tutta la sua razionalità e spinse i pensieri verso obiettivi reali e tangibili come, ad esempio, la lattina fresca che stava nel sacchetto dietro il sedile. La prese e l’aprì con calma, ne sorseggiò lentamente il contenuto lasciando che il liquido freddo scorresse nella gola; quindi la appoggiò ad una guancia e si concentrò su queste sensazioni. Aprì gli occhi per studiare il paesaggio che scorreva al di là del vetro ed iniziò a contare con attenzione le strisce in mezzo all’asfalto. L’effetto era ipnotico e presto il suo cervello prese a funzionare in automatico consentendo alla coscienza di ritirarsi in un angolo per sublimare i pensieri sconvolgenti che aveva appena generato.

 

Giunsero presto alla meta. Elena balzò fuori dall’auto e piroettò felice con il viso rivolto verso il sole, quindi raggiunse il muretto che delimitava la proprietà e guardò in basso verso il mare.

 

  • Guarda che mare fantastico e senti che sole caldo! – disse radiosa al fratello – facciamo subito un bagno prima di pranzo, dai!
  • Vuoi scendere in mezzo alla calca?
  • No, andiamo alla nostra solita caletta, quella di quando eravamo piccoli!
  • A piedi? – chiese lui sconvolto
  • No, con il Gozzo. Mamma lo ha già fatto mettere in mare a Giugno.
  • Perché no?

Preparati che scendiamo in paese a comprare qualcosa da mangiare poi andiamo!

 

Elena prese le sue valige e corse in casa, raggiunse la sua camera senza preoccuparsi di arieggiare le altre stanze chiuse da tempo e sparse il contenuto delle valige sul letto. D’istinto scelse il costume intero più ridotto che aveva per nuotare ed un bikini altrettanto ristretto per il sole. Si spogliò in fretta lanciando gli indumenti e la biancheria in mezzo al caos di abiti che già giaceva sul letto poi infilò il costume. Lo lisciò con le mani per stenderne le pieghe poi lo sistemò i modo da renderlo ancora più sgambato e si assicurò che i glutei non fossero troppo coperti. Soddisfatta si voltò verso la porta per constatarne l’effetto sullo specchio appeso su di essa ma al suo posto trovò il fratello.

 

  • Sei diventata una magnifica ragazza… lo sai?

 

Da quanto era li? Elena non poteva saperlo, restò di sasso a guardarlo mentre lui continuò:

 

  • Bene; è meglio che mi prepari anche io. – disse mentre si sfilava la maglia

 

“Che bei addominali!” pensò Elena.

Non fece in tempo a vedere altro che lui era già sparito nella sua camera.

 

Poco dopo erano sul Gozzo del nonno, restaurato con tanta pazienza e amore da un artigiano del paese, diretti verso una caletta conosciuta da poche persone e praticamente raggiungibile solo via mare. Elena stava a prua orientata verso il sole, si godeva il calore che la penetrava. Amava il caldo e l’inverno la lasciava sempre con un insostenibile desiderio di sole. Aveva un rapporto sensuale con l’astro, si esponeva senza pudore ai suoi raggi, si lasciava invadere dal suo calore e lo percepiva sulla pelle come le mani calde di un amante. Lì, sulla barca, i delicati spruzzi di acqua salata sollevati dalla prua che la colpivano parevano tanti piccoli baci freschi sulla pelle mandati dal suo amante preferito. Elena si rilassò completamente, era nel suo ambiente naturale, quello che amava di più, quello che il sangue le aveva trasmesso. Solo lei, in tutta la famiglia, era in grado di capire il nonno che si era sempre rifiutato di lasciare quel posto, anche a costo di passare i suo ultimi anni da solo e lontano dagli affetti. Aveva sempre ammirato quell’uomo con lo sguardo reso duro dal sale e dal sole, ma dolce e tenero con la sua nipotina preferita. Le aveva insegnato i segreti del mare, il rispetto ed il timore che confluivano in un amore profondo ed incondizionato. Elena conosceva quelle coste meglio del fratello e portava il gozzo con maggiore sicurezza, ma come sempre lasciava che fosse lui a condurre il loro gioco.

 

Ormeggiata la barca a pochi metri da riva sbarcarono nella piccola caletta e si sistemarono nel lembo di sabbia tra gli scogli. Come previsto erano i soli occupanti. Elena tornò subito in mare chiamando a gran voce il fratello, poi giocarono con l’acqua come tanti anni prima. Solo che ora lui era molto più forte di lei e nuotava meglio di allora, gli scherzi e le spruzzate di Elena non restarono impuniti. Ogni volta che lui la raggiungeva e la stringeva a se per spingerla sott’acqua lei provava dei piacevolissimi brividi, tant’è che si lasciava raggiungere e non tentava di sfuggirgli. Dopo le prime scaramucce notò che le mani del fratello indugiavano più del normale su certi particolari punti del suo corpo e la presa diveniva sempre più delicata ma forte al contempo, in una parola: sensuale. Elena, all’inizio provò nuovamente quel turbamento, poi lentamente dimenticò che stava giocando con suo fratello; le mani che l’afferravano, il busto che premeva contro di lei, le gambe che sentiva muoversi nell’acqua vicino a sé non erano più parti del corpo di suo fratello, ma semplicemente arti maschili. Erano gli arti di un ragazzo muscoloso e ben fatto che sapeva, evidentemente, come usare i doni che la natura gli aveva dato. Si concesse d’abbandonarsi in una stretta più forte delle altre, lui era dietro di lei e l’aveva presa in vita con l’iniziale intenzione di spingerla sotto, ma come i loro corpi furono a contatto con il sedere di Elena che spingeva sui genitali del ragazzo lui la strinse a sé allargandole una mano sul ventre. Elena reclinò la testa sino ad appoggiarla sulla spalla e smise di muoversi. Il peso gli stava tirando giù e lui dovette muovere velocemente le gambe in modo da tenersi a galla, questi movimenti lo costringevano a strusciarsi contro di lei, a spingere i genitali contro il suo sedere. Elena era completamente presa da quel contatto e se ne godeva ogni singolo dettaglio; se non fosse stato per un’onda più alta che le sommerse il viso sarebbe restata così per ore. Quando conquistarono la riva, ormai stremati dai loro giochi quasi innocenti, lei cercò d’istinto un angolo appartato dove cambiarsi il costume. Guardò in giro valutando l’altezza delle rocce e l’eventuale presenza di anfratti tra di esse, poi ricordò che lui l’aveva già spiata mentre provava quel costume. Decise di non nascondersi, con estrema noncuranza fece scivolare le spalline scoprendo lentamente, ma in modo naturale, il seno, quindi arrotolò il costume sino in vita e si asciugò il busto indugiando parecchio sul seno. Distrattamente osservo il fratello: lui era apparentemente intento a stendere due prendisole sulla sabbia ma i suoi occhi erano tutti per lei. A questo punto, Elena, fece scivolare il costume a terra, rimanendo completamente nuda, terminò di asciugarsi poi infilò il bikini. Quando raggiunse suo fratello si stese al sole vicino a lui pregandolo di passarle i viveri.

Lui aveva gli occhi fissi sul suo bacino e lo osservava muoversi al ritmo del respiro, Elena stava per ripetere la richiesta di cibo ma quegli occhi che iniziava a sentire addosso le piacevano tanto da farle dimenticare l'appetito. Incavò il ventre e distese completamente le gambe avendo cura di tenerle leggermente discostate in una posizione attraente ma non volgare; in quel momento vide gli occhi di suo fratello scendere verso il pube e fissarsi su di esso. Lei si lasciò cadere completamente distesa poi sollevò il sedere spingendo in alto il pube per sistemarsi meglio, allungò pure le braccia dietro la testa per tirare ancora più su il seno e restò immobile a lasciarsi ammirare. Aveva la netta sensazione di sentire gli occhi di suo fratello scorrere il suo corpo, li sentiva spostarsi per soffermarsi sulle sue curve, raggiungere il seno e puntare i capezzoli che ormai erano turgidi dall’eccitazione che la stava invadendo.

Quando non riuscì più a controllare il respiro tanto era eccitata si sollevò appoggiandosi sul gomito rivolta verso il fratello, attirò il suo sguardo verso il viso poi puntò gli occhi sui suoi e disse con la voce più calda e sensuale che avesse:

 

  •  
  • Cosa? – domandò lui con la voce rotta quando la sua
  • Cosa stai pensando, quello che vorresti dire se osassi.
  • Sei stupenda!
  • Grazie! – ripose lei con un sorriso, poi aggiunse maliziosa – Dimmi anche resto!
  • Posso… posso toccarti?
  • Puoi, sono tua…- Elena stava per aggiungere la parola “sorella” ma non fece in tempo.

 

La frase le fu ricacciata in gola dai brividi di piacere generati dalla mano di suo fratello che si appoggiava aperta sul suo fianco. Sospirò, poi osservò il punto di contatto come per dare una ragione reale al calore che sentiva nascere da lì, soddisfatta sposto lo sguardo sui suoi occhi e li vide fissi sul suo corpo, con le pupille dilatate dall’eccitazione. Elena si abbandonò e si distese nuovamente offrendo il proprio corpo a quelle carezze inaspettate quanto insperate.

Chiuse gli occhi e si concentrò sulle sensazioni. Sentiva ora quella mano scivolare dal fianco al bacino, premere, palpare dolcemente quindi salire. Lei spinse in alto il seno, lo gonfiò riempendosi i polmoni ed attese l’inevitabile incontro con quella mano, ma essa girò intorno al seno per arrivare alla gola. Qui si divise, le dita seguivano la stessa rotta ma lungo itinerari diversi puntando senza dubbio verso la bocca. Elena era quasi in trance, le piaceva quella mano, adorava quel tocco morbido, caldo, sensuale ma non era ancora la mano che da cui sempre sognava d’essere toccata. Mancava di audacia, era troppo dolce, troppo delicata e troppo sensuale per non desiderare di più. Quando sentì le dita sulle labbra le dischiuse leggermente per consentirgli di giocare con loro, le dita ne seguivano i contorni, si appoggiavano dolci su di esse ma erano sempre leggermente indecise. Elena giocò a questo punto la sua carta: lasciò uscire la lingua, poi quando intercetto un dito lo leccò mentre apriva la bocca invitandolo al suo interno. Risucchiò quel dito per imprigionarlo dentro la bocca in modo da poterlo succhiare, quando lo lasciò uscire lo seguì con la lingua sin dove poteva poi attese i risultati.

Ora quella mano era più carica, la sentiva muoversi più decisa adesso. Quando tornò verso il seno risalì una mammella e si aprì su di essa per stringerla, giocò con i capezzoli attraverso il tessuto del costume, stuzzicandoli. Elena voleva assolutamente sentirla sulla pelle e s’illuse d’essere soddisfatta quando la percepì sfiorare il bordo del reggiseno, ma la mano scese precipitosa verso il ventre lasciandola con una voglia insoddisfatta.

Quando giunse a sfiorare il bordo dello slip lei contrasse il ventre ed attese, le girava la testa e non riusciva più a capire dove fosse e con chi, l’unica cosa importante erano quelle stupende ed eccitanti sensazioni che provava. La mano passò sulle gambe, da lì all’interno delle cosce e lei si aprì a quel tocco, tornò nuovamente verso il pube e questa volta s’infilò decisa sotto il tessuto. La sentì indugiare sulla morbida e ridotta peluria e non riuscì a resistere alla tentazione di aprire ancora di più le gambe. Questo era l’invito atteso dalla mano che, finalmente, s’intrufolò tra le labbra della vagina. Elena sospirò di piacere e quando un dito sfiorò il clitoride gemette.

 

  • Sei un lago tanto sei eccitata! – disse una voce lontana da lei

 

Elena non la stava a sentire, era totalmente concentrata su quello che accadeva più in basso, seguiva interessata le lente evoluzione di quel dito che passava dal clitoride a sfiorare l’ingresso del suo ventre. Prese il ritmo e appena lo sentì avvicinarsi al buchino spinse in avanti il pube facendosi penetrare. Lui emise un suono stupito ma spinse ancora di più infilandoglielo completamente dentro.

 

  • Senti come sei aperta!

A te non basterà mai questo semplice dito. – la sua era la più eccitante proposta che non avesse mai sentito.

  • No! – rantolo lei – non mi basta! – intanto continuava a muovere il pube provocante.
  • Cosa vorresti?
  •  

 

Elena gemette di disappunto quando lui estrasse il dito da lei, poi sentì gli slip che le venivano sfilati. Collaborò sollevando il sedere e chiudendo le gambe per poi spalancarle nuovamente al termine. Non attese a lungo, presto sentì il corpo di un uomo che si adagiava su di lei, il membro eretto e durissimo premerle sul ventre prima che lui si posizionasse in modo da penetrarla. Si offrì senza remore, senza porsi domande, intendeva solo godere con quell’uomo che la sapeva accarezzare in quel modo unico. Lui la penetrò con un colpo secco, invase il suo ventre mentre lei sospirava di approvazione, poi si adagiò nuovamente su di lei ed attaccò un ritmo lento di corte ma profonde penetrazioni. Elena sorbi quelle spinte all’inizio passivamente, poi iniziò a collaborare. Seguiva il suo ritmo, non intendeva forzare o rallentare, le piaceva subire quei colpi ed assecondarli con i movimenti del pube aprendosi quando entrava per chiudersi su di lui mentre usciva. Nella foga di quest’amplesso lei cercò con le mani qualcosa cui aggrapparsi, qualcosa da stringere forte per scaricare la tensione del piacere in continua evoluzione. Prese un lembo dell’asciugamano in una mano e con l’altra afferrò qualcosa di solido, come una pietra che aveva trovato tra le pieghe del tessuto, strinse con forza mentre il piacere la stava guidando verso una serie di ritmiche contrazioni del ventre in contro tempo alle spinte. Ora aveva la netta percezione del membro che si muoveva in lei, prima a causa della forte eccitazione che l’aveva dilatata come mai le era capitato sentiva poco: era più il corpo dell’uomo sopra di lei a stimolarla che la parte di esso che si muoveva al suo interno. Ora il piacere saliva inarrestabile, non riusciva più a controllare razionalmente il corpo e lasciò spazio all’istinto. Fu la mossa giusta, ben presto sentì nascere un orgasmo di preoccupante intensità, fu invasa dal piacere e per un lungo istante non esistette altro che quello. Godeva ed era continuamente stimolata a godere dalle regolari penetrazione dell’uomo che ora erano molto più intense e perfettamente a tempo con lei. Credette di perdere la ragione quando il cervello si lamentò per il troppo piacere dolendo, sentiva le vene sulla fronte in procinto d’esplodere, poi tutto terminò. Mentre coglieva gli ultimi spasmi di piacere sentiva il corpo maschile sopra di lei tendersi, nello stesso tempo le sue spinte divennero più controllate ma ugualmente intense. Elena capì che anche per lui era arrivato il momento di esplodere e si aprì oscenamente offrendogli il suo corpo senza reticenze. Lui si muoveva sempre più lento come se tentasse di ritardare l’orgasmo per coglierne ogni minimo dettaglio, poi spinse il membro completamente dentro di lei e rantolò mentre iniziava ad eiaculare il suo seme in quel ventre che gli era stato offerto.

Elena provò un rinnovato piacere stimolata da quelle pulsioni. Un piacere non più distorto dall’eccitazione ma più razionale se così possiamo dire. Mentre il suo corpo registrava gli stimoli, e ne godeva, inviava al cervello la notizia che un uomo la stava inseminando. Elena si ricordò solo in quel momento di aver interrotto la sua profilassi anticoncezionale da pochi giorni, preoccupata aprì gli occhi per vedere chi aveva sopra, curiosamente non ricordava come tutto era iniziato. Quando comprese che l’uomo era suo fratello si sentì mancare. Mascherò bene il suo stato d’animo mentre lui si sollevava da lei per stendersi esausto al suo fianco, poi cercò di ricordare cosa era successo.

Ricordò delle occhiate maliziose scambiate con lui, i giochi nell’acqua e le carezze sulla spiaggia. Non riusciva a sentirsi in colpa per quello che avevano appena fatto, anzi era eccitazione quella che provava in quel momento. Allungò una mano sul petto del fratello per accarezzarlo, in quel momento si accorse che stringeva qualcosa nel palmo: era il ciondolo regalatole da lui. Sorrise e se lo infilò intorno al collo poi cercò il fratello.

Quando si risvegliarono per i morsi della fame era tardo pomeriggio, per loro fortuna quell’angolo della caletta era stato raggiunto dall’ombra del promontorio salvandoli in questo modo da un’insolazione. Elena si alzò per prima stropicciandosi gli occhi, quindi scosse il fratello per riportarlo alla realtà. Quando finalmente riprese conoscenza si drizzo appoggiandosi ad un gomito e guardò la sorella seduta sulle ginocchia ancora completamente nuda, senza dire nulla allungò una mano verso le cosce di lei e l’accarezzò. Elena accettò di buon grado quelle coccole poi disse:

 

  • Lo sai cosa abbiamo fatto, vero?
  • Parli del sesso tra noi?
  •  
  • Ho sempre sognato una donna che si muovesse come te, eccitante come te e con un corpo magnifico come il tuo – disse lui tutto d’un fiato.
  • Ma siamo fratello e sorella … non si può … è un incesto questo – affermò lei per nulla convinta
  • Sì, e non trovi che renda la cosa molto più eccitante? – rispose lui mentre appoggiava la testa tra le sue gambe

 

Elena non rispose subito, si perse nei suoi pensieri mentre gli coccolava i capelli. Poi disse:

 

  • Ho sempre sognato pure io un uomo con le tue mani, un uomo che mi amasse incondizionatamente e che sapesse darmi le sensazioni che tu mi hai dato questo pomeriggio. Ero certa del tuo amore, mi ami come sangue del tuo sangue, sono parte di te come tu lo sei di me e nessun altro uomo potrà mai amarmi come mio fratello.

Questo lo sapevo, però oggi ho scoperto che sarà improbabile che troverò mai un altro uomo che mi saprà toccare come te, che mi farà godere come te.

  • Non è una perversione la nostra se insieme la desideriamo – la assicurò lui – Se il resto del mondo ritiene che tra di noi non ci debba essere sesso oltre l’amore non importa, noi dimostriamo il nostro amore che ci lega con il sesso, donandoci piacere a vicenda.
  • All’inizio, o meglio, subito dopo il rapporto ho compreso cosa era successo e, ti confesso, che mi sono sentita male. Ora penso che non posso rinunciare a questo. Ci ho pensato a lungo mentre ancora dormivi.

Ho paura!

  • Di cosa sorellina?
  • Di cosa potrà pensare la gente, la mamma se mai lo verrà a sapere….
  • Non diremo nulla, questo è ovvio.

Però non smetteremo di giocare tra di noi!

  • Per nulla al mondo! – affermò lei

 

Lui si alzò ed abbracciò la sorella, la tenne stretta sin quando non la sentì lamentarsi quindi la baciò sulle labbra.

Con calma si rivestirono per tornare nella loro casa. Durante il viaggio in barca, Elena, stava seduta a prua in solitudine. Guardava il mare e si chiedeva dove mai l’avrebbe portata la strada che aveva appena iniziato a percorrere con suo fratello.

Lei aveva il brutto vizio di pensare troppo, sapeva inventarsi tutta una serie di futuri possibili pur avendo pochissimi dati da analizzare. In quel momento pensava che se mai avesse desiderato una famiglia, dei figli, una vita all’apparenza normale di certo l’uomo al suo fianco non poteva essere suo fratello. L’idea di generare tra di loro era fuori discussione. La stessa cosa valeva per lui.

Elena sapeva che doveva trovare un uomo con cui crearsi una vita rientrante negli schemi della normalità. Quest’uomo, questa famiglia che desiderava, doveva però non incidere sul rapporto del tutto particolare che aveva con suo fratello. Dove trovare un uomo simile era un problema che ora non si poneva, ma iniziava a programmare tutta una serie di piani per riuscire nel suo intento.

Ogni tanto lanciava uno sguardo verso il fratello impegnato al timone e lui la ricambiava con un sorriso a volte tenero altre d’intesa. Chissà cosa pensava lui in quel momento si chiedeva Elena. Di certo l’evento lo aveva sconvolto più di quanto lasciasse intendere, non era tipo da dimostrare facilmente i suoi sentimenti. Però più lo guardava più si sentiva attratta da lui, sentiva che non sarebbe stata in grado di negargli nulla. Forse la soluzione ai suoi problemi stava proprio in lui, da sempre l’aveva aiutata a risolvere i guai.

Sì. Ne era certa; lui avrebbe trovato la soluzione! Ne avrebbe parlato con lui a cena quella sera stessa, prima di ripetere in un letto l’esperienza del pomeriggio. Aveva tanti bei giochini in mente da realizzare con lui che, se ci pensava, sentiva nuovamente crescere l’eccitazione.

Rivolse al fratello un ultimo sorriso prima di entrare in porto, uno sguardo così carico di sensualità che lui per poco non centrò la banchina con la prua del gozzo. Elena accettò volentieri i suoi rimproveri, intanto rideva dentro di se sapendo cosa sarebbe successo quella stessa notte.

Elena si svegliò in un letto disordinato; le lenzuola giacevano ai suoi piedi ed i cuscini parevano dispersi nel caos. Rotolò su di un fianco sino al posto occupato nella notte da suo fratello e lo trovò ancora tiepido. Realizzò in quel momento che era giunta l’ora di alzarsi.

Con gli occhi semi chiusi si mise a sedere stiracchiandosi languidamente, poi si sforzò di mettere a fuoco la sedia dove ricordava di aver lasciato i vestiti. Lo sforzo si rivelò del tutto inutile, i suo abiti non erano più lì. Evidentemente suo fratello aveva fatto un po’ di ordine nella stanza appena sveglio, forse per rendere meno evidenti ai suoi occhi le prove di ciò che era accaduto durante la notte o forse per il suo innato senso dell’ordine. Elena propense per quest’ultima possibilità, il suo fratellone non era mai apparso pentito di tutto il sesso che avevano fatto insieme, sorrise a questo pensiero e cercò qualcosa da indossare per recarsi in cucina da dove sentiva arrivare un delizioso profumo di caffè. Dopo una breve ricerca nei cassetti optò per un pareo che avvolse in vita senza preoccuparsi di coprire il seno, anzi voleva presentarsi a lui di primo mattino più seducente che mai.

Uscì dalla camera inciampando sulle sue stesse scarpe.

“Queste non ha messe a posto, però!” pensò mentre apriva la porta del bagno. Si lavò la faccia e fece quello che doveva fare, poi finalmente seguì il profumo di caffè.

Suo fratello era di spalle, impegnato a spalmare marmellata sul pane e non la vide sin che non ricevette il suo saluto. Si voltò e rimase a bocca aperta con uno sguardo idiota sul viso.

 

  • Miao? – disse lei a mo’ di domanda
  • Sei… uno spettacolo!
  • Grazie, se me lo dici al mattino vuol dire che ti piaccio proprio! – disse Elena sedendosi al tavolo.
  • Ma… intendi fare colazione così? – domandò lui con aria stupita.
  • Certo! Cosa c’è che no va?
  • Il … il seno!

Mi mandi fuori di testa se già al mattino me lo piazzi così davanti agli occhi!

  • Mmm … questa notte non pareva che ti facesse perdere il controllo quando ero sopra di te e lo facevo danzare da quanto ti cavalcavo! – disse lei con un aria talmente maliziosa che lui quasi lasciò cadere il piatto che teneva in mano.
  • Iniziamo bene la giornata!

Non sai quanto ho sognato una ragazza così!

  • Me lo dimostri ogni volta che facciamo l’amore! – terminò lei con un sorriso, quindi dedicò tutta la sua attenzione alla tazza di caffè.

 

Mentre addentava la prima fetta di pane tostato squillò il telefono del fratello.

 

  • Sarà mamma? – chiese lei

 

Lui non le rispose e prese in mano il cellulare. Dal tono di voce e dalle prime frasi Elena intuì che non era loro madre quindi si disinteressò e tornò alla sua colazione. Ogni tanto lanciava un occhiata al fratello che continuava a parlare fuori sul terrazzo, iniziava a chiedersi chi fosse a chiamarlo ed a trattenerlo cosi tanto al telefono, stava per alzarsi e raggiungerlo ma lui l’anticipò

 

  • Era Carlo, sai quel mio compagno di corso?

Ha detto che si trova in zona, così gli ho chiesto se voleva passare il pomeriggio con noi!

  • Uffa …. Volevo tornare alla nostra caletta! – grugnì Elena
  • Dai, solo un pomeriggio … un po’ di riposo ci farà bene! – la schernì lui – Poi … non dimenticare che lui ha un debole per te!
  • Per me?!

Scherzi? È un così bel ragazzo che …. – Elena lasciò la frase in sospeso per valutare le reazioni di gelosia del fratello.

  • Che? – domandò lui
  • Che me lo farei senza pensarci due volte! – Affermò con aria di sfida
  • Dici sul serio?
  •  

O meglio, sto pensando sul serio!

Vedi, dobbiamo trovare il modo di mascherare il nostro magnifico rapporto incestuoso. La cosa migliore è quella di crearci delle storie plausibili con partner che non si preoccupino molto del tempo che passiamo insieme…

  • Le stesse conclusioni a cui sono giunto io!- disse interrompendola lui.

 

Rimasero in silenzio per un lungo istante dove ognuno guardava in un angolo diverso della cucina poi lui disse:

 

  • Dovrò trovarne una pure io, allora!
  •  
  • Non mi piace l’idea di stare con una altra ragazza quando voglio solo te!

 

Elena lo guardò con gli occhi lucidi, quell’affermazione di suo fratello l’aveva emozionata tanto da non riuscire più a parlare. Guardava il viso che aveva visto trasformarsi da quello di un bambino a quello di un uomo e sentiva di amarlo. In quel momento gli appariva tenero, dolce ed indifeso come mai lo aveva visto e provò un fortissimo slancio verso di lui. Seguì l’istinto e si buttò tra le sue braccia. Mentre si lasciava stringere da quelle braccia forti disse:

 

  • Nemmeno a me piace, però dobbiamo pensare che tra noi potrà esserci amore, desiderio, passione… ma sempre clandestini. Siamo fratelli e quello che proviamo, che sentiamo l’uno per l’altra, non è lecito; almeno in questa società civile. Quindi dobbiamo sforzarci di mettere su una facciata di normalità, di apparire normalmente accoppiati per poter dare sfogo alla nostra perversione.
  • Sì, ma non è facile! Come posso fare l’amore con la mia compagna quando penso a te, come faccio a dirle che l’amo se amo te?
  • Lo stesso vale anche per me, mi trovo nella tua stessa situazione! – disse Elena
  • Forse per te sarà più facile!- affermò lui enigmatico.
  • Cosa intendi dire?
  • Non lo so ancora, è solo una sensazione… non parliamone ora!

 

Mentre pronunciava queste ultime parole lui passò delicatamente una mano sulla schiena di Elena, lasciandola scorrere dalla nuca sino ai glutei appena coperti dal pareo. Elena sospirò e spinse in avanti il busto arcuando la schiena mentre lasciava cadere la testa all’indietro.

 

  • Sei bellissima!
  • Dimmelo ancora! – lo incitò lei.
  • Sei bellissima e così eccitante che….

 

Non terminò la frase. Prese la vita di Elena e se la tirò appresso verso una delle sedie. Dopo essersi accomodato la trattenne in piedi dinanzi a lui per poterla osservare meglio, teneva le mani sui fianchi e la ruotava in modo che la luce del sole colpisse ora uno, ora l’altro seno. Elena sentiva la passione di suo fratello uscire dagli occhi per espandersi nel suo corpo, la percepiva entrare dalla pelle per scaldarla dentro. Non disse nulla e non si ritrasse quando lui sciolse il nodo del pareo lasciando cadere ai suoi piedi il tessuto, ora era completamente nuda ed offriva spudoratamente il suo corpo allo sguardo del fratello.

Mentre le appoggiava una mano nel mezzo del seno domandò:

 

  • Dove lo hai messo quel ciondolo di pietra che ti ho regalato?
  • È di là sul comodino. – rispose lei con la voce che tradiva l’emozione.

 

Era la voce che voleva sentire lui. L’aveva interpellata con una domanda del tutto insignificante per poter sentire il tono della sua voce, ora sapeva che lei era eccitata. Tolse la mano dal seno e la intrufolò tra le cosce di Elena per tornare a sentire sul palmo il solletico dei suoi morbidissimi peli pubici, poi la costrinse ad aprire le gambe e spinse il viso verso la vulva.

 

  • Aspetta, non mi sono ancora lavata! – protestò lei.

 

Lui non disse nulla, scosse solo la testa in segno di diniego poi spinse la lingua tra le sue grandi labbra. Mentre lei gemeva lui si gustava il suo sapore non mediato da detergenti intimi. Elena si aprì ancora di più e spinse in avanti il pube in modo da facilitare quella lingua nel suo compito. Ad un certo punto prese tra le mani la nuca del fratello e la trasse forte verso di se, tanto da impedirgli di continuare l’opera. Mentre stentava a controllare il respiro disse:

 

  • Stavi per farmi venire!
  • Perché mi hai fermato allora? – le domandò lui – Non hai voglia adesso?
  • Non così!

 

Non aggiunse altro, si chinò verso il fratello per baciarlo. Mentre riconosceva il suo stesso sapore sulle labbra con le mani tentava di liberargli il pene. Lui l’aiutò in quest’opera e presto il membro svettava invitante. Elena raddrizzò la schiena ed aprì le gambe per montargli a cavallo, si posizionò sopra il membro poi scese lenta, lasciò a lui il compito di guidarlo. Come lo sentì puntare ed entrare un poco, si lasciò cadere di peso per sentirsi aprire da lui; in quel momento il suo unico pensiero era rivolto al membro che sentiva  spingere dentro di sé. Si assestò per bene sistemando le gambe in modo da non pesare troppo sul fratello e riuscire quindi a muoversi come desiderava, poi prese la sua testa fra le mani e se l’avvicinò al viso per baciarlo. Indugiò a lungo nel bacio, troppo a lungo per l’eccitazione che provava lui, all’improvviso sentì le sue mani afferrarle i glutei con forza per sollevarla. Lo aiutò facendo forza sulle gambe e si lasciò guidare da lui nel suo moto alternato, seguiva le quelle mani eccitandosi per la forza della loro stretta e al contempo godeva del suo membro che le scivolava dentro il ventre. Reclinò la testa verso il soffitto ansimando quando lui iniziò a leccarle e mordicchiarle il seno, sentiva il piacere crescere con un ritmo scostante determinato dall’alternanza degli stimoli fisici e psichici. Quando raggiungeva la piena comprensione di ciò che stava facendo con suo fratello la trasgressione insita nell’incesto la eccitava sino al punto di portarla sull’orlo dell’orgasmo, questo acuiva la sua sensibilità fisica la quale, a sua volta, distraeva la mente riportandola ad un livello inferiore di piacere. Elena era stupita, sentiva il profondo desiderio di soffermarsi ad analizzare questa sensazione ma il membro del fratello che la penetrava con costante regolarità la distraeva e generava in lei il bisogno fisiologico di un orgasmo. Si lasciò guidare dall’istinto e scelse di seguire la via più strettamente fisica del piacere. Concentrò la mente su ciò che avveniva in basso e seguì le sensazioni cercando di dimenticare i pensieri. Ora il piacere cresceva lento e rassicurante nella sua regolarità, si trovava in quello stato precedente all’orgasmo in cui un diffuso senso di benessere s’espandeva in tutto il corpo dopo essere nato nel punto d’unione dei loro genitali.

Elena iniziò a controllare il respiro guidandolo secondo il ritmo del loro atto d’amore, questo espediente le consentiva di migliorare la sua sensibilità e di concentrare la mente sul solo aspetto fisico del rapporto. Tutto pareva funzionare al meglio sin quando una spinta in contro tempo del fratello le fece perdere il ritmo, allora la mente si ritrovò a vagare nel disperato tentativo di riprendere il controllo del corpo e del loro amplesso. Questa distrazione la riportò a valutare la situazione nella sua concreta complessità: non stava semplicemente facendo del sesso, del magnifico sesso, con un ragazzo ma lo faceva con suo fratello. Si vide per quello che era, o che pensava d’essere, una donna che senza alcun rimpianto metteva in atto la trasgressione estrema, che violava il più antico dei tabù: era incestuosa!

Questa consapevolezza riprese il controllo di lei e della sua mente portandola immediatamente all’orgasmo. Elena sentì il piacere esplodere contemporaneamente nella mente e nel ventre, non era il godimento puramente fisico che aveva cercato ma un qualcosa di molto più ampio. La prima ondata di piacere le fece inarcare la schiena e spingere il seno verso il viso del fratello, la seconda le strappò un urlo mentre volgeva il viso verso il soffitto, poi ne seguirono altre ed altre ancora. Con una drammatica regolarità il piacere s’espandeva in tutto il suo corpo facendola sudare ed ansimare per poi lasciarla spossata quando si ritraeva. Elena non aveva mai provato un orgasmo del genere, non era solo molto più intenso del solito ma incredibilmente lungo, pareva volesse non finire mai. Aveva perso ogni contatto con la realtà esisteva solo questo indicibile piacere, suo fratello sotto di lei ed il suo membro dentro il ventre. Tra uno spasmo e l’altro riuscì a pregarlo di godere insieme a lei e dentro di lei. Non aveva idea di come si stesse muovendo ma capì di farlo nel modo giusto quando lo sentì rantolare e spingere in alto il bacino, in quel momento percepì il suo orgasmo e finalmente si rilassò ascoltando il piacere del fratello.

 

  • Secondo te dovrei cercarmi un'altra donna solo per salvare la facciata quando posso averne una come te? – domandò rompendo l’incanto lui
  • Sì! – sibilò Elena mentre si chinava per baciarlo
  • Non sarà facile!
  • Lo so!

 

Elena si sollevò lentamente dalle sue ginocchia lasciando uscire il membro ormai completamente rilassato del fratello, quindi andò un bagno lasciandolo da solo in cucina senza aggiungere altre parole. Quando finalmente tornò da lui dopo circa un ora era pronta per uscire.

 

  • Vedo che hai messo il medaglione che ti ho portato dalla Francia. Allora ti piace!
  • Certo che mi piace, e per due buoni motivi. Primo me lo hai regalato tu e secondo quando lo tocco mi ricorda il modo in cui mi tocchi tu! – disse lei maliziosa poi aggiunse – Alla luce dei fatti attuali non dirmi che non hai pensato subito a me quando hai notato questo enorme fallo che sta inciso qua sopra!
  • A dire il vero ho pensato a te quando ho visto la figura femminile così ben proporzionata, poi ho notato il pettine che tiene in mano ed ho subito visualizzato nella mia mente i tuoi magnifici capelli… morbidi come i peli del tuo pube!
  • Che fai? Ci riprovi?
  • No… sono esausto! Comunque si è fatto tardi, Carlo ci starà già aspettando nella piazza del paese. Scendiamo giù!

 

Uscirono di casa mano nella mano mentre continuavano a stuzzicarsi con delle battute decisamente esplicite sul loro rapporto. Non si curavano della possibilità d’essere visti in quell’atteggiamento, in paese tutti li conoscevano si da piccoli e sapevano quanto fossero legati i due fratelli.

Lui si stava godendo il sole sulla faccia e la mano della sorella stretta alla sua; non ascoltava le sue parole, gli bastava il suono della voce per sentirla vicina. Era in uno stato di piacevolissima estraniazione dal mondo quando lei chiese:

 

  • Devo essere carina con lui?
  • Con chi? – domandò lui colto di sorpresa
  • Ma con Carlo, no?!
  • Ah! Sì. Ma solo se ti va.

Vedi sono convinto che lui sia l’uomo ideale per te, uno che non si pone troppe domande sul nostro rapporto proprio perché ha una mente molto aperta. Lo conosco bene!

  • Aperta dici?

Ma quanto aperta? Tanto d’accettare il nostro rapporto incestuoso?

  • Penso di si!
  • Ho i miei dubbi! – sostenne Elena
  • Vedremo! Per ora sii carina con lui, ma solo se ti piace veramente. Non intendo costringerti ad accettare un ragazzo che non ti dice nulla!
  • Questo non sarà un problema – disse Elena sorridente – dopo di te nelle mie fantasie c’era spesso questo tuo amico!
  • Brutta …! – gridò lui mentre le scappava dalle mani.

 

L’incontro con l’amico seguì il programma prefissato. Carlo si dimostrò più che interessato alle gentili attenzioni di Elena. Dopo poche ore pareva avere occhi solo per lei mentre i due fratelli erano impegnati in un gioco che era noto e comprensibile solo da loro. Se da una parte Elena stuzzicava la supposta gelosia del fratello rendendosi disponibile verso Carlo, il fratello dal canto suo la incitava, per poi pentirsene, quando la notava raffreddarsi nei confronti dell’amico. Tutti e due trovavano molto eccitante questo gioco tanto da non riuscire più a contenerlo nei limiti prefissati che prevedevano semplicemente la seduzione di Carlo.

Si recarono nella loro solita caletta. Elena provò un eccitazione tutta particolare nel stendersi su quella sabbia che l’aveva vista godere delle attenzioni di suo fratello, mentre sistemava l’asciugamano per stendersi riviveva con la memoria i fatti del giorno prima. Quei ricordi e il desiderio che rinnovavano la stavano guidando, senza rendersene conto si stava muovendo in modo estremamente sensuale e provocante. I due ragazzi tentavano di manifestare una normale indifferenza, ognuno per i suoi motivi non voleva dimostrare all’altro quanto desiderasse quella ragazza. Il fratello non intendeva far capire all’amico che tra lui e Elena c’era un rapporto del tutto particolare e Carlo temeva di colpire l’amor fraterno dell’amico se concupiva apertamente la sorella. Un gioco di parti che rischiava di precludere ogni possibile ludico sviluppo se Elena, con assoluta indifferenza, non si fosse tolta il reggiseno del costume.

Gli occhi dei ragazzi si fissarono su di lei per tutto il tempo che impiegò nell’operazione, poi il fratello disse:

 

  • Ma se vuoi abbronzarti integralmente perché non togli anche il ciondolo?
  • Mi piace, preferisco tenerlo indosso. Anzi, sai che faccio?

Accorcio il legaccio con un nodo così non mi cade in mezzo al seno!

 

Elena sottolineò in modo particolare il termine “seno”, quindi si mise sulle ginocchia e portò le mani dietro la testa per annodare più stretto intorno al collo il ciondolo. Se questa mossa fosse stata studiata non avrebbe ottenuto lo stesso risultato; le braccia sollevate misero in risalto la vita stretta e mentre le portava dietro la testa gonfiò il seno in modo incredibilmente provocante. Fu l’innocenza insita nel gesto ad esaltarne la sensualità.

Del tutto incurante di ciò che aveva provocato nei due ragazzi Elena tornò a stendersi al sole.

Carlo non riusciva a staccare gli occhi da quel seno che si sollevava lento al ritmo di un respiro rilassato, come ipnotizzato guardava i riflessi del ciondolo infrangersi sui capezzoli. Fu la voce dell’amico a risvegliarlo.

 

  • A cosa pensi? – domandò il fratello
  •  

Sì… penso che tua sorella finirà per scottarsi la sua pelle così chiara sotto questo sole!

  • Mi sa che hai ragione! Devo sempre stare attento a ciò che combina – disse lui con un tono fintamente infastidito, poi rivolgendosi alla sorella disse – Elena! Dai mettiti la crema prima di addormentarti!
  • Nooo!!! Non ne ho voglia ora – miagolò lei. – Si sta così bene sotto questo sole caldo!
  • Non fare la furba che poi la paghi per i prossimi giorni! – insistette il fratello inginocchiandosi vicino a lei.

 

Non ottenendo risposta prese la crema dalla borsa termica e si preparò per stenderla sul suo corpo, poi si ricordò di Carlo e tentennò. All’improvviso si fece strada un’idea perversa nella sua mente, ed allora decise di giocare il tutto per tutto. Chiamò l’amico e lo fece sistemare dall’altra parte di Elena, poi aprì la crema che era ben fresca e ne distribuì una lunga striscia sul corpo di Elena, facendola rabbrividire, dal seno sino al bacino; poi guardò l’amico e gli disse:

 

  •  

 

Prese la mano di Carlo e l’appoggiò sul corpo di sua sorella, quindi iniziò a spalmare la crema.

Carlo era titubante, non osava accarezzare in quel modo Elena, ma quando vide che lei non protestava e rimaneva con gli occhi chiusi per godersi quelle coccole trovò il coraggio. Scoprì in quel modo quanto era tonico il corpo di quella ragazza, si stava eccitando ad accarezzarlo scivolando sulla sua pelle grazie alla crema, solo evitava accuratamente di sfiorarle il seno.

Fu il fratello a prendere la sua mano per posizionarla in quel punto, Carlo restò per un attimo bloccato con la mammella tra le mani, poi guardò il viso di Elena ed iniziò a spalmarle il seno di crema. Lei lasciò uscire un sospiro dalle labbra leggermente dischiuse e questo incoraggiò Carlo a toccarla in modo sempre più erotico.

Terminato di ricoprire il busto passarono alle gambe, il fratello distribuiva la crema poi Carlo la spalmava sulla pelle. Anche qui c’era un punto inviolabile ed era il pube. Si manteneva ben lontano da esso sin che vide le mani del suo amico spalmare la crema sui bordi degli slip del costume infilando, ogni tanto, un dito sotto il tessuto. Rimase stupito di come lei rimaneva apparentemente impassibile ed eccitato da come lui la toccava. Ebbe come un illuminazione vedendo come i due fratelli fossero in intimità, non voleva credere a ciò che immaginava, ma era sicuro che tra i due ci fosse qualcosa di più del semplice rapporto fraterno. Ebbe una conferma ai suoi pensieri quando vide le mani dell’amico sfilare lentamente gli slip ad Elena. Lei non disse nulla. Rimase con gli occhi chiusi ed un espressione indecifrabile sul viso ma aiutò il fratello sollevando un po’ il sedere.

A questo punto Carlo sentì l’amico prendere nuovamente la sua mano e portarla sul pube di Elena.

 

  • Non vorrai che si scotti proprio qua?! – disse

 

Carlo spalmò quel poco di crema necessario intorno ai peli della vagina, poi Elena aprì le gambe per consentirgli di ricoprirla anche nell’interno delle cosce.

 

  • Girati! – disse il fratello ad Elena.

 

Lei obbedì e si voltò per farsi spalmare la schiena.

Il fratello stese una lunga striscia di crema dal collo sino ai glutei, poi l’allungo sulle due gambe.

 

  • Fai tu il sedere! – disse a Carlo

 

Carlo posò gli occhi sulla perfezione del posteriore di Elena poi iniziò a spalmarlo con cura.

 

  • Anche in mezzo. Riuscirebbe a bruciarsi pure li!

 

Carlo sentì il membro premere contro il costume mentre intrufolava un dito tra i glutei di Elena, scivolò al loro interno sino a raggiungere involontariamente la vagina e qui fu colpito dal calore che percepì. Incoraggiato dal fatto che nessuno dei due fratelli pareva infastidito tornò a sfiorare la vagina un'altra volta spingendosi un po’ più in giù. Questa volta lei aprì leggermente le gambe in modo che potesse violare le grandi labbra. Carlo ebbe un singulto quando sentì sul dito la morbida carne della vulva e la sua eccitata umidità. A stento riuscì a controllarsi per terminare la sua opera. Lasciò quei glutei così invitanti e si dedicò alle gambe sottili. Per spalmarle meglio si portò dietro di lei. Con le mani partiva dal sedere per stendere la crema sino alle caviglie, una serie di lunghi massaggi che Elena pareva apprezzare. Era tanto preso dal suo compito da riuscire per un attimo a dimenticare l’umido calore che aveva scoperto tra le gambe della ragazza, quando lei aprì di più le gambe. Ora Carlo poteva vedere il ciuffetto di peli che delineava il pube. Questo era troppo e staccò immediatamente le mani dalle gambe per sedersi sulle ginocchia e tentare di recuperare il controllo.

 

  • Qualcosa non va? – domandò il fratello
  • E me lo chiedi?
  • Ti piace la mia sorellina, vero?!
  • E me lo chiedi?
  • Vorresti prenderla ora, vero?!
  • E me lo chiedi?
  • Ma sai dire solo questo?
  • E … Sto per uscire di testa, cos’altro vuoi che dica?
  • Allora sfilati il costume prima che te lo ritrovi blu da quanto è costretto li dentro – poi rivolto alla sorella disse – Alza il sedere dai!

 

Elena obbedì al fratello e si mise a carponi offrendo le terga a Carlo, non si voltò nella sua direzione, si limitava a guardare negli occhi il fratello mentre l’amico si spogliava.

 

  • Baciami! – ordinò a suo fratello Elena

 

Lui si sdraiò sotto il suo viso e lo trasse a se. Carlo vide i due fratelli baciarsi, aveva tante domande in mente ma le lasciò da parte, prese il membro tra le mani e si avvicinò al sedere di Elena. Con le mani divaricò le labbra della vulva, tasto con delicatezza il suo stato e trovandola pronta posizionò il membro guidandolo dentro di lei. La penetrò dolcemente, non la conosceva e non sapeva come amasse essere presa. Di certo, pensò, con la dolcezza non si sbaglia mai. Entrò in lei spingendosi sino in fondo prima d’iniziare a muoversi.

Elena soffocò un gemito nella bocca di suo fratello, le loro lingue intrecciate si bloccarono per un lungo attimo, tutto il tempo che Carlo impiegò ad entrare completamente in lei.

 

  • Baci bene quando lo hai dentro – disse il fratello ad Elena.

 

Lei si limitò ad annuire mentre gli occhi s’appannavano dal piacere poiché Carlo aveva iniziato a muoversi.

Elena era completamente concentrata su ciò che le dava Carlo, lo sentiva entrare e stimolare i punti interni che più la facevano godere; pur non usando le mani per stuzzicarle il clitoride le stava dando un piacere intenso. Ai limiti della coscienza percepiva la presenza del fratello e delle sue labbra così piacevoli da baciare, solo era troppo presa da ciò che avveniva alle sue spalle per dedicarsi a lui. Come spesso amava fare tentò di visualizzare la scena dell’amplesso secondo un punto di vista esterno, prima si pose negli occhi di Carlo e s’immaginò il suo corpo come poteva vederlo lui. Si vide sobbalzare ai suoi colpi, i glutei sodi che ammortizzavano le spinte del bacino, i capelli sparsi sulla schiena inarcata e si trovò eccitante. Questa volta c’era un fattore nuovo: suo fratello steso innanzi a lei che la poteva osservare da un altro punto di vista, tentò di entrare nei suoi occhi ma non riusciva ad immaginare cosa poteva vedere. Allora apri i propri per osservarlo, scoprì suo fratello concentrato a spiare attraverso il suo seno il pube penetrato dall’amico, allora pensò cosa poteva provare lui in quel momento e quasi raggiunse un orgasmo.

 

  • Dammelo! – chiese la voce rantolante di Elena al fratello.

 

Lui capì cosa voleva, scivolo in modo da porre il suo membro davanti al viso della sorella. Elena cercava qualcosa su cui concentrare la mente, un modo come un altro per tentare di contenere un orgasmo ormai imminente. Come ebbe il membro del fratello davanti lo ingoiò succhiandolo ferocemente. Ora era soddisfatta; trasferiva sul fratello il piacere che le dava Carlo penetrandola da dietro. Entrò in uno stato simile alla trance, il piacere scorreva dal suo ventre al cervello e da qui si riversava nella bocca per infondersi in suo fratello. Lei era un tramite, il mezzo attraverso il quale il piacere transitava da un ragazzo all’altro. Contrariamente ad ogni legge fisica questo piacere non perdeva d’intensità in questo viaggio ma veniva incrementato dal principio femminile che stava in lei. L’unico in grado di captare l’energia insita nel piacere e di trasformarla in puro godimento orgasmico. Era lei il punto centrale, l’origine e la meta finale di tutto questo piacere che circuitava intorno alla sua femminilità.

Elena non capiva da dove nascessero questi pensieri, sentiva solo un membro entrarle nel ventre, un altro in gola e il ciondolo che continuava a sbatterle sullo sterno al ritmo dei colpi di Carlo. Decise di non indagare e dare libero spazio alla sua componente animale per godersi fisicamente sino in fondo quella situazione.

Le mani di Carlo si spostarono dai glutei e scivolarono accarezzando il ventre sino al pube, qui trovarono il clitoride e si soffermarono a stimolarlo. Elena sentì il piacere montare improvviso ed incontenibile. L’orgasmo esplose nel preciso istante in cui Carlo si spinse completamente dentro di lei. Elena stacco la bocca dal membro del fratello per poter respirare liberamente mentre godeva. Restò in quella posizione sino alla fine ascoltando con piacere le mosse di Carlo al suo interno intese a prolungarle al massimo il godimento. Finalmente soddisfatta scivolò in avanti per indicare a Carlo di uscire da lei, ancora eccitata da ciò che era appena successo si mise in ginocchio e chiamò i due ragazzi accanto a se. Come li ebbe vicini prese i due membri tra le mani e divise la sua bocca tra di loro.

 

  • Vi voglio sentire addosso, riempitemi il seno con il vostro seme!

 

Disse tra una leccatina e l’altra. Ben presto il fratello raggiunse l’orgasmo seguito immediatamente da Carlo. Elena non riusciva a contenerli tutti e due contemporaneamente, un po’ di seme lo ricevette in gola  ma gran parte le fini, come desiderava, sul seno.

Si stesero quindi al sole per riposarsi, Elena nel mezzo dei due ragazzi. Quando le forze tornarono si buttarono in acqua. Solo al termine del bagno Carlo si avvicinò all’amico per scambiare qualche parola con lui. Elena intuì d’essere lei l’oggetto di discussione, ora veniva il momento della verità. Presto avrebbero saputo se Carlo era disposto ad interpretare la parte del fidanzato ufficiale di Elena. Il semplice fatto che avesse accettato di prendere parte al loro gioco quel pomeriggio non significava che intendesse accettare il loro piano.

Contrariamente alle aspettative di Elena, Carlo accettò. Evidentemente suo fratello lo conosceva bene.

Carlo partì quella stessa sera, il suo programma prevedeva solo una visita all’amico, non poteva sospettare i risvolti sessuali che poi si erano realizzati. A malincuore partì lasciando nuovamente soli i due fratelli.

 

  • Bene! – disse Elena una volta rientrati in casa – Il primo mio problema lo abbiamo risolto brillantemente! Ora bisogna risolvere il tuo!
  • Già! Devo trovarne che accetti la nostra situazione come Carlo! Solo che non è facile!

Lui riceve qualcosa in cambio da noi! Voglio dire oltre ai tuoi favori sessuali privati lo abbiamo coinvolto nel nostro gioco!

  • Potremo coinvolgere anche la tua futura ed eventuale amica! – disse Elena con estrema naturalezza
  • Cosa intendi con “coinvolgere”? – domandò il fratello con un aria leggermente scioccata.
  • Cosa dovrei intendere secondo te – disse Elena scocciata – Abbiamo coinvolto Carlo tra di noi, tu mi hai divisa con lui! Ebbene potrei dividerti con una tua donna. Offriamo anche lei il gioco a tre che abbiamo dato a Carlo!
  • Tu ed un'altra donna? – disse il fratello meditabondo.
  • Perché no?
  • Perché no! – affermò il fratello.
  • Se lei gioca con noi come Carlo la legheremo a noi con il doppio filo della sessualità e della complicità.
  • Ma tu con un'altra donna?
  • Mica ti sei fatto anche Carlo oggi?
  • No ma …!
  • E poi, ti confesso, che il pensiero d’essere toccata da una donna non mi spiace affatto.

 

Elena confermò con queste parole ciò che il fratello aveva iniziato a sospettare. Mentre lui meditava sul significato della sua ultima affermazione lei si diresse verso l’armadietto dei medicinali. Quando il fratello la raggiunse per vedere cosa cercava preoccupato per un suo eventuale malessere lei disse.

 

  • La prossima volta con Carlo vi voglio tutti e due dentro!
  •  
  • Sì, dentro di me, nel mi ventre e nelle viscere!
  • Ma non hai mai avuto un rapporto anale!
  • Ecco un buon motivo per provarlo questa sera! – disse lei

 

Lasciando il fratello a bocca aperta dallo stupore gli mise in mano il tubetto di vaselina, poi andò in bagno per una doccia ristoratrice.

 

Elena contemplava la grande fotografia di suo fratello che teneva, solitamente, sul comodino; se la rigirava tra le mani cambiando angolazione come per consentire al viso di mutare quello sguardo fisso. Un espressione malinconica si allargava sempre di più sul suo giovane viso: da quando lui si era recato negli Stati Uniti per lavoro sentiva un profondo senso di vuoto. Nulla poteva colmare quell’assenza, le lunghe telefonate, le ore passate a dialogare grazie ad internet, le foto che si scambiavano tramite e-mail potevano solo acuire il suo dolore. Mentre studiava la foto ripensava ai dettagli del loro stranissimo rapporto fatto d’amore fraterno e d’attrazione illecita. Era stato lui a farle scoprire di non essere frigida come segretamente temeva, a spingerla verso la piena consapevolezza del suo corpo e al piacere che poteva trarre con esso. Le immagini del loro primo incontro particolare si formavano nella sua mente nitide e complete in ogni dettaglio, ricordava le parole, i suoni, le sensazioni e, soprattutto, le mani. Nessun altro ragazzo l’aveva mai toccata come lui.

Elena guardò distrattamente l’orologio ruotando leggermente il polso, subito non collegò la posizione delle lancette al loro significato intrinseco e continuò a seguire il filo dei pensieri. Improvvisamente, da un lato oscuro del cervello, giunse la nozione temporale: era tardi! Elena si alzò di scatto dal letto maledicendosi per la sua cronica malinconia; tra poco meno di un quarto d’ora sarebbe arrivato il suo ragazzo. Si preparò in fretta, tanto che nell’istante in cui suonò il citofono aveva appena chiuso la zip del vestito.

 

  • Sali, Carlo! – disse al citofono.

 

Carlo era un caro ragazzo, dolce e tenero ma capace di farle provare qualcosa di molto simile a ciò che generavano sul suo corpo le mani del fratello. Oltre a tutto questo aveva accettato il suo rapporto incestuoso con il fratello e ne era divenuto complice attivo. Quella sera, però, Elena non aveva voglia di vedere nessuno, ambiva solo a quella desolante tranquillità della solitudine. Sentiva il bisogno di raccogliere i suoi pensieri, unirli alla malinconia e sublimarli nella depressione. Le mancava troppo il fratello e contava i giorni che la separavano dal suo ritorno.

Quando Carlo varcò la soglia percepì il malumore nell’aria, notò subito la foto dell’amico posata distrattamente sul tavolino d’ingresso e capì.

 

  • Ti manca, vero?
  •  

 

Carlo si sedette sul piccolo divano e invito Elena al suo fianco. L’abbracciò stretta e la coccolò a lungo nonostante la rigidità del suo corpo che testimoniava una freddezza sconfortante, in grado di smontare chiunque ma non lui che la conosceva ormai bene. Aveva capito che la serata si sarebbe conclusa com’era iniziata: sul divano nel vano tentativo di riscaldare una ragazza con il vuoto nel cuore, ma non desisteva. Nonostante l’inizio puramente fisico della loro storia amava profondamente quella donna, sino al punto che pur di averla accettava di dividerla con il fratello. Quindi le stava dando il calore e tutto l’amore di cui era capace pur di lenirle il dolore nato dalla malinconia.

Peccato che Elena non cogliesse il mirabile affetto di quell’abbraccio, di quelle carezze, poiché Carlo parlava una lingua a lei sconosciuta e che non era ancora disposta ad apprendere. Per quanto amore le desse questo la trapassava lasciandola intatta. Carlo si rendeva conto della situazione e nel suo cuore sperava che almeno questo passaggio lavasse le scorie della sofferenza. Ormai aveva perso ogni speranza di diventare qualcosa di più che una semplice facciata di normalità per Elena o, al più, uno strumento per il gioco erotico dei due fratelli; ma non riusciva fare a meno di passare il suo tempo vicino a quella ragazza che amava.

La serata terminò nel preciso istante in cui Elena prese il telecomando ed accese il televisore per sprofondare nell’ottusa passività davanti ad uno schermo pieno d’immagini senza alcun senso per lei. Carlo le restò vicino sino a tarda ora poi, vinto dalla stanchezza e dalla sonnolenza indotta dalla Tv, comunicò alla ragazza la sua intenzione di andarsene a casa. Lei si alzò con lui per accompagnarlo alla porta, sull’uscio riuscì a mormorare un ringraziamento per la sua pazienza e l’affetto che dimostrava sopportandola quando era tanto depressa quanto in quel momento, indi con un innocentissimo bacio sulle labbra lo congedò. Per tutto il tragitto verso casa, Carlo pensò a lei. Non riusciva a togliersi dalla testa l’immagine del suo viso triste. Si sentiva impotente di fronte a quella sofferenza che non riusciva ad alleviare e questo lo faceva stare male. Si domandava cosa stesse facendo Elena in quel momento, l’immaginava intenta a prepararsi per la notte e la vedeva, con gli occhi dell’immaginazione, occupata in quella ritualità che aveva imparato a conoscere nell’ultimo anno. Era bello pensarla così, distaccando la sua immagine dal sesso, donandole una valenza più umana, più femminile, più vera anche se meno attraente.

 

Elena, però, non aveva per niente sonno. La casa vuota, ora che il fratello era lontano e loro madre si stava ricostruendo una vita mattone dopo mattone con il suo nuovo compagno, non l’aiutava a superare la depressione. Con un colpo secco sul pulsante spense il televisore e quasi con rabbia lanciò il telecomando sulla poltrona a fianco del divano, poi si alzò e si diresse decisa nello studio. Qui Elena si sedette alla scrivania e si guardò in giro, tutto le ricordava il fratello specie il libro posato in un angolo. Le era stato regalato proprio da lui prima di partire per il suo lungo viaggio di lavoro, lo prese tra le mani e guardò con occhi appannati l’illustrazione della copertina.

 

  • Atalanta fugiens di Michael Maier.

Tradotto dall’originale stampato a Oppenheim nel 1618 – recitò a bassa voce.

 

Chissà a cosa pensava suo fratello quando scelse quel libro per farle un regalo?

Elena non riusciva a capire il senso di quel testo, non le parole scritte, ma il senso del regalo. Suo fratello non sprecava mai un dono, ogni suo omaggio aveva un ben preciso significato. Lo adorava anche per questo.

Con la giusta predisposizione d’animo s’appresto ad iniziarne la lettura.

Il testo era una fedele traduzione dell’originale, per questo risultava poco scorrevole e pesante considerata l’ora tarda. Il cervello non era nelle migliori condizioni per apprezzare quel tipo di lettura ed Elena si risolse a dare una veloce occhiata alle figure con l’intenzione di dedicare il fine settimana ad una più attenta lettura. Le immagini stampate erano in bianco e nero, delle riproduzioni di stampe molto ben dettagliate; con i sensi annebbiati dal sonno si ritrovò a pensare che quei disegni non sarebbero stati male appesi nella sua camera. Istintivamente si portò il ciondolo regalatole da suo fratello, che sempre teneva al collo, tra le labbra; le piaceva succhiare la pietra scaldata dal suo seno.

Aprì una pagina a caso fissò con attenzione la figura che vi trovò. Vi erano rappresentati due leoni, o meglio un leone ed un altro animale simile ma dotato di ali. Il maschio afferrava la femmina con un atteggiamento quasi libidinoso e pareva intento a montargli sopra per soddisfare le sue brame. La femmina, dal canto suo, era chiaramente sottomessa; un atteggiamento rimarcato dalla sua testa reclinata verso il basso. La curiosità generata da quell’immagine la spinse a leggere la didascalia che diceva: “Aggiungi al leone una leonessa alata, in modo tale che entrambi possano vivere nell’aria…” poi continuava dicendo che Michael Maier consigliava di sublimare le due nature fino a renderle inseparabili!

 

  • Quali nature? – si domandò Elena ad alta voce

 

“Sublimare…Ovvero: innalzare, esaltare, rendere eccelso” pensò mentre ancora si chiedeva a cosa mirasse suo fratello regalandole quel libro.

“Esaltare le due nature…”, Elena iniziava a pensare che queste due nature fossero quella maschile e quella femminile che sempre convivono in ogni essere umano indipendentemente dal sesso. Improvviso come un lampo venne il ricordo di una frase, un motto ermetico, che aveva letto chissà dove la quale diceva ”Fa di uomo e donna un cerchio, quando avrai congiunto testa e coda, otterrai la tintura vera” e l’immagine che la descriveva: due serpenti, di cui uno alato (la donna) che si mordevano la coda reciprocamente.

Nonostante le sporadiche luci, Elena provava una forte confusione, decise di continuare a sfogliare il libro con l’empirica tecnica di prima: aprì un'altra pagina a caso, ma era di solo testo allora sfogliò velocemente le pagine sino a trovare una nuova illustrazione.

Questa singolare immagine l’attrasse più dell’altra. Qui poteva vedere una donna, semi nuda, ed un uomo che randellavano un drago. L’uomo aveva un sole sulla testa e la donna una luna all’ultimo quarto. Lesse con attenzione la didascalia che riportava una frase di Hermes: “Il drago muore solo e soltanto se viene ucciso da suo fratello e sua sorella insieme. Non da uno solo, bensì dal Sole e dalla Luna […] Per questo motivo si dice che il drago non muore senza suo fratello e sua sorella.

 

  • Ok! E adesso cosa mi rappresenta il drago? – meditò ancora ad alta voce

 

Si rese conto che non sarebbe riuscita a concentrarsi a sufficienza a quell’ora, inoltre più sfogliava il libro più domande nascevano. Si ripromise di riprenderlo al mattino, quando la mente riposata avrebbe risposto meglio alle sue sollecitazioni. Andò a letto, era tanto stanca che si addormentò quasi immediatamente senza avere il tempo di spegnere la luce.

Elena dedicò la mattinata della domenica alla lettura ed il pomeriggio al suo ragazzo, nonostante le mille domande che aveva in mente riuscì ad essere presente con lui. I pensieri generati dalla meditazione su alcuni brani del libro l’avevano aiutata a dimenticare per un attimo la malinconia. Carlo non si aspettava quel cambiamento e restò favorevolmente stupito da questa ripresa tanto da farlo sperare in un ottima serata. Aveva ragione.

Verso sera erano in procinto di decidere dove cenare quando Elena disse:

 

  • Ceniamo da me, ci prepariamo qualcosa di veloce e passiamo la serata solo tra di noi!

 

Qualcosa nel tono della sua voce smosse in Carlo le corde della libidine. Era trascorsa più di una settimana dal loro ultimo rapporto e sentiva un prepotente desiderio di accoppiarsi con lei, oltre al resto Elena era rimasta per tutto il pomeriggio in uno stato di assoluta dipendenza nei suoi confronti accettando ogni sua proposta. Questo lo aveva eccitato, vedere la sua ragazza così disponibile lo portava a sognare quell’atteggiamento esteso al letto.

Prepararono la cena insieme, Carlo approfittava di ogni occasione per cercare un contatto con il corpo di Elena e lei rispondeva favorevolmente strusciandosi contro di lui. Quello che lo faceva impazzire era il suo modo di sollevare il sedere quando s’appoggiava alle natiche, pareva invitarlo dentro di lei. Quando s’avvide che non riusciva più a controllarsi, che il desiderio di lei avrebbe inevitabilmente compromesso il piacere del cibo, la fece sedere su uno sgabello per tenerla al di fuori della propria portata, poi prese due bicchieri e la bottiglia di vino bianco secco che stava in nel frigorifero.

 

  • Prendiamo un aperitivo? – domandò Carlo sforzandosi di mantenere un tono di voce normale.
  • Volentieri! – accettò Elena porgendogli il bicchiere.

 

Ruotando sullo sgabello e torcendo il busto, la ragazza, mise in evidenza il ciondolo che sempre portava al collo, allora Carlo disse:

 

  • Ora che mi ricordo… ho chiesto ad un amico cosa ne pensava delle incisioni di quella pietra che hai sempre al collo. Lui è un appassionato del periodo storico del medioevo e quei simboli mi parevano risalire a quell’epoca!

Avevo ragione!

Secondo lui – disse prendendo in mano il ciondolo – questa donna rappresenterebbe il pianeta Venere e tutto lascia supporre che questo sia un amuleto d’amore.

  • Ma dai! Non mi dire! – disse quasi sottovoce Elena
  • Sì! A quanto dice quest’amico pare, che l’amuleto sia stato realizzato seguendo le prescrizioni dettate da un libro del XI° Sec. inoltre sostiene che senz’altro è stato “consacrato” seguendo i riti di quel libro.

Non so mai quando scherza o fa sul serio… però lui consiglia di disfarsene!

  • Ma scherziamo?

È un semplice pezzo di pietra ed a me piace! – disse risoluta Elena

  • Io ti riporto solo cosa ha detto lui!
  • Ed io ti dico che intendo tenermelo. È un regalo di mio fratello e l’ho sempre indossato da quando me lo ha dato!

 

Carlo indugiò nell’analisi del ciondolo che continuava a tenere in mano, lo rigirava tra le dita mentre ripensava alle parole dell’amico ed alla risolutezza di Elena.

 

  • È caldo! – disse ad un certo punto
  • Sì, è sempre caldo. Pare assorbire il calore dal mio corpo, lo tengo sempre nel solco del seno! – rispose Elena rimarcando l’ultima parola
  • Capisco… e invidio un po’ questa pietra che ha la fortuna di passare tanto tempo a contatto con la tua pelle.

 

Elena trattenne il fiato mentre i suoi occhi, fissi su quelli di Carlo, andavano lentamente dilatandosi.

 

  • È tanto che le nostre pelli non si toccano! – bisbigliò lei
  •  

 

La ragazza prese la cintura di Carlo e lo avvicinò a se, poi allungò il collo in cerca delle sue labbra. Lo baciò con un trasporto inaspettato, tanto intenso da farle perdere l’equilibrio e cadere dallo sgabello in ginocchio innanzi a lui. Con le mani teneva ancora la cintura e fece forza su di essa per sollevarsi ma lui, con una mossa decisa ed improvvisa, la slacciò. Elena si ritrovò quindi a tirare giù i calzoni del suo ragazzo. Subito vide il lato comico di quella sequenza di eventi e stava per lasciarsi sfuggire una risata, poi sollevò lo sguardo e vide l’espressione eccitata di Carlo che subito generò in lei una sequenza di emozioni. Si sentì immediatamente desiderata, quegli occhi avevano il potere di trasmettere amore e desiderio quasi quanto quelli di suo fratello, ed in quella posizione non poteva che fare una cosa sola per appagare quel desiderio: sfilò il calzoni di Carlo sin sotto il ginocchio, poi si agganciò agli slip e li tirò in basso liberandogli il membro. Senza attendere il suo inevitabile invito ingoiò ciò che si trovava davanti agli occhi. Carlo rantolò di piacere e si appoggiò al tavolo per spingere il più avanti possibile il bacino, come per penetrarla sino in gola, poi si rilassò e chiuse gli occhi per godersi le labbra della sua ragazza.

Elena si scoprì a desiderare quel membro in ben altre parti del suo corpo. Inizialmente non provava una voglia particolare, aveva deciso di far godere Carlo senza nulla chiedergli in cambio; quando suo fratello era lontano lei non sentiva le spinte del desiderio. Ora, però, mentre scorreva tutta la lunghezza di quel membro e ne riconosceva il sapore sentì di avere voglia proprio di Carlo.

Un liquido più denso si unì alla sua saliva; Elena capì che il ragazzo era ormai troppo eccitato e stimolato e rischiava di esplodere subito in un orgasmo. Decisa a non sprecare quella magnifica erezione in semplici giochi orali si alzò di scatto per appoggiarsi al tavolo al suo fianco. Carlo la guardò con gli occhi accesi dall’eccitazione, poi lesto si levò la camicia per passare a sbottonare quella di Elena. Lei lo lasciò fare, si fece spogliare e sollevare la gonna sino in vita, poi aprì le gambe alle labbra di Carlo che intendevano restituirle, almeno in parte, il piacere che gli era stato regalato. Quando lui si ritenne sazio la fece girare di schiena ed appoggiare il busto sul tavolo, le sfilò del tutto la gonna poi le sollevò una gamba in modo da farla aprire. Elena era al limite della sopportazione, non riusciva più a contenere il desiderio di sentirlo dentro; appoggiò la gamba ad uno sgabello mentre con l’altra si teneva in equilibrio. Quando avvertì la mano del suo ragazzo sulla nuca che stringeva spasmodica i capelli capì che stava per essere finalmente appagata. Lui la spinse giù, con il viso sul tavolo, poi si guidò dentro di lei e la penetrò con una foga quasi animale tanto era il desiderio represso che teneva dentro. Elena apprezzò quel gesto carico di erotica violenza e si aprì il più possibile ma non era ancora del tutto soddisfatta e spinse il sedere contro di lui mentre si stava avvicinando. Carlo temette di farle male e tentò di controllare l’impeto con cui entrava, ma Elena gemette in tono di protesta incitandolo a muoversi con sempre maggiore insistenza.

Lui rallentò un attimo per cercare la giusta concentrazione, poi lentamente aumentò il ritmo. Badò a spingersi bene sino in fondo, sino a sentire il glutei della ragazza contro il bacino allora pressava in avanti il pube per seguire le sue curve ed entrare totalmente in lei. Eseguiva meccanicamente queste mosse mentre la mente era impegnata a studiare la porzione visibile del viso di Elena per carpirne ogni singola emozione; la vide chiudere gli occhi ed inspirare regolarmente ogni volta che la penetrava, intanto la sentiva dilatarsi sempre di più sin che, finalmente, sospirò spalancando la bocca per lasciarsi prendere dall’orgasmo. Carlo continuò a muoversi senza modificare il suo ritmo, percepiva che il piacere di Elena era guidato dalle sue mosse e intendeva prolungarlo sin che avrebbe retto. La voglia accumulata negli ultimi giorni si stava trasformando in un sentimento di vendetta, pensava: “Ti sei fatta desiderare vero? Allora ti sbatto sin che non mi chiedi pietà!” Questo sentimento così estraneo all’amore e fuori luogo in un normale amplesso lo stava aiutando a resistere ai numerosi stimoli che riceveva dal ventre di Elena, si fermò solo quando lei iniziò a scivolargli via.

Elena si voltò verso di lui appoggiandosi al tavolo, respirando a fatica fissò lo sguardo su quello del suo ragazzo rimanendo sconvolta dalla luce dei suoi occhi. Immaginò di vedere in quello sguardo un desiderio ed una eccitazione non placati dal loro amplesso; più lo guardava più sentiva tornare in sé la voglia di unirsi a lui, allora lo prese per le spalle e lo guidò a lato del tavolo poi lo spinse verso il basso. Senza parlare lo fece stendere sul pavimento in legno, quindi salì su di lui volgendogli la schiena sistemandosi per scendere e impalarsi sul suo membro.

 

  • Aspetta! – disse Carlo mentre teneva con le due mani il membro – Sei troppo indietro… è più avanti!
  • No! È qui che lo voglio ora! – rantolò lei
  • Ma non lo abbiamo mai fatto così… sei troppo chiusa!
  • Aspetta! – insistette lei mentre si dilatava le natiche con le mani – Tienilo fermo! – lo pregò infine.
  • Ti faccio male!
  • Dai, che lo facciamo entrare! – Elena non sentiva ragioni.
  • Cambiamo posizione. Mettiti in ginocchio e proviamo così! – ragionò lui
  • Voglio farlo così! Se non entra dietro allora mettimelo davanti! – Disse, con un grugnito, Elena mentre si spostava offrendo il pube al membro.

 

La solita via non presentò problemi. Elena scese sul membro di Carlo inghiottendolo con il ventre, poi si lasciò cadere all’indietro, contro di lui, ed iniziò a muoversi. In breve raggiunse un secondo orgasmo, forse per merito della forte eccitazione questa volta urlò nell’apice del piacere. Continuò a muoversi sin quando si sentì sollevare dalle forti braccia del suo ragazzo, fece appena in tempo a lasciar uscire il membro che ricevette un fiotto di sperma sul bacino. Più velocemente che riuscì portò il viso sul pene e inghiotti gli ultimi getti per restare a stuzzicare con le labbra morbide quel pezzo di carne che l’aveva fatta godere due volte in pochi minuti.

Dopo questa esplosione di sensi mitigarono la fame con una cena veloce e dedicarono il resto della serata alle coccole reciproche sin che Elena non disse di avere molto sonno e spedì Carlo a casa sua. Appena salutato il ragazzo sulla soglia lei controllò l’orologio e corse al computer, attivò la connessione alla rete e lanciò il programma di messaggeria in diretta. Selezionò il nome del fratello e gli lanciò un messaggio: “Ci sono!”. Poi si mise in attesa dedicandosi al controllo della posta.

Pochi istanti dopo arrivo il segnale che aspettava.

 

“Eccomi qua! … puntualissima vedo!”, lampeggiò la finestra di suo fratello.

“ Già, non vedevo l’ora di sentirti.. emm .. di leggerti! Uffa ma quando torni?!”, scrisse lei.

“ Meno di una settimana, lo sai! Non me lo chiedere tutte le volte o mi fai star male… non sto bene lontano da te”, apparì sul monitor di Elena.

Si scambiarono i soliti convenevoli, le classiche frasi malinconiche e velate allusioni sin che:

“ Allora che hai fatto con il mio amico questa sera?” domandò lui.

“Ti ricordo che il tuo amico è anche il mio ragazzo… comunque… scintille! Abbiamo fatto scintille!”

“ Racconta”, la esortò lui.

“ No, meglio… ti faccio vedere!”

“Cosa? Hai attivato la web-cam? E… lui lo sapeva?”, scrisse velocemente lui

“No, non lo sapeva. Ho impostato uno scatto ogni 20 secondi ed ho spento il monitor… ho il disco pieno d’immagini, ma non le ho ancora viste”

“Vediamole!” scrisse lui.

 

Iniziarono in questo modo un gioco perverso dove lei inviava al fratello le immagini sfocate che la vedevano protagonista per commentarle insieme a lui. Elena soddisfaceva ogni singola richiesta di particolari e si dilungava nella descrizione delle proprie sensazioni. Si eccitava nel ricordare il suo amplesso e notava dai termini usati dal fratello la sua eccitazione, le piaceva quel gioco. Arrivata alle sequenze finali il fratello le domandò spiegazioni della sua innaturale posizione, allora lei confessò il falliti tentativo di farsi penetrare analmente.

“Non immaginavo che ti piacesse prenderlo lì!”, scrisse lui.

“Non lo so ancora se mi piace e quanto… non ci siamo riusciti!”

“Pazienta ancora qualche giorno che poi ti apro io!”

Elena ebbe un mancamento non appena lesse le parole del fratello, ringraziò il fato che la loro non fosse una comunicazione telefonica altrimenti con il suono della sua voce il potere di quelle parole le avrebbe fatto perdere il controllo.

Continuarono su questo tono sino a tarda ora, sin che non furono analizzate più volte tutte le immagini in modo che anche lui, all’altro capo della linea, divenne partecipe e complice del piacere della sorella.

Il mattino seguente, Elena, si svegliò con un indefinibile affanno indosso; provata dalla lunga chat con il fratello si rigirò su se stessa per pisolare ancora un po’ sull’altro fianco, ma qualcosa la disturbava e le impediva di riaddormentarsi. Con la mente offuscata cercò, invano, di far luce sul disagio che sentiva. Percorse gli aspetti più intimi del suo animo, quelli che sfidava solo quando non era totalmente cosciente di se, alla ricerca di una spiegazione. Pensò che il turbamento fosse l’inevitabile frutto del suo lungo dialogo con il fratello e del tema trattato in quella discussione; poi analizzò il rapporto con Carlo, nei dettagli di un amplesso riuscito per metà. Il libro letto la notte precedente le aveva lasciato tanti di quei dubbi da toglierle il sonno per oltre un mese, ma dopo tutto non si era addentrata tanto nella lettura da iniziare a comprenderne il reale significato. Poi ricordò!

 

  • È lunedì! – pronunciò ad alta voce mentre si rizzava a sedere sul letto – Oggi è lunedì! – sottolineò – Alle nove in facoltà!

 

Elena saltò giù dal letto, incurante del lieve mancamento dovuto all’abbassamento della pressione sanguinea tipico della sua ovulazione, e corse in bagno aprendo subito il rubinetto della doccia. Come s’infilò sotto l’acqua cacciò un urlo di puro terrore, nella fretta non aveva controllato la temperatura. Qualcuno, prima di uscire dalla sua casa, aveva manomesso la regolazione della doccia portandola al minimo. Era un idea di Carlo, sempre alla ricerca di un modo per farsi ricordare, per lasciare un segno indelebile nella sua mente. Questa volta il segno lo lasciarono i lunghi improperi lanciati nella sua direzione. Sopravvissuta al trauma iniziale riprese a lavarsi, non aveva guardato l’ora ma sentiva d’essere al limite. S’insaponò stando bene attenta a non bagnare i capelli, nella fretta aveva pure scordato d’indossare la cuffia, quindi non notò subito lo stato di turgore dei capezzoli. Solo dopo ripetuti passaggi sul seno percepì qualcosa di duro sul palmo della mano, subito si guardò l’arto, convinta di trovarvi un pezzo di sapone, poi il suo sguardo si focalizzò sul seno e sui capezzoli. Sul momento ritenne il contatto con l’acqua gelida l’artefice di tale erezione e non si curò di loro sin che, una volta asciugata, non tentò di vestirsi.

I capezzoli non accennavano a scendere, restavano turgidi tanto da crearle non pochi problemi sulla scelta dei capi da indossare. Qualunque maglia o camicia provasse restava segnata dai due puntini che sporgevano in un modo imbarazzante. Non poteva uscire in quello stato ma non intendeva neppure indossare un reggiseno imbottito in una giornata così calda come quella che si prospettava. Si disse che sicuramente non poteva restare in quello stato a lungo senza motivo, senza una fonte di stimoli erotici o termici; inviò un’ulteriore maledizione a Carlo mentre pensava quest’ultima parola.

Indossò, quindi, gli abiti che aveva previsto. Dinanzi allo specchio ammirò ancora una volta i capezzoli così evidenti poi prese il ciondolo dal comodino, lo indossò, ed uscì per strada. Solo in quel momento si concesse di controllare l’orologio, prima non aveva senso preoccuparsi per un eventuale ritardo tanto non portava porvi rimedio, con stupore apprese che non era poi così tardi: c’era ancora il tempo di bere un caffè nel bar sotto casa.

Elena entrò nel locale decisa e si diresse nel suo solito angolo; il ragazzo al bancone non le domandò cosa desiderava, la conosceva da tempo e le preparò subito un caffè come amava lei. Quando glie lo porse l’ammirò per un attimo poi si arrischiò a salutarla.

 

  • Buon giorno Elena! Come va questa mattina?
  • Uh! Bene credo. Pensavo di essere in pauroso ritardo ma poi mi sono accorta di non esserlo!
  • Hai passato troppo tempo davanti allo specchio per farti più bella di quanto non lo sei già? – la schernì lui
  • Specchio? – Elena posò la tazzina bollente – No, sono uscita subito così com’ero… non avevo guardato l’orologio sicura che fosse troppo tardi!
  • Allora sei innamorata! È tipico delle ragazze innamorate perdere la nozione del tempo! – quindi, dopo questa citazione filosofica, aggiunse – Strano, però! Oggi sei più bella del solito …!

 

Elena stava bevendo l’ultimo sorso quando si rese conto di dove collimava lo sguardo del ragazzo, in quel momento percepì chiaramente i suoi capezzoli premere sul tessuto. Posò velocemente la tazzina, ringraziando il giovane, poi pagò alla cassa ed uscì dal locale. Era turbata dal suo stato, non amava mettersi in mostra in quel modo, non le piaceva il messaggio lanciato dai suoi capezzoli eretti. Non erano i segnali emanati da una gonna più corta del normale, dai calzoni aderenti o da un’audace scollatura, questi dei capezzoli stavano ad indicare un qualcosa di troppo intimo per poterlo diffondere a tutti coloro che avrebbe incontrato. Mentre camminava premette una mano sul seno nel tentativo di dominare quella strana erezione, un movimento apparentemente casuale, come se intendesse sistemare il reggiseno, che portò la sua mano a contatto con il ciondolo. Il calore che ricevette da quel pezzo di pietra fu tale da procurarle una fitta al basso ventre, un segnale d’imminente eccitazione sessuale.

Elena si fermò per un istante a valutare cosa sentiva, non le pareva possibile di eccitarsi mentre camminava per la strada lontana da tutti e due gli uomini della sua vita. Il seno non accennava a mettere giudizio, in più ora provava quel doloroso senso di vuoto nel ventre che le faceva perdere la ragione pur di colmarlo.

Passò una mattinata d’inferno, sempre tesa a controllare come esponeva il seno o al modo in cui si muoveva o guardava gli altri. Le sue amiche le domandarono più volte cosa le era successo per essere così sensuale, la studiavano ammirate o invidiose a seconda del grado d’amicizia che le univa. Quando, finalmente, rientrò in casa sul fare del mezzogiorno per prima cosa si spogliò per indossare un vestito più comodo e largo sul seno. Aveva intenzione di nasconderlo per non pensare più ai suoi capezzoli perennemente eretti.

Scrisse una mail al fratello dove raccontava quella giornata nei dettagli domandandogli un aiuto. Poche ore più tardi trovo la sua laconica risposta: “Ok! Rientro domani sera. Volo numero …”

Tutto lì!

Elena era sconvolta e leggermente adirata con il fratello. Lei gli aveva chiesto aiuto per una situazione che la stava sconvolgendo anche per causa sua, e lui si limitava ad annunciare il suo rientro?

Era furente, stava per scrivergli un’altra mail di fuoco quando notò il segno rosso sul calendario: suo fratello sarebbe dovuto rientrare la settimana successiva. Aveva anticipato il rientro per starle vicino, aveva senza dubbio incontrato dei problemi per farlo; ora sentiva di amarlo come non mai.

 

Finalmente l’aereo atterrò, era in perfetto orario ma per Elena in attesa da oltre un ora pareva non dovesse giungere mai. Si era recata in aeroporto con un certo anticipo spinta dal desiderio di rivedere suo fratello, ora seguiva con trepidante interesse le operazioni di sbarco. Quando lui uscì dal controllo doganale lei gli saltò letteralmente addosso, lo abbracciò avvinghiandolo anche con le gambe.

 

  • Calma… calma sorellina! Ricorda che nessuno deve pensare che tra di noi ci sia qualcosa di più dell’amore fraterno! – disse lui sorridendo mentre le stringeva le natiche con forza.
  • E chi se ne frega! Qui nessuno ci conosce… baciami!

 

Si salutarono con calore, quindi si avviarono verso casa. Nel tragitto Elena raccontò cosa le era successo il giorno prima, confidò il suo turbamento e narrò di come dovette masturbarsi sino all’orgasmo per smontare l’erezione continua dei suoi capezzoli.

 

  • Pensavo a te in quel momento! Ti visualizzavo al posto di Carlo i quelle foto che ti ho fatto vedere e ti sentivo scivolare nelle mie viscere, entrare in me e strapparmi urli di piacere … ti sentivo fino qui! – Disse lei indicando, alla fine, un punto sul suo corpo ben al di sopra l’ombelico.
  • Davvero?! – domandò lui senza riuscire a nascondere l’emozione.
  • Sì, ti prendevo come non ho mai preso nessuno e godevo come una pazza! – annunciò sorridente Elena.
  • No, intendevo .. davvero fino lì? – chiese indicando il punto in questione sul suo corpo
  • Sì, fino qui!
  • Allora dovrò montare una prolunga, non credo di arrivare così tanto dentro di te!
  • Non importa dove arrivi, basta che entri. Son settimane che ti sogno in continuazione. Sei diventato una presenza costante nella mia mente; giorno e notte. Di giorno ti penso, ti desidero, ti voglio; di notte ti sogno e mi risveglio eccitata … chissà come ti sogno?
  • Posso immaginarlo: all’incirca come io sogno te.
  • Allora andiamo a casa e anche se sei stanco per il viaggio voglio subito consumare il nostro incesto, intendo unirmi a te e formare il cerchio, voglio essere la tua luna!
  • Ed io il tuo sole!

Vedo che hai letto quel Libro!

  • L’ho solamente iniziato, ma non ho le basi per comprenderlo sino in fondo… ho bisogno di un maestro
  • Sfortunatamente non posso essere io il tuo maestro avendo appena iniziato a comprendere qualche parola. – Si giustificò lui
  • Però puoi dirmi cos’è sto cavolo di drago allora! Quello che io e te dobbiamo uccidere insieme secondo quanto dice il Libro. – insistette lei.
  • Guarda al drago come alle tue paure… questa è solo una delle interpretazioni, ma è quella che interessa a noi.
  • A noi? – domandò lei
  • A noi! A noi che viviamo nell’aria! – aggiunse lui
  • Giusto, a noi che viviamo nell’aria!

 

Elena non comprese del tutto le farsi ermetiche del fratello, ma non le importava più di tanto. Aveva iniziato a leggere quel libro più che altro per fare un piacere a lui. Non era affatto interessata agli argomenti trattati, ammetteva un certo qual interesse verso quelle teorie ma sentiva un’attrazione più intensa verso un'altra forma di conoscenza occulta. Non sapeva spiegare questo sentimento, ricordava solamente d’essere stata fortemente attratta dalla vetrina di una libreria del centro città, fu tentata di entrare ed acquistare un volume che, semi nascosto, attirò i suoi occhi. Ricordava il titolo: “Picatrix. Ghàyat al-hakim, il fine del saggio”. Forse quel testo era legato a quanto le aveva riferito Carlo sulla discussione con il suo amico medievalista, forse in quel libro c’era la spiegazione ai simboli tracciati sulla pietra che sempre portava al collo. Si ripromise di tornare in quella libreria ed acquistare il libro il prima possibile.

 

  • Ho bisogno di una doccia! – annunciò lui appena varcata la soglia di casa – Mi dai il tempo di farla?
  • Mmm sì! Fai pure ma sbrigati!

 

Elena lanciò uno sguardo d’intesa al fratello, poi si dedicò alle sue valige iniziando a sistemare gli abiti puliti nell’armadio. Mentre li riponeva al loro posto ne aspirava golosamente il profumo, riempiendosi le narici di quell’odore che da sempre le ricordava lui. Quando trovò, conficcata in una sacca laterale, la biancheria usata la raccolse e senza pensare la portò nel bagno per buttarla nella cesta della “roba” da lavare. Entrò decisa senza più pensare che lui era sotto la doccia, le lunge settimane trascorse da sola in quella casa le avevano fatto dimenticare le solite procedure, quando lo vide nudo e mezzo coperto dal sapone rimase fissa ad osservarlo.

 

  • Cos’è? Pare che tu non abbia mai visto un uomo nudo! – la punzecchiò lui
  • No, ne ho visti eccome! Solo che non ne ho mai visti farsi la doccia con quell’affare enorme completamente eretto! Specie se la doccia se la stanno facendo da soli! – Disse lei con un tono di voce sarcastico, poi aggiunse – Cosa stavi facendo? Non è che ti stavi ….!!
  • Stavo pensando a te e a tutto quello che vorrei farti!
  • Davvero? – sospirò lei
  • Giuro! – confermò lui.

 

Elena si avvicinò alla vasca, che fungeva anche da doccia, per ammirare meglio il corpo di suo fratello, poi allungo titubante una mano verso il membro e lo ghermì. Lo prese da sotto, nei pressi dei testicoli, poi lo trasse a se per costringere il fratello ad avvicinarsi alle sue labbra. Lo baciò con tutta la passione che aveva messo da parte durante la sua assenza e, nel frattempo, lo masturbava agitando la mano. Quando lo sentì crescere tanto indurirsi al massimo, lentamente scivolò sulle ginocchia e lo prese tra le labbra. Succhio con la stessa passione del bacio, intendeva aspirarne tutto il seme che teneva dentro, lo voleva sentire in gola, sul palato, colare dalle labbra; e desiderava sentire suo fratello fremere dal piacere. Avrebbe coronato il suo sogno se lui non le fosse sfuggito all’improvviso. Stava per protestare quando lui disse:

 

  •  

 

Elena si mise in piedi per spogliarsi. Velocemente la camicetta e la gonna volarono sul cesto della biancheria seguite immediatamente dagli slip e dal reggiseno, quindi entrò con lui nella vasca. Si lasciò bagnare dal flusso d’acqua controllato dalle mani del fratello e regolato alla perfetta temperatura. Ebbe un fremito quando le divaricò le natiche per dirigere il getto lì in mezzo. Accortosi della sua reazione lui disse:

 

  • Laviamo bene tutto! Non sei d’accordo?

 

Elena non rispose ma si abbandonò appoggiando la schiena contro il corpo del fratello per apprezzare al meglio quelle grandi mani che le distribuivano il sapone addosso. Si godette le carezze confortata dalla pressione del membro che sentiva chiaramente appoggiato al sedere.

Sin dal risveglio si era trovata sessualmente eccitata, il solo pensiero di incontrare nuovamente suo fratello riportava in vita la passione trattenuta così a lungo. Era entrata in bagno senza secondi fini, nella sua mente la serata era già stabilita nei dettagli: dopo la doccia coccole, poi cena leggera ma sfiziosa e quindi letto! Invece si trovava gia tra le sue braccia, pelle contro pelle, eccitata e pronta ad unirsi a lui. La ragione le diceva di fuggire da quell’abbraccio poiché, rispettando il programma, avrebbe goduto di più della sua presenza; l’istinto la fece ruotare per affrontare le labbra del fratello.

Lo baciò usando solo la lingua, disegnò il contorno delle labbra del fratello poi la spinse nella sua bocca, indugiò a lungo prima di incontrare la sua poi si premette totalmente contro di lui. Voleva sentire ogni centimetro di quella pelle contro la propria, intendeva prendersi ciò che aveva sognato durante la sua assenza. Elena colse il membro durissimo puntarle sul bacino, le piaceva quel contatto e spinse in avanti tutto quello che poteva per massaggiarlo con la pelle, si muoveva sinuosa conscia dell’effetto che aveva su di lui. Ascoltava i dettagli di quella pressione, ne valutava i punti di contatto, immaginando di averlo dentro invece che contro la pelle. Non resisteva più al desiderio, alzò una gamba per appoggiarla sul bordo della vasca e spinse il pube in avanti strofinandolo contro il pene. Suo fratello si abbassò quel tanto sufficiente ad indirizzare correttamente il membro e se lo guidò con una mano. Come Elena lo sentì puntare e quasi entrare scese su di lui. Gemette mentre la penetrava non tanto per il piacere quanto per la soddisfazione di una lunga attesa. Tentarono in tutti i modi di portarsi l’uno contro l’altro in modo da ottenere una penetrazione profonda ma la posizione non era certo delle migliori. Si mossero sfogando tutto ciò che era stato represso nelle ultime settimana, arrivarono sul limite dell’orgasmo ma nessuno dei due si lasciava andare. Elena voleva di più e, improvvisamente, si sollevò tanto da lasciarlo uscire dal ventre. Quindi lanciò uno sguardo quasi allucinato al fratello e gli voltò le spalle. Scese sulle ginocchia e si piegò in avanti esponendo il sedere. Dentro la vasca non poteva aprire più di tanto le gambe, ma l’urgenza di riprenderlo subito dentro di sé detto le sue scelte. Attese che il fratello si sistemasse dietro di lei poi gli disse:

 

  • Sai già dove prendermi, vero?
  • Ti faccio male così, non puoi aprirti!
  • Prova, ti prego!

 

La voce di Elena era tanto roca dall’emozione e così eccitata che non le si poteva resistere; lui si sistemò come poteva e divaricò le natiche della sorella.

 

  • Spingi anche tu – disse rivolto a lei
  •  
  • Come se dovessi far uscire qualcosa, dai che hai capito!
  •  

 

L’ano lentamente si dilatava e lui, dopo averlo stuzzicato con il dito, lo spinse dentro. Elena gemette mentre il dito entrava, tentava in tutti i modi di adattarsi a quella presenza per riuscire a prendere, subito dopo, il membro del fratello. Si lasciò esplorare sin che i suoi gemiti indicarono al fratello che era quasi pronta. Lui puntò il pene sull’ano, doveva assumere una posizione scomoda ma non voleva correre il rischio di rovinare l’atmosfera chiedendo ad Elena di spostarsi sul pavimento o raggiungere il letto. Appena spinse con tutta la dolcezza possibile, lei si aprì in un modo sconvolgente, tanto che riuscì a scivolarle dentro per buona metà della lunghezza. In quell’istante lei sollevò la testa e cacciò un urlo liberatorio tanto intenso da bloccarlo. Non era un urlo di dolore ma di piacere quello di lei, Elena incitò il fratello a muoversi spingendo il sedere verso di lui.

 

  • Toccati tu, io non ci riesco da questa posizione! – la consigliò

 

Elena fece scorrere una mano da sotto sino al clitoride, come si sfiorò iniziò a godere tanto da impedirle di sincronizzare il dito con la penetrazione.

Sentiva una forma di dolore, molto blanda nonostante fosse la prima volta che affrontava quel tipo di rapporto, ma questo bruciore non riusciva a prevalere sul piacere. Lo stimolo era forte, più intenso di quanto non avesse mai provato e travolgente tanto da farle perdere la ragione. Ebbe un orgasmo feroce, brutale nella sua intensità e del tutto inatteso. Non si rese conto di godere sin quando non esplose in tutto il suo corpo. Lui la seguì sino al termine muovendosi piano dentro di lei, assumendo di volta in volta l’angolazione migliore per penetrarla senza farle male, solo quando la sentì rilassare i muscoli si concesse di venire e le riempì le viscere. Elena non credeva di percepire così chiaramente il piacere del fratello anche lì, sentiva le sue pulsioni e le pareva di cogliere anche il seme che si spandeva in lei.

Quando si disunirono lui si sedette sul bordo della vasca e l’aiutò ad alzarsi.

 

  • Stai bene? – domandò preoccupato dall’espressione del suo viso
  • Sì, credo di si!

Ho solo una strana sensazione… come di dover andare in bagno … scusa non connetto ancora bene!

  • Stai tranquilla, è normale! Ti ho iniettato tutto il mio seme dentro e può avere di questi effetti. Mi chiedo solo se ti ho fatto male! Non ti lamentavi ma … ecco è la prima volta!
  • No! Stai tranquillo… sono ancora scossa da quanto ho goduto ma va tutto bene! – disse lei stendendosi nella vasca.

 

Appena appoggiò il sedere sul piano della vasca, Elena, scatto in piedi, poi disse al fratello.

 

  • Temo che dovrò restare in piedi per un po’. Ma dimmi … lo abbiamo ucciso il nostro drago?
  • Non ancora, o almeno non del tutto.

Vieni qua!

 

Lui la prese per i fianchi e la fece sedere sulle ginocchia stando bene attento a mantenerla con la parte dolorante sospesa, poi prese ad accarezzarle la schiena dolcemente. Dopo un tempo che non aveva alcun significato per nessuno dei due ripresero la doccia interrotta.

Elena era curiosa ed interrogò per tutta la durata della cena il fratello sul significato delle illustrazioni e delle frasi ermetiche di quel libro. Lui rispondeva vago, senza mai scendere nei dettagli che lei ambiva conoscere; le disse solo che il cammino lo avevano iniziato al meglio, ora si trattava solo di percorrerlo con determinazione.

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