Diavoletto tentatore

– Non voglio che mi tocchi, non ancora!
Guardami!

 

Monica mi trattiene a distanza con queste parole, mentre si alza dal divano sistemandosi la gonna che le avevo trascinato su accarezzandole le gambe durante un focoso bacio. Si porta dinanzi a me calcolando con cura lo spazio, in modo che anche allungando completamente le braccia non riesco a sfiorarla. Apre le gambe sin dove la sottana lo consente e il mio sguardo si perde sulla loro perfezione: sui polpacci esaltati dai tacchi alti, sulle ginocchia, sulle cosce che anche se dimezzate dal vestito mi fanno sospirare quello che sta sopra. Vorrei infilare una mia mano nel mezzo, lasciarla scivolare sull’interno coscia per scoprire se veramente indossa le autoreggenti come immagino. Salgo con lo sguardo sul suo ventre: è una calamita per me, voglio riempirlo con la mia carne. Osservo come si muove con il suo respiro e immagino come sarebbe sopra di me. Mi fermo. Non reggerei anche la fantasia sul suo seno. Passo direttamente agli occhi e li vedo puntati sui miei.

L’adoro. Mi fa eccitare solo con lo sguardo: ha un modo unico di fissarmi. Nei suoi occhi leggo la sfida, il desiderio, l’eccitazione e l’affetto; ma questa volta c’è anche una luce particolare, preoccupante se vogliamo. Temo quello che può avere in mente, la sua fantasia non ha limiti e le piace giocare con me. Si diverte a torturarmi spingendo il mio desiderio al limite del lecito, lasciandomi intendere di essere disposta a tutto e di voler soddisfare ogni mio sogno per poi tirarsi indietro. Gioca con me e solo quando è soddisfatta si da.

Monica appoggia le mani sulle gambe e le fa salire lentamente, la gonna si alza e lei n’approfitta per aprire ancora di più le gambe. Quando raggiunge le anche si accarezza voluttuosamente il ventre. Io seguo rapito le loro evoluzioni e vorrei sostituirle con le mie. Ha gli occhi chiusi mentre inizia a sfilare la maglia, si gode questo momento più con la fantasia che con i sensi. Appaiono dei lembi di pelle abbronzata anche se siamo solo in primavera e i fianchi seguono il ritmo della musica soffusa che sempre accompagna i nostri incontri. La maglia tira sul seno sottolineandone le curve e il turgore dei capezzoli. La spio, la scruto e l’immagino già nuda, anzi meglio: non completamente nuda, vorrei prenderla mentre ancora indossa la gonna, sollevargliela in vita e penetrarla così, da dietro. Il pene duole tanto è gonfio, tento di lenire questa "piacevole" sensazione sistemandomi meglio sul divano.

Lei non si cura di me, balla da sola mentre si spoglia. Inizio a pensare che lo sta facendo più per il suo che per il mio piacere. I suoi occhi chiusi, la sua espressione ispirata e goduta mi lasciano intendere che in questo momento non è qui, ma in un mondo tutto suo vietato a me. Solo quando sentirà di aver soddisfatto la sua fantasia tornerà da me. Non mi resta che aspettarla e godermi lo spettacolo. La maglia vola via all’improvviso, se la è sfilata di colpo mettendo a nudo il suo seno che ora si accarezza sensualmente. La guardo mentre si spreme le mammelle, le stringe tra loro o se le tira verso l’alto tentando di leccarsi un capezzoli, quindi ne segue il contorno con le dita con una dolcezza che contrasta con la violenza di prima.

Finalmente le mani scendono nuovamente verso il basso, tornano sui fianchi e s’infilano sotto il bordo della gonna. Mi attendo che se la sfili ma lei, riunite le gambe si gira volgendomi le spalle e solo allora la slaccia lasciandola scivolare ai suoi piedi. Mi gusto i glutei praticamente nudi e separati dal sottile filo del tanga. Si china a novanta gradi per levarla dai piedi sbattendomi in faccia la perfezione del suo sedere. Quindi si raddrizza con calma, fa qualche breve passo verso di me, mi appoggia le mani sulle spalle avvicinando il viso al mio. Sento il suo profumo che mi accende ancora di più, china la testa e mi solletica il naso con i capelli. Apre un po’ le gambe, penso che voglia salire a cavallo delle mie invece alza nuovamente il viso portando le sue labbra a sfiorare le mie. Rimane lì, ferma, senza tentare di baciarmi; respiro il suo fiato: è caldo e sa di buono. Sto per allungare le mie labbra ma lei si allontana nuovamente.

Sto impazzendo dal desiderio, la voglio. Se continua così le salto addosso, gioco o non gioco, e me la scopo sul tappeto senza pietà.

Lei non si cura di me, o forse lo sta facendo troppo bene: se voleva eccitarmi c’è riuscita. Si siede sul divano di fronte al mio; a gambe larghe, con i gomiti appoggiati sulle ginocchia e il viso tra le mani, mi guarda. Io vedo solo la sottile striscia di tessuto che ancora copre la vagina e non mi curo dei suoi occhi. So che sta tentando di comunicarmi qualcosa, ma ha scelto il modo sbagliato per farlo. Non può spingermi sino in quello stato d’eccitazione e poi pretendere che li mio cervello recepisca qualcosa dal suo sguardo. In questo momento è scollegato ed ha passato il controllo ai lombi, lui registra solo quello che succede per poi donarmi ancora il piacere che sto provando con i ricordi di questa serata. I suoi occhi, però, sono troppo insistenti e attirano i miei come una calamita: cosa vuole?

La domanda riamane senza risposta, Monica appoggia la schiena al divano e torna a far scorrere la mani sul busto scendendo sempre di più verso il pube. Mi pare di sentire la sua pelle sotto le mie mani mentre osservo le sue. Finalmente raggiunge gli slip e se li sfila sollevando quel tanto che basta il sedere, poi rimane seduta composta a gambe unite. Mi studia, controlla il mio respiro e i mie sguardi. Se capisce che si è spinta troppo in là non lo da a vedere e si sdraia sul divano. Inarca la schiena e si accarezza voluttuosa, geme e sospira mentre esplora quelle parti del suo corpo che vorrei esplorare io.

E’ fatta così. Ricordo quella volta che si è divertita a stuzzicarmi in macchina mentre stavamo tornando da una cena. Prima che riuscissi a raggiungere il suo appartamento si era praticamente spogliata di tutta la biancheria intima e l’aveva appoggiata diligentemente sul cruscotto, in bella mostra. Il problema è che era bianca e il contrasto con la plastica nera non passava inosservato agli altri automobilisti. Niente di strano o estremamente trasgressivo se non fosse che quella sera non potevo passare la notte con lei: mia moglie mi stava aspettando a casa! Sarebbe anche stato un bel gioco se lei non avesse accompagnato il mio viaggio di ritorno con una lunga telefonata a base di gemiti ed accurate descrizioni di quello che si stava infilando dentro al posto del mio membro.

Ora lei sa che questa è l’ultima sera che ho a disposizione prima del ritorno della mia compagna dal suo viaggio e si diverte a farsi sospirare.

Sto per alzarmi e raggiungerla su quel divano quando lei mi anticipa. Si alza e viene verso da me, si mette a cavallo delle mie gambe e inizia a spogliarmi.

 

Allora? – mi chiede maliziosa.
Ti voglio! – ansimo.
Lo so … toccami!


Aspettavo solo il suo invito. Le cingo la vita godendomi il contatto con la sua pelle fresca e vellutata, scorro verso il seno e ne disegno il contorno prima di riempirmene le mani. Lei chiude gli occhi e si gode il contatto, è stupenda nella sua freschezza. Ha venticinque anni, dieci meno di me, e si vede.

 

Prima d’incontrarla disperavo di poter accarezzare ancora un corpo come il suo, ma la cosa che mi ha colpito di più di lei è stato il suo modo di fare l’amore: non come una ragazza ma come una donna. Tutta quell’arte concentrata in un corpo così e tutto il tempo che aveva davanti per migliorarsi mi spaventavano all’inizio. Sapevo che stavo commettendo un grosso errore nel concedermi questa relazione con lei, ma l’istinto fu più forte della ragione.

Monica è una donna dalla quale è difficile staccarsi e il tipo di rapporto che avevamo intrapreso non prevedeva una lunga durata. Nessuno dei due poteva concedersi d’innamorarsi dell’altro, troppe le cose in gioco! Passione, desiderio e sesso. Solo questo potevamo concederci. Avevamo trovato rispettivamente il giusto contributo a quello che mancava nella nostra vita, un forte impulso alla fantasia che ci avrebbe aiutato a superare i momenti di crisi con i nostri compagni "ufficiali". Tenevamo la contabilità affettiva su due registri separati: su di uno, quella con i nostri partner e sull’altro quella tra noi, alla fine il bilancio dei due era sempre appagante e ci aiutava a vivere meglio. Pensavamo di poter continuare in questo modo, se non per sempre, molto a lungo; ma ci eravamo sbagliati e non lo sapevamo ancora.

 

Le mie mani scivolano lentamente verso il pube, è lì che tendo ad arrivare ed è lì che lei le vuole. Le sfioro le natiche, le afferro stringendole forte; so quanto le piace. Lei si solleva spingendo il bacino verso di me e ne approfitto per intrufolarmi tra i suoi peli pubici. Divarico le labbra e vengo subito investito dai suoi umori, è fradicia. Noto con piacere che è eccitata almeno quanto me, la sua esibizione ha avuto effetto anche su di lei. Mentre trovo il clitoride sento che apre ancora di più le gambe: mi vuole! Respira piano, come se avesse paura di rompere l’incanto del momento, china la faccia verso di me con le labbra socchiuse e cerca le mie.

La bacio, la sua lingua sembra impazzita e mi eccita la sua intensa salivazione, ulteriore sintomo dell’eccitazione di cui è preda. Non è facile infilarle un dito dentro, muove il pube avanti e indietro come se mi avesse già dentro, ma quando la centro sento un sospiro, quasi un rantolo, uscire dalla sua bocca. Infilo nella vagina di Monica prima uno, poi due dita e spingo forte, sino in fondo. Le piego in modo da spingere contro le pareti interne alla ricerca del suo punto più sensibile che ho imparato a riconoscere e lei gode. Mi piace come di si trasforma il suo viso mentre inizia a provare piacere, resterei ore a guardarla.

La mia mano non la basta più, con grande affanno incomincia a sbottonarmi i pantaloni. E’ impacciata; lei, così sicura quando si esibisce per me, ora non riesce a coordinare i movimenti delle mani. Questo m’intenerisce, la guardo intanto che la lascio fare: mi piace il modo in cui si mordicchia il labbro inferiore, resterei così ma lei mi prega d’aiutarla. La guido, tenendola in vita, al mio fianco sul divano, quindi mi alzo in piedi e termino si spogliarmi. Lei è lì davanti a me, semi sdraiata con le gambe aperte che mi aspetta, mi tuffo fra le sue cosce con il viso, ha un profumo stupendo e un sapore unico. Dilato le labbra con le mani e affondo la lingua nella sua femminilità spingendola all’interno, penetrandola così, per ora. Lei si contrae, sobbalza, respira più veloce, geme, mi incita, gode.


La porto quasi all’orgasmo, non ci vuole molto tanto è eccitata. Quando mi prega di fermarmi mi alzo e la afferro per mano: il mio intento è di guidarla in camera, dove potremo accoppiarci più comodamente. Lei si lascia tirare su di schiena ma appena è alla giusta altezza afferra il pene e lo scappella con violenza, avvicina il viso e mi stuzzica il glande con il fiato. Mi si blocca quasi il respiro nell’attesa; conosco bene ormai le sue labbra e il loro effetto su di me. Chiudo gli occhi e scollego definitivamente il cervello.

All’improvviso eccole. Le sento appoggiarsi sul mio membro e aprirsi lente per accoglierlo, lo seguono tutto sino in fondo aderendo perfettamente alla sua forma; poi lei aspira forte e mi fa delirare. Quando torna indietro la lingua si muove sul glande come prima si muoveva sulla mia, lo segue sin fuori e lo lecca tutto. Mi riprende sino in gola e poi nuovamente mi lascia uscire sempre stimolandomi con la lingua. Vorrei soffocarla con il mio seme, esplodendole in gola; ma è presto, prima voglio, devo, farla godere come merita.

Sfuggo dalle sue labbra e la sollevo dal divano quasi con violenza, in questo modo me la ritrovo in piedi aderente a me: con il seno che mi preme sul torace mi implora con occhi languidi. Raggiungiamo la camera tramite un percorso di cui perdo la memoria tanto sono preso dal contatto con la sua pelle e dal pensiero di quello che seguirà. Giunti vicino al letto la guido su di esso, la lascio sedere sul bordo e m’inginocchio davanti a lei che apre le gambe aspettandomi.

Ormai i preliminari sono stati consumati ed ogni ulteriore ritardo sarebbe nocivo: la penetro guidando il pene con una mano. Monica si apre subito, senza difficoltà. E’ talmente aperta che quasi non sento niente ma la consapevolezza che tanta dilatazione corrisponde ad una fortissima eccitazione compensa il mancato stimolo. La sbatto con violenza, vendicandomi di tutto quello che mi ha fatto passare prima, lei sa che non posso reggere quel ritmo a lungo e si preoccupa. Teme che la lasci lì a metà, senza preoccuparmi di lei. Lo meriterebbe per tutto il tempo che si è fatta sospirare, ma anche a me piace giocare con lei: fingo di esplodere, di venire, per gustarmi l’espressione delusa sul suo viso. Chiudo gli occhi e urlo, fingo gli impulsi dell’orgasmo contraendo i muscoli giusti, e lei ci casca. Benché, chiaramente, delusa mi abbraccia forte e muove il pube in modo da seguire il mio supposto piacere per incrementarlo. Mi piace questo suo aspetto generoso anche se delusa nel piacere, continua a dare anche se non ha ricevuto quello che desiderava.

Esco da lei e le pongo il membro sul bacino, ancora perfettamente eretto e ancora da spremere, lei si appoggia ai gomiti, mi guarda, lo guarda e ride. Mi da dello stronzo, del fetente e poi mi prega di farla impazzire. Ritorno dentro di lei, questa volta con dolcezza. Abbiamo sfogato la parte animale della passione smitizzandola con lo scherzo, ora rimane tutto il resto.

Monica si abbandona totalmente a me, si lascia cadere sul letto con le braccia distese e inarca leggermente la schiena. Segue con il pube i miei movimenti, prima rispettando il ritmo che le do, poi imponendolo lei. Mi adatto, so quanto è importante per lei che la segua fedelmente con le mie spinte, capisco quando mi vuole trattenere dentro più a lungo del solito e, allora, mi limito a spingere con le reni: dei piccoli impulsi che la fanno impazzire. Studio il volto, i sospiri e i gemiti per intuire quando è il momento di farla esplodere, nel frattempo navigo con le mani sul suo corpo, massaggiando dolcemente la pelle del bacino, dei fianchi e su sino al seno. Mi diverto a solleticarle i capezzoli con il palmo della mano che li sfiora soltanto poi, quando non resisto più, afferro il seno. Voglio generare un diffuso formicolio in tutto il corpo in modo che non riesca più a capire dove è e cosa fa la mia mano, darle l’illusione che non siano solo due ma molte di più.

Finalmente colgo dalla sua espressione il piacere che sale, allora raggiungo il clitoride: è facile in questa posizione, in ginocchio nel mezzo delle sue gambe il corpo di Monica è a mia completa disposizione. Mi lecco il pollice d’ambo le mani per lubrificarli quindi le appoggio aperte sul bacino sotto di me e apro le labbra della vagina. Trovo subito quello che cerco, lei quasi urla quando inizio a lavorare sul clitoride e aumenta l’ampiezza delle sue contrazioni. Poco alla volta la sento aprirsi sempre di più e diventare un vero lago, questo mi ricorda che devo fare molta attenzione: è chiaramente a metà ciclo e il suo muco è molto fluido … è fertile! Allora perché non si è sconvolta ne lamentata quando ho finto di riempirla prima?

Sono troppo preso da lei per approfondire questo mistero e torno a concentrarmi sul suo piacere. Quei pensieri mi sono stati utili per riprendere il controllo, però.

Monica ansima sempre di più e il suo volto è teso in una espressione d’intensa concentrazione, intensifico l’opera delle mani e l’escursione della penetrazione. Mentre entro ha un primo spasmo che la fa sobbalzare: "Eccolo!" penso e rallento, voglio farle montare l’orgasmo lentamente; per fortuna è ancora un minimo razionale e capisce adeguandosi.

Un altro colpo da parte mia proprio quando lei contrae forte il pube, ha la massima percezione di me in quel momento: gode! Di nuovo mi ripeto per tre, quattro volte e, finalmente, inarca la schiena sino ad appoggiare solo la testa e il sedere; un grido rauco esce a stento dalle sue labbra mentre le si blocca il respiro. L’afferro per i fianchi e inizio a muovermi come un pazzo dentro il suo ventre, non veloce ma con spinte profonde. Il viso è trasfigurato dal piacere, riesce solo più ad ansimare. Continuo a muovermi dentro di lei mentre spero che finisca presto, sono al limite e solo la sua enorme dilatazione mi consente di resistere, però non devo guardarla o perdo il controllo.

Ringraziando il cielo la sento rilassare i muscoli e scendere piano sino ad appoggiare nuovamente la schiena sul materasso. Mi permetto di aprire gli occhi e di puntarli sui suoi: vi leggo il piacere appena provato misto ad una profonda gratitudine, ma c’è anche altro che non riesco a spiegarmi. Poco alla volta mi fermo sino a rimanere dentro di lei, al caldo! Aspetto che il suo languore si affievolisca, che riprenda le forze prima di chiederle di darmi il piacere che le ho appena regalato, intanto penso dove e come venire. Immagino le varie situazioni e sento che devo svuotarmi. Lei m’invita a continuare così, in quella posizione sino all’orgasmo. Solo il pensiero della sua condizione di fertilità mi ferma ed esco da lei. Non mi curo del suo disappunto mal celato e, dopo averla presa per i fianchi, l’invito a girarsi. Le obbedisce e pone per terra le ginocchia appoggiando il busto sul letto, con le mani si apre le natiche invitante. Pensa, probabilmente, che voglia penetrarla in quella posizione perché la sento meglio dopo il suo orgasmo, invece quella non è la mia idea. Affondo un dito nella vagina umida e lo ritraggo ricoperto dal suo muco che inizio a spalmarle sull’ano. A questo punto, Monica, capisce e si posiziona meglio accettando la mia idea.

L’ano non è propriamente pronto, questa sera non l’abbiamo stimolato a dovere ma lei mi aiuta aprendosi al massimo le natiche. Punto il pene e inizio a spingere piano, tutto quello che lei mi ha lasciato sopra prima rende inutile un ulteriore apporto di lubrificante. Si apre a me e avvio la sodomia, non entro molto mi basta poco questa volta. E’ lei che indietreggia verso di me per prenderne di più! Torno a stimolare il clitoride con la mano, so che è troppo presto per un altro orgasmo ma voglio farla godere ancora un po’. Non ci vuole molto che sento arrivare il mio orgasmo, pochi colpi e mi lascio andare nelle sue viscere con la soddisfazione aggiuntiva di sentirla godere del mio piacere.

 

Ci ritroviamo nella sala dopo esserci lavati e rivestiti, lei si è anche sistemata i capelli ed è splendida! Si siede al mio fianco sorridente dopo avermi baciato.

 

Non mi basta più!- dice dopo qualche istante di silenzio.
Cosa?
Questo, quello che stiamo vivendo: la nostra relazione! – mi conferma quello che già immaginavo.
E cosa vorresti di più? – lo so già ma voglio farla parlare.
Tutto. Te, il tuo amore, il tuo tempo, la tua vita.
Voglio darti la mia vita, voglio passare tutto il mio tempo con te … voglio un figlio da te … ti amo, stronzo! – mi dice tutto d’un fiato.

 

Rimango senza parole, fiato e pensieri. Sapevo che lei stava perdendo di vista l’obiettivo finale della nostra relazione ma ho sempre fatto finta di non capirlo. Prendo, con finta calma, una sigaretta e l’accendo, devo prendere tempo! Aspiro il fumo e ne riempo i polmoni trattenendolo dentro a lungo in modo che la nicotina abbia il massimo effetto. Lo emetto soffiandolo forte mentre la fisso negli occhi: non ho mai visto uno sguardo simile in lei e mi spaventa.

Ho sbagliato. Il mio errore è stato frutto del egoismo, della lussuria e della stupidità. Non volendo ammettere quello che avevo già capito di lei ho portato la nostra relazione ad un punto di non ritorno. Lei, ora, mi vuole in esclusiva: non accetta più di dividermi con mia moglie. Vuole vivere con me come mia compagna e non come amante saltuaria e clandestina.

Il problema, che lei forse non vede perché sono un ottimo attore, è che anche io lo voglio!

 

Sai qual è la mia situazione, e qual è la tua! – non è una domanda, ma una affermazione.
Si. Io ho una storia con un ragazzo che non mi da nemmeno in minima parte quello che tu mi hai dato nei pochi momenti che ci siamo incontrati e tu hai un matrimonio finito, consumato, fallito, almeno tre anni fa!
Perché continuare così!

Abbiamo tentato di soddisfare i nostri desideri clandestinamente, per il sesso può anche bastare, ma per il resto, No. Non basta più, nemmeno a te.

Non t’illudere si capisce benissimo che anche tu lo vuoi, vuoi vivere con me!

 

La odio quando fa così. Ho sempre ammirato la sua intelligenza e la sua sensibilità: sono due delle caratteristiche che mi hanno fatto innamorare di lei. Però ora le sta usando contro di me.

 

Hai ragione: lo voglio anche io.
Nemmeno a me basta più il tempo che possiamo dedicarci! – ammetto.

Oggi ho lasciato il mio ragazzo. – mi confessa con assoluta naturalezza.
Cosa?
Si, gli ho detto che era finita. Non si è sconvolto più di tanto. Evidentemente ne ha già un’altra per le mani o aveva perso ogni interesse per me! Non lo so e, in questo momento non mi interessa saperlo. Sta di fatto che sono libera! – dopo una breve pausa riprende: – Ora voglio sapere da te cosa intendi fare.
Mi sta mettendo al muro!
Non mi dai molte scelte, vedo!

Non voglio passare il resto della mia vita dietro ad un uomo che non è completamente mio e cercare in una storia parallela quello che tu non puoi darmi ora.
Cosa dovrei fare? Iniziare un’altra storia con un ragazzo già cornuto in partenza?

Io a te non posso rinunciare, così come tu non puoi rinunciare a me. Potremmo avere un gran futuro insieme se solo lo vorrai … io ci sono!

Il nostro matrimonio è finito da anni. – scandisco lentamente le parole in modo da prendere tempo – e lo stiamo tirando avanti più per abitudine che per altro … d'altronde lei è stata via in questi giorni in compagnia del suo attuale amico. Non guardarmi con quella faccia, sono anni che è così! Pensavi che solo io avessi una relazione esterna al matrimonio?
No … non mi ero mai posta il problema, a dire il vero.
Cosa pensi di fare a questo punto?

 

Monica insiste, batte sul chiodo, non molla. Vuole una risposta e pretende che sia sincera.

Il problema è che queste non sono cose facili da decidere e, in ogni caso, non dipendono solo da me. Quello che mi spaventa di più è il fatto che la fine del nostro matrimonio l’abbiamo già decisa, io e mia moglie, poco tempo fa. Il suo viaggio era proprio dovuto a questo, una breve vacanza per distendere i nervi prima d’iniziare le pratiche di separazione. Sia io sia lei, però, abbiamo deciso di non dire niente ai nostri rispettivi amanti per non ritrovarsi subito invischiati in una nuova convivenza. Abbiamo bisogno di un certo periodo di calma dopo la fine della nostra storia.

La separazione non è stata traumatica, oramai a nessuno dei due importava più dell’altro; ma l’attrito, la tensione che ci ha accompagnati negli ultimi tre anni richiede tempo per essere smaltita.

Ora, Monica pretende di sostituire in tutto e per tutto la donna che sto per lasciare definitivamente ed iniziare, con me, un rapporto simile a quello dal quale sono appena sfuggito. Sarebbe una follia, una forma di masochismo perverso, iniziare una convivenza con lei in questo momento. Ho bisogno di un po’ di calma.

 

Monica!
Ho già lasciato mia moglie. Quando torna andiamo a firmare la separazione consensuale. Lo abbiamo gia deciso!

Possiamo iniziare da domani a cercarci un nostro appartamento dove andare a vivere. Io e te!

 

Sono stupido!

Il suo sguardo s’illumina, sorride e poi mi vola addosso abbracciandomi. Mi copre di baci mentre io continuo a pensare alla mia idiozia.

 

Nda. Questo più che un racconto è una confessione!

Confermo, a mente fredda, il giudizio che ho dato di me stesso (l’unica persona che mi permetto di giudicare) anche se Monica si sta dimostrando superiore ad ogni mio più fantastico sogno!

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