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racconti erotici di Rupescissa

eros esoterico : Picatrix - XX° sec. (parte seconda)
Posted by Rupescissa on 2011/1/20 22:00:00 (4603 reads)

seconda parte...

parte seconda ..
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Alla fine Carlo uscì dal negozio con due falli di cui uno trasparente di dimensioni normali ed uno in gomma leggermente più grosso, come consigliato dalla solerte commessa, un paio di manette in plastica, catene di un materiale dal suono metallico ma molto leggere, due sfere metalliche legate da una catenella (di cui ancora era dubbioso), una serie di mutande da strappo (come le aveva definite la ragazza), un completino in latex (che costava quanto un abito firmato), alcuni profilattici dalle forme fantasiose e un portachiavi in pelle raffigurante una vulva con tanto di pelo (a dire il vero quest’ultimo gli fu regalato considerata la cifra spesa) al cui interno potevano essere riposte le chiavi e chiuse con una comoda zip sita proprio dove immaginate!

Chiusa questa parentesi di folli acquisti Carlo predispose il piano per il fine settimana. Innanzi tutto telefonò quegli amici, che temeva si facessero vivi, raccontandogli che avevano programmato una gita romantica al mare, quindi mise nel frigorifero alcune bottiglie di vino bianco brut e chiamò la solita pescheria per prenotare due Astici ed eventuali Ostriche. Studiò con cura la stanza da letto e la sala alla ricerca dei punti strategici in cui posizionare la telecamera e nascondere la fotocamera, al termine inserì nel lettore cd un disco di Blues e si rilassò sul divano: tutto pareva a posto.

Non aveva ancora chiuso gli occhi per lasciarsi prendere completamente dalla musica che balzò in piedi sconvolto da un pensiero: "La vaselina! Ho scordato la vaselina!", per fortuna le farmacie erano ancora aperte.



Quel venerdì sera Cristina rincasò tardi e distrutta dalla giornata di lavoro, il lungo viaggio in treno poi non le aveva consentito di riposarsi, però i suoi occhi s’illuminarono di gioia davanti al pacco che Carlo le fece trovare sul letto. Mentre lui fingeva indifferente di occuparsi degli affari suoi in cucina lei iniziò a scartarlo con impazienza, in realtà lui stava ascoltando con molto interesse i gridolini di piacevole che provenivano dalla camera. Lei, però, non disse nulla e non corse da lui per ringraziarlo con un bacio come al solito. Pochi istanti dopo Carlo sentì l’acqua scrosciare nella doccia, allora pensò che era meglio dedicarsi alla cena e rimandare a più tardi il discorso che si era preparato. Cristina lo prese in contropiede entrando in cucina con indosso solo l’abito in latex, Carlo restò a bocca aperta: era bellissima! Il materiale sintetico aderiva a lei come una seconda pelle sottolineando con i suoi bagliori le curve accentuandole poiché stringeva nei punti strategici. Il seno pareva esplodere a stento contenuto ed il ventre era tracciato nei dettagli. Lei fece una piroetta per mostrarsi tutta e per permettergli di sbavare sui suoi particolari disegnati dai fuseaux aderenti. Notò pure che il ciondolo risaltava in modo particolare su quel materiale, Cristina non se ne separava mai! In quel momento Carlo ritenne di aver fatto un ottimo acquisto, giudicò superfluo spiegarle che lo aveva scelto poiché era molto simile a quello indossato dalla commessa del negozio.



Sei bellissima! Stupenda, eccitante… - Carlo non trovava le parole.
Grazie amore! Hai avuto un idea fantastica, ho sempre sognato una abito come questo!
Dopo lo… collaudiamo?

Veramente lo avevo preso per domani sera, immaginando che saresti arrivata stanca…
Infatti, sono stanchissima! Il collaudo che intendevo era solo visivo!
Come?
Guardami bene, scrutami, spiami, eccitati ed eccitami con il tuo sguardo, scopami con gli occhi e godi del mio corpo sognandomi! – disse lei tutto d’un fiato con la voce sempre più calda e sensuale.


Carlo restò imbambolato ad ascoltarla rapito da quel timbro di voce e dal significato delle sue parole. Appena tornò alla realtà si avvicinò a lei e l’abbracciò forte prima di baciarla, quindi la prese per mano e l’accompagnò al tavolo.



Poi mi racconti dove lo hai comprato questo! – disse lei passando le mani sopra la superficie lucida dell’abito.
Non ho preso solo quello, domani ti faccio provare tutto!
Tutto? – rantolò lei
Tutto! – sottolineò lui.


La serata trascorse tranquilla così pure la notte. Carlo e Cristina avevano giocato nell’eccitarsi per tutta la sera, lei aveva tenuto indosso quell’abito nonostante non fosse certamente molto comodo e lui la stuzzicava incitandola ad indovinare cos’altro avesse acquistato in quel negozio. Andarono a letto vinti dalla stanchezza ma con tutti i sensi allerta, Carlo s’addormentò aspettandosi di fare dei sogni erotici molto eccitanti poiché questa era la norma. Dalla prima avventura onirica, avuta nell’estate con quella strana donna sconosciuta dai capelli rossi, aveva ripetuto spesso quell’esperienza. Quella donna veniva a trovarlo ogni volta in cui era particolarmente eccitato, spesso dopo un suo rapporto con Cristina. Ormai era come un’amica, una confidente, un amante segreta, una sorella. Ricopriva tutti questi ruoli in apparente contrasto tra di loro ma in armonia con il suo ruolo di "stimolatrice". Carlo apprendeva dai lei, durante i sogni, le tecniche da applicare con Cristina; all’inizio era rimasto stupito da come lei appariva simile nelle reazioni alla donna immaginaria della sua mente, poi ipotizzò che la donna onirica era nient’altro che l’immagine di Cristina.

Non sapeva che in realtà era proprio Cristina ad essere diventata l’immagine della donna del sogno grazie al ciondolo, né mai lo scoprì!

Cristina si risvegliò in un letto vuoto, ancora confusa spinse una mano verso il posto normalmente occupato dal suo uomo per valutare il calore residuo tra le lenzuola. Il posto era ancora tiepido, evidentemente lui si era alzato da poco. Soddisfatta da questa analisi si rigirò su di un fianco per concedersi un altro po’ di sonno. Nei giorni in cui poteva riposare lei adottava sempre questa strategia per intuire l’ora, era meno traumatico palpare le lenzuola che aprire gli occhi per leggere l’ora sulla sveglia, era sicura della puntualità con cui Carlo andava a correre ogni mattina. Quando al successivo risveglio, quello definitivo, aprì gli occhi la prima cosa che vide fu la tuta in latex appesa ad un anta dell’armadio, la sua forma ed il modo in cui cadeva la facevano apparire come il risultato della scuoiatura di un essere dalla pelle sintetica con la forma umana. Un senso di disagiò s’impossessò di lei, pensava che poche ore prima c’era lei dentro quella tuta e che quella era la sua pelle estirpata dal suo corpo divenuta poi necrotica nella notte. L’orrore per il dolore di sentirsi strappare la pelle dalla carne viva la fece rabbrividire tanto da costringerla a rinchiudersi a riccio tra le coperte. Lentamente la ragione prese il sopravvento e razionalizzò la vera natura di quella forma umanoide appesa nella stanza. Cristina si alzò velocemente dal letto per rifugiarsi sotto la doccia, l’acqua che scorreva sulla pelle ebbe il potere di renderla nuovamente al mondo reale. Dimenticò i sogni ad occhi aperti di poco prima e, dopo essersi asciugata, tornò in camera per vestirsi. Mancava poco all’ora di pranzo, presto Carlo sarebbe tornato, le parve una buona idea comunicargli subito il suo programma per il pomeriggio tramite quell’abito in latex: lo indossò.


Quando lui rientrò la trovò in cucina intenta a prepararsi un caffè. Era di spalle ma evidentemente percepiva la sua presenza poiché divaricò le gambe tendendo i glutei. Carlo restò immobilizzato dallo spettacolo, il latex seguiva la curva del sedere tanto fedelmente da smuovergli qualcosa nel basso ventre. Il grande vantaggio di quel materiale era di copiare fedelmente il corpo nascondendo al contempo le piccole eventuali imperfezioni. Le si avvicinò in silenzio non per suo volontà ma perché non era in grado di proferire parola, le appoggiò le mani sui fianchi e la trasse verso di sé. Lentamente e sensualmente iniziò a far scivolare la mano sul ventre stringendosela sempre più contro. Lei si lasciò andare e guidare dalle sue mani; concesse al corpo di adattarsi a quello di Carlo, le piaceva la sensazione che il latex le rimandava sulla pelle. Quando due mani forti raggiunsero e strinsero il seno, Cristina ansimò rilasciando tutta l’aria che aveva nei polmoni; poi inspirò a fondo per spingere le mammelle verso quelle mani. Nello stesso tempo sollevò il sedere per pressarlo contro i genitali di Carlo, quindi iniziò a muoversi in modo da stuzzicarlo, da eccitarlo ancora di più. Capì d’aver raggiunto il suo scopo quando percepì una consistente presenza premere sulle natiche. Non ancora soddisfatta localizzo in quel punto preciso il massaggio attuato dal suo sedere, anche in questa occasione riceveva di riflesso degli stimoli amplificati dal latex. Le piaceva sempre di più il regalo di Carlo, aveva sempre guardato con curiosità gli abiti confezionati con quel materiale, sapeva che disegnavano il corpo magistralmente ma non sospettava minimamente l’effetto che potevano avere sulla pelle. Forse era solo un fattore somatico generato dalla consapevolezza d’essere particolarmente attraente e sexy conciata in quel modo. Indossava spesso durante i loro rapporti una sottoveste, della biancheria o le calze poiché trovava stuzzicante la sensazione che provava sulla pelle accarezzata attraverso la seta o la lycra, ma non aveva mai supposto che esistesse un altro materiale in grado di replicare quelle percezioni. Ora si sentiva come nuda ma protetta, sapeva che non nascondeva nulla del suo corpo ma sentiva quell’abito come una seconda pelle più robusta che non toglieva nulla alla sensibilità.

Cristina si girò su se stessa, tra le mani di Carlo, per poterlo guardare negli occhi, quando lui perse la presa lei n’approfittò per fare un passo indietro ed appoggiarsi al top della cucina, pose le mani ai lati afferrandone il bordo e restò immobile in attesa. Come lui si avvicinò lei unì le gambe in modo che non si potesse infilare in mezzo ed attese ancora. Si lasciò scrutare dai suoi occhi, li vedeva scorrere dalle gambe al seno e poi nuovamente verso le gambe sostando a lungo sul pube. Quello sguardo, tanto eccitato da apparire quello di un folle, la stava provocando. Di solito sentiva un languido calore seguito da lievi scosse elettrice quando lui la spogliava con gli occhi, ora c’era qualcosa di nuovo: lui non la stava denudando, non intendeva strapparle la tuta… la voleva così!

Carlo sollevò lo sguardo sui suoi occhi ed annullò lo spazio tra i loro corpi, la imprigionò contro i mobili della cucina e fermò il viso a pochi centimetri dal suo. Lei sentiva l’erezione del suo uomo premerle sul ventre e si ritrovò a pensare che se l’avesse presa in quel momento il punto più alto in cui lo sentiva da fuori sarebbe stato lo stesso che avrebbe sentito da dentro. Cristina chiuse gli occhi per resistere alla tentazione di pregarlo di penetrarla subito, chiamò a raccolta tutta la sua razionalità e disse con la voce rotta dall’emozione:



Non vuoi mangiare qualcosa?
Dopo! – disse lui.
Ti preparo cosa vuoi!
Dopo! – L’aggredì lui diminuendo ancora lo spazio tra i loro visi
Perché cosa vuoi adesso? – gli domando Cristina con un tono di voce malizioso ora che aveva ripreso un minimo d’autocontrollo.
Svuotarmi dentro di te! – rispose Caro sempre più eccitato.


Questa frase ebbe il potere di generare un fortissimo calore proprio nel punto del suo utero in cui Cristina immaginava di sentire il seme di Carlo invaderla.



Lo sai che quest’abito si apre anche di qua? – le domandò all’improvviso lui.


Cristina non ebbe il tempo di capire a cosa alludesse che una mano si fece strada tra le sue gambe, raggiunse il pube e abilmente aprì la tuta in latex proprio in corrispondenza della vulva. Lei era ancora stupita dal fatto di non aver notato quella possibilità che si sentì penetrare da un suo dito. La sorpresa unita al desiderio accumulato le consentirono di apprezzare a pieno quel piccolo dito, gemette tanto forte da urlare ed aprì le gambe in modo da invitarlo a spingere di più. Carlo era già entrato per tutta la lunghezza del dito medio, di più non poteva fare in quel momento, allora scavò dentro di lei valutandone l’eccitazione dalla dilatazione. Poi estrasse il dito fradicio per lubrificare il clitoride, soddisfatto lo spinse nuovamente dentro di lei.

Cristina fremeva e stentava a tenersi in piedi, era costretta a sorreggersi con le mani sul top in questo modo esponeva completamente il corpo alla fantasia del suo uomo che continuava imperterrito nel suo andirivieni dal clitoride all’interno della vulva. Era terribilmente eccitante la situazione e piacevole al punto che Cristina temeva di venire tanto era sensibile in quel momento, dal canto suo Carlo non pareva intenzionato a smettere sino a quando lei non si sarebbe accasciata a terra esausta. Non voleva un orgasmo in quel momento, intendeva gustarsi al meglio quello che inevitabilmente sarebbe seguito; l’unico modo per farlo smettere era piantargli le labbra sulle sue ed impedirgli di respirare. Stava per baciarlo quando lui spostò la mano libera dal seno alla gola. Cristina restò quindi ferma ad aspettare le sue prossime mosse, infatti, sentiva rallentare di frequenza ed intensità lo stimolo in basso. Un poco più rilassata si concentrò sugli occhi del suo uomo per carpirne le intenzioni.

Carlo pareva in preda ad un delirio erotico, le pupille erano completamente dilatate donandogli uno sguardo inquietante. Lentamente la sua mano stava aprendo la guaina in latex all’altezza del seno scoprendolo poco alla volta, Cristina sentiva le mammelle espandersi dopo essere state costrette per tanto tempo; l’aria a contatto della pelle sudata le donava una sensazione di fresco tale da farle intirizzire i capezzoli rendendoli ancora più turgidi.

"Succhiameli, baciameli… mordicchiameli... ti prego!" pensava Cristina mentre il seno le veniva finalmente liberato del tutto. Carlo, però, restò affascinato dal ciondolo che indossava sotto l’abito ed invece che appoggiare le labbra sui capezzoli diede un sensualissimo bacio al talismano, in quello stesso momento lei avvertì come una scossa scorrerle per tutto il corpo.

Carlo parve risvegliarsi, il suo sguardo tornò normale e si focalizzò sugli occhi di Cristina.



Ti amo! – le disse con calore.
Anche io, lo sai! – ribadì lei languida.
Ti voglio! – annunciò lui.
Prendimi! – si offrì lei.
Seguimi! – ordinò lui.


Cristina si lasciò condurre per mano verso il salotto, camminava dietro lui in preda a sentimenti contrastanti, almeno all’apparenza. Una parte di lei desiderava spogliarsi prima di stendersi sul letto e farsi prendere nella più classica delle posizioni, voleva abbracciare stretto il suo uomo mentre faceva l’amore con lui, consumare insieme il rito sino a sentire il suo seme espandersi nel ventre; l’altra parte la spingeva a desiderare un amplesso trasgressivo, giochi perversi e un piacere fine a se stesso, voleva essere presa con indosso quell’abito in latex, sentiva il bisogno di urlare di piacere, di godere smodatamente. Cristina non capiva cosa le stesse accadendo, sentiva di avere voglia di lui ma non riusciva decidere in che modo soddisfarla. Arrivati nel centro della sala Carlo la pregò di restare immobile in quella posizione poi sparì alle sue spalle. Tornò poco dopo, dal rumore dei suoi passi Cristina capì che stava correndo.



Hai voglia di giocare? – le domandò
… a cosa? – richiese lei.
Fidati!


Carlo si portò alle sue spalle e delicatamente le pose sugli occhi una benda tipo quelle usate per riposare in aereo o in treno ma… in latex!

Dopo un lungo ed espressivo mugolio lei domandò:



Che intenzioni hai!
Di farti godere! – la rassicurò lui

Privata della vista Cristina si sentì subito fuori posto ed esposta. Solo la profonda fiducia che aveva in Carlo le consentiva d’accettare quel gioco e di abbandonarsi alle lusinghe delle sue mani. I sensi le si attivarono spinti dal desiderio unito alla curiosità, era pronta a percepire ogni minimo rumore e ogni odore; il minimo stimolo meccanico come una carezza la faceva sobbalzare. Carlo si divertiva a sfiorarla cercando di toccarla dove meno se lo aspettava, in assoluto silenzio si portava davanti a lei e le sfiorava appena le labbra con le sue poi rimaneva a guardare quella bocca che chiedeva baci. Le appoggiò un dito sul naso poi scese lentamente sulle labbra, lei le socchiuse lasciando sfuggire un sospiro quindi allungò la lingua per leccargli la mano. Carlo non la ritrasse ma la aprì del tutto offrendole il palmo. La lingua di Cristina era morbida ma forte allo stesso tempo, spaziava sul palmo seguendone le linee. Era sensualissima, nella mente di Carlo si stavano formando immagini che vedevano quella lingua agire in quel modo sul suo glande; pensò di venire in quel momento! Ritrasse la mano con una velocità ingiustificata ed un piccolo singulto molto significativo, indietreggiò di un passo e vide Cristina che sorrideva soddisfatta, aveva capito cosa gli stava accadendo. Carlo si allontanò ancora di un altro passo e guardò la sua donna che, sicura di se, stava al centro della stanza con le gambe divaricate e quel sorriso irriverente sulla faccia; in quel momento iniziò a pensare che quel gioco poteva essere troppo per lui, forse non sarebbe riuscito a sopportare l’eccitazione sino in fondo, sicuramente avrebbe perso il controllo del proprio corpo e avrebbe eiaculato quando meno era opportuno.

Benché bendata e apparentemente in suo potere era lei la più forte, sembrava in attesa delle sue mosse ma Carlo sentiva che era lei a controllarlo. La sua femminilità, la sua sensualità, generavano in lui le fantasie che lei voleva, che lei desiderava.

Carlo si sentì perso e scoraggiato. Stava per cadere in una pericolosa forma di paranoica depressione che se non affrontata avrebbe rovinato tutto il gioco, quando il suo sguardo fu richiamato dal seno di Cristina che si sollevava seguendo il ritmo di un respiro sempre più veloce. Spostò quindi la sua attenzione al bacino e di qui al ventre osservando come si muoveva sotto il latex, l’impressione che ne ricavò era quella di una crescente eccitazione. Ipotesi avvalorata dall’espressione del viso che aveva perso del tutto l’irriverenza di prima.



Dove sei? – sussurrò Cristina.
Vicino! – rispose lui rauco – Ti guardo! – disse anticipandola.


Cristina ansimò sommessamente eccitata da quell’affermazione dando l’impressione di sospirare sottomessa ai suoi occhi. Carlo comprese le sue intenzioni ed il suo gioco nel gioco: lei aveva intuito le sue difficoltà ed i suoi pensieri ed ora stava dimostrandosi sottomessa in sua balia per ridargli fiducia.

Il desiderio però, era reale. Su questo Carlo non aveva dubbi, conosceva ormai bene la sua donna tanto da riuscire a leggerne i messaggi del corpo chiaramente. Lo capiva da come respirava, dai movimenti del ventre e del pube, dal colore delle labbra, dalle mani che non riusciva a tenere ferme.

Carlo controllò di aver preso tutto ciò di cui pensava di aver bisogno e di averlo a portata di mano quando fosse tornato utile, quindi camminò lento sino alle sue spalle. Le appoggiò il pollice sotto il collo poi scivolò sulla schiena sino ai glutei, il tutto molto lentamente; sul sedere ruotò la mano e la aprì per accarezzarlo. Face molta attenzione a non toccarla con altro che la mano e a non fare il minimo rumore, controllava anche il respiro, in modo che la sua attenzione fosse focalizzata solo sulla mano che scorreva il corpo. Lasciò a malincuore il sedere per il bacino; da qui salì verso il seno e quindi scese sino al limite del pube. La accarezzava con dolcezza sfiorando maliziosamente i punti erogeni, il suo scopo era di spingere il desiderio di Cristina sempre più in alto. Era confortato dai mugolii di assenso quando si avvicinava ai punti caldi e dai gemiti di frustrazione quando li evitava deliberatamente.



Apri di più le gambe! – la incitò. – Brava, così! – le disse quando obbedì.


Si allontanò lasciandola in quella posizione ed iniziò a spogliarsi; levò in fretta la camicia ed i calzoni, lanciò la biancheria sulla poltrona e tornò da lei. Mentre ne ammirava il sedere scolpito nel latex ed esaltato dalla posizione delle gambe inseguì la fantasia di farla chinare e di prenderla subito senza tanti preamboli, ma poi si ricordò del gioco e tornò padrone di sé.

La raggiunse nuovamente da dietro per toccarla come prima partendo dai glutei, solo che adesso non evitata più di sfiorarle il seno ma lo prese tra le mani stringendo le mammelle con forza. Cristina fece la mossa di lasciarsi cadere all’indietro tra le sue braccia ma lui la respinse, costringendola a rimanere perfettamente eretta guidandola con una mano sulla schiena. Quella mano poi scese verso il basso tornando sul sedere e da qui finalmente al pube. Solo in quel momento Carlo si ricordò di aver già aperto la tuta all’altezza della vagina, s’intrufolò nella sua femminilità assaporando sulla pelle gli umori che l’impregnavano. Lei era tanto eccitata e pronta da lasciargli la mano bagnata. Carlo indugiò in quel punto, divaricò le labbra e cercò il clitoride, siccome la prendeva da dietro dovette spingere la mano tra le cosce strappandole una serie di piacevoli gemiti.

La stava masturbando dolcemente, senza forzare e senza cercare di farla godere, stava solo focalizzando le sue fantasie su ciò che sarebbe seguito.

L’immaginazione prese forma reale materializzandosi nel fallo sintetico acquistato in quel negozio, quello più grosso per la precisione. Lo prese dopo aver abbandonato la sua donna ai suoi sospiri, lo soppesò valutandone le misure in confronto al suo. Con una nota d’orgoglio notò che, nonostante fosse propagandato per le sue notevoli dimensioni, quello sintetico non era poi tanto più grosso del suo di vera carne. Incoraggiato, esaltato, rassicurato da quel confronto si dedicò finalmente al piacere della sua compagna.

Puntò il fallo di gomma tra le gambe aperte di Cristina, lo strofinò contro le labbra della vagina aprendole, lo imboccò ed iniziò a spingere.

Cristina non disse nulla, non un suono, non un sospiro, sollevò il sedere per posizionare meglio il pube e si lasciò penetrare. Carlo aveva orientato il fallo come se venisse presa da dietro, credeva o meglio sperava che il corpo della sua donna avesse opposto un minimo di resistenza, che non si sarebbe aperto così facilmente a quell’oggetto. Invece lo sentì entrare senza apparente sforzo e riuscì a spingerglielo sino in fondo. Solo quando i finti testicoli urtarono contro il pube Cristina si lasciò scappare un ansimo di profondo piacere. Carlo, allora, le spinse in avanti il sedere per farla tornare nella posizione iniziale, ora se tentava di muovere il fallo sentiva una certa resistenza; era convinto che in questo modo lei sentisse meglio ciò che aveva dentro. Lo tirò fuori, ma non del tutto, per poi spingerlo nuovamente in lei, eseguì questa manovra più volte e sempre più veloce sin quando le gambe di Cristina iniziarono a cedere. Lei tentò di arcuarle, non riusciva più a tenerle aperte e tese mentre veniva penetrata in quel modo, faticava a restare in equilibrio.



No! Resta con le gambe tese… rimani così! – la pregò lui.


Carlo si sedette in terra per infilare la testa tra le sue gambe in modo da riuscire a raggiungere il clitoride con la lingua. Aprì ancora di più la zip della tuta in latex per farcela nel suo intento di penetrarla con il fallo e leccarla allo stesso momento.

Quel gioco terminò troppo in fretta, appena Carlo riuscì a sistemarsi bene e a leccare e succhiare il clitoride lei raggiunse l’orgasmo.

Cristina contrasse tutti i muscoli e lasciò uscire un tremolante urlo dalla bocca seguito da una lunga serie di suoni gutturali mentre stringeva con le mani la testa di Carlo mantenendola in posizione. Lui, però aveva ancora le mani libere per muovere il fallo dentro di lei, non fermò la sua manipolazione sin quando avvertì il suo rilassamento.

Lei stava per cadere in terra sfinita e s’appoggiava alla sua testa con forza per mantenersi in equilibrio; Carlo tirò via il fallo poi la spinse verso il divano dove, finalmente, crollò distesa. Soddisfatto si alzò da terra e guardò la sua donna. Nonostante la benda che nascondeva gli occhi riuscì a cogliere il suo piacere dal taglio delle labbra e dal respiro ancora affannato. La raggiunse aiutandola a mettersi seduta, quindi le salì a cavallo sollevandosi sino a posizionare il pene davanti a quelle labbra. Cristina ne percepì l’odore mentre si avvicinava e aprì la bocca pronta ad accoglierlo. Come Carlo vide questo spinse in avanti con forza infilandoglielo sino in gola, tanto da strapparle un grugnito. Si pentì subito di quella mossa violenta e si ritrasse ma lei lo seguì non lasciandoselo sfuggire. Iniziò a succhiare, a leccare, a scorrere le labbra sul glande facendolo impazzire di piacere, sembrava che intendesse strappargli subito un orgasmo come per ripagarlo di quello goduto. Lo portò quasi al limite, sino al punto in cui iniziò a sentire sulla lingua le prime fuoriuscite di seme misto a lubrificante sintomo dell’imminente orgasmo, e si fermò ritraendo le labbra dal pene. Carlo restò immobile per un lungo istante nel tentativo di non venire, lei lo sentiva controllare il respiro e stringere forte le mani sul cuscino posteriore del divano nello sforzo della concentrazione, poi si rilassò e lei capì che il gioco sarebbe continuato.

Carlo si sedette a fianco di Cristina ed iniziò ad aprirle la tuta, ora la voleva nuda. Sentiva il bisogno della sua pelle. Le scoprì completamente il seno fermandosi ad ammirare ancora una volta il ciondolo, poi continuò far scorrere la zip sino in fondo. Lei non faceva nulla, si lasciava spogliare inerte persa nel buio della benda e percorsa da mille brividi generati dall’aria fresca sulla pelle sudata. Carlo si fermò nuovamente una volta scoperto il ventre, non resisteva alla voglia di appoggiare una mano sulla pelle morbida che vedeva davanti a sé. Aprì la mano e l’appoggiò poco sopra il pube per comunicarle calore e sensualità ma, soprattutto, amore. Massaggiò con le dita i muscoli del bacino che prima avevano partecipato all’orgasmo, li sentiva ancora tesi opporre resistenza ai suoi palpeggiamenti. Da questo intuiva che era ancora troppo presto per continuare il gioco, Cristina avrebbe senz’altro accettato ogni sua iniziativa ma non l’avrebbe apprezzata sino in fondo; era meglio aspettare sin quando non si fosse completamente rilassata e ripresa dal recente orgasmo.

Ora veniva il difficile: occorreva sfilare la tuta in latex dalle gambe, era talmente aderente da rendere difficoltosa l’operazione, la pelle sudata non aiutava in tal senso. Carlo riuscì a sfilarla via dai glutei con relativa facilità poi, però, dovette alzarsi dal divano e tirare con forza per ottenere qualcosa. La tuta veniva via molto lentamente, Carlo l’aveva presa all’altezza della vita e quindi la rivoltava per sfilarla via, mentre procedeva con questa operazione che indubbiamente presentava pure un lato comico iniziò a visualizzare nella sua mente l’immagine della pelle di Cristina tirata via in quel modo.



Improvvisamente il latex nero assunse un colorito rossastro maculato e striato di blu. Cristina stessa non appariva più rosea nella sua bellissima pelle ma rossa con i muscoli scoperti ed esposti all’aria, all’altezza del ventre poteva vedere chiaramente l’utero.

La stava scuoiando viva.

Stranamente non vedeva altri organi interni ma solo l’utero. Lei non pareva soffrire e la sua espressione dimostrava di un sottile piacere. Carlo passò dall’orrore all’eccitazione; quella scena, la vista della sua donna priva di pelle lo stimolava in un modo sconosciuto sino a quel momento. Tirò con più forza e le tolse via gli ultimi brandelli di pelle strappandole un sospiro di sollievo.



Carlo restò sconvolto da questa esperienza, era ancora immobile davanti a lei scuoiata che si chiedeva come mai non sanguinasse e non urlasse dal dolore, quando un suono, un rumore non identificato in strada lo riportò alla realtà. Tra le nebbia vide il corpo della sua donna tornare normale, ricoperto quindi dalla sua bellissima pelle. Sbatté più volte le palpebre per inumidire gli occhi che sentiva secchi. Una parte del suo cervello annotò il fatto che la canzone suonata dallo stereo non era quella di prima, conosceva bene quell’album e riconosceva il pezzo in esecuzione in quel momento, erano passati almeno sette minuti da quando aveva perso la nozione del tempo. Sette minuti nei quali aveva immaginato di strappare la pelle alla sua donna… alla donna che amava… e materialmente lo aveva fatto… con il latex!

Carlo era sconvolto da questo, non aveva mai provato nulla del genere.

Ci pensò Cristina a smuoverlo dalle sue fantasie.



Non lasciarmi così! Ho freddo! – disse lei con voce languida, poi aggiunse mentre si portava una mano sul pube: - Non vorrai lasciarmi fare da sola? Vero?


Carlo riprese coscienza della vera situazione, abbassò lo sguardo sul suo membro convinto di trovarlo floscio a causa delle fantasie appena avute, invece lo vide granitico come non mai. Stupito ma felice si avvicinò a Cristina inginocchiandosi tra le sue gambe. Prestò molta attenzione a non sfiorarle l’interno delle cosce in modo da non consentirle di capire dove fosse o cosa avesse in mente sino all’ultimo istante. Avvicinò il viso al pube solleticando la delicata peluria con l’aria emessa dal naso, al contempo s’inebriava con il suo profumo che respirava a pieni polmoni. Lei si attivò spingendo verso l’alto il bacino alla ricerca di un contatto. Carlo torturò il desiderio sfuggendole in continuazione, tentando di mantenere sempre la stessa distanza tra il suo viso ed il pube.

Cristina lo percepiva vicinissimo, quando chiudeva un po’ le gambe sentiva le sue spalle tra le cosce; la cosa che desiderava di più in quel momento era la sua lingua sulla vulva, una qualcosa di consistente ma morbido e umido scorrere dal buchino al clitoride per poi tornare verso l’ingresso e qui penetrarla. Rincorreva Carlo ma lui continuava a sfuggirle, intuiva la sua posizione dal calore che coglieva sulla pelle allora spingeva il pube verso la sua bocca senza trovare altro che il vuoto. Era in preda a due sensazioni contrastanti, ma purtroppo spesso unite, come il desiderio e la frustrazione, voleva urlare il suo stato a Carlo per costringerlo a darle soddisfazione e nello stesso tempo intendeva stare al suo gioco; solo che il gioco stava diventando insostenibile. L’orgasmo di prima non aveva ottenuto altro effetto che accrescere il desiderio.


Carlo, se non era dotato di poteri paranormali traeva beneficio da ottima intuizione, proprio nell’istante in cui lei stava per perdere la sua battaglia contro il desiderio a scapito del gioco, allungò la lingua fendendo le labbra della vagina. Fu ringraziato da un lunghissimo gemito ed appagato dalle gambe di Cristina che si aprivano offrendogli il pieno possesso della vulva. Lui, allora, diede fondo a tutto il repertorio in sua conoscenza sulla stimolazione orale; la portò tanto vicino all’orgasmo per poi tenerla lì in sospeso da trasformare quel piacere in una tortura. Lei, tra un gemito ed un sospiro, gli chiedeva di più. Ormai non le era più sufficiente quello stimolo, ora voleva qualcosa di solido dentro. Doveva colmare il senso di doloroso vuoto che sentiva, intendeva soprattutto guardare negli occhi il suo uomo mentre la prendeva e la portava verso il piacere, sentiva il bisogno di godere con lui e non solo grazie a lui.

Carlo, invece, era schiavo di un'altra esigenza leggermente diversa ma, tutto sommato, conforme.

Abbandonò la zona pubica per risalire con la lingua indolenzita il corpo della sua donna sin verso il viso. Raggiunta la bocca la baciò mentre pensava: "Senti il tuo sapore!", era furiosamente eccitato dall’idea di riportale nella bocca il gusto della vulva; gli piaceva come lei lo baciava in quelle occasioni, pareva che apprezzasse molto i suoi stessi umori. Era grazie a questo particolare che da sempre la sognava intenta in un rapporto saffico.

Carlo era arcuato su di lei con la bocca incollata alla sua ed il pene a pochissimi centimetri dal pube, inutili erano, però, i tentativi d’intercettarlo da parte sua. Come prima, quando usava il viso ed il respiro per stuzzicarla, ora utilizzava il pene. Lo faceva appoggiare sulla peluria fradicia e aspettava che lei spostasse il pube per invitarlo, quindi le sfuggiva. Anche lui moriva dalla voglia di sprofondare in lei ma la fantasia di ulteriori giochi lo sorreggeva. Tutto sommato lei era ancora bendata e lui non aveva provato che la minima parte degli oggetti acquistati in quel negozio!

Una distrazione e percepì chiaramente la carne morbida delle grandi labbra sul glande, abbassò lo sguardo e vide che bastava spingere leggermente per entrare in lei. La tentazione era troppo forte ed il desiderio pure.

Spinse delicatamente per gustare appieno il suo corpo che si apriva, conquistò ogni centimetro di penetrazione con un velocità esasperatamente lenta ma costante sino in fondo. Cristina, dal canto suo, rimaneva in assoluto silenzio senza respirare; lo accoglieva e basta. Solo quando arrivò in fondo lei si concesse un lungo sospiro prima di contrarre forte i muscoli del bacino come per bloccarlo, per non lasciarlo più fuggire da lì. Carlo era prigioniero del suo calore più che della stretta fisica, per nulla al mondo sarebbe più uscito da lì, da quel ventre che lo avvolgeva in quel modo. Spinse, dei lievi colpi comandati dalle reni, come per affondare ancora più del possibile in lei. Ad ogni spinta lei espirava con un gemito, poi inspirava a fondo e rilasciava lentamente il fiato sino alla pressione successiva, intanto si chiudeva contro il membro seguendo la regolare cadenza. Erano come in trance, il tempo non aveva più alcun valore per loro, la regolarità delle spinte era dettata unicamente dal loro affiatamento, nulla di razionale interveniva a guidarli. Il piacere cresceva lento ed inesorabile, senza interruzioni.

Carlo allungò una mano verso la benda sugli occhi di Cristina e la fece scivolare via. Tutti i progetti ed i sogni sui giochi perversi non avevano più alcun valore di fronte all’amore che impregnava quell’amplesso. Gli occhi di lei si fissarono spalancati e lucidi sui suoi e non mollarono più le pupille del suo uomo, nemmeno quando una fitta d’intenso piacere innescò l’orgasmo.

Cristina rantolò delicatamente e inarcò il corpo spingendosi contro di lui. Carlo che sino a quel momento aveva inconsciamente controllato il suo piacere si lasciò andare ed ascoltò con attenzione le veloci contrazioni all’interno del corpo della sua donna che godeva. Venne poco dopo di lei, in tempo per regalarle la piacevole sensazione di un pene che pulsava inondandola. Riversò dentro di lei tutto il seme che aveva mentre leggeva il suo compiacimento negli occhi.

Non aveva usato tutto l’armamentario che si era procurato, a parte il vestito in latex ed il fallo sintetico il resto rimaneva a far bella mostra di sé sul tavolino a fianco del divano. In quel momento Carlo stava pensando proprio a questo e, tutto sommato, non gli importava più di tanto. Rimaneva soltanto molto curioso sull’utilizzo di quelle due sferette metalliche unite da una sottile catena, sentiva che Cristina avrebbe saputo che farsene ed illuminarlo sul loro scopo.

Neppure nei mesi che seguirono ebbe occasione di sperimentare a fondo il suo investimento erotico. Cristina divenne sempre più dolce e appassionata, aveva abbandonato quell’aggressività che l’aveva guidata negli amplessi del periodo precedente. Carlo percepiva qualcosa di diverso pure nel suo aspetto, forse erano gli occhi che davano allo sguardo un intensità particolare, forse il suo modo di muoversi e di porsi a lui ed agli altri. Da qualche tempo aveva abbandonato il ciondolo nel cassetto del comodino dopo averlo indossato ogni giorno per più di un anno.

Carlo non capiva ma gli piaceva questa Cristina, ancora di più della donna seducente ed aggressiva di prima, era stupito dalla rapidità dei suoi cambiamenti ma non sentiva alcun pericolo in essi; non temeva di perderla mai. Si chiedeva se essi avessero un origine razionale, dovuti quindi ad una scelta ben precisa di Cristina, o naturale guidati dall’evoluzione di una ragazza che stava diventando donna. Non trovò mai la risposta, nelle rare occasioni in cui aveva tentato di portare il discorso su quel tema non erano giunti a nessuna conclusione.



Una Domenica di primavera Cristina irruppe in camera svegliando Carlo tutta allegra.



Dai! Alzati! È una giornata bellissima… ho voglia di uscire!


Carlo soppresse il turpiloquio che stava nascendo in lui e lentamente si costrinse ad emergere dal letto. Cristina gli preparò la colazione, lo guidò sotto la doccia e si offrì pure di collaborare attivamente al suo risveglio definitivo pur di uscire. Poco erano diretti nella vicina città per visitare il mercatino delle pulci che tanto pareva interessarla.

Carlo, ormai, era abituato a questi improvvisi desideri della sua donna e la stava assecondando pur non nascondendo il suo totale disinteresse per quel genere di attività. Arrivati nel luogo previsto la accompagnò tenendola per mano tra i vari banchi, finse di apprezzare gli oggetti esposti e ascoltava con interesse, vero in questo caso, le dissertazioni di lei sui vari stili e forme dei mobili antichi. L’arredamento era una sua passione comune, limitata solo dal loro conto bancario e dai mille progetti che avevano per il futuro. In quell’occasione notò finalmente che lei aveva indossato nuovamente il ciondolo; lo teneva sopra il maglioncino leggero ben in vista.

Erano in procinto di avvicinarsi al banco di un venditori di libri che sarebbe meglio definire vecchi piuttosto che antichi, quando lei parve attirata da un qualcosa che stava nella via accanto, quella che non avevano ancora percorso. Cristina lasciò la mano di Carlo e si diresse decisa in quella direzione, sorpassò senza degnare di uno sguardo i vari espositori per fermarsi davanti ad un banco all’apparenza senza alcuna attrattiva. Lui la rincorse e la ritrovò appena in tempo per sentirla dire:



Non pensavo che lei seguisse questi mercatini?
Che vuole! Ci si inventa un po’ di tutto per guadagnare il pane quotidiano! – rispose gentile l’uomo al di là della sua merce.
Si ricorda di me, vero? – chiese Cristina fissandolo dritto negli occhi.
Certo! Come potrei dimenticare la donna che ha rifiutato la mia offerta per quel talismano?
Questo? – domandò lei prendendo in mano il ciondolo – E … quando mi offrirebbe ora?


L’uomo la guardò a lungo, fissò prima il ciondolo poi gli occhi di Cristina.



Ora la cifra è diversa! – sentenziò
Lo immaginavo! Quanto? – chiese lei
Ricorda quanto le avevo offerto?
Sì!
Ora le offro il doppio!
Il doppio?
Sarò onesto con lei… vale molto di più, ma devo pur vivere! – disse lui con un sorriso.
Ok! È suo… ma prima mi deve spiegare come mai il suo valore è cresciuto!
È presto detto… lo ha indossato lei! – rispose il commerciante.


Cristina ritenne quella risposta galante un modo elegante per eludere la sua domanda. In fondo non gli interessava più di tanto conoscere il motivo di tale valore, era molto più interessata al valore in se stesso. Concluse quindi l’accordo con l’uomo, gli consegnò il ciondolo e lasciò a Carlo l’incombenza di contare il denaro ricevuto.



Grazie! Ha reso felice un povero vecchio collezionista di antichi gioielli! – disse il commerciante.
No! Grazie a lei che ha reso felici due giovani spiantati! – rispose ridendo Cristina


Poi, mentre già si stavano allontanando l’uomo richiamò l’attenzione di Cristina e le disse:



Dimenticavo! Complimenti signora! Complimenti a lei ed a suo marito.


Cristina lo salutò ancora mentre si chiedeva cosa volesse dire, a cosa si riferivano quei complimenti. In fondo lui non poteva sapere!

Una volta a casa Carlo affrontò Cristina e le disse:



Ancora non capisco come mai hai accettato di vendere quel ciondolo!
Ti pare che ci abbia offerto troppo poco? – domandò lei
Poco?! No, assolutamente! Secondo me non valeva neppure il filo con cui lo legavi al collo!
Quello che mi è parso strano è il fatto che tu sembravi consapevole della presenza di quell’uomo e del suo patetico banchetto. Non mi spiego come mai avesse con se tanto contante!

Non lo hai voluto vendere un anno fa ed allora non potevi sapere che il suo valore sarebbe cresciuto. Ci sono troppe cose che non capisco!

Non ci pensare! – disse lei mentre lo spingeva sul divano e si accomodava al suo fianco – pensa che questi soldi serviranno al nostro…-
Al…?
Vedi, questa mattina ho fatto un test di gravidanza… è risultato positivo!


A Carlo parve che il mondo si richiudesse intorno a loro, non esisteva altro che Cristina e quello che teneva dentro! Per un lunghissimo istante non riuscì a parlare, a respirare, a connettere. L’unica cosa che riusciva a visualizzare era il viso radioso della sua donna.

Poi iniziò la più bell’avventura della loro vita.

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