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racconti erotici di Rupescissa

eros fantasy : In un letto sconosciuto
Posted by Rupescissa on 2011/1/27 7:00:00 (16916 reads)

Mi sento come se avessi fatto sesso tutta la notte!- constatò stupita.

Click to see original Image in a new windowLa prima sensazione fu quella di una fastidiosa emicrania ed un vago senso di nausea.
Poi gli occhi registrarono le immagini di una camera sconosciuta al centro della quale stava un letto altrettanto ignoto. Il materasso e le lenzuola restituivano sensazioni inusuali, così il dolce profumo che permeava la stanza. Un odore di terra, vegetazione, fiori... di primavera.
Tentò di alzarsi ma appena si mise seduta sul bordo del letto un lieve mancamento la costrinse a rimanere immobile per qualche istante.

- Ma dove sono? ‚Äď si domand√≤ ad alta voce.

Sola in quella stanza non poteva sperare in alcuna risposta. Si sollevò, apparentemente incosciente della propria nudità, e raggiunse una delle finestre e l’aprì rabbrividendo per l’aria fresca che l’investiva, quindi spinse delicatamente le persiane per dar modo agli occhi d’adattarsi alla luce intensa del mattino inoltrato.
Faticò nel mettere a fuoco l’immensa distesa bruna maculata di verde che aveva dinanzi, poi riuscì a distinguere i particolari del vigneto. Le piante basse ma dal tronco di grande diametro, i filari regolari che si perdevano in una delicata bruma. Le parve di scorgere una strada con delle auto in transito ai limiti del campo, ma non ne era certa.
Si voltò verso l’interno della camera e ammirò il grande letto, non le ricordava nulla. Nemmeno i vestiti ben piegati e riposti sopra una poltrona l’erano di grande aiuto. Solo gli slip ed i reggiseno poggiati sul comodino le fecero notare che non aveva nulla indosso.
Si rivestì velocemente mentre si domandava quanto avesse bevuto la sera precedente.
Si trovava in Borgogna proprio per acquistare del vino, una scorta di preziose bottiglie per arricchire la cantina della sua enoteca, non per ubriacarsi al punto di non ricordare nulla.
Cercando un improbabile equilibro su di un piede solo mentre l’altro tentava di infilarsi negli slip, una fitta di piacevole dolore al ventre la costrinse a saltellare sino al letto per non crollare a terra. Analizzò stupita quella sensazione, in particolare il languore che sentiva crescere dentro di sé.

- Mi sento come se avessi fatto sesso tutta la notte!- constatò stupita.

Si sforzò di ricordare e la prima immagine che le venne in mente fu quella di una piccolo paese in cima ad una collina, dove i tetti in ardesia di un palazzo nobiliare sovrastavano quelli in tegole rosse delle case. Si era fermata sul bordo della strada per scattare una foto, questo lo ricordava bene. Cercò la fotocamera e vide in un angolo della stanza la sua valigia e tutto il resto del suo bagaglio, compresa la borsa della fotocamera. Si alzò in piedi trascurando al momento la gonna ed il resto dei vestiti del giorno prima. Le dolevano le gambe ed il bacino, massaggiandosi il ventre pensò:

"... mi sento aperta"

Raggiunse istintivamente la borsa della fotocamera ed estrasse l'apparecchio, lo accese e premette il pulsante di anteprima per verificare le ultime immagini riprese. Con sua immensa sorpresa trovo almeno una ventina di scatti effettuati all'interno di un palazzo nobiliare simile a quello in cui si trovava e dedusse che le aveva riprese proprio li, ma non ricordava assolutamente di essere entrata.

Nello sforzo di ricordare non senti i delicati colpetti sulla porta della camera e non rispose. Improvvisamente colse una presenza, forse denunciata da un delicato colpetto di tosse, si voltò e vide dinanzi al letto una giovane donna, davvero molto bella, dai lunghissimi capelli neri e due occhi penetranti e vivaci. Indossava solamente una leggerissima vestaglia sul corpo completamente nudo.

- Ciao, scusa se sono entrata così ma non rispondevi... come ti senti!

Lei fissò il viso della donna, poi ripercorse quel corpo stupendo cercando di ricordare e non disse nulla benché dal suo sguardo fosse evidente un profondo smarrimento.

- Sei confusa vero? A volte il "nettare" da questo effetto.
Seguimi, ti accompagno in bagno, dopo una doccia ti sentirai meglio!

Lei ripose la fotocamera e si alzò in piedi avvicinandosi alla donna, la fissò ancora negli occhi in una muta richiesta di spiegazioni ma questa le prese dolcemente una mano e la guidò fuori dalla camera.

- Spogliati! - disse la donna una volta raggiunto il bagno, quindi aprì l'acqua. Percependo la tensione di lei aggiunse - Rilassati Sophie, va tutto bene... tra poco ricorderai.

- Come sai il mio nome? - domandò Sofia - E ... chi sei tu?

- Anais. Il mio nome è Anais - disse mentre passando dietro di lei le slacciava il reggiseno.

Sofia si sfilò gli slip ed entrò sotto l'acqua incurante della presenza dell'altra donna e della propria nudità, percepiva ai limiti della coscienza che... era assolutamente normale.
Mentre si voltava sotto al getto dell'acqua per bagnare tutto il corpo notò che Anais aveva lasciato cadere la propria vestaglia ed ora, nuda quanto lei, si avvicinava al getto.
La donna si mise alle sue spalle ed iniziò ad insaponarle la schiena.


- Va meglio vero? - domandò con una voce dolcissima

- Sì, ma non ricordo ancora nulla! - Ammise Sofia.

- Lasciati andare Sophie, rilassati... ascolta l'acqua sulla pelle.

Chissà perché insisteva con il chiamarla con la trasposizione in francese del suo nome, ma tutto sommato questo non era il suo principale problema.
Si voltò e tornò a fissare negli occhi quella splendida donna.
Lei sorrise e senza proferire parola inizi√≤ ad insaponarle il seno, i fianchi, il ventre... e gi√Ļ, sempre pi√Ļ gi√Ļ.
Sofia chiuse gli occhi mentre si godeva quel massaggio, le mani di Anais erano morbide, dolci, sensuali. Sfioravano i punti erogeni ma senza alcuna malizia, si ritrovò a divaricare leggermente le gambe per consentirle di raggiungere la vagina. Anais indugiò a lungo sulle labbra, poi delicatamente le separò mentre si avvicinava sino a porre il seno a contatto con quello si Sofia. Quando le spinse delicatamente un dito dentro non protestò, ma anzi si scoprì a sospirare.

- Sei molto bella! - sussurrò Anais

- Anche tu! - Ammise Sofia mentre con le mani seguiva i fianchi della donna.

Le loro labbra si trovavano a pochi centimetri di distanza e, nonostante l'acqua che scendeva su di loro ed il profumo del sapone, Sofia si ritrovò a respirare il fragrante fiato di Anais. Era inevitabile baciarla.
Le labbra si toccarono ed in quel momento la donna arcuò il dito dentro la vulva di Sofia. Lei percepì una intensa fitta di piacere e con la lingua cercò quella della donna.
Si concesse a quel bacio, a quella mano esperta che sapeva esattamente dove toccarla, che la costringeva a godere. Il corpo caldo di Anais premeva contro il suo, sentiva il seno sodo premere contro il suo, il bacino aderire.. la mano tra le gambe.
Sofia quasi crollò a terra quando l'orgasmo la invase, abbracciò la donna per non cadere e poggiò il viso sulla sua spalla ansimando.
Lentamente si ritrasse da lei e la fissò stupita. Non lo aveva mai fatto con una donna, non si era mai lasciata toccare così da una donna.
Anais sorrideva, semplicemente sorrideva invitante. Il suo splendido corpo era li dinanzi, la pelle tanto liscia che l'acqua scorreva senza apparentemente bagnarla, il ventre piatto e sotto... una vulva, glabra, liscia, invitante.
Sofia sporse la mano, sfiorò il seno di Anais, tastò i capezzoli e poi lentamente scese verso il ventre. La donna chiuse gli occhi e sporse il bacino divaricando leggermente le gambe.
Il tatto con le labbra le restituì una strana sensazione, era diversa da lei ma era così simile che sapeva esattamente dove toccarla. Presto due delle sue dita violavano quel corpo, Sofia si inginocchiò dinanzi a lei, fissava la propria mano che spingeva le dita dentro quel corpo, ne sentiva il calore, l'umido e le contrazioni di piacere. Avvicinò il viso per inspirarne l'aroma e non resistette a portare la lingua sul clitoride che lei esponeva vogliosa.
Leccò, lo succhiò mordicchiandolo, come mille volte aveva desiderato facessero con lei i suoi amanti. La donna teneva due mani trai suoi capelli dietro la nuca e la traeva a sé, Sofia non si fermò sin che non la sentì sospirare di piacere, e percepì sulle dita le contrazioni orgasmiche della donna.

Pi√Ļ tardi, dopo un ipotetico caff√® in compagnia della nuova amica, tent√≤ ancora di ottenere delle risposte su ci√≤ che la sua mente ancora rifiutava di ricordare ma non ottenne nulla. Anais era vaga, deviava abilmente il discorso scherzando o parlando di cosa era appena successo tra loro sotto la doccia. Stranamente Sofia si sentiva tranquilla, completamente a suo agio, anche in assenza di risposte aveva completa fiducia in quella donna, percepiva una intima complicit√† che non sapeva spiegare ma in cui si crogiolava piacevolmente.

- Vieni! Facciamo due passi fuori... vuoi? - domandò Anais

Sofia la guardò stupita, come lei indossava solo una leggerissima vestaglia e sotto niente altro, la loro nudità era sensualmente evidente.

- Non ti preoccupare, siamo sole in questa casa... Vieni! - la invitò Anais intuendo i suoi pensieri.

A piedi nudi uscirono su di un verde prato quasi finto nella sua regolarità, percepiva il fresco dell'erba umida ed il calore del sole sulla pelle in netto contrasto con l'aria tra i capelli. Seguì la donna in quella tranquilla passeggiata nutrendosi dei profumi della natura, dei suoni del vento e dei pochi animali che sopportavano la presenza dell'uomo. Camminava al suo fianco e sorrideva, si sentiva bene, rilassata, serena.

Anais si avvinò ad un roseto e si chinò con grazia a raccogliere un fiore.

- Annusa! - la invitò
Pose la rosa sotto le narici di Sofia, le concesse il tempo di percepirne il sapore poi lo abbassò sulle labbra e lo fece scorrere delicatamente disegnandone la forma. Molto lentamente le sfiorò prima le guance e poi il collo. Sofia chiuse gli occhi e si concentrò su quelle sensazioni tattili.

- Il tuo corpo è il mezzo attraverso il quale percepisci la vita, la realtà che ti circonda. Vivi le emozioni che il tuo corpo sa percepire... solo quelle che sa "sentire".

- Sì! - ammise Sofia

- Questa rosa è colore, morbidezza, sensualità sulle tue labbra, sulla tua pelle... non è solamente profumo.

Anais scostò il lembo della vestaglia che copriva il seno sinistro di Sofia e con calma esasperante ne disegnò il contorno prima di puntare verso il capezzolo turgido.

- Tutto il tuo corpo può sentire, può ricevere stimoli... piacevoli. - poi sollevò il fiore e pose una delle spine a contatto con il capezzolo, senza premere troppo - ... o dolorose!

Sofia spalancò gli occhi a quel contatto, quella delicata fitta sul seno. Gemette e si morse il labbro inferiore.

- Anche un piccolo dolore può eccitare ! - confermò Anais.

La donna slegò la vestaglia di Sofia e l'aprì, il sole in controluce dietro il tessuto sottile disegnava improbabili curve sinuose su quella pelle liscia e vellutata. La rosa scese strusciando i petali lungo il busto sino al pube. Sofia si ritrovò ad inarcare involontariamente la schiena ed esporre il pube al contato delicato di quei petali.

- Non lo avevi mai fatto con una donna! - non era una domanda.

- No, mai... non credevo che... mi piacesse! - Ammise lei, poi le pose una mano sulla spalla e le domandò: - Chi sei? Cosa ci faccio qui? Come sono arrivata qui?


Anais si fece seria, attese un lungo istante mentre continuava a giocare con i petali della rosa sul corpo di Sofia, poi le chiese:

- Chi è a chiederlo? La tua ragione o i tuoi sensi? Chi vuole saperlo... la tua mente o la tua anima?

Sofia non rispose.

- Lasciati guidare dal tuo istinto, dai tuoi sensi... dalla tua anima! - La incitò con passione Anais.

Proseguirono in silenzio la loro passeggiata sino al limitare del prato, oltre al quale iniziavano gli interminabili vigneti. Sofia ebbe l'impressione di scorgere in lontananza un carro trainato da un possente cavallo che proceda lento verso il paese il cui campanile si vedeva spuntare dalle lievi ondulazioni del paesaggio e di cui coglieva i rintocchi. Sul momento non fece caso al fatto che nella piana sotto di loro non individuava pi√Ļ gli orribili tralicci dell'alta tensione ed nastro nero dell'autostrada che solo il giorno prima lei stessa aveva percorso.

Anais in silenzio contò il lieve suono della campana:
- Rientriamo? Immagino che tu desideri rinfrescarti.

Sofia annuì, la giornata era insolitamente calda per essere in primavera... troppo calda, pareva piena estate anche considerando quanto poco era coperta.
Nel percorso di ritorno ritrov√≤ quella calma interiore che aveva perso quando le domande che le continuavano a girare per la mente si erano ripresentate. Ora non le importava pi√Ļ di tanto dove fosse e cosa stesse facendo li, si sentiva bene e rilassata come da tempo non le capitava.
Passò un braccio intorno alla vita di Anais e tornò a scherzare con lei, le piaceva il contatto con quel corpo, le piaceva quella donna e non escludeva che avrebbe potuto ripetere l'esperienza della doccia. Solo il giorno prima avrebbe scacciato quel pensiero come deviante, innaturale, folle!

Rientrate in casa la donna la condusse in una stanza ampia e luminosa, circondata da ampie finestre che davano sul parco, quasi nel centro una grande vasca eptagonale colma di acqua invitante.
"Che strana forma!" pensò Sofia mentre si avvicinava al bordo.
Anais dietro di lei l'aiutò a sfilare la vestaglia, nuda entrò nell'acqua che aveva una temperatura ideale. Si sedette su uno degli scalini immersa sino al seno e si abbandonò alla piacevole sensazione.

- E tu? - domandò Sofia rivolta alla donna.

- Ora rilassati, io torno presto. - disse con un sorriso la donna.

Sofia la guardò allontanarsi, era la prima volta che la guardava da una certa distanza, aveva un portamento elegante e fiero, i suoi piedi parevano sfiorare solamente il pavimento e ancheggiava leggera e sensuale. Per un istante tornarono alla mente le mille domande che risiedevano nella coscienza razionale, ma le scacciò. La sensazione di quell'acqua sulla pelle, la leggerezza che sentiva con il corpo quasi completamente immerso si impadronirono di lei. Chiuse gli occhi e liberò la mente da ogni pensiero.
Poco dopo, ai limiti della coscienza, percep√¨ di non essere pi√Ļ sola. Apr√¨ gli occhi convinta di trovare Anais ma ci√≤ che vide erano due uomini, nudi in piedi sul bordo della vasca dinanzi a lei. Sofia non si preoccup√≤ della sua nudit√† ed osservo nei dettagli i due corpi maschili che aveva dinanzi.

"... per niente male!" - penso ed un sorriso disegnò le sue labbra.

Era in procinto di dire qualcosa, qualsiasi cosa, ma vide arrivare Anais da dietro ai due. Lei ora indossava una vestaglia trasparente diversa da prima ma sostanzialmente era sempre nuda sotto.

- Chi vuoi? - domandò la donna indicando i due maschi. - Scegli! - la invitò

Sofia la fissò stupita e bloccata in quella espressione.

- Li vuoi tutti e due? - domandò con un sorriso malizioso Anais - ... oppure sei una donna che vuole essere scelta piuttosto che scegliere?

Sofia sentì una sferzata nel profondo dell'animo a quelle parole, come poteva quella donna conoscerla così bene?
Stava per annuire, lei non aveva mai scelto un uomo ma si era concessa a quelli che dopo averla corteggiata aveva trovato interessanti. Lei non aveva mai preso l'iniziativa.

- Questa volta scegli tu, vuoi essere per una volta padrona del tuo destino? - insistette Anais.
Sofia era in crisi, era chiaro che avrebbe fatto sesso con quello scelto, ma come poteva scegliere un compagno senza neppure conoscerlo, senza sapere nulla di lui e in base a cosa avrebbe preso una decisione?
Tralasciò le considerazioni fisiche, erano tutti e due stupendi esemplari di maschio umano e bene attrezzati da ciò che poteva vedere. Fissò allora il viso, ma erano impassibili, la loro espressione era fissa nel vuoto e si rifiutavano di fissarla negli occhi, evidentemente per non condizionarla. Quasi provava un senso di colpa nei confronti di quello che non avrebbe scelto, poiché sapeva che di li a pochi istante avrebbe puntato il dito in direzione di uno di loro, ma poi capì dallo sguardo di Anais che lei si sarebbe goduta le attenzioni dell'altro.
Sofia seguì l'istinto ed indicò quello alla sua sinistra.
Mentre l'uomo si avviava verso di lei seguendo il bordo Anais disse:

- Hai scelto quello dalla parte del tuo cuore, hai scelto seguendo il tuo vero animo.

Dopo queste parole si ritrasse seguita dall'altro uomo. Sofia rimase sola con il suo. Voltò lo sguardo e lo vide dietro di lei, ora le sorrideva dolcemente mentre le offriva un asciugamano.
Si mise in piedi nella vasca e lentamente ne uscì, risalì gli scalini e venne accolta dall'uomo che la avvolse nell'asciugamano. La circondò poi la fece voltare e di spalle iniziò a frizionarle dolcemente la pelle. Sofia si lasciò trarre contro il corpo dell'uomo mentre questo l'asciugava davanti. Le sue mani erano grandi, forti, ma dolci. Strofinava tutto il suo corpo con attenzione e delicatezza. Un massaggio eccitante.
Sofia non lo aveva ancora visto bene in volto che gi√† percepiva la pressione del pene sui glutei, istintivamente spinse il sedere contro il sesso dell'uomo e lo strofin√≤ attraverso l'asciugamano che lentamente stava salendo sempre di pi√Ļ. Quando con la coda dell'occhio vide cadere il tessuto a lato dei suoi piedi comprese che nulla pi√Ļ divideva i loro corpi. Le mani dell'uomo scorrevano sulla pelle, dai fianchi al seno.
Sofia si voltò e lo fissò negli occhi.
Era almeno quindici centimetri buoni pi√Ļ bassa di lui, lo guardava dal basso verso l'alto, punto quelle labbra mentre premeva il ventre contro il sesso del maschio e chiese con lo sguardo un bacio.

Unirono le labbra mentre lui la teneva stretta e completamente aderente al proprio corpo. Lei si scopr√¨ a baciarlo con una passione che riteneva impossibile potesse manifestare con uno sconosciuto. Si innesc√≤ in lei un processo a catena per cui pi√Ļ lo baciava con passione pi√Ļ forte sentiva la pressione del suo pene premuto contro al bacino e pi√Ļ lei si eccitava per questa durezza che sapeva essere generata da lei con maggiore passione lo baciava.
Pensava di impazzire, riusciva solo a pensare che lo voleva dentro, sollevò la gamba destra avvolgendo la vita dell'uomo, quindi arretrò il bacino per far passare il pene tra le sue gambe. Lui la sollevò leggermente, era molto forte, mentre lei cercava con la mano di guidare il pene sulla vagina.
Una posizione impossibile, o meglio sarebbe stata possibile con pi√Ļ calma, ma non con quella voglia che era nata dentro di lei. In ogni caso lo strofinio del glande sulle labbra della vulva le generava fitte di piacere che non facevano altro che alimentare la sua voglia.
Accetto a malincuore che in quel modo non lo avrebbe preso dentro e liberò l'uomo dalla sua stretta, lui le sorrise e tenendola per mano la condusse in un angolo di quella stanza dove c'era un comodo ed invitante letto. Sofia lo seguì in preda ad un tumulto di sentimenti e sensazioni. Aveva voglia di lui anche se la mente si rifiutava di comprendere come fosse possibile e come lei stesse per unirsi ad uno sconosciuto.
Raggiunto il letto lei lo strattonò fermandolo poco prima, lui si voltò verso di lei proprio mentre Sofia gli girava intorno per sedersi sul letto dinanzi a lui.
Lei tenendolo per mano lo richiamò a sé, mentre si avvicinava divaricò le gambe e lo fece fermare tra di esse, portò le mani sui glutei dell'uomo e lo fece ancora avvicinare.
Il membro svettava dinanzi al suo viso, Sofia nonostante la voglia di averlo dentro che provava sentiva il fortissimo impulso di prenderlo in bocca. Avvicinò le labbra al glande e le poggiò delicatamente, poi le dischiuse e spinse avanti il volto sino ad ingoiarlo. Un brivido di piacere la invase quando sentì i glutei dell'uomo contrarsi, segno che provava un forte piacere.
Arretr√≤ con il viso e prese con una mano quell'asta di carne dura e pronta per lei, scappell√≤ completamente il membro e dolcemente prese a leccarlo lungo tutta l'asta. Alternava la lingua a repentini ingoi dove succhiava con forza, sentiva il piacere del maschio nelle pulsioni che percepiva con la mano e si eccitava. Era pronta ma voleva giocare, non si poneva il problema di portarlo troppo oltre, era certa che se avesse esagerato l'altro era pronto a saziarla, una consapevolezza che non sapeva da dove le venisse, ma pensava di aver compreso le intenzioni di Anais. Quindi si concentr√≤ sul membro che teneva in mano, in quel momento godeva del piacere che sentiva di donare, della consapevolezza del potere che aveva su di lui in quel momento. Un potere che avrebbe perso appena lui avrebbe violato la sua carne penetrandola, ora era lei a gestire il rapporto, il piacere e godeva di questo. Ma tutto, ogni bel gioco ha un termine dettato da esigenze molto pi√Ļ forti.

Lo voleva dentro.
Le ripetute contrazioni che sentiva nel basso ventre iniziavano ad essere dolorose, si sentiva vuota li sotto e doveva colmare quella cavit√† al pi√Ļ presto.
Allontanò il viso dal sesso di lui e sollevò gli occhi a cercare il suo sguardo, lui non disse una parola ma sorrise mentre cercava di regolarizzare il proprio respiro e la accarezzò delicatamente la nuca. Non fece alcuna mossa particolare, voleva che fosse lei a scegliere come essere presa.
Sofia si spostò sul letto, si mise in ginocchio mostrando la schiena all'uomo, quindi si chinò in avanti poggiando le mani sul materasso mentre divaricava leggermente le gambe e sollevava il sedere.
Subito lui si posizionò dietro di lei, con la mano seguì il contorno della vagina, ne separò le labbra e puntò il pene. Sofia chiuse gli occhi e aspettò ansimante. Percepiva la pressione delicata del glande sul buchino e aspettava, poi lentamente lo sentì entrare, era fradicia ma si sentiva aprire e colmare.
Ansimò e spinse tutto il corpo verso l'uomo prendendolo tutto dentro. Finalmente lo aveva dentro.
Lui le accarezz√≤ la schiena muovendosi inizialmente piano, spingendo a fondo come per aprirla per bene, poi le mise una mano sul collo, da dietro. L'altra mano sul fianco e la blocc√≤ in quella posizione. Inizi√≤ quindi a muoversi non tanto pi√Ļ veloce ma con impeto, con forza, entrava dentro di lei spingendo con forza tanto che ad ogni affondo Sofia si lasciava sfuggire un gridolino di approvazione.
Il piacere stava crescendo regolare e Sofia si lasciava cadere sempre di pi√Ļ verso il basso, le cedevano le braccia, avrebbe anche raggiunto l'orgasmo in quella posizione ma le sarebbe mancato qualcosa. Lui intu√¨ qualcosa e rallent√≤ sino a fermarsi dentro di lei, riprese ad accarezzarle la schiena, il pancino, il seno; dolcemente. Sofia riprese fiato e controllo del proprio corpo prima di avanzare e lasciar uscire il membro dal ventre.
Si adagi√≤ distesa e attese che lui si sdraiasse al suo fianco, si lasci√≤ abbracciare e baciare poi lentamente ruot√≤ sopra di lui, si mise a cavallo distesa. Avanz√≤ con il corpo sino a sentire il membro libero quindi divaric√≤ ancora di pi√Ļ le gambe e arretr√≤ a cercarlo, dopo pochi tentativi lo riprese dentro, allora si sistem√≤ meglio, si sollev√≤ sulle braccia ed inizi√≤ a cavalcarlo lentamente.
Strusciava il pube contro l'uomo e si faceva penetrare completamente dal suo sesso, quando iniziava a godere troppo sollevava il pube evitando lo strofinamento del clitoride, voleva durare, voleva giocare ancora con lui. Offriva il seno o la bocca ai suoi baci, erano baci dolci, appassionati, piacevoli che la eccitavano, non avrebbe mai pensato di baciare così tanto durante un rapporto, eppure era ciò che aveva sempre cercato senza trovare in nessuno dei suoi passati amanti. Lei amava i baci!

Sotto di lei l'uomo pareva non avere alcun problema di tenuta, lei poteva muoversi come preferiva senza che lui perdesse il controllo del proprio piacere, questo la eccitava era combattuta tra la voglia di godere ed il desiderio di continuare quel piacevole gioco.
Senza rendersene conto aveva sollevato il busto, ora era perpendicolare a lui, completamente adagiata sul corpo dell'uomo e con il suo sesso che premeva con forza sul collo dell'utero.
Si muoveva lenta, dosata, ispirata ed il piacere si present√≤ senza che potesse pi√Ļ controllarlo.
Sofia si rese conto di venire e si lasciò andare, inarcò la schiena e si contrasse in uno spasmo che le impedì di respirare per un tempo apparentemente interminabile, poi il piacere scemò e lei riprese la posizione eretta in attesa della seconda ondata di piacere.
Questa volta urlò mentre una forte vibrazione di piacere saliva dal ventre al cervello, cercò di sollevarsi per sentirsi aprire ma appena a metà corsa arrivò un'altra ondata di piacere che la fece crollare sul petto dell'uomo. Lui la tenne tra le braccia e si mosse sotto di lei amplificandone il piacere.
Non riuscì a capire per quanto tempo avesse goduto ma si sentiva languidamente spossata mentre scivolava via da lui per stendersi al suo fianco.
Aveva goduto in un modo che raramente aveva provato, ora riusciva solo a pensare al modo di ripagare quell'uomo al suo fianco quando si accorse che poco al di là del letto provenivano altri gemiti, altri gridolini di piacere. Stentò a mettere a fuoco la scena che si svolgeva in un letto al lato opposto della stanza.
Si mise seduta per osservare meglio imitata dal suo amante, scorse Anais con il suo corpo perfetto che si muoveva eretta sull'altro uomo disteso sotto di lei alle sue spalle. La donna si accorse d'essere osservata e rallentò sino quasi a fermarsi. Sofia comprese che li aveva osservati sino a quel momento e capì cosa le stava chiedendo lei.
Si voltò verso il suo uomo e lo fece distendere, quindi si mise in ginocchio rivolta verso Anais e con alle palle l'uomo, si posizionò sopra di lui e si guidò il membro dentro. Aveva appena goduto ma la voglia di sentirlo dentro non era scomparsa, così come il piacere di sentirsi colma della sua carne.
Dall'altro lato della stanza Anais riprese a muoversi, prima lentamente poi sempre pi√Ļ veloce e sensuale imitata da Sofia.
Le due donne si sfidavano a vicenda in questa erotica danza, tutte e due penetrate a fondo e colme di piacere. Sofia stava godendo ma non poteva pi√Ļ discernere dove nascesse il piacere, se da ci√≤ che aveva dentro o se dall'esibirsi dinanzi ad Anais.
Improvvisamente sentì un rantolo dall'altra parte della stanza e vide Anais calare e tenersi completamene dentro il sesso del suo uomo, la vide ondeggiare lenta con il bacino mentre si lasciava riempire da lui, dal suo seme. Allora capì che anche lei voleva sentirlo venire dentro, sapeva come muoversi per farlo venire, contrasse con forza i muscoli pelvici e cambiò movimento. Sentiva il pene strusciare contro le pareti interne, sapeva di farlo godere in quel modo. Di li a poco lui la strinse per i fianchi e spinse in alto il bacino. Sofia si fermò, immobile percepì il pene pulsare dentro al ventre, sentì il seme invaderla caldo e fluido mentre si spandeva dentro di lei e quasi raggiunse un nuovo orgasmo in quel momento.

Appagata ma non sazia si sollevò lentamente lasciando scivolare via quella carne che l'aveva fatta godere, si voltò verso l'uomo e lo baciò ancora una volta, poi vide Anais che, scesa dal letto, pareva avviarsi nella sua direzione. Le due donne s'incontrarono nel centro della stanza, dove si trovava la grande vasca. Anais fissò prima gli occhi di Sofia poi lo sguardo scese lungo il suo corpo per fermarsi sul pube e li indugiò sin che anche lei portò lo sguardo sulla vagina dell'amica.
Capì cosa stava fissando lei dal riflesso del corpo dell'amica che aveva ricevuto lo stesso dono pochi istanti prima: un sottile rivolo di seme fuoriusciva dalle labbra colando lento lungo l'interno della coscia. Rapita da quella vista non s'accorse che Anais aveva allungato la mano sino a sfiorarle le labbra del sesso ed aveva raccolto poco di quel seme, la vide poi mentre se lo portava alle labbra. Una fitta al basso ventre colse Sofia alla vista di quella scena, una pressione che divenne eccitazione nel momento in cui Anais si inginocchiava dinanzi a lei per leccare quel seme direttamente dalla labbra della vulva. Sofia fremette al contatto della lingua e divaricò le gambe, il piacere tornava a presentarsi in una forma così trasgressiva che mai avrebbe osato immaginare. Era troppo eccitante ciò che le stava capitando e voleva prendervi parte in modo totale e completo, carezzò i capelli della donna mentre anche lei si inginocchiava dinanzi a lei per baciarla. Percepì sulle labbra di Anais il proprio sapore unito a quello del seme che aveva dentro e capì che anche lei voleva nutrirsi di quel nettare. Ben presto le due donne stavano l'una sopra l'altra, in posizione invertita e si leccavano la vulva succhiandone il seme che colava a vicenda.
Raggiunsero un nuovo dirompente orgasmo praticamente all'unisono, Anais che stava sotto teneva stretta a sé Sofia afferrandola per la vita, lei bloccava la donna abbracciando le due gambe con le proprie braccia e non mollarono la presa sino all'ultimo spasmo di piacere.

Qualche ora pi√Ļ tardi Anais accompagnava Sofia nella sua stanza.

- Buona notte Sophie e buon riposo! - disse con un sincero sorriso Anais - Riposa serena, domani ricorderai tutto. Ora pensa a riposarti.

Si levò la vestaglia e s'infilo nelle coperte.

- Anais... - iniziò lei - Vorrei....

- Hai tante cose da chiedere, tante cose di cui parlare... lo so Sophie, ora riposa ne parleremo domani!
Buona notte dolce e bella Sophie!

Non riuscì a porre le sue domande, la donna era già uscita dalla stanza.
Temeva di non riuscire a prendere sonno dopo tutte le emozioni di quella giornata, ma le esperienze vissute, i ripetuti orgasmi che aveva provato l'avevano davvero spossata, presto si ritrovo profondamente addormentata.

Si risvegliò con la sensazione che qualcosa non era al posto giusto, aveva il chiaro sentore di trovarsi nel posto sbagliato. La prima cosa che colse nel risveglio furono i rumori dell'ambiente e poi gli odori. Ancora nel buio della stanza non riusciva a capire dove si trovasse ma aveva paura. Temeva di aver sognato tutto poiché ora sentiva chiaramente il rumore del traffico e quel sentore di "civiltà" nel profumo dell'aria. Scese dal letto incespicando sulla propria valigia, poi nel tentativo di raggiungere la finestra di cui intravvedeva la luce colpì una scarpa con l'alluce, infine sbatté con il ginocchio contro una poltroncina posta proprio dinanzi alla finestra...

" ... e che cazzo!!" mormorò mentalmente.

Apri la finestra ed ebbe conferma dei suoi timori, ciò che vide non erano i vigneti del giorno precedente ma i tetti di una amena cittadina e la via sottostante dove scorreva indaffarato il tipico traffico del mattino. Conosceva bene quella città della Borgogna ed era esattamente dove lei aveva prenotato l'albergo per la notti che sapeva trascorrere li...
Smarrita tornò verso il letto e si sedette sul bordo, chiuse gli occhi e cercò di ricordare tutte le esperienze del giorno prima che erano vivide nella sua mente, non potevano essere solamente un sogno, oltre al resto sentiva il ventre ancora dilatato, i muscoli delle cosce dolenti e quel dolce languore post orgasmico.

- Non pu√≤ essere solamente un sogno! - disse ad alta voce pi√Ļ per convincersi che altro.

Sofia era una donna passionale ma decisamente razionale, prese il telefono cellulare e controllò la data... effettivamente era partita il giorno prima e quella era la prima notte che dormiva in Borgogna mentre nei suoi ricordi doveva essere il secondo giorno quello.
Qualcosa non le tornava, cercò di ricordare ma un vero vuoto di memoria iniziava nel pomeriggio del giorno in cui stava fotografando le vigne ed il castello e terminava in quel preciso momento. Tutto il resto era vivido in lei ma non sapeva come collegarlo, come far combaciare i ricordi.

Ricapitolando: aveva vissuto un giorno in pi√Ļ nella sua memoria ma non poteva giustificarlo e oltre al resto il calendario le diceva che non lo aveva vissuto. Ma non poteva essere solamente un sogno!
Non poteva chiedere alla reception quando era arrivata, rischiava di passare per pazza. Non poteva neppure telefonare al suo ragazzo e chiedergli quando fosse partita, altrimenti lui poteva solo pensare che avesse assaggiato troppo vino prima di acquistarlo.
Non restava che una cosa da fare, cercare quel castello o palazzo che fosse e cercare sopratutto Anais, lei era la chiave di tutto.
Dopo una velocissima colazione consistente in un davvero fantasioso caffè ristretto era in macchina diretta lungo la strada che ricordava aver percorso il pomeriggio precedente. Si diede della stupida quando pensò che poteva semplicemente controllare i file presenti nella fotocamera poiché ricordava che il giorno precedente aveva visto scatti nell'interno del castello.
Si fermò lungo la strada che costeggiava i vigneti e prese la fotocamera, cercò nelle foto memorizzate ma non trovò traccia dell'interno del palazzo e neppure del palazzo stesso che ricordava di aver ripreso da distanza. Però dall'ultimo scatto riuscì a capire circa la zona dove lo aveva ripreso.
Raggiunse velocemente il posto, ricordò d'essersi fermata in quel punto e... il castello o palazzotto che fosse doveva essere... lì!
Sofia si voltò in quella direzione ma tutto ciò che vide era una costruzione chiaramente abbandonata da tempo. Si, doveva essere stato un bellissimo palazzo nobiliare ma ciò che poteva vedere ora da distanza era un tetto imbarcato sotto al peso degli anni ed una facciata scrostata e stinta.
Risalì in macchina e imboccò la via sterrata che conduceva al cancello d'ingresso. Giunta dinanzi scese e cercò un modo d'entrare ma era chiuso da una catena chiaramente li da anni a giudicare dalla ruggine, ma ciò che poteva vedere del parco corrispondeva ai suoi ricordi... solo che ora era tutto un rovo, completamente abbandonato.
Tornò verso la propria auto e si poggiò al cofano confusa. Il posto era chiaramente quello ma non era come lo ricordava lei. Cosa era successo, cosa ricordava?
Abbassò lo sguardo a fissare la ghiaia della strada, profondamente abbattuta e triste. Non sapeva spiegarsi quel sentimento che provava ma era profondamente triste.
Decise di tornare in paese, tanto li non aveva pi√Ļ nulla da fare, si volt√≤ per raggiungere la portiera e quasi si scontr√≤ con Anais.

- Sophie, mia cara... sono felice che tu sia tornata! - disse lei prima di abbracciarla.

Sofia pi√Ļ confusa di prima sgran√≤ gli occhi dinanzi a quella donna.

- Anais!... Anais? - riuscì solo a balbettare lei.

La donna lasciò l'abbraccio e arretrò di qualche passo per osservare Sofia.

- Chi sei? Cosa ho vissuto ieri io? Cosa.... - Iniziò Sofia ma un gesto della donna la zittì.

- Vieni con me, anzi dammi un passaggio torniamo in paese. - disse senza possibilità di replica Anais.

La fece accomodare in macchina e poi seguì le sue istruzioni, si lasciò guidare sino ad una bella casa d'inizio secolo ai margini del vicino paese. Qualcosa in quella costruzione risvegliava memorie dimenticate in lei, ma rimase in silenzio, si sentiva felice d'aver ritrovato quella che sentiva chiaramente come una amica.

- Vieni! - disse lei scendendo dalla macchina.

La invitò ad entrare e subito un altro tassello s'incastrò nella sua mente, il profumo di quella casa era quello che ricordava nella sua esperienza del giorno prima. Seguì Anais sino ad un ampio salone dove lei la fermò dinanzi ad un dipinto apparentemente del "700 che ritraeva due donne...

- Ma... siamo noi? - esclamò Sofia rivolta all'amica.

- No, non siamo noi... ma siamo noi. - confermò lei

- Cosa... cosa vuol dire?

- Non siamo noi ma due amiche, due cugine, che vivevano in quel palazzo... non siamo noi ma noi ... siamo loro.

Sofia era sempre pi√Ļ confusa e cerc√≤ dove sedersi, Anais la condusse verso un divano e le lasci√≤ il tempo di formulare qualche domanda ma visto che lei non parlava continu√≤:

- Sono due anni che ti aspetto! Lo so che sembra folle ma due anni fa ho ereditato questa casa, prima vivevo a Lyon e mi occupavo di tutto tranne che di vino. Quando sono entrata qui ho visto quel quadro e quella stessa notte... ti ho sognata ed ho capito che esistevi, che eri reale, che tu da qualche parte aspettavi solo il momento di ritrovarti... questo perché quel sogno era reale così come i suoi rimasugli al mattino!

Anais sorrise maliziosa e fissò negli occhi Sofia mentre poggiava una mano sui suoi jeans.

- Anche tu hai sognato, anche tu hai sentito quel sogno molto reale... vero?
Lo so... per questo eri dinanzi a quel cancello, quello della nostra vecchia casa.

- Io... io non capisco! - balbettò Sofia

- Rilassati Sophie... ora ci siamo ritrovate!

Lei non sapeva perché, non riusciva a spiegarselo, ma sapeva che Anais aveva ragione.

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