“…I demoni non sono costantemente visibili e si
manifestano talora assumendo aspetti diversi, per lo più forme ombratiche di
simulacri esangui, ed hanno un’eccessiva comunione con la selva (che gli antichi
chiamano anima maligna); è a causa della loro prossimità alla terra e all’acqua
che sono soggetti alle concupiscenze terrestri ed alla lubricità…
…Agostino dice che molti
hanno appreso per esperienze che essi molestano le donne e gli uomini, e ne
desiderano e ne ottengono il concubito, e certi demoni che i Galli chiamano
Dusii, ricercano assiduamente la libidine.”
Enrico
Cornelio Agrippa. De occulta Philosophia.
Libro III° cap XIX°
Osservava,
con attenzione, i tentativi di quel tralcio d’edera d’avvinghiarsi sul delicato
stelo della felce per scalare, per mezzo di questa,
il grande tronco della quercia lì vicino. L’attacco diretto era stato
infruttuoso a causa del vischio, già presente sul grande albero, che l’aveva
cacciata. Ora il virgulto circondava la felce che, a sua volta, tentava di
divincolarsi. Il tutto avveniva in tempo reale sotto gli occhi di Morwenna alla
luce grigiastra ed intermittente del sole. La palla infuocata scorreva veloce
nel cielo, percorreva tutta la volta nel tempo di un respiro per poi sparire e
tornare al respiro successivo.
Improvvisamente lo stelo della
felce si piegò sino a terra e si spezzò alla base ma l’edera continuò a cercarlo
dove stava poco prima, sin che anche lei venne pressata verso terra da una forza
immane e costretta a ritirarsi. Morwenna sollevò furente lo sguardo alla ricerca
della fonte di tale scempio ma non vide nulla d’insolito, allora tornò a
concentrarsi sulla felce: alla base dello stelo, impressa nella morbida terra
del sottobosco, vi trovò stampata l’impronta di una calzatura umana.
Un ringhio dal suono inumano,
innaturale, diverso da quello di qualsiasi animale della foresta, sfuggì dalle
sue labbra a causa di una rabbia generata dalla presenza degli invasori umani,
ai quali sfuggì sia l’urlo sia l’improvviso silenzio calato nel bosco. Morwenna
si mise in caccia con l’intenzione di scovare e scacciare quegli esseri dal suo
territorio, era troppo tempo che sfuggiva agli umani per riuscire ad accettare
la loro presenza.
Sul terreno rimanevano le tracce di quattro persone che
procedevano in fila verso la sommità della collina, l’essere che era Morwenna le
annusò a lungo, quindi iniziò a seguirle. Per lei il tempo soggettivo non aveva
sempre lo stesso valore, poteva adattarlo alle sue esigenze, lasciarlo scorrere
via velocemente o trattenerlo, rallentarlo sino al punto di vivere alla stessa
velocità dei vegetali. Per raggiungere gli invasori tornò ad una concezione
temporale tipicamente animale, poi spinse il suo tempo oltre, allora il sole
rallentò bruscamente nel cielo sino a fermarsi. Tutto pareva fossilizzato
intorno a lei, bloccato in quella che poteva apparire una fotografia
tridimensionale in cui lei, e solo lei, poteva muoversi a piacimento. Le fronde
degli alberi, gli arbusti, l’erba, i piccoli animali, gli insetti, tutto era
immoto; ma vivo. L’entità si muoveva attraverso questo mondo ad una velocità
impossibile; un osservatore esterno non sarebbe riuscito a coglierne il
movimento in quanto troppo lento nella sua “normale” concezione del tempo.
In pochi istanti raggiunse i
quattro. Li trovò a breve distanza dalla sommità della collina, apparivano
accaldati, sudati e decisamente stanchi. Lei non capiva questa sensazione di
spossatezza che respirava nel loro odore, non le capitava mai di sentirsi a
corto d’energie e sul punto di cedere alle asperità della natura. Girò intorno a
quelle persone, immobili per lei.
“Due maschi e due femmine”,
pensò, “Che cosa vengono a fare qui, cosa cercano?”
Saltuariamente capitavano nel
bosco degli escursionisti; qualcuno lo attraversava solamente, qualcuno cercava
funghi in stagione, altri scattavano innumerevoli fotografie. Morwenna li
seguiva tutti, li studiava, tentava di coglierne i pensieri; temeva solamente
quelli armati di macchina fotografica, solo loro potevano rubare una sua
immagine e scoprirla. Questi quattro non erano diversi da tutti gli altri ma
l’entità rimase colpita dall’assortimento dei loro sessi, era curiosamente
attratta dal sesso degli umani e dalla grande energia liberata dalla loro
libido. Li studiò ancora a lungo prima di precederli sulla collina e porsi in
attesa spingendo il suo tempo personale a scorrere come quello naturale.
I quattro ragazzi raggiunsero la
spianata tra gli alberi inconsapevoli d’essere spiati, si guardarono intorno e
dopo aver brevemente confabulato tra di loro lasciarono cadere pesantemente in
terra gli zaini. La creatura s’avvicinò a loro per coglierne i discorsi e li
sentì dissertare sull’idoneità del luogo per stabilirvi il campo base, li vede
consultare una mappa del bosco e rintracciare su di essa i corsi d’acqua e le
pozze. Parlavano d’appostamenti, di tendere agguati, sapevano dove gli animali
erano soliti abbeverarsi in quella stagione. Morwenna provò un’intensa
sensazione di rabbia, stava per agire contro di loro avendoli scambiati per
cacciatori, poi vide un ragazzo che tirava fuori dallo zaino una modernissima
macchina fotografica mentre l’amico ripuliva le lenti di un potente binocolo.
Allora capì chi erano e cosa cercavano e si rasserenò. I soliti amanti degli
animali e della fotografia; non aveva nulla da temere da loro sin che non si
fosse trovata dinanzi ad un obbiettivo. Tornò ad interessarsi alle loro faccende
mentre iniziavano a montare due tende, seguì le loro manovre senza resistere
alla tentazione di sganciare l’elastico da un paletto ogni tanto o di
nasconderne un altro sotto uno degli zaini. Combinare scherzi agli umani era uno
dei suoi passatempi preferiti quelle rare volte che ne incontrava qualcuno nel
bosco. La tentazione era troppo forte e si divertiva ad ascoltare le loro
imprecazioni ogni qual volta il tiro mancino andava a segno. Avrebbe continuato
a farli disperare se una delle ragazze non si fosse avviata verso la macchia con
una borsa in mano alla ricerca di bacche mature in quella stagione, allora la
seguì. Si trattava della femmina più alta del gruppo, probabilmente la più
vecchia delle due anche se non riusciva mai a computare l’esatta età di quella
specie. Era sicuramente un bel esemplare, portava lunghe chiome brune, vantando
un fisico armonioso, agile e dolcemente procace. Morwenna trovava molto belli
gli esseri umani e provava una forte attrazione sia per le femmine sia per i
maschi di quella razza. Si muoveva dietro la ragazza copiando fedelmente i suoi
movimenti, sapeva di non poter essere vista da lei, ora che si trovava nella sua
forma più eterea, però sapeva anche che spesso gli umani percepivano la sua
presenza e questo la rendeva prudente. Attese che la femmina si fermasse dinanzi
ad un cespuglio di more per iniziarne la raccolta quindi si avvicinò sino a
sfiorarne i capelli, restò rapita dal profumo emanato dalla ragazza, non si
trattava più del solo sudore o del rimasuglio di quelle essenze che gli umani
usano spargersi sul corpo, questo era un odore animale, un marcatore chiaro, un
indice dello stato emotivo in cui si trovava l’esemplare dinanzi a lei. L’entità
si fece più sottile, più incorporea, assumendo la forma di pura energia quindi
si spinse contro il corpo della ragazza. Immediatamente percepì la totalità di
quell’essere, calzò il suo corpo, la sua mente e la sua anima come un guanto, si
estese in lei invadendone ogni molecola ed assumendone ogni pensiero. Era
diventata una cosa unica con quella femmina umana e, dopo tanto tempo, tornò a
percepire la consistenza della carne e la solidità dei pensieri umani. Rimase
sconvolta dal calore interno di quel corpo, dalle forti emozioni che provava,
dall’intensa sensualità con cui viveva ogni singola sensazione. Il tatto dei
polpastrelli sul frutto di una mora inviava al cervello una forma d’eccitazione
sessuale; il calore del sole sul volto, la brezza tra i capelli, l’aria che
entrava nei polmoni, rimandavano le stesse sensazioni. L’entità comprese allora
la fonte dell’intenso odore colto prima: la femmina umana era in calore, provava
l’irrefrenabile desiderio d’accoppiarsi con uno dei due maschi del gruppo. Nei
suoi pensieri non v’era posto per altro, Morwenna violò senza scrupolo quella
mente e vi lesse ogni segreto desiderio, e comprese ancora. Era il maschio
dell’altra femmina quello desiderato follemente da questa.
Si ritrasse dalla ragazza,
oramai aveva inteso a sufficienza di lei, e la lasciò intenta alle sue
occupazioni per tornare all’accampamento. Voleva conoscere anche i pensieri
degli altri umani, i loro desideri, le voglie inconfessate, i timori, i sogni,
le paure. Bramava il contatto con gli uomini e sperimentava sempre un piacere
particolare nel nutrirsi dei loro complessi stati d’animo. In breve fu sopra il
campo, in volo a pochi metri d’altezza sulle teste dei tre umani, e studiò ogni
minimo dettaglio mentre si domandava quanto tempo era passato dall’ultima volta
che era stata in intimo contatto con esemplari di quella specie.
I tre erano occupati a terminare
di montare il campo e non notarono lo strano pennuto che continuava a svolazzare
sopra di loro sin che questo non si posò su di una tenda.
- Guarda!
Che cos’è?
Sembra un
corvo ma è molto più grosso, poi ha il becco rosso! – disse la ragazza
- È vero!
Non mi viene in mente alcun uccello che gli assomigli, aspetta che prendo la
macchina fotografica. – disse uno dei ragazzi, ed aggiunse – Hai notato come si
è posato vicino a noi? È evidente che non ha paura dell’uomo, questa è davvero
una zona perfetta per il nostro servizio.
Il ragazzo aprì lo zaino e prese
la macchina fotografica attivandola con mosse esperte, però come la puntò dove
prima c’era lo strano volatile scoprì che questo non c’era più. Nel brevissimo
istante in cui si era voltato per recuperare l’apparecchio fotografico il
pennuto s’era dileguato. Al giovane venne quasi il sospetto che avesse inteso
dalle sue parole il desiderio di riprenderlo, poi scacciò il pensiero e tornò a
dedicarsi al montaggio della piccola cucina da campo.
Morwenna osservò la scena dalla
cima della quercia più vicina, aveva compreso benissimo le intenzioni degli
uomini e si era sottratta alla fotografia poiché questa avrebbe mostrato il suo
vero aspetto, o almeno una presenza eterea ed inconsistente, dalla forma
totalmente diversa dal volatile che appariva agli occhi degli umani. Decise di
avvicinarsi ad uno di loro, il più isolato, e coglierne i pensieri penetrando
nel suo essere nello stesso modo in cui era entrata nella ragazza di prima.
Scelse uno dei maschi del gruppo che in quel momento era nascosto da una delle
tende, calò su di lui con una velocità paragonabile a quella di una saetta,
entrò nel suo corpo e si espanse in lui sino a raggiungere ogni singola cellula,
ogni neurone, ed iniziò a comprenderlo. Assimilò tutte le informazioni che
poteva quindi passò velocemente all’altro maschio, si trasferì in lui
direttamente dal primo sfruttando l’attimo in cui i due si erano scambiati un
utensile. Lesse l’anima ed i pensieri di questo prima di passare alla femmina
che rimaneva. In pochi minuti venne a conoscenza d’ogni loro pensiero, anche il
più segreto, entrò nei loro sogni e li vide chiaramente, apprendendo, così, i
loro desideri più intimi. La creatura si ritrasse quindi da loro per amalgamarsi
nel tronco di uno degli alberi che s’affacciavano sulla piccola radura. Si fuse
con la corteccia ed entrò in una concentrazione talmente intensa da estraniarsi
dal mondo reale, mantenne allerta solo i sensi superficiali per controllare i
movimenti degli uomini, destinò una minima porzione della sua intelligenza
all’osservazione e spinse il restante ad analizzare quanto aveva appreso.
Scopri con gioia che si trattava
di tutti esemplari giovani, nel pieno della loro attività sessuale, quella che
preferiva studiare. I loro pensieri erano solo in parte dedicati al sesso,
mentre i sogni ed i desideri erano esclusivamente erotici, pareva che non
aspirassero ad altro. Morwenna sapeva che tutto ciò era perfettamente normale in
esseri così giovani ed era quello che segretamente sperava di scoprire in loro.
Era rimasta affascinata, dopo un’iniziale perplessità, dalla complessità di
questi sogni e dalla molteplicità delle fantasie; gli umani erano sempre una
piacevole sorpresa per lei.
La prima ragazza che aveva
“visitato” nel bosco sperava, segretamente, di accoppiarsi con il maschio
dell’altra, tra le due femmine del gruppo questa era quella che sentiva
maggiormente il richiamo della carne ed era, senza dubbio, la più attiva
sessualmente. Veniva riconosciuta dagli altri con il nome di Federica. Il
maschio di questa provava una fortissima attrazione per lei ed un sentimento che
gli umani definivano comunemente: “amore”. Nella sua mente Morwenna non aveva
trovato traccia d’altre femmine, lui aspirava solamente a Federica ed era
disposto ad accettare qualsiasi cosa da lei pur di vederla felice. La seconda
femmina del gruppo, definita dagli altri Roberta, era forse più attraente della
prima, aveva un corpo davvero perfetto, lunghi capelli biondi, occhi grandi ed
espressivi. Era conscia della sua bellezza e la usava spudoratamente per
ottenere quello che voleva; sessualmente era meno attiva dell’amica poiché
pensava al sesso principalmente come merce di scambio, lei ricavava più piacere
dal piegare un uomo ai suoi desideri che dall’atto sessuale in se stesso. Questo
non stava ad indicare un approccio freddo verso la sessualità, ma solamente una
consapevolezza del valore attribuito dai maschi della sua specie al piacere
sessuale ricavato da un corpo come il suo. Il suo maschio, quello sognato dalla
prima femmina, era legato a lei da un misto d’attrazione fisica e dall’orgoglio
di “possedere” una donna così attraente. Lui, che era chiamato Sandro dagli
altri, reprimeva la propria sessualità pur di sopportare il legame con una
femmina come Roberta. Si era accorto dell’attrazione che Federica provava nei
suoi confronti e non avrebbe disdegnato unirsi a lei ma temeva di rovinare il
suo legame con una femmina, indiscutibilmente più fredda, ma molto più bella.
Riconosceva nell’amica una fortissima carica erotica, una sensualità che
emergeva da ogni suo gesto, anche il più semplice o innocente, ma il timore
vinceva la battaglia con la sua sessualità parzialmente repressa.
Morwenna scoprì una coerenza
anche nei sogni erotici più segreti degli umani. Il maschio di Federica,
aspirava solo a lei, nella sua mente erano costantemente presenti immagini di
parti anatomiche della sua femmina: gambe, fianchi, seno, capelli, labbra,
vulva, ventre, natiche, ma soprattutto gli occhi. Questo maschio, che portava il
nome di Luca, viveva per leggere il piacere e la soddisfazione negli occhi della
sua donna, nei suoi desideri erotici vi era posto solamente per lei ed ogni
amplesso immaginato era intriso di sconfortante dolcezza.
La creatura capiva ora come mai
Federica sognava spesso l’unione con altri uomini, la tenerezza espressa da Luca
lasciava un grande vuoto che anelava colmare con la passione e ”l’animalità”.
Puro sesso spogliato d’ogni sentimento. L’immaginario più recondito di questa
femmina era dominato dal desiderio di diventare un mero veicolo di piacere
sessuale e sublimato in immagini erotiche quali l’unione con più maschi, la
penetrazione anale, il piacere donato con le labbra ed il seme sparso sul suo
viso. Desideri e sogni tesi all’estremo, generati dalla persistente carenza di
passione. Ella si sentiva spinta verso amplessi affrettati, anche non del tutto
graditi, ma fortemente eccitanti poiché l’avrebbero fatta sentire profondamente
femmina. Il suo maschio non conosceva questi reconditi desideri, ella non ne
parlava mai temendo di ferirlo o, peggio, di spaventarlo.
Diversa era l’indole dell’altro
maschio. Sandro non avrebbe disdegnato l’unione con due amanti, conosceva le
deboli tendenze omosessuali della sua donna e la scopriva spesso ad osservare
con attenzione il corpo d’altre femmine. Non ne aveva mai parlato con lei nel
timore d’aver inteso male, ma più ci pensava maggiormente cresceva la sua
convinzione d’essere nel giusto. Sapeva che il gioco da lui vagheggiato avrebbe
spinto la loro relazione verso nuovi confini. Egli avrebbe dovuto concedere alla
sua donna lo stesso piacere, adeguandosi all’unione con altri uomini.
Segretamente sperava di risvegliare la sessualità di Roberta con il sapore della
trasgressione. Non poteva sapere quanto la sua femmina era disposta a fare per
il puro piacere di sentirsi al centro dell’attenzione ed appagare in questo modo
il suo forte egocentrismo.
Morwenna sorrise a quest’ultima
considerazione, gli umani insistevano nel rovinarsi la vita, reprimendo i propri
sogni, a causa della difficoltà che provavano nel comunicare chiaramente tra di
loro. Così oppressi dalle convenzioni, timorosi di esprimersi male, d’essere
fraintesi a causa dell’imperfezione cronica nel loro sistema di comunicazione
verbale, incapaci di leggere ciò che veramente passava nella testa dell’altro.
La loro genìa era morfologicamente strutturata in modo da lasciar trapelare
chiaramente i pensieri dall’espressione del viso e dalla luce degli occhi, ma
ciò nonostante essi non riuscivano mai a realizzare un sogno o ad esaudire un
desiderio.
Forse poteva aiutarli lei.
Il tempo era scivolato via
veloce, quando si concentrava la creatura lo lasciava scorrere secondo sua
natura, senza più controllarlo per piegarlo ai suoi bisogni. Tornò pienamente
cosciente che il sole era tramontato da parecchio e la volta stellata ricopriva
l’accampamento offuscata da una sottile lingua di fumo che si sollevava dal
fuoco acceso al centro, attorno al quale stavano gli umani. Conosceva la
passione di quegli individui per il fuoco, in essi vi era un misto d’attrazione,
timore primordiale e trionfo sulle fiamme. Controllare il fuoco rafforzava nella
razza umana l’illusoria convinzione di dominio sulle forze della natura. Amavano
circondare le fiamme e guardarle mentre divoravano il combustibile, erano
affascinati dall’eteree forme disegnate con il rosso ed il giallo tanto da
attribuire al fuoco poteri che esso, in realtà, non aveva. Nel corso dei secoli
quasi ogni corrente di pensiero generata dagli umani aveva dato al fuoco un
grandissimo valore simbolico, Morwenna non li capiva, vedeva solamente la
pericolosità delle fiamme e quel calore intenso risvegliava in lei un dolore che
aveva nascosto così bene in fondo alla memoria da non riuscire più a
comprenderlo.
L’entità s’avvicinò al gruppo
per cogliere le loro parole. Gli esemplari femminili si stringevano al proprio
maschio alla ricerca di un calore che il fuoco non poteva concedere. Quando
calava la notte gli esseri di quella specie tendevano a riunirsi in branco e le
coppie si cingevano per esorcizzare la paura del buio. Era anche per questo che
accendevano fuochi nel tentativo di forare l’oscurità, di vincere quello che era
stato il loro principale alleato all’alba dei tempi quando la loro specie
iniziava ad elevarsi sviluppando la coscienza di sé.
I discorsi dei quattro ragazzi
erano incentrati esclusivamente sul piano d’azione per il giorno seguente, erano
intenti a dividersi il territorio intorno ad un piccolo laghetto oltre la
collina dove speravano di riprendere e fotografare gli abitanti del bosco.
Decisero di alzarsi prima del sorgere del sole, in modo d’avere più probabilità
di scorgere anche gli animali più timidi mentre andavano ad abbeverarsi. Quando
si salutarono per dirigersi verso le rispettive tende la creatura temette di non
riuscire a nutrirsi della loro passione per quella notte, sapeva quanto
l’amplesso rubasse energie a quella specie e la loro intenzione di mettersi in
movimento all’alba non lasciava molte speranze; colse, però, in uno dei due
maschi l’odore dell’eccitazione.
Morwenna attese; vide gli umani scambiarsi i rituali
saluti per la notte mentre uno di loro gettava acqua su ciò che restava del
fuoco, quindi li osservò dividersi ed entrare nelle rispettive tende, allora si
trasferì su quella della coppia il cui maschio emanava desiderio, si unì alle
fibre del tessuto che li copriva e guadagno la completa visione dell’interno. La
scena si presentò alla sua coscienza in una maniera inconcepibile per la mente
umana, li osservava contemporaneamente da ogni punto di vista, era sopra di
loro, alla loro destra ed alla sinistra, di fronte e retro, ogni visuale si
univa nella sua mente per formare un immagine come se l’entità fosse l’aria
stessa che li circondava. La stessa cosa valeva per i suoni, le onde sonore
andavano ad infrangersi sulle pareti della tenda e quindi sulla coscienza della
creatura. Morwenna coglieva ogni respiro, le pulsazioni del loro cuore, le
parole sussurrate ed il fruscio dei vestiti sfilati via dal corpo. Sentì il
maschio esprimere il suo desiderio di accoppiarsi e la femmina rispondere con
una serie di deboli scuse per giustificare il proprio negarsi. Il maschio
insisteva, aiutava la femmina a spogliarsi ed intanto l’accarezzava sulla pelle
appena denudata mentre riproponeva il suo desiderio d’amplesso. La femmina
oppose ancora una minima resistenza, poi l’entità la vide sgranare gli occhi e
sospirare, allora annunciò al maschio il suo consenso all’unione.
Morwenna amava ogni espressione
della sessualità poiché si nutriva dell’energia emanata durante il rapporto
sessuale dagli esseri di qualunque specie, le piaceva vivere con loro
l’accoppiamento ed unirsi al piacere. Quella degli umani era per lei la forma
più gustosa di sessualità. La struttura fisica di questi esseri consentiva loro
l’amplesso in più posizioni, sia frontalmente sia posteriormente.
Inoltre, disponendo di un cervello più evoluto della media animale, essi
dimostravano una fantasia inconsueta nel resto della natura. Gli umani durante
l’atto sessuale potevano immaginare infinite variazioni dello stesso, creando
molteplici situazioni virtuali che alimentavano il desiderio almeno quanto la
percezione reale attraverso i sensi.
L’entità era stata una lince femmina durante la stagione
degli amori, aveva sentito la sua brama d’accoppiarsi, l’eccitazione crescere
quando percepiva l’odore di un maschio nelle vicinanze, aveva vissuto con lei la
ricerca del partner migliore, assistito alle lotte dei maschi per guadagnare il
privilegio di congiungersi con lei e si era alla fine concessa al vincitore. Era
stata pure un lupo, questa volta maschio. Un giovane individuo appena
allontanato dal branco poiché troppo cresciuto e troppo attivo sessualmente. Era
con lui mentre attraversava la foresta con la mente offuscata dall’odore
lasciato dalle femmine in calore, sentiva come lui la prepotente spinta
all’unione carnale. Aveva lottato insieme a lui, si era ferita durante gli
scontri e, con lui vincitrice, aveva montato la femmina con una foga ed una
rabbia sconosciute sino a quel momento.
Nel tempo aveva vissuto in prima
persona la sessualità d’ogni abitante del bosco, ma quella umana restava sempre
la principale fonte si soddisfazione e nutrimento per la sua anima. Ora si
trovava sui due ragazzi ed intorno a loro, era tentata di scivolare dentro uno
dei due, di partecipare attivamente all’amplesso e provare piacere con loro.
Poteva scegliere a suo piacimento se unirsi alla femmina oppure al maschio della
coppia, in altri casi era stata in entrambi, in momenti diversi, era passata da
uno all’altra senza sosta per godere di un piacere negato a quella razza. Ora
rimaneva a guardarli come se temesse di rompere il delicato equilibrio erotico
che andava instaurandosi tra i due. Poteva sentire i pensieri della femmina e
sapeva quanto lei fosse poco disposta a concedersi per quella notte, riuscì a
cogliere l’attimo in cui la sua razionalità le disse di darsi al suo uomo e di
farlo con passione poiché lui ne sentiva il bisogno. La femmina voleva tenere
quel maschio accanto a se e questo richiedeva la sua disponibilità sessuale.
L’entità stava per leggere i pensieri e lo stato d’animo del maschio quando la
femmina si rese completamente disponibile al suo uomo, allora restò ad
osservarli.
Roberta, si mise in ginocchio
per quanto l’altezza della tenda lo consentisse, quindi si avvicinò a Sandro e,
dopo aver guidato le sue mani sul proprio corpo, attese che la spogliasse. Il
suo sguardo non tradiva la scarsa eccitazione, anzi la faceva apparire
furiosamente bisognosa di sesso. Aveva imparato ad atteggiare il viso e gli
occhi per simulare voglia o piacere intenso a seconda dell’occasione, sapeva che
il suo corpo avrebbe, in ogni caso, attratto la quasi completa attenzione
dell’uomo dinanzi a lei e questo assecondava la recitazione. Raggiungeva sempre
l’orgasmo, un piacere intenso e reale, ma non ricercato con la smania del suo
uomo.
Roberta attese che le mani,
oramai esperte, di Sandro la denudassero completamente, si concentrò sul loro
delicato ma intenso tocco e le seguì con la mente mentre scivolavano sulla
pelle, uniformò il respiro alle mani, incavò il ventre e spinse il seno incontro
ai palmi aperti quando questi si avvicinarono alle mammelle, mugolò sapendo che
era molto gradito a lui e lasciò scendere la vibrazione del suono sino al ventre
e da qui al pube. Quando si sentì pronta allungò le mani verso il suo ragazzo e
lo spogliò come prima lui aveva fatto con lei. Sempre con gli occhi puntati sul
suo viso, per fargli capire che era conscia di stare per congiungersi con lui,
afferrò il membro già maestosamente eretto e liberò il glande dal prepuzio,
quindi si chinò lentamente con le labbra socchiuse per ingoiarlo ed iniziare
così l’atto sessuale.
Morwenna notò come la femmina si
preoccupò essenzialmente di assumere una posizione che, agli occhi del maschio,
mostrasse tutto lo splendore del suo corpo e, per quando scomoda, fece in modo
che lui potesse vedere chiaramente il membro sparire nella sua bocca. L’entità
apprezzò l’estrema razionalità dimostrata dalla femmina durante le fasi
preliminari ed il controllo che dimostrava di avere sul proprio corpo; un
delicato “tocco” alla sua mente dimostrò all’entità come la ragazza stesse
facendo crescere l’eccitazione con la volontà, senza lasciarsi condizionare
dalla situazione che stava vivendo.
Lei scorreva l’intera lunghezza
del membro facendolo entrare sino in gola per poi farlo scivolare via succhiando
con forza, quando sentiva il piacere del suo uomo crescere troppo velocemente
allora lo tratteneva a breve distanza dalle labbra e lo leccava sin che lui non
spingeva nuovamente in avanti il bacino.
Il maschio provava un piacere
irrefrenabile che cresceva inesorabile ad ogni affondo nella bocca della
ragazza, la sua lingua in continuo movimento sul glande non concedeva tregua
tanto che Morwenna si sentì di predire una veloce conclusione del rapporto, ma
la femmina era decisa a completare l’amplesso in altro modo.
Improvvisamente Roberta
allontanò il viso dal membro del suo ragazzo, lo fissò negli occhi e prese una
sua mano mentre si lasciava cadere all’indietro sul materassino. Si sistemò e
lentamente aprì le gambe offrendogli la piena visione del pube parzialmente
depilato, ben curato come piaceva a lui, attese che lui si riprendesse
dall’intenso piacere di prima quindi lo trasse a se. La ragazza sollevò il
bacino mentre lui avvicinava il membro al pube e gli si fece incontro
nell’attimo in cui lo percepì allineato con la vagina.
La creatura non resistette alla
tentazione di sfiorare la mente della ragazza per coglierne le sensazioni
nell’attimo in cui veniva penetrata, passò attraverso la sua coscienza senza
lasciare traccia, senza che lei cogliesse nulla di strano o di diverso. In quel
breve istante l’entità assorbì ogni pensiero ed emozione della ragazza, se ne
nutrì e tornò a condividere l’esistenza con il tessuto della tenda. Morwenna
rimase piacevolmente impressionata da ciò che apprese: nonostante si trovasse in
uno stato di fortissima eccitazione sessuale, la femmina umana era perfettamente
cosciente e lucida. La ragazza aveva coltivato la propria eccitazione
razionalmente, non si era lasciata condurre dagli eventi ma gli aveva sfruttati
per preparare il corpo all’amplesso. Nella mente non vi era traccia di quel
desiderio irrazionale e puramente fisico, tipico della sua specie durante
l’accoppiamento, ma piuttosto di una fredda ricerca del piacere finale. Sentì,
insieme a lei, il ragazzo entrare e scivolare sulle pareti umide e dilatate
della vagina, lo percepì spingere sino a riempirle il ventre e provò una
piacevole sensazione intanto che la mente analizzava nei minimi dettagli ogni
singola sensazione.
I due corpi erano oramai
strettamente a contatto, pareva che gli amanti traessero un piacere particolare
nel percepire la pelle dell’altro premuta sulla propria. Lui si muoveva
lentamente sollevando il sedere per poi spingersi dentro di lei inizialmente con
una certa cautela, poi, quando la ragazza lo abbracciò con forza ed incrociò le
gambe all’altezza dei suoi glutei, con più forza, sino a penetrarla a fondo. La
creatura poteva sentire il loro respiro aumentare d’intensità e frequenza,
percepiva il suono di delicati mugolii di piacere smorzati dal timore d’essere
colti dagli amici poco distanti nella loro tenda.
La ragazza non era inerme, non
si limitava a godere passivamente del membro che si muoveva in lei ma lo
anticipava andandogli incontro quando spingeva per entrarle dentro; benché quasi
immobilizzata dal corpo del ragazzo sopra di lei riusciva a muovere il bacino ed
il pube in modo da amplificare lo stimolo ricevuto. Morwenna, dalla moltitudine
di punti di vista di cui disponeva, poteva osservare chiaramente la danza che la
ragazza imprimeva al pube, notò come si apriva per accoglierlo ed il modo in cui
subito si stringeva, spingendo con gli addominali, per sentirlo meglio. Se ad un
primo esame poteva apparire l’uomo a dettare il ritmo ora era chiaro che era lei
a guidarlo costringendolo a penetrarla alla velocità più gradita. Gli stessi
affondi, più o meno profondi, erano decisi da lei, dal modo in cui si apriva, da
come lo invita dentro. Quando la velocità aumentò Morwenna capì che la ragazza
era giunta al limite dell’orgasmo e stava cercando il massimo stimolo fisico,
puramente meccanico ora che l’eccitazione non serviva più.
Lei inarcò la schiena con tanta
forza da sollevare il ragazzo e ricacciò in gola l’urlo che stava nascendo
spontaneo, lui capì ed appoggiò le mani in terra quindi distese le braccia per
riuscire a sollevarsi di quel tanto da potersi muovere in totale libertà ora che
la ragazza aveva spalancato completamente le gambe. Entrò ed uscì da lei sempre
più frequentemente, sfruttava tutta la lunghezza del membro in modo da riuscire
a penetrarla con un intensità tale da farla sobbalzare mentre lei ansimava con
gli occhi serrati. Continuò in quel modo sin che lei non si rilassò tornando ad
appoggiare la schiena al materassino, attese il suo sguardo, voleva leggere il
piacere nei suoi occhi e quando lo vide rilasciò ogni controllo; uscì
precipitosamente dal suo corpo e si portò a cavallo del seno mentre stringeva
con forza il membro con la mano destra; lei sollevò il viso ed aprì la bocca nel
preciso istante in cui il primo fiotto di sperma usciva, quindi lo ingoiò e si
nutrì del suo seme.
L’amplesso era terminato, l’entità osservò ancora per
poco i due corpi nudi stesi uno a fianco dell’altro ed abbracciati
languidamente, quindi si dissolse dal tessuto della tenda e ritornò alla sua
forma solita prima di addentrarsi nel bosco. Lei non aveva bisogno di dormire
come gli umani, sfrutto il tempo che ancora rimaneva prima dell’alba per
meditare su quanto aveva visto e sentito. Era parecchio che non assisteva ad un
accoppiamento tra giovani della razza umana, da quando si era ritirata in quella
piccola foresta, in quell’angolo di natura inviolata e protetta, lontano dalle
città degli umani dove la loro tecnologia creava campi in grado di confonderla e
disturbare la sua percezione temporale. Ciò che aveva provato durante l’amplesso
dei due ragazzi risvegliò tutta una serie di sensazioni oramai dimenticate e
relegate in un angolo oscuro della memoria, tanto da farle desiderare un
maggiore coinvolgimento. La loro sessualità era decisamente più affine a ciò che
ricordava essere stata la sua durante la prima fase di vita, quando ancora
possedeva un corpo materiale, imperfetto ma più sensibile agli stimoli fisici.
Decise di agire in modo da non sprecare quella rara occasione che le si
presentava.
Morwenna aveva da tempo
immemorabile sopito ogni memoria legata a quel suo stadio evolutivo lontano.
Sopito, ma non dimenticato. L’esperienza stimolante della notte addietro le
aveva ridato coscienza piena del suo essere e con questa aveva recuperato,
intonsi e vivi, parte dei ricordi. La sua condizione fisica era stata
progressivamente annullata procedendo nel suo processo di crescita, solo dopo
essersene liberata completamente era divenuta padrona del tempo e dello spazio.
L’incorporeità conquistata le consentiva di permeare della sua presenza ogni
oggetto o qualsiasi animale, ma ciò non era nulla rispetto allo straordinario
salto evolutivo che aveva compiuto la sua psiche. Ella era diventata pura mente,
consapevole percezione assoluta. L’ultimo gradino salito nella faticosa scala
del proprio sviluppo sarà di acquisire la definitiva e totale lucidità
percettiva dell’universo, ciò le consentirà d’essere pronta per il balzo finale
e definitivo, quello che la consacrerà a possedere eterna capacità volitiva. Al
momento, non soltanto ella poteva presentire e intendere tutto, ma, finalmente
matura, era in grado di discriminare e di imporre la propria volontà su
qualunque essere, appartenente a qualsiasi realtà. Gli avvenimenti della notte
precedente l’avevano riportata all’istante della sua fisicità rinnovandole la
brama di sensazioni che all’epoca aveva profondamente inciso il suo essere. Ora,
sapeva di poter vivere con maggior compiutezza le percezioni corporee e sapeva
di essere in grado di gestire secondo la propria volontà i pensieri e le azioni
dei viventi. Morwenna voleva rientrare nel tempo umano, assaporandone la
lentezza degli accadimenti, voleva gustare quell’incompiutezza ormai remota,
concentrandosi nei dettagli d’ogni percezione, procrastinandoli all’infinito o
intensificandoli in un attimo.
Ella decise d’essere
donna. Benché la sua natura fosse costituita da solo intelletto Morwenna non
seppe giustificare la sua scelta. Qualcosa nella sua remota istintività le
comunicava d’essere femmina e che tale sarebbe dovuta rimanere anche sotto
spoglie umane. Tanto le sarebbe servito a superare gli ultimi stadi evolutivi.
Non si sarebbe accontentata di permeare di sé una donna, voleva molto di più:
avrebbe sostituito l’umana con la propria psiche ed avrebbe agito secondo il
proprio arbitrio.
Il mattino seguente i ragazzi
uscirono dalle loro tende quasi all’unisono, si erano svegliati prima del
previsto a causa dei forti richiami lanciati da un falco in volo sopra di loro
opportunamente sollecitato dalla creatura che sempre li sorvegliava impaziente.
Dopo una rapida colazione si armarono dei loro attrezzi fotografici e
s’incamminarono verso
lo stagno prestando particolare attenzione a non incrociare le tracce
degli animali per non lasciare odori o segnali che avrebbero insospettito gli
abitanti del bosco, vanificando in questo modo le prossime ore d’appostamento.
Il sole non era ancora sorto, Morwenna sfiorò la mente del ragazzo in cima alla
fila e gli fornì, con estrema delicatezza, una minima conoscenza del territorio
in modo da evitargli di cacciarsi nei guai, imprudentemente i giovani non
avevano esplorato la zona alla luce del sole prima di muoversi nel buio.
L’entità li accompagnò sino al lago ed attese che si sistemassero nei punti
prestabiliti sulla carta; si ritrovarono quindi invisibili l’uno all’altro,
nascosti dai canneti o dalle rocce. Avevano sistemato e testato le loro
apparecchiare quindi si erano accomodati pronti ad una lunga attesa.
Morwenna sapeva cosa voleva e raggiunse la ragazza
potenzialmente più sensibile al suo controllo: la bruna Federica. Sostò accanto
a lei osservandola prima d’entrare in contatto con la sua coscienza, era
attratta dal modo in cui puntava lo sguardo all’infinito, verso un punto fisso
immaginario, persa nei propri pensieri. Era tanto concentrata da non notare una
famigliola di Germani reali che sguazzava felice a pochi metri dall’obbiettivo
della sua fotocamera, la luce del primo sole raggiungeva radente le acque del
lago incidendo splendidamente le piccole onde prodotte dalle anatre. La
bellissima e coinvolgente visione avrebbe potuto rendere felice la ragazza, ma
ella pareva non vedere. Morwenna prese possesso della giovane pervadendo i suoi
pensieri, violando ogni aspetto del suo essere, ottenendone il totale controllo.
Lesse la mente della ragazza, quindi la risvegliò guidando i suoi occhi sugli
animali e la spinse ad attivare la macchina fotografica. Lasciò alla parte
razionale del cervello il compito di scattare le fotografie analizzando nel
contempo i concetti, le astrazioni ed i vincoli acquisiti durante il processo
evolutivo della giovane. Li eliminò, senza remora alcuna. Quando percepì una
profonda soddisfazione per le immagini riprese ed il conseguente rilassamento
della giovane s’impadronì ulteriormente della sua mente; ora era facile guidarne
i pensieri in modo che apparissero del tutto naturali. Federica avrebbe agito
secondo la volontà di Morwenna credendo di seguire unicamente la propria
intenzione e ricordando, in seguito, ogni azione come conscia e desiderata.
La ragazza si alzò, spense e
coprì l’obbiettivo della fotocamera prima di riporla nella sacca, quindi s’avviò
verso la zona dove sapeva trovarsi Sandro.
Il giovane era appartato nella
zona di boscaglia dove le fronde incominciavano a diradarsi per lasciare spazio
alle tranquille acque del lago. Si era accomodato fra l’erba alta prospiciente
la zona frondosa, monconi di radice avevano creato un soddisfacente
alloggiamento reso morbido dai fili d’erba piegati a foggia di cuscino dai
movimenti del ragazzo. Egli si sedette, trovò una fascia di spazio libera dalle
essenze arboree attraverso la quale poteva guidare lo sguardo fino al blu
violaceo dell’acqua e vi puntò l’obiettivo. Fece alcuni tentativi per trovare la
giusta esposizione, sospirò soddisfatto e si mise in attesa.
Presto si trovò a desiderare
l’aroma forte ed aromatico del caffè, la solitudine e la temporanea inazione
acuirono la sua percettività sensoriale fino a fargli immaginare addirittura la
calda fragranza della bevanda.
Fu l’inizio di un crescente
sollecitazione dei sensi, che lentamente ed inesorabilmente si diffuse nel suo
corpo. Sandro da sempre era stato costretto a sedare la propria sensualità
esasperata. L’eccitazione a volte lo assaliva repentinamente, a volte lo
pervadeva con dolce lentezza. Anche un debole stimolo sensoriale, in condizioni
di tranquillità e concentrazione, poteva condurlo al desiderio. E come in ogni
maschio giovane ed attivo il desiderio più ardente era quello sessuale.
Come a rispondere ad una sua
inespressa domanda egli vide il piacevole fisico di Federica muoversi fra l’erba
nella sua direzione. Egli percepì la vista della ragazza esattamente come
descritto, un’attraente figura di donna che incedeva cauta ed elegante nella sua
direzione. La immaginò nuda e selvaggiamente disponibile.
Federica avvertì l’odore di
Sandro e della sua avidità. Si mosse in quella direzione, lo vide e predispose i
propri sensi a recepire ogni minima sollecitazione.
- Eccoti,
finalmente, hai scelto un rifugio perfetto
- Perfetto
per cosa? - La voce di Sandro tradiva un’impercettibile nota emotiva
- Discreto
ed avvincente. Sai l’ora mattutina friziona e risveglia la sensualità di una
donna
Sandro avrebbe sorriso della
frase provocante, se l’amica l’avesse proferita in altra circostanza e se lo
sguardo di lei non fosse stato così magnetico.
- Dai,
fammi capire..
La giovane giocherellò con il sottile filo d’oro che le
cingeva la gola, lasciò scivolare i polpastrelli lungo il petto e con movimento
fluido slacciò i bottoni che imprigionavano morbide curve. Quindi estrasse i
lembi della camicia dalla cintura legandoli sotto il seno. Così facendo mise in
mostra la vita sottile e la carnagione ambrata. Sandro acceso di desiderio non
staccava lo sguardo dalle dita affusolate della donna che scendevano lente ed
inesorabili lungo il ventre lasciato in larga parte scoperto dagli shorts a vita
bassa. Federica sfibbiò la cintura di cuoio lasciandola cadere sull’erba ed aprì
la cerniera dei pantaloni divaricandola fino al leggero pizzo scuro delle
mutandine. I ridotti pantaloncini scivolarono sul terreno. Ella si inginocchiò
vicino a Sandro e lo sollecitò a sciogliere il nodo della camicetta. Il ragazzo
era completamente rapito dalla gustosa bellezza della donna, intravedeva
attraverso la stoffa i capezzoli turgidi ed indovinava l’assenza del reggiseno.
Con un solo gesto avrebbe liberato il seno ricolmo ed avrebbe potuto goderne il
contatto. Lo fece e Federica con un sospiro si protese verso di lui avida dei
suoi baci. Federica bramava il contatto della pelle di Sandro sul suo seno, le
mani che lo stringevano e la lingua morbida ed imperiosa che lo percorreva
instancabile. Voleva essere completamente nuda, splendidamente esposta alla
frenesia del maschio di cui ormai possedeva ogni anelito sessuale. Si abbandonò
riversa sul tappeto verde acceso ed attese che le mani di lui si muovessero
lungo il suo corpo fino a liberarla dell’esigua prigione di pizzo. Con un
rantolo smanioso divaricò le gambe tornite e si sentì profondamente femmina.
Sandro, ormai come pazzo, velocemente aprì i pantaloni mostrando il proprio
membro teso e gonfio di passione. Fremente si abbassò sul bellissimo corpo
splendente di rugiada, fece scorrere il glande umido e lucente lungo la curva
dei seni sodi e protesi verso di lui, quindi lo impose fra le labbra socchiuse
della giovane. Ella con un mugolio di soddisfazione lo assunse nella sua bocca
avvolgendolo con la lingua e suggendone gli umori. Sandro si ritirò in tempo per
non perdere la lucidità, consolò la fanciulla con un bacio e percorse il suo
corpo accarezzandola e baciandola ripetutamente, fino ad arrivare al prezioso
incavo, che profuse di saliva per preparare la donna all’espressione di tutta la
sua potenza. Quindi egli penetrò Federica con un ruggito di piacere. Federica
godeva, come mai aveva potuto, della propria femminilità, godeva
dell’abbandonarsi ai colpi lenti ed imperiosi di lui, godeva delle progressive
sensazioni tattili che la carne del suo maschio imprimeva dentro al suo corpo.
Esaltanti percezioni esaltavano tutto il suo essere fino al delirio finale,
lungo, potente, ripetuto, come l’urlo scuro e profondo che emise fino al lento
smorzarsi del piacere. Sentì vibrare incontrollabile il vigore del sesso di
Sandro nel suo ventre, l’estrema manifestazione della sua virilità e del suo
godimento assoluto. Federica incominciò a muovere pigramente le membra e riprese
contatto con la realtà circostante.
Il sole, alzatosi dall’orizzonte stava risvegliando il
suo fulgore. Gli abitanti del lago sembravano, come ogni giorno, apprezzare il
miracolo mattutino e l’aria si andava riempiendo di suoni.
Morwenna, rapida come la
folgore, fuse la propria essenza con quella di un lungo e fibroso filo d’erba
della sponda lacustre. Vittoriosa, godeva appartata delle sensazioni di cui si
era nutrita. Aveva trovato un nuovo stimolo alla crescita della sua conoscenza,
conscia dell’evento, sapeva di essere pronta al proprio eterno futuro di essere
dominante. Il sole ora, alto nel cielo, avvolgeva la natura di calda luce
rassicurante, l’entità percepiva, pur lontana, i discorsi dei ragazzi e la loro
soddisfazione per il lavoro svolto. Due di essi, però, provavano un senso di
disagio al pensiero di allontanarsi da quel luogo consci che l’esperienza
vissuta insieme non sarebbe stata facile da replicare una volta tornati alla
vita di sempre. Se la creatura si fosse trovata in una forma animale avrebbe
sorriso a quel pensiero, i giovani umani non potevano sapere che lei, guardiano
della loro passione, era intenzionata a seguirli ovunque si sarebbero spostati.
Morwenna sentiva il bisogno di approfondire la loro conoscenza.