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racconti erotici di Rupescissa

eros esoterico : Reminiscenze… erotiche – ESP 2
Posted by Rupescissa on 2011/1/20 15:46:59 (10492 reads)

Paolo non attendeva altro, puntò le mani sul materasso e spinse sino a raddrizzare le braccia, quindi iniziò una lunga e lenta penetrazione. Usciva completamente da lei per poi rientrare a fondo, molto lentamente ispirato dalla dolcezza che emanava ora il volto dell’amica

Click to see original Image in a new windowLa mano avvolgeva dolcemente il mouse per muovere pigramente il cursore sulle anteprime delle immagini contenute nella cartella e saltuariamente l’indice pigiava il tasto su una di esse per aprirla a pieno schermo. Pochi secondi dopo l’immagine veniva chiusa ed il giro ricominciava per finire inesorabilmente sulla stessa foto.
Monica non capiva per quale motivo provasse un profondo senso di disagio dinanzi a quell’immagine che ritraeva semplicemente una delle stanze piene di mobili che doveva periziare prima dell’asta oramai imminente. A pensarci bene tutte le fotografie scattate in quel luogo le risultavano in qualche modo sgradite.

”Cosa mi è successo lì?” – si domandò mentalmente mentre ingrandiva l’immagine sullo schermo.

Il cursore a forma di lente puntava su di un originale tavolo in legno, di fattura rozza ma attraente. Ad ogni “click” il particolare si ingrandiva sullo schermo mostrando sempre più dettagli della struttura e degli strani anelli posti ai bordi. Allo stesso modo si accresceva l’imbarazzo di Monica.

- Non capisco…! – sussurrò tra sé la ragazza.

Monica si concentrò, cercò di ricordare ogni istante della sua visita in quel palazzo ed in particolare in quella stanza, ma le veniva in mente solo la grande stanchezza e spossatezza che provava durante il viaggio di ritorno. La ragazza sorrise al ricordo degli inutili tentativi di Paolo d’abbozzare un discorso mentre lei sprofondava nel torpore. Ricordava solamente d’essersi risvegliata dinanzi alla porta di casa, d’aver salutato il collega e promesso di terminare la relazione per il venerdì.
Improvvisamente si rese conto che era giovedì notte, le restavano poche ore per completare il lavoro. Si sforzò di cancellare dalla mente ogni emozione e di concentrarsi sul lavoro, ma non era la serata giusta per guadagnarsi il pane. Il telefono squillò e lei lo fissò per qualche istante prima di rispondere, sapeva già chi stava dall’altra parte.

- Ciao, tutto ok? – domandò la voce di Paolo
- Credo!
- Cosa credi?
- Penso che sia tutto a posto, ma non mi ero ancora posta questa domanda! – rispose Monica
- A quest’ora hai ancora la forza di scherzare?
- Perché… che ora è? – domandò lei preoccupata mentre focalizzava lo sguardo sull’orologio del Pc.
- Circa le undici e mezza, tra poco è venerdì… a che punto sei con la valutazione dei mobili?
- Bene… sì, sono a buon punto, devo solamente stendere la relazione… - mentì Monica
- Ottimo, sei più avanti di me, non riesco a concentrarmi questa sera... – ammise Paolo
- Vai a letto… anche io sono “cotta”… rimandiamo tutto a domani. Magari ci vediamo e finiamo insieme il lavoro. – propose lei
- Sì! – rispose dopo una lunga attesa lui – Mi pare una buona idea, anche perché a quest’ora non riesco più ad andare avanti.
- Quando vuoi, domattina son qui!
Ma non troppo presto!
- Ok… ti sveglio prima, magari ti chiamo… diciamo verso le sette?
- Non ci provare! – lo minaccio lei prima di chiudere la comunicazione

Monica sorrise, Paolo era davvero un buon amico oltre che un collega preciso ed affidabile. Di certo un amico, non avrebbe potuto trattarlo in quel modo altrimenti. Sapeva che non scherzava quando aveva proposto di svegliarla all’alba, quindi decise di prepararsi per la notte; era davvero inutile insistere sul lavoro quella notte. Afferrò il mouse per impartire i comandi di chiusura sulle finestre attive e quindi spegnere il pc, ma l’immagine del tavolo in legno sul monitor attirò ancora la sua attenzione. Ora non provava più quel forte disagio di prima, studiò ancora per qualche istante l’immagine, la ingrandì ancora, ma nulla stimolava i suoi sensi. Di certo quello che provava poco prima era semplice affanno dinanzi al ritardo sul lavoro, la telefonata di Paolo e la proposta di terminarlo insieme, l’aveva tranquillizzata. Monica comprese quanto dovesse essere stanca per non aver compreso prima cosa le rodesse dentro. Spense il pc sognando il letto.


Le scapole premevano sulla ruvida superficie ed il minimo movimento le procurava piccole ma fastidiose abrasioni, cercava di mantenere il corpo arcuato per non poggiare la schiena ma i glutei, dovendo sostenere tutto il peso, dolevano. L’istinto le diceva di richiamare le mani in modo da far forza per sollevarsi ma i polsi erano stretti in legacci di cuoio e bloccati lontani dal corpo. Era nuda, ma non era questo a preoccuparla, piuttosto temeva la sua temporanea cecità, la benda stingeva sugli occhi negandole la vista. Percepiva una presenza vicina, ne poteva sentire l’odore di maschio ed il respiro eccitato, ma chiunque fosse si muoveva con una leggerezza tale da non far scricchiolare il palchetto in legno, quindi non riusciva a posizionarlo.
Qualcosa di freddo ed appuntito le venne appoggiato sul capezzolo sinistro, istintivamente si ritrasse ed il brusco movimento le fece strusciare la pelle sul rozzo tavolato in legno mal rifinito. La pelle doleva ma i suoi sensi erano catturati da quella cosa fredda che le graffiava lentamente il bacino scendendo verso il pube. Lo sfregio bruciava, senza dubbio la pelle stava cedendo sotto la pressione di quella che, oramai, aveva compreso essere una lama. Un coltello o una spada che si avvicinava sempre di più al pube, ed al suo sesso completamente esposto a grazie alle gambe spalancate e legate in quella posizione.
“Non ho difese… sono completamente nelle sue mani!” comprese in quel momento. Questo pensiero, però, la eccitava a dismisura. Quando quell’oggetto freddo e tagliente le sfiorò il clitoride sfiorò l’orgasmo.
Poi nulla, silenzio e nessun altro stimolo sensoriale.
Era in attesa.
Qualcosa le venne presentato dinanzi alla vulva e lentamente spinto dentro, era un oggetto cilindrico, tiepido come se fosse stato scaldato tra le mani. Era troppo rigido per essere fatto di carne, come sperava, ma entrava senza alcuna difficoltà. Inizio a contrarsi, a muovere languidamente il bacino per gustare al meglio quella presenza, ancheggiando i glutei strofinavano sul legno ma non se ne curava, il piacere era tanto intenso da farle dimenticare ogni dolore. L’oggetto le venne spinto ancora più in profondità, non aveva idea delle sue reali dimensioni ma si sentiva “piena”. Si concentrò su quella presenza e sui movimenti per goderne al meglio.
Improvvisamente qualcosa s’insinuò tra il viso e la benda e la recise; la luce di una moltitudine di candele l’accecò temporaneamente, chiuse gli occhi e tornò a concentrarsi su ciò che stava nel suo ventre.
Godeva ed ansimava da sola legata sul quel tavolone, dopo averle infilato quell’oggetto dentro lui la stava osservando, spiando morbosamente il suo piacere e lei amava farsi guardare. L’orgasmo era imminente quando un’ombra si fece innanzi, si sforzò di coglierne i tratti del viso ma era abbagliata dalla luce che giungeva da tutte le parti, vide solo la lunga lama di una spada avvicinarsi lentamente, la sentì premere sul bacino costringendola a limitare i movimenti che le davano tanto piacere. Voleva protestare ma era troppo vicina all’orgasmo per farlo, si limitò a subire quell’imposizione ed a cercare di godere nonostante tutto. Finalmente la lama si spostò più in alto e lei riuscì a riconquistare tutto lo spazio per sollevare il bacino, per contrarre gli addominali… per godere.
La lama, però, si spostò sotto il seno sinistro ed iniziò a premere con sempre maggiore forza sulla morbida pelle. Lei comprese di non avere molto più tempo per godere, non si curò di altro se non del piacere che sentiva arrivare, non pensò alla lama, non cercò gli occhi dell’uomo che l’impugnava. Mentre la spada iniziava a lacerare la pelle raggiunse l’orgasmo, inspirò a fondo poi urlò…

Monica si ritrovò in piedi dinanzi al letto con ancora nelle orecchie il suo lungo urlo, era sudata fradicia e le dolevano tutti i muscoli. Il letto era distrutto, le lenzuola giacevano ai piedi ed i cuscini erano sparsi per la stanza.

- Che cavolo di sogno! – disse ad alta voce per convincersi d’essere sveglia.

Le girava la testa e si dovette sedere sul letto, solo in quel momento s’accorse d’essere completamente nuda, la camicia da notte giaceva in terra, dinanzi ai suoi piedi ed era asciutta al contrario del lenzuolo umido come lei. Mentre si chinava per raccogliere l’indumento da notte s’accorse dell’indolenzimento degli addominali, stupita aprì lentamente le gambe e si osservò il pube ancor più bagnato della pelle. Ancora sconvolta dal sogno raccolse con un dito gli umori sulle cosce per annusarli. Sapevano di femmina, il suo odore di quando era profondamente eccitata, non di sudore. Monica comprese d’aver goduto sino all’orgasmo come nel sogno o, meglio, nell’incubo. A fatica si sollevò dal letto e fece alcuni passi in direzione del bagno mentre si domandava che ora era. Preferì non cercare risposta a questa domanda per non realizzare quante ore di sonno stesse perdendo in vista di una giornata faticosa. Richiamò tutta la razionalità di cui poteva disporre nel cuore della notte e decise di farsi una doccia calda per rilassare i muscoli e lavare via il sudore, quindi sostituire il lenzuolo di sotto, e solo quello visto che non faceva freddo, e tornare a dormire.
Quando squillò il telefono alle sette precise Monica aveva l’impressione d’essersi appena addormentata, annaspò alla ricerca dell’apparecchio per rispondere e tornò ad avvertire il sordo dolore in tutti i muscoli.

- Sì! – ringhiò
- Svegliaaaa!!! – la voce allegra di Paolo gracchiò nel ricevitore.
- Ma vaff… - rispose lei e mise giù

Si alzò dal letto gemendo e maledicendo l’amico, fece un lungo giro dalla cucina per accendere la macchinetta del caffè prima di andare in bagno. Mentre con entrambe le mani si portava al viso grandi quantità d’acqua fresca ripensò al sogno di quella notte, all’eccitazione ed al piacere che aveva immaginato di provare in quella condizione assai pericolosa e che pensava essere lontana dalle sue fantasie. Legata, minacciata da un arma, violata da un oggetto fallico di grandi dimensioni, Monica non riusciva ad immaginare nulla di più antierotico che l’impossibilità di muoversi come voleva, che la minaccia fisica o il surrogato di un uomo. A lei piaceva la carne, quella vera, quella giustamente irrigidita da una sana eccitazione, desiderava sentire il suo uomo tra le mani, avvinghiarsi a lui, accoglierlo dentro mentre lo fissava negli occhi. Eppure nel sogno lei godeva profondamente di quella situazione… ma era proprio lei nel sogno?
Monica si pose questa domanda mentre avvicinava il primo caffè della giornata alle labbra.
Possibile che avesse sognato un'altra donna gustando, però, le sue sensazioni?
E poi; che donna era quella del sogno?
Troppe domande che generavano solamente pensieri inutili e fuorvianti. Monica aveva bisogno, quel giorno, di tutte le capacita mentali per riuscire a terminare il lavoro con Paolo.

Quando Paolo suonò alla porta lei era pronta: vestita elegante ma non troppo, con la faccia riposata, il pc acceso e circondato da carte e documenti di ogni genere come se fosse già al lavoro da ore.

- Pensavo dormissi quando ti ho telefonato! – esordì Paolo indicando il tavolo di lavoro.
- No, ero concentrata sul lavoro… - mentì lei

Immediatamente il discorso si spostò sul lavoro ed abbandonò il piano personale.
Pochi minuti dopo erano seduti dinanzi al pc apparentemente concentrati sul lavoro ma, in realtà, distratti ognuno per i suoi motivi: Paolo non riusciva a cancellare dalla mente l’immagine dell’amica nuda ed in pieno delirio erotico, Monica era ossessionata dal recente sogno e da una stranissima sensazione, quasi un eccitazione, che provava ogni volta che s’avvicinava di più all’amico.
Tergiversarono a lungo, senza concludere nulla, sin che Paolo non mise a pieno schermo la foto del tavolone in legno che aveva visto Monica protagonista.

- Questo quanto lo valutiamo? – domandò lui

Monica tacque.

- Monica?
Quanto pensi possa valere questo strano tavolo in legno?
- Non ne ho idea! – balbettò lei
- Pensavo che per te avesse un “certo”valore! – disse lui
- Per me?
- Sì… non ricordi?

Monica fissò a lungo il monitor sovrapponendo alla foto le immagini del suo sogno.

- Cosa dovrei ricordare? – domandò temendo la risposta di Paolo

Lui la fissò negli occhi, era tentato di parlarle della sua esibizione, di raccontarle di cosa aveva visto e di come era intervenuto, ma temeva che davvero Monica non ricordasse nulla.

- Nulla… nulla di importante. – disse lui
- Questa notte l’ho sognato… - ammise bruscamente lei
- Quel tavolo? – domandò Paolo
- Sì!

Monica racconto il suo sogno all’amico, non senza qualche difficoltà dettata dall’imbarazzo di affrontare un argomento di genere erotico e per via dei dettagli in cui era costretta a scendere. Al termine Paolo, che per tutto il tempo aveva evitato di guardarla, la fisso negli occhi e disse:

- Ma… non è stato solo un sogno.
- Cosa intendi dire con: “Non è stato solo un sogno”?
- Ecco… il giorno che abbiamo scattato queste foto – disse indicando il monitor – Non so come dirtelo… ma…
- Parla! – lo incitò lei
- Quel giorno tu hai vissuto realmente un esperienza analoga a quella del tuo sogno… lame affilate a parte… ovviamente.
- Cosa? – domandò lei quasi urlando

E qui, Paolo, fu costretto a raccontarle tutto, e nei dettagli, cosa era successo in quella casa e su quel tavolo. Tentennò solamente sul suo intervento ed evitò ogni apprezzamento sul corpo dell’amica, ma non trascurò alcun particolare. Si trattenne solo dal confessarle che, da quel giorno, lei era al centro dei suoi pensieri.
Monica ascoltò ogni parola visibilmente sconvolta, quindi fissò Palo e domandò:

- Tu mi hai… toccata?
- Sì… ho cercato di svegliarti ma parevi fuori da questo mondo… non ho resistito!
- E mi hai fatto godere… mi hai fatto venire! – questa non era una domanda
- Sì! – ammise lui sotto voce
- Cosa hai provato? – domandò bruscamente lei

Paolo coglieva il nervosismo di Monica ma decise di continuare sulla linea dell’assoluta sincerità

- È stato bello! – riuscì solo a dire
- Chissà cosa pensi di me… ora?
- Non penso! – ammise lui
- Penserai che sono una ninfomane o… peggio. – continuò lei senza badare alle risposte di Paolo
- No… non penso questo, diciamo che sono rimasto colpito dalla tua… sensualità.
- Sei gentile ma… io credo che tu mi ritenga una grandissima vacca.
- No, assolutamente… anzì!
- C’è una cosa di me che non ti ho mai detto, che non ho mai confessato a nessuno… ma ora non posso evitare di parlartene considerato che ne hai visto gli effetti…
- Cosa? – domandò incuriosito lui
- Ecco… mi capita di sentire sulla mia pelle le sensazioni provate da altre donne se sfioro oggetti che sono appartenuti a loro. – disse Monica con un tono di voce per nulla emozionato.
- Fammi capire… tu sei in grado di percepire i pensieri di altre donne?
- No, non i pensieri, le sensazioni.
- Non capisco!
- Non mi stupisco, io stessa stento a comprendermi. Ti posso fare un esempio: quando sono salita sulla tua macchina e mi son seduta sul sedile del passeggero… ho colto le emozioni della tua amica che stava lì la sera precedente.
- Noooo.. .mi stai prendendo in giro!
- Lei era pronta a venire a letto con te! – disse bruscamente lei
- Mi stai prendendo in giro?
- Chiamala e fissa un appuntamento, provaci e te la ritrovi nel letto. – ringhiò Monica porgendogli il cellulare.

Paolo tentennò

- Avanti, chiamala e fissa un appuntamento. Così, poi, mi crederai.
- No, non posso.
- Non mi credi?
- Non lo so… ma non mi interessa chiamarla.
- Perché… è disponibile, credimi!
- Non mi interessa lei… mi interessi tu!

Monica fissò gli occhi di Paolo e capì che non mentiva.

- È per quello che ho fatto in quella casa?
Hai trovato la “porca” che sognavi? – domandò inferocita lei
- No, ho visto la più bella donna che mai ho osato sognare. – ammise lui

Lo sguardo di Monica si raddolcì, sentiva che Paolo non mentiva su questo punto.

- Sono una fonte di problemi, lasciami perdere.
- Penso di poterti aiutare.
- Ma se non credi nemmeno a ciò che ti ho raccontato.
- Forse c’è un modo di provarlo!

Senza dire altro Paolo allungò una mano verso la borsa e ne estrasse il cilindro in legno di forma chiaramente fallica.

- L’ho trovato in quella stanza, vicino al tavolo. – evitò di descrivere la cura con cui l’aveva lucidato sino a portarlo a primitivo splendore.

Monica sgranò gli occhi per lo stupore, poi rivelò:

- E quello del mio sogno!
- Toccalo! – la invitò lui
- NO!
- Su! Ci sono qua io, di cosa hai paura?
- Di te. – sentenziò lei
- Fidati! – insistette lui

Monica avvicinò la mano all’oggetto e lo sfiorò senza, però, cogliere nulla di particolare. Indugiò a lungo mentre l’amico l’invitava ad afferrarlo. Lei continuava a non sentire nulla, nessuna sensazione, quell’oggetto era completamente inanimato per quel che la riguardava, quindi si decise ad andare oltre e lo afferrò con la mano. In quel preciso istante qualcosa esplose nella mente e nel ventre di Monica, come un’onda di piena si generò nel cervello per precipitare verso il basso ventre e qui s’espanse allagandola con il suo intenso calore. La ragazze emise un lungo gemito di piacere e serrò forte gli occhi mentre reclinava la testa all’indietro. Iniziò ad ansimare e a muoversi in modo incredibilmente sensuale sulla sedia. Paolo era visibilmente sconvolto, aveva dinanzi la Monica che aveva scoperto in quella casa, non le pareva possibile e pensò stesse recitando per lui, ma più osservava il volto dell’amica si rendeva conto che stava realmente godendo. Vinse le ultime remore e fisso spudoratamente in basso, verso il pube dell’amica, e vide una chiazza scura segnare inequivocabilmente il cavallo dei leggeri calzoni estivi che indossava.
Paolo era indeciso sul da farsi, era tentato di spogliare Monica e prenderla lì, sul tavolo di lavoro, ma sapeva che questo non era possibile, le aveva chiesto di fidarsi. Quindi non le rimaneva che una sola possibilità: strappare dalle sue mani quel pezzo di legno e tentare di riportarla alla realtà. Si decise ad agire ma non era più necessario alcun intervento; in quel momento Monica serrò le gambe, inarcò la schiena ed urlò di piacere. Paolo la vide godere di un orgasmo tanto intenso che non credeva possibile, non aveva mai visto nessuna donna manifestare in quel modo, tremendamente eccitante, il piacere che stava provando. Era ipnotizzato dai gemiti e dall’espressione sul volto di Monica, incapace di agire. Cercò di sforzarsi, di staccare gli occhi da lei ma era inutile, dovette attendere che lei lasciasse cadere il fallo in legno per crollare esausta sulla sedia.
Paolo s’affretto a far sparire l’oggetto riponendolo con cura nella borsa, mentre lo maneggiava si chiedeva cosa avesse sentito lei in quanto l’unica sensazione che ne traeva lui era un lieve calore lasciato dalla mano di Monica.

- Hai visto? – rantolò lei con voce orgasmica.
- Sì!
- Mi credi ora?
- … sì, non posso far altro che crederti!

Monica si sistemò sulla sedia tentando di ricomporsi, controllò lo stato del proprio abbigliamento e s’accorse della macchia scura in basso.

- Devo essermi davvero eccitata per ridurmi così. – constatò lei
- Eri.. sei bellissima! – riuscì solo a dire Paolo
- Davvero?
- Sì!
- Cosa ho combinato?
- Ho come l’impressione che tu sia venuta semplicemente toccando quel pezzo di legno… stento a crederci.
- E tu non hai fatto niente per fermarmi?
- Non riuscivo a muovermi… non potevo staccare gli occhi da te

Monica studiò per un istante l’amico poi maliziosamente domandò:

- Hai riposto quel pezzo di legno in tasca o sono io che ti faccio quell’effetto?

Gli occhi di Monica fissarono la vistosa erezione che l’amico non riusciva a nascondere.
Lui, però, non fece in tempo a rispondere; le labbra di Monica s’incollarono alle sue e subito la sua lingua inizio a spingere per entrare. Si baciarono a lungo mentre lei lo accarezzava senza pudore e lui, imbarazzato, non sapeva dove appoggiare le mani.

- Ho voglia… voglio sesso vero ora! – ammise lei

Paolo tacque non sapendo cosa dire.

- Vieni!

Monica lo prese per mano e lo trascinò verso il letto senza voltarsi, giunta a destinazione lasciò la mano dell’amico e si sfilò la maglietta che portava direttamente sulla pelle, quindi slacciò i bottoni e si levò i calzoni insieme alla biancheria.

- Vuoi fare sesso con me? – domandò languida

Paolo la fissò negli occhi e capì che era ancora in uno stato di percezione alterata della realtà, quindi era indeciso. Ricordava la fiducia che aveva promesso e questo cadeva su di lui come una mannaia.

- Non sono fuori di testa se è questo che pensi, so benissimo cosa ti sto offrendo.
- I tuoi occhi… - riuscì solo a dire lui
- Sono sempre così quando ho voglia di scopare!

Monica non attese altro, s’inginocchiò dinanzi a Paolo e gli aprì i calzoni, prelevò il membro e se lo infilò direttamente in gola.
Era troppo per lui, la bocca di Monica unita al recente spettacolo rischiavano di portarlo immediatamente all’orgasmo. Prese quindi dolcemente la testa dell’amica e l’allontanò e, mentre lei si stendeva sul letto, si levò il resto degli abiti.
Monica era stesa sul letto con le gambe aperte, la vulva completamente esposta era ancora fradicia, Paolo s’avvicinò brandendo il membro.

- Stai attendo… non prendo alcuna precauzione. – lo ammonì lei
- Sì… certo! – rantolò lui
- Vedi che sono completamente padrona delle mie azioni?
- In che senso?
- Ti sto chiedendo di prendermi ma di stare attento… quindi ciò che ho vissuto prima mi ha solo eccitata, ora stai per scopare me, non la donna che imperversa nei miei sogni.
- Sì – disse lui mentre si sistemava sopra di lei
- Prendimi! – sussurrò Monica

Paolo appoggiò il pene e spinse dolcemente ma venne immediatamente risucchiato dal ventre di Monica. La penetrò a fondo mentre lei inarcava tutto il corpo per spingersi contro di lui.

- Ohh sì, finalmente! – la sentì mormorare

Monica sorrise e richiamò i baci di Paolo sopra di lei. Volle essere baciata a lungo e s’avvinghiò con le gambe a lui impedendogli ogni movimento.

- Resta in me ancora per un po’… è troppo tempo che non faccio l’amore! – lo pregò lei

Paolo la strinse e tornò a baciarla mentre si godeva la sensazione che il caldo ed accogliente ventre di Monica gli restituiva muovendosi lentamente sotto di lui.

- Sei dolce! – osservò lui
- Io sono dolcissima… cosa pensavi?
- Nulla… è che spesso… ho pensato che fossi una donna… dura... non so come dire.
- Rompipalle?
- Sì… un po’!

Monica rise imitata da Paolo, si strinsero poi lei lo allontanò con le mani

- Ora muoviti… fammi godere!

Paolo non attendeva altro, puntò le mani sul materasso e spinse sino a raddrizzare le braccia, quindi iniziò una lunga e lenta penetrazione. Usciva completamente da lei per poi rientrare a fondo, molto lentamente ispirato dalla dolcezza che emanava ora il volto dell’amica. La montò in quel modo sin che non vide nuovamente quella strana luce nei suoi occhi, allora intensificò il ritmo e l’intensità delle spinte. Monica si muoveva sotto di lui spostando il pube in modo da chiudersi quando lo sentiva spingere per entrare, voleva cogliere ogni singolo stimolo, ogni piacevole dettaglio, di quella penetrazione. Si era inizialmente stupita di come lui avesse compreso il preciso istante in cui desiderava essere presa con più forza, sbattuta per meglio dire. Di solito doveva guidare il suo uomo di turno, pregarlo di muoversi in un certo modo, ma con Paolo non era stato necessario, lui la capiva!
Forse fu questa considerazione che la spinse a godere ancora.
Monica si contrasse, inspirò a fondo quindi arcuò la schiena. Non dovette suggerire nulla a Paolo. Lui le infilò una mano sotto la schiena e la sorresse mentre si muoveva con tutta la forza residua che possedeva. Non era difficile reggere quel ritmo, Monica era talmente bagnata e dilatata da restituire sensazioni blande sul pene. Riuscì a seguire completamente il suo orgasmo e si concesse di godere solo quando lei crollò esausta sul letto. Allora lui si mosse ancora lentamente in lei, gratificato dalle forti contrazioni che sentiva nel suo ventre. Resistette sino all’ultimo quindi uscì, si pose sopra di lei, sul seno ed eiaculò.
Monica restò immobile a raccogliere il seme di Paolo sul seno compiaciuta dall’espressione di piacere che leggeva sul suo volto, quindi si sollevò e baciò dolcemente il glande prima di ingoiarlo aspirando con forza.
Paolo si ritrasse per sedersi sul letto.

- Pietà… abbi pietà di questo onesto oggetto sessuale! – scherzò lui
- Sei sazio?
- Sì!
- Di già? – domandò lei con finto stupore.

Paolo si stese al suo fianco e la strinse a se incurante del proprio seme che si spalmava ora sui loro corpi. Languirono a lungo sin che Monica, improvvisamente, disse:

- Ho fame!

Era già mezzogiorno e non avevano combinato nulla sul lavoro.
Non senza qualche difficoltà di concentrazione riuscirono, in ogni caso, a terminare la stima del mobilio in vendita prima di sera, al che Paolo propose:

- All’asta andremo insieme, così potremo correggere sul posto eventuali sviste. Oggi avevo qualche difficoltà a concentrarmi…
- Chissà perché? – gli fece eco lei con una nota maliziosa nella voce.

Paolo sorrise appoggiandole il palmo della mano sulla guancia.

- Dopo tutto questo dovremo parlare di noi.
- Parlare di noi? – domandò Monica
- Sì.
- Non mi pare sia necessario.
- No?
- Nel mio letto c’è un posto per te… se vuoi. – affermò lei
- E nella tua casa? – domandò lui
- Beh! Aspettiamo ancora un po’…
- Giusto, il letto è il letto… la casa è la casa! – ammise lui
- Vedo che ci comprendiamo
- Sì, ma non sino in fondo: io all’asta non ci vengo. In quella casa non ci voglio più mettere piede. – affermò lei
- Perché?
- Lo sai!
- Per via di quello che hai provato la dentro.
- Non solo per quello, ma anche per il sogno terrificante che ho fatto questa notte e che tutto il tuo sesso non mi ha ancora fatto dimenticare.
- Ma era un sogno!
- Tu credi?

Monica si voltò e si rintanò in cucina.

- Mangi qualcosa prima di andare? – domandò dall’altra stanza

Paolo penso di rispondere: “te”, ma temeva la reazione dell’amica. No, ora Monica non era più semplicemente un’amica, era qualcosa di più.

La sera in cui si teneva l’asta Monica era sola in casa ed intenta a leggere il primo libro noioso che l’era capitato tra le mani. Era decisa a sviare i pensieri da quella casa e dal suo mobilio ad ogni costo. Era sulla buona strada ma le continue e regolari telefonate di Paolo per tenerla al corrente del successo dell’evento la distraevano e guidavano i suoi pensieri verso obiettivi ludici. Era sempre più tentata di cercare quel simulacro fallico in legno, che Paolo sosteneva d’aver lasciato in casa come portafortuna per la loro relazione, per trarne qualche minuto di piacere; ma ne era allo stesso tempo terrorizzata. Questo sgomento era, in realtà, una premonizione, anche se Monica non poteva ancora saperlo.

Il mattino seguente Paolo suonò alla porta poco dopo l’alba.

- Devo farti vedere una cosa! – disse, senza nemmeno salutarla, quando lei aprì
- Ma sei pazzo o completamente decerebrato per svegliarmi a quest’ora?
- Vieni… vieni! – insistette lui

La guidò verso il furgone che stava posteggiato a pochi metri dall’uscio. Ne aprì il portellone posteriore e la invitò ancora:

- Guarda cosa ho comprato ieri sera.

Monica fissò nell’oscurità del cassone e le sue paure presero forma, il tavolone in legno era adagiato su di un fianco insieme ad una serie di piccole casse, sempre in legno, che riconobbe provenire da quella casa.

- Bastardo! – riuscì solo a dire lei
- Possiamo tenerlo o bruciarlo. – Propose lui
- Bruciarlo? – domandò lei dopo qualche istante
- Sì, ho capito quanto ti preoccupasse questo oggetto… ho imparato a crederti quando dici di “sentire” qualcosa nella materia inerte e… te lo offro per farne ciò che vuoi. Puoi distruggerlo e cancellare in questo modo le tue paure. Oppure…
- Oppure? – domandò Monica
- Giocarci!

Monica fece qualche passo indietro, come per allontanarsi dall’influsso di quell’oggetto. Respirò a fondo più volte poi si rivolse a Paolo.

- Pensiamoci domani.
- Non vuoi distruggerlo ora?
- No!

Il largo sorriso di Paolo le fece intendere che quella era proprio la risposta in cui sperava.

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