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racconti erotici : Solo per una notte
Inviato da rupescissa il 28/9/2008 21:20:58 (19282 letture)





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Il
respiro di Silvia era ancora irregolare, interrotto da sporadici sospiri di
piacere, nonostante il tempo trascorso dall’amplesso. Sola, stesa a gambe
divaricate sul letto al centro della stanza, ascoltava le delicate sensazioni
del rivolo di seme che colava lentamente dalle labbra della vagina mentre una
cacofonia di sentimenti avversi si facevano strada dentro di lei.


 



-          Come ho
potuto farlo? – si domandava mentre la mente seguiva d’istinto la musica di
sottofondo a bassissimo volume.


 


Non cercò la risposta, non
n’ebbe il tempo. Appena il pensiero si spostò sugli avvenimenti di quella serata
una fitta di piacere la costrinse a contrarre il ventre ancora una volta.
Istintivamente portò la mano verso il pube e lasciò scivolare un dito tra le
labbra della vagina. Percepì sulla pelle il suo stesso calore e l’umido
vischioso del seme, allora si spinse verso il cuscino in modo da sollevare la
schiena e spostare lo sguardo la dove teneva la mano. Osservò per prima cosa il
proprio ventre, poi la delicata peluria del pube, allora sollevò lentamente il
dito e rimase come ipnotizzata dal traslucido filamento che univa l’arto alla
vagina. Ancora incredula portò la mano verso il volto ed appoggiò quel poco di
seme sulle labbra per coglierne il sapore dopo averlo odorato.


 



-          Da quanto
tempo non sentivo il sapore di un seme diverso da quello di mio marito? – questa
silente domanda la sconvolse meno di quanto potesse aspettarsi, anzi l’eccitò.


 


Le immagini di quella serata
iniziarono a prendere possesso della sua mente. Risentì i propri gemiti e le
parole d’incitamento, erano termini duri, diretti, decisi e forse volgari.
Vocaboli che non si era mai nemmeno permessa di pensare erano usciti dalle sue
labbra prossime a dischiudersi per lanciare l’estremo urlo di piacere.


Intanto la mano era tornata
verso il pube come per trovare conferma, nel seme sempre più liquido, di quei
ricordi che apparivano più vanescenti ora che il languore lasciava luogo alla
spossatezza. Il contatto sul clitoride ancora arrossato le generò una fitta di
piacere inatteso quanto intenso. Silvia voltò di lato il viso mentre chiudeva
gli occhi concentrata sulle fitte provenienti dal ventre. Cercò di spostare il
suo interesse, non voleva masturbarsi per cercare un piacere che non poteva
replicare quello appena provato, e concentrò lo sguardo sul comodino stentando
nel mettere a fuoco il fallo plastico abbandonato dopo il breve uso iniziale.
Quando lo riconobbe non esitò ad afferrarlo per portarselo nel solco tra i seni,
lo fece scorrere sulle mammelle indugiando sui capezzoli mentre la mano
continuava a scivolare sul clitoride impastando il seme residuo con un nuovo
apporto del suo liquido lubrificante. Silvia portò il fallo alle bocca e lo
inumidì, più per il piacere di sentire nuovamente tra le labbra un oggetto tondo
e solido. Senza indugiare lo portò quindi all’altezza della vagina, divaricò le
labbra e se lo guidò dentro. Lo spinse con decisione sino in fondo nonostante le
sue ragguardevoli dimensioni e stette immobile a lungo, senza muovere un
muscolo, per gustarsi sino in fondo quella presenza. Lentamente prese a
contrarre i muscoli bassi per assaporarlo meglio, soddisfatta lo estrasse sino a
farlo uscire completamente poi se lo spinse nuovamente dentro mentre un rauco
gemito di piacere usciva dalle sue labbra serrate.


 



-          Non ti è
bastato?


Sei
insaziabile!


 


La voce ammirata di Paolo giunse
da molto lontano, da un mondo ed un tempo diverso da quello in cui si trovava
ora. Silvia si scompose, non aprì gli occhi e non perse la concentrazione;
estrasse il fallo per poi spingerlo nuovamente nel proprio ventre, molto
lentamente questa volta.


 



-          Sei
fantastica… continua, ti prego!


 


Lei non lo sentiva se non come
un rumore di sottofondo che andava a sovrapporsi alla musica dolce. Spinse con
forza ciò che restava dell’attrezzo in se ed arcuò il corpo sollevandolo dal
letto a causa dell’intenso piacere, quindi crollò distesa tenendolo dentro per
iniziare a muovere languidamente il bacino.


Paolo si avvicinò al letto e si
sedette sul bordo, dolcemente scostò la mano di Silvia dal fallo e la sostituì
con la propria.


 



-          Stai
godendo! – costatò con stupore sottovoce, più rivolto a se stesso che a lei – Il
seme di Luca sta ancora colando dal tuo ventre… e sei già pronta a godere
ancora!


 


Paolo si alzò per slacciare
l’accappatoio con il quale si stava asciugando dopo la doccia, lo lasciò cadere
in terra quindi s’inginocchiò davanti al bordo del letto. Allungò le mani sotto
il corpo di Silvia e delicatamente la fece ruotare sino a porre il suo pube
esattamente sul bordo, la guidò mentre sistemava le gambe intorno a lui poi
tornò ad afferrare il fallo per muoverlo in lei. La portò sino al limite
dell’orgasmo, la tenne a lungo su quella sottile linea che separa il piacere dal
godimento osservando eccitato come il suo ventre si adattasse al membro
sintetico. Estasiato estrasse l’oggetto da lei e lo sostituì con il proprio di
vera carne. Silvia sussultò, riaprì gli occhi e fissò lo sguardo su quello di
Paolo mentre lui entrava in lei, poi sussurrò qualcosa del tipo: “Avanti,
riempimi anche tu” che, però, lui non comprese tanto era flebile la sua voce.


Silvia era troppo eccitata, come
percepì il calore di Paolo nel proprio corpo raggiunse l’orgasmo ed i suoi
spasmi incontrollati generarono immediatamente quello di lui. Sentì il suo seme
espandersi nel ventre, unirsi a quello che ancora rimaneva dell’amico e questa
consapevolezza prolungò il suo piacere.


Silvia era veramente distrutta
ora, sentiva il bisogno impellente di una doccia ma non aveva la forza di
raggiungere il bagno. Sentì solamente le mani di Paolo che la sollevavano per
riporla dolcemente sul letto e le lenzuola che la coprivano mentre una voce la
invitava a prendere sonno, ma pur con tutta la buona volontà e nonostante la
stanchezza non riuscì a dormire.


Ora ricordava tutto nei
dettagli, il recente orgasmo aveva colmato un desiderio rimasto insoddisfatto a
causa della forte eccitazione e le aveva lasciato un dolce languore in cui era
piacevole crogiolarsi nei ricordi.


Ritornò con la mente alle
origini di quella fantastica notte.


 


La rituale cena con i vecchi
compagni di liceo era giunta come una benedizione per lei, un modo d’uscire dal
regolare e struggente quotidiano, dall’infinita e noiosa regolarità, senza
apparente via d’uscita, della sua vita. Suo marito aveva un po’ storto il naso
alla notizia che la cena non si sarebbe tenuta in città ma fuori, dove una
compagna di scuola intendeva inaugurare in quel modo l’agriturismo appena aperto
dopo anni di lavoro e sacrifici. Il luogo distava parecchi chilometri, non
troppi ma sufficienti a sconsigliare il rientro a casa quella stessa notte.
Silvia tentò di consolare il suo uomo assicurandolo che si sarebbe trovata bene
a passare nuovamente una notte con Lorenza, la sua amica più cara, sarebbe stato
come tornare ai tempi del liceo quando, loro due, dividevano sempre lo stesso
tetto in occasione di viaggi, vacanze o anche solo per studiare insieme. Lui si
disse preoccupato proprio da questo ritornare a tempi in cui la vita era più
spensierata e priva di vincoli sentimentali. Lei fece finta di non capire, era
forse la prima volta che suo marito manifestava così apertamente una forma di
gelosia. Tutto sommato se ne sentì lusingata ma non al punto di rinunciare alla
cena e ad una notte di libertà. In realtà, nella mente di Silvia non vi era
alcuna malizia, nessuna distorsione del termine “libertà” se non quello più puro
di voler rivivere almeno per una volta un periodo felice della sua vita.


 


Il primo pensiero malizioso la
colse quando, in macchina con la sua amica, ricevette da lei la conferma della
presenza di Paolo alla cena. Erano trascorsi molti anni da loro ultimo casule
incontro, Paolo era stato protagonista della sua prima grande infatuazione ai
tempi della scuola, un sentimento che non aveva trovato sfogo materiale per
un’infinità di problemi, tutti apparentemente insormontabili allora. Non aveva
più pensato a lui una volta terminato il liceo, solo quando le capitava
d’incrociarlo sentiva qualcosa premere forte nello stomaco e un senso di vuoto
nel ventre. Viveva lontano, in un'altra regione, quindi le occasioni d’incontro
erano rare. Questa volta, però, sarebbe stata costretta a passare parecchie ore,
ed una notte, nella stessa casa in cui si trovava lui.


 



-          A cosa
stai pensando? – domandò Lorenza senza staccare gli occhi dalla strada.



-          Io… emm
.. a nulla! – rispose Silvia colta di sorpresa. – Guardo il paesaggio! – tentò
di mentire.



-          Non me la
conti giusta. Ti conosco, sai!


Nei tuoi
occhietti c’è una luce maliziosa!



-          Guarda
davanti che è meglio. – disse Silvia un po’ seccata d’essere stata scoperta.



-          Non ho
bisogno di guardarti, basta sentire il tono della tua voce… Sbaglio o c’è
qualcuno che speri di incontrare ma, allo stesso tempo, temi?



-          E di cosa
dovrei aver paura?



-          Di te
stessa. – fu la lapidaria risposta di Lorenza.


 


Inutile cercare di mentire
all’amica che meglio di tutti la conosceva, Silvia decise di ritirarsi in un
dignitoso silenzio mentre tentava di cacciare dalla mente le ossessive immagini
che si erano formate. In un estremo tentativo di ritrovare una forma di
razionalità si mise a valutare il suo abbigliamento e ai capi che aveva portato
con se. La mente, però, non rispondeva e si limitò a visualizzare solamente
l’intimo, troppo “decente”, che aveva scelto prima di partire.


Silvia era insoddisfatta e
maledisse la sua timidezza che le aveva impedito di scegliere capi più sexy
mentre si preparava in presenza di suo marito. Però una soluzione c’era.


 



-          Fermati
nel prossimo paese, ho bisogno di una merceria.


 


Lorenza non disse nulla, si
limitò ad annuire. Aveva già compreso.


Meno di un ora dopo Silvia
usciva felice da un negozio d’abbigliamento intimo con una discreta borsa tra le
mani.


 



-          Va meglio
ora? – domandò Lorenza che aveva atteso paziente il ritorno dell’amica.



-          Ora sì!
Ma…



-          Ma?



-          Non vuol
dire niente, mi son comprata qualcosa di molto sexy: biancheria, calze… solo
perché volevo sentirmi meglio con me stessa.


Non volevo
presentarmi alla cena vestita come una “vecchia”!



-          Guarda
che siamo conciate allo stesso modo! – disse Lorenza.


 


Silvia osservò l’amica, in
effetti, era vestita come lei: camicetta, gonna sopra il ginocchio, scarpe alte
ma non troppo…


 



-          Così
pare.. ma cosa hai sotto? – domandò Silvia



-          String.



-          E basta?



-         
Autoreggenti! – disse lei pizzicando il sottile velo che le ricopriva le gambe.



-         
Nient’altro? – domandò ancora l’amica



-          Non mi
pare… - tentennò Lorenza



-          Allora
vedi che ho ragione!


 


Lorenza annuì. Poi aggiunse:


 



-          Io sono
in caccia, tu no!



-          Forse! –
rispose Silvia


 


Per tutto il viaggio il discorso
mantenne questo tono ambiguo, tra loro non erano necessarie frasi esplicite per
comprendersi. Quando raggiunsero la meta credevano tutte e due di conoscere già
l’evoluzione della serata, ma si sbagliavano in difetto.


L’incontro con Paolo generò come
sempre una serie di sensazioni struggenti in Silvia, solo che ora non c’era più
traccia di quel sentimento giovanile in esse, piuttosto c’era un chiaro
principio d’eccitazione sessuale. Silvia non si sconvolse, in fondo se lo
aspettava, solo non sapeva come fare per lenire il doloroso senso di vuoto, la
voglia che percepiva nascere sempre più forte in sé. Non aveva alcun’intenzione
di spingersi tra le braccia di quell’uomo che era, oramai, solo più il simbolo
del suo vecchio amore, ma non riusciva ad allontanarsi da lui e dalla sua voce.


Durante l’aperitivo si tenne in
disparte, fece di tutto per non farsi notare da lui, temeva i suoi occhi, le
mani e la sua voce. Aveva indosso, è vero, la biancheria acquistata in quel
negozio e sentiva le autoreggenti premere sulle cosce così come le natiche
lasciate scoperte dal sottile filo del perizoma. Aveva cercato queste sensazioni
per ricavare da esse una forma di sicurezza sul proprio aspetto fisico e sulla
femminilità che voleva ancora essere in grado d’evidenziare in se. Voleva
sentirsi desiderabile quanto lo era stata anni prima, quanto i suoi compagni di
classe potevano ricordare di lei, ed i molti sguardi ammirati che si sentiva
addosso lo confermavano.


Paolo, forse ammaliato dalla sua
avvenenza o forse, più semplicemente, per un caso, si ritrovò seduto a tavola
innanzi a lei. Scrutò Silvia a lungo poi, all’improvviso, disse:


 



-          Sei
sempre bellissima… ma non vedo più l’allegria, la determinazione o solo la
speranza nei tuoi occhi. Quella magnifica luce che avevano un tempo!


 


Silvia resto spiazzata da questa
frase diretta, apparentemente innocente, ma potenzialmente in grado d’introdurre
un discorso molto intimo. Poteva dare una qualsiasi risposta; stroncare sul
nascere il discorso profondo e spingere la discussione su un livello più ameno
oppure seguire l’invito ed iniziare a parlare di se. Portando Paolo ad aprirsi
allo stesso modo.


Non aveva tempo di riflettere,
l’amico la stava fissando in attesa. Un silenzio prolungato avrebbe significato
disinteresse o marcato un limite da non superare.


 



-          Grazie!


Sei sempre
galante.


Gli occhi
riflettono il mio stato d’animo, è noto. L’allegria, la fiducia nel futuro, la
voglia di correre sempre più degli altri, la spensieratezza e l’allegria se ne
sono andate tempo fa… è normale! Siamo cresciuti dal liceo.



-          Sì, ma tu
avevi qualcosa di unico nei tuoi occhi. Forse mi sono espresso male… avevi una
luce che scaldava, che incitava… tu credevi in qualcosa e irradiavi chi ti stava
vicino. – disse Paolo



-          Forse,
ora, è solo noia… o disillusione. – affermò Silvia dopo un lungo istante



-          Noia? –
domando lui



-          Non noia
nel senso esteso del termine, direi meglio “mancanza di stimoli”. Corro tutto il
giorno per un motivo o per l’altro, il tempo non basta mai… quindi non si può
parlare di noia. Però mi mancano nuovi stimoli, la mia vita è piatta,
tranquilla… statica!



-          Allora
sei bisognosa di nuovi stimoli! – domandò Paolo con un sorriso d’intesa.



-          Scemo! –
rise Silvia – Ma tu pensi sempre a quello?



-          Quando ti
vedo…. Sì!


 


Silvia lasciò morire il
discorso, come temeva ed intimamente sperava, l’argomento si era spostato sul
sesso.


Era chiaro ed inevitabile, si
sarebbero rivisti solo per quella sera, per un'unica notte. Ogni persona
presente si stava giocando tutte le possibilità nell’arco di quella cena. Diede
una rapida occhiata in giro e notò che tutte le sue amiche erano al centro
dell’attenzione di un ragazzo almeno. Doveva essere una semplice cena di classe
ma dall’aria che tirava era chiaro che tutti pensavano al dopo cena. Paolo aveva
scelto lei tra tutte; questo la gratificava ed un po’ la spaventava. Era pronta
a concedersi una notte di follia dopo tanti anni?


Questa domanda continuava a
girarle per la mente distraendola dal contesto della cena, solo quando notò che
Lorenza si era avvicinata a Paolo riprese il controllo della situazione. Tornò a
sorridere e richiamò l’attenzione dell’amico. Lorenza fissò gli occhi di Silvia
e comprese. Scambiò qualche battuta apparentemente casuale con l’amica poi
s’allontanò.


La cena terminò senza che Paolo
tornasse sull’argomento “sesso” e Silvia non aveva osato ripresentarlo. Mentre
stavano per alzarsi da tavola il ragazzo si avvicino pericolosamente al suo viso
e le sussurrò:


 



-          Dove
dormi questa notte?



-          Qui, con
Lorenza. – rispose Silvia



-          Vieni,
facciamo due passi fuori, lontani da tutti… è una serata molto calda questa.


 


La proposta procurò a Silvia una
forte fitta al basso ventre, ancora una volta il gioco era lasciato nelle sue
mani tramite una frase del tutto innocente. Era indecisa se accettare o no; la
tentazione era forte, insopportabile, almeno quanto la paura degli inevitabili
sviluppi.


Paura di cosa, poi?


Forse si stava sognando tutto,
probabilmente l’offerta di Paolo era veramente pura, priva di ogni malizia.
Senza dubbio lui voleva solamente trascorrere qualche minuto da solo con una
vecchia amica e niente di più. Silvia stava ritrovando la tranquillità
distruggendo con la ragione tutto il castello d’immagini erotiche che aveva
costruito con cura durante la cena ed in cui s’era crogiolata a lungo.


Accettò offrendo il braccio
all’amico.


Paolo la condusse all’aperto
mentre si accendeva la prima sigaretta della serata. Silvia notò il gesto e ne
comprese il significato: un fumatore accanito non avrebbe retto tutta la cena
senza accendere una sigaretta, se non voleva fumare a tavola si sarebbe
allontanato; un fumatore saltuario, uno da poche sigarette al giorno, non
avrebbe fumato in quel momento potenzialmente intimo se non per smorzare la
tensione che sentiva dentro. Paolo era teso almeno quanto lei, non restava che
vedere quale sarebbe stata la prima mossa e da chi sarebbe venuta. Camminarono
lentamente affiancati sino ad una panca seminascosta nell’oscurità dove lui la
fece accomodare restando, però, in piedi.


 



-          Non ti
siedi? – domandò lei



-          Finisco
la sigaretta. – rispose secco lui



-          Non mi da
fastidio, vieni! – lo invitò lei battendo con la mano sulla panca



-          Non mi
hai raccontato molto di te questa sera. – iniziò Silvia



-          Preferivo
ascoltare la tua voce! – rispose lui con occhi languidi



-          Adulatore
del …. – mormorò Silvia



-          È la
verità, è passato troppo tempo da quando la sentivo ogni giorno. Da allora ho
continuato a percepirla nella mia mente e… sono felice di costatare che non è
cambiata.



-          Perché
non credo ad una parola di ciò che dici? – domandò Silvia



-          Mi
spiace… ciò vuol dire che non sei abituata ai complimenti. – disse Paolo con
aria triste.


 


Silvia percepì una fitta allo
stomaco, le parole di Paolo l’avevano colpita pur essendo chiaramente uno
spudorato tentativo di portare il discorso su temi intimi. Non sapeva cosa
rispondere e rimase in silenzio.


Fu Paolo a riprendere la parola:


 



-          Forse è
per questo che lamenti una vita… “piatta”, priva di stimoli…


 


“Dove vuole arrivare questo?” si
domandò mentalmente Silvia anche se conosceva già la risposta. Decise di
rimanere in silenzio, senza incoraggiare l’amico ma anche evitando di smorzare
il suo evidente ottimismo.


 



-          … e se
fossi io a fornirti questi “nuovi stimoli”? – domandò Paolo con sguardo d’intesa



-          Sai la
novità! – si lasciò sfuggire Silvia a mezza voce per poi subito pentirsene



-          Cosa
intendi dire? – la voce di Paolo ora tradiva una certa delusione.



-          Nulla… mi
aspettavo questa tua proposta. – Silvia tentò di recuperare mentre si malediva
per aver parlato senza prima pensare.



-          Ma non ti
puoi immaginare cosa ho in mente per te, questa notte! – disse lui mentre
appoggiava dolcemente la mano sulle gambe di Silvia.


 


Lei non diede segno d’aver colto
quella carezza, temeva di apparire troppo disponibile se si fosse lasciata
sfuggire il sospiro che le stava nascendo spontaneo grazie al calore della mano
di Paolo. Questo silenzio fu inteso da lui come un assenso, un invito a
proseguire, allora face scivolare la mano sulle calze portandola sotto l’orlo
della gonna e qui si fermò in attesa.


Silvia allora gli domandò:


 



-          E cosa
vorresti propormi di tanto eccitante, la solita scopata?


Una notte di
“fuoco” con te?


 


Silvia si rese conto d’aver
espresso male i suoi pensieri e con un tono di voce disarmante. Era troppo tesa
e disillusa, da tempo non sperava più nella passione, nel folle delirio erotico
di una notte d’amore. Però non era il caso d’aggredire in quel modo l’amico.
Stava cercando inutilmente le parole per rimediare ma l’istinto l’aiutò
inducendola a dischiudere leggermente le gambe. La mano di Paolo colse in quel
movimento un invito a proseguire e si spinse sino al limite delle autoreggenti,
poi ancora oltre sulla pelle sino all’elastico degli slip. Silvia questa volta
non trattenne il sospiro, chiuse gli occhi ed aprì ancora di più le gambe
sollevando il pube allo stesso tempo. Paolo non attendeva altro, s’intrufolò
sotto il leggero tessuto della biancheria e si fermò.


 



-          Vedrai…
sarà veramente qualcosa di nuovo, di stimolante. Fidati di me.


 


Silvia era completamente presa
dalla sensazione delle dita sulla pelle del pube, non lo ascoltava, la sua unica
speranza in quel momento era che s’intrufolasse tra le labbra e spingesse
qualcosa dentro di lei. Qualsiasi cosa, almeno per iniziare potevano soddisfarla
le dita della sua mano. Sentiva un forte senso di vuoto nel basso ventre mentre
l’eccitazione iniziava a crescere. Forse era il bisogno stesso la fonte primaria
dell’eccitazione, la necessità di colmare quel vuoto che sentiva.


 



-          Vieni con
me! – la invitò lui mentre allontanava la mano.


 


Silvia mugolò in segno di
disapprovazione poi disse:


 



-          Dammi
almeno un bacio, poi portami dove vuoi e fammi godere!


… e rimetti
la mano dove stava prima, ti prego. – terminò ansimando.


 


Paolo l’accontentò. Avvicinò il
viso alle labbra di Silvia mentre con la mano tornava sul pube, questa volta per
sondarlo a fondo.


Mentre le loro lingue giocavano
ora nel palato di una ora dell’altro, aveva visualizzato tutta una serie di
possibili amplessi con lui, stimolata dalle dita che scorrevano sul clitoride
lubrificato dalla prepotente eccitazione, ma la fantasia non poteva avvicinarsi
a ciò che l’aspettava in quanto solo nei suoi più reconditi e segreti sogni
aveva osato immaginare una situazione tanto eccitante.


Al termine dell’appassionato
bacio Silvia era pronta ad accettare ogni genere di proposta da Paolo,
docilmente lo seguì appoggiata alla sua spalla. Quando rientrarono nella sala
ristorante Silvia notò che la maggior parte dei suoi amici era sparita,
solamente un piccolo gruppo si era radunato su alcuni divani e stava discutendo
pacatamente. Paolo la prese per mano ed in silenzio la guidò verso il corridoio
che portava alle camere, cercando di non attirare l’attenzione degli altri.
Raggiunsero la camera che divideva con l’amica e Silvia fece il gesto
d’afferrare la maniglia, ma Paolo la bloccò.


 



-          Lascia
stare, andiamo nella mia. Ho come l’impressione che Lorenza preferisca non
essere disturbata in questo momento.


 


Silvia si fermò avvicinando
l’orecchio all’uscio, restò immobile per un istante poi sorrise a Paolo e
riprese la strada con lui. Mancavano pochi metri alla camera dell’amico e
l’eccitazione che l’aveva sorretta sino a quel momento, all’improvviso, sparì.
Si rese conto di cosa stava per fare, comprese che oltrepassata la porta non
poteva più tirarsi indietro e doveva andare sino in fondo, non poteva illuderlo
sin dentro la sua camera. Rallentò il passo per guadagnare tempo mentre si
domandava se era realmente pronta a concedersi, per la prima volta, un avventura
al di fuori del matrimonio. Troppe le sensazioni negative in lotta con quelle
positive. Di fondo restava una latente eccitazione per la trasgressione insita
in quella situazione; guardò il corpo dell’amico, ora dinanzi a lei e si sentì
fortemente attratta da lui.


“Non devi pensare, fallo e
basta!” pensò mentre entrava nella sua camera.


Paolo aveva colto le incertezze
di Silvia ma era sicuro che l’avrebbe vinte, non si era voltato per incitarla,
non aveva rallentato il passo, aveva aperto la porta della sua camera ed era
entrato tenendola aperta per lei.


Quando la ragazza varcò la
soglia aveva già superato gli ultimi dubbi ed era pronta per lui, ma non poteva
essere preparata alla presenza di Luca. Silvia guardò Paolo e poi Luca, si
aspettava che l’ultimo, compresa la situazione, si alzasse dal letto su cui
giaceva ancora vestito ed uscisse dalla camera. Sicuramente tra i due amici
c’era l’intesa di lasciare il posto al primo che sarebbe entrato in compagnia,
ma il ragazzo non si alzò. Luca fissò a lungo Silvia poi la salutò con esagerata
gentilezza.


 



-          Luca
potrebbe rimanere con noi, se ti va… - propose Paolo


 


Silvia sgranò gli occhi stupita
dalla proposta dell’amico, faticava a comprendere tutte le implicazioni di
quella proposta. Sul momento si sentì offesa, trattata come merce, come una
puttana, e stava per voltarsi ed uscire sbattendo la porta. Poi, gli occhi di
Luca, incredibilmente innocenti e carichi di speranza le fecero capire quanto
fosse desiderata anche da lui.


 



-          Tanti
anni fa mi avevi parlato di un tuo ricorrente sogno erotico. Un desiderio intimo
e segreto che eri sicura di non soddisfare mai… che temevi di non avere il
coraggio di soddisfare mai.


Ora puoi
farlo!


Ciò che
potrebbe accadere in questa stanza… non uscirà da qui se non nei nostri ricordi.


 


Paolo le sussurrò queste parole
nell’orecchio mentre l’abbracciava con dolcezza, poi colto un certo rilassamento
lasciò scivolare le mani verso i glutei e le disse:


 



-          Lasciati
andare, non te ne pentirai.


 


Silvia riaprì gli occhi per
fissare quelli di Luca, seduto sul letto, quindi sollevò il viso verso quello di
Paolo e dischiuse le labbra in cerca di un bacio. Persa nella stupenda
sensazione di quelle labbra a contatto delle proprie e nella crescente
eccitazione si sentì portare verso il letto e spingere verso il basso sino a
sedersi sul bordo. Improvvisamente le mani sul suo corpo divennero quattro, le
carezze si moltiplicarono e con esse la percezione del piacere. Silvia non
oppose alcuna resistenza alle mani che scivolavano sulle gambe, che sollevavano
la gonna, s’intrufolavano sotto la camicetta e ne slacciavano i bottoni. Restò
immobile, con gli occhi chiusi, a godersi le sensazioni che nascevano da ogni
punto del suo corpo solleticato da quelle mani, le aveva dappertutto oramai,
pelle contro pelle. L’eccitazione era quasi incontrollabile, nella mente non vi
era più traccia dei dubbi di poco prima, rimaneva solamente il desiderio di non
perdersi neppure un istante di quell’orgia di sensazioni piacevoli. Non riusciva
a comprendere cosa le stessero facendo, i punti stimolati erano troppi per
seguire il piacere nato da ognuno di loro. Silvia gemette poi sussurrò:


 



-         
Spogliatemi!


 


I due amici l’accontentarono.
Abbandonarono per un istante il seno, la vulva, i fianchi e le gambe per
sfilarle del tutto la camicetta e la gonna, le tolsero di dosso la biancheria ma
le lasciarono le calze e le scarpe. Silvia apprezzò questo gesto, si sentiva
diversa con qualcosa ancora indosso, specie quei due simboli di femminilità. Era
in attesa delle loro mani, ora che nulla si opponeva più a lunghe carezze sulla
pelle, ma ricevette uno stimolo ancor più intenso dalla lingua di Luca che le
scivolava sulle calze in direzione del pube. Silvia aprì completamente le gambe,
ansiosa di ricevere quella lingua tra le labbra della vagina, nello stesso tempo
non dimenticò il membro di Paolo che le si stava avvicinando al viso. Ingoiò
l’asta del ragazzo nel preciso istante in cui Luca spingeva con forza la lingua
sul clitoride. Un’esplosione di piacere le invase il corpo, il sapore di maschio
in bocca e lo stimolo in basso portarono Silvia in uno stato d’eccitazione che
raramente aveva provato. Aspirò con forza e succhiò il membro mentre faceva
scorrere la mano per tutta la sua lunghezza, si sentì subito gratificata dal
lungo mugolio di piacere emesso da Paolo e s’impegnò al massimo per strappargli
subito un orgasmo. Si rese conto di poter fare ciò che voleva senza preoccuparsi
di spremere subito il suo amante, tanto ce n’era un altro pronto a soddisfarla.
Fu questa scoperta a farla godere più dello stimolo che riceveva in basso.


Luca era impietoso, non mollava
per un istante il proprio ritmo, Silvia trasmetteva a Paolo il piacere che
riceveva, forse troppo intenso. Paolo si allontanò bruscamente da lei per poi
fissarla con gli occhi carichi di stupore. Silvia apprezzò quello sguardo, le
piaceva stupire, dimostrarsi al di là delle aspettative.


“Sconvolto? Aspetta a vedere
questo!” pensò.


La ragazza si sollevò con
l’aiuto delle mani appoggiate sul materasso e si portò verso il centro del
letto, s’adagiò distesa con le gambe aperte poi disse:


 



-          Vieni! –
rivolta a nessuno in particolare.


 


Lei sapeva che Paolo non avrebbe
raccolto l’invito, aveva sentito il suo glande ingrossarsi tra le labbra e
alcune sporadiche gocce di seme sulla lingua, era troppo vicino all’orgasmo per
entrare in lei senza rischiare di venire subito. Come previsto fu Luca a
sollevarsi e posizionarsi timidamente sopra di lei, indeciso se indossare o no
il profilattico. Era quello che voleva, accogliere Luca sotto gli occhi di
Paolo, un modo simpatico per ringraziarlo di quella serata da lui organizzata.


 



-          Prendimi!
– sussurrò a Luca


 


Il ragazzo scese lentamente sino
a portare il pene contro la vulva, attese un movimento favorevole di Silvia poi
spinse penetrandola. Lei inarcò la schiena sollevandola dal letto mentre lui si
spingeva sempre più a fondo nel ventre, quando lo sentì tutto dentro gemette e
rantolò qualche parola che il ragazzo non comprese.


 



-          Muoviti,
fottimi!” – lo pregò Silvia ad alta voce visto che lui non si muoveva.


 


Luca iniziò a muoversi su di
lei, usciva quasi completamente poi rientrava, inizialmente con dolcezza, poi
notato come lei spingeva il pube incontro al suo quando scendeva, prese a
penetrarla sempre più intensamente. Silvia era eccitatissima, la dilatazione
interna e la copiosità della lubrificazione consentivano a Luca un ritmo
indiavolato. Lei seguiva il ritmo, non aspettava che lui spingesse a fondo, si
faceva sempre incontro incurante dell’espressione allucinata di Paolo. Quando
Silvia riusciva a spostare lo sguardo sull’amico, rimasto in piedi ed in
disparte, trasformava la propria espressione in una di puro piacere, più di
quanto provasse in realtà, era eccitata dagli occhi di Paolo, da come scrutavano
il suo corpo sotto quello di Luca, se li sentiva addosso.


Quando si ritenne soddisfatta di
quell’iniziale amplesso disse a Luca che voleva cambiare posizione, il ragazzo
si sollevò a malincuore da lei, convinto di dover cedere il posto all’amico, ma
si ritrovò steso sul letto con Silvia che prendeva posizione sopra di lui. Lei
si sistemò a cavallo di Luca, prese il membro e se lo posizionò tra le labbra
della vulva, scese appena lo percepì correttamente indirizzato. Silvia si spinse
sino in fondo aprendo le gambe per aderire completamente al corpo di Luca, poi
iniziò a muovere solamente le anche con un espressione di puro piacere sul viso,
ora vera e non ad uso di Paolo. Dimenticò tutto il resto, in quel momento
esisteva solamente quel pezzo di carne, dura, che aveva profondamente piantato
nel ventre. Si muoveva in modo da sentirlo al meglio, contraeva e rilasciava
ritmicamente la muscolatura interna mentre ondeggiava lentamente con le anche.
Non si sollevava da lui, non lo faceva scorrere in se e nemmeno cercava uno
stimolo esterno sul clitoride. Le era sufficiente quella presenza dentro per
godere. Quando ritenne d’essere pronta, fisicamente e psicologicamente, si
lasciò cadere su Luca e senza farlo uscire da sé chiamò Paolo.


 



-          Avanti,
vieni anche tu… fatemi impazzire!


 


Paolo non si aspettava questa
richiesta, era convinto che lei si sarebbe limitata a prenderne uno mentre
succhiava l’altro. Una doppia penetrazione andava al di là di ogni più perversa
speranza. Era eccitato dall’idea di penetrarla analmente mentre lei aveva dentro
Luca ed era felice che le avesse riservato quella parte del suo corpo. Salì sul
letto e si sistemò dietro di lei che già aveva sollevato il sedere in attesa; ne
dilatò le natiche e solleticò l’ano con un dito inumidito, quindi spinse il dito
dentro di lei. Silvia rantolò di piacere e si dilatò.


 



-          Sei
pronta, vedo. – le disse Paolo con voce rotta dall’emozione



-          Prendimi!
Anche tu… dai! – riuscì a dire lei


 


Paolo posizionò il membro ed
iniziò a spingere delicatamente.


 



-          Aiutami…
- disse rivolto a Silvia


 


Lei spinse per dilatare l’ano al
massimo e lo sentì, improvvisamente, entrare.


Fu un esplosione di piacere
misto ad un dolce dolore che lei sapeva apprezzare, urlò incurante del sottile
spessore delle pareti della camera. Quando il dolore passò rimase la sensazione
d’essere piena di due uomini e tornò a godere pur rimanendo immobile. I ragazzi
compresero il suo stato ed iniziarono un lento movimento all’unisono. Silvia si
rifiutava di pensare, di realizzare appieno ciò che stava facendo, si limitava a
godere. Era un piacere troppo intenso per rovinarlo con la razionalità, era
invasa dagli stimoli tanto da non riuscire più a comprenderne l’origine.


Ebbe un primo ed improvviso
orgasmo, del tutto inatteso ma intenso, quasi feroce nel suo sviluppo. I ragazzi
non si fermarono, continuarono a muoversi senza badare ai lunghi ed a stento
soffocati gemiti. L’interno del suo corpo, in preda alle contrazioni
involontarie, era troppo piacevole per fermarsi.


Silvia non terminò di godere,
quel continuo movimento dei due ragazzi la manteneva in uno stato d’intenso
piacere tanto da non consentirle di capire se l’orgasmo era terminato o no. In
preda ad un puro delirio erotico si scopri ad urlare:


 



-          Ora
riempitemi! Riempitemi… tutti e due!


 


Questa frase entrò nelle
orecchie di Luca che già a stento tratteneva il piacere, la voce di Silvia
riuscì a rompere tutto il castello d’autocontrollo che si era costruito e venne
immediatamente. Silvia lo sentì ansimare e contemporaneamente lo percepì pulsare
dentro il ventre, allora si spinse contro di lui, lo prese completamente dentro
mentre anche Paolo spingeva per eiacularle nel profondo dell’intestino. In un
lampo di lucidità Silvia comprese che due uomini stavano iniettando il loro seme
contemporaneamente nel suo corpo, quest’immagine riuscì a donarle un secondo,
meno intenso forse, ma più lungo orgasmo.


Terminarono di godere che Silvia
ancora provava un languido piacere, Paolo uscì da lei liberandola; lei si
sollevò dolorante da Luca e crollò stesa sul letto, quindi chiuse gli occhi e
rimase immobile a godersi ciò che rimaneva del piacere.


Luca e Paolo la lasciarono sola,
consci che doveva accettare ciò che aveva appena vissuto senza interferenze
esterne. Silvia, forse, si appisolò fisicamente distrutta; nel dormiveglia sentì
un lungo bacio sulla fronte ed una carezza sul viso mentre la voce di luca le
sussurrava un “grazie”. Solo più tardi, non sapeva quanto tempo fosse trascorso,
si ritrovò ad osservare stupita il seme che colava dalla vagina e ad analizzare
il leggero dolore all’ano.


Fu in quel momento che Paolo le
si fece incontro e la invitò a godere ancora una volta.


Dopo quel nuovo amplesso non
aveva nemmeno più la forza di recarsi in bagno per una doccia, voleva lavarsi,
eliminare ogni traccia dal proprio corpo di quella notte di follia, ma in fondo
era bello risvegliarsi ed avere le prove che non aveva sognato.


Si appisolò stretta a Paolo,
felice d’aver ceduto alle sue lusinghe. Non provava alcun senso di colpa così
come sapeva che non n’avrebbe provati il giorno seguente quando avrebbe
salutato, per sempre, l’amico. Era stata solo una parentesi della sua vita, se
avesse provato il desiderio di rivivere quell’esperienza, senza dubbio, i
protagonisti non sarebbero stati né Luca né Paolo. Non poteva permettersi
d’arrivare a provare qualcosa di più che una semplice attrazione sessuale nei
loro confronti.


Quella cena di classe l’aveva
cambiata, ma non a causa dell’aspetto trasgressivo di ciò che aveva vissuto.
Silvia si era scoperta in grado di trovare da sola l’uscita dalla situazione di
stasi che tanto l’opprimeva. È vero che era stata corteggiata da Paolo, ma lei
si era lasciata corteggiare ed aveva trovato da sola le motivazioni e la forza
per concedersi quella notte di passione, aveva, per la prima volta, ascoltato
solamente le proprie necessità. Il risultato più evidente era un accresciuta
sicurezza in se stessa. Dopo aver retto il confronto con due amanti non temeva
più di non risultare “all’altezza della situazione”; sensazione che spesso
l’aveva bloccata.


Durante il viaggio di ritorno,
in macchina con Lorenza, scambiò poche parole con l’amica, il sorriso enigmatico
e la luce degli occhi non lasciava molti dubbi. Lorenza, oltre al resto non
aveva molta voglia di parlare. Silvia l’osservò a lungo, ne studiò
l’espressione, le movenze il tono di voce usato nelle rare parole.


 



-          Eccola
qua… ti sei nuovamente innamorata! – disse a bruciapelo Silvia



-          Già! –
confermò Lorenza



-          E adesso?



-          Aspetto
che mi passi! – terminò Lorenza






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