Anna
entrò nella mia stanza visibilmente arrossata in viso.
-
Ho bisogno del tuo aiuto! – mi disse con il fiato corto
Era visibilmente eccitata, le labbra gonfie ed i
capezzoli che spingevano il tessuto della maglietta di cotone erano segni
inequivocabili.
- Che
genere d’aiuto? – domandai a mia sorella.
- Mi devi
accompagnare in centro, questa sera. Devi farmi da scorta… diciamo così.
- Scorta?
- Sì,
voglio incontrare quell’uomo conosciuto qualche giorno fa in chat…
- Ma…
avevamo deciso di non vedere mai gli “amici” conosciuti in questo modo… lo sai!
- Sì, sì.
Hai ragione, ma questo lo devo proprio incontrare… ti prego… aiutami! – mi
supplicò facendo gli occhi dolci.
Non avevo mai potuto negare
nulla alla mia sorellina.
Anna, più giovane di me di tre
anni, era una ragazza dolcissima e qualcosa di più che una semplice sorella. Era
un’amica preziosa, il mio specchio femminile, l’unico rifugio sicuro dove
rintanarmi ogni volta che soffrivo per qualche motivo ed io ero la stessa cosa
per lei, il nostro legame era davvero forte e non perdeva intensità con il
passare del tempo, anzi si rafforzava sempre più.
Benché fortemente contrario a
questo suo incontro non potevo negarle la mia assistenza, se lei aveva deciso
d’incontrare quell’uomo nulla l’avrebbe fermata. Nonostante i suoi ventuno anni
era una donna in tutti i sensi.
Fu così che mi ritrovai a
guidare verso il centro città con Anna seduta al mio fianco. Cercando di non
farmi notare l’osservavo; studiavo i dettagli dell’abbigliamento, le espressioni
del viso, tentavo di cogliere nelle sue parole i pensieri inespressi che, senza
dubbio, le impregnavano la mente. Senza dubbio era in uno stato di latente
eccitazione sessuale, la sua voce era più morbida e calda del normale. Aveva
indossato un vestito leggero che, benché scendesse sino alle ginocchia, lasciava
completamente scoperte le spalle, ciò poteva essere giustificato dalla stagione
calda o dalla comodità dell’abbottonatura anteriore. Sarebbe stato sufficiente
slacciare una decina di bottoni per aprire completamente l’indumento e sotto,
sapevo, non indossava altro che un minuscolo slip. Pensai alla stranezza della
sua decisione, solitamente non rinunciava a mettere in mostra le lunghe gambe ed
il sedere fasciandolo in strette gonne corte. Di certo la sua era stata una
scelta dettata dalla speranza, o dalla certezza, di un epilogo erotico del
prossimo incontro. Se non aveva indossato qualcosa di più sexy, di più
seducente, era perché si sentiva sicura d’aver già sedotto l’uomo che avrebbe
incontrato di lì a poco. Mi ritrovai ad immaginare il corpo di mia sorella a
mala pena coperto da quel vestito aperto ed appeso solo per le sottili spalline,
il gioco delle luci sulla pelle del seno, del ventre e del pube che lei depilava
accuratamente sino a lasciare un piccolo ciuffetto in cima. Era un’immagine
altamente erotica che scacciai immediatamente. Non era la prima volta che
pensavo a lei in questi termini, da sempre l’avevo trovata molto attraente e
sensualmente accattivante. Il nostro rapporto era privo d’inibizioni, spesso
c’incrociavamo nudi o seminudi in casa, ancor più spesso parlavamo di sesso, di
sogni, di speranze, d’amore, di delusioni, di rabbia, di disillusioni. Alla fine
di ogni storia d’amore rimanevamo solo noi e sempre noi a farci compagnia e
consolarci. I sogni erotici su di lei, con lei come protagonista, erano sempre
più frequenti. Tentavo di scacciarli, di considerare unicamente i lati negativi
di un rapporto incestuoso, di convincermi che non era bene sognare di fare sesso
con la propria sorella, ma lei tornava sempre nei miei sogni notturni o ad occhi
aperti per eccitarmi come nessun’altra ragazza non aveva mai fatto. Non n’avevo
mai parlato, forse questo era l’unico segreto che le avessi mai nascosto, ma la
sua divulgazione, temevo, avrebbe compromesso il nostro rapporto. Ero sicuro che
lei non l’avrebbe presa bene, che si sarebbe sentita in parte responsabile e si
sarebbe allontanata da me. Non potevo permetterlo, avevamo troppo bisogno l’uno
dell’altra.
I nostri occhi s’incrociarono
per un attimo, verde contro verde.
- So che
non approvi… ma devo vederlo. – esordì Anna.
- Sarò
sempre nei paraggi… caso mai ci fosse bisogno… - la rassicurai
- Lo so! È
bello avere un fratellone grande e grosso che può difenderti, ma…
- Ma?
- Ma non
credo n’avrò bisogno. – mi rassicurò lei
- Perché lo
vuoi vedere. Non avevi mai desiderato incontrare i “tipi” conosciuti in chat?
- Questo mi
ha rivoltato l’utero solo con le parole… non oso pensare cosa potrebbero farmi
le sue mani!
Le parole di Anna erano state
espresse con una voce ed un’espressione talmente innocente da far risaltare
ancora di più il loro significato per il netto contrasto. Approfittai di un
semaforo sul rosso per fissarla ancora negli occhi, il suo sguardo era
sconvolgente per la lucidità di pensiero che esprimeva.
-
Sconvolto? – domandò lei
- Beh!
Quando usi termini così espliciti…
- Non è la
prima volta che parliamo di sesso.
Sai da quanto
tempo è che non sto con un ragazzo?
- Da circa
sei mesi, ma hai solo ventuno anni… ha ancora tutto il tempo che vuoi per
colmare le lacune libidinose.
- Lo devo
vedere. – disse lei seguendo la linea di pensiero che aveva in mente senza
badare alle mie parole. – Devo scoprire se esiste veramente un uomo in grado di
farmi provare quello che sogno, quello che so esistere ma non ne ho le prove.
- E
sarebbe?
- La
passione. La pura passione erotica, il desiderio, l’eccitazione senza limiti, il
brivido di una carezza che vale quanto il bacio di un inetto, il piacere del
sesso fatto con uno che sa cosa vuoi, quando lo vuoi e dove lo vuoi… - rispose
lei tutto d’un fiato.
- E pensi
d’averlo trovato in quest’uomo?
- Lo spero!
Sto andando a scoprirlo. – ammise lei.
Anna stava diventando sempre più
inquieta, si rigirava sul sedile cercando una sistemazione impossibile da
trovare. Io restavo in silenzio cercando di comprendere il reale significato
delle sue parole, mi domandavo cosa stesse cercando veramente mia sorella quando
lei disse:
- In ogni
caso tu stammi vicino, non ti far notare, ma non mi mollare un solo istante.
Qualunque cosa vedrai accadere non intervenire... se non sarò io a chiamarti con
un gesto o con il tuo nome.
- Che
intenzioni hai? – le domandi inutilmente.
- Solo una:
quella di non pormi alcun limite. – rispose lei.
Arrivammo sul luogo
dell’appuntamento con qualche minuto d’anticipo, la feci scendere dalla macchina
davanti all’ingresso di uno dei tanti ritrovi all’aperto lungo il fiume aperti
solo in estate, quindi andai a posteggiare con comodo. La nostra manovra era
stata studiata per non insospettire l’uomo che doveva incontrare, nel caso ci
avesse visti arrivare. Lui sapeva della mia esistenza, Anna gli aveva parlato
spesso di suo fratello nelle lunghe sezioni di chat, quindi era del tutto
plausibile che l’avessi accompagnata per poi andarmene per i fatti miei.
Posteggiata l’auto entrai pure
io nel parco dove sotto vari tendoni erano sorte pizzerie, bar, birrerie, cinema
all’aperto, zone verdi trasformate in piste da ballo. Una variegata moltitudine
di gente bighellonava tra un bancone e l’altro bevendo una birra o consumando un
panino. Era il luogo ideale per passare inosservati e non mancavano nemmeno gli
angoli appartati, sarebbe bastato seguire la sponda del fiume per ritrovarsi in
breve tempo completamente isolati nella penombra dei lontani lampioni stradali.
Anna era seduta ad un tavolino
di un bar “verde” dove erano serviti unicamente analcolici d’origine vegetale di
coltivazione biologica, in breve quei frullati tanto di moda quanto di dubbia
composizione. Era ancora sola, lanciò un’occhiata nella mia direzione con il
chiaro messaggio di non avvicinarmi troppo. La vedevo controllare nervosamente
l’ora, ripeteva il gesto più volte ogni minuto: il suo nuovo amico era in
ritardo. Riuscivo ad immaginare cosa le passasse per la testa, pur non potendo
cogliere il suo sguardo ero sicuro che iniziasse a ritenersi vittima di un
appuntamento a vuoto. Forse il suo amico aveva rinunciato all’incontro, forse
non era rimasto coinvolto quanto lei dai discorsi letti sul freddo monitor del
computer.
Notai dai gesti di Anna, da come
controllava il contenuto della borsetta, quanto iniziasse ad innervosirsi. Nel
momento in cui la vidi terminare d’un fiato il contenuto del bicchiere ero
sicuro che avrebbe abbandonato il tavolo per venire a sfogarsi con me, ma
proprio in quell’istante mi passo a fianco un uomo che camminava veloce e
trafelato. Lui raggiunse i tavoli poi cercò con lo sguardo un viso che
ricordasse quello visto in foto, notò subito Anna essendo l’unica ragazza sola e
palesemente in attesa, quindi s’avvicinò a lei. Si presentarono e lui la baciò
sulla guancia, lei era ancora tesa ma dopo pochi istanti la vidi rilassarsi,
evidentemente l’uomo era riuscito a giustificare il suo ritardo.
Mi soffermai su di lui,
all’apparenza non aveva nulla di speciale, pur trovandomi distante da loro
potevo cogliere alcuni tratti somatici. Non aveva l’aria del maniaco sessuale,
muoveva le mani con calma e sicurezza, non aveva strane espressioni; dal colore
dei capelli e dalle poche rughe che riuscivo a cogliere giudicai avesse
realmente passato i quaranta come aveva dichiarato più volte in chat. Non aveva
neppure mentito sul suo aspetto fisico, in forma ma con qualche chilo di troppo,
e questo deponeva a suo favore. Lentamente mi stavo rilassando, i timori
dell’incontro di Anna con uno sconosciuto andavano gradualmente scemando. Oltre
al resto avevano ordinato da bere e parevano intenzionati a consumare il loro
incontro in quel modo innocente.
Pensavo ai progetti di Anna,
alla sua scelta del vestito idoneo ad un breve ed intenso incontro erotico, e mi
sentivo dispiaciuto per lei, non avevo considerato i tempi di mia sorella. Lei
voleva godersi sino in fondo quell’incontro, intendeva far crescere lentamente
il desiderio, trasformarlo in eccitazione per poi farlo esplodere in godimento
quando si sarebbe ritenuta pronta.
Di lì a poco, infatti, li vidi
alzarsi e passeggiare insieme senza meta apparente. Li seguii con tutta la
prudenza del caso, se avessi in qualche modo rovinato i piani di Anna sarebbero
occorsi mesi prima che mi perdonasse.
I due raggiunsero il limite
dell’area illuminata dai fari, si fermarono per scambiarsi qualche parola,
quindi proseguirono. Io cercai un’altra via, non volevo correre il rischio
d’essere scambiato per un “guardone”, simulai un incontenibile necessità idrica
e m’avvicinai ad un cespuglio slacciandomi i jeans con l’aria di chi non riesce
più a trattenere la vescica, quindi scivolai nel buio.
Camminavo prestando molta
attenzione a non far rumore, anni di caccia fotografica stavano dimostrando il
loro frutto nel modo più inaspettato. Conoscevo i sentieri della zona e sapevo
dove dirigermi, l’unico rischio era di disturbare una coppietta appartata e
passare i miei guai. Fortunatamente la zona era ancora deserta, notai mia
sorella ed il suo amico camminare abbracciati lungo il sentiero, ora che i miei
occhi s’erano completamente adattati alla penombra riuscivo a vederli benissimo.
Mi avvicinai a loro restando tra gli alberi e mi bloccai quando vidi mia sorella
votarsi verso di lui per buttargli le braccia al collo prima di baciarlo
appassionatamente.
Anna era decisa ad andare sino
in fondo, evidentemente.
Lui rispose al bacio
accarezzandola lungo la schiena, lentamente le mani scendevano sempre di più
verso i glutei di Anna sin quando afferrarono le natiche e la sollevarono da
terra. Mi parve di sentire il lungo sospiro di mia sorella, ma ero ancora troppo
distante. Approfittai della loro distrazione per avvicinarmi ulteriormente.
Anna era stata chiara: non
dovevo intervenire se non espressamente richiesto da lei. Solo se e quando si
sarebbe sentita in pericolo mi avrebbe chiamato. Non restava che accucciarmi
nell’ombra ed osservare le loro mosse.
Dopo un lungo bacio Anna si era
voltata per appoggiarsi a lui, quel gesto aveva richiamato le mani dell’uomo sul
petto e sul bacino di mia sorella che, con la testa volta al cielo, si godeva
quelle carezze. La vedevo premere ritmicamente le natiche contro i genitali
dell’uomo, ruotarle per strofinarle su quello che immaginavo essere un membro
eccitato e durissimo. Lentamente lui le stava slacciando i bottoni del vestito,
uno dopo l’altro si aprivano mostrando sempre più ampie porzioni della pelle di
mia sorella, il seno fu il primo ad essere liberato e le mani erano palesemente
indecise se palparne la consistenza o continuare a spogliarla. Ora potevo
sentire chiaramente i sospiri di Anna, i lunghi e delicati gemiti che incitavano
l’uomo a toccarla in modo sempre più lascivo. Mi colpiva la sua apparente
passività, era appoggiata a lui e lasciava che quelle mani frugassero ovunque
sul suo corpo, non faceva nulla per fermarle o per dirigerle la dove preferiva.
Anna si dava completamente all’uomo, senza chiedere ma senza porre limiti. Era
sua, completamente sua, in quel momento ed era terribilmente eccitante.
L’uomo spinse lentamente mia
sorella verso il tronco di un albero appena fuori dal sentiero, oramai il
vestito era completamente aperto e la sua pelle chiara risaltava nel buio
donandole un aspetto quasi etereo, fiabesco, in forte contrasto con l’erotismo
della scena cui stavo assistendo. Lei si lasciò schiacciare contro il tronco,
riuscivo ad immaginare la pressione della rugosa corteccia sulla sua morbida
pelle, doveva farle male ma non si lamentava, anzi pareva apprezzare la
situazione. La mani del suo amico le avevano sollevato il vestito ed ora stavano
violando il precario limite imposto dagli slip. Non riuscivo a cogliere
nettamente i particolari ma da come Anna stava aprendo le gambe e dai suoi
sempre più rumorosi sospiri potevo immaginare almeno un dito di quelle mani
dentro di lei. L’uomo muoveva il braccio in modo eloquente ed Anna gemeva; la
vedevo spingere con forza le mani sul tronco sino ad allontanarsi per riuscire a
piegarsi in avanti. L’uomo allontanò le mani dall’intimità di mia sorella,
quindi tentò di sfilarle gli slip; non fu un impresa facile, Anna non
collaborava, era troppo eccitata per riuscire a comprendere che doveva
richiudere le gambe per consentirgli di spogliarla completamente. Finalmente lui
riuscì nell’impresa, accarezzò ancora la schiena e le natiche di mia sorella poi
lo vidi armeggiare con la patta dei calzoni, allora compresi che Anna diceva sul
serio quando aveva deciso di non porsi limiti. Stava per avere un rapporto
completo con uno sconosciuto.
Mi scoprii ad osservare sempre
più eccitato quella scena, quando lui spinse con decisione il membro dentro mia
sorella lei urlò di piacere e quel suono mi prese sin dentro l’anima. La
guardavo sobbalzare sotto le spinte sempre più intense dell’uomo, fissavo quasi
incredulo la sua testa muoversi senza logica, reclinarsi all’indietro per gemere
per poi tornare giù in modo da spingere lo sguardo verso il loro punto d’unione.
Ero eccitatissimo, il mio membro premeva dolorosamente contro il duro tessuto
dei jeans, ero fortemente tentato di prenderlo in mano e procurarmi quel piacere
che vedevo nascere davanti a me, ma non potevo distrarmi, mia sorella poteva
avere ancora bisogno di me, quindi mi limitai ad osservarla. Quell’eccitazione
che provavo era troppo intensa per essere generata unicamente dalla scena cui
stavo assistendo, c’era qualcosa di più: una componente più intima, il perverso
piacere di vedere mia sorella godere. Come presi coscienza di questo subito mi
raffreddai, ancora una volta la consapevolezza di trovare eccitante mia sorella
mi sconvolse, o meglio scompigliò tutto ciò che mi era stato insegnato a
proposito dei rapporti tra fratelli.
Abbandonati i miei sensi di
colpa tornai a scrutare i due. Anna godeva e doveva essere prossima all’orgasmo,
si poteva desumere da come si muoveva, dalla quanto tentasse d’aprire le gambe e
dall’evidente fatica nel mantenersi in piedi. Aveva il viso premuto contro il
tronco, voltato nella mia direzione quasi sapesse dove mi trovavo, vedevo le
labbra dischiuse in un perenne sospiro e maledivo il suo vestito che copriva
buona parte del corpo lasciando scoperto solo il sedere.
Anna raggiunse l’orgasmo nel
preciso istante in cui me lo aspettavo, la stavo fissando e compresi l’imminente
esplosione di piacere. Lei spalancò la bocca ed inspirò a fondo, trattenne per
un attimo il respiro, poi lasciò uscire tutta l’aria dai polmoni prima di
pregarlo d’incitare l’uomo a muoversi sempre più veloce. Lui l’accontentò, prese
a sbatterla sempre più velocemente trattenendola con forza per i fianchi. Era
una scena sconvolgente vedere mia sorella presa in quel modo, non riuscivo più a
trattenere la mia erezione. Mi slacciai la cintura deciso a venire con lei
quando vidi l’uomo arrestarsi e spingersi completamente contro le natiche di
Anna che immobile percepiva il seme invaderle il ventre.
Tutto era finito, allora
rinunciai al mio piacere. Attesi che i due si ricomponessero e prendessero la
via del ritorno quindi anche io tornai nella calca. Ben presto individuai mia
sorella ed il suo amico, camminavano affiancati scambiandosi rare parole, nulla
nel loro aspetto, nell’espressione del volto, lasciava intendere cosa fosse
appena accaduto. Non conoscendo i loro programmi stavo per accostarmi ad uno dei
tanti luoghi di ristoro con l’intenzione di regalarmi una birra ghiacciata, ne
avevo davvero bisogno, quando li vidi avvicinarsi all’uscita. Mi misi quasi a
correre per superarli e raggiungere la mia auto in tempo per raccogliere la mia
sorellina. Tutto andò per il meglio, avevo appena avviato il motore quando vidi
Anna dirigersi verso di me, le andai incontro e la feci salire.
Ora che avevo Anna tutta per me
mi concessi tutto il tempo per osservarla con attenzione. Il vestito era stato
abbottonato alla rinfusa e le asole non combaciavano; strano, pensai, Anna era
sempre molto attenta ai particolari. Alcuni piccoli pezzi di corteccia e rari
fili d’erba facevano capolino dai sui lunghi capelli, altro segno di quanto
fosse sconvolta. Ciò che non avevo mai visto, però, era l’espressione del suo
viso. Anna non parlava, allora mi avviai verso casa.
Volgevo spesso lo sguardo nella
sua direzione senza ottenere alcuna risposta da lei sin che, all’improvviso,
disse:
- È stata
una cosa magnifica!
- Ci credo…
- confermai
- Pensavo
che mi scoppiasse il cervello tanto godevo… - confessò
- Ho visto
che ti piaceva.
- Ero così
eccitata da non pensare ad altro che godere, volevo solo sentirlo dentro e farmi
scopare…
Tacqui per lasciarla parlare
liberamente.
- Mi
piacevano le sue mani su di me, mi sono data completamente… quando mi è entrato
nel ventre pensavo di venire in quell’istante.
L’osservai, aveva gli occhi
lucidi fissi all’infinito, oltre il parabrezza verso un punto non
identificabile.
- Lo
sentivo entrare ed uscire, entrare ed uscire… sempre più forte, sempre più a
fondo e godevo… Speravo non finisse mai, poi sono venuta. Il cervello non
controllava più il mio corpo, ho seguito l’istinto e… non so cosa ho fatto…
godevo e basta.
Poi l’ho
sentito premere contro di me, entrare tutto dentro ed irrigidirsi… quindi il
calore del suo seme nel ventre mi ha generato un nuovo orgasmo… credo… stavo
ancora godendo del primo.
- Eri molto
eccitante… ho visto tutto! – dissi io non riuscendo più a mantenere il silenzio.
- Davvero?
– domandò lei con riconquistata razionalità – Davvero mi hai trovata eccitante?
- Sì… né
porto ancora gli effetti! – dissi ridendo per smorzare la situazione
potenzialmente pericolosa.
Anna tacque a lungo. Pensai che
dopo lo sfogo verbale intendesse godersi il languore residuo, non ero per niente
preparato a ciò che stava per confessarmi.
- Lo sai
che la consapevolezza della tua presenza, anche se non ti vedevo, mi ha eccitata
più delle sue mani?
- Cosa
intendi? – domandi per subito pentirmene.
- Pensavo a
te!
Ti immaginavo
lì vicino, mi pareva quasi di “sentire” i tuoi occhi. Ero eccitata dall’idea che
tu mi stavi guardando mentre mi facevo scopare da lui…
Mi sentivo al
sicuro… c’eri tu pronto a difendermi… mi sono lasciata completamente andare… non
era mai successo con nessuno.
E tu perché
ti sei eccitato?
Voglio dire…
ti eccitava vedere una ragazza fare sesso… una qualsiasi ragazza… o ero io ad
eccitarti?
Non volevo rispondere a
quest’ultima domanda, rimasi in silenzio a lungo mentre meditavo sul fatto che
tra di noi non c’erano mai stati segreti d’alcun tipo, poi confessai
accorgendomi d’aver taciuto troppo a lungo.
- Eri tu ad
eccitarmi! – dissi sinteticamente.
Anna tacque soddisfatta. Riuscii
a cogliere un sorriso prima che si richiudesse nei suoi pensieri.
Giunti a casa, eravamo
completamente soli per il fine settimana, lei andò subito in camera sua senza
dire una parola. Poco dopo sentii l’acqua scorrere nella doccia.
Ero troppo carico,
eccessivamente eccitato dalla serata, il suono della doccia mi costringeva a
pensare al corpo di Anna bagnato, alle sue mani che insaponavano la pelle
lucente, lavavano il seno, il sedere tondo ed il pube indugiando a lungo tra le
labbra. Tornai a dover sopportare una dolorosa erezione, ero ormai deciso a
lenire quel piacevole dolore chiudendomi nell’altro bagno quando lei uscì e mi
raggiunse nella mia camera. Indossava il suo accappatoio bianco tenendolo chiuso
con le mani, la cintura svolazzava dietro di lei, non si era lavata i capelli
che aveva raccolto con un cerchietto. Mi si fece incontro con un espressione
indecifrabile. Non capivo se stesse soffrendo o se l’eccitazione sessuale fosse
ancora padrona di lei. Si pose innanzi a me poi disse:
-
Puniscimi!
La fissai a lungo convinto di
non aver inteso bene le sue parole.
-
Puniscimi, ti prego! – disse ancora mia sorella.
- Cosa ti
passa per la testolina? – domandi leggermente adirato pensando che si stesse
prendendo gioco di me.
- Ho fatto
una cosa ignobile, questa sera. Mi son data ad uno sconosciuto… non gli ho
negato nulla di me, l’ho lasciato violare il mio corpo…
- Era
troppo calda l’acqua della doccia? – domandai
- È stato
bellissimo, ho goduto come mai mi è capitato, ho fatto cose e sussurrato parole
che non pensavo possibili… Ma mi son data senza pensare, senza ragione… solo per
il piacere.
Ho umiliato
il mio corpo per una scopata che non mi ha lasciato altro che un labile
languore.
Puniscimi!
- Anna… ciò
che è fatto è fatto, non prenderla così… insomma .. ti è piaciuto no?
- Non ho
ascoltato i tuoi consigli. – continuò lei senza badare alle mie parole, seguiva
unicamente i suoi pensieri, come sempre. – Tu mi avevi detto di non incontrarlo,
ma io avevo troppo bisogno di godere… ora devi punirmi per non averti obbedito.
- Anna! –
urlai scotendola per le spalle – Ora basta, falla finita!
Lo scossone non risvegliò mi
sorella dallo stato in cui si trovava, generò piuttosto un lungo gemito simile a
quelli che avevo sentito al parco. Anna lasciò cadere le mani che trattenevano
l’accappatoio e questo si aprì mostrando il suo corpo nudo. Tornai a sedermi sul
bordo del letto sconvolto da quella visione e lei n’approfitto per avvicinarsi e
passare una mano dietro la mia nuca per avvicinarmi al suo bacino. Non potei
fare a meno d’appoggiare il viso alla sua pelle, era morbida, calda e riuscivo a
cogliere il suono del respiro sempre più veloce. La situazione era imbarazzante
sia per la mia erezione sempre più prepotente che per la nudità di mia sorella.
- D’ora in
poi ascolterò sempre i tuoi consigli… ma ora devi punirmi! – disse lei sottovoce
Feci l’errore di prenderla per i
fianchi con l’intenzione d’allontanarla, le mani, però, finirono sotto
l’accappatoio e cinsi la sua pelle con troppa forza. Anna gemette ancora, più
forte questa volta. Allontanandola mi ritrovai il suo pube innanzi agli occhi,
fui rapito dal profumo e persi ogni controllo. Con i sensi obnubilati dalla
passione avvicinai il viso al pube e ne baciai dolcemente la poca peluria. Mia
sorella spinse in avanti il bacino aprendo leggermente le gambe, mi offrì
spudoratamente le sua femminilità ed io la colsi. Spinsi la lingua tra le
labbra, cercai il clitoride e assaggia per la prima volta il sapore di mia
sorella. Mentre la leccavo la sentivo fremere, respirare affannata, quando mi
accorsi che stentava a mantenersi in piedi feci scivolare le mani sui glutei e
la costrinsi a sedersi sulle mie ginocchia. Anna si sistemò su di me e mi
abbracciò, restai accoccolato sul suo seno, tentai di mordicchiare i capezzoli
poi, in un attimo di razionalità, sollevai il viso per guardarla negli occhi.
- Non
possiamo… è sbagliato! – le dissi.
- Non è più
sbagliato di quello che ho fatto questa sera. – disse lei
- Sei mia
sorella! – protestai
- E tu sei
mio fratello… ora puniscimi per ciò che ho fatto!
Anna si sollevò da me, si mise
in piedi e lasciò cadere l’accappatoio in terra. Mi fissò a lungo forse per
studiare la mia espressione o forse per trovare il coraggio d’andare sino in
fondo, poi salì carponi sul letto ed attese.
Mi spogliai con gli occhi fissi
sul sedere di Anna, sulla sua schiena, sulla vulva semi aperta. Sapevo d’aver
perso la ragione ma non potevo più fermarmi. Mi posizionai dietro di lei ed
appoggiai il membro alle natiche, quindi lo guidai verso la vulva e lo spinsi
tra le labbra. Anna ebbe un singulto, stava per sollevare il sedere in modo da
facilitarmi poi ci ripensò.
- No! Devi
punirmi!
Disse ad alta voce mentre apriva
di più le gambe e posizionava il sedere dinanzi al membro. Non riuscivo a
credere a quanto stava accadendo. Anna mi chiedeva espressamente un rapporto
anale!
- Ti farò
male se entro così. – riuscii a dire
- Voglio
essere punita, montami!
Oramai la ragione era
completamente sconfitta dal delirio erotico, appoggiai il membro all’ano di mia
sorella e spinsi delicatamente. Con mio stupore mi accorsi che lei si stava
aprendo senza opporre resistenza, mi domandai dove avesse imparato quella
tecnica ma non ebbi il tempo di ragionarci su che mi ritrovai completamente
dentro di lei.
Anna urlò, più forte di quanto
aveva urlato quella stessa sera, poi appoggiò la testa al cuscino.
Iniziai a muovermi lentamente in
lei, la percepivo stretta, chiusa intorno alla mia carne, ma estremamente
adattabile. Ad ogni mia spinta lei gemeva, un suono misto di piacere e dolore.
Temevo di farle male, allora rallentai e mi spinsi meno profondamente in lei,
cercando una delicatezza impossibile in quella situazione. Mia sorella, allora,
prese a muoversi in controtempo, mi veniva incontro quando spingevo.
- Devi
punirmi… spingi più forte… più forte, ti prego. – disse con voce rotta e quasi
incomprensibile
Mentre parlava aveva raccolto un
po’ di umori che le stavano colando dalla vagina per spalmarli suo mio pene. Mi
stupiva sempre di più, ma ora potevo scorrere in lei più agevolmente. Tornai a
montarla con foga appagato dalla sua espressione sempre più goduta. Ora la
sentivo completamente aperta, tanto da non credere che la stessi penetrando
analmente. Lei godeva sempre più intensamente ed io riuscivo a mantenere un
minimo di controllo solo grazie alla volontà di farla venire prima di me.
Tra un gemito e l’altro, Anna,
riuscì ad esprimere il desiderio di cambiare posizione. Pensai che desiderasse
ora una penetrazione vaginale ma lei mi fece stendere poi, volgendomi, le spalle
salì a cavallo del mio membro impalandosi ancora analmente. Vidi il suo sedere
scendere su di me ed accogliermi nelle viscere. Notai subito come sapesse
muoversi bene mia sorella, saliva e scendeva sul membro ondeggiando con le anche
in modo da percepirlo al meglio. Compresi la sua volontà di cambiare posizione
quando la vidi portare una mano tra le gambe e reclinare il capo in un lungo
sospiro di piacere. Masturbandosi e movendosi su di me stava godendo con un
intensità che non pensavo possibile. Anna pareva completamente fuori controllo,
sapevo di non poterla reggere a lungo, mi dava degli stimoli troppo forti;
allora presi a concentrarmi su di lei, iniziai ad accarezzarla cercando i punti
dov’era più sensibile, dove rispondeva meglio. In breve mia sorella parve
impazzire dal piacere, vedevo la sua mano ferocemente nella zona pubica e la
sentivo spingesi sempre si più contro di me. Raggiunse l’orgasmo, rantolò di
piacere prima di fermarsi con il mio membro completamente dentro e ansimare a
lungo. La lasciai godere approfittandone per riprendere un minimo di controllo,
nella mia fantasia stavo cercando il modo migliore per ottenere la mia parte.
Sognavo d’infilarglielo in gola e costringerla a succhiarlo sino alla fine ma
lei, quando si sollevò da me, si stese al mio fianco offrendomi ancora le terga.
Era chiaro che mi voleva ancora dentro.
Ora mia sorella era lucida,
l’orgasmo aveva smorzato gli stimoli erotici. Mentre entravo nelle sue viscere
lei mi fissava negli occhi. Anna spostava lo sguardo, alternativamente, dai mie
occhi ai miei genitali, la vedevo fissare intensamente il mio membro che entrava
in lei. Si lasciava penetrare languidamente godendo ancora, anche se non con
l’intensità di prima. Quando comprese che ero a limite mi disse:
- Vieni!
Fammi vedere il tuo seme.
Alternai ancora qualche
penetrazione a lunghe soste in lei, mi piaceva il suo calore, poi estrassi
velocemente il membro ed eiaculai sulla sua pelle candida. Anna fissava lo
sperma uscire e depositarsi sulla natica con l’espressione soddisfatta. Attese
l’ultima goccia poi mi baciò e tornò in bagno.
Quella notte volle dormire con
me, nonostante il letto singolo.
Dopo la nuova doccia tornò nella
mia camera mentre io ero ancora impegnato nell’altro bagno e si sistemò sotto le
coperte. Quando giunsi la trovai semi addormentata, le feci notare che aveva
sbagliato letto ma mi pregò di lasciarla riposare lì, con me. Mi sistemai al suo
fianco scoprendola completamente nuda, non riuscii a resistere alla tentazione
d’accarezzarla ancora. Lei accetto le mie coccole e s’addormentò felice.
Così iniziò la nostra relazione
incestuosa.
Anna mi confidò al mattino, tra
le coperte, di aver spesso pensato a me in termini erotici. La mia confessione
d’essermi eccitato nel vederla fare sesso con un altro l’aveva convinta che
anche io pensassi a lei in questi termini, ed aveva perfettamente ragione. Nella
doccia, poi, quando ogni residuo languore l’aveva lasciata, aveva provato un
forte senso di colpa nei miei confronti per avermi costretto ad assistere ad un
suo amplesso. Sentiva di doversi far perdonare e per questo mi aveva chiesto di
punirla, mi confessò che inizialmente non pensava ad alcun rapporto sessuale con
me, poi le mie mani le avevano trasmesso quel calore che da sempre cercava. A
questo punto il sesso divenne l’unico suo pensiero.
Mentre parlava accarezzavo la
sua pelle, lentamente scivolai verso il pube senza essere fermato e la trovai
pronta, eccitata e bagnata. Lei aprì le gambe alla mia mano e si lasciò frugare,
stuzzicare, sin che gemendo mi pregò di prenderla ancora. Fu un amplesso
classico, molto dolce ed intenso. La riempii, Anna voleva il mio seme dentro.