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racconti erotici di Rupescissa

racconti erotici : Istinto predatore 2
Posted by Rupescissa on 2011/1/20 15:45:22 (10028 reads)

Elena s’inarcò sollevando il bacino mentre spingeva con forza sulle gambe e le spalle, lui la seguì riuscendo a non perdere il contatto della lingua tra le labbra della vagina, era sicuro di sentirla urlare di piacere, di sconfiggerla, di stenderla definitivamente

Click to see original Image in a new windowElena si rigirò nel letto portando il viso nell’unico punto in cui un raggio di sole, penetrando attraverso la finestra socchiusa, colpiva il cuscino. L’intensa luce superò le palpebre e disegnò un motivo rossastro sulle pupille riportandola lentamente alla coscienza, strappandole, al contempo, un lungo grugnito di disapprovazione. Elena voltò nuovamente il viso nella direzione opposta e si concentrò nell’inutile tentativo di ritrovare il sonno appena perso, si sentiva stanca nonostante avesse dormito più ore della media, ma i ricordi della notte precedente esplosero nella mente spingendola verso un completo risveglio. Le reminescenze dell’amplesso furono le prime ad esplodere in tutti i minimi dettagli: i suoni, gli odori, le sensazioni ed i pensieri che accompagnavano quegli attimi ripresero consistenza reale nella sua mente eccitandola. Nonostante il filmato, generato da questi ricordi, si svolgesse al contrario, partendo dall’orgasmo per tornare lentamente agli attimi precedenti, iniziò istintivamente ad accarezzarsi nei punti in cui risentiva le mani del ragazzo premere sulla pelle. Quando rivide se stessa inginocchiata davanti al ragazzo intenta a stimolare senza pietà il suo membro provò una forte fitta al basso ventre, un bisogno fisico di un nuovo e reale orgasmo, allora spinse la mente a rivivere la sequenza de ricordi nel verso giusto. Le pareva di percepire la stretta della fascia delle calze autoreggenti sulle cosce e i fianchi del ragazzo che scivolavano contro di esse mentre si avvicinava al pube per penetrarla. Elena spinse il dito medio dentro di sé nel preciso istante in cui riviveva la penetrazione. Sollevò il bacino facendo forza sui talloni e si penetrò. Scoprendosi fortemente umida e dilatata cercò d’immaginare cosa avesse provato il ragazzo trovandola in quello stato la sera prima, si rese conto di aver inserito involontariamente un ulteriore dettaglio al marchio che aveva apposto su di lui.
Un caos di sensazioni si stavano impadronendo di lei, se da una parte il puro aspetto fisico dei ricordi unito alla reale stimolazione attuale la spingevano verso un sempre più intenso piacere, dall’altra, la razionale e lucida consapevolezza di quanto avesse inconsapevolmente impresso nella mente del ragazzo la sera precedente, donava a questo piacere il condimento di una fortissima eccitazione.
Elena si voltò supina nel preciso istante in cui si rivide sopra di lui, ora non si toccava quasi più, lasciava la mano appoggiata sulla peluria del pube con un dito premuto delicatamente sopra il clitoride mentre si contraeva ritmicamente come se avesse realmente un uomo dentro. Rallentò forzatamente il flusso dei ricordi facendolo coincidere con i propri tempi dilatati dal repentino risveglio. Il piacere cresceva inesorabile ma lei trattenne deliberatamente lontana dalla mente la scena finale dell’amplesso sin che non provò la prima intensa fitta che annunciava l’orgasmo, allora consentì alla mente di visualizzare il dettaglio dell’unghia che incideva la pelle del ragazzo, del sangue che lentamente usciva dalla piccola ferita, e del sapore di quest’ultimo sulle labbra. In quel momento Elena urlò, cacciò tutta l’aria che teneva nei polmoni e si svuotò in quel grido liberatorio forzatamente trattenuto la sera prima. Non si sottomise all’orgasmo ma lo seguì incrementandone il piacere con le opportune contrazioni sin che l’eccitazione non lasciò spazio al languore ed il piacere alla spossatezza. Rimase a lungo stesa supina, appoggiata sulla propria mano ancora aperta sul pube sin che, con un enorme sforzo di volontà, si mise seduta sul bordo del letto. Restò inebriata dall’odore di sesso che impregnava la mano mentre si strofinava gli occhi, ci mise qualche istante prima di comprendere che quello era il suo stesso profumo, allora trovò finalmente le forze per alzarsi e spingersi sin sotto la doccia.
Mentre l’acqua scorreva sulla pelle accarezzandola nel suo languido e caldo abbraccio, Elena riprese il pieno controllo di sé e della propria mente. Era giunto il momento di studiare i dettagli finali della marchiatura del ragazzo. Affinché lui ricordasse per sempre la notte passata con lei doveva fare in modo che fosse senza alcun dubbio, per lui, l’unica. Seguendo una procedura più che collaudata lo avrebbe costretto in uno stato di attesa per alcune settimane prima di dargli il ben servito. Durante questo periodo lui non avrebbe fatto altro che coltivare il desiderio di ripetere l’esperienza di quella notte, un desiderio che si sarebbe fatto sempre più intenso sino il giorno in cui non si fosse scontrato con la dura realtà. Elena sapeva che un desiderio insoddisfatto restava nei ricordi più a lungo di uno appagato, ed era questo che voleva. Decise di prendersela comoda per qualche giorno, poi avrebbe frequentato amici e luoghi lontani dalla sua nuova vittima, non era il caso di prendere ulteriori precauzioni, la città era grande.
Tutto si era svolto e sarebbe terminato come previsto, provò una perversa forma di soddisfazione mentre pensava alla perfezione del suo piano.
Fedele ai suoi propositi, Elena chiamò il giorno stesso un’amica che non sentiva da oltre un mese; dopo i soliti convenevoli e le improbabili spiegazioni sulla sua temporanea scomparsa recuperò, al termine della telefonata, un invito ad un assurdo convegno tenuto da un circolo teoricamente esoterico sulla geometria viatica. Non si stupiva più degli interessi dell’amica e non la giudicava, anche perché la sua spasmodica ricerca della verità aveva il pregio di farle conoscere tanta gente, un parco umano dove Elena poteva esprimere al meglio le sue doti di cacciatrice.
Passarono alcuni giorni di relativa tranquillità che Elena dedicò allo studio sfruttando l’assoluto silenzio che regnava nell’appartamento quando mancavano le sue coinquiline, in quei giorni non sentiva il bisogno di incontrare nessuno, viveva benissimo da sola. Staccava il telefono e accendeva il cellulare solo per chiamare i suoi e rassicurarli sul suo stato di salute. Dopo ogni caccia andata a buon fine si sentiva sazia e si crogiolava nel torpore ormonale di un istinto soddisfatto. Quando arrivò la sera dell’appuntamento con l’amica era ancora lontana dal sentire il bisogno animale di una nuova conquista, quindi uscì di casa vestita semplicemente, curata ed elegante ma senza puntare sulle potenzialità seduttive della propria figura. Era in pace con se stessa, per nulla preparata a quello che l’aspettava.
La conferenza era già iniziata e loro presero posto verso il fondo della sala. Subito l’amica si estraniò dal mondo concentrando tutta la sua attenzione sull’oratore di turno. Elena, invece, vedeva quell’occasione come l’ennesima tortura a cui si doveva sottoporre in onore dell’amicizia che le univa. Come sempre, in quelle occasioni, iniziò a guardarsi intorno annusando l’eventuale presenza di probabili prede senza, però, perdere il senso di quanto veniva raccontato nella sala. Se la parte razionale della mente seguiva la conferenza comprendendone il significato, quella istintiva era in caccia. Qualcosa l’aveva attivata, un segnale che poteva essere il semplice odore di una preda, l’aveva spinta in “modalità di caccia”. Elena non sapeva cosa ci fosse in quell’assemblea di tanto interessante da spingerla a cercare una nuova vittima così presto, era ancora sazia della precedente, ma aveva smesso di porsi domande sul proprio istinto. Si concentrò in questa ricerca analizzando uno per uno gli uomini presenti. Poiché la maggior parte di loro gli volgeva le spalle li escluse dal primo esame e si concentrò su quelli appoggiati alle pareti o seduti in fondo alla sala al tavolo dei conferenzieri. Uno di questi ultimi attirò la sua attenzione, nel preciso istante in cui posò gli occhi su di lui questi la puntò a sua volta ricambiando lo sguardo.
Elena era sicura di aver già visto quell’uomo, ne ricordava l’intensità dello sguardo e la calda sensualità che emanava pur da quella distanza, era pure certa che il loro precedente incontro fosse durato pochissimi istanti; ma non ricordava altro. Tutto sommato, non era importante ricordare se e quando si erano incontrati; non era una sua precedente preda e tanto le bastava.
Comprese di aver scovato la prossima vittima, da quel momento ogni suo pensiero ed azione sarebbero stati mirati al conseguimento di quel preciso obbiettivo. Non si preoccupò più di tanto di non esser conciata in maniera idonea, sapeva di colpire prima la fantasia di un uomo che gli occhi. Le spiaceva solo d’essere troppo lontana per scorgerne i dettagli del viso, soffriva di una leggera forma di miopia, non tanto intensa da costringerla a correggerla con degli occhiali ma sufficiente a sfocare un viso ad una certa distanza.
Al termine della conferenza, appoggiata dall’amica, Elena si spinse nella direzione dell’uomo seriamente intenzionata nel conoscerlo a fondo. Se l’amica sospettava qualcosa non lo diede a vedere e favorì incondizionatamente queste manovre. Elena fu presentata a tante persone di cui non le importava nulla, il suo unico obiettivo rimaneva fermo nella posizione iniziale intento ad intrattenere quelli che gli si erano radunati intorno, pareva uno molto conosciuto nell’ambiente.
Elena fremeva ogni volta che doveva fermarsi per dispensare un sorriso di circostanza a quanti desideravano conoscerla, evidentemente aveva iniziato ad irradiare sensualità a giudicare dal numero di uomini che attirava intorno a sé. Poco alla volta la distanza che la separava dalla sua preda diminuiva e sempre maggiori dettagli riusciva a cogliere di lui. Inizialmente rimase favorevolmente colpita dalla figura in generale, era un bell’uomo dotato di un fisico interessante, poi, lentamente, un senso di disagio cominciò a farsi strada in lei. Insieme ai dettagli dei suoi lineamenti cresceva anche l’astio che Elena provava nei suoi confronti, quando fu a meno di tre metri da lui comprese qual era la fonte di tanto odio.

- Jago! Questa è la mia amica Elena.
E’ rimasta impressionata dalla conferenza e… - Così fu presentata.
- Elena! Un bellissimo nome.
Ha il significato di splendore, vigore del sole, ha in se del fuoco… molto interessante come nome.
- Grazie! Non posso che darti ragione su tutto. – disse sforzandosi di sorride.
- Oh, è solo un diletto. Utile per ingannare il tempo e trovare un argomento di discussione con cui...
- Attaccare bottone! – terminò la frase lei.
- Sì! Anche questo. – ammise lui – Ho l’impressione di conoscerti, almeno di averti già incontrata.
- La mia stessa impressione. È strano, però, è la prima volta che mi lascio guidare ad una conferenza su questo genere d’argomenti.
- Beviamo qualcosa? – domandò improvvisamente lui.

Elena si voltò verso l’amica, non voleva abbandonarla per seguire uno sconosciuto, ma vide che lei era impegnata a lanciare languide occhiate ad un ragazzo. Si sentì quindi libera di muoversi liberamente.

- Prego, il bar è nell’altra stanza. – disse lui invitandola con un cenno della mano.

Lei s’incamminò e subito ebbe la spiacevole sensazione d’essere nuda in mezzo alla gente, sentiva la chiara pressione degli occhi dell’uomo addosso. Occhi che superavano i vestiti per posarsi direttamente sulla pelle.
“Ti piace il mio sedere!” pensò mentre tendeva i glutei. Nascose il sorriso che le stava nascendo spontaneo, non era uscita per conquiste ma la serata si stava facendo interessante. Non aveva ancora superato il disagio di trovarsi vicina a lui, non trovava alcuna spiegazione ma l’istinto le diceva che doveva starsene lontana. Era una sfida e lei amava questo genere di sfide.
Si accomodò su di uno sgabello del bar curandosi di non nascondere troppo le gambe con la gonna, le accavallo rivolta verso il bancone poi ruotò sullo sgabello puntandole verso l’uomo.

- “Ho fatto la mia mossa, ora vediamo la tua!” – pensò ma domandò – Cosa beviamo?
- Qualcosa di forte? – propose lui
- “Speri di farmi ubriacare e perdere il controllo?” – pensò – Ok, per me va bene – “Non illuderti!”

Mentre sorseggiava il drink studiò l’uomo. I suoi occhi puntavano spudoratamente ogni parte del suo corpo, dal seno al bacino sin giù alle gambe scoperte e velate dalle calze. Uno sguardo insistente che lei apprezzava conoscendolo bene, non era disturbata da quegli occhi che la stavano spogliando, la fonte di malessere stava dentro l’uomo e la coglieva chiaramente. Sul momento rimase sulla difensiva in attesa degli eventi poiché non aveva ancora compreso le reali intenzioni dell’uomo, forse gli andava solamente di bere qualcosa in sua compagnia e non aveva altri piani. Elena era sicura di riuscire a sedurlo in qualsiasi momento, se lo avesse desiderato, quindi si limitava ad ascoltarlo e deriderlo mentalmente dei suoi tentativi di guidare il discorso su temi più “intimi”. Questi suoi insistenti tentativi le permisero finalmente di comprendere cosa trovava irritante in lui: era un cacciatore come lei, un uomo che mirava ad un solo obiettivo. Non sapeva se anche lui amava marchiare le sue prede, senza dubbio la sfida si stava facendo sempre più interessante. Elena iniziò a percepire una strana eccitazione ai limiti della coscienza, una pressione allo stomaco che si spingeva giù sino al ventre. I muscoli si tesero ed il corpo iniziò a scaldarsi, distolse lo sguardo dagli occhi dell’uomo e si voltò verso il bancone per afferrare il bicchiere e svuotarlo completamente. Rimase immobile ad ascoltare le parole dell’uomo ed i suoi tentativi sempre più espliciti. Quando si voltò nuovamente verso di lui lo fissò con due occhi dalle pupille dilatate e lo zittì dicendo:

- Se vuoi portami a letto forse è meglio che me lo proponi direttamente, senza tanti giri di parole… si sta facendo tardi!

Lui rimase visibilmente sconvolto dalla franchezza della ragazza e non riuscì a dire nulla.

- Lo so che stai pensando solo a questo da quando mi hai conosciuta. – disse lei avvicinandogli il viso – Pensi che non abbia sentito i tuoi occhi su di me?

Proferì queste ultime parole con una luce particolare negli occhi, tanto che l’uomo non resse il suo sguardo. Elena scivolò giù dallo sgabello e si avvicinò all’uomo premendosi contro di lui, incurante degli altri avventori, e lo sfidò sfiorandogli le labbra mentre domandava:

- Allora, non è vero che mi vuoi?
- Sì. – ammise lui ritrovando la propria sicurezza.
- Prendimi! – si offrì lei.

In realtà l’offerta di Elena era puramente formale, lei non si dava mai. Illudeva l’uomo d’essere il conquistatore per il piacere di dimostrargli, in seguito, che era solamente una preda; una delle tante.

Uscirono dal centro conferenze, Elena camminava qualche metro innanzi a lui ancheggiando vistosamente. Sentiva ancora la prepotente pressione dei suoi occhi, non era necessario voltarsi per sapere cosa stava guardando lui. Contemplando e desiderando. Era sicura di “marchiare” indelebilmente anche lui e questo le risvegliava i sensi.
Elena non concesse all’uomo l’onore della prima mossa, appena varcata la soglia di un appartamento che poteva essere di chiunque tanto era anonimo, gli saltò al collo. Lo afferrò per baciarlo con una passione travolgente, gli si avvinghiò contro strofinandosi senza staccare le labbra dalle sue sin che lui non le afferrò con forza i glutei sollevandola da terra; allora Elena staccò le labbra e reclinò la testa inspirando rumorosamente.

- Sì! Questo mi piace. - ansimò lei
- Ti piace essere presa! – osservò lui
- Mi piace sentirmi tra le mani di un maschio… fammele sentire!

Elena scivolò lungo il corpo dell’uomo sino a tornare con i piedi in terra, si allontanò di qualche passo e slacciò la gonna lasciandola cadere in terra, quindi iniziò a sbottonare la camicetta con mani trepidanti per l’eccitazione. Indietreggiava verso un divano che aveva notato con la coda dell’occhio e lasciava gli indumenti lungo il suo percorso. Lui la seguiva mantenendo la distanza, non voleva perdersi un solo istante del suo improvvisato ma efficace spogliarello. Quando raggiunse il divano era libera da ogni indumento, a parte le scarpe. Si accomodò e protese le braccia invitando l’uomo a raggiungerla.
Elena aveva lo sguardo fisso sul pube del suo nuovo amante, mentre lui si poneva dinanzi a lei provava una sensazione strana, sconosciuta. Era eccitato da quella ragazza ma al tempo stesso quell’erotica sicurezza lo spaventava, sentiva la pressione dei suoi occhi sul pene, si rendeva conto d’essere scrutato, esaminato quasi clinicamente. Non si era mai sentito così e, sul momento, si domandò se anche lui infliggeva questo supplizio alle sue donne quando le fissava ostentatamente nei punti erogeni. Le mani delicate di Elena lo costrinsero a dimenticare quei pensieri, lentamente la ragazza gli aveva aperto i calzoni ed ora brandiva il membro.

- Ingoialo! – la pregò lui.
- Non devi dirmi cosa ti piace… lo so!

Elena schiuse le labbra e le appoggiò sul glande, lo baciò poi lentamente lo fece scivolare in gola. Lo ingoiò più che poteva quindi succhiò con forza, più volte velocemente prima di farlo scivolare fuori e leccarlo da sotto per tutta la lunghezza. Scorreva tutta l’asta con la lingua e l’ingoiava, succhiava con forza per poi farlo scorrere fuori. Ripeteva in questa sequenza con una micidiale regolarità incurante dei gemiti che sentiva provenire da sopra. Colta da un ispirazione improvvisa scese con la lingua sino ai testicoli per poi mordicchiarli delicatamente mentre stringeva con la mano il pene menandolo lentamente. Sazia del sesso dell’uomo allontanò un po’ il viso e lo sollevò per osservare la sua espressione.

- Sei… sei fant… - rantolò lui

Non gli consentì di terminare la frase; aprì la bocca e ingoiò completamente il pene facendolo scivolare sulla lingua. Elena era soddisfatta di sé, percepiva lungi e regolari pulsazioni su tutta la carne che teneva in gola, il glande si era ingrossato ed era caldissimo, sulla lingua avvertiva il sapore degli umori dell’uomo.
“Stai per venire… ora ti faccio godere, ingoio tutto, ed entro definitivamente nei tuoi sogni!” pensò mentre intensificava gli stimoli. Non le importava più nulla del proprio piacere, poteva rinunciavi in cambio del marchio indelebile che stava per lasciargli nella mente.
Lui, però, aveva altri progetti e una volontà strettamente assimilabile a quella della ragazza. Afferrò i capelli di Elena e la costrinse a ritirare il viso mentre ancora aveva il controllo delle sue azioni. La trattenne, a fatica, lontana dal membro preoccupato dalla strana luce che coglieva nei suoi occhi.

- Lasciami il tempo di spogliarmi! – si giustificò lui.
- Ti voglio! – gemette Elena allungando le mani verso il membro che fuoriusciva dai calzoni.

Lui arretrò di un passo mentre iniziava a levarsi la camicia.

- Non riuscirei a resistere un secondo di più tra le tue labbra… e voglio darti la tua parte di piacere.
- Mi basta il tuo… torna qua e dammelo.
- Ti prego! – ansimò lui
- Lo voglio, ti voglio bere! – ammise Elena con un tono di voce in grado di risvegliare ogni istinto
- Prima voglio sentire come sei dentro.

Elena sorrise mentre si lasciava cadere contro lo schienale del divano, quindi spalancò le gambe mostrando il suo pube parzialmente depilato.

- Vieni! Ti posso far provare le stesse sensazioni anche qui… - disse indicando la vagina esposta.
- Allora devo proprio stenderti prima! – affermò lui.

Nudo dinanzi a lei la sfidava con gli occhi. Con l’ultima frase sperava di farle abbassare lo sguardo ma Elena reggeva senza timore quegli occhi. Si avvicinò mentre lei apriva ancora di più le gambe, s’inginocchio e avvicinò il membro al pube mentre si chinava a baciarle il seno. La strinse abbracciandola e finalmente ebbe un contatto con la sua pelle. La ragazza era sconvolgente, si muoveva in un modo tanto eccitante che era difficile non spingere per penetrarla subito, ma sapeva di non riuscire a reggerla. Senza staccare le labbra dalla pelle scese dal seno al bacino e da qui al pube, infilò le braccia sotto le gambe della ragazza e se le pose sulle spalle, quindi su immerse nel suo sesso. Elena si contrasse, inarcò la schiena e spinse il pube verso il basso. La lingua scovò subito il punto più sensibile, una violenta serie di spasmi del corpo della ragazza testimoniarono il suo improvviso piacere.
Mentre Jago gustava il suo intimo sapore percepiva sotto i palmi delle mani appoggiate delicatamente sul bacino di Elena le forti e ritmiche contrazioni della muscolatura. Più dei gemiti e delle parole d’incitamento erano questi movimenti involontari a testimoniare quanto realmente lei apprezzasse questo stimolo. Ora che l’aveva in suo potere non intendeva rinunciarvi, sapeva che lei era in grado di reggere più di un orgasmo, lo intuiva da come si muoveva e da come si offriva alla lingua spalancando sempre di più le gambe. La voleva in suo potere e donarle un orgasmo era il sistema più veloce ed efficace per ridimensionare quella sicurezza che ostentava.
Elena s’inarcò sollevando il bacino mentre spingeva con forza sulle gambe e le spalle, lui la seguì riuscendo a non perdere il contatto della lingua tra le labbra della vagina, era sicuro di sentirla urlare di piacere, di sconfiggerla, di stenderla definitivamente; ma la mano della ragazza afferrò con violenza i suoi capelli costringendolo ad allontanare il viso dalla vagina.
Lui sollevò lo sguardo sino agli occhi di lei, si fissarono per qualche istante in silenzio.
Elena si concesse una serie di profondi respiri poi disse:

- Ti voglio dentro… Ora!

La ragazza si sistemò alla meglio sul divano mentre lui s’avvicinava. Osservava il sesso dell’uomo che si poneva dinanzi al pube, attese di sentirlo puntare delicatamente sulla vagina, quindi sollevò lo sguardo per incontrare quello di lui nel preciso istante che veniva penetrata. Lo accolse dentro di sé fissandolo negli occhi e solo quando lo percepì completamente dentro si concesse un lungo sospiro.
Lui iniziò a muoversi lentamente, lei era talmente eccitata, bagnata e dilatata, da non opporre la minima resistenza e restituire uno stimolo dolcissimo. Lui scoprì di resistergli benissimo ma di non reggere la vista di quel corpo che si muoveva sinuoso sotto le sue spinte, soprattutto non riusciva a controllarsi se fissava gli occhi di Elena. Per la prima volta si sentiva “dentro” il corpo di una donna.

Non era un normale amplesso questo: la ragazza riusciva a farlo sentire parte di sé, non entrava solo nel suo corpo ad ogni affondo ma ne violava la più intima essenza di femmina. La desiderava sempre di più, la stava penetrando ma non era sufficiente. Doveva entrare ancora di più in lei e raggiungere quel punto, al di là della carne, dove era nascosta l’anima della femmina che stava sotto di lui. S’accorse improvvisamente di prenderla con troppa violenza, di spingersi in lei con una forza tale da farla sobbalzare e pressarla contro lo schienale del divano. Sino a quel momento aveva fissato come ipnotizzato il loro punto d’unione, aveva osservato morbosamente il membro che spariva nel suo ventre; timoroso di scoprire un espressione di dolore sollevò gli occhi sino al viso di Elena.
Lei stava godendo, gli occhi spalancati e le pupille dilatate fissavano il nulla mentre dalle labbra dischiuse uscivano delicati gemiti ad ogni suo affondo. Pareva che avesse perso completamente il controllo di sé e subisse passivamente il piacere ma muoveva il corpo con una precisione erotica che non poteva essere solo istintiva.
Lentamente il controllo del ritmo dell’amplesso passò da lui a lei. La ragazza lo respingeva e invitava dentro muovendo il pube e tutto il bacino secondo il suo tempo. Quando lo richiamava dentro la sentiva sempre più chiusa, stava contraendo con forza i muscoli del bacino, comprese che non l’avrebbe retta a lungo.

- Dentro… ti voglio dentro – sospirò lei.
- Non ti basta? – domandò lui con un rantolo
- Riempimi… riempimi! – lo pregò lei

Lui non si stupì della richiesta poiché era quello che desiderava lui stesso.
Raggiunsero l’orgasmo a breve distanza, non fu contemporaneo ma quello di lei, con le sue violente contrazioni stimolò quello di lui che si spinse completamente nel ventre e si lasciò andare eiaculando dentro di lei tutto il seme che quel corpo così eccitante aveva richiamato prepotentemente.


Elena rimase stesa in quella posizione mentre lui si lasciava cadere al suo fianco sul divano, si accarezzava il ventre mentre cercava di regolarizzare il respiro.

- Non ho mai voluto nessuno dentro quanto ho desiderato te questa sera! – ammise improvvisamente lei

Lui meditò per qualche istante poi aggiunse:

- Non ho mai desiderato essere dentro ad una femmina quanto questa sera…
- Ora ci sei! – osservò lei richiamando la sua attenzione al ventre.

Lui osservò la pelle lucida di sudore di Elena, ne studiò le curve invitanti, la sensualità del suo respiro, quindi tornò su quei occhi che ora non lo minacciavano più.

- Chi sei? – domandò lui
- Quella che questa sera si è innamorata di te…
- Non era previsto… vero?
- No! – ammise candidamente lei.

Lui si voltò per distendersi meglio, cercò con lo sguardo un qualsiasi oggetto nella camera per distrarre i pensieri ma non lo trovò.

- Nemmeno per me… era previsto. – ammise lui.
- Che facciamo ora? – domandò lei
- Aspettiamo che ci passi? – propose lui celando il tono ironico.

Elena meditò per qualche istante, poi si voltò e salì a cavallo delle sue gambe, quindi chinandosi verso il viso, prima di baciarlo disse:

- Oppure lo rifacciamo!
- Subito?
- Ora!

Elena non attese la sua reazione, mentre spostava il pube a contatto con il membro rilassato di lui poggiò le labbra sulle sue che si aprirono al suo bacio.

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