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racconti erotici di Rupescissa

eros esoterico : Due giorni al lago - parte I°
Posted by Rupescissa on 2011/1/20 15:42:48 (7964 reads)

“Alcune fumigazioni valgono a comunicare le qualità celesti diffondendosi nell’aria e nello spirito, vapori l’una e l’altro. L’aria così s’impregna facilmente delle qualità delle cose inferiori e delle celesti, e penetrando il nostro spirito, ci fa acquistare disposizioni meravigliose…”

Enrico Cornelio Agrippa. De occulta Philosophia. Libro I° cap. XLIII°. 1533



“Suffumigazione di Venere. Prendi per ognuno once VIII di bacche di alloro e grani d’incenso, per ognuno once XX di resina e gambi di giusquiamo, di sandalo giallo e rosso, per ognuno once IV di polio e benzoino, once II di borace, per ognuno once XIV di cervello essiccato di passeri e avvoltoio, once XI di cervello secco di cavallo. Pesta e amalgama bene il tutto e regolati come hai fatto per le altre suffumigazioni”

Maslama al-Magriti. Picatrix (il fine del saggio) Libro IV° cap. VI°. 1047


[/i]Click to see original Image in a new window“È dentro da almeno sette minuti… forse è la volta buona!”. Questo era l’unico pensiero che rimbalzava nella mente di Marco mentre fissava speranzoso la porta d’ingresso del vecchio hotel.
“Non è il massimo, ma per questa notte va più che bene”. Un improvviso sprazzo di lucidità generò questo secondo ed ardito pensiero; allungò la mano verso l’ultima bottiglia d’acqua ma si bloccò quando vide Silvia uscire e dirigersi a passo veloce verso la loro automobile. Il sole, prossimo al tramonto, disegnava la splendida figura della ragazza ma ne oscurava il volto rendendo impossibile l’analisi dei lineamenti.
Normalmente, Marco, si sarebbe soffermato ad ammirare la perfetta siluette della ragazza, avrebbe aggiunto mentalmente i particolari del corpo in ombra, completando la visione con un disegno fantastico ed estremamente eccitante dove lei appariva in tutta la sua nuda bellezza. In quel momento, però, anelava solamente ai reali tratti del viso, in modo da poter anticipare la sua risposta.

- Allora, hanno una camera? – domandò lui appena la ragazza giunse a portata di voce
- No, sono completi anche loro. Pare incredibile ma al quattordici di agosto non si trova una camera! – rispose con una lieve nota di sarcasmo lei.
- E che facciamo?
- Uno: dormiamo in macchina e domani ci spostiamo ancora più verso l’interno.
Due….. – Silvia lasciò la frase in sospeso.
- Due? – domandò lui
- Due, andiamo subito verso l’interno, ci allontaniamo dalle autostrade e dalle nazionali, e speriamo di trovare qualcosa per questa notte!
- Hai qualche idea sulla meta? – domandò leggermente affranto Marco.
- Il portiere, che secondo me è il proprietario dell’albergo, mi ha consigliato di provare verso la zona sotto “le Mont-Dore”. In pratica ci dirigiamo verso l’interno dell’Avernia seguendo le dipartimentali…
- E poi? – domandò preoccupato lui
- Poi troveremo qualcosa… di certo! Dai, metti in modo e partiamo.

Marco, convinto dalla risoluta sicurezza di Silvia più che per reale intenzione, girò la chiave d’avviamento e mise in moto, fissò per un lungo istante un punto fisso dinanzi a se poi infilò la marcia e s’avviò dolcemente lungo la strada. Guidava in silenzio aspirando lentamente il fumo di una sigaretta, una delle tante della giornata. Era stanco ed aveva fumato troppo, sentiva gli occhi bruciare ma riusciva ancora a tenerli fissi sulla strada, il condizionatore regolato al massimo non riusciva a rinfrescare a sufficienza l’abitacolo; Marco si sentiva sporco, sudato, indolenzito, affamato e nauseato dalle troppe sigarette. Se non ci fosse stata Silvia avrebbe imboccato il primo viottolo sterrato, reclinato il sedile e pernottato lì. Senza problemi, senza pensare ad una doccia gelata, alla cena e tanto meno ad un comodo e morbido letto. Non sarebbe stata la prima volta e, forse, nemmeno l’ultima; ma percepiva un certo “vincolo” nei confronti della sua ragazza: non poteva costringerla a passare una notte in quello scomodo modo. Quindi aveva richiamato le ultime forze e guidava verso un improbabile Hotel perso nel verde della Francia centrale.

- Tra poco dobbiamo svoltare… a destra. Lasciamo la nazionale e prendiamo una strada secondaria verso la zona dei coni vulcanici. – disse Silvia apparentemente ignara dello stato psicofisico di Marco.
- Ok! – rispose lui
- Attento! Lì, dove indica “le Mont-Dore”.
- Ok. – rispose Marco mentre pensava: “ma non hai caldo?”
- Da qui in poi teniamo gli occhi aperti… - lo invitò lei
- Bene… ma tu non sei stanca e accaldata? – domandò Marco mentre torceva la manopola di regolazione della temperatura in senso antiorario nella speranza di convincere il climatizzatore a raffreddare l’abitacolo.
- Stanca… no, riscaldata sì. Sto colando sudore da posti innominabili… dove di solito cola altro…
- Ho messo il clima al massimo, eppure… - disse lui mentre pensava: “ma come fai a pensare al sesso in questo momento?”
- Senti come sono calda qua in mezzo… - disse lei mentre trascinava una mano di Marco dal cambio alle le gambe.
- Sei bollente! – constatò lui mentre pensava: “Vacca!”

Marco sta per esternare il suo pensiero; Silvia amava, in certe occasioni, sentirsi definire in quel modo. Sapeva apprezzare tutte le variazioni sul tema della definizioni di una donna disinibita e vogliosa, ma non pareva questa l’occasione giusta. Mentre riportava l’attenzione alla strada la sentì mormorare:

- Io mi tolgo la gonna, non la reggo più.
Ti spiace?
- No assolutamente, anzi… - rispose automaticamente lui.

Silvia slacciò la cintura di sicurezza, quindi sollevò il sedere dal sedile e si sfilò la corta gonna estiva che indossava con movimenti languidi.

- Vuoi levarti anche la maglietta? – domandò interessato Marco
- Magari! Ma sotto non ho niente. – rispose, noncurante degli eventuali effetti, lei

Pochi minuti dopo la situazione s’era normalizzata: Marco aveva perso nella stanchezza ogni pensiero erotico e Silvia aveva coperto sino al ginocchio le sue lunghe gambe con una cartina stradale. Si erano allontanati parecchio dalle strade principali ed ancora non avevano trovato traccia di alberghi o pensioni per la notte. La strada si snodava lungo i crinali di antichi coni vulcanici spenti da qualche milione di anni, il panorama sarebbe stato incantevole se solo vi fosse stata la luce del sole e lo stomaco non brontolasse in continuazione. Marco aveva sentiva di non poter reggere a lungo senza perdere definitivamente la pazienza, solo il dubbio di sconvolgere Silvia lo tratteneva. La loro era una storia relativamente giovane, non si conoscevano ancora a fondo, non si poteva permettere una sfuriata anche se per validissimi motivi.

- Accosta! Subito. – ordinò lei
- Dove?
- Qua, ora. Ho visto un gabbiotto delle informazioni turistiche aperto. – affermò lei
- Qua?
In mezzo alla foresta? – domandò incredulo Marco
- Sì, qua. Torna indietro.

Marco obbedì, tutto sommato non aveva nulla da perdere. Fece inversione e percorse la strada all’indietro. Appena superata una curva vide effettivamente, sulla sinistra, ciò che diceva Silvia. Ancora sconvolto per il fatto di non averlo notato prima si fermò dinanzi alla costruzione mentre la ragazza già apriva la portiera per scendere.

- Ma vai così? – domandò alludendo alla gonna abbandonata sul sedile posteriore
- Come? Ah, sì tanto ho la maglia lunga… può sembrare un abito molto corto. – rispose lei

Silvia corse verso la porta di quello strano ufficio turistico, scalza poiché aveva lasciato in macchina anche le scarpe. Marco la guardò entrare poi prese un’altra sigaretta dal pacchetto e l’accese per ingannare l’attesa. Forse sarebbe dovuto andare anche lui a domandare se c’era, da quelle parti un albergo per la notte, ma preferiva rimanere solo per qualche istante ascoltando i suoni della notte nel bosco. Aprì i finestrini, ora che il sole era tramontato il caldo non era più così opprimente, erano saliti parecchio di quota e l’aria stava condensando l’umidità in una diffusa nebbiolina. Il paesaggio assumeva un aspetto irreale sotto i primi raggi della luna e della luce blu dell’insegna delle informazioni turistiche. Il tempo passò in fretta, la sigaretta si consumò tra le dita di Marco senza che lui l’aspirasse più di tanto. Stava spremendo il mozzicone nel posacenere quando vide Silvia uscire dalla porta.
La ragazza camminava verso di lui mostrando alcuni fogli che teneva in mano, Marco non comprese il silente messaggio, o forse preferiva non illudersi, attese con calma il suo arrivo e si preparò al peggio.

- Ci siamo! – esordì lei – Abbiamo un posto dove dormire e mangiare… è qui vicino e pare anche molto bello.
- Incredibile!
- Su, andiamo. Devi tornare indietro sino a quel bivio che abbiamo visto. Di lì prendiamo la D203 che ci porterà al lago di “Clauvert”
- Un lago? – domandò lui
- Sì, è un piccolo lago al centro di un cono vulcanico… pare stiano cercando di valorizzarlo come meta turistica per le sorgenti termiche che ci sono in zona.
- Stanno cercando?
- Sì, c’è un piccolo paese e un albergo nuovissimo… ancora sconosciuto. Per questo c’è posto.
- Ottimo, spero solo che non sia vuoto a causa delle sorgenti termali… sai come puzzano di zolfo?
- Zolfo o peggio, noi dormiremo lì. – sentenziò Silvia

Marco non poteva che essere completamente d’accordo con lei, avrebbe dormito anche in un allevamento di suini o dentro un reparto di produzione dell’acetilene quella notte.

Giunsero all’albergo a tarda sera, non videro il lago se non per un vago riflesso della luna sull’acqua, ma non se ne curarono. Furono accolti da una gentilissima quanto giovane coppia di albergatori che dopo averli rifocillati li accompagnò in una accogliente camera con vista lago, almeno così affermarono gli ospiti. Finalmente soli Marco si infilò sotto la doccia mentre Silvia esplorava la nuova temporanea dimora.

- Mi piace il posto, che ne dici di fermarci qua per qualche notte, almeno sino al termine del ponte di ferragosto? – domandò lei quando il ragazzo uscì dal bagno
- Vuoi passare più di una notte qua?
Non sai neppure cosa c’è là fuori!
- Beh, ho letto tutti i depliant che ci hanno dato di sotto mentre ti aspettavo. Pare carino il lago ed il paesaggio in generale, poi domani iniziano tutta una serie di celebrazioni tradizionali…
- Ok, ok… va bene, ne riparliamo domani. Ho come l’impressione che non faticheremo ad ottenere la camera per un’altra notte; mi sa che non è al completo l’albergo… penso che siamo gli unici ospiti. – disse Marco mentre si stendeva sul letto dopo aver sprimacciato il cuscino. – A proposito, prima di chiuderti in bagno apri la finestra che entra un po’ di fresco. – Aggiunse poi.

Silvia obbedì; spalancò la finestra ed inspirò a pieni polmoni l’aria della notte.

- Senti che profumo di resina.
Tu che temevi di respirare gli effluvi solforosi delle pozze termali.
A proposito, ho letto in un opuscolo la descrizione di una strana usanza…

La ragazza non terminò la frase poiché nessuno la stava più ascoltando. Marco, evidentemente sfinito, stava dormendo con l’espressione più innocente e beata che gli avesse mai colto in volto. Silvia pensò di coprirlo con il lenzuolo ma restò colpita dal rigonfiamento esplicito e dotato di vita propria all’altezza dei genitali. L’aria fresca e profumata che penetrava dalla finestra stimolava la fantasia, ripensò al loro ultimo rapporto, la notte precedente, ed a come aveva stretto tra le mani quel membro durante gli atti finali dell’amplesso, ricordò come se lo era portato alle labbra ed al suo sapore pochi istanti prima di farlo venire sul viso. Era il profumo del piacere di Marco, una nota acre unita all’aroma unico di maschio. Silvia s’accorse di accarezzare dolcemente quel membro che spuntava dal corpo addormentato del suo uomo, la mano che scorreva delicata sul tessuto degli slip trovava sotto di sé una presenza sempre più consistente. Fu tentata di svegliarlo, di richiamare alla realtà la mente che avrebbe dovuto guidare quella carne, gonfia di sangue ma priva di coscienza, dentro di lei e muoverla sapientemente; ma doveva rispettare la stanchezza del suo ragazzo. A malincuore sollevò la mano dal turgido membro di Marco e si allontanò di qualche passo da lui. Spense la luce della camera per favorire il suo riposo quindi si spogliò. Slacciò la chiusura della gonna e la fece scivolare in terra, sfilò la maglietta poi gli slip e depositò gli indumenti su di una sedia. Fece due passi verso il bagno ma la luce della luna l’attirò alla finestra. Senza preoccuparsi della propria nudità s’affacciò verso l’esterno. L’aria fresca investiva la pelle ricoprendola con i suoi profumi, ora era netto il sentore dell’acqua del lago, alla resina s’era unito un altro aroma indefinibile ma riconducibile ad uno specchio d’acqua. Silvia godeva di quella sensazione, l’eccitazione generata dai recenti pensieri amplificava i sensi e la leggera brezza pareva abbracciarla totalmente ricoprendola ovunque. Sollevò lo sguardo alla ricerca della luna mentre la mano destra premeva con forza sul ventre prima di scivolare lentamente verso il basso.
Silvia s’accorse di giocherellare con la delicata peluria del pube mentre era nuda di fronte ad una finestra aperta. Non sapeva giudicare quanto tempo fosse rimasta in quella posizione, in piena vista ed intenta ad accarezzarsi voluttuosamente, temendo d’essere vista arretrò e, senza chiudere la finestra, entrò nel bagno.
Quando ne uscì si coricò sul letto nuda, con la pelle ancora umida per la doccia. Non si coprì con il lenzuolo ma lasciò alla brezza che varcava la finestra il compito d’asciugarla. Aveva instaurato un rapporto complice con quel venticello che sapeva avvolgersi intorno a lei, tanto da non potervi più rinunciare per quella notte.

Il suono secco di una porta che veniva chiusa risvegliò Silvia al mattino, aprì gli occhi lentamente, ferita dalla piena luce del giorno, e vide una figura indistinta che teneva in mano un vassoio.

- Ben tornata tra noi, ti ho portato la colazione. – la voce di Marco giunse da molto lontano
- Che ora è? – domandò lei
- Le nove passate… da un po’, ma fai con calma.
Questa mattina ho fatto un giro qui sotto, il posto è davvero bello. Il lago, all’alba, pareva quello descritto nelle fiabe o meglio il lago del mito di Artù.
Non mi dispiacerebbe se ci fermassimo qua per qualche giorno. Vieni che ti preparo la colazione sul tavolino vicino alla finestra.

Silvia si mise a sedere sul bordo del letto stiracchiandosi voluttuosamente, quindi cercò con lo sguardo qualcosa da utilizzare come vestaglia, poiché era ancora nuda come s’era coricata. Scartò l’idea d’aprire le valige abbandonate dalla sera precedente vicino all’ingresso, guardò incerta la maglia indossata per tutto il giorno prima quindi la scartò, non era certo profumata. Attirata dal profumo del caffè decise di non lasciarlo raffreddare, quindi entrò in bagno per un impellente bisogno e ne uscì con un asciugamano avvolto in vita che lasciava il busto completamente scoperto.
Si mosse lentamente verso la finestra e, sostenendosi sullo schienale della sedia, s’accomodò dinanzi alla ricca colazione.

- Sei bellissima! – notò Marco ammirando il seno di Silvia.
- Sono un mostro al mattino! – ammise lei
- Al mattino i tuoi occhi non sanno essere obbiettivi. – affermò lui
- Sei troppo buono!
- O troppo innamorato.

Silvia rimase colpita dall’ultima frase di Marco, raramente lo aveva sentito parlare di sentimenti profondi nei suoi confronti. Riusciva a strappargli un “ti amo” solo dopo ripetute insistenze, pressanti domande, pietose lamentele. Meditò per un istante sul significato di quella frase e sulle profonde implicazioni, poi decise che era stata dettata dal senso di benessere dopo una notte di riposo e l’esaltazione d’aver scoperto d’essere capitati, per caso, in un bel posto. Allontanò quei pensieri ed afferrò il pane tostato per imburrarlo a dovere prima di ricoprirlo di marmellata.
Marco, nel frattempo, era intento a sistemare gli abiti nell’armadio e parlava in continuazione. Di tutti quei discorsi, Silvia, comprese solo l’intenzione di fermarsi almeno altri due giorni in quell’albergo. Non lo stava ad ascoltare ora che i sensi erano rapiti dal sapore acido della marmellata d’aranci unito a quello morbido del burro salato, dalla frescura che percepiva sul seno scoperto in netto contrasto con il calore bruciante del caffè che scivolava lungo la gola. Quel posto sapeva accendere o accentuare dei sensi che temeva sopiti da tempo. Silvia colse una strana forma d’eccitazione presentarsi al basso ventre, non era il classico desiderio erotico ma qualcosa di più sottile, etereo, intimo; anche se si manifestava con gli stessi effetti. I capezzoli iniziarono ad inturgidirsi e le labbra divennero sensibili ad ogni minimo sfioramento. Il cibo che assumeva non era più solo sapore e profumo, ma la sua stessa consistenza aggiungeva un ulteriore piacevole stimolo; l’aria che penetrava dalla finestra strusciava sui capezzoli con la stessa intensità del bacio di un amante.

- Lo senti anche tu questo profumo che viene da fuori? – domandò improvvisamente lei
- Resina di pino, erbe che non so identificare unite ad un sentore dolciastro… - ammise lui – Sì, lo sento da questa mattina.
- Da dove proviene?
- Penso dal lago! – tentò una risposta Marco
- No, non viene solo dal lago. C’è qualcos’altro.

Silvia s’alzò dal tavolo sazia e piacevolmente appagata dalla colazione, recuperò della biancheria pulita e qualcosa da indossare quindi entrò in bagno.
Più tardi, mentre passeggiavano sulla sponda del lago, notarono delle lunghe striature nell’acqua che, partendo da tre piccoli rigagnoli immissari, raggiungevano il centro del bacino dove, pareva, venissero risucchiati verso il fondo. Proprio in corrispondenza d’uno di questi il profumo percepito poco prima da Silvia era più intenso. L’acqua era di un colore insolito: sottili venature rossastre disegnavano incredibili ghirigori su di un fondo verdastro. L’idea di un tremendo inquinamento chimico era, però, confutata dall’intenso profumo.

- Ma cosa stanno scaricando qua dentro? – domandò sconvolto Marco
- Di certo non i liquami di un industria chimica… non senti che profumo naturale emette? – rispose Silvia attratta da ciò che vedeva
- E dire che pensavo d’aver trovato un luogo incontaminato! – aggiunse lui con una nota di tristezza.
- Aspetta a deluderti, tutto questo non può essere qualcosa di malvagio, è troppo buono e seducente l’aroma che emana.
Domandiamo spiegazioni! – terminò lei riprendendo il cammino.

Per l’ora di pranzo avevano percorso l’intero perimetro del lago, non era poi così grande. In corrispondenza d’ogni immissario scoprirono altre giochi di colore e nuovi profumi. Il mistero s’infittiva considerando anche l’alta temperatura di quel liquido.
Fu il giovane albergatore ad illuminarli.
La sala da pranzo conteneva pochi tavoli e buona parte di questi era vuota, solamente un’altra coppia francese seduta accanto alla grande finestra rispose al loro saluto. Pareva che il luogo fosse davvero sconosciuto alla massa dei turisti, pochi erano gli ospiti dell’albergo e ancor meno i villeggianti incrociati al mattino lungo il belvedere del lago. Mentre consultavano la lista e combattevano contro la tentazione d’ordinare un campione di tutte le vivande, Silvia domandò spiegazioni su ciò che avevano scoperto al mattino.

- Succede ogni ventotto giorni – esordì l’albergatore mentre offriva a Silvia un opuscolo che lei non aveva notato la sera precedente – qui è spiegato tutto nei dettagli con tanto di foto. Ciclicamente tre delle sorgenti che alimentano il lago si riscaldano per l’immissione di una corrente termale nella normale falda. In quel momento l’acqua passa dai soliti 14° a più di 50° e la portata aumenta in modo considerevole. Il tutto dura non più di 24/36 ore ma e sufficiente ad innalzare la temperatura del lago di qualche grado.
Intendiamoci, i pesci sopravvivono benissimo e si può fare il bagno tranquillamente, solo che l’acqua appare più calda e… puzzolente.
Lo zolfo presente nella sorgente termale si riversa nel lago, non così tanto da rendere velenoso il lago ma… dona al pesce un saporaccio!
Anni fa, molti anni fa… si parla del XII° secolo almeno, un pellegrino sulla via di Santiago si fermò qui da noi per riposare qualche giorno. Allora i viaggi erano molto più scomodi di oggi! Quest’uomo, narra la storia o la leggenda, assaggiò il nostro pesce e domandò agli abitanti come potessero nutrirsi di quella carne che puzzava come il demonio. Allora, per ringraziare il villaggio dell’ospitalità, ci insegnò il modo di ridurre il sentore di zolfo nelle acque del lago: quando la polla sotterranea sta per rilasciare il suo carico sulfureo noi immergiamo nelle sorgenti dei sacchi di liuta contenenti erbe ed aromi vari che crescono qui nella valle. Per la verità alcune di queste essenze non sono indigene ma impiantate, penso, a quell’epoca. L’infusione di queste erbe nell’acqua calda smorza la puzza di solfo sino ad eliminarla del tutto e rende il nostro pesce particolarmente saporito. Quando poi, come in questi giorni, un’alta pressione comprime gli strati d’aria il profumo delle erbe invade tutta la valle.
Ogni volta è diverso, poiché all’aroma delle erbe s’aggiunge quello dei fiori di stagione; per questo la nostra valle, il nostro piccolo cono di vulcano spento, è famoso!
- Famoso ma lontano dai grandi circuiti turistici. – notò Silvia
- Sì, abbiamo vinto la tentazione di trasformare il villaggio ed il lago in una facile fonte di reddito per offrire solo a pochi il piacere di vivere sino in fondo le nostre tradizioni… - confessò l’albergatore con uno sguardo inquietante che colse solo Silvia.

Quando restarono soli, in attesa delle prime portate, Marco domandò alla ragazza:

- Svelato il mistero.
Sei soddisfatta ora?
- Non del tutto… rimane ancora qualcosa che non mi è chiaro… - disse lei con la mente ancora impegnata a decifrare ’ultima espressione dell’albergatore
- Ovvero? – domandò Marco con ostentata pazienza
- Hai visto qualche anziano in giro? – domandò bruscamente lei
- Anziano?
Cosa intendi?
- Uomo o donna in avanzata età, nonni, persone che hanno trascorso almeno 70/80 anni su questo pianeta… tutti coloro che abbiamo incrociato sino a questo momento sono giovani o relativamente tali, di bell’aspetto ed in piena salute.
- Ok, questo è un luogo turistico… - iniziò lui
- Indicatissimo alle persone anziane, almeno all’apparenza. – incalzò Silvia - C’è più d’una sorgente termale, il lago è caldo, l’aria profumata, il cibo ottimo e genuino, non ci sono distrazioni moderne quali bar, pub, discoteche, cinema… fonti di rumore o stress d’ogni sorta. – aggiunse contando con le dita della mano i punti che citava.
- Sì, ma questo non vuol dire molto, il posto non è conosciuto e … - Marco venne nuovamente interrotto.
- E gli abitanti?
Gli indigeni anziani, dove stanno?
Non mi dire che sono tutti in ferie a Vichy, a farsi le terme!

Marco non sapeva cosa rispondere, fu l’arrivo della prima portata a risolvere l’imbarazzo.
Degustando l’ottimo antipasto a base di un mollusco d’acqua dolce non meglio identificato, Silvia parve rilassarsi. I discorsi cambiarono radicalmente direzione e furono improntati unicamente sul programma della pomeriggio e del giorno seguente.
Sapendo di soddisfare la curiosità di Silvia, il ragazzo propose di spingersi sino ad una delle fonti citate per ficcare il naso nelle tradizioni locali.
Non si sbagliò: lei accettò di buon grado l’idea. Appena terminato il pranzo Silvia andò in camera per indossare qualcosa di più idoneo all’escursione, ne ridiscese con indosso un paio di scarpe da montagna sopra dei calzettoni pesanti, una camicia a manica lunga generosamente slacciata in alto e legata in vita ed un paio di jeans aderenti tagliati talmente corti da lasciare scoperte buona parte delle natiche.

- Sono pronta! – disse presentandosi a Marco.
- Anche io. – rispose lui senza staccare gli occhi dai glutei.

Silvia notò il doppio senso dell’affermazione di Marco, avvalorato dall’espressione degli occhi, e se ne sentì gratificata.
Con tutta la calma consigliata dal fatto di trovarsi in ferie ed imposta dalla temperatura esterna giunta all’apice della giornata, s’inoltrarono lungo il sentiero che conduceva alla più vicina fonte. Il cammino non presentava difficoltà, almeno nel tratto iniziale, la via proseguiva parallela al letto del piccolo immissario costeggiandolo ad una distanza pressoché costante e la vegetazione costituiva una specie di galleria naturale entro cui il profumo, emanato dall’acqua, rimaneva imprigionato. In questo modo, mano a mano, che si risaliva la corrente l’aroma diveniva sempre più intenso, poiché fresco ed appena generato dalle erbe non ancora completamente ossidate, senza assalire le narici del viandante e, per questo, metterlo in guardia sulla sua reale intensità. Solo quando, superata una piccola pozza, si trovarono dinanzi ad una cascata di pochi metri, la nebbia intrisa d’essenze manifestò tutta la sua intensità alle narici dei due giovani.
Silvia si lavò il viso nella pozza mentre Marco fotografava quella strana cascata multicolore da ogni possibile angolazione.

- Senti com’è calda quest’acqua! – disse invitando il suo ragazzo a raggiungerla.
- Ho già abbastanza caldo così… grondo sudore da ogni parte. – rispose lui
- No, devi provare. L’acqua è calda ma l’effetto è quello di rinfrescarti mentre evapora sulla pelle… poi lascia un profumo stupendo. – insistette lei.

Marco accolse la proposta di Silvia, qualunque cosa promettesse refrigerio meritava d’essere provata in quella giornata. S’avvicinò dopo averle scattato due immagini, a sua insaputa, che la ritraevano china in avanti, una posizione che ne esaltava morbosamente le forme.
Il ragazzo raccolse un po’ d’acqua con le mani a coppa quindi vi tuffo dentro il viso; subito la temperatura del liquido gli fece rimpiangere il gesto, poi l’immediato senso di frescura unita alla fragranza lasciata sulla pelle lo convinse a ripetere il gesto.

- Cosa ti dicevo? – domandò felice Silvia
- Fantastico, assolutamente fantastico. Se non fosse che temo sia nociva ci farei il bagno qua dentro.
- Come fa ad essere velenosa se i pesci riescono a vivere nel lago?
E.. guarda quante piante affondano le radici in questa pozza.
Un bagno dici?
Qua, ora? – domandò ancora lei con una voce che prometteva qualcosa di più della semplice ricerca di refrigerio.
- Sì!
- Anche se non ho il costume? – domandò ancora con un’aria sempre più maliziosa
- Nemmeno io ho il costume. – ammise Marco
- E se passa qualcuno?
- Invidierà la nostra idea. – rispose semplicemente lui.

I due aggirarono la pozza al di sotto della piccola cascata attraversando il corso d’acqua più a valle. Dal lato opposto al sentiero avevano notato una radura nella vegetazione protetta da alti cespugli, un luogo che prometteva la giusta intimità ed isolamento dal mondo. Silvia fu la prima a levarsi la maglietta strappando a Marco un mormorio d’approvazione, quindi slacciò i corti calzoni e li sfilò. In quel momento il ragazzo comprese il motivo per cui gli stavano così bene indosso fasciando fedelmente il corpo: non indossava altro.
Conscia dei pensieri del ragazzo Silvia si giustificò:

- Non avevo mutande pulite… erano ancora bagnate, le ho lavate solo questa mattina.
- Se è così… ricordami di buttartele via quando torniamo in albergo. – propose lui.

Silvia sorrise all’evidente complimento mentre si voltava elegantemente verso l’acqua.

- Vieni, dai! – lo invitò

Marco terminò di spogliarsi e la seguì. Entrarono in acqua dopo averne saggiato in vari punti la temperatura temendo un ristagno di liquido troppo caldo. Una volta dentro si portarono verso il centro, dove la profondità consentiva d’immergesi totalmente. L’intenso calore inizialmente percepito divenne poco alla volta più tollerabile, sin che divenne un vero piacere restare immersi. Il profumo era davvero intenso, tanto da far domandare a Marco.

- L’acqua è balenabile… ma le erbe che ci mettono dentro che effetto faranno?
- Stupendo! – mormorò lei
- Scusa, non ti ho sentita. – affermò Marco

Silvia puntò i piedi sul fondo roccioso e si spinse verso di lui, lo raggiunse e gli fece perdere l’equilibrio costringendolo a sedersi sul basso fondale. Sensualmente spinse il proprio corpo contro quello del ragazzo, avvicinò il viso a pochi centimetri dal suo e mormorò con voce calda ed eccitata:

- Stupendo!
- Grazie… so di essere bello ma… - scherzò Marco
- Stupendo è l’effetto che questo profumo ha su di me. – confessò lei

In quel momento sfiorò con una coscia i genitali del ragazzo e comprese che lo stesso fenomeno colpiva anche Marco.
Le mani del ragazzo rimasero inermi, appoggiate al fondo, per non rovinare l’attimo. Temeva, abbracciandola, d’interrompere il piacevole strusciamento ch’era in atto; e per nulla al mondo sentiva di volervi rinunziare.
Le buone intenzioni di Marco, però, ebbero vita breve: Silvia si pose sopra di lui, lo baciò con passione poi, lentamente, iniziò a scivolare verso il basso. Marco percepì prima il bacino, poi il seno, di lei premere sul membro eccitato, fece in tempo ad abbassare lo sguardo per vedere come lei inspirasse una gran quantità d’aria prima d’immergere la testa. Ebbe un singulto quando la bocca di Silvia avvolse il membro per aspirarlo con forza per poi roteare vorticosamente la lingua sul glande. Il piacere era immenso, una sensazione provata solo pochi attimi prima dell’orgasmo e mai nei giochi preliminari l’amplesso. Marco temeva di non riuscire a trattenere il piacere, se perdeva il controllo ora il gioco era terminato prima ancora d’iniziare. Afferrò il volto della ragazza e la costrinse ad emergere, la trasse a se e la baciò mentre con una mano iniziava ad esplorarla nei punti che sapeva essere più sensibili.
Silvia contrasse ogni muscolo del corpo mentre sospirava compiaciuta, si spinse ancora di più contro Marco per riuscire ad aprire le gambe intorno al suo bacino e cercare con il pube un contatto intimo tra i loro genitali. Non bramava ancora una penetrazione, le mani del ragazzo erano incredibilmente efficaci, le percepiva ovunque desiderasse ed il loro stimolo era straordinariamente intenso. Nessuno l’aveva mai toccata in quel modo, nemmeno Marco vi era mai riuscito. Facendo ricorso agli ultimi sprazzi di lucidità analizzo la posizione di quelle mani e l’intensità con la quale premevano sulla pelle. Apparentemente non vi era nulla di anormale, in tanti l’avevano toccata in quel modo; perché ora erano così efficaci?
Non trovò risposta, non ne ebbe il tempo. Mentre le mani di Marco strizzavano dolcemente i glutei guidandola in un lungo movimento che le faceva strusciare la vulva sul membro, fu colta da un improvviso orgasmo.
Silvia spalancò gli occhi stupita delle sue stesse reazioni, li puntò su quelli del ragazzo che comprese immediatamente. Marco la prese per i fianchi e la sollevò quel tanto che bastava per entrare in lei. Non faticò a penetrarla, come il membro puntò la vulva venne risucchiato dal corpo della ragazza. Si ritrovò dentro di lei in tempo per cogliere su tutto il pene le contrazioni indotte dall’orgasmo. Uno stimolo piacevolmente intenso, diverso dal solito scorrere dentro di lei ma ugualmente efficace. Marco inarcò il corpo nell’estremo tentativo di trattenersi ma Silvia prese a muoversi, scivolando in avanti per poi calare lentamente rimanendo con tutto il corpo aderente a lui, e lo costrinse alla resa. Venne anche lui, dentro di lei nel profondo del ventre; una cosa che non si erano mai permessi di sperimentare temendo le ovvie conseguenze ma, in quell’occasione, qualcosa gli diceva che potevano concederselo.
Non del tutto appagati si staccarono senza dirsi una parola, Silvia raggiunse il centro della pozza e s’immerse nell’acqua più volte. A ogni emersione inalava profondamente il profumo che permeava la zona ed il suo viso dimostrava un’intensa beatitudine. Il raggi solari che trapassavano la vegetazione sopra di loro colpivano un unico punto dello specchio d’acqua; esattamente dove si trovava Silvia. Pareva quasi un faro, uno spot, puntato su di lei. L’effetto era di valorizzare il ruolo di protagonista di una scena che sembrava studiata in modo da valorizzare la naturale bellezza del suo corpo. Non c’era, in quelle immagini, una forte carica erotica nonostante la nudità della protagonista; era pura bellezza, armonia di forme e colori in accordo all’intenso profumo. Marco scopri, in quell’occasione, l’amore per il bello. Una forma di contemplazione pura e svincolata da ogni significato materiale, in grado di sviluppare un’energia tonificante e rigeneratrice.
Il ragazzo uscì dall’acqua per accomodarsi sul fitto tappeto erboso, non si preoccupò di cercare i vestiti, rimase ad osservare il complicato disegno delle ombre e delle luci sul corpo della ragazza sin che lei non decise di raggiungerlo.
Una sensazione di “già visto”, “già vissuto”, un ricordo che andava a sovrapporsi fedelmente a ciò che gli occhi stavano registrando mentre, la mente, anticipava gli sviluppi prossimi della scena, colpì Marco mentre lei usciva calma dall’acqua. Il ragazzo era intento a scrutare nei propri ricordi dove avesse già assistito a quella sequenza d’immagini quando percepì un’improvvisa frescura sui genitali; abbassò lo sguardo e vide le mani di Silvia ancora a forma di coppa intente a versare dell’acqua. Pensò ad un gioco ma come sollevò lo sguardo e vide i suoi occhi comprese che non era certo in vena di scherzare. Una luce rara: dolce, sensuale, intensa, decisa e vogliosa permeava il volto di lei. Marco s’abbandonò lasciandosi cadere disteso sull’erba ed attese l’inevitabile, quanto sperato tocco delle sue labbra sul glande.
In effetti, Silvia, si chinò per portare il viso verso l’ombelico del ragazzo. Lo baciò sulla pelle quindi scese lentamente verso il membro ancora eretto. Lecco languidamente l’asta in tutta la sua lunghezza e, senza toccarlo con le mani, lo prese tra le labbra. Aspirò dolcemente mentre lo ingoiava completamente, quindi risalì con il capo e lo fece quasi uscire. Trattenne il membro stringendone il glande tra le labbra e spinse con forza la lingua sul centro esatto. Stimolò a lungo Marco in quel modo sin che non si sentì allontanare con forza.
Silvia si mise seduta sui talloni e guardò il suo ragazzo che serrava con forza le palpebre e le labbra nel tentativo di controllarsi. Si eccitava nel costatare quanto intenso era il piacere che sapeva donare ad un uomo, misurando il suo sforzo di contenersi riusciva a valutare la propria abilità. Non lo aveva neppure sfiorato con le mani, eppure lui era prossimo ad un altro orgasmo. Pochi istanti prima lo aveva sconvolto con le semplici contrazioni involontarie del proprio piacere. Queste considerazioni davano alla ragazza il reale valore della sua femminilità, il termine di paragone per comprendere la sensualità che sentiva permeare il corpo. L’eccitazione cresceva, voleva sentire qualcosa dentro di sé, aveva bisogno del sesso di Marco nel ventre; una necessità che la spingeva a donarsi al lui, ad aprirsi al suo sesso gonfio e minaccioso. Silvia si scoprì a pensare al sesso maschile come ad una minaccia, un palo di carne pronto a violarle il corpo, ad entrare in lei e squassarne le carni in una delirante altalena senza fine se non il puro, intenso, violento piacere.

- Prendimi! – ordinò lei mentre s’adagiava di schiena sull’erba.

Non era una languida preghiera, era un ordine.
Silvia era guidata da una dualità di pensieri in apparente contrasto. Da una parte stava il desiderio di donarsi all’uomo che aveva di fianco, la fantasia di offrire il proprio corpo in sacrificio al simbolo dell’innata violenza maschile: il fallo. Dall’altra stava, invece, il bisogno di riempire il vuoto che sentiva nel ventre, la necessità di godere, di provare un piacere sempre più intenso sino al tormento finale che precede l’estasi totale. Due aspetti della sua femminilità non ancora del tutto compresa: il desiderio di darsi e la volontà di appagare l’istinto.
Era pronta a tutto pur di soddisfare le proprie esigenze, non si era mai trovata in quello stato prima d’allora. Aveva sempre affrontato il sesso con una passione quasi razionale nella sua espressione reale. Improvvisamente percepì la lingua di Marco tra le labbra della vagina e si perse nella marea di piacere che montava lenta ed inesorabile. Aprì ancora di più le gambe e spinse il pube in alto, verso il viso del ragazzo, pronta a cogliere ogni dettaglio della complessità di stimoli che riceveva.
La lingua di Marco prese a scivolare sul ventre mentre saliva verso il seno, Silvia ebbe la percezione del corpo del ragazzo sollevato sopra il suo e pronto a penetrarla. Non attese altri preliminari e sussurrò:

- Aprimi!

Anche questo era un ordine ma pronunciò l’unica parola con la voce rotta dall’emozione, tanto che venne percepita da lui come una preghiera. Questo eccitò ulteriormente Marco che, appena sentì d’essere ben allineato, con un unico colpo di reni la penetrò a fondo.
Silvia gemette e, puntando le spalle e le natiche in terra, inarcò la schiena mentre un lungo “Sì” le usciva a stento dalla bocca.

- Muoviti… dai! – disse lei mentre lo incitava con seducenti mosse del pube.

Marco si tirò indietro poi diede un altro possente colpo di reni, scivolò nel ventre di Silvia con estrema facilità tanto era eccitata e pensò:

“Sei tanto aperta che potrei sbatterti per ore, sei un lago… ti piace essere così porca!”

Marco non controllava più la propria eccitazione, la forte dilatazione di Silvia, il modo gli si era offerta aprendogli il corpo completamente, i suoi lunghi gemiti lo spronavano ad una monta animale poco rispettosa del corpo della sua ragazza ma decisamente appagante. In quella posizione non riusciva a vedere il viso di Silvia, percepiva solamente il profumo dei suoi capelli bagnati. Se tentava d’abbassare lo sguardo, di spingere l’occhio attraverso i corpi uniti, vedeva unicamente il seno sobbalzare ed il suo pube aperto e violato ripetutamente dal proprio membro. Si sentiva dentro di lei, realmente in lei. Solitamente questa sensazione si fermava ai genitali, coglieva il corpo di Silvia intorno al membro e gli stimoli erano limitati a quella zona precisa. Ora c’era qualcosa di più, non si muoveva solamente nella vagina, non le stava semplicemente premendo nel ventre in attesa di spargere il seme, coglieva un unione più profonda quasi le loro menti fossero collegate nonostante il radicalmente diverso modo di godere del sesso. Fu grazie a questo che riuscì a cogliere l’esatto istante in cui lei iniziò a perdersi nell’orgasmo ed a muoversi nel modo più efficace per prorogare il piacere che provava. Marco incrementò l’intensità delle spinte ma ridusse la cadenza, si sincronizzò con le ondate di piacere di Silvia e riuscì ad entrare in lei ogni volta che contraeva con forza il ventre. La trovò sempre più stretta, chiusa intorno al membro. Ad ogni affondo lei sospirava rumorosamente e fremeva. A Marco pareva che quell’orgasmo non avesse fine ma questo non lo preoccupava, sentiva di poter reggere all’infinto quel ritmo, la sua mente era scollegata dal membro che, ora, era unicamente lo strumento del piacere di Silvia e non il suo. Provava un forte piacere ma non tale da portarlo all’orgasmo, era troppo concentrato nel “leggere” il corpo della ragazza per lasciarsi andare. Quando lei crollò esausta, inspirando tutta l’aria che poteva entrare nei polmoni, Marco uscì lentamente da lei. Si mise in ginocchio davanti al corpo di Silvia e la osservò mentre riprendeva le forze. Era bellissima con la pelle sudata, ansimante ed il piacere dipinto sul viso. Non attese che riaprisse gli occhi, si posizionò nuovamente su di lei ma più in alto, con il membro sopra il viso. Appoggiò il membro alla bocca ed attese di sentirlo risucchiare da lei, quindi prese a muoversi come se la gola fosse il ventre. Lei ingoiava il membro quasi passivamente, respirava a fatica ma le piaceva sentirsi presa in quel modo. Pensava che gli stava dando tutto di sé, ogni parte del corpo al suo uomo. Pensò di soffocare quando il seme le si riversò direttamente nella gola ma riuscì ad ingoiarlo tutto. Non parca succhiò ancora le ultime gocce mentre lui si ritraeva prima di stendersi al suo fianco.
Riposarono a lungo, in uno stato al limite del incoscienza, sdraiati nudi sul soffice tappeto erboso sin che un leggero venticello pomeridiano li ridestò.

- Ho fame! – affermò Silvia.
- Anche io… tremenda!
- Mi sa che ci conviene tornare indietro. – propose lei
- Sì, peccato rinunciare a salire sino alla sorgente.- rimuginò Marco
- Un vero peccato… però… - la ragazza lasciò la frase in sospeso.
- Però è stato bellissimo! – concluse per lei Marco
- Davvero! Non mi avevi mai… mai presa così. – ammise lei
- Non sei mai stata così… disponibile – aggiunse lui

Silvia fissò per un attimo il ragazzo poi disse:

- Così porca, intendevi dire?
- Sì, non volevo usare quel termine ma… sì. Eri fantastica, attraente, sensuale, eccitante, vogliosa, disponibile… assetata di sesso.
Ti amo!
- È la seconda volta che me lo dici da quando siamo qua… ci credi veramente?
- Sì, ti amo davvero.
- Ho paura di crederti.
Voglio crederti perché io ti amo, ma non voglio illudermi.
Non lo dici solo perché ti ho fatto scopare bene… giuramelo! – disse lei
- Vieni qua!

Marco abbracciò e strinse forte la ragazza il cui corpo, ancora nudo, risvegliava gli istinti più animali.

- Stai eccitandoti nuovamente. – costatò lei
- Sarà l’aria… o questo profumo… non lo so?
- Non è che sono io a farti questo effetto?

Marco sorrise ed accarezzò Silvia lungo la schiena. Non parlò ma lasciò ad un lungo bacio il compito di rassicurarla sui reali sentimenti che provava.

Si rivestirono e presero il sentiero di prima verso il villaggio, mentre scendevano notarono una leggera nebbiolina, una foschia ferma sul lago. Il caldo era insopportabile ora dopo le ore passate all’ombra su quel fraticello ventilato, una sensazione di disagio generata anche dalla forte umidità.

- Pare che il lago voglia trattenere i profumi delle erbe che hanno buttato nelle sorgenti calde. – osservò Marcò
- Hai ragione.
Aspetta… avevo letto qualcosa in proposito in uno dei vari foglietti che ho trovato nella hall dell’albergo… appena rientriamo domandiamo… ma, se ricordo bene, pare che proprio in questo periodo un alta pressione schiaccia l’aria a livello del lago e trattiene le sue esalazioni. È proprio questo che fa percepire così intenso il profumo.
- Sarà… ma fa caldo, tanto caldo! – terminò Marco mentre si asciugava il sudore dalla fronte con la maglia.

Il giovane albergatore confermò l’ipotesi di Silvia. L’anticiclone estivo imperversava sempre in quel periodo su quella regione. Per una strana coincidenza proprio in agosto le sorgenti calde incrementavano la loro attività ricorrente. Due erano i periodi dell’anno in cui il fenomeno si verificava, ma solo in agosto, verso la metà del mese circa, l’alta pressione tratteneva gli effluvi a livello del suolo. Da qui l’usanza di buttare grandi quantità di erbe ed aromi vari per smorzare il sentore di zolfo delle acque termali.

- Questa sera terremo una grande festa sulle rive del lago, non potete mancare! – disse l’albergatore.
- Sì, avevo letto qualcosa… - confermò la ragazza mentre Marco saliva in camera.
- È una vecchia tradizione di cui se n’è persa la memoria. In pratica ci ritroviamo tutti sulla sponda e, tra grigliate di pesce e balli, facciamo passare la notte. Ovviamente la cosa non è limitata ai soli abitanti ma teniamo particolarmente alla presenza dei nostri ospiti. – terminò fissando negli occhi la ragazza.
- Sarà un piacere! – confermò lei
- A dopo allora.
Avete passato un buon pomeriggio? – domandò ancora l’oste
- Magnifico! – ammise Silvia
- Lo immagino, questa nostra piccola valle è il rifugio ideale per una giovane coppia. Ci teniamo a mantenerla così, a non farla conoscere troppo in giro. Preferiamo essere cercati da quelli che ci hanno scoperto per caso… come voi. Sono sicuro che il lago, la valle, i nostri boschi, il villaggio e… spero la nostra ospitalità rimarrà nei vostri cuori.

Pareva una frase studiata a tavolino, una forma elegante di slogan pubblicitario memorizzato da tempo, ma l’albergatore l’aveva pronunciata con una tale sincerità da colpire la ragazza. I due si studiarono per un istante poi lei prese le scale e si diresse verso la camera dove l’attendeva Marco. Nel salire gli scalini Silvia ripensò allo sguardo del giovane albergatore, c’era qualcosa d’inquietante e, al tempo stesso, intrigante. Che ci stesse provando?
Silvia non sapeva rispondere e, tutto sommato, non le interessava più di tanto, in camera era attesa da un uomo che aveva scoperto saper ricambiare il sentimento che provava per lui. Cancellò ogni pensiero negativo e si concentrò sull’abito da indossare quella sera per la festa sul lago.


[i]“Due raggi di colori che sono in accordo creano consonanza, due menti in accordo svelano Amore radiante, o Fuoco onnipervadente.
L’Amore-Armonia è Accordo di due movenze, di due sguardi, di due menti che esaltano il Creato”

RAPHAEL – La triplice via del Fuoco – sez.1 cap.2 -1999

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