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racconti erotici di Rupescissa

eros fantasy : Gwenn - il ritorno
Posted by Rupescissa on 2011/1/20 15:38:52 (5798 reads)

Gwenn chiuse gli occhi ed allargò leggermente le braccia mentre sollevava il viso, era il segno della sua completa disponibilità rivolto ai due fratelli.

Click to see original Image in a new windowIl profumo delle alghe, lasciate scoperte dalla bassa marea, ed il fumo degli affumicatoi impregnava l’aria del mattino, nonostante la pioggia leggera che cadeva, ormai, costante da quattro giorni. Yann uscì dalla sua capanna per dirigersi verso la piazza principale del villaggio, camminava deciso evitando le pozze più profonde quando un improvviso refolo di vento lo fece rabbrividire. Sistemò meglio la pelle di cervo che portava sulle spalle, in pieno inverno avrebbe usato la pelliccia di Lupo, ma era ancora presto e doveva dimostrare ai suoi uomini di reggere il freddo meglio di loro se voleva rimanere il loro capo. Il dover primeggiare, essere sempre il miglior guerriero, cacciatore, pescatore, amante o compagno era una cosa che mal si abbinava alla saggezza che doveva dimostrare un capo. Non era mai riuscito a capire come suo padre fosse riuscito a far coesistere questi due aspetti così contrastanti nel lungo periodo che aveva passato alla guida del villaggio. Gli si chiedeva di competere continuamente con gli altri uomini ed al contempo di amministrare con saggezza le risorse del suo popolo. Non un compito semplice, ma amava la sua gente e la vita che conduceva.
Una goccia più consistente gli colpì il sopracciglio e rimase sospesa a lungo sulle ciglia, Yann la osservò spingendo gli occhi verso l’altro, gli parve di notare in essa una consistenza cristallina ed una leggerezza atipica in una goccia di pioggia. Spostò, allora, lo sguardo in direzione della parete di una vicina capanna; in contrasto sullo sfondo scuro vide chiaramente dei piccolissimi fiocchi di neve misti alla pioggia. L’inverno si annunciava nel più classico dei modi. Il giovane capo allungò ulteriormente il passo mentre meditava di spostare la riunione dei guerrieri tra le pareti della casa comune, avrebbe pure ordinato di accendere un fuoco al centro per riscaldare l’ambiente. Era preso da questi pensieri, oltre dalla latente, ma sempre presente, preoccupazione per le sorti del fratello e dei marinai partiti con lui, tanto da non notare che gli sguardi di tutti gli uomini in sua attesa nella piazza erano rivolti verso la scogliera. Quando chiamò a raduno i suoi guerrieri sollevò gli occhi e vide i loro sguardi.

- Ebbene? Che vi succede oggi, non avete mai visto la pioggia? – domandò leggermente inferocito per la loro supposta mancanza di rispetto nei suoi confronti – Non si saluta più il vostro capo?
- La! – disse uno dei più giovani, indicando la cima della scogliera – La… ! – insistette ancora prima di tacere.

Yann si voltò lentamente nella direzione indicata staccando gradualmente i suoi occhi da quelli del giovane guerriero, non poteva dimostrare impazienza nelle sue mosse.
Quello che vide riaccese una speranza quasi persa: un uomo, la sentinella posta di guardia sul punto più alto del villaggio, stava correndo come un pazzo giù per il sentiero della scogliera. Lo si vedeva agitarsi, sbracciarsi ed urlare, ma le sue parole non giungevano sino a loro. Yann lasciò il gruppo di guerrieri e s’incamminò incontro all’uomo dopo aver ordinato ad uno dei presenti d’avvisare il gran sacerdote.

- Barche! Almeno quattro barche all’orizzonte che puntano nella nostra direzione! – disse la sentinella con il poco fiato che gli rimaneva nei polmoni, appena fu al cospetto del capo.
- Le hai riconosciute come nostre? – domandò Enor mentre Yann taceva con lo sguardo fisso all’infinito.
- Sono ancora molto lontane. Non era possibile vedere i nostri segni! – si giustificò l’uomo c’era di guardia.
- Allora torna su, ed accendi il fuoco se sono coloro che aspettiamo. – ordinò Yann, poi volse lo sguardo al sacerdote e disse: - Pensi che Lugh ci abbia ascoltato?
- Lui ci ascolta sempre, anche se non sempre ci accontenta. – rispose Enor

Yann tornò al centro del villaggio e si sedette in terra richiamando intorno a sé i suoi guerrieri, aveva dinanzi agli occhi la sommità della scogliera ed attese il segnale.
Passò parecchio tempo senza che nulla accadesse, allora Enor s’avvicinò al nipote ponendosi dinanzi a lui e disse:

- Sono loro. Lo sento!
Percepisco le anime dei nostri compagni ed il desiderio di Lugh di ricondurli a noi.

Yann non rispose.

- Devi continuare a credere nel nostro dio, non puoi perdere la speranza, sarebbe un’offesa nei suoi confronti. – continuò Enor.

Il giovane capo pareva non ascoltarlo, il suo sguardo era rivolto verso la scogliera e nulla poteva distoglierlo. Ad Enor parve che le pupille di Yann si dilatassero mentre il respiro diveniva più veloce, segno di una forte eccitazione. Temendo una sua reazione violenta, che non poteva permettersi nei confronti del gran sacerdote al quale pure il capo doveva rispetto, Enor si allontanò di qualche passo prima di voltarsi verso la scogliera. Allora vide cosa stava puntando il nipote: una colonna di fumo iniziava a salire lenta verso il cielo. La sentinella aveva certamente riconosciuto i segni distintivi della tribù sulle barche in avvicinamento. Enor si rilassò visibilmente, Lugh aveva ascoltato le preghiere e soddisfatto le speranze dell’intero villaggio.

Dovettero attendere prima di correre incontro alle barche in arrivo, la bassa marea non consentiva d’entrare nella piccola baia; ma dalla riva si potevano scorgere le figure degli uomini a bordo che si sbracciavano nei saluti. La distanza era tale da non permettere a Yann, ed a nessun altro, di scorgere i lineamenti del viso dei marinai, quindi non si sapeva ancora chi era tornato e chi non c’è l’aveva fatta. Tentarono, allora, di contarli, ma le figure erano troppo indistinte e la prospettiva non li aiutava di certo. Bassi sulla costa, gli abitanti del villaggio, non potevano avere una buona visione. Il capo stava per inviare sulla scogliera due uomini con il compito di valutare quanti marinai ci fossero sulle barche, non poteva lasciare l’intero villaggio nel dubbio, doveva in ogni caso fare qualcosa per allentare la tensione che si stava creando. Proprio in quel momento la sentinella raggiunge sempre più trafelato il suo capo.

- Sono tre volte dieci. Uno più, uno meno! – disse l’uomo rivolto a Yann.
- Sei sicuro? – lo incalzò il capo
- Sì, li ho contati più volte. Non è facile, si muovono sopra le barche scambiandosi di posto.
- Trenta! – disse Yann rivolto ad Enor – Vuol dire che almeno sei non sono tornati.

Enor tacque. Sapeva che nessuna parola avrebbe attenuato la tensione. L’unica soluzione era attendere la risalita della marea ed accogliere i superstiti con tutto il calore possibile.

Quando la marea salì al suo massimo era ormai notte. Il villaggio appariva illuminato da innumerevoli fuochi sparsi a casaccio, ma non vi era angolo buio. Gli abitanti si preparavano ad accogliere i viaggiatori e, pur con la consapevolezza che alcuni non erano tornati, c’era aria di festa. Yann dovette imporsi per fermare la sua gente sulla spiaggia, molti parevano intenzionati a raggiungere le barche in avvicinamento a nuoto. Consentì solo agli addetti all’ormeggio di scendere in acqua per aiutare i marinai nel trascinare i legni in secca. L’apprensione saliva, molti erano i richiami da terra verso il mare e viceversa. Chi aveva un famigliare o un amico a bordo chiamava il suo nome sperando in una risposta, le urla riempirono l’aria della notte e le risate sovrastarono i pianti mentre i marinai sbarcavano. Yann dovette dimostrare il contegno degno di un capo e non si concesse di urlare il nome di Denez, ma il cuore fremeva nell’attesa di scorgere il fratello.
Fu Enor a riconoscere per primo il più giovane dei suoi nipoti, era l’unico uomo ancora a bordo della più grande delle barche, essendo a capo della spedizione

Appena a terra il ragazzo fu raggiunto dal fratello.

- Denez! – sospirò Yann – Lugh ha ascoltato le nostre preghiere.
- Yann, fratello mio! – disse il giovane mentre abbracciava il capo – Ho da raccontare per giorni, ci sono cose che non abbiamo mai immaginato… cose meravigliose… - disse indicando il mare.
- Dopo racconterai, ora vieni che il popolo vuole festeggiare il vostro ritorno.

Enor, troppo felice per parlare, si limitò ad abbracciare a lungo il nipote, poi insieme raggiunsero la testa del piccolo corteo formato dai marinai appena sbarcati. La massa del popolo si apriva al loro passaggio e si accodava sin che anche l’ultimo uomo si scansò e davanti a Denez prese forma la più bella visione che avesse mai avuto.

- Denez. – disse Enor – Questa è Gwenn Teir Bronn, figlia di Bronn; la tua promessa. È giunta al villaggio mentre eri per mare e… devi molto a lei.
- Tutti voi dovete la vita a questa giovane donna! – disse poi rivolto agli uomini che seguivano. – Onoratela, così come dovrai onorarla tu Denez. – aggiunse.

Detto questo Enor proseguì verso la piazza del villaggio, a Denez rimase appena il tempo d’incrociare lo sguardo con quello della giovane e restò colpito dal colore dei suoi occhi. Stava per commentare quella visione con il fratello al suo fianco ma notò che Yann teneva lo sguardo a terra, un’espressione triste e preoccupata, allora si trattenne.
Presero posto intorno alla mensa violando, per l’occasione la tradizione, e ponendo il giovane Denez al centro, tra Yann ed Enor. Era impossibile parlare senza urlare, tutto il popolo in festa generava una cacofonia incomprensibile. Denez era impaziente di raccontare il suo lungo viaggio e mostrare al fratello alcuni campioni delle merci che aveva portato con se, ma era anche altrettanto desideroso di rivedere quella ragazza così bella. Non comprendeva il motivo per il quale Enor l’avesse definita “giovane donna”, quello era un titolo riservato alle spose. Era anche curioso di sapere perché gli doveva la vita. Rimandò tutte queste domande al dopo cena, sicuramente Yann avrebbe desiderato discutere con lui nella tranquillità della propria capanna. Ogni volta che volgeva lo sguardo al fratello intravedeva nei suoi occhi una certa preoccupazione di cui non comprendeva la natura. Osservò la mensa, non mancava nulla. Spostò lo sguardo verso il confine del villaggio e riuscì a scorgere tra i bagliori del fuoco le lunghe file di pesci messe ad essiccare, i granai apparivano colmi, nessun guerriero in armi posto a difesa del villaggio, quindi non c’era timore di un’aggressione. Che cosa turbava tanto il fratello?
Denez scacciò ogni pensiero dalla mente, finalmente era tornato a casa, tra la sua gente. Ripensò al viaggio, ai compagni che aveva lasciato tra le onde del grande oceano. Doveva incontrare i famigliari e raccontare la loro fine, in modo che si potessero disporre i riti necessari. Dalla loro scomparsa durante quella tempesta che li aveva colti nel giorno del solstizio aveva sempre pensato a cosa dire alle mogli, ai figli, dei dispersi. Toccava a lui l’onere, era il fratello di Yann e capo della spedizione. Afferrando un pezzo di carne arrostita tentò di non pensare più a loro, doveva mostrarsi felice, fiducioso, forte, sicuro di se e della grazia di Lugh. A volte era pesante essere il fratello del capo, si domandò come potesse reggere Yann al carico di responsabilità. Lo ammirava ed amava, da quando il loro padre li aveva lasciati era stato lui la guida, il maestro, il punto fermo del suo piccolo mondo. Si voltò verso di lui e gli diede una scherzosa pacca sulla spalla mentre gli offriva del cibo appena strappato dall’arrosto dinanzi a loro. Yann accettò con un sorriso, poi tornò ad essere meditabondo.
Finalmente la cena terminò. Alcuni uomini incapaci di alzarsi, a causa dell’inebriante bevanda ottenuta dalla fermentazione dei cereali, rimasero stesi accanto al fuoco, altri parevano intenzionati a divorare ogni briciola rimasta, e questi erano proprio i marinai di Denez. Era stato un viaggio davvero lungo e duro; una costante lotta con le correnti, con le onde e con la fame.

- Entra. – disse Yann al fratello aprendo la tenda della sua capanna – Enor, vieni anche tu!

Yann fece accomodare i due dopo aver allontanato le sue donne presenti.

- Avanti, ora spiegatemi cosa sono quelle vostre facce. È tutta la cena che me lo domando… e non ho trovato alcuna risposta.
- Nipote. – iniziò Enor – Come ti ho annunciato tu devi molto alla tua promessa sposa. Devi la vita!
- Ancora non l’ho sfiorata che già le devo la vita? – domandò scettico Denez
- L’ha sfiorata Lugh. – ammise Yann
- Lugh?
Potete essere più chiari in modo che la mia semplice mente possa comprendere? – domandò il giovane con un tono forse troppo secco, lui non amava gli enigmi.
- Le tue navi erano in forte ritardo, Marwyn spingeva le onde, esse erano sempre più alte.
Arianrhod era nella casa di Lugh e questo avrebbe fatto infuriare presto il dio.
Ho pensato d’offrire al nostro protettore un sacrificio, una sposa… per placarlo – spiegò Enor.
- Tu conosci il volere degli dei, tu hai agito per il meglio. – affermò Denez
- La sposa di Lugh era Gwenn, la tua futura sposa. Sono stato io a sceglierla. – ammise Enor

Il giovane rimase in silenzio, poi disse:

- Come ho già detto, zio, tu conosci gli dei. Sono certo che hai scelto con saggezza. Quando si è tenuto il rito? – domandò infine Denez meditabondo.
- Al solstizio, come tradizione.
- Zio. – disse il giovane fissando negli occhi Enor - Il giorno del solstizio una tempesta ha portato via sei dei miei uomini. Li ha strappati dal ponte con le onde e con il vento. Proprio quando temevo di veder affondare una dopo l’altra tutte le mie navi, era il momento del tramonto, la bufera si è placata. Tutto è finito in pochi istanti, il vento è calato e le onde sono scese.
Lugh ti ha ascoltato! – disse Denez

Enor sospirò soddisfatto mentre Yann sgranava gli occhi stupito.

- Devo recarmi al tempio! – affermò Enor uscendo precipitosamente dalla capanna.

Rimasti soli Denez domandò al fratello:

- Chi ha impersonato Lugh?
- Io. – rispose Yann
- Bene! – rispose il giovane.
- Denez… - iniziò Yann
- È questo che ti rende infelice? – domandò il giovane
- Sì.
Tu credi alla religione dello zio quanto me. Non volevo offenderti, fratello! – si giustificò Yann. – Ma ho dovuto prenderla io.

Denez sorrise all’evidente preoccupazione del fratello, poi disse:

- Yann... quante volte mi ha concesso le tue donne?
- Ma non erano le mie promesse.
- Sai benissimo che qualcuno dei figli che allevi potrebbe essere mio.
Com’è Gwenn? – domandò infine.
- Magnifica! – ammise Yann con un sorriso
- Dev’essere stato un buon rito… - pensò ad alta voce Denez
- Molto piacevole! – disse con un sorriso Yann
- Fratello, non devi essere preoccupato per me, non più! – disse il giovane mentre abbracciava Yann. – Ora, però, vorrei conoscere questa ragazza.
- La farò chiamare… pare che riesca a fare miracoli dopo quella cerimonia.
- Vuol dire che il membro di mio fratello le ha consentito di vedere gli dei! – disse Denez scherzando.

Yann s’affacciò dalla capanna ed ordino ad una schiava di andare da Gwenn, vestirla in modo adeguato e condurla finalmente al cospetto del futuro marito; quindi rientrò con un grosso peso in meno sullo stomaco.
Denez era intento a raccontare al fratello le meraviglie del suo viaggio, parlava di come avesse superato le difficoltà, tentava di spiegare i vocaboli della lingua imparata nell’isola dei ghiacci, quando entrò la ragazza. Gwenn si fermò appena varcata la soglia, contrariamente alla norma che voleva la futura sposa timida e remissiva, la ragazza fissava insistentemente gli occhi di Denez.

- Eccola! – esordì Yann – Entra ed accomodati tra noi.

Gwenn obbedì, camminò verso Denez poi si voltò per sedersi in terra, sulle pelli, tra loro.

- Ho spiegato a Denez dello sposalizio con Lugh. – esordì Yann

La ragazza abbassò il capo in segno affermativo.

- Ho raccontato a lui del rito, non volevo venisse a saperlo da altri.
- E cosa gli hai detto? – domandò lei con una voce che scosse l’anima di Denez tanto era chiara e limpida.
- Che è stato un buon rito. – la consolò Yann, facendole capire in questo modo che non aveva parlato della sua mancata verginità.
- Sì. – disse lei – È stato veramente un buon rito. – poi rivolta a Denez – Anche tu possiedi il dono di famiglia?
- Quale dono? – domandò lui curioso
- Quello di sapere cosa vuole una donna?

Denez rimase sconvolto dalla sfrontata sicurezza della ragazza in netto contrasto con la sua voce.

- Direi che Yann è stato un buon maestro, mi ha sempre concesso le sue donne.

Gwenn annuì, poi domandò:

- Quindi non ti ha offeso il nostro amplesso?
- Perché doveva? Non sei ancora mia moglie e se anche lo fossi… lui è mio fratello.
- Interessante! – mormorò Gwenn

Yann osservando i due giovani discutere aveva notato come gli sguardi si facessero sempre più audaci e diretti verso le zone erogene.

- Direi che è bene lasciarvi da soli. – affermò Yann e fece per uscire dalla tenda.
- No, rimani! – disse Denez
- Sì, rimani. – confermò Gwenn dopo aver notato un lampo negli occhi del suo giovane promesso.

Yann non comprese e si voltò stupito.

- Vedo che hai il dono di comprendere! – disse Gwenn rivolta a Denez
- Ed io vedo il tuo dono di saper essere Femmina. – disse lui.
- È il dono di Dwyn, a lui è stata dedicata la mia nascita. – concluse Gwenn.

Detto questo la ragazza si alzò in piedi, sollevò il viso verso il soffitto e scosse la testa per far ricadere i lunghi capelli dietro le spalle. Rimase immobile in quella posizione, nell’attesa.

- Vieni fratello, dobbiamo ringraziare questa giovane donna per aver permesso il mio ritorno. – disse Denez
- Cosa avete in mente? – domandò Yann oramai conscio della grande intesa sorta immediatamente tra i due.
- Hai presente quella volta… con Heodez?
- Certo, ricordo benissimo… ma… - tentenno Yann
- Allora tu la dividesti con me, ora divideremo Gwenn. Anche se sarà, in realtà, lei a dividersi noi. – terminò mentre scambiava una lunga occhiata con la ragazza.
- Tu lo vuoi? – domandò Yann alla ragazza.
- Non chiedo di meglio. – affermò lei.

Gwenn chiuse gli occhi ed allargò leggermente le braccia mentre sollevava il viso, era il segno della sua completa disponibilità rivolto ai due fratelli.
Denez si alzò e la raggiunse, senza attendere Yann iniziò a sciogliere i nodi della tunica di Gwenn. Il profumo dei capelli della giovane riempiva le narici di Denez che dimostrava il proprio turbamento impacciandosi sui legacci. A mano a mano che scioglieva quei nodi, però, sempre più ampie porzioni della candida pelle di Gwenn apparivano ai suoi occhi. La ragazza non si muoveva, ascoltava il suono del respiro di Denez e si compiaceva della sua evidente eccitazione. Finalmente il ragazzo terminò la sua opera e la tunica scivolò ai piedi di Gwenn mostrando per la prima volta al giovane lo splendore del suo corpo. Denez arretrò di qualche passo per poterla osservare meglio, face scorrere lo sguardo dal seno sino ai piedi e poi risalì lentamente soffermandosi sul pube, quindi riprese a salire. Studiò la curva dei fianchi e della vita, quindi del seno; raggiunse il collo ed il viso. Denez rimase ammirato dal taglio delle labbra e dalla dolce prominenza del naso, quando sollevò lo sguardo sugli occhi di Gwenn li scoprì fissi sui propri.

- Allora, dimmi se ti piace questo corpo che ora t’appartiene. – domandò Gwenn
- È il più bello che abbia mai visto, ma non è nulla senza di Te dentro!
- Vedo che consci il luogo dell’anima ed il dono di quest’ultima. – costatò ammirata lei.
- Siamo stati allevati da un sacerdote, non dimenticarlo. – fu Yann a parlare.

Denez, riprese il controllo di se, s’avvicinò a Gwenn per carezzarle la guancia, poi fece scendere la mano lungo il collo e da qui al seno. Sfiorò la pelle delicatamente senza mai staccare gli occhi da quelli della ragazza. Prese tra le dita un capezzolo e lo scoprì turgido ma cedevole, lo tirò dolcemente mentre lo stringeva un po’ più forte e fu appagato dallo sguardo compiaciuto di lei. Benché immobile e silenziosa Gwenn dimostrava con gli occhi una crescente eccitazione, il suo sguardo s’illuminò quando percepì altre due mani sulla schiena, quelle di Yann che scorrevano lungo la spina dorsale per poi aprirsi sui fianchi. Benché la stanza fosse a stento riscaldata da un piccolo focolare la ragazza percepiva un forte calore emanare dalla mani di Yann, un’energia che l’invadeva, correva lungo la colonna vertebrale e da lì s’irradiava in tutto il corpo. Non aveva mai affrontato una simile sensazione, se le mani di Denez la stavano eccitando quelle di Yann le donavano un piacere pacato ma intimo, profondo.
Il giovane era ammirato dalle reazioni del corpo di Gwenn che pareva rispondere ad ogni minimo stimolo. Abbassò il viso verso il seno e n’aspirò un capezzolo, quindi lo succhiò prima di mordicchiarlo; la ragazza spinse in avanti il busto ed emise un delicato sospiro che indusse Denez a spingere le mani sino al limite della chiara peluria del pube. I peli erano morbidi, serici, invitanti. Denez si ritrovò a giocarci tentando d’arrotolarli tra le dita, indugiava prima di spingersi verso le labbra della vagina, voleva spingere il desiderio della ragazza verso vette sempre più elevate. Gli indumenti che ancora indossava iniziavano a dargli fastidio, voleva spogliarsi ma allo stesso tempo non riusciva ad abbandonare la pelle della giovane, era piacevole il suo sapore tra le labbra e deliziosa la sensazione sulle mani. Vincendo questa reticenza il giovane spinse amorevolmente Gwenn all’indietro, verso Yann che l’abbracciò stringendola forte, e s’allontanò d’un passo per spogliarsi. Mentre si levava i vestiti osservò come lei aderisse con tutto il corpo contro quello del fratello mentre lui le stringeva il seno tra le mani. Si scoprì a trovare quella scena estremamente eccitante: il corpo nudo della sua promessa stretto tra le braccia del fratello dietro di lei, il viso atteggiato in una smorfia concentrata, con gli occhi chiusi e le labbra serrate, il seno spinto in avanti ed il sedere contro i genitali che si muoveva lentamente simulando un’impossibile amplesso. Le mani di Yann ora si stavano avvicinando sempre di più al pube dirette inesorabilmente verso quel limite che lui prima non aveva osato superare. Le vide oltrepassare la morbida peluria ed aprirsi sulla vulva. Gwenn non oppose resistenza, divaricò leggermente le gambe per consentire alle mani di frugare nella sua intimità, attese di sentirle sulle grandi labbra poi spinse in avanti il pube per incitarlo a scivolare tra di esse. In quel momento Denez comprese che per loro non era la prima volta, il fratello aveva già conosciuto il corpo della giovane durante il rito e lo si capiva da come sapeva porre le mani nei punti giusti, provò una forma d’invidia nei suoi confronti, un sentimento che andava a rafforzare l’ammirazione che provava per lui. Denez distolse lo sguardo dai due e terminò di spogliarsi.
Yann seguì le mosse del fratello e come vide che s’era liberato da ogni indumento spinse Gwenn verso di lui, ponendogliela innanzi, poi indietreggiò. La ragazza aprì finalmente gli occhi turbata dalla sparizione delle mani di Yann, notò la nudità di Denez ed abbassò lo sguardo verso i genitali, quindi si lasciò praticamente cadere in ginocchio e senza preavviso ingoiò il membro turgido del giovane. Prese tra le mani i glutei del ragazzo e li strinse con forza mentre scorreva tutta la lunghezza dell’asta. Denez non s’aspettava questa mossa e rimase immobilizzato dallo stupore, oltre che dal forte piacere. Yann trovò comica l’espressione del fratello ma si astenne dal ridere, si ritirò in disparte per spogliarsi anche lui, attese pazientemente che lui allontanasse bruscamente la testa della ragazza per riprender fiato quindi s’avvicinò ed offri il proprio membro a Gwenn la quale gli dedicò lo stesso trattamento. Denez ora poteva osservare con calma ciò che aveva appena subito da lei e si stupì dell’avidità con cui la ragazza succhiava il membro del fratello, pareva intenzionata a spremerne ogni goccia di seme, si muoveva come se dal piacere di lui dipendesse la sua stessa esistenza.
Yann s’irrigidì, poi anche lui allontanò il viso di Gwenn dai genitali, riprese fiato ed invitò la ragazza ad alzarsi. Quando l’ebbe di fronte la baciò sulle labbra poi la spinse verso il cumulo di pelli che fungeva da letto, la fece stendere e s’inginocchiò dietro la sua testa, la costrinse ad aprire le braccia a croce e le bloccò con il proprio peso, quindi invitò richiamò il fratello con uno sguardo.
Mentre lui s’avvicinava sussurrò a Gwenn una frase del tipo: “Ora fagli vedere come sai muoverti sotto di lui, come hai fatto con me al tempio”. La ragazza non riusciva a sollevare la schiena, se reclinava tutto il viso in avanti riusciva a scorgere solo parte del proprio seno ed il tetto della capanna, quella situazione l’eccitava più di tanti stimoli manuali; aprì completamente le gambe ed appoggiò la testa sulle pelli. Notò in quel momento il membro di Yann sopra di lei, troppo in alto e troppo indietro per raggiungerlo, ma spinse lo stesso la lingua a cercarlo. Era così concentrata nel suo tentativo che non percepì il peso di Denez mentre saliva sul letto, quando lui si posizionò sopra e guidò il membro dentro di lei fu colta di sorpresa, forse fu per questo che si lasciò sfuggire un grido di piacere o, probabilmente, fu per vero piacere. Si ritrovò piena di lui, penetrata a fondo, mentre le mani del fratello la immobilizzavano, riusciva solamente a muovere il pube per andare incontro ai movimenti di Denez, era tremendamente eccitata e stava godendo. Il giovane era abile quanto il fratello più anziano, notò con gioia Gwenn, sapeva muoversi, spingere al momento giusto e nella direzione migliore. La ragazza abbandonò ogni velleità di raggiungere con la bocca il membro di Yann e s’abbandonò alle fantastiche sensazioni che sentiva nascere in basso. Si contorceva sotto i colpi sempre più intensi del futuro sposo, sentiva il suo respiro accelerare ed il proprio uniformarsi istintivamente. Erano in sintonia, si muovevano come se si conoscessero da sempre ed era la prima volta, Gwenn sorrise a questa constatazione e si lasciò andare. Percepì l’orgasmo arrivare lentamente mentre Denez rallentava, lo sentì nascere ed esplodere nel preciso istante in cui il seme del giovane le invadeva il ventre, allora prese a muoversi sotto di lui con un intensità tale che Yann decise di liberarla.
Gwenn terminò di godere mentre Denez usciva da lei, voltò il viso verso Yann e ne cercò il membro. Lui si chinò per porglielo sul viso e si lasciò leccare. La ragazza era decisa a portare all’orgasmo Yann in quel modo, voleva ricevere il suo seme in gola, assaporarlo, godere del suo calore. Nonostante il languore del recentissimo orgasmo si ritrovò ancora eccitata, muoveva il pube vogliosa mentre aspirava con forza. Denez la osservava rapito dallo spettacolo di quel corpo disponibile ed apparentemente insaziabile, allungò una mano verso la vulva e ci infilò un dito dentro e dovette ripiegarlo per trovarne le pareti tanto era eccitata. Lei gemeva, mugolava con il pene di Yann profondamente infilato nella gola sin che lui non s’allontanò ancora una volta.
Gwenn lo fissò disperata, voleva farlo godere ma non poteva più raggiungerlo, si stava domandando che intenzioni avesse quando lui si stese al suo fianco e le fece segno di salire sopra. Quell’invito era più di quanto lei osasse sperare, non se lo fece ripetere. Si mise ai suoi piedi poi si chinò su di lui, baciò il membro e lo scorse tutto con la lingua come per saggiarne vigore, poi salì verso il bacino e baciò anche questa pelle salendo lentamente sin quando il seno sfiorò il membro; allora sollevò il sedere e spinse il busto verso il basso comprimendo il pene tra le mammelle. Yann ebbe un sobbalzo e il membro s’inturgidì ulteriormente. Gwenn era orgogliosa dell’effetto che aveva su di lui, con un balzo portò le gambe a cavallo dei suoi fianchi, si mise in ginocchio con la schiena eretta e prese il membro per guidarselo dentro. Si fece penetrare lentamente ricordando il loro ultimo incontro sulla scogliera. Scese sino ad inglobarlo tutto in sé, quindi appoggiò le mani sul suo petto e prese a muoversi lentamente. Percepiva chiaramente la carne di Yann nel ventre, lo sentiva premere contro le pareti della vagina ora che aveva perso parte della dilatazione dovuta all’orgasmo. Era una sensazione piacevole, non godeva ancora ma era appagata avendo colmato il vuoto che sentiva ancora in se poco prima. Cercò con lo sguardo Denez e lo trovò alla sua destra intento ad osservarla, noto come i due fratelli avessero lo stesso sguardo quando lo posavano su di lei, sul suo corpo nudo e coinvolto in un amplesso. Si sentì fortemente desiderata da tutti e due, voleva farli godere, darsi totalmente a loro. Nella mente si formò l’immagine del suo corpo che accoglieva i due fratelli nello stesso tempo, uno nel ventre e l’altro nelle viscere, era una visione eccitante e prometteva un piacere intenso, ma non aveva mai provato quel tipo di rapporto e temeva di rovinare la magia del momento proponendolo. Si concentrò allora su Yann, ne studiò i lineamenti e lo sguardo impaziente, allora sollevò il bacino lasciando uscire buona parte del membro poi ridiscese. Gli occhi di Yann mutarono espressione e Gwenn iniziò a cavalcarlo con maggiore intensità. Ora il dolce piacere languido stava iniziando a trasformarsi in qualcosa di più intenso, tornava a godere. Gwenn cercò ancora una volta Denez e silenziosamente lo invitò a porgli il membro all’altezza del viso, ma lui rifiutò. Le fece intendere che preferiva osservarla, guardarla mentre s’impalava sul sesso del fratello e godeva. Gwenn, allora, prese a muoversi ancora più lentamente scorrendo tutta la lunghezza del membro di Yann, si sollevava sino a farlo uscire e lo tratteneva tra le labbra della vagina, poi scendeva piano con il busto leggermente reclinato all’indietro, in modo da consentire a Denez di non perdere un istante di quella scena. Era eccitata dall’idea di muoversi per lui, di godere dinanzi ai suoi occhi. Si scoprì a cercare il modo d’apparire sempre più bella, sensuale e provocante. Dimostrava con l’espressione del viso ed i gemiti un piacere maggiore di quello realmente provato, ma le piaceva pensare all’effetto che poteva avere sul suo promesso.
Le fitte di piacere erano sempre più intense e ravvicinate, Gwenn si rese conto d’essere vicinissima all’orgasmo e voltò il viso verso Denez, intendeva dargli la possibilità di vedere il piacere trasformarle il volto. Il ragazzo era bellissimo, Gwenn ne ammirò il corpo muscoloso almeno quanto quello del fratello ed il membro, nuovamente eretto e chiaramente voglioso, che pareva un’arma tra le sue mani. In quel momento, la prima e feroce ondata di piacere le offuscò la vista; Gwenn perse il ritmo ed il controllo del proprio corpo, saliva e scendeva su Yann sempre più velocemente seguendo come poteva il piacere che la invadeva senza mai staccare gli occhi da Denez. Nella penombra il giovane sembrò vacillare, ondeggiare come se fosse sistemato sulla prua di una barca, il membro che teneva tra le mani si trasformò in una lunga lancia, una fiocina. La ragazza tentò di mettere a fuoco la figura del ragazzo ma non vi riusciva, il piacere era troppo intenso ed i suoi sforzi si traducevano in lunghi e languidi gemiti. Con l’affievolirsi del piacere Gwenn rallentò e smorzò i movimenti ma non aveva tenuto conto dell’effetto che aveva su Yann, all’improvviso lo sentì sollevare il bacino e pulsare dentro il ventre. Quella sensazione la fece godere ancora, tanto da riportare l’ormai scemato orgasmo all’intensità iniziale.
Completamente esausta crollò su Yann che l’abbracciò stretta prima di scostarla dolcemente per farla adagiare sulle pelli al suo fianco. Gwenn chiuse gli occhi e rimase immobile a godersi il calore lasciatole dai molteplici orgasmi della serata. In uno stato simile all’incoscienza percepì le voci dei due fratelli, ma venivamo da un mondo lontano, troppo distante per risvegliare il suo interesse; si appisolò.

Era quasi l’alba quando Gwenn si sentì scuotere dolcemente e chiamare per nome. La prima sensazione fu di un intenso calore e di un peso sulla pelle. Aprì lentamente gli occhi e scoprì d’essere stesa sul letto di Yann e coperta da una pesante pelliccia. Vicino a lei stavano i due fratelli sorridenti ma con gli occhi segnati dalla lunga notte, erano già vestiti e Denez stava movendo le labbra.

- Mi spiace svegliarti adorata Gwenn… ma è quasi l’alba e noi dobbiamo uscire. Non è bene che ti trovino addormentata qui! – disse Denez
- Vieni a sederti con noi, berrai una scodella di latte di capra poi ti accompagneremo a casa.
- Sì! – disse lei dopo un lungo sbadiglio – Avete ragione, il villaggio è piccolo… è bene che non mi trovino qua. – confermò Gwenn.

La ragazza si stiracchiò, quindi uscì da sotto la pelle che la ricopriva, si mise in ginocchio sul letto e sollevò le mani al cielo per sciogliere i muscoli. Solo in quel momento si rese conto della propria nudità.

- È bella anche di mattino, appena sveglia! – costatò ammirato Denez.
- Hai ragione, sei un uomo fortunato, fratellino. – ammise Yann
- Bene, vi siete goduti lo spettacolo. – disse Gwenn mentre cercava la sua tunica. – Ora spogliatevi in modo che anche io possa avere n buon risveglio!

I due fratelli guardarono stupiti la ragazza, erano in procinto di parlare quando lei disse:

- Cosa credete?
Non penserete mica d’essere i soli ad apprezzare un bel corpo al vostro risveglio?
- Bevi il tuo latte e andiamo. Oggi Denez dovrà affrontare una dura prova. – disse Yann
- Sì, lo so. Dovrà guidare la pesca. – ammise Gwenn
- Vero. Mi toccherà portare le barche sul mare e guidare i pescatori… io che non ho mai pescato se non dagli scogli. – brontolò Denez
- Sì, ma tu sei tornato da quel lungo viaggio e con tutte le navi. Era inevitabile che volessero te come guida i nostri marinai. – disse Yann preoccupato per la prova del fratello.
- Il guaio è che non ho la minima idea di dove si possa trovare il pesce e non posso nemmeno farmi consigliare dai vecchi; non questa volta.
- Scusate… posso darvi un consiglio? – domandò con aria del tutto casuale Gwenn
- Parla! – disse Yann – Pur d’evitare una figuraccia a Denez siamo disposti a tutto.
- Denez, mio promesso, porta le barche al di là della scogliera del tempio di Lugh… nel canale tra la costa e quegli scogli neri che s’intravedono nel mare quando Marwyn richiama le acque. In quel canale troverai dei tonni, dei grossi tonni che tu arpionerai dalla prua della tua barca.
Ti ho visto mentre lo facevi! – sentenziò Gwenn
- Dei tonni così vicini alla costa… in questa stagione? – domandò scettico Yann
- L’ho visto! – insistette Gwenn
- Quando? – domandò Denez – Quando mi hai visto farlo?
- Questa notte.
Ho avuto una visione.
Lugh mi ha parlato! – disse lapidaria Gwenn

Denez stava per contraddirla e deriderla ma Yann lo fermò prima ancora che proferisse parola. Il capo del villaggio ricordava le parole della ragazza che annunciavano il ritorno del fratello e la guarigione improvvisa del piccolo che lei aveva solamente cullato per un istante.

- Fai come dice. – ordinò Yann al fratello.
- Ma… nessuno dei marinai mi seguirà se dirò loro di pescare così vicini alla costa… dei tonni poi! – disse Denez
- Il mio non è un consiglio, fratello.
È un ordine! – ringhiò Yann
- E sia!
Tanto sono io che mi renderò ridicolo davanti all’intero villaggio. – mormorò Denez

Yann sorrise poi diede una forte pacca sulla schiena del fratello e aggiunse:

- Fidati di lei.
Questa ragazza ha delle doti non comuni.
- Sì, lo abbiamo notato questa notte! – terminò Denez mentre fissava Gwenn


Quando, nel pomeriggio, risalì nuovamente la marea Yann si recò alla spiaggia con Enor e buona parte del villaggio al seguito. Il rientro da una battuta di pesca era un occasione importante, dall’esito dipendeva l’abbondanza o la penuria di cibo, specialmente in quella stagione prossima al lungo inverno.

- Ho sentito che La figlia di Bronn ha indicato a Denez il luogo in cui pescare! – esordì Enor
- Sì, lo ha mandato nel canale tra le pietre nere e la costa… - confermò Yann
- Se la pesca è stata buona… vuol dire che quella ragazza è in grado di vedere oltre ai suoi occhi. – meditò ad alta voce Enor
- Ha un grande dono… non si può negare.
- Lo ha dimostrato in più occasioni, specie dopo il rito del matrimonio con Lugh. – Enor parlava più per sé che per Yann – Devo parlare con lei se i fatti le daranno ragione, deve imparare a conoscere il suo dono.
- Le acque hanno coperto la secca dinanzi al villaggio, ora le barche possono rientrare. Tra poco sapremo. Spero che la pesca sia stata buona, la nostra gente ha bisogno di quel pesce.
- Lo è stata! – ammise Enor.
- Parli anche tu con Lugh? – domandò Yann con una nota d’irriverenza.
- Io parlo sempre con il nostro dio. Tu, nipote, dovresti saperlo. – rispose Enor seccato dall’evidente mancanza di fede di Yann

Il discorso, potenzialmente pericoloso, tra i due massimi esponenti del villaggio fu bruscamente interrotto dalle grida di coloro che si trovavano lì sulla spiaggia nell’attesa. Quattro barche avevano appena superato le secche sfruttando la poca acqua che le ricopriva. Era evidente che i marinai e Denez, loro guida, volevano rientrare al più presto. Questo poteva essere un buon segno o indice di una battuta di pesca infruttuosa. Allorché i natanti furono più vicini Yann tentò di giudicarne il carico dalla linea di galleggiamento. Ad una prima osservazione il fianco pareva molto basso, ma questo poteva essere anche indice di un eccessivo imbarco d’acqua a causa delle onde. Solo quando riuscì a scorgere i lineamenti di Denez e lo vide sorridente capì che il carico era di pesce, tanto pesce. La pesca era stata ottima
Le barche furono tirate in secca con grande fatica, il loro peso le faceva affondare nella sabbia asciutta nonostante i tronchi messi sotto la chiglia. Denez saltò giù dal ponte della sua barca, la più grande, e corse verso Yann.

- È incredibile! – disse – Incredibile Yann! – poi indicò il fondo della sua barca dove giacevano due tonni di grandi dimensioni, all’incirca due o tre volte un uomo.
- Hai fatto buona pesca vedo. – disse Yann abbracciando il fratello.
- Non solo io. Tutte le barche hanno due tonni a bordo!
- Otto pesci di questa dimensione? – domandò incredulo Yann
- Te l’ho detto… è incredibile. Pareva che venissero in superficie per farsi arpionare da noi. Nessuno dei marinai non ha mai visto una cosa simile. Avremo cibo per tutto l’inverno, semmai il problema, ora, è lavorare tutta questa carne.
- Questo è la difficoltà minore, ci organizzeremo, l’importante è avere il pesce da conservare.

Enor raggiunse i due fratelli e, senza dire una parola, controllò il carico delle barche; girò intorno ai legni meditabondo, guardò e valutò i grossi pesci che a fatica gli uomini stavano sbarcando, poi si diresse verso i nipoti.

- Li avete pescati dove ha detto Gwenn? – domandò senza preamboli.
- Proprio lì! – ammise Denez – E solo lì! Non c’era nulla al di fuori del canale, pareva che tutti i pesci, non solo i tonni, si fossero radunati dove ha detto Gwenn.
- Come pensavo. – disse a bassa voce il sacerdote.
- Enor! – lo chiamò Yann
- Dimmi nipote.
- Può essere solo un caso, il canale è sempre pescoso. Quando Marwyn fa abbassare le acque si formano dei gorghi vicino alle pietre nere, il nutrimento dei pesci sale in superficie e questi s’affollano per nutrirsi.
- Lo so Yann, ma i tonni non si erano mai visti in questa stagione nel canale… mai! Devo parlare con la ragazza. – disse Enor, quindi s’allontanò.

Yann rimase a fissare la figura, sempre più indistinta, dello zio mentre procedeva verso il centro del villaggio; ne ammirava la fede, la fiducia incrollabile verso le divinità della tradizione, ma non riusciva a condividerla. Scosse il capo e raggiunse il fratello per aiutarlo nelle operazioni di scarico del pesce che si annunciavano lunghe e faticose, infatti, terminarono solo quando il sole era già calato da tempo sul villaggio.
Yann, in compagnia di un orgoglioso Denez, raggiunse la capanna del sacerdote per portargli in omaggio alcuni dei pezzi migliori ricavati dalla macellazione del primo pesce. Lo trovarono intento a scrutare intensamente le forme disegnate da alcune gocce di sangue, il suo sangue, lasciate cadere in una ciotola di grasso animale mantenuto liquido dalla fiamma d’un lume. Il sacerdote parve non accorgersi del loro ingresso, mormorava, immobile, frasi senza apparente senso in un lingua sconosciuta ai giovani. Yann e Denez rispettarono la concentrazione dello Zio e, stando bene attenti a non generare alcun rumore, si sedettero lontani da lui in paziente attesa.
Improvvisamente il tono di voce di Enor si alzò e dalle sue labbra uscì una cantilena ritmata e piacevole. Era una melodia che prendeva nel profondo, scuoteva l’anima ma, allo stesso tempo, la rasserenava. Pareva un canto noto, uno dei tanti intonati dal popolo nelle varie occasioni, ma ascoltando con attenzione ci si accorgeva di non averlo mai sentito. Era la base di tutti i canti del popolo, per questo appariva nota pur essendo sconosciuta a tutti. Quando Enor tacque i due giovani erano ancora rapiti dal suono che persisteva nelle loro menti, quindi le parole brusche del sacerdote ebbero l’effetto di un tuono nella notte.

- Ho parlato con la ragazza. – disse Enor

Yann e Denez tacquero.

- Lei ha visto molto chiaramente il risultato della pesca di oggi… ha un dono raro.
Un dono che deve coltivare, conoscere ed ampliare. Sprecarlo rifiutandolo significherebbe offendere la divinità che lo ha infuso in lei.
- Lugh? – domandò Denez
- No. Dwyn! – rispose, secco, Enor
- Cosa c’entra, ora, il dio dell’amore, Dwyn? – domandò, questa volta, Yann

Enor inspirò una lunga boccata d’aria, forse per cercare di controllare le proprie emozioni e la rabbia di fronte alla sempre più evidente miscredenza del nipote, quindi disse:

- La ragazza è figlia di Bronn e della sua seconda moglie… una sacerdotessa di Dwyn. Il popolo di Bronn è molto legato a questo dio e lo venera da sempre. La madre di Gwenn ha iniziato la figlia ai primi misteri del culto, intendeva farne una sacerdotessa… ma il padre ha stabilito diversamente inviandola a noi perché diventasse tua sposa. – gli occhi di Enor puntarono quelli di Denez, quindi continuò il discorso – Parlando con la giovane ho scoperto quanto fosse già avanzata la sua istruzione… - Enor fissò con sguardo furente Yann, il quale non ne comprese il motivo. – La ragazza conosce la via per portare la propria coscienza a contatto degli dei.
- Cosa intendi, zio? – domandò Denez
- Ognuno di noi – disse Enor riferendosi alla casta sacerdotale cui apparteneva – quando desidera conoscere la volontà delle divinità, porta l’anima, grazie all’energia dello spirito, su di un livello d’esistenza più elevato. Non si pone innanzi agli dei, sarebbe impossibile, ma su di un piano ove i nostri superiori possono dialogare direttamente con noi tramite visioni, pensieri diretti, o quant’altro ritengano utile in quel momento. Per ottenere questo esistono diverse strade, i più svariati metodi… in genere si cerca, come primo passo, di staccare la mente dalla realtà terrena, da ciò che tocchiamo con mano, da quello che sappiamo vero per esperienza diretta e comune.
C’è chi prega per ore, chi canta, chi si astiene dal cibo per giorni, chi si ferisce procurandosi un costante dolore, chi assume erbe o sostanze note solo a noi… e c’è chi, come le sacerdotesse di Dwyn, eleva la sua coscienza grazie all’estasi del piacere… del piacere sessuale.
- Piacere del sesso?
Ecco chi si sa veramente divertire con gli dei… - disse Yann
- TACI! – ringhiò Enor – Non ti permettere di fare del sarcasmo su questi argomenti sacri. Sappi che l’iniziazione ai misteri di Dwyn prevede un lungo rapporto sessuale… completo!
Ora vorrei sapere da dove arrivava il sangue che ha macchiato la pelle durante il rito dello sposalizio con Lugh della nostra giovane Gwenn, in quanto lei non era certamente più vergine.
- Non mi sono accorto che fosse già una donna, il sangue può uscire anche dopo… forse non era stata liberta a fondo. – Disse Yann con sicurezza. Si era preparato questa frase da tempo.
- Sia come sia… il rito ha portato in ogni caso tuo fratello a casa… Lugh ha apprezzato la sua sposa quel giorno… ringrazia il nostro dio per questo, nipote.
Comunque non è questo l’argomento che mi sta a cuore oggi. – disse Enor.
- Qual è zio? – domandò timoroso Denez che iniziava a comprendere qualcosa.
- Gwenn deve terminare il suo apprendistato prima di diventare tua moglie. – rispose il sacerdote.
- Cosa intendi?
- Lei deve tornare da sua madre o, questo dipende da lei, recarsi al tempio principale di Dwyn per apprendere ogni segreto del culto. La ragazza non ha terminato la sua istruzione, ma il dono di parlare con gli dei è fortissimo in lei.
- Gwenn cosa ne pensa? – domandò Yann

Enor tacque meditabondo, poi disse:

- Vuole parlare con Denez prima di prendere ogni decisione.
- Bene. Incontrerà il suo promesso, quindi deciderà lei… senza alcuna influenza esterna!- sentenziò Yann.

Benché il potere religioso fosse nelle mani di Enor, spettava esclusivamente al capo del villaggio approvare o meno una spedizione al di fuori dei confini della tribù. Yann poteva porre il veto sul viaggio iniziatico della ragazza senza doverne giustificare il motivo.

I due giovani lasciarono la capanna del sacerdote diretti alla propria. Yann non parlava e pareva assorto in pensieri profondi quando il fratello disse:

- Domani andrò a parlare con Gwenn… sentirò il suo parere.
- Bene. – rispose Yann
- Se lei fosse intenzionata a raggiungere la madre o il tempio di Dwyn… la lascerai andare?
- Mi fido del tuo giudizio. – disse enigmatico Yann
- Cosa intendi?
- Se tu capirai che questa decisione è stata presa in completa libertà… allora la lascerò andare. Nel caso sia una decisione indotta da nostro zio, la terrò qui con noi.
- Studierò a fondo i pensieri di quella stupenda ragazza… pensi che io sia felice di vederla partire senza di me?
- No! – rispose Yann con una sonora risata – Non penso proprio!

I due fratelli si scambiarono delle scherzose pacche sulle spalle quindi entrarono nella capanna attratti dal profumo del cibo.

Il mattino seguente Denez uscì presto e si recò immediatamente verso l’abitazione di Gwenn. La ragazza s’era appena svegliata ed accolse il suo promesso con un lunghissimo bacio di benvenuto.
Denez rimase colpito dalla bellezza della giovane, nonostante i capelli ancora in disordine ed il torpore esplicito nei suoi movimenti emanava un sensualità inconsueta.

- Dobbiamo parlare del tuo eventuale viaggio. – iniziò senza tanti preamboli il giovane, segno di quanto gli stesse a cuore l’argomento.
- Non ora, non qui. – fu la proposta della ragazza.

Gwenn non disse altro, si voltò e raggiunse il proprio letto dove lanciò, con un gesto aggraziato, la pelle di daino che la proteggeva dal freddo rimanendo completamente nuda, quindi prese un’altra pelliccia più pesante e l’indossò.

- Vieni! – disse rivolta a Denez

Il ragazzo non riuscì a dire nulla, aveva ancora negli occhi la figura del corpo di Gwenn, delle sue armoniose curve e dei sinuosi movimenti. La seguì fuori della capanna senza domandarsi che intenzioni potesse mai avere, sapeva solo che sotto la pelliccia non aveva altro. Il freddo pungente del mattino risvegliò la mente e scacciò i pensieri ludici di poco prima, lentamente Denez si accorse che si stavano dirigendo verso le grotte ai limiti del villaggio.
La natura, tutto sommato benevola, nei loro confronti aveva regalato loro una fonte di acqua calda, anche se un po’ puzzolente, dentro le grotte di Boann. I sacerdoti avevano dedicato al dio dei fiumi quella cavità dove la potenza della divinità scaldava le acque normalmente gelide in quella regione. Spesso gli abitanti del villaggio vi s’immergevano nella stagione fredda in cerca del torpore negato dal dio solare Lugh e… quando capitava ad una giovane coppia di trovarsi da sola, senza occhi indiscreti, il calore e la luce morbida delle torce, sempre accese in onore del dio, favoriva dei giochi acquatici molto piacevoli.

Gwenn si portò sul limite della piscina naturale e lasciò cadere in terra la pelliccia, la temperatura esterna non corrispondeva a quella delle acque: era gelida! La ragazza si tuffò immediatamente rimanendo a lungo sommersa, poi emerse ed invitò il ragazzo ad imitarla. Denez era si svestì titubante, ad ogni strato che levava il gelo s’impadroniva di lui, ma il richiamo della pelle chiara di Gwenn e le dolci forme del suo corpo sommerso, erano più forti del freddo. Tremante e semi congelato il ragazzo si tuffò.
Lo sbalzo di temperatura era tremendo, le acque erano caldissime ma piacevoli. Denez chiuse gli occhi e si lasciò avvolgere dalla sensazione di calore, cullare dalle acque e trasportare in un mondo ai limiti dell’onirico. Improvvisamente le mani della ragazza lo riportarono alla realtà. Un tocco delicato ma insistente lo costrinse a voltarsi sino a ritrovarsi dinanzi il volto di Gwenn. Si baciarono, prima dolcemente poi sempre più intensamente. Il corpo della ragazza aderiva completamente a quello di Denez, lei spingeva il seno in modo provocante e così intensamente da fargli percepire il respiro, forse anche il battito cardiaco. Era un unione profonda, intensa, preludio di una congiunzione ancora più intima. Denez face scivolare le mani dalla schiena della ragazza sino ai glutei, allora lei s’avvinghiò con le gambe premendo con forza il pube sul membro prossimo ad esplodere del ragazzo. La mossa, eroticamente estrema ed efficace, rischiava, però, di farli affondare poiché impediva i movimenti per mantenersi a galla. Uniti per le labbra si lasciarono sommergere sin quando ebbero fiato, poi dopo essersi divincolati, raggiunsero un bordo della piscina dove l’acqua era più bassa ed il fondo, levigato da un antichissimo fiume, offriva una serie di sedili naturali dove appoggiarsi e stendersi pur rimanendo con l’acqua calda a livello delle spalle.
Denez s’accomodò seduto sul fondo, quindi trasse la ragazza a sé. Gwenn si pose a cavallo delle gambe del suo promesso, spinse il pube a contatto del membro ed afferrò la testa del ragazzo infilandogli una mano tra i capelli. Fissò per un lungo istante i suoi occhi poi lo baciò con passione mentre tramite sinuosi movimenti delle anche strofinava la vulva sul sesso del giovane. Denez non resisteva più alla tentazione di prenderla, di penetrarla per iniziare a godere; la sollevò delicatamente per consentirle di posizionarsi, il gioco comune di ondeggiamenti, spinte ed evoluzioni varie era stimolante ed eccitante. La morbida peluria della vulva stuzzicava la pelle sensibile del glande, tanto che Denez era tentato d’afferrare il proprio membro e dirigerlo finalmente verso la meta, ma Gwenn impediva ogni movimento delle mani tanto gli si premeva contro. Il respiro sempre più veloce della ragazza era testimone di quanto apprezzasse quel lungo preliminare all’accoppiamento, pareva quasi prossima ad un dolce e piacevole orgasmo quando, improvvisamente si aprì a lui.
Denez percepì chiaramente le labbra aprirsi, scivolare intorno al glande avvolgendolo delicatamente per poi risucchiarlo avidamente. Si ritrovò dentro di lei, completamente a fondo nel ventre. La ragazza serrò gli occhi e lasciò uscire un lungo gemito d’approvazione mentre reclinava il capo all’indietro. Restarono immobili a lungo godendo dell’unione dei loro corpi immersi in quell’acqua calda e avvolgente tanto d’apparire come il liquido amniotico della stessa terra. Si sentirono, per un istante, parte integrante del tutto. Non più singoli elementi isolati e terrorizzati dalla solitudine, ma componenti attivi della forza che tutto comprendeva.
Le mani che stringevano i fianchi di Gwenn allentarono la presa e la ragazza iniziò a muoversi sopra di lui. Le onde disegnate dal bacino erano ampie ma lente, intense e profonde, tanto da far vibrare tutti i sensi del ragazzo. Un piacere morbido e penetrante si stava facendo strada in tutti e due i protagonisti. Le pareti della grotta amplificavano e rimandavano l’eco dei loro respiri, dei delicati gemiti di piacere, un suono che s’andava ad unire alle sensazioni fisiche incrementandole.
Gwenn pareva in estasi. Le rare occhiate che Denez riusciva a focalizzare sul suo volto gli rimandavano parte del piacere provato da lei, la sentiva intorno a sé e, paradossalmente, dentro di sé. Il corpo della ragazza avvolgeva il membro stimolandolo su tutta la superficie benché lo scorrimento fosse limitato, era un massaggio soffice ma intenso che spingeva il piacere a crescere lento ed inesorabile. Denez non riusciva a muoversi, era bloccato dal peso morale, più che fisico, della ragazza che gestiva il loro amplesso senza possibilità d’altro intervento; era bello lasciarsi guidare da lei.
Quando l’apice del godimento presentò i primi sintomi, Denez tentò di capire se anche lei fosse ormai prossima all’orgasmo, intendeva raggiungerlo con lei. Studiò ancora il volto della ragazza e la sua espressione, misurò la cadenza del respiro e tentò di percepire tramite i palmi delle mani le contrazioni dei muscoli addominali. Tutto stava ad indicare un intenso piacere ma nulla riusciva a dargli un segnale chiaro. Gwenn pareva proiettata su di un'altra dimensione, un mondo tutto suo dove, apparentemente, non c’era posto per altri.
Un lungo e profondo respiro poi l’immobilità assoluta indicarono la prima ondata di piacere, quella che ruppe la diga che conteneva il fiume del piacere estremo. Gwenn inarcò il corpo e si spinse completamente contro di lui mentre dalla bocca spalancata non riusciva ad emergere l’urlo di piacere spontaneo. Le violente contrazioni involontarie del ventre generarono immediatamente l’orgasmo di Denez già da tempo ai limiti dell’autocontrollo. Il ragazzo percepì il proprio seme uscire a fiotti e venire risucchiato dal profondo ventre della ragazza, una sensazione che aveva provato solamente quando lei aveva succhiato con forza il membro tenuto tra le labbra della bocca. Il tutto durò un tempo imprecisato, Denez sapeva per esperienza che era breve ma non riuscì a valutarlo. Le ondate di piacere seguivano una dopo l’altra e parevano infinite, ebbe la sensazione che Gwenn godesse ancora quando lui era già sfinito e rilassato nel languore.
Si separarono a malincuore, senza scambiare una sola parola. Nuotarono verso la riva dove stavano gli indumenti ed emersero per rivestirsi. Ora non sentivano più freddo nonostante l’aria gelida che giungeva dall’esterno, un calore inspiegabile confortava i loro corpi.
Fu durante il cammino verso il villaggio che Gwenn disse:

- Partirò per il tempio di Dwyn!
- Lo so! – disse Denez
- Ho sentito il suo richiamo, prima.
- Lo so. – disse ancora Denez
- Tornerò da te, non mi perderai!
- So anche questo! – disse lui abbracciandola.

Dopo un istante Gwenn domandò:

- Quando lo hai sentito?
- Non parlo con gli dei io… mi è bastato osservare il tuo volto quando eravamo uniti.
- Gli dei ci parlano attraverso i segni più diversi… - disse lei
- Allora tu sei la mia dea, poiché è il tuo corpo che mi ha parlato!

Tre giorni dopo Gwenn lasciava il villaggio carica di viveri e pelli per ripararsi dal freddo.
Yann non si era opposto, non poteva farlo dopo aver concesso al fratello il potere di decidere in merito, si era limitato a consigliare di rimandare la partenza alla primavera. Anche Enor era della stessa idea ma Gwenn non volle sentir ragioni, sostenne che Lugh l’avrebbe protetta e riscaldata durate il viaggio poiché si metteva in cammino per suo ordine.
Denez l’accompagnò sino ai confini delle terre del villaggio e qui la salutò con calore, non scambiarono molte parole, si erano già detti tutto, in modo silenzioso, nella grotta pochi giorni prima. Restò a guardare la piccola figura dai lunghi capelli biondi che s’allontanava sin che non sparì dietro ad un’altura, quindi ritornò al villaggio. Durante il percorso ripensava alle ultime parole di Gwenn…”Sarò di ritorno tra un ciclo completo”. Avrebbe dovuto aspettare un intero anno prima di rivederla, sino al prossimo inverno. Il grande mare che occupava l’intero orizzonte al di là del villaggio appariva al giovane come un profondo richiamo. Non ebbe dubbi, sapeva come avrebbe impiegato il tempo nell’attesa del ritorno di Gwenn… c’erano ancora troppe terre di cui aveva sentito parlare al di là di quelle acque, era giunto il momento di andare a conoscerle.
Ognuno segue la sua via così com’e chiamato a conoscerla: Gwenn tramite un cammino iniziatico di conoscenza, lui tramite le acque dell’oceano.

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