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eros esoterico : Due giorni al lago (parte 2°)
Inviato da rupescissa il 28/9/2008 21:12:08 (5963 letture)



I colliri e gli unguenti,
che operano in virtù delle cose naturali e delle celesti, possono cangiare,
trasfigurare ed intensificare il nostro spirito; in modo da poter agire non solo
sul proprio corpo ma anche sopra un corpo vicino…


… E con tali artifici non
solo si suscitano le passioni, le apparizioni e le immagini; ma si cangiano
perfino le cose e gli uomini.”


Enrico
Cornelio Agrippa
. De occulta Philosophia.
Libro I° cap. XLV°. 1533


 


 


 




Silviadipinta01
Le
mani di Silvia rovistavano, con attenzione, tra gli indumenti ripiegati con cura
nella valigia nel disperato tentativo di trovare qualcosa di semplice, carino,
sexy, comodo, leggero, adatto ad una cena all’aperto e facile da lavare. Di un
colore intonato con i suoi occhi, con le scarpe che aveva deciso d’indossare e
con la bigiotteria scelta per la serata, se poi il colore s’abbinava pure alla
tinta del lago e del cielo al tramonto tanto meglio. L’abito, però, non doveva
essere troppo appariscente o elegante per una serata all’aperto.


Al termine di una lunga ricerca,
che l’aveva portata a sfogliare più volte il contenuto della valigia, Silvia si
lasciò cadere seduta in terra con un espressione imbronciata: non aveva nulla di
decente da indossare. Per quanti abiti infilasse nella valigia mancava sempre
quello adatto all’occasione, la stessa cosa le capitava a casa, quando cercava
nell’armadio. Marco d’era defilato da tempo, s’era rinchiuso nel bagno,
rintanato sotto la doccia, nell’attesa dell’inevitabile.


 



-          Non ho
nulla da mettere questa sera… - lo aggredì Silvia mentre apriva la porta del
bagno – Mi hai costretto a lasciare a casa proprio quello ideale per questa
serata!


 


Gli occhi della ragazza non
promettevano nulla di buono, ma Marco non aveva del tutto ripreso coscienza di
sé dopo quel pomeriggio di splendido sesso e disse:


 



-          Non ci
stava! Guarda che la tua valigia è grande circa il doppio della mia e pesa in
proporzione! Lo so poiché la trasporto sempre io… se guardi bene vedrai che
qualcosa trovi.



-          Sei tu
che… - iniziò lei decisa a stroncarlo, poi qualcosa la convinse ad evitare la
lite e continuò – che mi vuoi sempre bella e seducente… come posso esserlo se
non ho con me le mie “armi” – terminò con un sorriso.



-          Ma tu non
hai bisogno di un pezzo di stoffa per essere sexy… la sensualità è una dote
naturale per te… sei bellissima con qualsiasi cosa indosso… anzi sei ancora più
bella senza nulla…! – Marco s’era accorto d’aver esagerato con la battuta sulla
valigia e stava tentando di rimediare nell’unico modo che conosceva.



-          Senza
nulla? – domandò lei maliziosa – Allora dovrei uscire così?


 


Mentre pronunciava le ultime
parole Silvia, che nel frattempo s’era alzata in piedi, slacciò l’accappatoio,
lo aprì senza tante cerimonie quindi lo lasciò cadere in terra. Nuda davanti
agli occhi sgranati di Marco fece scorrere le mani sui fianchi e domandò ancora:


 



-          Allora, è
così che mi vuoi?


 


Marco fece un passo in avanti
per abbracciarla, ma inciampò goffamente nella valigia e si ritrovò in ginocchio
con il pube di Silvia a pochi centimetri dal naso. La quale trattenendo a stento
una risata ammise:


 



-          Sì, hai
ragione, la valigia è davvero ingombrante!


 


Marco le afferrò i glutei e
strinse forte prima di baciarla sul monte di venere. Silvia chiuse gli occhi e
trasferì tutta la sua attenzione sul punto di contatto di quelle labbra, le
piaceva quel misto di forza e di dolcezza che provava grazie alle mani strette
sul sedere ed al morbido bacio. Senza rendersene conto divaricò leggermente le
gambe ed appoggiò le mani sulla nuca del ragazzo trattenendolo, sin che una
lunga leccata sulle labbra della vagina risvegliò quel desiderio appena appagato
nel pomeriggio. Trasse con ancora più forza il viso di Marco a sé, ripagata da
un incremento della stretta sui glutei.


Il desiderio di sesso non era
più controllabile, Silvia prese le mani del ragazzo e le allontanò dal sedere,
quindi sporse in avanti il bacino mentre apriva ancora di più le gambe. Marco si
ritrovò sotto la vagina della ragazza, era scomodamente piegato all’indietro e
dovette cercare un punto d’equilibrio puntando una mano dietro la schiena ma non
allontanò la lingua dalla vulva saporita di Silvia.


 



-          Che ora
è? – domandò lei durante uno dei rari sprazzi di lucidità



-          Presto! –
rispose Marco senza guardare l’orologio – Vieni! – disse.


 


Marco si sollevò a fatica, la
scomoda posizione aveva intorpidito i muscoli delle gambe, afferrandola per mano
la condusse sino al letto, la fede sedere sul bordo quindi sciolse il nodo che
tratteneva l’asciugamano in vita. Appena questo cadde in terra Silvia non riuscì
a trattenere un mormorio d’approvazione: l’erezione del ragazzo dimostrava
chiaramente quanto la desiderasse. Era tentata di prendere tutta quella saporita
carne tra le labbra e restituire in parte il piacere appena provato, ma il
desiderio era troppo forte. Silvia si lasciò cadere distesa sul letto, aprì le
braccia e si spinse in avanti, in modo da portare il pube fuori del piano del
materasso. Attese un istante poi aprì le gambe e mormorò un languido invito.


Marco rimase ad osservare il
corpo della sua ragazza, n’ammirò i dettagli della pelle, delle curve. Studiò i
movimenti del seno che si sollevava a tempo con il respiro, le accarezzò
dolcemente le gambe indugiando nell’interno coscia. Non voleva prenderla subito,
desiderava ammirarla, imprimere nella mente la figura di quel corpo così
eccitante; ma il pube che si sollevava ed abbassava generando una serie di
delicate onde sulla pelle del bacino a testimonianza del lavoro svolto dai
muscoli addominali, gli fecero sognare le sensazioni che poteva provare una
volta dentro di lei. Si posizionò tra le gambe aperte di Silvia, afferrò il
membro e lo guidò verso le labbra della vagina, lo strofinò su di esse
aprendole, puntò l’ingresso e spinse delicatamente senza entrare, quindi tornò a
strofinare il glande su quella pelle morbida e umida. La ragazza gemeva
spazientita, lo voleva dentro ma non riusciva a parlare tanta era forte la
voglia, in fondo le piaceva quel gioco eccitante e stimolante. Silvia attese con
pazienza che lui tornasse a puntarlo sul buchino, lo illuse di stare al gioco,
ma al momento opportuno si spinse in avanti inglobandolo in sé. Marco accettò la
muta richiesta della ragazza e spinse penetrandola a fondo senza problemi. Lei
inarcò la schiena e spinse in basso il pube, strinse forte gli addominali e
trattenne dentro di sé Marco a lungo prima di rilassarsi ed accettare le sue
spinte. Apparentemente passiva, Silvia era percorsa da intense fitte di piacere,
tanto da non riuscire a coordinare i movimenti con quelli del suo uomo. Ad ogni
profonda penetrazione godeva non solo in merito dello stimolo di quella presenza
sui punti sensibili della vagina, ma grazie ad un “qualcosa” d’indefinito.
Pareva che fosse il membro di Marco ad iniettarle una dose di piacere ad ogni
ingresso. Non si era mai sentita così con nessun uomo prima d’allora,
conoscendosi smise di pensare rimandando a dopo l’analisi dell’amplesso, era
troppo bello per perdersi anche un solo istante di quell’unione. Concentrò la
mente sul piacere e si lasciò trasportare dalle sensazioni, non fantasticò, non
tentò di muoversi, non fece nulla se non lasciare il corpo libero di godere e fu
appagata da questa scelta. L’orgasmo giunse improvviso ed immediato, sicuramente
uno dei più tempestivi mai provato, si scoprì a godere intensamente mentre Marco
l’osservava stupito.


L’orgasmo fu intenso ma breve.
Silvia rilasciò la tensione muscolare e si rilassò, il suo corpo divenne morbido
e accondiscendente ai movimenti di Marco, pareva disposta ad accettare tutto da
lui.


 



-          Vienimi
dentro, vienimi sulla pelle, se vuoi te lo succhio… mettimelo dove vuoi ma godi
anche tu. Ora, ti prego! – pensava in silenzio Silvia mentre lui si muoveva
lento in lei.


 


La ragazza sentiva il bisogno
fisico di nutrirsi del piacere del suo uomo, una sensazione strana e provata
raramente e solo con Marco, le piaceva sentirlo godere, guardarlo nell’attimo
dell’orgasmo ed immedesimarsi in lui nell’istante dell’apice. Ora era
impaziente, Marco continuava a muoversi spingendo lentamente il membro nel suo
ventre sforzandosi di non venire, non era sicuro che lei avesse realmente
goduto, era successo tutto troppo in fretta e non voleva correre il rischio di
lasciarla a metà, a pochi passi dalla meta con un membro ormai floscio per aver
goduto troppo. Le domandò:


 



-          Come
stai? – con voce languida ed interrogativa.


 


Questa domanda celava una
richiesta più materiale del tipo: “Sei già venuta?”.


Silvia aprì gli occhi e li fissò
su quelli del ragazzo, si leccò le labbra arse dal respiro affannato poi mormorò
un “Divinamente!” che significava: “Sono venuta ed ho goduto in un modo
fantastico”. Soddisfatto della risposta Marco sfilò il pene dal ventre della
ragazza e si alzò in piedi restando sempre vicino al bordo del letto. Lei
comprese e si mise a sedere, mise a fuoco lo sguardo sull’oggetto che poco prima
era dentro di lei, quindi senza toccarlo con le mani aprì la bocca e lo prese
sino in gola. Succhiò con forza mentre lui si ritraeva lentamente e lo accolse
con la lingua quando Marco spinse. Silvia tenne immobile il viso mentre lui si
muoveva nella bocca come poco prima faceva nel ventre, ma si preparò ad ingoiare
l’imminente piacere del suo ragazzo. Appena colse il primo sintomo di
eiaculazione afferrò i glutei di Marco lo trattenne mentre spingeva avanti la
testa per ingoiarlo quanto poteva. Percepì chiaramente i lunghi fiotti di sperma
entrare direttamente nella gola e da qui colare giù. Trattenne il respiro più a
lungo possibile in modo da lasciar godere sino in fondo Marco, quindi lo lasciò
uscire risucchiando quel poco di seme che era rimasto. Lo leccò dolcemente
mentre lui tentava d’allontanarsi, aveva ancora voglia di lui, era disposta a
ricominciare tutto dall’inizio e sperava di sentire il membro tornare turgido
eccitato dai lunghi baci. Comprese da sola, dopo un certo tempo, che doveva
lasciargli il tempo di riprendere fiato e permise al ragazzo di stendersi sul
letto al suo fianco.


Nel languore generale, mentre
accarezzava il petto di Marco, la ragazza si ritrovò ad analizzare le sensazioni
di pochi istanti prima. Scoprì un lato di sé che non immaginava: non si era
concessa al piacere per voglia, non era eccitata prima di sfilarsi
l’accappatoio. Si era spogliata come risposta alla frase di Marco ma non pensava
assolutamente al sesso in quel momento. Tutto era iniziato senza alcun controllo
volontario, si era ritrovata la faccia del suo ragazzo tra le gambe e poi stesa
sul letto con lui che le spingeva ritmicamente dentro il membro durissimo. Aveva
goduto senza sentire il desiderio di godere, semplicemente s’era concessa una
cosa bella ed appagante.


Appagante, appunto. Dopo quel
pomeriggio sulle rive della piccola pozza dove aveva scoperto il piacere del
sesso all’aria aperta, si sentiva profondamente soddisfatta, per nulla bisognosa
di un altro amplesso a così breve termine. Era abituata a concedersi al sesso
quando sentiva il bisogno di questo, poteva capitare anche in tempi ristretti ma
alla base c’era sempre la voglia. Una voglia intensa figlia o madre del
desiderio. In quest’occasione questa voglia non c’era, era sazia di sesso, era
come se si fosse concessa un goloso dolce dopo un abbondante pasto… un ottimo
dolce.


 


Lentamente i due ripresero
coscienza della situazione, il primo fu Marco che tornò in bagno per un istante,
poi fu Silvia a tornare sotto la doccia. Il clima era davvero troppo caldo ed
ogni sforzo fisico generava copiose sudate. Era eccitante fare l’amore con la
pelle sudata, i giochi di luce sulle goccioline, il contatto con altra pelle
sudata donava un sapore quasi animalesco all’amplesso. Quando la ragazza tornò
in camera trovo steso sul letto il vestito ideale per quella serata: un abito in
cotone leggero scollato al punto giusto e con la gonna appena sopra la
ginocchio. Non prometteva certo un’adeguata protezione alle temute zanzare, ma
appariva idoneo come colori.


 



-          E questo
dov’era? – domandò Silvia a Marco.



-          Nella tua
valigia! – rispose lui



-          Non
ricordavo d’averlo preso e… non lo avevo visto prima!



-          C’era…
c’era… - rincalzò lui



-          È
perfetto!



-          Sì, ti
sta benissimo.


 


Silvia si domandò se realmente
quell’abito fosse riposto nella sua valigia, di certo non l’aveva visto prima.
Sospettò che fosse stato lui a portarlo nella propria valigia, in fondo era uno
degli indumenti preferiti da Marco, quello che suscitava in lui una lunga serie
di fantasie erotiche. Tutto sommato non era importante come fosse arrivato lì,
era un abito giusto per la serata e questo le bastava. La ragazza prese un paio
di slip e l’abito, quindi tornò in bagno.


 



-          Due
minuti e sono pronta… vestiti anche tu che si sta facendo tardi. – lo incitò



-          Se è
tardi è per causa tua! – si giustificò Marco



-          Cosa
intendi dire? – domandò Silvia con la testa fuori della porta del bagno.



-          Sei
troppo bella… eccitante… sensuale… - affermò lui con occhi esageratamente
languidi.


 


La ragazza stava per
controbattere all’evidente battuta di spirito, poi pensò che in fondo quel
complimento le piaceva e decise di credergli.


 


Raggiunsero le coste del lago ed
il luogo dove si teneva la festa guidati da una musica sconosciuta ma piacevole
da ascoltare. Una melodia che penetrava nel corpo e costringeva a muovere le
membra a tempo, in quelle note Marco pensò di risentire alcuni dei brani di
musica celtica irlandese o bretone, suonata con strumenti semplici probabilmente
costruiti in casa. Riconobbe il timbro di uno o più flauti, qualche strumento a
corda ma dal suono più limpido della chitarra classica, un violino e le
percussioni erano chiaramente formate da un solo tamburo di grande diametro. Le
radici di quella musica erano sicuramente antiche, più vecchie della tradizione
della festa sul lago, in essa vi si poteva cogliere il sunto di una cultura
strettamente legata alla natura. Concentrandosi Marco riusciva a sentire il
suono delle cascate, del vento tra gli alberi, del tuono, della pioggia
scrosciante, il richiamo di molte specie d’uccelli dei boschi, il verso del
cinghiale e, incredibilmente, il suono di un fiore che sboccia; era un inno alle
forze della terra e del cielo. Gli ultimi abitatori di quelle terre, che si
erano sentiti strettamente legati all’ambiente tanto da divinizzarne ogni
aspetto, furono i Celti guidati dai misteriosi Druidi. Misteriosi poiché la loro
cultura strettamente verbale era stata cancellata da Cesare in seguito
all’invasione della Gallia. Evidentemente alcune sacche di conoscenza erano
rimaste imprigionate in queste piccole valli scampate alle guerre,
all’inquisizione medievale, ai tempi moderni ed al turismo di massa. Marco stava
cogliendo il vero valore di quel piccolo lago incastonato nel cono di un antico
cratere vulcanico al centro dell’Avernia. Si voltò verso Silvia, per renderla
partecipe dei proprio pensieri, ma i suoi occhi focalizzati all’infinito su
nessun oggetto in particolare gli dissero che anche lei sentiva le stesse cose.


Si ritrovarono quasi senza
accorgersene dinanzi ad una tavola imbandita, sulla destra su di un ampio piano
cottura in pietra, riscaldato dal fuoco di legna, cuocevano pesci e carni. Il
profumo era invitante, così come stuzzicanti erano i colori del cibo, dei
contenitori, delle tovaglie e dei lunghi nastri appesi ai rami degli alberi.
Rimasero sconcertati dinanzi a tale abbondanza ed indecisi sul da farsi.


 



-          Ben
arrivati! – li salutò una voce alle loro spalle.



-          Salve! –
salutò Silvia riconosciuto l’albergatore – Siamo in ritardo?



-         
Assolutamente no, qui non esiste alcun orario. Per questa notte il tempo non
avrà più importanza per noi, dovremo solo divertirci! – rispose l’uomo con un
largo sorriso.



-         
Benissimo! – rincalzò Silvia – Ci indichi solo a chi dobbiamo rivolgersi per….



-          Pagare? –
domandò lui stupito



-          Sì, ecco
penso che tutto questo….



-         
Assolutamente no, tutto ciò che vedete non ha prezzo… nel senso che ci è stato
offerto dal lago e dai nostri boschi… non avrebbe senso chiedere dei soldi per
ciò che non ci è costato nulla! – affermò l’albergatore – Servitevi e cercatevi
un sasso comodo per mangiare. Benché vi sia del vino vi consiglio la birra
fermentata apposta per questa occasione. La facciamo come “una volta”…
fermentata dentro botti di castagno… è unica!


 


L’albergatore si scusò con loro
ma doveva accogliere altri invitati, li accompagnò dinanzi al grande tavolo e li
presentò ai cuochi, quindi l’invitò ancora una volta a servirsi.


 



-          Che
gente… strana! – costatò ad un certo punto Silvia dopo che si erano trovati il
sasso di loro gradimento.



-          Perché
strana?



-          Ma…
organizzano una festa come questa, lavorano come pazzi… perché anche se il pesce
arriva dal lago, la carne dai boschi, la frutta e la verdura dai campi..
qualcuno ha pescato, cacciato, coltivato, lavorato, cucinato, mesciuto… insomma
c’è un grande lavoro sotto tutto questo e… non voglio farsi pagare!



-          È la loro
cultura! – rispose semplicemente Marco



-          E nel
ventunesimo secolo c’è una cultura che lavora per nulla? – domandò lei
sarcastica



-          Ti sei
risposta da sola. – disse Marco con un sorriso.



-          Che vuoi
dire?



-          La loro
cultura non è quella del ventunesimo secolo, non questa notte almeno. Qui
festeggiano, o meglio festeggiamo poiché ci siamo anche noi, secondo un rito
molto, molto, antico…



-          Celti? –
domandò lei illuminata dalla frase del suo uomo



-          Diciamo
Celti, sì… diciamo così.



-          Ok!
Senti, ho finito la birra… ottima! Te ne vado a prendere anche per te?



-          Sì,
magari torna con qualcosa da mangiare.



-          Ancora? –
Silvia era stupita dall’appetito di Marco.



-          Ancora..
sì, oggi mi ha spolpato di ogni energia.


 


Silvia baciò Marco sulle labbra,
un piccolo ringraziamento per la frase poco galante ma gratificante, quindi si
alzò e si diresse verso la sponda del lago. Marco approfittò dell’improvvisa
quiete per meditare sui fatti della giornata: sull’incredibile amplesso del
pomeriggio, all’aperto, e su quello serale in camera. Non aveva mai sentito
Silvia così eccitata, pronta, disponibile, calda, sensuale… probabilmente era
riuscita finalmente a rilassarsi, merito sicuramente della serenità del
paesaggio e della quiete del lago, era dispiaciuto al pensiero di lasciare quel
posto ora ch’era conscio del potere dimostrato sulla ragazza.


Il tempo passava e Silvia non
tornava, Marco iniziò a domandarsi dove fosse finta. Era sul punto di alzarsi
per raggiungerla quando la vide a pochi passi da lui con un cestino
sottobraccio.


 



-          Ecco qua:
birra, carne, un po’ di pesce, qualcosa che somigli al pane… - elencò mentre
posava dinanzi a Marco gli alimenti.



-          E questo
cos’è? – domandò lui indicando una contenitore di legno contenente una crema
scura.



-          Questo? –
Silvia indicò la ciotola – Oh, uova, olio, funghi secchi, erbe varie …



-          Ah! Una
salsa per la carne allora… Assaggiamo! – disse lui allungando una mano verso la
crema.



-          Fermo!
Non è una salsa, è una pittura.



-          Cosa è?



-          Una cosa
che serve a dipingere sul corpo dei segni, delle forme… Mi hanno spiegato che fa
parte della festa e mi hanno pure caldamente invitato a non ingerirla
assolutamente. Pare che il colore scuro sia dato dal fango di una delle fonti
termali.



-          Dovremmo
dipingerci?



-          Sì, poi
si fa tutti un bel tuffo nel lago e ci si lava… pare sia questo il programma.


Anzi, finisci
la tua carne, bevi la birra e levati la maglietta che voglio provare.


 


Marco era davvero incuriosito da
quest’idea di pitturarsi il corpo, gli ricordava alcuni riti tribali di cui
aveva letto da qualche parte. Tracannò un lungo sorso di birra poi si sfilò la
maglia.


 



-          Avanti…
fammi cosa vuoi… ma non disegni osceni, mi raccomando! – disse Marco



-          Fidati!


 


Silvia si mise in ginocchio
dinanzi al ragazzo ed intinse un dito nella crema della ciotola che teneva con
la mano sinistra. Annusò sospettosa la poltiglia marrone, poi rassicurata
dall’intenso aroma di funghi, avvicinò il dito al petto di Marco. Non aveva idea
di cosa disegnare, ma si lasciò guidare dall’istinto. Appoggiò delicatamente la
pittura immediatamente sotto la gola, quindi scese tracciando una linea lunga
sino all’ombelico. Soddisfatta intinse nuovamente il dito e prese a tracciare
con cura le forme dei muscoli addominali del ragazzo. Ammirò il risultato e
decise di sottolineare in qualche modo l’intera muscolatura del suo amore.
Lentamente tracciò i contorni dei muscoli delle braccia, delle spalle e della
schiena.


 



-          Non male!
– costatò ad un certo punto lei.


 


Marco stava assumendo agli occhi
di Silvia un aspetto sempre più primitivo, appariva un uomo forte, estremamente
muscoloso, virile. Pareva un antico guerriero pronto alla battaglia o a
difendere la sua donna da ogni possibile minaccia. L’aspetto di Marco era tanto
convincente che le parve di sentire i tamburi del villaggio battere con forza il
richiamo di battaglia. Vide nei suoi occhi determinazione, coraggio, la
sicurezza d’essere invincibile del guerriero pronto alla lotta.


Era bellissimo!


Le urla di gioia dei
festeggiamenti sembrarono a Silvia il grido di battaglia del suo popolo, un
canto che incuteva terrore nei nemici a cui presto si sarebbe unito il suo uomo.


 



-          Ora tocca
a me dipingerti.


 


La voce di Marco la riportò alla
realtà, i tamburi tornarono ad essere la base ritmica della musica che sentiva
da tutta la sera e le urla di battaglia si tramutarono in allegre risate.


 



-          Dai!
Slacciati il vestito. – la invitò Marco


 


Silvia fissò il ragazzo ma
dovette distogliere gli occhi dai disegni che le stessa aveva tracciato sul
petto per non cadere nuovamente nel vortice dell’illusione di trovarsi in un
altro tempo, in un’altra situazione. Si alzò in piedi ed indietreggiò d’un
passo.


 



-          Sotto non
ho nulla! – ammise lei titubante – Niente reggiseno, ho solo gli slip.



-          Nessuno
ci vede qua. Immagino siano tutti impegnati a dipingersi a vicenda… Aspetta ti
aiuto io, hai le mani sporche di tintura.


 


Marco la chiamò a sé con un
gesto, quindi prese a slacciare i bottoni del vestito. Silvia era dibattuta tra
il desiderio di portare avanti quel gioco eccitante e l’esitazione di spogliarsi
in pubblico. Quando sentì il vestito scivolare sulle gambe comprese di non poter
tornare indietro.


 



-          Dammi la
ciotola ed inginocchiati qua, davanti a me. – disse lui con voce suadente.


 


Silvia obbedì.


Le mano intinta di Marco
tentennò dinanzi al seno, poi puntò decisa sul cuore, restando sotto la
mammella. Da qui tracciò una lunga “S” rovescia che contornava il seno per poi
salire sino alla gola. Da qui con un tratto diritto raggiunse l’orecchio
sinistro.


 



-          Questo
perché tu ami con il cuore e con la mente, sono strettamente collegati tra loro.
– si giustificò il ragazzo.


 


Silvia chiuse gli occhi in segno
di approvazione. Quella crema sul corpo le donava una sensazione piacevole.


Il ragazzo intinse l’indice e
tracciò due linee che seguivano la curva della vita ai due lati del corpo per
poi convergere verso il bacino. Intinse nuovamente e tracciò una serie di linee
che pur tagliando il corpo convergevano verso l’alto.


 



-          Il tuo
ventre invia costantemente segnali al cervello.


 


Silvia non disse nulla, sentiva
una strana eccitazione diffondersi in ogni parte del corpo. Spinse in avanti il
seno inspirando a fondo.


Marco avvicinò, ora, l’indice
intinto nella mistura al seno destro e tracciò molto lentamente una spirale che
convergeva verso il capezzolo. Silvia fu percorsa da una forte scossa, la quale
partendo dal capezzolo si riversò con una forza inaudita nel basso ventre. La
ragazza si piegò in avanti gemendo per il dolore causato da un piacere troppo
intenso. Restò immobile a lungo sin che Marco non la invitò ad alzarsi in piedi.


Silvia obbedì in virtù di una
forza che non pensava di possedere, il ventre le doleva ancora per il forte
spasmo, ma al tempo stesso era decisa a provare ancora quella sensazione così
forte.


 



-          Ora
sfilati gli slip che termino il mio disegno. – disse Marco con una voce che non
tradiva alcuna emozione.


 


Silvia non pensò alla sua
nudità, infilò due dita nel filo che teneva in vita la biancheria e con un
movimento aggraziato sfilò gli slip e si mise a disposizione di Marco.


Lui fissò a lungo il bellissimo
corpo della ragazza illuminato dal fuoco delle innumerevoli fiaccole accese
intorno a loro. Non vedeva altro che lei, la vista si rifiutava di mettere a
fuoco qualsiasi particolare più lontano del corpo di Silvia. In fondo non
importava chi ci fosse nei paraggi, sicuramente era preso dal loro stesso gioco.


Marco disegnò alcune linee
convergenti al pube della ragazza, quindi la vece voltare e tracciò con due dita
questa volta delle lunge tracce che tagliavano i glutei per scendere verso le
gambe, qui continuò il disegno di una, non molto fitta, zebratura. Le linee del
disegno rompevano con le morbide curve della ragazza mimetizzandole donandole un
aspetto decisamente animale. Marco si concentro sul disegno di questa zebratura
anche sulla parte anteriore delle gambe, non del tutto soddisfatto la proseguì
in parte sul busto. Non rimaneva che la schiena da dipingere, qui proseguì in
parte la zebratura poi tracciò una lunga linea serpeggiante tra le vertebre
della colonna spinale.


 



-          Questa è
la tua energia vitale, è il suo percorso lungo il corpo… alcuni lo chiamano
“Kundalini”, il serpente… - disse Marco.


 


Silvia non rispose, non sentiva
più le parole del ragazzo. Si trovava in uno stato di coscienza tra il sogno e
la realtà. Non era propriamente eccitata sessualmente, non ancora, ma era in una
condizione di profondo languore. Era pronta, ma non vogliosa.


Marco la fece voltare ancora una
volta per poterla osservare in viso mentre sfiorava la sensibile pelle delle
labbra della vagina con la tintura. Silvia aprì le gambe in modo d’esporsi
completamente alla creatività del suo uomo. Il tocco delicato divenne uno
stimolo tanto intenso da risultare penoso da sopportare, un misto di piacere e
solletico capace di generare forti brividi che si spandevano in tutto il corpo.
Esisteva un'unica soluzione per porre termine a quella piacevole tortura, e
Silvia la mise in atto.


 



-          Adesso
basta.


Ti voglio!


 


La ragazza afferrò la mano di
Marco e lo invitò ad alzarsi in piedi, quindi gli si fece contro sino a aderire
perfettamente a lui e lo baciò. Un lungo scambio d’effusioni, caldo e
passionale, in cui il contatto della pelle sulla pelle era il più eccitante
degli afrodisiaci.


Silvia scivolò verso il basso e
s’inginocchiò ai piedi del ragazzo per slacciargli i calzoni che ancora
indossava; mentre era denudato lui tentò una protesta:


 



-          Mi devi
ancora dipingere le gambe.



-          Lo farò
subito, ma a mio modo… - promise lei.


 


La ragazza sfilò i calzoni di
Marco insieme agli slip e li liberò dai piedi per lanciarli nei pressi del suo
vestito, quindi sollevò una mano verso quella del ragazzo che teneva la ciotola
e se la fece consegnare per deporla in terra, dinanzi ai piedi. Silvia intinse
l’indice ed il medio delle due mani quindi afferrò con forza i glutei di Marco
traendolo a sé, verso il viso. Il membro denunciava l’eccitazione del ragazzo e
Silvia lo prese tra le labbra succhiando con decisione mentre lascia scorrere le
mani verso il basso, lungo le cosce. Intinse ancora le mani nella tintura per
accarezzare le gambe di Marco mentre lo succhiava con passione sino all’ultimo
tratto di disegno, quello decisivo sullo scroto che rischiò di generare un
prematuro orgasmo.


Marco afferrò i capelli della
ragazza e l’allontanò con decisione da sé costringendola a sollevare lo sguardo
verso l’alto. Silvia aveva ancora la bocca aperta e respirava eccitata, negli
occhi lucidi si leggeva una silente supplica, un desiderio divenuto troppo
intenso per poterlo sopire. Marco s’inginocchiò senza lasciare la presa sui
capelli della ragazza, una volta alla sua altezza la baciò. Trovava eccitante il
lungo collo della ragazza messo in evidenza dal viso costretto a fissare il
cielo, non rilasciò ancora la presa rapito dai languidi movimenti del seno
evidenziati dai simboli che vi aveva dipinto sopra. Con le mani oramai asciutte
ricalcò i segni da lui stesso tracciati scoprendoli perfettamente asciutti, non
percepiva alcun rilievo o rugosità, pareva che la pittura avesse permeato la
pelle di Silvia come un tatuaggio. Sul momento non si domandò come si potesse
eliminare, era sicuro che sarebbe sparita al primo tuffo nel lago, quando il suo
effetto non era più necessario. Marco sentiva di conoscere il reale significato
dei simboli da lui tracciati sul corpo di Silvia e dell’effetto che quella
mistura di erbe e funghi aveva sulla mente una volta assorbita, ma non sapeva da
dove gli venisse questa conoscenza. L’eccitazione e la voglia di soddisfare
l’intenso desiderio che provava nei confronti di quel corpo nudo che aveva
dinanzi erano più forti della sua innata curiosità. Rilasciò la presa sui
capelli consentendo alla ragazza di muoversi, non disse nulla ma si stese a
terra. Immediatamente Silvia gli fu sopra, a cavallo del bacino, e si stese
sopra di lui per baciarlo ancora mentre cercava con il pube un contatto più
intimo. Marco spinse in alto ed appoggiò il membro alla vagina, allora Silvia
sollevò la schiena e con abili mosse si fece penetrare. Era calda, umida e
completamente aperta per l’eccitazione. Marco scivolò in lei appagando il
desiderio d’entrambi, Silvia tornò a chinarsi su di lui per cercare un altro
bacio, di norma evitava i baci durante l’amplesso poiché spostavano l’attenzione
dalla più intensa fonte di piacere sita nei genitali. Questa volta, però, era
diverso. Non le bastava sentire Marco dentro di sé, smaniava un contatto ancora
più profondo in grado d’unirla fisicamente a lui tanto intensamente da non
riuscire più a distinguere le sensazioni di uno dall’altra.


Marco infilò le mani sotto il
bacino della ragazza e restò per un attimo tastare l’intenso lavoro dei muscoli
addominali, poi salì verso il seno a fatica poiché lei era completamente
aderente. Silvia lo aiutò sollevandosi leggermente, allora Marco la spinse verso
l’alto costringendola ad erigere la schiena mentre lui rannicchiava le gambe.
Ora lei poteva muoversi più liberamente e comprese che proprio questo era il
desiderio del ragazzo, lo accontentò imprimendo un ampio e regolare movimento
alle anche. Silvia avanzava ed indietreggiava, saliva e scendeva, pareva che il
suo ventre intendesse risucchiare dentro tutto il membro di Marco. L’insieme dei
movimenti era terribilmente piacevole e nessuno dei due riuscì a trattenere dei
lunghi gemiti.


Marco tentò di fissare il volto
di Silvia ma ogni suo tentativo era impedito dai segni tracciati sul corpo della
ragazza che richiamavano prepotenti la sua attenzione, i sensuali movimenti
dell’amplesso costringevano la pelle a curvarsi, incavarsi o espandersi con il
respiro; tutto questo trasformava le linee tracciate sul corpo in sinuosi
serpenti che si muovevano a seconda di dove si poteva immaginare più intenso lo
stimolo di piacere. Il ragazzo chiuse gli occhi quando s’accorse d’essere
rimasto inerme troppo a lungo a causa di quello spettacolo ipnotico, doveva dare
anche a lei una parte del piacere che provava. Lasciò scivolare le mani sino ai
glutei e li strinse con forza, sollevando Silvia sino a farle perdere il membro
da dentro. La trattenne in quella posizione poi la lasciò calare. Lei s’impalò
vaginalmente senza alcun problema, pareva che i loro corpi fossero stati
disegnati per unirsi nei più fantasiosi amplessi. Marco era eccitato da questa
scoperta e si concentrò su di lei. Avvicinò ambo le mani al fulcro del comune
piacere, sfiorò con le dita il suo stesso pene che entrava nel corpo di Silvia,
seguì i contorni delle morbide labbra aperte intorno alla carne rigida e spinse
delicatamente sin che non riuscì a far entrare anche due dita oltre al pene in
lei. Silvia urlò di piacere e sollevò il sedere per incitare Marco a spingere
più a fondo le mani e, quando ritenne d’aver accolto a sufficienza gli arti del
suo amore, riprese a muoversi molto lentamente. Il respiro della ragazza era
sintomatico di un intenso godimento, Marco sentiva ch’era davvero vicina
all’orgasmo e voleva farla esplodere di piacere. Sfilò un dito senza ottenere
mugolii di protesta, e portò questo verso il clitoride. A fatica e con abili
contorsioni del polso riuscì a stimolarla anche lì mentre spingeva in alto il
bacino. Silvia accolse l’invito ed aprì al massimo le gambe per aiutarlo mentre
tentava di muoversi sopra di lui con il membro ed un suo dito dentro.


Quando iniziò a godere Marco
pensò di perderla definitivamente, Silvia urlò selvaggiamente e si sollevò sino
a far sfuggire il membro e le mani dal proprio corpo. Marco la prese per le
anche ma aveva le mani talmente bagnate dai suoi umori che scivolavano inermi
sulla pelle. Nel frattempo la ragazza che respirava a stento decise di scendere
ma mancò il membro. Disse qualcosa del tipo: “Rimettimelo” ma con una voce tanto
roca da risultare incomprensibile. Marco, però, la voleva e guidò il pene contro
la vagina spingendo sin che Silvia capì d’essere nuovamente unita a lui.
L’orgasmo della ragazza era appena iniziato, l’urlo ed il salto non erano altro
che il risultato della prima intensa ondata di piacere, ora lei si muoveva a
tempo con le contrazioni involontarie generate dai successivi riflussi
orgasmici. Pareva in preda ad una follia erotica, danzava sopra il bacino di
Marco apparentemente senza alcuna regola, scorreva tutta la lunghezza del membro
poi vi si lasciava cadere sopra di peso, come se volesse farsi aprire da lui o
sentirsi rompere, squartare dalla carne che tanto la stava facendo godere. Marco
non poteva più reggerla, si era trattenuto anche grazie alla forte eccitazione
di Silvia che l’aveva dilatata e lubrificata al punto di annullare quasi del
tutto ogni stimolo. Ora, però, le contrazioni interne dell’orgasmo stavano
richiudendo la vagina intorno al membro e lo stimolo era davvero troppo intenso.
Il ragazzo inspirò a fondo e serrò con forza gli occhi mentre ritraeva verso il
basso il bacino, come per sfuggirli. Questi segnali furono compresi da lei che
riuscì a mormorargli qualcosa nell’orecchio, un chiaro invito a lasciarsi andare
a godere insieme. Appena Marco spinse in alto il membro Silvia rallentò i
movimenti, tornò ad essere sinuosa, morbida ma stretta intorno al lui. Risucchiò
il piacere di Marco, lo costrinse a venire in poche mosse e seguì le lunghe ed
intense pulsioni calando ogni volta che il seme emergeva dal glande.


Sazia di tanto piacere rimase
sopra Marco per qualche minuto mentre il godimento scemava lentamente per
lasciar posto al languore. Tenne il membro di Marco dentro sin che non lo sentì
rilassarsi del tutto, allora lo fece uscire e si stese al fianco del ragazzo.
Era piena di lui, sentiva parte del seme colare dalla vagina reso ancora più
fluido dagli abbondanti umori, non si guardò, non sentì il bisogno di lavarsi e
non si preoccupò. Sentiva che quella sera la loro unione sarebbe stata sterile
come tutte le altre che sicuramente erano avvenute sulla sponda di quel magico
lago.


 


Marco si risvegliò infreddolito,
l’erba inumidita dalla condensa notturna non era certo il letto ideale su cui
riposarsi dopo l’esplosione di passione vissuta con Silvia. Ripensando a lei ed
al loro magnifico amplesso la cercò al suo fianco per abbracciarla e riscaldarsi
a vicenda, ma lei non c’era. Fece uno sforzo per ritrovare un minimo di lucidità
quindi tentò d’alzarsi ma ricadde a terra, ogni muscolo percorso dalle linee
tracciate con quella strana mistura doleva come se fosse stato sottoposto ad uno
sforzo inusuale. Lentamente riuscì a recuperare le forze ed alzarsi, si rivestì
e cercò con lo sguardo la ragazza. Non poteva sapere quanto tempo fosse rimasto
addormentato, non portava orologio quella notte e la posizione della luna nel
cielo non gli era di alcun aiuto. Potevano essere trascorsi pochi minuti come
ore. Si domandò dove potesse essere finita Silvia, il bagliore delle torce
infisse nel terreno non gli consentiva di vedere oltre un certo limite.
Istintivamente si diresse verso la sponda del lago, suppose avesse deciso di
lavar via la pittura dal corpo, Marco iniziava a pensare che fosse quella la
fonte dei dolori muscolari e non l’impetuoso coito; qualcosa in quella mistura
era altamente stimolante ed eccitante ed il suo effetto non si limitava alla
mente, come i comuni allucinogeni, ma scaricava l’eccesso di carica sulla
muscolatura. Quando raggiunse la sponda si guardò in giro alla ricerca di
Silvia. Subito notò alcune coppie stese ad una distanza adeguata, da permettere
una certa intimità, e si scoprì a cercare eccitato nei corpi delle femmine i
segni che aveva tracciato su quello di Silvia, ma nessuna poteva vantare una
zebratura tanto ben riuscita; allora s’incamminò verso la direzione che lo
portava lontano dal villaggio e dal centro della festa. Il cammino era
illuminato dalle fiaccole come il resto, sforzando gli occhi gli parve di notare
come le fiaccole circondassero l’intero lago, era indeciso sul da farsi: se
Silvia era lì sulla sponda rischiava d’inseguirla per l’intero perimetro del
lago, se invece di era solo allontana per un istante, al ritorno, non l’avrebbe
trovato nel loro piccolo nido di una notte. Ancora una volta Marco seguì quella
vocina interiore che gli consigliava di proseguire.


Oltrepassò altre coppie
tenendosi sempre ad una distanza tale da non disturbarle ma sufficiente per
valutare le forme ed anche i lineamenti delle femmine. Provava un’insolita
sensazione, come se sentisse che in quel momento Silvia non era sola. Non
l’aveva mai avuto il minimo dubbio sulla sua fedeltà, ma in quella notte poteva
davvero accadere di tutto. Marco si scoprì a cercarla non tanto per coglierla
sul fatto insieme ad un altro, l’idea di scoprirla infedele quella notte non lo
disturbava più di tanto, anzi se ci pensava provava una stranissima forma
d’eccitazione. Era solamente preoccupato per lei, Silvia era una buona
nuotatrice ma le acque del lago affrontate di notte e da soli potevano essere
pericolose.


Finalmente pensò di scorgerla
non molto distante sulla riva del lago nei pressi di una delle tante fiaccole
infisse nel terreno. Se non era lei si trattava di una ragazza dipinta allo
stesso modo e con gli stessi capelli, lo stesso seno e fianchi di Silvia, ma non
era sola. Marco sentì lo stomaco svuotarsi ed il respiro si fermò mentre
osservava la scena con gli occhi spalancati dallo stupore.


Si riprese e silenziosamente
s’avvicinò ai due, qualcosa non lo convinceva del tutto. La ragazza che poteva
osservare meglio era senza dubbio Silvia, era seduta in terra abbracciata ad un
altro corpo seduto come lei, le gambe dei due s’incrociavano ma… lei non era
sistemata sopra il bacino dell’altro come durante un amplesso, era distante ed i
due si toccavano intimamente. Avvicinandosi ancora un po’ Marco comprese: la
persona con Silvia era una donna. Una donna dalle splendide forme notò ora che
poteva osservarla da un angolazione migliore. I capelli corti l’avevano
inizialmente ingannato ma era inequivocabilmente femmina l’essere che stava
accarezzando la sua donna.


Marco era tentato di farsi
avanti ma lo spettacolo era troppo bello per interromperlo, era eccitante spiare
Silvia mentre giocava intimamente con un’altra donna. Non aveva mai sospettato
questo suo lato, non si frequentavano da pochi anni e lei non aveva mai
accennato al minimo sogno saffico anche se spesso lui la spronava a liberarsi
delle fantasie erotiche più segrete.


Le due donne si stavano donando
un intenso piacere reciproco, i loro gemiti riempivano l’aria di una melodia
tanto eccitante da risvegliare la sessualità di Marco. Inizialmente pensò di
masturbarsi in silenzio osservandole, poi decise di rendere Silvia partecipe
anche di questo. Lentamente si fece avanti sino a portarsi ad una distanza tale
da poter essere scorto da Silvia, si mantenne alle spalle dell’altra ragazza non
sapendo come lei avrebbe preso la sua presenza. Attese di vedere gli occhi di
Silvia puntare nella sua direzione poi s’accucciò anche lui a terra.


Silvia lo vide ma non ebbe
alcuna reazione, continuò ad accarezzare e baciare la ragazza, se le sussurrò
qualcosa all’orecchio avvisandola della sua presenza, questa non si scompose. Le
due erano talmente prese dai loro giochi da escludere il resto del mondo, Marco
conosceva bene quello stato d’animo avendolo provato poco prima, quindi si
adatto alla situazione e fece l’unica cosa in suo potere: osservare.


Il corpo di Silvia era
totalmente esposto e disponibile ad ogni capriccio dell’altra ragazza che, allo
stesso tempo, ricambiava l’offerta della prima. Guardare due donne toccarsi alla
ricerca del piacere poteva insegnare molto sulla loro sessualità, Marco notò
come le carezze, i palpeggiamenti ed anche le penetrazioni manuali esprimevano
innanzi tutto dolcezza. Le mani della ragazza sfioravano il seno di Silvia,
giravano intorno ai capezzoli a lungo prima di appoggiarvisi sopra. I movimenti
erano raffinati, mai volgari, sinuosi come le curve che sfioravano e non
premevano con forza sulla pelle. Le labbra baciavano i capezzoli, non li
mordicchiavano e nemmeno li succhiavano con forza. La lingua scorreva sulla
pelle lentamente e si soffermava sui punti che generavano un mugolio
d’approvazione dell’altra. Il segreto era la bassa velocità, la calma, la
ricerca di un piacere prima di tutto mentale generato dall’eccitazione più che
dallo stimolo fisico.


Silvia si contorceva intorno
alle mani ed alla bocca dell’altra cercando d’esporre, di volta in volta, la
parte del corpo che desiderava sentire stuzzicata. Quei movimenti Marco li aveva
colti anche quando stava con lui ma li aveva sempre ritenuti figli del piacere
invece di padri come apparivano ora. Si sentiva stupido, incapace di comprendere
la sua donna ora che la vedeva esprimere una sessualità tanto simile alla norma
quanto lontana da quella che esprimeva con lui. Piccoli dettagli che facevano la
differenza tra il piacere totale ed un orgasmo semplicemente appagante. Era una
danza d’amore, di sesso e di passione; uno spettacolo eccitante reso micidiale
dai due corpi femminili. Non era solo Silvia in estasi, anche l’altra si
contorceva come lei.


Non fu chiaro se e quando
raggiunsero l’orgasmo, nessun urlo liberatorio sottolineò l’apice del piacere,
nessun gemito, alcun irrigidimento del corpo. Ad un certo punto le due ragazze
si baciarono mentre le mani si a





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