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racconti erotici di Rupescissa

eros esoterico : Morwenna - II°
Posted by Rupescissa on 2011/1/20 15:32:06 (3201 reads)

“Altri spiriti abitano le foreste, le acque, i prati, le sorgenti e tra questi i Fauni e i Lemuri prediligono i campi, le Naiadi le fontane, i Potamidi i fiumi, le Ninfe gli stagni e le acque, le Orcadi le montagne, gli Humedi i prati, le Driadi e le Amadriadi i boschi…

… Tali specie di spiriti possono essere evocati senza eccessiva pena nei luoghi stessi ove sogliono dimorare, allettandoli coi profumi più grati, con i suoni più dolci…

… adibendo all’uopo anche canti ed incantamenti congrui”

Enrico Cornelio Agrippa. De occulta Philosophia. Libro III° cap XXXII°


Click to see original Image in a new windowComprendere grazie all’osservazione attenta di ogni particolare il mondo sublunare per riuscire, di riflesso, ad intendere quello celeste: questa era la principale aspirazione dell’entità chiamata Morwenna. Per ciò era rimasta legata a quei quattro giovani, scovati per caso nella foresta in cui viveva da tempo; la penetrazione nel loro Microcosmo aveva gettato una luce insperata nella sua comprensione del Macrocosmo.

Mentre i ragazzi radunavano le loro attrezzature ed insaccavano negli zaini i pochi abiti per prepararsi ad abbandonare la zona, Morwenna li osservava con una nota di tristezza nell’animo. Sul momento l’entità non diede peso a quella sensazione dimenticata, ma quando li vide avviarsi sul sentiero agì d’istinto: raggiunse la femmina bionda e s’insinuò in lei. Non era stata una scelta casuale, a stretto contatto della mente di Roberta ella si trovava a proprio agio. I processi mentali della giovane erano straordinariamente simili ai propri ed a contatto con la sua mente Morwenna non provava quel senso di estraneità che sempre la pervadeva ogni qual volta usurpava un altro essere. Se in Federica aveva trovato quella componente sensuale, quella forte carica erotica, di cui amava nutrirsi, nella razionalità, nella caparbietà, nell’intelligenza e nel controllo assoluto dei sentimenti e istinti dell’altra aveva scovato un sicuro rifugio. Il languore della prima era fonte di disturbo, risvegliando sensazioni sopite, nella ricerca della conoscenza cui era stata votata la creatura da un destino lontano.

Attraverso gli occhi di Roberta, l’entità esaminava il paesaggio che si rincorreva al di là del finestrino dell’automobile in corsa verso il grande mare provando una sensazione di disagio al pensiero d’aver lasciato la sua tanto amata foresta. La sera precedente i giovani avevano discusso a lungo sull’obiettivo della loro prossima tappa, alla fine aveva prevalso la proposta di recarsi verso la costa per riprendere le scogliere e gli animali che le abitavano, erano sicuri in questo modo di riuscire a vendere con maggiore facilità le loro fotografie. Non erano professionisti, ma speravano di diventarlo; durante quella breve vacanza fuori stagione intendevano accumulare una grande quantità d’immagini naturalistiche per tentare, in seguito, di piazzarle alle più disparate riviste.



- Si sta alzando il vento! Guardate come si piegano le cime degli alberi. – disse uno dei ragazzi – Più ci avviciniamo alla costa il tempo peggiora.

- Era previsto, questa volta le notizie meteo non mentivano. – replicò svogliatamente l’altro.

- Sì, ma se il vento non cala l’oceano sarà molto nervoso… e questo dovrebbe regalarci delle stupende immagini delle onde contro le scogliere.

- Vero! E tanta acqua sulla testa. – aggiunse Federica dal sedile posteriore.

- Non essere sempre così ottimista… - disse Sandro



Morwenna si isolò dai loro discorsi e si rinchiuse nei propri pensieri. L’immagine del mare in tempesta proposta da Luca risvegliò alcuni ricordi legati a sensazioni molto forti. L’essere, fatto di puro pensiero, si concentrò su quest’ultime per cercare di ricordare quando e dove avesse vissuto quell’esperienza, ma non vi riuscì, la sua ospite iniziava ad agitarsi e le emozioni che provava si riversavano in lei. In quel momento Roberta era concentrata sullo scambio di battute tra Federica ed il suo Sandro, qualcosa nel loro tono di voce, nelle frasi interrotte a metà e chiare solo per loro, la infastidiva ed insospettiva: quella nuova ed intensa intesa tra quei due non era normale. Roberta si ritrovò a fronteggiare un sentimento a lei praticamente sconosciuto, sino a quel momento: la gelosia.

La ragazza si stupì di se stessa, la sua forte componente razionale le permise di analizzare subito quella sensazione imprevista, tornò immediatamente ad analizzare il comportamento dell’amica e del suo ragazzo, tentando di cogliere quello che nemmeno loro immaginavano di emanare. Durante il loro scambio di battute evitavano accuratamente ogni riferimento personale o a parti del corpo; era divertente notare come girassero intorno a certi termini cui, in passato, non si erano mai sognati di attribuire un doppio senso. Inoltre la voce di Federica diveniva leggermente più calda quando si rivolgeva a Sandro direttamente.

Morwenna seguì ammirata i processi mentali grazie ai quali Roberta stava per scoprire quanto era successo tra i due nel silenzio del lago, si rese conto del potenziale di quella ragazza che appariva sempre più simile a lei. Aveva trovato, finalmente, un essere in grado di aprirle la via verso un nuovo livello di comprensione, il fatto poi che fosse una femmina umana la rendeva ancora più interessante. L’entità decise di non interferire con le sue facoltà intellettive, almeno per ora; preferiva ascoltarla e seguire quei pensieri che lei stessa avrebbe generato nelle medesime condizioni. Era sicura della reazione di Roberta all’accertamento di quanto era successo tra i due, non si sarebbe sentita ferita ma sfidata, ed avrebbe agito di conseguenza. All’entità non rimaneva che attendere lo sviluppo degli eventi nonostante la fortissima tentazione di accelerarli spingendoli nella direzione desiderata.



Il viaggio proseguì senza note di rilievo, poche ore dopo i giovani raggiunsero la baia dove li attendeva la pensione che avevano prenotato. La costruzione a due piani, tipica della zona, sorgeva isolata di fronte alla distesa di sabbia racchiusa tra due alte scogliere ben distanti tra loro. Il nome del luogo non era forse dei più ben auguranti, ma la lontananza dai centri abitati e una fortunata combinazione di correnti marine, con la conseguente abbondanza di cibo, ed il buon irraggiamento solare lo rendeva ambito da molte specie di gabbiani che lì si riproducevano.



- Baia dei Trapassati ? – domandò senza riferirsi a nessuno in particolare Luca.

- Così pare, ma non ti formalizzare… il nome non è dovuto alla presenza di anime disperse che vagano disperate nella notte! – rispose Sandro.

- Ok, ma non è che porta sfiga?

- Speriamo di no!



I quattro scherzavano sul toponimo del luogo mentre, bagagli in mano, si avvicinavano all’entrata dell’albergo. Solo Roberta rimase indietro ad ascoltare, in silenzio, il richiamo dei gabbiani che riempiva l’aria; qualcosa in quella serie di suoni senza logica apparente l’attraeva in modo particolare. La ragazza chiuse gli occhi e si lasciò permeare dal canto dei volatiti che a centinaia scorrazzavano sul cielo sopra la spiaggia. C’era qualcosa, ai limiti della sua coscienza, che tentava d’uscire fuori; un ricordo o, forse, la sensazione di aver già vissuto quel momento. Qualunque cosa fosse, però, stentava a superare la soglia della piena comprensione, rimaneva un’evanescenza, un’ombra indefinita, in fondo alla sua mente. La voce di Sandro irruppe nei suoi pensieri riportandola alla realtà, quindi raccolse il proprio bagaglio e raggiunse gli amici.

Furono accolti con la tipica cordialità bretone dal proprietario, il quale, conosciuto lo scopo del loro viaggio, si offrì d’accompagnarli nei luoghi dove poter scattare le migliori fotografie e di narrare loro aneddoti e storie nate in quella baia in modo da condire l’eventuale articolo che avrebbero scritto. I ragazzi ringraziarono, felici di poter contare su di una guida e non correre il rischio di perdere il poco tempo a disposizione. Si avviarono quindi verso le camere dopo essersi dati appuntamento per l’ora di cena direttamente nella sala ristorante. Dopo giorni passati a nutrirsi di scatolette ed insaccati, un pasto vero e goloso come la cucina bretone prometteva era diventato un sogno per loro. Solo Federica parve non del tutto soddisfatta quando domandò agli amici:



- Allora questa sera non ci appostiamo per scattare qualche foto?

- I gabbiani dormono, di notte e le scogliere vengono meglio alla luce dell’alba! – rispose secca Roberta mentre valutava criticamente lo sguardo del suo ragazzo che si abbassava al pavimento.

- Non ci proviamo nemmeno?

Voglio dire dopo cena. Anche solo per una o due ore! – insistette Federica

- Ha ragione Roberta, non otterremo nulla di notte in questo luogo, meglio muoversi domani con il sole. – affermò Luca.



Mentre saliva al primo piano preceduta da Sandro, Roberta non riusciva a pensare ad altro che all’occhiata scambiata tra lui e Federica dopo la decisione di non muoversi per quella notte. Pareva che volesse dirle qualcosa del tipo: “sarà per la prossima volta, alla prima occasione”. Stava forse diventando troppo sospettosa?

I ragazzi si divisero dinanzi alla porta delle rispettive camere attigue, quindi le coppie entrarono dopo un breve ultimo saluto. Roberta si dedicò immediatamente a disfare i bagagli per recuperare la biancheria sporca da lavare mentre Sandro tirava fuori delle custodie l’apparecchiatura fotografica per ripulirla. La cura maniacale del materiale era la prima norma per scattare ottime fotografie, almeno così affermava sempre lui. Contemporaneamente, Federica, in camera con Luca, si spogliò e si diresse verso la doccia senza quasi dire una parola al suo ragazzo, il quale osservando il corpo della propria donna apparire da sotto i vestiti era tentato d’avanzare una qualche proposta erotica, ma la decisione mostrata da lei nel rifugiarsi in bagno lo fece desistere. Fu il suo nome pronunciato a bassa voce da Federica a riaccendere la speranza di un lussurioso aperitivo prima di cena.

La ragazza aveva sognato per tutta la giornata di rivivere l’appagante esperienza con Sandro, gli aveva lanciato ogni genere di messaggio nel tentativo di fargli intendere la propria disponibilità e l’era parso di cogliere un positivo riscontro. Questo aveva generato e mantenuto una forte eccitazione sessuale, tanto intensa da non poter essere sopportata se non appagandola almeno in parte. Sotto la doccia, Federica, si era lasciata trasportare dai ricordi e dalla fantasia, sognando ogni genere d’amplesso in cui il protagonista maschile non era né Luca né il suo nuovo e clandestino amante Sandro, ma semplicemente un maschio senza volto, senza identità, solamente fornito degli attributi necessari a soddisfarla. Seguendo l’acqua sulla propria pelle, le mani avevano iniziato a sfiorare prima il seno poi, spinte da un desiderio incontenibile, il pube. Le dita si spingevano esperte sul clitoride, lo stuzzicavano e lo stimolavano abilmente, ma non al punto di generare il piacere di cui sentiva il bisogno. Il nome di Luca uscì spontaneo dalle sue labbra, generato dal desiderio e pronunciato con passione.

Il ragazzo varcò la porta del bagno carico di speranze ma timoroso di rimaner deluso nelle sue aspettative, in fondo Federica poteva aver pronunciato il suo nome solo per farsi passare il sapone, invece lei lo attendeva appoggiata con le mani alla parete, le gambe leggermente divaricate ed il corpo teso dalla bramosia. Luca si avvicinò alla doccia lentamente, non riusciva a staccare gli occhi dalla pelle bagnata della sua ragazza che risplendeva, non conosceva ancora le sue intenzioni anche se quella posizione era un indiscutibile richiamo sessuale, infatti, lei lo invitò sotto la doccia, con sé.

Luca non se lo fece ripetere, si spogliò velocemente degli indumenti e s’insinuò nel ristretto spazio tra i vetri: era costretto a aderire a lei, a sopportare la pressione della sua carne contro la propria. Senza nemmeno rendersene conto si ritrovò pienamente eccitato e pronto tanto che Federica, mentre lo cospargeva di sapone, emise un mugolio di soddisfazione. La ragazza brandì il membro e strofinò con il sapone quindi invitò Luca a fare altrettanto con lei. Si lavarono a vicenda con le mani che scorrevano veloci sulla pelle ed indugiavano solo nei punti erogeni, l’acqua continuava a cadere dall’alto sulle loro teste, sulle spalle e portava via in piccoli rivoli di piacere la schiuma del sapone.

Luca rimase attratto dalla corsa di una di queste lacrime di schiuma profumata che si divideva sul seno, la seguì con gli occhi sino al ventre e poi al pube, ne ammirò il movimento accattivante e comprese l’intensità del desiderio che imponeva il moto. Prese la ragazza per le spalle e la fece voltare poi le cinse la vita e la strinse a se, con i glutei aderenti al membro gonfio. Federica allargò le gambe per quanto il piatto della doccia lo consentisse ed inclinò il busto in avanti mentre strofinava dolcemente i glutei contro il pene di Luca. Egli quasi impazzì movendo il proprio membro teso sulla pelle vellutata della ragazza, lucida per l’acqua che scorreva tiepida. Distolse gli occhi dall’ultima immagine del suo pene che voluttuosamente si dirigeva fra le curve dei glutei, solleticando la carne rosea del sesso di lei. Luca non attese un invito formale, infilò delicatamente una mano sul pube e divaricò le labbra aprendosi la strada, si flesse sulle ginocchia per portare il fallo alla giusta altezza quindi lo guidò sin che non lo sentì entrare in lei, allora spinse. Il membro non incontrò alcuna resistenza tanto la donna era eccitata, entrò completamente in lei generando un lungo sospiro di piacere. I due iniziarono a muoversi in sincronia perfetta, Luca stringeva Federica per i fianchi con forza, la lasciava allontanare poi la traeva a sé, spingendo, per intensificare la penetrazione. Questa mossa era decisamente gradita alla giovane che esprimeva la propria soddisfazione con crescenti mormorii udibili anche dagli amici nella stanza attigua. Il ragazzo, infatti, tentò di zittirla accarezzandole prima le labbra poi chiedendole espressamente di limitarsi ma lei rispose che non le importava nulla d’essere sentita dagli altri, anzi la quell’ipotesi la eccitava ancora di più. A Luca non rimase altro che concentrarsi su di lei e muoversi cercando di non perdere il ritmo che ora si ritrovava a dover subire. Federica accelerò sempre di più la sua danza, scacciò con un grugnito la mano di Luca che cercava il clitoride per stimolarla ulteriormente. Non sentiva la necessità d’altre sollecitazioni, le bastava il duro membro del suo ragazzo nel ventre per godere ed era completamente presa da quella presenza da percepire come un disturbo qualsiasi altro stimolo.

Luca fu certo dell’imminente orgasmo di Federica nell’attimo che la percepì tanto dilatata da non provare quasi più alcuna sensazione penetrandola, raramente l’aveva trovata in quello stato e si domandò quale fosse l’origine di tal eccitazione. Non riuscì a trovare una risposta, Federica raggiunse l’orgasmo ed urlò il suo piacere liberando in quel modo tutta la tensione che aveva accumulato sino a quel momento. Luca era convinto che gli amici, se non avevano colto i gemiti di prima, di certo non potevano essersi lasciati sfuggire quest’urlo, allora si mosse più velocemente in lei nel tentativo di sedarla.

Nella camera attigua Sandro alzò gli occhi dalla sua fotocamera e li puntò sulla parete di confine con un’espressione stupita sul volto. Roberta notò lo sguardo del suo partner e disse:



- Pare che Federica sia in calore oggi!

Non lo hai notato pure tu?

- Notato cosa?

- È tutto il giorno che la nostra amica lancia segnali sessuali in giro, impossibile che tu non li abbia notati!

- No, davvero. Mi era sfuggito. – rispose lui arrossendo.

- Strano, erano chiarissimi come esplicito è l’urlo che abbiamo appena sentito. Pare che Luca l’abbia soddisfatta… ora si calmerà, spero! – concluse Roberta acida.




Sandro tornò ad occuparsi della sua apparecchiatura ma tese tutti i sensi nella direzione della camera confinante. La sensualità di Federica che l’aveva travolto sulla riva del lago durante il loro esplosivo incontro era entrata in lui senza più lasciarlo. Il ricordo della passione dell’amica, che si era riversata su di lui, continuava a tormentarlo. Per tutto il pomeriggio aveva chiaramente colto i messaggi sottointesi nei discorsi di Federica ed aveva coltivato il desiderio di poterla avere ancora una volta. Gli eventi, purtroppo, non avevano reso possibile realizzare ciò che tutti e due sognavano. I suoni giunti dall’altra camera erano una tortura per Sandro, il quale continuava a rivedere il corpo di Federica steso sotto di sé.

In quello stesso momento, Federica, spinse in avanti il bacino per consentire a Luca di uscire, quindi si voltò e lo baciò appassionatamente prima d’inginocchiarsi ai suoi piedi ed ingoiare il suo sesso per ripagarlo adeguatamente del piacere appena ricevuto. Non dovette stimolarlo a lungo, furono sufficienti poche corse delle labbra sul pene per farlo esplodere. La ragazza accolse una parte del seme tra le labbra, tentò di deglutire, ma gran parte le colò sul seno miscelandosi all’acqua. Appagata terminò di lavarsi, con Luca, sotto l’acqua che ora scorreva purificatrice, poi crollarono sul letto e vi rimasero fino l’ora di cena, quando gli amici bussarono alla porta.



L’entità era rimasta in Roberta, avvinghiata alla sua mente, nonostante la curiosità di seguire da vicino l’amplesso che si andava consumando di là dalla parete. Le sensazioni provate dalla ragazza erano così forti, ed anche contrastanti per certi versi, da coinvolgerla profondamente. Studiò l’energia scaturita dalla gelosia e la scoprì, non senza sorpresa, di un’intensità tale da rivaleggiare con quella generata dall’erotismo. Questo aggiungeva un nuovo tassello alla sua comprensione dell’essere umano e del microcosmo racchiuso in esso. Solamente quando la giovane si unì agli amici per la cena Morwenna uscì da lei, la prospettiva del cibo l’aveva rilassata ed il suo animo ora non forniva più gli stimoli avvincenti di prima.

Lasciata Roberta la creatura si librò sulla lunga spiaggia dinanzi all’albergo, si portò sino al limite della battigia, parecchio arretrata a causa della bassa marea, e lì restò immobile a godere del profumo dell’oceano. Quel sapore unico, il profilo della scogliera sullo sfondo del cielo stellato, il suono delle onde, erano parte di lei, come se avesse vissuto in quel posto o in un altro analogo. I ricordi della sua vita biologica erano stati dimenticati da tempo, ma certe forti emozioni generate da suoni, odori o immagini riuscivano ad estrarre dalla memoria icone del suo passato. Morwenna si sforzò di scavare in fondo ai suoi ricordi, sentiva istintivamente che qualcosa d’importante si celava in essi e quel luogo, con i suoi stimoli, poteva venirle in aiuto. Questa tensione generò un altro sentimento obliato, per la prima volta dopo tanto tempo la creatura provò la solitudine. Non capiva se tale sensazione nascesse dallo sforzo di ricordare o se fosse lo stesso stimolo alla memoria dei suoni e degli odori a generare quel senso d’isolamento che l’invadeva. Cercò, allora, conforto nell’unica creatura nei paraggi in grado di sostenerla, allungò una propaggine del proprio essere in direzione dell’albergo e trovò la mente di Roberta.



La ragazza fu colta dall’improvviso bisogno d’osservare il mare, si alzò da tavola senza proferire parola e si diresse verso la vetrata del ristorante. Da quella posizione poteva guardare in direzione della spiaggia, ma le luci della sala ed il buio esterno non le consentirono di vedere altro che il proprio riflesso nel vetro. Roberta si perse nella contemplazione della propria figura disegnata sul vetro; in realtà non vedeva se stessa, lo sguardo puntato all’infinito le restituiva un’inconsistente immagine femminile dai lunghi capelli biondi fasciata in un abito rosso. Sarebbe rimasta in quella posizione se il richiamo degli amici non l’avesse riportata alla realtà. Roberta, che ora ospitava parte di Morwenna, tornò al tavolo dove cinque tazza fumanti di caffè attendevano.



- Vieni a sentire, Roberta.

Il nostro ospite ci sta raccontando alcune leggende del luogo.



L’albergatore aveva servito i caffè, quindi ne aveva posato sul tavolo un altro per sé e si era accomodato con i ragazzi.



- Delle tante leggende che sempre accompagnano un posto di mare affacciato sull’oceano e dove le correnti spingono spesso in secca le barche sorprese dalla tempesta ne avrete sentite tante – iniziò l’uomo – vorrei invece parlarvi di una storia molto vecchia, che immagino non abbiate mai sentito.

Stiamo parlando del sesto secolo dell’era moderna, quando queste terre vedevano i primi colonizzatori cristiani portare la loro religione qui nella terra dei Druidi.

Viveva, proprio in questa baia Dahud-Ahes, la figlia del leggendario re Gradlon di Kernev. Questa donna era una Druida ed era definita dai suoi nemici: “vergognosa figlia di un onorato Re” poiché era dotata di poteri magici e si opponeva con forza al cristianesimo predicato da san Guénolé continuando a professare l’antica religione. A causa di questo scontro la città di Ker Ys, dove risiedeva Dahud-Ahes, fu distrutta da un’alluvione, ma proprio mentre le acque stanno avvolgendo ed affogando la ragazza il Santo la tramuta in sirena, per dimostrarle che anche lui possedeva dei poteri magici. Della Druida non si seppe più nulla, quando le acque si ritirarono quest’insenatura non restava altro che sabbia, così come la vedete oggi.

In realtà lo scontro non era sulla diversa dottrina professata dai due protagonisti, ma sull’autorità unicamente maschile già introdotta dalle legioni romane durante l’invasione della Gallia e rafforzata, in seguito, dai predicatori cristiani. Vedete i Druidi non facevano distinzioni di sesso, ma solo di conoscenza.

Comunque sia finita, da quel giorno la ragazza trasformata in sirena prese il nome dal mare che l’aveva accolta e si chiamò Mor-wenna.

Questa è una delle tante storie nate tra queste scogliere ma è quella che preferisco poiché la sento vera. Non saprei spiegare questa sensazione ma spesso mi pare di sentire il rumore delle acque che sommergono la città di Ker Ys e, in notti come questa, anche il lamento della sirena.



L’albergatore schiacciò il mozzicone di sigaretta nel posacenere, quindi ritirò le tazzine di caffè vuote e si alzò allontanandosi senza altre parole con un’espressione pensosa sul volto.

Fu Sandro a far notare agli amici come avesse recitato bene la sua parte.



- Scommetto che la racconta a tutti gli ospiti dell’albergo!

- Forse, ma era molto convincente. – disse Roberta

- Una bella storia ma… a noi non serve a molto a meno di non fotografare una sirena domani! – affermò Luca.

- Giusto! Domani sveglia all’alba, meglio andare a dormire. – fece notare Sandro.



I ragazzi lasciarono il tavolo. Mentre si alzavano Federica lanciò una lunga occhiata a Sandro, tanto intensa da farlo arrossire per l’intrinseca promessa di passione che conteneva, poi prese il braccio del suo ragazzo e lo seguì in camera mentre l’amico tentava di riconquistare un minimo di controllo prima di rivolgersi a Roberta nuovamente dinanzi alla finestra.



- Che fai, non vieni? – domandò Sandro

- Non so, vorrei fare due passi sulla sabbia verso il mare. – rispose lei – Da sola! – aggiunse quando Sandro si avvicinò.



Il tono di voce non lasciava possibilità di replica. Sandro si domandò se Roberta avesse intuito qualcosa di quanto era accaduto tra lui e Federica, ma lo escluse. Conoscendola bene sapeva che la sua reazione sarebbe stata ben più violenta di fronte ad un tradimento, inoltre le capitava spesso di desiderare un po’ di solitudine, quindi le raccomandò di non fare tardi e la lasciò ai suoi pensieri.

Finalmente sola la ragazza lasciò l’hotel in direzione del mare seguita dallo sguardo pensieroso dell’albergatore, lasciò le scarpe dove iniziava la sabbia e camminò lentamente verso un punto ben preciso, quello da cui si percepiva giungere più forte il rumore della risacca. Era attratta dal forte profumo d’alghe lasciato dalla bassa marea e si spinse sin dove iniziava il mare, ben lontana dall’albergo.

La notte senza luna non consentiva una perfetta visione del luogo, ma al tempo stesso il buio celava e proteggeva la figura della giovane donna. Se il clima fosse stato migliore si sarebbe tuffata in quelle acque invitanti, ma i pochi spruzzi che le raggiungevano i piedi la fecero desistere. Quel luogo aveva il potere di accenderle i sensi: Roberta sentiva distintamente ed intensamente ogni rumore, ogni profumo e la pressione del vento sul vestito, non le era mai capitato di provare delle sensazioni così forti. Decisa ad entrare in una più profonda comunione con la natura intorno a sé si liberò d’ogni barriera. Il vestito cadde insieme alla biancheria sulla sabbia, completamente nuda, la ragazza allargò le braccia lasciandosi investire dalla brezza. Lentamente, senza quasi rendersene conto, divenne parte integrante di quella baia. Non era più una donna che ascoltava il vento ed il mare ma il vento ed il mare stessi, si muoveva con loro, scorreva sulla sabbia bagnandola con il suo essere per poi asciugarla con il soffio dello spirito.

Morwenna era con lei ed in lei, quando la ragazza era giunta sulla battigia l’entità l’aveva permeata completamente. Attraverso le sue orecchie aveva ascoltato le parole dell’oste, e quel racconto l’aveva fortemente sconvolta. Brandelli del passato emersero improvvisi rinnovando l’orrore sperimentato un tempo, rivisse l’invasione delle acque ed il dolore nel sentire il proprio corpo trasformarsi in un qualcosa che non era mai esistito prima. Il flusso dei ricordi si trasformò in una corrente temporale che rischiava di trascinarla con sé verso il passato, solamente un’ancora fissa e stabilmente “piantata” nel presente sarebbe riuscita a salvarla. Fu in quel momento che giunse Roberta. Dentro di lei ritrovò l’equilibrio grazie ad una profonda identità di sensazioni e di necessità.

Tutte e due erano, ognuna a suo modo, incomplete.

Sentivano gli elementi e le forze della natura, pur percepite attraverso sensi diversi, allo stesso modo.

Erano nude di fronte all’oceano. Il vento sferzava il corpo fisico dell’una ed il tempo percuoteva la mente dell’altra.

Erano sole.

Morwenna si spinse più a fondo nell’anima di Roberta e quest’ultima si aprì ad una forza sconosciuta di cui, però, non aveva timore.



Roberta inspirò a fondo il profumo del mare e lo analizzò per l’ultima volta con i suoi semplici sensi. Improvvisamente nella sua mente esplose quella di Morwenna, tutta la conoscenza dell’entità divenne di Roberta e la sua divenne quella dell’entità. Mai la creatura si era spinta così a fondo dentro un altro essere animato, si ritrovò indissolubilmente legata alla ragazza. Nessuna delle due prevaleva, nessuna delle due esisteva più. Così come tutto viene da uno e nell’uno si trova il tutto divennero una cosa sola.



Verso la mezzanotte Sandro, preoccupato dal ritardo di Roberta, si mise a cercarla. Uscì dall’albergo dopo essersi sommariamente rivestito e puntò deciso verso il mare. Attraversò la spiaggia lasciandosi guidare dal suono della risacca nel buio, era tentato di lanciare un richiamo di urlare il nome della sua ragazza ma temeva di non ricevere risposta. Una strana sensazione si era fatta strada in lui, era certo che lei stava bene ma non era sicuro che intendesse rispondergli. Quando raggiunse la battigia deviò a destra e proseguì nella sua silente ricerca sin quando non inciampò nel vestito di lei in terra, si chinò a raccoglierlo e fu colto dal dubbio che avesse tentato un bagno in mare con quella temperatura. Se l’aria era tiepidamente piacevole non si trovavano ancora in piena estate e l’oceano era decisamente freddo, nessuno sarebbe sopravvissuto a lungo in quell’acqua gelida. Affannato percorse qualche passo dentro l’acqua, sin che non le giunse alle ginocchia, poi una voce lo chiamò:



- Non vorrai fare il bagno vestito e con i miei abiti in mano?

- Roberta! – esclamò Sandro

- Che ci fai qua? – domandò lei

- Stavo per chiederlo a te. – fu la sua risposta.

- Mi stavo godendo la brezza in questa magica notte.

Lascia in terra il mio vestito e spogliati anche tu. Prova a sentire il vento sulla pelle, lascia che il suono delle onde ti faccia vibrare e respira questo profumo con tutti i polmoni.



Sandro fissò la figura abbozzata dalla tenue luce delle stelle del corpo della sua ragazza, poi istintivamente seguì il suo consiglio. Posò delicatamente sulla sabbia asciutta il vestito di lei e lo stese con cura, quindi si spogliò anche lui. Roberta lo raggiunse e si posizionò alle sue spalle per aprirgli le braccia verso il vento.



- Respira! – sussurrò lei mentre si premeva contro la sua schiena



Sandro percepì la pressione del seno nudo sulla pelle poi del ventre e delle gambe, Roberta era completamente aderente a lui, non riuscì a controllare l’eccitazione.



- Non ti distrarre, respira questo profumo… non è fantastico? – disse ancora lei



Sandro tentò di seguire il consiglio ma la pelle della ragazza era troppo calda e morbida per riuscire a pensare ad altro, allora si voltò verso di lei e la baciò. Roberta rispose al bacio con un passione mai dimostrata prima, aprì le labbra ed accolse la lingua del ragazzo poi la succhiò avidamente, quasi a volergli dimostrare la sua abilità e spingerlo a sognare quella stessa lingua in azione sulla parte più virile del suo corpo.

L’erezione di Sandro aveva raggiunto un’intensità imbarazzante, il membro premeva sulla pelle di Roberta comunicando la potenza della sua voglia. La ragazza staccò a malincuore le labbra dalle sue e si allontanò di un passo prima di appoggiargli una mano sul petto ed accarezzarlo voluttuosamente scendendo sino al membro. Girò intorno al sesso di Sandro sfiorandolo con intenzione, mentre cercava di cogliere il suo sguardo nonostante il buio. Soddisfatta sorrise e brandì il pene stringendolo con forza mentre si chinava per stendersi sulla sabbia, si accomodò senza lasciare la presa ed aprì le gambe mentre guidava Sandro nel punto preciso in cui lo desiderava sentire in quel momento. Il ragazzo, impedito nei movimenti dalla decisa presa di Roberta, letteralmente catturato, seguì docilmente la via tra le sue gambe. Quella situazione lo eccitava, la spiaggia, il rumore del mare, il corpo di Roberta nudo e disponibile come non l’aveva mai trovato, gli fecero perdere ogni controllo. Adagiandosi sulla compagna le lasciò il compito di guidare il proprio sesso dentro quello di lei e spinse al momento opportuno. La penetrò immediatamente a fondo, era eccitatissima, pronta ed aperta come se non avesse desiderato altro per tutta la sera.

Roberta inarcò la schiena sollevandola dalla sabbia e rantolò soddisfatta sotto le energiche spinte di Sandro, da docile preda l’uomo era diventato attore. Ella non provava un piacere particolarmente intenso, era troppo eccitata per sentirlo bene dentro di se, ma trovava estremamente piacevole l’intensità dei colpi che riceveva da lui. Si sentiva presa e sua preda, tanto che iniziò a godere nell’attimo in cui lui le afferrò le braccia aperte immobilizzandola totalmente. Ora il piacere nasceva e fluiva veloce ed intenso, il peso del corpo di Sandro non le impediva di muoversi all’unisono con lui amplificando ogni sensazione. Una parte di sé voleva raggiungere al più presto un orgasmo, l’altra desiderava prolungare quel piacere anche a costo di soffrirne a causa dell’intensità.

Le due anime della ragazza, Roberta e Morwenna, non erano ancora perfettamente amalgamate in un solo essere. Le caratteristiche peculiari di ognuna emergevano in una situazione dove i sensi erano particolarmente sollecitati, ma non vi era conflitto. Le parti si studiavano e tendevano alla ricerca di una soddisfazione comune.

La ragazza, che continueremo a chiamare Roberta poiché questo era il suo aspetto esteriore, raccolse le forze ed abbracciò il ragazzo per stringerlo a sé, quindi con un colpo di reni ruotò con lui su di un fianco e con un altro sforzo ancora gli fu sopra. Ora poteva muoversi in modo da soddisfare ognuna delle due parti regolando a piacere la durata e l’intensità degli stimoli. Si ritrovò ad analizzare in modo quasi morboso la percezione del membro che entrava nella sua carne: si sentiva aprire e riempire trovando piacevole lo scorrere del sesso fremente di lui. Cercò, ancora, il modo d’incrementare queste sensazioni unendo la propria esperienza a quella della creatura, che ora possedeva; ne risultò una serie gestuale intrigante ed efficace per se e per l’uomo che aveva sotto di sé. Raggiunsero l’orgasmo quasi all’unisono, la prima a godere fu Roberta che inarcò la schiena ansimando e spinse con forza il pube contro Sandro il quale non resistette alle contrazioni involontarie della ragazza. Per la seconda volta in pochi giorni l’entità provò il piacere, a lungo cercato, di percepire un membro umano pulsare il suo godimento dentro il ventre.

Con il lento scemare della passione vennero meno anche le forze di Roberta che si lasciò cadere sul petto di Sandro. Ella rimase adagiata su di lui senza preoccuparsi di farlo uscire da sé, gradiva restare immobile e sentire il suo membro ridursi, esausto per l’energica prova, a testimonianza dell’intensità del piacere provato e trasmesso. Solamente l’aria sempre più fresca della notte li convinse a rivestirsi per tornare all’albergo. Rientrarono attenti a non far rumore, considerata l’ora ormai tarda, ma quando aprirono la porta della loro stanza riuscirono a percepire chiaramente i suoni provenienti da quella degli amici. Evidentemente l’aria del mare stimolava il desiderio sessuale a giudicare dai sommessi mugolii provenienti dalla parete, Sandro si ritrovò a contare mentalmente gli amplessi di Federica, almeno di quelli di cui era a conoscenza e si stupì della loro frequenza. Mentre si spogliava scacciò, in preda ad un forte senso di colpa, la speranza di rientrare nei piani dell’amica il giorno seguente. Tentò, inutilmente, di considerare l’amplesso sulle sponde del lago come uno sporadico ed unico sfogo erotico, ma dentro di sé sentiva di desiderare ancora il corpo di quella ragazza così sensuale. In quel momento Roberta si adagiò nel letto accanto a lui e con immenso stupore Sandro notò che era completamente nuda, al contrario delle sue abitudini notturne. La osservò mentre si ricopriva con le coperte e ripensò al recente coito sulla spiaggia, dove Roberta aveva dimostrato di saper esprimere una sensualità ancora maggiore di quella dell’amica. Sandro non capiva quale fosse stato il motore di tale trasformazione, aveva agito e si era mossa in un modo del tutto nuovo per lei. Nel dormiveglia, quando la ragione inizia a cedere il passo ai sogni, il ragazzo si ritrovò a paragonare le due amiche, rivisse i due amplessi e quando il sonno lo rapì sognò d’averle tutte e due insieme, contemporaneamente nello stesso letto.

Il brusco ed odioso suono della sveglia riportò Sandro alla realtà, la prima cosa che percepì fu una dolorosa erezione, come se per tutta la notte il membro avesse richiesto, a gran voce, una soddisfazione che non poteva avere. Tentò, inutilmente, di ridurre la propria eccitazione mentre scuoteva Roberta rimasta insensibile alla sveglia. Lei grugnì mentre si voltava e senza aprire gli occhi allungò una mano per accarezzarlo e supplicarlo di lasciarla dormire ancora un po’. La mano, però, incontrò il membro di Sandro stupendamente eretto, allora Roberta mugolò qualche frase senza apparente senso mentre brandiva il pene come per controllarne l’effettiva consistenza. Soddisfatta la ragazza si voltò su di un fianco volgendo le terga al ragazzo poi lo pregò di avvicinarsi. Sandro intuì il desiderio di Roberta, allora si avvicinò a lei posizionandosi in modo da portare il membro alla giusta altezza, quindi infilò delicatamente una mano tra le gambe della ragazza e l’invitò ad aprirle un minimo, quel tanto che le avrebbe consentito di penetrarla. Roberta acconsentì e si arrese docilmente alla richiesta. Sandro, allora, guidò con una mano il membro verso la vulva della ragazza, ma lei spostava in continuazione il pube impedendogli di guadagnare l’agognata meta, pareva intenzionata nel guidarlo verso l’inviolato ingresso del suo corpo, quello che non gli aveva mai concesso. Sandro era incerto sulle reali intenzioni della ragazza e tentennò di fronte a quel tacito invito nel timore di fraintendere. Roberta emise un leggero sospiro, come di resa, quindi posizionò istintivamente il pube e si lasciò penetrare, mentre scivolava in lei Sandro non riusciva a togliersi dalla mente il dubbio che, per la prima volta gli fosse stato offerta la possibilità di una penetrazione anale. Questa sensazione fu avvalorata dal modo in cui iniziò a muoversi lei, non gli lasciò il tempo d’apprezzare l’umido calore del suo corpo e di crogiolarsi in esso, ma mise in atto tutta una serie di contrazioni ed ondeggiamenti mirati alla ricerca di un immediato piacere. Sandro temeva di non reggere il ritmo di quegli stimoli tremendamente efficaci, solo i dolci ed ispirati mugolii della ragazza lo sostenevano, sentiva che il suo orgasmo si stava avvicinando, percepiva chiaramente il piacere espandersi nel suo corpo e se ne nutriva in parte. Quando Roberta irrigidì ogni muscolo del suo corpo Sandro, finalmente libero, prese a muoversi tentando di mantenere il ritmo dei suoi sospiri, le regalò un supplemento di piacere prima di lasciarsi andare e godere in lei. Appena la ragazza percepì il seme di Sandro arrivare ed inondarla si bloccò, rimanendo immobile per non perdere quella stupenda e delicata sensazione.

La componente Morwenna aveva poco influito in quest’amplesso, fu l’intima essenza di Roberta, forse ora più libera, a guidare il corpo in comune nella ricerca del piacere. L’entità, che ancora riusciva ad avere pensieri e sensazioni proprie s’era lasciata condurre dalla sua controparte umana poiché, ora, aveva piena fiducia in lei. I desideri di Roberta erano tanto simili ai suoi da spingerla verso una fusione sempre più profonda. L’entità era stata tentata, nella notte, di lasciare il corpo di Roberta per invadere nuovamente quello di Federica per spingerla tra le braccia di Sandro, ma si era accorta che, oramai, la sua unione con Roberta era troppo profonda, non sarebbe riuscita a fare a meno di lei, delle sue intense sensazioni, dei suoi sogni tanto trasgressivi quanto razionale era il suo modo d’affrontarli.

Il doppio essere affrontò il nuovo giorno, il primo sole avvertito sulla pelle tramite una coscienza estesa, prestando una particolare attenzione nel non far intendere agli altri chi, o che cosa, si trovassero innanzi. Grazie a questa nuova capacità Roberta riuscì a cogliere la reale natura del luogo, delle scogliere che doveva fotografare. Si sentiva parte integrate di quelle rocce, dell’oceano, li vedeva con gli occhi di un gabbiano o di un abitante del fondo marino, percepiva sulla propria pelle le forze naturali che l’avevano forgiate nel corso del tempo e riprese il paesaggio così come esso voleva mostrarsi.

Le foto di Roberta sconvolsero per la loro bellezza gli amici e colleghi, pur conoscendo bene le sue qualità non s’aspettavano immagini di tale intensità.

L’unione di Morwenna e Roberta stava donando ai due esseri benefici insperati e pareva che nulla potesse mai spingerle ad una separazione.

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