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eros esoterico : Istinto predatore
Inviato da rupescissa il 28/9/2008 20:52:31 (4009 letture)





rupex_so (11)
Elena
inspirò a fondo la scia di profumo lasciata dall’uomo che aveva appena
incrociato, in essa vi era un misto di dopobarba, shampoo ed una vaga traccia di
sudore. Restò colpita dalla fragranza del profumo che giudico perfettamente
adatta al tipo d’uomo che aveva colto nel loro veloce incrocio di sguardi.
Mentre rallentava il passo ridisegnò mentalmente i lineamenti che aveva
afferrato del viso e la figura in generale; “Non male!” pensò. Improvvisamente
si vide avvinghiata a lui in un passionale amplesso consumato in piedi
nell’androne di un palazzo sconosciuto, allora si voltò prima ancora di
fermarsi. L’uomo stava ancora camminando per la sua strada, ma dopo pochi passi,
come se percepisse lo sguardo della ragazza, si volse nella sua direzione
fermandosi. I due si fissarono per un tempo indefinibile dalla distanza di una
ventina di metri, senza alcun tentativo di celare il vivo interesse scaturito,
all’improvviso, dal loro incrocio di sguardi. L’uomo si domandò chi fosse quella
bellissima ragazza che lo fissava così intensamente, gli pareva d’averla già
vista, di riconoscerne i lineamenti e, soprattutto, i lunghi capelli. Superato
l’iniziale stupore mosse un passo verso di lei con l’intenzione d’approfondire
la conoscenza, sentiva la prepotente necessità di parlare a quella creatura, ma
la ragazza, apparentemente, lo ignorò e riprese il suo cammino. Lui si stupì di
questa reazione, era certo che tra loro due fosse nata un’attrazione intensa e
puramente fisica, un qualcosa d’animale, un istinto incontrollabile. La mossa
della ragazza lo spiazzò lasciandolo incerto delle sue stesse percezioni e
sensazioni. Si diede dello stupido per essere rimasto stordito dalla bellezza di
quella femmina e rimpianse di non essersi mosso subito nella sua direzione.
Probabilmente lei gli aveva concesso un determinato lasso di tempo per reagire,
superato il quale sarebbe rientrato nella classificazione di “indeciso” e quindi
non interessante. Conosceva quel tipo di donna ed aveva dimestichezza con i
parametri mediante i quali sceglieva il suo uomo del momento. Si rese conto
d’essere d’intralcio agli altri pedoni, fermo nel mezzo della via; quindi
riprese il cammino senza riuscire a togliersi dalla mente l’apparizione di
quella ragazza. A mano a mano che il tempo passava dall’attimo iniziale i
lineamenti del viso e del corpo di quella giovane perdevano definizione,
miscelandosi con quelli di persone note, rendendo la sua fisionomia più simile
ad un sogno che alla realtà. Cercò, allora, di dimenticarla, di pensare ad
altro, ma l’innocenza di quel volto insisteva nel rimanergli impressa nella
mente. Era sicuro che non l’avrebbe mai più rivista, un incontro casuale
difficilmente si ripete e le occasioni raramente concedono un’altra possibilità.


Se solamente l’uomo fosse
riuscito ad avvicinarsi un po’ di più avrebbe potuto notare, negli occhi della
ragazza, un particolare inquietante: mentre lo fissava le sue pupille si erano
ristrette in larghezza e leggermente allungate in altezza, assumendo la forma
ellittica tipica dei felini; come ad indicare la vera essenza di quell’essere
nascosta da una fisionomia forviante.


 


Elena dimenticò, o relegò in un
angolo inutilizzato della memoria, l’incrocio con quell’uomo, aveva altro per la
mente. Nel suo corpo l’eccitazione sessuale, nata dalla consapevolezza d’un
imminente incontro erotico, stava generando una quantità d’ormoni tale da
trasformare la sua indole solitamente docile e remissiva in una selvaggia,
ribelle e crudele. Inconsapevolmente modificò il suo modo di camminare,
muoversi, respirare o fissare lo sguardo su chi incrociava. Il variegato mondo
che la circondava perse ogni valore per lei, uomini e donne lungo la strada si
trasformarono in macchie indistinte e prive di colore il cui unico valore era di
segnalarle un ostacolo lungo il cammino. Aveva un solo obiettivo e lo stava
inseguendo con tutta la calma di chi sa d’essere in netto vantaggio.


La ragazza raggiunse il luogo
dove aveva appuntamento in perfetto orario. Una rapida occhiata agli avventori
del rinomato bar le permise di selezionare immediatamente il bersaglio. In quel
preciso istante si calmò, il frenetico desiderio d’incontrare quel ragazzo si
lenì consentendo al suo corpo di riportare il livello ormonale ad un livello
accettabile. Elena tornò, quindi, ad apparire la ragazza timida, innocente e
naturale che tutti conoscevano mentre si avvicinava a lui.


Lo aveva conosciuto ad una festa
di compleanno di un amico comune, all’inizio aveva valutato del tutto
inconsistente la sua personalità; poi aveva capito che il carattere schivo
serviva a mascherare un’incredibile sensibilità. Come tutte le persone dotate di
forte e ricettiva emotività tendeva a difendersi in quel modo. Da quel momento
il ragazzo assunse per Elena un valore particolare: i tipi emotivi e sensibili
erano i suoi preferiti poiché, in essi, restavano indelebili le tracce del suo
passaggio. Lo avvicinò con una scusa qualunque e da quel momento, senza che se
ne potesse rendere conto, era divenuto la sua nuova preda.


Tutto proseguì come da
programma, dopo un altro incontro pubblico in pizzeria era arrivato l’invito
all’immancabile aperitivo seguito da una classica cena a base di pesce. Sino a
quel punto il ragazzo era convinto di muoversi seguendo la propria volontà, era
sicuro di corteggiare quella ragazza tanto timida quando bella, non poteva
intuire che tutto si stava svolgendo secondo lo schema ideato da lei.


Durante l’aperitivo e la cena,
Elena, affinò la conoscenza del ragazzo; non tramite i discorsi più o meno
personali che intrattenevano, ma con l’osservazione dettagliata d’ogni suo
movimento. Le mani potevano dirle più di tante parole cosa realmente c’era
dentro la persona seduta dinanzi a lei, così pure il modo di mangiare o di bere
e la sequenza con la quale sceglieva i cibi da ingerire. Tutto un insieme di
dettagli che svelavano la sua personalità, i gusti, i desideri ed anche le
paure; dopo meno di due ore l’anima del ragazzo era stata messa a nudo,
analizzata e valutata, da Elena.


La cena finì presto, Elena aveva
scelto quel ristorante proprio in virtù della velocità con cui venivano
preparati e serviti i piatti. Giunti al rituale caffè il ragazzo iniziò a
dimostrare un certo malessere d’animo, una forma d’ansia che Elena giudicò
nascere dall’indecisione. Evidentemente lui non aveva previsto altro per quella
serata, convinto che la cena si sarebbe protratta sino a tarda ora; ora si
trovava in difficoltà non sapendo cosa inventare per intrattenere quella
stupenda ragazza. Temeva, giustamente, d’apparire banale e di perdere, in questo
modo, ogni attrattiva per lei.


Elena colse l’attimo e propose
di continuare i loro discorsi davanti ad una bottiglia di vino a casa sua.


Ovviamente lui accettò. Non
aveva altra scelta, stregato dalla dolce sensualità di quella ragazza.


 


 



-          Così vivi
qui. Da sola? – più che una domanda, quella del ragazzo, era un’affermazione
scaramantica



-          Sì e no!
– ripose lei – Divido l’appartamento con due amiche. Una è una mia compagna di
corso, così riusciamo a studiare insieme, l’altra sta preparando la tesi e tra
meno di due mesi si laurea.


Ora non ci
sono – aggiunse notando l’espressione delusa di lui – Sono tornate a casa per
due settimane… siamo soli!


 


Elena terminò la frase intonando
la voce più sensuale che sapeva, quindi si diresse in cucina alla ricerca della
bottiglia di vino promessa dopo aver invitato il ragazzo ad accomodarsi.


Quando tornò da lui depositò la
bottiglia sul tavolino innanzi al divano insieme a due bicchieri.


 



-          Aprila,
per favore, mentre vado in bagno a ritoccarmi i capelli. – disse lei.



-          Ma sei
perfetta! Resta qua. – affermò il ragazzo in un eccesso di galanteria



-          Grazie! –
Elena sorrise – Ma questo clima umido mi ha “appiccicato” tutti i capelli…
davvero, non mi sento a mio agio così! Arrivo subito!


 


Il ragazzo ricambiò il sorriso
convinto di aver fatto colpo su di lei; vedeva nel gesto di Elena la volontà
d’apparire perfetta, bellissima, seducente, ai suoi occhi. Pensava che facesse
questo per lui.


In parte era vero. Elena
raggiunse il bagno con calma, poi, una volta chiusa la porta, si levò
velocemente la giacca e la camicetta. Sollevò la gonna sino in vita e sfilò via
gli slip infilandoli nel cesto della biancheria sporca, quindi si levò pure il
reggiseno e si rivestì. Prestò molta attenzione nell’infilare la camicetta nella
gonna e nel stirare le pieghe di quest’ultima; prima d’infilarsi la giacca
controllò quanto lasciasse scoperte le gambe, insoddisfatta la sistemò ancora
tirandola un po’ su, quindi terminò di vestirsi. Lanciò, allora, un’occhiata
allo specchio, si analizzò e valutò l’impatto che poteva avere sul ragazzo,
controllò pure che nulla lasciasse immaginare l’assenza della biancheria.
Sistemò ancora qualche particolare e solo quando si ritenne soddisfatta ravvivò
i capelli con due veloci colpi si spazzola.


Aprendo la porta del bagno per
uscire, Elena percepì la ben nota pressione al ventre ed allo stomaco
sintomatica di una nascente eccitazione. Solo lei, in quel momento, sapeva come
sarebbe proseguita la serata; il ragazzo rimaneva ignaro, forse speranzoso ma
sostanzialmente inconsapevole, sul divano, attratto più dalle bollicine del vino
nei bicchieri che dalla figura femminile in silenzioso avvicinamento alle sue
spalle.


 



-          Sorpresa!
Indovina chi sono? – domandò lei mentre posava le mani sugli occhi del ragazzo



-          Fammi
indovinare… sei quella stupenda creatura con cui ho cenato poc’anzi?



-          Esatto!
Hai vinto un premio.


Scegli:
bicchiere di vino o un bacio?



-          Lasciami
pensare… facciamo un bacio! – rispose lui



-          Iniziamo
con il vino! – affermò Elena mentre, elegantemente, ridacchiava sedendosi al suo
fianco.


 


Il giovane allungò la mano verso
i due bicchieri, li afferrò, poi ne porse uno ad Elena mentre fissava lo sguardo
su quei magnifici occhi verdi che si trovava innanzi. Solo in quel momento notò
qualcosa di strano in loro. Per tutta la sera non aveva fatto mistero d’ammirare
gli occhi della ragazza, li aveva visti sorridere, concentrarsi, fissare un
oggetto, puntare i suoi e reggere la sfida, inumidirsi per una salsa troppo
piccante o per un discorso troppo intimo che andava a rivangare supposte vecchie
ferite; ma ora, una luce sconosciuta tentava di emergere da quello sguardo che
iniziava ad apparire un po’ meno innocente.


Elena prese il bicchiere
sfiorandogli la mano con una dolcezza tale da distrarre il ragazzo dai suoi
pensieri, quindi lo invitò al brindisi mentre si portava il calice alle labbra.
Bevve lentamente, lasciando che il vino secco e vivace scivolasse sulla lingua
prima di precipitare giù per la gola; teneva le labbra appoggiate morbidamente
sul vetro in modo da non deformarle e consentire, al ragazzo, di notare come si
adattassero meravigliosamente alla forma cilindrica del bicchiere. Poteva
leggere i pensieri del giovane, sapeva che in quel momento lui stava
visualizzando la sua bocca intorno al proprio membro, allora allontanò il bordo
di vetro dalle labbra per far scivolare una goccia di vino su di esse prima di
recuperarla con la lingua. Elena trattenne a stento un sorriso di vittoria
quando notò come la sua sceneggiata avesse spinto le pupille del ragazzo a
dilatarsi dallo stupore.


Ogni gesto, ogni movimento, ogni
parola, sospiro o suono, da quel momento si sarebbero impressi, indelebilmente,
nella mente del ragazzo, marchiandolo per sempre; era consapevole di questo, ed
era proprio questa coscienza ad eccitarla.


Elena marchiava sempre i suoi
uomini; l’incidere la coscienza, l’anima e la mente, le procurava un piacere
paragonabile, se non superiore, a quello puramente fisico nell’atto sessuale.
Alcune delle sue vittime, nell’attimo in cui comprendevano questo suo aspetto,
l’avevano definita perversa, incapace di amare, egoista e malvagia. Qualcuno si
era spinto a darle dell’animale. Quest’ultima era la definizione che preferiva,
si sentiva un animale predatore, un felino. Giocava con i suoi uomini, li
segnava, li feriva, poi li lasciava andare quando il gioco non le interessava
più, quando adocchiava un’altra vittima. Lei non si riteneva perversa, poteva
accettare tutte le altre definizioni senza sentirsi ferita in alcun modo, solo
sulla perversione non era d’accordo. Non marchiava nel letto ogni suo martire,
solo coloro che riuscivano ad accendere la passione potevano godere del suo
corpo, e non erano molti.


Provava una forte attrazione
fisica per il ragazzo che aveva vicino sul divano, era stata proprio questa a
spingerla verso di lui ed a sceglierlo come prossima vittima. Era tempo che non
si concedeva a qualcuno ed il desiderio era forte, ma non doveva dimenticare chi
era, cosa ci faceva lì e lo scopo finale di tutta quella farsa.


 



-          Sai? Io
adoro questo vino. Le sue bollicine mi stuzzicano la lingua e quando lo sento
scendere per la gola, così vellutato, mi eccita. – disse lei dopo aver bevuto un
secondo sorso. – Solo che devo stare attenta, non ne posso bere molto. Non reggo
l’alcool e quando esagero poi … - terminò lasciando la frase in sospeso.



-          Poi…? –
domandò lui interessato.



-          Poi
commetto qualche sciocchezza e do l’impressione sbagliata di me.



-          Tipo? –
il ragazzo non riusciva a pronunciare una frase più articolata tanto era preso
da Elena.



-          Non so…
divento troppo sincera e mi lascio sfuggire affermazioni compromettenti, poi
perdo ogni freno inibitore. – Le parole di Elena suonavano convincenti.



-          Ok,
allora fai la prima affermazione che ti passa per la mente.


Così, per
gioco! – Il ragazzo pensava di giocare la sua carta in questo modo, ma non
sapeva che tutto era già stato sperimentato e collaudato da Elena.



-          La prima
affermazione che mi passa per la mente? – domandò lei maliziosa.



-          Sì!



-          Mi piaci!
– affermò lei fissandolo negli occhi.



-          Anche tu.
Tanto!


La seconda
affermazione?



-          Ti voglio
dentro!


 


Il ragazzo deglutì a fatica il
sorso di vino che teneva ancora sulla lingua per gustarlo sino in fondo e per
darsi un’aria di decente distacco. Non fece in tempo a controbattere l’ultima
affermazione della ragazza che se la trovò a cavallo delle ginocchia mentre
scendeva con il viso contro il suo. Elena non si preoccupò di sollevare la gonna
per conquistare maggiore libertà nei movimenti, desiderava le labbra del ragazzo
e le voleva subito. Si ritrovò con le gambe che premevano contro il tessuto
della sottana tanto da non consentirle di appoggiare un ginocchio sul divano,
restò sospesa mentre infilava violentemente la lingua nella bocca del giovane
alla ricerca di un veloce appagamento del desiderio. Percepì immediatamente lo
sgomento del giovane, il quale non si aspettava una mossa così audace e
decisiva, ma il bacio lo rassicurò tanto da spingerlo a sollevare titubante le
mani per accarezzarle la schiena. Elena emise un delicato mugolio d’approvazione
e si mosse, al contempo, in modo da far scivolare quelle mani verso il sedere.
Il ragazzo era indeciso, temeva di spingersi troppo in là, non sapeva sin
dov’era disposta ad arrivare, sul serio, lei. Quindi manteneva la mani,
prudentemente, sulla vita. Gli era capitato in passato di rovinare tutto per
aver accarezzato troppo audacemente una ragazza mentre questa lo baciava con
passione, aveva frainteso le sue intenzioni e si era ritrovato con la guancia
arrossata e segnata da cinque sottilissime, amabili ma dure dita. Non voleva
ripetere lo stesso errore, iniziava a provare un forte trasporto per quella
ragazza che teneva tra le mani ed era seriamente intenzionato a far durare la
relazione in procinto di nascere tra loro.


Elena era impaziente, sentiva il
giovane irrigidirsi e non nel “punto giusto”, poteva cogliere in maniera
tangibile la sua tensione, allora giocò un’altra carta.


 



-          Sono
scomoda! Tirami un po’ su la gonna. – disse dopo aver staccato le labbra dalle
sue e fissato negli occhi.


 


Lui non se lo fece ripetere,
benché ancora un minimo esitante a causa dei pensieri di prima, allungò
dolcemente le mani verso il bordo della gonna di Elena. Le fece scivolare sui
suoi fianchi con una lentezza esasperante, quasi bramasse coglierne la forma,
oltre che con la vista, pure col tatto; per memorizzarla meglio, per farla
entrare in se attraverso ogni possibile via. Quando raggiunse il bordo della
sottana infilò due dita al di sotto ed iniziò a tirarla verso l’alto.


Con il cuore che pareva
impazzito, tanto batteva veloce, alzò lo sguardo per incrociare gli occhi della
ragazza, sperava di cogliervi un ulteriore cenno di assenso; e ve lo trovò.
Iniziò, forse solo in quel momento, a rendersi conto della piena disponibilità
della ragazza dimostrata anche dal desiderio che si poteva cogliere nel suo
respiro ed in quei occhi sempre più luminosi.


Tirò ancora il tessuto della
gonna con l’intenzione di sollevargliela sin oltre la vita, ma trovò un contatto
inaspettato che lo sconvolse per un attimo prima d’eccitarlo ulteriormente: la
pelle lasciata scoperta dalla calze autoreggenti aveva incontrato le sue mani.
Il ragazzo aveva sempre associato quel tipo d’indumento ad una donna
estremamente sensuale, forse più matura di quella che stava sopra di lui, il
fatto di scoprirle indosso ad Elena gli provocò una dolorosa fitta ai genitali.
Il membro pareva intenzionato ad esplodere tanto sangue stava ricevendo e
spingeva contro i calzoni troppo stretti; la fantasia del ragazzo generava senza
sosta immagini di multiformi amplessi con la ragazza, vedeva chiaramente i
dettagli delle sue gambe aperte per lui e fasciate in quelle calze così
eccitanti.


Elena colse i pensieri del
ragazzo e sorrise. Attese di sentire la gonna oltre i fianchi quindi scese sino
ad appoggiare il pube sui genitali del ragazzo. Lui non si rese subito conto che
mancava qualcosa nell’abbigliamento della ragazza, oramai le sue mani avevano
raggiunto le prime costole e non avevano incontrato l’elastico degli slip. Elena
raddrizzò il busto lasciando che il suo peso si spostasse tutto sul pube, quindi
si mise a sbottonare la camicia del ragazzo. Reputò che i suoi occhi non erano
diretti dove voleva lei, erano sempre puntati estasiati sul viso, allora spinse
in avanti il bacino per imprimere un movimento alternato al pube, in modo da
massaggiare, e valutare in anteprima, il pezzo di carne durissima che percepiva
sotto di sé. Questa mossa raggiunse gli obiettivi prefissati: lei riuscì a
misurare la validità del membro del ragazzo e lui abbassò gli occhi verso il
loro punto di contatto, scoprendo l’assenza di biancheria intima. In tutto
questo tempo Elena aveva già aperto completamente la camicia del giovane e stava
accarezzandone il petto quando colse un sommesso gemito di stupore provenire dal
ragazzo. Era il segnale che attendeva.


Elena arretrò per sollevarsi in
piedi dinanzi al giovane, quindi con le gambe aperte in modo da non consentire
alla gonna di scivolare giù iniziò a sbottonare la propria camicetta.


 



-         
Spogliati! – disse rivolta a lui – Ti prego! – aggiunse a suo beneficio.


 


Il giovane rimase con gli occhi
fissi sul pube ben curato di Elena, pareva ipnotizzato dalla forma che la
delicata peluria disegnava sulla sua pelle, poi il richiamo erotico di
quell’immagine lo spinse ad agire. Si alzò dal divano pure lui per porsi innanzi
alla ragazza e si sfilò i calzoni mentre lei terminava di levarsi la camicetta.
Il ragazzo non si stupì, questa volta, di trovarla senza reggiseno, oramai aveva
inteso, o pensava di aver capito, le intenzioni di Elena. Si avvicinò a lei per
sfilarle la gonna verso il basso, in modo d’averla completamente nuda, ma lei si
mosse prima di lui. La ragazza aprì, in qualche modo misterioso, la sottana e la
lasciò cadere ai suoi piedi; quindi s’inginocchiò ed allungò entrambe le mani
verso di lui a mo’ di richiamo.


Il ragazzo intuì immediatamente
le sue intenzioni ma stentava a crederci, si avvicinò a lei lentamente, con la
certezza di vivere un sogno, temeva che al primo contatto delle labbra di Elena
con il suo glande tutto si sarebbe dissolto in una nuvola di vapore per poi
materializzarsi nelle sembianze della sua camera, dove mille volte aveva sognato
un incontro erotico come questo che stava vivendo ora.


La possente fitta di piacere che
sentì nascere dal basso dei suoi genitali lo convinse che si trattava proprio di
una stupenda realtà: Elena era vera, era nuda ai suoi piedi e desiderava
solamente procurargli un piacere immenso. Si abbandonò completamente a quegli
stimoli chiudendo gli occhi per non perdere nemmeno la più piccola sfumatura di
piacere. Elena era abilissima, pareva intenzionata ad aspirargli il seme
direttamente dai testicoli senza attendere il suo orgasmo. La lingua, poi,
sembrava impazzita; già durante il bacio, il ragazzo, aveva notato come la
muovesse in modo estremamente eccitante, ma ora, nel sentirla in azione sul
proprio membro, provava un piacere troppo intenso da contenere. In prossimità di
un imbarazzante orgasmo prese con forza la testa di Elena per allontanarla da
sé. La ragazza sorrise soddisfatta, aveva aggiunto un’altra impronta al marchio
che s’accingeva a lasciare su di lui.


Rimasero immobili per un tempo
indefinito in quella posizione, in attesa che il respiro di lui si
regolarizzasse indicando un riconquistato controllo; poi Elena si alzò in piedi
strusciandosi contro il corpo del ragazzo, avendo cura di far scivolare il
membro nel solco tra i seni. Non trascurò neppure di baciargli prima la pancia e
poi il petto, la gola ed infine ancora le labbra, una serie di baci dolci, quasi
innocenti, che lasciarono una traccia infuocata sulla pelle del ragazzo.
Soddisfatta di sé e dell’eccitazione che era riuscita ad infondere nel ragazzo,
Elena, lo prese per mano e se lo posizionò innanzi mentre si accomodava sul
divano. Si sedette appoggiando le natiche sul bordo in modo da lasciare il pube
oltre il cuscino, quindi afferrò entrambe le mani del giovane e lo trasse a se
mentre si lasciava cadere all’indietro. Da un luogo imprecisato, molto
probabilmente da sotto il grande cuscino laterale, spuntò un profilattico; da
questo momento non fu più necessaria alcuna specifica richiesta verbale. Elena
aprì al limite le gambe e sollevò, invitante, il pube dopo avergli lasciato il
tempo d’indossare il preservativo. Si lasciò, quindi, penetrare passivamente,
limitandosi a non opporre resistenza, a posizionare il pube secondo
l’angolazione migliore ma senza andargli incontro e neppure lo incitò con
mugolii d’approvazione. Rimase muta e concentrata, con il viso rivolto verso di
lui e gli occhi chiusi; solamente un respiro interrotto a metà ed il breve suono
di una “a” sussurrata segnalò al ragazzo d’essere arrivato in fondo. Lui le
accarezzò il ventre per spingere, poi, le mani sino al seno; quindi le fermò sui
fianchi, afferrandola con forza prima d’iniziare a muoversi in lei sforzandosi
di mantenere un ritmo regolare ed incessante.


Elena assaporò ogni movimento,
ogni singolo centimetro di penetrazione, concedendo al piacere nascente
d’espandersi in ogni angolo del suo corpo. Cercava il languore, quella calda
sensazione di benessere, prima di dedicarsi al proprio piacere ed a quello di
lui. Il sigillo che intendeva apporre sopra il marchio sul ragazzo era proprio
quello del piacere, intendeva donargli un godimento tale da rimanergli impressa
nella mente per il resto dei suoi giorni terreni, e possibilmente anche in
quelli seguenti.


Un’acuta fitta di piacere
percorse il corpo di Elena quando lui, incautamente, sfiorò il clitoride con il
pollice della mano destra tenuta aperta sul bacino. Questa fu la molla che
spinse la ragazza a prendere attivamente parte all’amplesso, da quel momento
iniziò a muoversi seguendo la corsa del pene in lei, amplificandone gli stimoli
contraendo con forza il pube quando lo sentiva completamente dentro.
L’eccitazione e lo sforzo fisico imperlarono di un leggero strato di sudore la
sua pelle; sentiva il membro del ragazzo scivolare con estrema facilità in lei
ma quasi non percepiva la sua consistente presenza all’interno, questo era la
misura di quanto era eccitata, ed il comprenderlo la stimolava ancora di più.
Sapeva di muoversi in un modo irresistibile e ne coglieva i sintomi sul viso del
ragazzo. Lo portò sin quasi sull’orlo dell’orgasmo, quindi lo costrinse a
rallentare sino a fermarsi per trattenerlo dentro di se mentre gli accarezzava
il petto con dolci movimenti circolari.


Elena spinse in avanti il pube
per sollevare la schiena e, prestando molta attenzione a non lasciarsi sfuggire
il membro del ragazzo, lo spinse all’indietro invitandolo a stendersi sul
tappeto. Il progetto era di ritrovarsi sopra di lui in modo da invertire le
parti. La manovra riuscì non senza qualche difficoltà ed il rischio di perdere
la chiave che li univa, Elena amava in modo particolare queste prove ginniche,
le piaceva compiere evoluzioni scollegate dalla pura ricerca del piacere tenendo
dentro il ventre il membro dell’uomo di turno. Appena conquistò una posizione
comoda prese il controllo dell’amplesso, dettando il ritmo che più le si
confaceva. Esordì con un movimento alternato dal basso verso l’alto e viceversa
mentre, chinata in avanti, offriva il seno ai baci del ragazzo; poi sollevò il
busto in posizione eretta e lasciò alle anche il compito di guidare il bacino in
un movimento circolare unito ad uno longitudinale, tale da tracciare un ideale
“otto” incentrato sul membro del ragazzo. Ora era lui a godersi passivamente gli
stimoli donati da lei rimanendo praticamente immobile ed, apparentemente,
intenzionato nel lasciarsi condurre verso l’apice del piacere.


La posizione, che le consentiva
di percepire al meglio la presenza fisica dentro di sé, ed il senso di libertà
unito a quello di potere sul ragazzo, spinsero Elena verso una percezione estesa
del piacere. L’eccitazione ed il desiderio leniti da questo nascente piacere
puramente fisico lasciarono spazio ad un istinto sino a quel momento celato dal
primordiale bisogno di accoppiarsi. Gli occhi della ragazza si chiusero per
occultare un repentino restringimento delle pupille; ad ogni profondo affondo,
ogni volta che il membro del ragazzo le si incuneava nel ventre, Elena gemeva di
piacere e cedeva sempre più il controllo alla parte puramente animale di sé.


Il ragazzo era rapito dallo
spettacolo donatogli dal corpo di Elena, riusciva solo a percepire qualche
particolare del bacino, dei fianchi o del seno, che si muovevano sopra di lui;
se alzava lo sguardo al viso vi leggeva un profondo piacere ed un coinvolgimento
vicino all’estasi. Era esaltato da quanto lei dimostrasse di godere della
situazione poiché si credeva l’origine di tanto piacere; questa convinzione lo
eccitò ulteriormente spingendolo pericolosamente vicino all’orgasmo. Tentò,
allora, invano di contenersi, non voleva lasciarsi andare prima di notare in lei
i sintomi dell’estremo piacere, temeva di deluderla e di giocarsi la possibilità
di rivederla. Concentrò la sua attenzione sul viso della ragazza, sulle palpebre
serrate, sulle labbra, cercò di leggere nella tensione dei lineamenti il punto
in cui si trovasse, sperando di cogliere i primi sintomi dell’orgasmo al più
presto.


Elena era del tutto inconscia di
quanto avveniva sotto di sé, le era sufficiente la percezione di un corpo
maschile tra le gambe, un pezzo di carne dura dentro il ventre e della pelle
sotto le mani. Oramai non era più in grado di governare le proprie azioni,
quando l’istinto primigenio prendeva il controllo spingeva il corpo e la mente
verso un solo obiettivo. Istintivamente iniziò ad accarezzare il petto del
ragazzo sostenendosi al contempo, leggermente chinata verso di lui modificò
sostanzialmente l’orbita disegnata dal pube trasformandola, nuovamente, in un
micidiale movimento alternato mirato a sfruttare tutta l’estensione del membro.
Era in attesa di un segnale, di un sintomo che la mente razionale non potrebbe
comprendere, si muoveva dimostrando una tensione che il ragazzo intese come
indice d’imminente orgasmo. Lui, allora, si lasciò andare, rilassò i muscoli
delle gambe e strinse forte le mani sui glutei di Elena.


Tutto avvenne in un istante di
tempo assoluto in cui la percezione relativa si dilatò. Il ragazzo pulsò per la
prima volta dentro di lei inarcando il bacino, Elena colse questo e si spinse
giù aprendosi al contempo in modo da inglobare completamente in se il membro del
giovane, quindi accelerò il massaggio delle mani sul suo petto avendo cura di
appoggiare con forza sulla pelle l’unghia del pollice sinistro. Insistette sin
quando un sussulto ed un gemito del ragazzo le indicarono d’essere riuscita nel
proprio intento, allora si chinò velocemente verso il torace ed appoggiò le
labbra sulla ferita che iniziava a stillare sangue. Come il sapore dolciastro la
invase iniziò a godere.


Elena gemeva e godeva del suo
orgasmo senza mai staccare le labbra dalla ferita sul corpo del ragazzo,
aspirava con forza incurante dello sconvolgimento mentale che aveva generato in
lui. Rimase in quella posizione anche dopo il termine naturale dell’esplosione
di piacere, nonostante sentisse il membro oramai floscio dentro di sé e si
rilassò adagiandosi sul giovane. Solo quando riprese un minimo di forze si
sollevò a fatica, osservò quindi, fintamente turbata, la piccola cicatrice sul
petto del giovane e mormorò quelle che potevano apparire come delle scuse, poi
si diresse verso il bagno.


Il ragazzo, rivestendosi,
ripensò alla dinamica dell’amplesso e giunse alla conclusione che Elena, in
pieno trasporto erotico, non si era resa conto della forza esercitata dalle sue
mani. La ferita era quindi stata generata involontariamente e la successiva
aspirazione del sangue era da intendersi come un tentativo di lenire il dolore
accidentalmente provocato. L’unica cosa che lo lasciava perplesso era la strana
coincidenza del suo orgasmo con questa “bevuta” di sangue. Ricacciò indietro
questi pensieri, gli era capitato di sentire amici vantarsi delle proprie
cicatrici sulla schiena, sintomatiche di un amplesso con una ragazza molto
ispirata; ebbene lui, ora, poteva vantarsi della cicatrice sul petto.


Quando Elena si ripresentò
appariva del tutto normale, nulla nel suo modo di muoversi o atteggiarsi
lasciava intuire quale passione riuscisse a scatenare durante l’amplesso; questo
era l’aspetto che più colpiva di lei. Si era fatto tardi ed Elena non trattenne
ancora a lungo il ragazzo; mentre lo accompagnava alla porta notò che tentava in
ogni modo di strapparle un appuntamento. Si aspettava questa inevitabile mossa e
si era preparata già durante la cena annunciando una sua imminente visita al
paese natio che l’avrebbe allontanata per almeno due settimane. Elena prendeva
sempre queste precauzioni quando incontrava un ragazzo che poteva risultare più
interessante della media, non poteva permettersi un secondo incontro se voleva
evitare d’innamorarsi. Non sapeva ancora come conciliare l’istinto predatore con
l’amore.


Salutato il ragazzo e richiusa
la porta su di lui, fisicamente e metaforicamente, si preparò velocemente per la
notte. Raggiunto il letto aprì la mente ai ricordi e rivisse, istante per
istante, la cattura, la seduzione e l’amplesso. Si sentì fiera di sé, era
nuovamente riuscita a marchiare un uomo. La conferma sarebbe giunta da lì a due
settimane, quando lui si sarebbe fatto vivo insistendo per un incontro, ma era
certa di essergli entrata nella mente, nel cuore, nello spirito e nel corpo. Se
si concentrava sugli attimi salienti dell’amplesso poteva risentire ancora nel
palato il sapore del sangue e riprovava una sorta di ancestrale piacere. Ogni
volta che riusciva a bere il sangue dell’uomo di turno raggiungeva un orgasmo
incredibilmente appagante. Ricordava benissimo com’era nata questa sua passione,
dopo ogni amplesso di questi tipo rivangava nella memoria con il risultato di
mantenere sempre vivi i ricordi più lontani: era successo molti anni prima, era
davvero molto giovane quando, durante una vacanza al mare, assaggiò per la prima
volta il sapore del sangue di un ragazzo. Si trovava sulla spiaggia con gli
amici conosciuti quell’estate quando, uno di loro, uscendo dall’acqua si ferì la
mano sulla pietra di uno scoglio. Istintivamente il ragazzo si portò l’arto alle
labbra per leccarsi la ferita ma lei lo fermò. Senza sapersi spiegare il gesto,
prese la mano del ragazzo e se la portò alle labbra succhiando lei il sangue che
fuoriusciva dalla piccola ferita. Elena non dimenticò mai l’espressione del
giovane ed il sapore del suo sangue, ricordava ancora oggi nei minimi dettagli
quegli occhi spalancati e puntati sui suoi, come non poteva dimenticare cosa
accadde quella notte su quella spiaggia. Tutto iniziò lì.


Quel ragazzo l’aveva iniziata al
sesso e al piacere del sangue, donandogli prima il proprio e leccando in seguito
quello virginale, quel ragazzo l’aveva trattata da preda non facendosi più
reperire il giorno seguente.


Un senso di rancore si diffuse
in lei come ogni volta che riviveva quei ricordi, con il tempo l’intensità di
questo astio andava sempre più scemando. Elena non sapeva se attribuire al tempo
stesso questo potere curativo o se assegnare alle sue varie vittime il merito di
tale lenta guarigione come se riversasse in ognuna di loro una parte del proprio
dolore. Non si riteneva tanto malvagia da scaricare su ignari ragazzi le colpe
di uno solo, agiva come lui aveva agito con lei poiché questo le dava un piacere
unico. Forse la malvagità stava in questa spasmodica ricerca di un piacere così
dannoso per gli altri, ma non c’era desiderio di vendetta in lei, non la cercava
nemmeno nei confronti di quel primo ragazzo. Anzi, per certi versi gli era
grata. Lui le aveva mostrato la via per godere di un piacere negato ai più, come
ogni iniziazione a qualcosa di grande era stata dolorosa, sofferta sin nel
profondo dell’animo, una parte di lei era morta per consentire la nascita della
cacciatrice.


Un amplesso ti regala qualche
ora di eccitazione, quando va bene, e pochi minuti di piacere, mentre la
consapevolezza di aver marchiato un ragazzo, d’esserle entrata stabilmente nella
mente, nello spirito, nel cuore e totalmente nell’anima, dona un piacere che non
ha fine. Questo pensava Elena mentre stava per addormentarsi soddisfatta.






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