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racconti erotici di Rupescissa

eros esoterico : Metamorfosi - II°
Posted by Rupescissa on 2011/1/20 13:15:48 (4276 reads)

Vedere il tuo corpo che si prepara alla penetrazione – le dissi fissandola negli occhi – Osservare come il ventre accoglie dentro di se la carne di un uomo… o qualsiasi oggetto con cui ti va di giocare… mi fa eccitare.

Click to see original Image in a new windowNonostante l’intensa e trasgressiva vita sessuale, Claudia provava da qualche tempo il desiderio di tentare d’essere una donna diversa. In questa difformità, però, intendeva mantenere viva quell’intesa tra noi che tanto sapore dava ai suoi giochi erotici. La nuova Claudia sarebbe stata interpretata dalla solita Claudia con la mia complicità. Questo, in breve, fu l’accordo che raggiungemmo un non lontano sabato pomeriggio narrato nel primo capitolo di questa storia.



Il mattino seguente alla sua, poco gratificante, interpretazione di una donna infedele, Claudia era stranamente attenta alle mie esigenze. Di norma, appena fuori del letto si dimostrava aggressiva sin quando un caffè riusciva a smorzare la sua combattività. A nulla serviva un eventuale amplesso mattutino, la dolcezza nata dal languore post orgasmico durava pochi minuti, scaduti i quali lei tornava a ringhiare ed osservare con sguardo fiammeggiante ogni cosa viva invadesse la sua sfera di sopravvivenza. Quella mattina, però, si manifestava una dolcezza preoccupante; tanto che mi trovai ad osservarla con interesse mascherato da timore.



- Che succede? – domandai

- Dove? – rispose di rimando lei

- A te!

- Perché?

Noti qualcosa di diverso?

- Sì! Sei stranamente dolce per essere mattino!

- Stronzo!

- Lo sai che è la verità!

Avanti parla!

- Come vuoi! – disse lei abbassando il capo – Questa è la nuova Claudia!

- Stai ancora recitando la parte di ieri sera?

Cosa hai in mente di fare ora… di confessare il tuo tradimento?

- No, quella Claudia non mi piace… non è abbastanza trasgressiva e poi… assomiglia troppo alla donna che potevo diventare se non avessi trovato te.

Questa nuova Claudia, quella che sto interpretando, è… la tua “schiava”!

- Schiava?

Tu?

Non ci credo!

- Ecco, vedi che questa Claudia è veramente una donna diversa dalla solita?! – affermò lei con un sorriso

- Cosa intendi dire con: ” Questa Claudia è la tua schiava”?

- Questo sta a te scoprirlo!

Non devi far altro che ordinare… ed io eseguirò annullando la mia volontà!

Pensa!

Pensa a cosa ti eccita più di me!

Pensa alle situazioni in cui vorresti vedermi!

Pensa…!

- Ci sto pensando! – le risposi

- Allora cosa vuoi da me?

Qual è il pensiero che più ti eccita in questo momento?

Dimmelo, ti prego!

- Vedere il tuo corpo che si prepara alla penetrazione – le dissi fissandola negli occhi – Osservare come il ventre accoglie dentro di se la carne di un uomo… o qualsiasi oggetto con cui ti va di giocare… mi fa eccitare.

- Si! – sussurrò lei

- Mi piace l’espressione che assume il tuo viso durante le varie fasi dell’accoppiamento, passi dalla totale concentrazione al puro piacere con una moltitudine di sfumature intermedie…

- E… poi? – domandò lei con la voce testimone di una crescente eccitazione.

- E poi nulla!

Spogliati!



Claudia non manifestò alcuna apparente emozione, prese le spalline del vestito leggero e le scostò dalle spalle per lasciarlo scivolare in terra. Mentre l’abito si raccoglieva ai suoi piedi posò lo sguardo su di me senza puntare i miei occhi come il solito ma tenendolo basso, focalizzato su di un punto indeterminato delle mie labbra come per leggere le emozioni che provavo. Non mi stupii del fatto che non indossasse altro, oltre alle scarpe, sotto il vestito: faceva parte del personaggio che intendeva interpretare il farsi trovare sempre pronta e disponibile.

Conoscevo la sua avversione ai cosiddetti “giochi solitari”, non amava masturbarsi in pubblico se questo non era che il preludio ad un amplesso completamente appagante. Lei provava un piacere particolare nell’eccitare l’uomo che aveva innanzi toccandosi o penetrandosi con un oggetto idoneo ma poi pretendeva che, ben presto, l’uomo occupasse il posto dell’oggetto inanimato. Fu per sondare la sua reale dedizione al nuovo personaggio che la guidai verso un orgasmo solitario.

Presi dal solito cassetto un “dildo” in vetro, molto bello e generoso come dimensioni, quindi lo porsi a lei dicendo:



- Mettilo dentro!



Claudia prese l’oggetto, se lo rigirò tra le mani per impugnarlo saldamente, poi aprì le gambe divaricandole.

Non credevo che riuscisse a spingerselo nel ventre restando in piedi ed ero in procinto di farla sdraiare sul divano quando fui rapito dall’immagine del cilindro di vetro che scorreva lentamente sul suo seno. Il gioco della luce e la riflessione della pelle sulla sua superficie mi fecero dimenticare ogni proposito, restai ad osservare come la mia donna si stuzzicava con quell’oggetto per eccitarsi al punto di poterselo spingere facilmente nel ventre. Solo quando se lo appoggiò al bacino, con l’impugnatura all’altezza del pube, mi resi conto che le arrivava sino all’ombelico. Claudia abbassò lo sguardo come per valutare sin dove lo avrebbe sentito dentro di se, l’avevo già vista compiere quel rito prima di accoppiarsi con un uomo, durante i nostri giochi; le piaceva controllare con gli occhi ed iniziare a godere di ciò che avrebbe in seguito sentito dentro.

Alzò gli occhi verso di me e si portò l’oggetto contro il pube, lo mosse in modo da divaricarsi le labbra e, quando fu certa di averlo correttamente indirizzato, iniziò a spingerselo dentro lentamente. La vedevo spostare il peso da una gamba all’altra e muovere il pube con il bacino in modo da adattarsi a quella rigida presenza, intanto, sul suo volto, iniziava a prendere forma un’espressione di piacere che appariva già molto intenso. Non sapevo se stava fingendo di godere per me, per eccitarmi ancora di più, se mai fosse stato possibile, sta di fatto che l’oggetto stava entrando senza apparenti difficoltà nel suo ventre. La conoscevo bene e meglio ancora conoscevo il suo corpo tanto da sapere che solo quando era profondamente eccitata era tanto dilatata da riuscire a prendere un fallo di quelle dimensioni senza difficoltà. Questa considerazione mi eccitò quasi più dello spettacolo che mi offriva.

Si infilò dentro i tre quarti dell’oggetto poi allontanò le mani dal pube e lo lasciò dove stava. Quindi, con lo sguardo lucido e gli occhi socchiusi mi domandò:



- Ora?

Cosa devo fare?

- Vieni!

- Così?



Realizzai che in quella posizione non era facile per lei raggiungere un orgasmo. La sua ultima domanda era quasi una supplica.



- Toglilo e stenditi sul divano, poi mettitelo nuovamente dentro e muovilo sino all’orgasmo.



Claudia obbedì.

Prese l’oggetto e se lo sfilò dalla vagina lasciandosi sfuggire un delicato gemito di piacere, poi, massaggiandosi il ventre raggiunse il divano e si sedette in modo da spalancare le gambe in direzione della poltrona dove avevo preso posto.

Claudia appoggiò i piedi sul cuscino per aprirsi al massimo poi si divaricò le labbra con la mano sinistra mentre la destra riportava l’oggetto dinanzi al pube; prima d’infilarselo nuovamente nel ventre mi guardò con due occhi dubbiosi, pareva si domandasse se veramente volevo solo vederla godere senza prendere parte al gioco.



- Avanti, spingilo dentro! – la incitai



Lei spinse delicatamente l’oggetto e inarcò il corpo in modo da sollevare il pube per riuscire ad accoglierlo sino in fondo. Non smise di spingere sin quando non ne rimase fuori la sola impugnatura. La vidi gemere e mormorare qualcosa del tipo “mi piace” o “ti piace?”, non riuscivo a cogliere il significato delle sue esclamazioni tanto la voce era rotta dal piacere che provava. Ora ero sicuro che stesse veramente godendo, forse poteva imitare l’espressioni di piacere ma non la voce ed i gemiti che si lasciava sfuggire. Ero terribilmente attratto dalle sue mosse, mi piaceva osservare come le labbra della vagina si aprivano intorno all’oggetto delineandone perfettamente il contorno o come il bacino si muoveva seguendo la penetrazione.


Seguendo l’istinto ed il piacere Claudia scivolava con il pube sempre più avanti sino ad assumere una posizione quasi sdraiata, se questo mi consentiva la piena visuale delle sue intimità violate dal pezzo di vetro mi nascondeva il viso. Le concessi quella posizione sin quando non intuii che era prossima all’orgasmo dalle sempre più veloci contrazioni del ventre, allora le ordinai con voce autoritaria:



- Fermati!



Claudia tentò di sollevare la testa per guardarmi mentre la mano estraeva lentamente il fallo. L’espressione del viso dimostrava una sofferenza a stento mascherata, più che l’azione che stava compiendo era stato il mio ordine a rompere l’incantesimo del momento. Lei non si aspettava che la fermassi ed aveva dovuto compiere un grande sforzo per ricacciare indietro l’imminente orgasmo. Ora mi guardava nella speranza di ricevere l’ordine di proseguire o, meglio, che intendessi sostituire il mio membro all’oggetto.



- Rimettilo dentro. – le ordinai.



Claudia, senza mutare espressione, spinse nuovamente dentro di se il fallo di vetro.



- Sino in fondo!



Lei spinse sino a farlo scomparire nel ventre.

Rassicurata sulle mie intenzioni di lasciarla arrivare sino in fondo iniziò subito a muovere sinuosamente il bacino nel tentativo di recuperare il piacere scemato. In poco tempo potei osservare l’espressione di piacere che tanto mi eccitava del suo viso.

Ero indeciso, quella situazione era completamente nuova per me, non ero avvezzo a quel gioco e non sapevo come comportarmi con lei. Sapevo cosa volevo, o meglio sapevo cosa mi eccitava di lei, ma trovavo difficile recitare una parte così lontana dalla mia indole. Non ci si improvvisa master di una schiava così come non ci si improvvisa schiave. Claudia non era mai stata schiava se non delle sue stesse pulsioni, del spasmodico bisogno di piacere. Una vera schiava ricava il piacere dalla sottomissione o dall’umiliazione prima ancora che dallo stimolo puramente fisico, Claudia lo ricavava prima di tutto dalla trasgressione del gioco erotico, un gioco che la vedeva sempre protagonista ed al centro di ogni attenzione, quindi aveva bisogno di stimoli fisici che rimarcassero questa sua centralità nell’amplesso. In quel momento, anche se eseguiva i miei ordini, era al centro della scena, questo era lo scopo del suo gioco.

La tentazione di costringerla ad azioni insolite e scomode era però troppo forte. Senza lasciarle intuire le mie intenzioni mi avvicinai e le presi con forza le mani costringendola ad abbandonare l’oggetto dentro di sé, quindi la sollevai dal divano. Non poteva piegare il busto avendo profondamente piantato nel ventre un oggetto solido e dovette far forza sulle gambe, mantenendole rigide, sin quando non si trovò nuovamente in piedi innanzi a me. Lasciai le sue mani per prendere con la mia sinistra il suo mento in modo da sollevarle il viso, quindi feci scivolare la destra sino al pube e con il palmo aperto le spinsi più dentro che potevo il fallo vitreo.



- Ora vieni! – le ordinai



Claudia spalancò gli occhi sorpresa dal mio tono di voce, stupita e scomoda in quella posizione stentava a far ripartire le sue ritmiche contrazioni.



- Vieni! – le dissi ancora una volta.



Claudia iniziò a muovere il bacino, sentivo il fondo del fallo muoversi contro il mio palmo, finalmente riuscivo a comprendere l’orbita che disegnava il suo pube quando si muoveva sopra di me. Non era un semplice circolo alternato da un movimento sussultorio come avevo sempre immaginato nell’estasi dell’accoppiamento, ma un evoluzione più complessa e stranamente regolare nei suoi cicli ripetitivi. Per percepire meglio queste sensazioni allentai la pressione della mano sull’oggetto, questo consentì a Claudia di muoversi più liberamente. Tornai a vedere nei suoi occhi il piacere, aveva superato la fase d’iniziale stupore e, finalmente, si era concentrata sul proprio piacere.

La sua pelle sudata per lo sforzo e gli umori che la vagina lasciava sul palmo della mia mano, si miscelavano in quel profumo di sesso tipico di Claudia. Mi eccitavano i suoi occhi, il respiro e i delicati gemiti che si lasciava sfuggire, inavvertitamente sfogai questa eccitazione stringendole di più il collo nel tentativo di sollevarle ulteriormente il viso verso il mio. Fu in quel momento che raggiunse l’orgasmo. Con il corpo scosso dal piacere non riuscì più a mantenere l’equilibrio ed iniziò a scivolare sulle ginocchia. La guidai nella discesa trattenendola sempre per il mento e seguendola, al contempo, per non perdere nemmeno un istante del suo piacere. Ci ritrovammo inginocchiati l’uno innanzi all’altra, lei nuda ed ancora ansimante per l’orgasmo ed io eccitato al punto di provare dolore tanto il membro spingeva sui calzoni. Lei mi osservava con lo sguardo appannato dal languore ma pronto a recepire ogni mio desiderio; questa era, almeno, l’apparenza. La tentazione era di alzarmi in piedi, estrarre il pene ed ordinarle di succhiarlo sino a procurarmi un piacere per lo meno simile a quello appena provato da lei; ma era una mossa scontata e solo apparentemente appagante per me. Certo avrei potuto godere di un orgasmo magnifico, Claudia era abilissima nei rapporti orali, però la curiosità di scoprire sin dove era disposta ad arrivare nel suo nuovo ruolo di schiava era troppo forte.

Il problema era decidere cosa costringerla a fare, se mai fosse stato possibile forzarla verso delle azioni contrarie alla sua volontà. Iniziai a scartare le varie possibilità, eliminai per prima cosa tutti i giochi già realizzati insieme, quindi analizzai i punti in comune tra di loro. Ne risultava che Claudia, in un modo o nell’altro, era sempre al centro della scena, anche quando si era fatta legare per assistere, impotente, al mio amplesso con la sua amica in realtà era riuscita divenire l’oggetto delle nostre attenzioni. Quindi dovevo trovare il modo di renderla marginale all’amplesso, farle subire la trasformazione da soggetto in oggetto.

Mi alzai allontanandomi subito di un passo per non consentirle di muovere le mani in direzione della patta dei miei pantaloni, avevo riconosciuto il suo sguardo! Senza badare alle occhiate interrogative di Claudia mi spogliai lentamente, per concedermi il tempo di pensare. La sua esibizione guidata mi aveva eccitato e sentivo il bisogno fisico di un orgasmo, ma ero combattuto tra questo desiderio e la volontà di non dargliela vinta. Se le avessi richiesto un qualsiasi amplesso “normale” avrei dimostrato di non saper apprezzare la Claudia schiava, quindi si sarebbe ritenuta lecitamente autorizzata a terminare il gioco.

Claudia si era seduta sui talloni, mentre mi spogliavo l’oggetto di vetro le era scivolato via dalla vagina ed ora giaceva in terra innanzi a lei, muto testimone dei nostri giochi. Feci un passo verso il divano poi mi voltai a guardarla, lei rimaneva immobile, in apparente attesa dei miei ordini. Di certo subodorava la mia incertezza, infatti, un vago accenno di sorriso beffardo andava disegnandosi sulle sue labbra. Fu questo a dare la spinta decisiva alla parte più ignobile di me.

Mi sedetti sul divano, quindi mi chinai verso il vestito di Claudia che giaceva in terra e, studiando con attenzione le mie mosse, sfilai la cintura di tessuto. Lei mi osservò con un interesse sempre più vivo. Immaginai i suoi pensieri, di certo sospettava, che nelle mie intenzioni, quella cintura servisse per legarla in qualche modo; ma si sbagliava. Legai il tessuto intorno alla mia testa e lo posizionai con attenzione sugli occhi, quindi, brandendo il membro dolorosamente eretto, le dissi:



- Vieni qua!

E fammi godere.



I suoni dell’appartamento mi giungevano amplificati, mi pareva di poter cogliere il respiro di Claudia ed i suoi passi a piedi nudi sul tappeto. Rimasi con le mani appoggiate al divano e le braccia distese sin che non percepii le gambe della mia donna affiancarsi, aprirsi e posizionarsi ai lati delle mie. Il suo respiro era veloce mentre sentivo il suo peso deformare la seduta del divano ai miei fianchi. Improvvisamente mi arrivò l’odore del suo sesso, forte e dolcissimo, tipico del dopo orgasmo, quindi il suo respiro sui capelli. Claudia stava scendendo lentamente a cavallo del mio bacino, pur bendato riuscivo a riconoscere esattamente la sua posizione da una serie di sensazioni che solo eliminando la vista assumevano il loro reale valore. Quando il pube incontrò il mio membro lei si fermò per un istante, attese che lo indirizzassi al meglio quindi tornò a scendere facendosi penetrare.

L’interno morbido e caldo, umido ed accogliente della mia donna riuscì a strapparmi un gemito involontario. Non era mia intenzione dimostrarle subito quanto la desiderassi, ma il morbido e ritmico abbraccio che percepivo sul glande non era gestibile. Claudia iniziò a muoversi per me, capivo da come saliva e scendeva che non stava cercando il suo piacere, questo rientrava nei parametri del nostro gioco ma non era ancora sufficiente per me.



- Brava! Muoviti così.

Non ti vedo, non ti tocco… non so chi sei e non mi interessa, devi solo strapparmi un orgasmo. – dissi con la voce più convinta che mi riuscì in quel momento particolare.



Claudia comprese bene le mie parole, evidentemente il tono della voce era convincente. La sentii stringere con forza gli addominali e bloccare il suo movimento alternato per un attimo, come per contenere un impulso di rabbia improvviso. Ero riuscito a toglierla dal centro dell’attenzione, almeno a livello del gioco. La sua reazioni mi fece capire quanto si era calata nella parte, mi credeva, accettava le mie parole; non mi pareva vero.

Improvvisamente lei si sollevò sino a far uscire il mio membro, quindi si allontanò da me. Pensai di aver esagerato, di essermi spinto troppo oltre i limiti del suo amor proprio. Invece tornò da me.

Le gambe di Claudia si aprirono ancora intorno alle mie, ma le percepivo diverse. Non mi resi subito conto che si era voltata ed ora mi volgeva la schiena. Seguendo l’istinto presi il membro in mano e lo puntai nella supposta posizione della sua vulva, ma la pelle che mi sfiorò il glande non era quella dell’inguine. Claudia stava scendendo verso di me ponendo l’ano in direzione del membro, quando lo intuii sentii la mia eccitazione crescere ancora di più. Con non poche difficoltà, considerando che non si era preparata ad una penetrazione anale, riuscimmo ad accoppiarci in quel modo. Claudia limitava i movimenti, non riusciva a farmi entrare più di pochi centimetri ma tanto mi era sufficiente per ricevere uno stimolo fortissimo. Lei restava muta, non un sospiro od un gemito le usciva dalla bocca. Si era trasformata in una macchina del piacere, in una bambola di gomma viva e semovente. Saliva e scendeva sul mio membro con una regolarità esasperante, ogni mio iniziale intento di prolungare l’amplesso fu debellato dai forti stimoli che mi donava. Raggiunsi presto l’orgasmo, ma Claudia non si fermò come al solito per lasciarmi eiaculare dentro le sue viscere, continuò a muoversi con la stessa cadenza senza preoccuparsi di dove finiva il mio seme. Dovetti prenderla per i fianchi ed allontanarla da me per dichiarare la mia intenzione di terminare il rapporto.

Quando mi tolsi la benda lei era già in bagno e l’acqua scorreva nella doccia.

Nel dolce languore post coitale la mente è portata ad inseguire pensieri oziosi. Mi chiedevo se fossi stato veramente io a “dominare” Claudia o se era stata lei ad impormi la sua fantasia d’essere mia schiava. In realtà non avevo fatto altro che accontentarla, mi ero limitato a seguire la sua traccia iniziale senza la possibilità d’inserire qualcosa personale nel gioco. Lei conosceva benissimo la mia avversione verso ogni tipologia di prevaricazione, eppure non era la prima volta che mi proponeva questo gioco. Non capivo se questo era da intendersi come una testimonianza di un suo reale desiderio erotico, oppure come un perverso tentativo di spingermi oltre i limiti. Diventava importante comprendere cosa ci fosse dietro la sua richiesta, nel primo caso avrei fatto di tutto per soddisfarla, mentre nel secondo non avrei tollerato questa intrusione in un settore così intimo della mia anima.

Vi sono luoghi, piccole isole all’interno della mia mente dove non concedo l’accesso a nessuno. Qui vi archivio tutta una serie di ricordi, sensazioni, intuizioni ed i risultati delle analisi di detti dati. Tengo solo per me questa zona, questo aspetto del mio essere, non per il timore di aprirmi alle altre persone, di espormi ed evidenziare così i miei punti deboli, ma per evitare in ogni modo l’influenza di terzi nell’analisi di dati che devono essere solo miei ed elaborati da me. Non vi può essere reale crescita, sostanziale evoluzione, se ci si basa su delle analisi influenzate da altri. Il vecchio motto delfico: “guarda in te stesso” sta ad indicare anche l’assoluta necessità di giungere a determinati risultati esclusivamente in base alle proprie forze.

Nemmeno Claudia poteva entrare in questa zona. Una sua intrusione, come osservatore esterno, avrebbe disturbato inesorabilmente i dati, rendendo indeterminati i risultati della successiva elaborazione.

Propendevo, in ogni caso, per la prima possibilità: a Claudia piaceva in determinate situazioni sentirsi in totale balia dell’uomo che amava e solo di lui, con gli altri doveva essere sempre lei a condurre il gioco. Forse, questo, era un suo modo di dire: “ti amo”.

Non avevo idea di come proseguire il gioco, di cosa inventarmi per soddisfare questa sua nuova mania. Quando i giochi da lei proposti o richiesti stuzzicavano la mia libido insieme alla fantasia, era facile seguirla, anche se mi accorgevo che al centro dei pensieri di Claudia c’era sempre ed unicamente se stessa. Qualcosa mi sarei inventato, la fantasia non mi manca, ma prima di qualunque sforzo preferivo attendere il trascorrere di una notte di sonno, spesso Claudia cambiava totalmente idea il mattino seguente.

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