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racconti erotici di Rupescissa

racconti erotici : Velluto by Rupe
Posted by Rupescissa on 2011/1/20 12:53:03 (4356 reads)

Questo racconto nasce come omaggio, se mai si può definire tale, al racconto "Velluto blu" ed alla sua autrice: Scarlet.

Click to see original Image in a new windowL’uomo osservava, appoggiato sullo stipite della porta, la sua giovane compagna mentre batteva ferocemente, ma sensualmente, sulla tastiera del Pc. Ne studiava con attenzione i veloci movimenti delle dita, come loro passavano agili da un tasto all’altro dopo aver appena sfiorato il precedente. Man mano che il tempo passava e le frasi si accumulavano sul monitor quelle mani divenivano sempre più incerte, spesso sbagliavano lettera e lei doveva prontamente correggere il suo errore prima d’inviare quelle parole cariche di passione al suo immaginario amante. Gli occhi dell’uomo scesero sulle natiche appoggiate allo sgabello, da com’erano contratte e percorse da violenti spasmi capiva che lei stava godendo. Una rapida occhiata al braccio sinistro ed intuì dalla sua posizione che lei si stava masturbando con quel simulacro fallico animato da una batteria alcalina.

La ragazza trattenne a stento un rauco grido di piacere mentre spingeva la testa completamente all’indietro, poi si lasciò andare al piacere ed il suo corpo parve sciogliersi nel languore. Le diede il tempo di gustare sino in fondo l’orgasmo poi denunciò la sua presenza.



Vieni, ti porto a letto! – disse restituendole il sorriso complice – Se non ti conoscessi così bene non riuscirei a credere che pensi a tutte quelle cose mentre facciamo l’amore … hai una fantasia davvero notevole.



Lui la prese per mano guidandola verso il letto, la fece ruotare e le sciolse la vestaglia aiutandola a spogliarsi, quindi aspetto che si coricasse per coprirla con cura. Le diede un bacio sulla fronte augurandole la buona notte poi fece per allontanarsi.



Non vieni anche tu? – domandò lei con voce tenera.

Vengo tra poco, te lo prometto! Finisco il bicchiere che ho lasciato di là e ti raggiungo! – la confortò lui.



Detto ciò la lasciò e raggiunse lo studio e accese nuovamente il PC della sua donna, quindi senza connettersi attivo il programma che lei aveva usato per la chat e selezionò il nick che sapeva, da lì aprì la cronologia dei messaggi e lesse. Analizzò con fredda determinazione tutto ciò che si erano detti la sua donna e l’uomo dall’altra parte del monitor, studiò le fantasie della sua compagna e capì dalle sue frasi cosa la faceva eccitare tanto da raggiungere un orgasmo appagante.

Erano passati mesi da quando avevano iniziato quel gioco, era stata una sua idea, un ultimo e disperato tentativo di risvegliare la loro passione. Quando si soffermava a pensare, a rivivere nella memoria com’era nata la loro storia, non riusciva a credere che quell’intensa passione, tanto forte da spingerlo a lasciare moglie e figli per una donna di diciotto anni più giovane di lui, fosse finita così presto. L’inutile lotta con la razionalità, terminata con la sconfitta di questa; il dolore procurato ai familiari e a se stesso a causa della scelta di andare via, di fuggire, da quella ristretta ma sicura realtà, avevano dato un sapore unico ed indimenticabile alla passione. Poiché era proprio la passione che lui cercava ancora, nonostante le infinite delusioni avute nella vita. Essa era divenuta un mito, un traguardo irraggiungibile prima di conoscere Lei. Sì, lui pensava sempre a lei con la L maiuscola, nonostante le disillusioni degli ultimi tempi Lei rimaneva sempre il mito incarnato, la vettrice della passione, l’unica vera Donna che gli aveva regalato la vera passione. Quando l’aveva conosciuta si era sentito come un alchimista di fronte alla pietra filosofale, al lapis exillis, al sole mercuriale; l’oggetto della ricerca di una vita si era materializzato davanti a lui in un modo del tutto inaspettato. Forse proprio questa casualità avrebbe dovuto metterlo in allarme, ma una mente tanto sconvolta da ritenere lecito il dolore che dava a chi gli stava vicino in quel tempo non poteva certo ritenere pericolosa questa circostanza fortuita.

Infatti, tutto era finito.

Aveva passato ore, notti intere, a vagliare ogni possibilità, ad analizzare nei singoli dettagli il loro rapporto, la loro storia; ma non era riuscito a trovare un plausibile motivo cui imputare la fine della passione. Tra la delusione ed il dolore sentiva che il desiderio in lui non era mai morto come sempre era rimasto sopito per tanti anni ancora oggi era lì, latente e pronto ad esplodere. Lei si era repentinamente raffreddata, nel giro di pochi mesi era divenuta una donna tale a quale alle altre che l’avevano deluso nelle sue aspettative. Con forte senso autocritico aveva imputato a se stesso ogni errore. D'altronde, se le sue storie finivano sempre in quel modo, non poteva essere semplicemente sfortunato ma doveva avere parte attiva nella loro rovina. Una parte inconscia ma decisamente attiva. Eppure tante ore di meditazione e autocritica non avevano portato a nulla di concreto, sapeva d’essere in grado di non nascondersi dietro a false scuse e di saper tirare fuori i suoi errori meglio dei lati positivi; semplicemente non trovava spiegazione.

Allora era nato il gioco, quella perversa convenzione dove lui doveva fingere d’essere uno sconosciuto amante virtuale per Lei. Non ricordava neppure com’era nato: una serie di discorsi resi fluidi e sinceri da copiose quantità d’alcool aveva generato quell’artificio che si era evoluto nel tempo, ma non nella direzione che lui sperava. Quella stessa sera avevano fatto l’amore. No, "amore" è un termine troppo grosso per descrivere il loro amplesso, così come pure esagerato è parlare di sesso. Il loro era stato un semplice accoppiamento di due corpi stesi su di un letto, una penetrazione seguita dai giusti movimenti atti a generare una eiaculazione, nulla di più! Lei era fredda, disponibile ma fredda. Accettava i suoi colpi come inghiottiva un boccone di una pietanza sgradita ma necessaria al proprio mantenimento. Il semplice fatto che Lei non volesse più essere toccata dal suo seme, dopo che lo aveva ricercato su ogni centimetro di pelle esterna ed interna, era indice di una rottura apparentemente insanabile. Questo stava pure a testimoniare che il gioco era inutile nelle forme e modalità iniziali.

Lui aveva accettato di chiamarla sul Pc dopo ogni rapporto, fingendo d’essere il suo amante segreto e virtuale: l’aveva eccitata, letto le sue fantasiose descrizioni di un amplesso che non avevano più da tempo, aveva visto i caratteri apparire incerti e stentati quando descriveva il suo orgasmo e, contemporaneamente, l’aveva sentiva venire nella stanza vicina. Lei ansimava e gemeva come pochi mesi prima faceva con lui nella realtà e questo gli procurava un dolore unico, ma continuava nel gioco poiché non poteva fare a meno di dare, in un modo o nell’altro, del piacere a quella ragazza. Era disposto a questi sotterfugi pur di sentirla godere, pur di leggere nei suoi occhi il piacere che tanto la rendeva bella e desiderabile.

Pazzia! Forse questo è il termine migliore per descrivere la molla che l’aveva spinto ad accettare quella condizione. Spesso pensava al senso di giustizia intrinseco in quella situazione: aveva fatto del male a persone che lo amavano per avere quella ragazza ed ora pagava con il dolore la sofferenza che aveva dato. In fondo se lo meritava!

Ultimamente aveva introdotto una novità nel gioco, all’insaputa di lei: quando si ritiravano nelle proprie stanze per dialogare ed amarsi virtualmente lui cedeva il posto ad un vero amante virtuale. Lei era sempre convinta di giocare con lui ma, con masochistico piacere, lui la faceva parlare con un altro. Trovava estremamente eccitante osservare la sua donna godere con le parole e gli stimoli di un uomo a lei sconosciuto, almeno questo non poteva negarglielo poiché non sapeva chi c’era dietro al monitor. Le prime volte si era limitato ad osservare le parole scambiate dai due in diretta dalla sua postazione, poi si era spinto sempre di più verso lo studio di lei per spiarla mentre godeva con l’altro. Poco alla volta si fece strada nella sua mente una soluzione materiale al loro problema: se Lei si eccitava tanto e godeva in quel modo di un semplice gioco virtuale, quanto piacere avrebbe provato in una situazione reale?

La ricerca dell’originaria passione giustificava ogni mezzo proprio perché essa era nata senza badare ai mezzi utilizzati. In ogni caso la cosa non gli dispiaceva del tutto, provava una strana e sconosciuta forma di eccitazione quando pensava di realizzare il gioco virtuale che Lei portava avanti. Rileggendo più volte le frasi dell’ultima conversazione iniziava a vedere tra le righe un profondo desiderio di Lei d’essere messa nella situazione di poterlo tradire con un altro uomo. Era chiaramente scritto nella storia della chat. Lui si rese conto d’averle dedicato troppe soffocanti attenzioni da quando convivevano: era sempre presente e pronto ad ascoltarla, disponibile a risolverle qualsiasi problema, la concupiva, la seduceva ed era costantemente pronto a soddisfarla sessualmente .. era troppo! Contrariamente a quanto pensava il suo comportamento si era dimostrato negativo per il loro rapporto, di fatto tutte le sue attenzioni limitavano la libertà di Lei. Non poteva pensare di legarla a se in quel modo. Benché molte altre donne, come ad esempio la sua ex-moglie, cercavano un rapporto di quel tipo Lei era diversa. In fondo era proprio questa diversità, questa unicità, ad averlo fatto innamorare come un tordo di quella ragazza. Ora, era ancora in tempo per salvare la situazione, almeno lo sperava, per restituirle quella libertà che il troppo amore aveva soffocato. Felice delle sue deduzioni e con la serenità nel cuore dovuta alla scoperta della strada per risolvere il loro rapporto la raggiunse a letto e si coricò al suo fianco. Non riuscì a addormentarsi subito, la forma del suo corpo sotto le lenzuola lo attraeva in modo irresistibile. Fu tentato di svegliarla per avere un altro rapporto con Lei, ma si fermò con la mano a pochi centimetri dal seno appena si ricordò di quanto aveva scoperto quella sera.

Ora il problema era di riuscire a far combaciare un insieme di tessere apparentemente non accoppiabili. Lei doveva trovare un altro uomo disposto a portarsela a letto, e questo non era difficile in quanto era una splendida ragazza decisamente sensuale, lui doveva guidarla in qualche modo verso questo tradimento senza lasciarle intendere d’essere l’architetto del gioco, l’altro doveva rispettare le regole di detto gioco.

Non fu difficile trovare l’altro attore della scena, lo stesso uomo che lo sostituiva da qualche tempo nella chat post-coitale non sperava altro di incontrare la donna con cui dialogava fingendosi il marito. Inoltre poteva essere sicuro di lui poiché sino ad ora non aveva mai tradito il gioco della sostituzione. Non conosceva personalmente quest’uomo, lo aveva trovato grazie ad un annuncio in rete. Allora aveva cercato solo un sostituto virtuale per soddisfare un piacere essenzialmente cerebrale, si chiedeva ora se quell’uomo sarebbe stato in grado di agire pure sul piano fisico e, soprattutto, se fosse gradito a lei su questo piano. Si rese conto di precipitare nelle sue solite paranoie, quando pensava troppo non riusciva più a realizzare nulla perso ad inseguire ogni singolo dubbio. Meglio agire d’istinto, la situazione l’imponeva.

Il mattino seguente si sentiva pronto a passare all'azione, in mente aveva già ben chiaro il piano nonostante il tipico delirante risveglio. Man mano che la nebbia si dissolveva nel suo cervello riusciva a vedere chiaramente la portata e l’estensione del suo progetto con tutte le conseguenze. Spostò lo sguardo verso di Lei che ancora dormiva languidamente abbracciata al cuscino e si ritrovò a pensare, che presto, quel corpicino disteso al suo fianco sarebbe stato scosso dal piacere dell’accoppiamento con uno sconosciuto. L’eccitava l’idea di vederla finalmente godere come una volta e si esaltava del fatto di conoscere cose a lei ancora ignote. Fissò i suoi capelli sparsi sul cuscino e lentamente, con estrema dolcezza, iniziò ad accarezzarle il fianco. Lei non diede segno di essersi svegliata e continuò a volgergli la schiena. Lui aumentò l’ampiezza delle carezze scivolando con la mano dalle spalle sin sulle cosce, lento e morbido come sapeva Lei desiderava. Prudentemente, senza interrompere le carezze, fece scivolare giù il lenzuolo sino a scoprirla del tutto. Finalmente poté ammirare le curve sinuose del suo corpo esaltate dalla posizione in cui era stesa, la perfezione delle natiche e l’angolo buio posto nel punto d’unione delle cosce. Quel punto in ombra, invitante proprio a causa delle sua oscurità, lo stava ipnotizzando. Sentì l’eccitazione crescere, divenire troppo forte per essere liquidata con un semplice sforzo mentale. Si avvicinò a lei adattando la forma del corpo al suo ed appoggiò il membro alle natiche mentre con una mano le esplorava l’interno delle cosce. Quando sfiorò la vulva ne percepì il calore e l’umidità, lento ma deciso al contempo infilò un dito dentro. Lei inarcò leggermente il corpo mugolando invitante, senza apparentemente svegliarsi però. A questo punto lui si sentì in dovere di colmare il vuoto che percepiva con le dita nel ventre di Lei, scivolò un po’ più in basso e guidò il membro in quel punto. Muovendolo leggermente sentì il corpo della ragazza che si apriva per accoglierlo, quando fu sicuro di essere nel punto giusto spinse con dolcezza ed in un attimo fu completamente dentro di lei. Il suo corpo pareva risucchiarlo più che accoglierlo, senza alcuna difficoltà arrivò a premere con il bacino sui glutei. Si mosse spingendo con le reni mentre la mano stimolava quello che riusciva a raggiungere del clitoride. Lei restava immobile assorbendo il membro senza fare nulla per ostacolarlo o facilitarlo. Solo dopo qualche minuto, finalmente, i muscoli pubici iniziarono a contrarre l’interno della vagina. Lui conosceva bene il modo di cercare il piacere di Lei e sapeva riconoscere quando iniziava a godere. Dopo mesi riuscì a sentire quelle involontarie contrazioni interne che testimoniavano l’imminenza di un orgasmo esplosivo nonostante lei continuasse volgergli le terga e ad abbracciare il cuscino. A lui non importava il proprio piacere, quello che desiderava in quel momento era solo il piacere di Lei, voleva sentirla godere con tutto il corpo, voleva percepire nuovamente con il membro il suo ventre scosso dall’orgasmo. Quelle apparentemente disordinate contrazioni che violentemente lo stringevano nella vulva. Più di una volta si era lasciato andare in quel preciso istante venendo con lei, quelle contrazioni erano micidiali! Ora, però, voleva coglierle in tutta la loro complessità e si sforzò di mantenere il pieno controllo del suo piacere. Quando Lei iniziò a venire rinforzò l’intensità delle spinte, manipolò il clitoride sin quando Lei inarcò il corpo, segno della massima vetta dell’orgasmo. Si mosse dentro sino alla fine, sino a sentire il languido calore dell’orgasmo irradiarsi da ogni parte del suo corpo, allora si concesse il piacere. Ricordava la sua pretesa di non farsi riempire dal suo seme, ricordava com’era quando era felice di accoglierlo nel ventre e decise di venire dentro di lei. Pochi colpi e sentì l’orgasmo arrivare, allora lo rallentò al limite del dolore muovendosi il più lentamente possibile, diede un colpo secco solo quando capì che era pronto. Si spinse completamente in lei e venne. Ascoltò il suo seme espandersi nel ventre della sua donna, dopo tanti mesi gli pareva che un fiume abbandonasse il suo pene tanto era il desiderio represso di riempire quel corpo. Restò dentro sin quando il pene non si afflosciò esausto.


Lei pareva sempre inconsapevole, era ancora nella stessa posizione quando lui si alzò per recarsi in bagno e ancora la trovò così al suo ritorno. Quindi la svegliò con dolcezza, dal tempo di reazione capì che in realtà non stava affatto dormendo, gli occhi languidi segnalavano la consapevolezza di quello che era appena successo, ma non disse una parola mentre si voltava per stendersi sulla schiena. Gli occhi di lui si spostarono sul pube contornato dalla leggera peluria ben curata e notarono il rigolo biancastro di una parte del seme che fuoriusciva. Lei non abbassò lo sguardo in quel punto nonostante dovesse percepirne chiaramente l’umidità, sorrise come ogni mattina e lo baciò castamente sulla fronte augurandogli il buon giorno… come ogni mattina. Quindi si alzò per raccattare la vestaglia sulla poltrona e si recò in cucina per i preliminari della colazione. Tutto come sempre, lui non capiva se questo era un messaggio di piacevole normalità o di sconfortante indifferenza verso quello che era appena accaduto in quel letto. Si vestì con calma mentre lei faceva la doccia meditando sul piano sviluppato la notte precedente, in quella giornata doveva assolutamente contattare quell’uomo e quindi studiare con lui un piano per farli incontrare.



Non fu difficile come pensava.

Dopo pochi giorni Lei aveva conosciuto casualmente l’uomo con cui chattava da tempo senza capire che era lui. Non fu nemmeno difficile per quell’uomo sedurla al punto di vincere ogni sua difesa, poiché la conosceva molto bene grazie ai dialoghi sostenuti. Sapeva cosa l’eccitava, cosa sognava, come voleva essere sedotta e quando.

Il suo compagno era in costante contatto con quell’uomo, meglio sarebbe dire quel ragazzo in quanto era di pochi anni più anziano di lei, e questo gli permetteva di conoscere ogni progresso del suo piano. In quel periodo si preoccupò di lasciarle molto tempo libero, con una scusa o l’altra riusciva a tornare a casa tardi, a lavorare nei fine settimana, mandava lei a fare delle commissioni in giro per la città dicendo che lui non vi riusciva e così via. Alla fine arrivò il giorno in cui una pressata telefonata del ragazzo lo avvertiva che dopo averla incontrata in città era stato invitato a casa loro per un aperitivo, Lei aveva accennato con malizia al fatto che sarebbe stata sola sino a tarda serata, quindi il pomeriggio era tranquilla. Da questi segni il ragazzo avvertiva che la realizzazione del piano era imminente. L’uomo coglieva una forte eccitazione nella voce del giovane e di riflesso sentì nascere la sua. Si affretto ad abbandonare il lavoro per raggiungere l’abitazione prima dei due novelli amanti, una volta in casa nascose le tracce della sua presenza richiudendo a chiave la porta e preoccupandosi di non lasciare nulla in vista, spense il telefono e si chiuse nel bagno piccolo, quello che usava solo lui. Attese per un tempo che pareva infinito in preda a sentimenti in contrasto tra loro, poi sentì la chiave nella serratura.

I due giovani entrarono in casa, Lei era disinvolta come sempre e pareva molto allegra. Nulla nel suo tono di voce indicava malizia o eccitazione, non pareva intenzionata ad altro che all’aperitivo dichiarato. Lui iniziava a provare un vago senso di delusione ma si disse che era troppo presto, Lei era una donna che amava i lunghi preliminari, forse non aveva ancora deciso di portarsi a letto quel ragazzo e stava studiando la situazione. Avrebbe come sempre lasciato a lui ogni forma d’iniziativa, le piaceva sentirsi desiderata ed essere sedotta, la sua eccitazione cresceva con l’impazienza del partner.

Servì l’aperitivo, dai loro discorsi capì che aveva aperto una bottiglia di vino bianco secco, quello che lei beveva solo ed esclusivamente la sera. Questo era il primo indizio del suo stato d’animo propenso ad accettare le attenzioni particolari del ragazzo. Bevve più di un bicchiere Lei che dopo il primo perdeva già buona parte dei freni inibitori. L’uomo iniziava a credere che presto si sarebbe trovata nella condizione di non poter più rifiutare nulla a quel ragazzo. Quando la sentì scusarsi e alzarsi per andare in bagno capì che lei aveva deciso di darsi. L’uomo sentì l’acqua calda richiamata dal bagno di lei, sapeva che si stava lavando e cosa si stava lavando. Gli pareva di sentire il profumo ed il sapore del suo detergente intimo, la freschezza tra le mani del suo pube appena lavato: sensazioni che presto avrebbe provato quel ragazzo. Stranamente non provava alcuna forma di gelosia.

L’uomo socchiuse la porta che lo nascondeva alla loro vista in tempo per vederla uscire dal bagno apparentemente vestita come prima se non fosse per il diverso colore delle calze. Lei quella mattina aveva indossato i collant blu come la gonna, ora aveva un paio di calze nere. Notò questo particolare stupendosi di se stesso, evidentemente da quando aveva deciso di attuare il piano osservava con grand’attenzione il suo abbigliamento intimo nel tentativo d’intuire i suoi intenti. Quelle calze diverse stavano probabilmente ad indicare il passaggio dagli scomodi collant alle più seducenti autoreggenti. Le intenzioni della sua donna erano chiare e mentre questa consapevolezza s’impadroniva di lui sentiva una strana sensazione al basso ventre. La osservò sedersi languida sul divano al fianco del giovane. Con una mossa celatamente maliziosa fece salire la gonna sino a scoprirle buona parte delle gambe ed attirò gli occhi del ragazzo su di esse. Mentre parlava con estrema naturalezza di un argomento del tutto insignificante muoveva sensualmente le gambe, aprendole e chiudendole lentamente, offrendo al giovane la possibilità di sbirciare in mezzo a loro per spingere la sua fantasia ad immaginare quanto poco mancasse per scoprire il pube. Continuò ad eccitarlo esponendo il suo corpo poco alla volta: se rideva per una battuta si lasciava cadere contro lo schienale del divano spingendo in alto il pube, oppure si avvicinava a lui come per confessargli chissà quale segreto parlandogli con le labbra a pochi centimetri dalle sue. Ad ogni movimento la gonna saliva e la camicetta mostrava sempre più ampie porzioni di pelle dalla scollatura. Gli occhi, ma soprattutto le nervose mani, del ragazzo indicavano uno stato d’eccitazione giunto al culmine, era evidente che stentava a mantenere l’autocontrollo di fronte a quella ragazza, ormai donna, che si esponeva in quel modo. Senza preavviso lui le appoggiò una mano sulla coscia, a metà strada tra il ginocchio ed il bordo della gonna. Lei non se lo aspettava e trasalì a quel contatto bloccandosi nel mezzo di una frase, quindi lo fissò. Il ragazzo temette per un attimo di aver frainteso le sue intenzioni, ma gli fu sufficiente far scorrere il palmo verso l’inguine per vederla socchiudere gli occhi con un espressione d’intensa concentrazione sul viso. Salì ancora, reso audace dal suo silenzio, sin intrufolò tra le cosce socchiuse sino a sfiorarle il pube. In quell’attimo le loro espressioni dimostrarono due opposte sensazioni: lei aprì le labbra e gemette, lui spalancò gli occhi dallo stupore. I loro sguardi s’incrociarono e per un lungo istante nessuno fece nulla, poi lei tentò di aprire le gambe sin quanto la sottana lo consentiva e spinse il pube verso la sua mano, reclinò la testa all’indietro e quasi urlò quando lui la penetrò con un dito.

L’uomo riusciva a vedere chiaramente la scena che si svolgeva sul divano, per un attimo provò un moto d’orgoglio quando capì che la sua intuizione sulle calze era corretta, poi sentì nuovamente quella strana pressione allo stomaco nel momento in cui gli fu chiaro che lei non indossava alcuna biancheria. In bagno, si era preparata con cura per unirsi con quel giovane. Questo stava a significare una scelta fredda e razionale. Non aveva lasciato nulla al caso, non era stata sedotta all’ultimo minuto su quel divano dopo aver lottato inutilmente contro i suoi principi o contro la morale comune. Lei aveva deciso, evidentemente, da giorni che avrebbe fatto del sesso con quel ragazzo. L’uomo iniziò a guardare sotto una nuova luce la donna che credeva di conoscere; non aveva ancora deciso se ora le piaceva di più o di meno, doveva ancora raccogliere un buon numero di sensazioni da quell’episodio, in ogni caso doveva aspettarne la conclusione. Riportò l’attenzione sulla sala.

Lei, ora, era in piedi di fronte al ragazzo le cui mani stavano armeggiando con la chiusura della gonna. Quando riuscì a sbottonarla iniziò a calargliela lentamente, scoprendo poco alla volta il pube ed i glutei. Lei lo lasciava fare paziente, sapeva che in quel momento gli occhi del giovane stavano studiando con attenzione il suo corpo, le piaceva sentirsi esplorata in quel modo e si eccitava all’idea che lui la scoprisse con calma. Quando la gonna giunse a metà delle cosce lui la trasse verso di se, lei era limitata dai movimenti e imprigionata dal suo stesso indumento, non poté fare altro che accettare la sua lingua sulla vagina. Soffriva nell’impossibilità di aprirsi di più, voleva permettere alla sua lingua d’intrufolarsi tra le labbra per sentirla sul clitoride, ma lui la tratteneva in quella posizione. Con una mossa decisa lei si liberò e gli chiese di spogliarsi. Mentre lui si apriva i pantaloni lei scalciò via la gonna poi salì con le ginocchia sul divano, spinse in alto i sedere e aspettò. Il ragazzo non terminò di spogliarsi: si alzò in piedi con ancora la camicia e la cravatta indosso, si sfilò solo gli slip poi puntò il membro che ormai pareva esplodere contro di lei e la penetrò con forza. Entrò nel suo corpo senza alcuna difficoltà, senza nemmeno guidare il membro verso il punto giusto. Pareva che i loro corpi fossero fatti per l’unione perfetta. Lei ansimò forte quando lo sentì premere sul collo dell’utero, poi iniziò a muoversi incitandolo a fare altrettanto. Seguì un ritmo forsennato, come se i due scaricassero in quel modo un desiderio accumulato per anni, sino al momento in cui lui estrasse il membro da lei e si allontanò di un passo. Seguì uno scambio di sguardi poi lui la prese per i fianchi spingendola a seguirlo sul divano. La fece sedere sulle ginocchia poi la sollevò per tirare le natiche verso di se, lei capì che voleva prenderla in quel modo e si sistemò in modo da facilitarlo. Scese su di lui volgendogli la schiena, accolse tutto il membro facendolo entrare lentamente. Ora, esaurito lo sfogo iniziale, voleva sentirlo in tutta la sua estensione. Quella posizione, però, non la soddisfaceva pienamente, dopo pochi saliscendi si lasciò cadere sul divano senza però lasciarlo uscire. Si adagiò su di un fianco e spalancò le gambe lanciandone una al di là del corpo del ragazzo, quindi lasciò a lui il compito di spingersi dentro. Lo baciò con passione; in quella scomoda posizione il seno sobbalzava ad ogni colpo ed a ogni penetrazione il ventre si adattava a quella presenza. Il suo corpo era percorso da innumerevoli fremiti a ritmo con i movimenti del pene che entrava ed usciva da lei mentre l’espressione si andava trasformando in una di acuto piacere.

Gli ansimi di lei e i grugniti di lui lasciavano intendere che avessero deciso in silente accordo di raggiungere l’apice del piacere in quella posizione, due spinte più intense del solito da parte del ragazzo diedero adito, all’uomo dietro la porta, di pensare che l’orgasmo fosse imminente. Invece lui, con le mani appoggiate sui glutei, spinse la ragazza in modo da uscire da lei, quindi le sussurrò qualcosa nell’orecchio.

Lei evidentemente accettò la sua proposta, si alzò in piedi mentre lui si metteva seduto e risalì sulle sue ginocchia. Questa volta lo cavalcò mostrandogli il seno, prese tra le mani il viso del ragazzo per baciarlo mentre con il pube cercava il membro. Aiutata dalla natura e dalle mani del ragazzo si ritrovò ben presto con il suo pene dentro e finalmente libera di muoversi come voleva. All’inizio non staccò le labbra dalle sue limitandosi a muovere le anche in una evoluzione rotatoria che la portava a spingere il pube contro il membro aprendosi a lui nello stesso tempo. Poco alla volta i movimenti del bacino si trasformarono da rotatori a semplici alternati, lei si allontanava da lui e quindi si riavvicinava strusciando i glutei sulle ginocchia del giovane.

Il suo uomo sapeva che Lei stava cercando il piacere, faceva così quando induceva delle contrazioni ritmiche ai muscoli interni la vagina, in quel momento non era importante sentire il membro muoversi dentro ma determinante era la sua presenza. Sapeva pure che, per quanto minimo, lo stimolo che induceva sull’uomo era micidiale: una continua pressione sui punti più sensibili del glande, tanto morbida e umida che pareva d’essere all’interno della bocca piuttosto che nel suo ventre. Se lei non avesse raggiunto presto l’orgasmo lui non avrebbe retto.

La ragazza conosceva il suo corpo e quasi a sottolineare i pensieri del suo uomo raggiunse quasi subito l’orgasmo. Con un improvvisa contrazione di tutti i muscoli del corpo, che la portarono ad arcuare la schiena mentre il viso si volgeva al soffitto, iniziò a gemere sempre più forte trattenendo l’urlo che le veniva spontaneo. Il piacere esplose in tutto il corpo spingendola a saltare sul ragazzo, improvvisamente sentì il bisogno fisico di sottolineare le ondate di piacere con delle profonde e violente penetrazioni. Si mosse su di lui salendo sino al limite del pene per poi lasciarsi cadere di peso, senza frenare la discesa. Il divano pareva dovesse smontarsi sotto quello stimolo meccanico tanto che lui, l’uomo della ragazza, si chiedeva come potesse il ragazzo reggere ancora. Infatti, non resse; un urlo maschile sovrastò la voce della ragazza mentre il giovane spingeva in alto il bacino schiavo di un orgasmo incontrollabile. Lei lo sentì esplodere, percepì il membro pulsare nel ventre, ma non si fermò. Continuò a cavalcarlo incurante delle sue mani che tentavano di trattenerla. Muovendosi in quel modo il seme del giovane in parte le entrò nel ventre ed in parte scivolò lungo le cosce aperte. Solo quando lo sentì il ragazzo rilassarsi le si fermò dopo essere scesa ancora una volta su di lui. Tenendolo dentro afferrò il suo viso e lo baciò ancora una volta, un bacio tanto lungo quanto durò l’erezione del ragazzo. Solo quando sentì il pene, ormai esausto, afflosciarsi nel ventre si sollevò lasciandolo libero di respirare. Si sedette accanto a lui, incurante della sua nudità, e si lasciò accarezzare sin che riacquistò le forze e sentì il languore scemare. Ad un certo punto fissò l’orologio sulla parete simulando una certa apprensione, disse al ragazzo che era meglio se usciva poiché presto sarebbe tornato il suo uomo. Lui la guardò con stupore, come se si aspettasse un epilogo diverso, forse più lungo e tranquillo. In ogni caso si rivesti in fretta ed uscì di casa. Sull’uscio offrì le labbra per un ultimo bacio ma la ragazza lo salutò con una carezza rispondendo in modo evasivo alle sue richieste di un futuro incontro. Una volta chiusa la porta lei si rilassò con un evidente sospiro, quindi si diresse in bagno. Il suo uomo sentì presto l’acqua della doccia scendere e n’approfittò per simulare un suo rientro in casa. Aprì la porta e quindi la chiuse platealmente con gran rumore, in questo modo era sicuro che Lei lo avesse sentito chiaramente dal bagno. Cercò di comportarsi i modo naturale, ripose la giacca nel solito posto, andò in cucina per bere l’usuale bicchiere di acqua, accese lo stereo per l’abituale sottofondo musicale poi … non resistette alla tentazione di andare verso il divano che aveva visto protagonista di un incontro sessuale la sua donna, n’osservò la superficie e constatò come fosse ancora visibile l’impronta nel luogo dove si erano accoppiati. Dove si era seduta lei subito dopo l’amplesso era presente un vago alone di umidità, probabilmente dovuto al sudore delle natiche o a ciò che usciva dalla vagina. Quella constatazione gli procurò una forte emozione e si sforzò di pensare ad altro per non farsi scoprire da Lei. Si sedette su quel divano avendo cura di non occupare la postazione del ragazzo di prima e attese.

Lei uscì dal bagno con indosso l’accappatoio non legato ma solo trattenuto dalle sue mani, si avvicinò a lui e senza nemmeno salutarlo disse mentre puntava il pavimento con gli occhi:



Sono stata brava?

Come tu volevi … come tu mi volevi?

Non ti capisco, cosa intendi dire? – disse lui avvampando nel timore d’essere stato visto mentre li sbirciava da dietro la porta.

Lo sai benissimo – incalzò lei sempre guardando il pavimento – Ho seguito i tuoi ordini, almeno quelli che mi hai permesso di capire.

Continuo a non seguirti. Siediti!

Dai! Lo so che eri qui poco fa. Sei stato tu a spingermi tra le braccia di quel ragazzo o … dovrei dire a spingermi sul suo cazzo!



Così dicendo lo fissò finalmente negli occhi e si sedette nel posto e nell’esatta posizione che aveva assunto dopo il suo rapporto con l’altro. Quindi continuò a parlare mentre scopriva poco alla volta il suo corpo aprendo l’accappatoio.



Ho capito cosa volevi sin dal giorno in cui mi hai fatta parlare con un altro al tuo posto nella chat. Ho inteso subito che non eri tu quello dall’altra parte del monitor. Tu mi chiedevi cosa pensavo e cosa sentivo nel mio intimo quando scopavo con te … l’altro mi domandava cosa sentivo dentro, fisicamente, quando facevo sesso … non potevi essere tu a farmi quelle domande!

In effetti, … - lui non poteva far altro che annuire.

Quando ho capito questo mi sono concentrata su ciò che accadeva alle mie spalle mentre ero davanti al computer e … ti sentivo presente. Senza aver bisogno di verifiche sentivo la tua presenza alle mie spalle e mi piaceva!

Sapevo che mi guardavi mentre mi masturbavo fingendo di parlare con te … ma tu forse non pensavi che io fingessi di parlare con te … vero?

Continua! – disse lui

Poi, quando mi hai dato molto più spazio per me, non capivo più cosa volevi … sin che ho incontrato "casualmente" quel ragazzo e l’ho riconosciuto subito come colui che parlava con me la sera. Usava le stesse frasi, le stesse pause, non poteva essere che lui. Ma ancora non capivo cosa volessi tu da me sin che non mi si è aperta la comprensione.

Allora ho agito come volevi e me lo sono fatta qui sul nostro divano davanti a te.

Una sola cosa non capisco!

Dimmi! – lui non riusciva a dire altro da tanto era emozionato sentendosi scoperto.

Posso immaginare che ti ecciti vedermi scopare, posso capire che ti piace vedermi godere … ma quello che non capisco è come hai fatto a capire che volevo ricevere ordini da te. Essere dominata da te!

Sai, negli ultimi mesi mi sentivo delusa nelle mie aspettative. Vedevo che tu non capivi cosa volevo, cosa mi mancava … per quello ero fredda!

Poi … hai capito tutto ed hai iniziato a guidarmi come volevo.

Certo … mi dominavi a modo tuo … senza ordini diretti ma mettendomi nella condizione di non avere scelte … sei unico … ti amo, lo sai?



Non gli diede il tempo di rispondere. Con una mossa agile e sensuale gli fu addosso, a cavallo delle sue gambe. In un attimo l’accappatoio cadde sul pavimento poi tutto avvenne in un modo così esplosivo da far perdere ogni nozione di tempo o spazio a lui. L’unico pensiero che ricordò di quel pomeriggio fu: " non ho capito nulla di lei!"

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