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racconti erotici : La scoperta dell’eros ( parte II°)
Inviato da rupescissa il 27/9/2008 23:29:49 (4493 letture)

Sara sentì la sua mano salire sempre di più e provò l’irresistibile desiderio di sentirla appoggiarsi sulla vagina, spinse in avanti il pube in attesa mentre dalle sua labbra socchiuse usciva un sospiro leggero; però quando iniziò a sentirne il calore attraverso gli slip, lui la ritrasse e, immediatamente, le sentì stringersi sul seno.



paroleros063
Dopo
le due notti in cui, Barbara e Laura, l’avevano iniziata al piacere della
scoperta del proprio corpo e delle sue possibilità, Sara, aveva tentato,
speranzosa, di sconvolgere fisicamente il suo ragazzo. Forte della nuova
sicurezza acquisita lo aveva affrontato con una sfacciataggine sino ad ora
sconosciuta in lei. Quando si era recata a casa sua, nel pomeriggio del giorno
seguente al suo primo incontro erotico con un relativo sconosciuto, lo aveva
praticamente aggredito sessualmente. Interrompendo i suoi discorsi gli era
saltata addosso, spogliandosi in tutta fretta, incurante del pericolo di essere
scoperti dei suoi genitori sulla via del rientro. Aveva fatto l’amore con lui
aggiungendo al solito sentimento una componente animale, nuova per lei, che
avrebbe dovuto fargli capire che si trovava davanti ad una donna nuova.



Lui fu abile come il solito, non per niente era il fratello di Barbara, la portò
al piacere con la sua calma abilità, con le solite mosse ed i soliti stimoli.
Senza dare a vedere di essersi accorto del suo cambiamento e della sua
evoluzione. Peggio, sembrava non aver notato la nuova pettinatura, più
aggressiva e l’abito fasciante e sexy che lei aveva appena acquistato.



Sara non diede peso alla sua delusione, pensò che, preso dagli esami, non aveva
testa che per quello.



Lasciato Luca ai suoi impegni, Sara, si ritrovò girovagare senza meta, assorta
nei suoi pensieri, concentrata nel tentativo di cancellare i rimasugli del
recente fallimento.



Si ricordò dell’offerta di Laura, la quale le aveva offerto la sua
disponibilità, invitandola a telefonargli ogni qual volta si fosse sentita giù o
dubbiosa.



Sara n’approfittò e la chiamò in studio, raccontandogli i fatti del pomeriggio.
Per parlarne meglio, Laura, la invitò a raggiungerla.



A Sara piaceva gironzolare per lo studio di Laura, in fondo, faceva il lavoro
per il quale lei stava studiando sperando di dedicarsi alla libera professione.



Quando furono a faccia a faccia, Sara, diede libero sfogo alla sua depressione.



 



-         
Vedi, Laura, questi vestiti nuovi, il nuovo trucco e la pettinatura, il
fatto di aver visto l’effetto che faccio su alcuni uomini, non migliorano le mie
capacità amatorie.



Per Luca non sono per niente cambiata, sono
quella di sempre: carina ma deludente a letto!



-         
Luca non ha capito niente di te, mi spiace dirlo ma è così.



Se solo si fosse sforzato di guardarti meglio
avrebbe, di certo, notato che non sei più la Sara di prima. Non solo per il tuo
aspetto ma per come ti sei posta a lui, per come lo hai affrontato e fatto
l’amore con lui.



Probabilmente ha la testa altrove, ci siamo
passati tutti, e tu stai vivendo un’esperienza simile alla sua. In questo
momento non hai esami, ma sai benissimo come si vive quando sei sotto e ne hai
due ravvicinati.



Non ti creare nuove paure o nuovi dubbi…stai
cambiando, e si vede.



Prova a pensare se la tua delusione non derivi
dal fatto che lui non ti ha dato più del solito, in risposta al tuo nuovo modo
di essere. Probabilmente ti aspettavi che ti facesse provare un piacere
maggiore, che fosse più abile di quanto non lo sia mai stato o che perdesse
completamente la testa, eccitato dalla nuova Sara.



Non mollare, continua a lavorare su di te.



-         
Probabilmente hai ragione, ma da quando mi sento più sicura di me non ho,
ancora, guadagnato niente.



Niente in piacere intendo.



L’altra sera, quando mi sono appartata con il
vostro amico, come ho visto cosa aveva in mezzo alle gambe ho iniziato a sognare
di sentirlo in mezzo alle mie. Poi ho pensato che se voi mi avevate chiesto di
limitarmi a farlo godere avevate i vostri buoni motivi.



E difatti ho provato quello che avevate
previsto, ma la voglia è rimasta.



Mentre lo stavo succhiando sono quasi venuta, da
sola. Oggi speravo che Luca mi regalasse un orgasmo mitico…invece è stata una
cosa del tutto normale. Stavo quasi per dirgli tutto, magari così si svegliava e
qualcosa succedeva.



-         
Ti senti delusa nelle tue aspettative, ma la colpa non è tua. Vedrai che
appena lui avrà la mente sgombra le cose andranno meglio.



-         
Ma ci vorranno settimane! – quasi gridò Sara.



-         
E tu hai voglia adesso, molta voglia.



-         
Si!



-         
A cosa saresti disposta, per soddisfarla?



-         
Cosa intendi?



-         
Se n’avessi la possibilità, adesso, ti toglieresti la voglia o preferisci
aspettare che il tuo ragazzo ti dedichi le attenzioni che vuoi?



-         
Adesso?



-         
Rispondimi. Vuoi soddisfare la tua voglia.



-         
Si!



-         
Senza remore o sensi di colpa?



-         
Da ieri sera non ne ho più!



-         
Aspetto un mio collega, un appuntamento di lavoro. E’ da parecchio che ci
prova con me e devo dire che non è niente male. Credimi, ci sa fare!



Se vuoi si può combinare.



-         
Io e lui?



-         
Tu e lui, noi e lui … come preferisci.



-         
Noi e lui…la cosa m’intriga, non ho mai fatto cose di questo tipo…non lo
so…dimmi tu.



-         
Un giorno dovremo parlare delle tue fantasie più nascoste, di sicuro ne
hai…



-         
Tante e talmente spinte che ho paura a confessarle.



-         
Come tutte noi, ma non devi negarti niente di quello che può darti
piacere.



-         
Comincio a credere che tu e Barbara vi divertiate molto insieme.



-         
Non hai torto. Se vuoi faremo divertire anche te…ecco è arrivato, prima
che gli apra la porta dimmi cosa vuoi.



-         
Non lasciarmi sola. – la pregò Sara.



 



Laura si avviò alla porta e fece entrare l’uomo che stava aspettando. Come al
solito lui la coprì di complimenti per la sua figura, per il suo vestito e
proferì le solite, più o meno, velate proposte. Non sapeva che quella volta
sarebbe stato accontentato.



Fu introdotto nell’ufficio di Laura dove già si trovava Sara e gli fu
presentato. La sua reazione alla vista della giovane fu esattamente quella che
Laura sperava.



La analizzò studiandola nei minimi particolari e spogliandola con gli occhi. Non
che c’è n’è fosse bisogno, il suo vestito, all’apparenza casto, aderiva al suo
corpo evidenziando ogni singola curva.



Dopo una serie di convenevoli in cui fu chiarito il ruolo di amica di Sara,
Laura confidò a lui il motivo della visita di lei, utilizzando dei lunghi giri
di parole e velate allusioni, in modo da non metterla in imbarazzo.



Lui capì al volo quello che Laura si aspettava e, allo stesso modo, comunicò a
lei cosa lui desiderava in cambio.



Questo breve ma decisivo scambio di messaggi avvenne quasi all’insaputa di Sara
che non capì molto bene il senso dei loro discorsi. Capì invece che l’attenzione
di lui si era spostata sul suo problema quando iniziò a dimostrargli
comprensione e una sensibilità non comune.



Sembrava che lui avesse vissuto i suoi stessi problemi, dal punto di vista
maschile, ma identici. Riuscì in breve tempo a coinvolgerla in una discussione
priva di segreti o tabù. Più parlava con lui, più le veniva facile confessare i
suoi pensieri e i suoi desideri, oltre al resto le piaceva quell’uomo anche dal
punto di vista fisico.



Appena Laura ritenne che la loro intimità aveva raggiunto il livello giusto,
finse di dover fare un giro di telefonate di lavoro; gli invitò a raggiungere la
sala riunioni dove potevano parlare più comodi e tranquilli, scherzando disse
loro che in quel modo non sarebbero stati disturbati dalle sue urla mentre
inveiva contro chi stava dall’altro capo del telefono.



Mentre uscivano dalla stanza, Laura, si concesse un sorriso prevedendo quello
che sarebbe successo di lì a poco, si accese una sigaretta e si rilassò sulla
poltrona ripensando alla richiesta, nemmeno tanto velata, de suo collega. Era
chiaro che desiderava avere lo stesso tipo di incontro con lei e che aveva
espressamente richiesto di poterlo avere in cambio della sua disponibilità a
soddisfare Sara.



A lei non dispiaceva affatto quel tipo ma non voleva mischiare l’intimo con il
lavoro, anche perché i giochi tra le nostre coppie, noi e Barbara e Marco,
riuscivano a soddisfarla completamente. In ogni caso non doveva perdere la
possibilità di vederlo all’opera, se avesse sbirciato dalla porta loro non se ne
sarebbero accorti e lei avrebbe potuto approfondire la conoscenza di lui. Ma era
ancora presto.



 



Sara si accomodò sul piccolo divano della sala avendo cura di assumere una
posizione che la valorizzasse e al contempo dichiarasse la sua disponibilità.



Lui rimase in piedi, come se non sapesse dove accomodarsi, poi accettò il suo
invito; interessandosi esplicitamente a lei.



Sara lo lasciò fare senza incoraggiarlo con le parole ma con il corpo.
Dimostrava di gradire le sue, sempre più chiare, proposte non curandosi delle
sue occhiate nella scollatura o sulle gambe.



Poco alla volta, lui, la fece eccitare solo grazie alle sue parole e la sbloccò,
completamente, quando le confidò che desiderava ardentemente vedere il suo corpo
libero dai vestiti.



Lei sentì una forte sensazione al ventre mentre si alzava in piedi lentamente,
sapeva che ormai aveva deciso di lasciarsi andare, incurante del suo ragazzo
voleva quell’uomo. In piedi di fronte a lui sbottonò, da dietro, la gonna e la
lasciò cadere ai suoi piedi, lasciando a lui il tempo di godere della vista
delle sue gambe velate dalle autoreggienti e del minimo tanga, in tinta, che a
stento gli copriva la vagina.



Prese la maglia per il bordo inferiore e la sfilò piano, lasciandola scorrere
sul seno nudo, rabbrividendo di piacere per quella sensazione. Fu fermata a
metà, con la maglia che le copriva il viso. Lui la pregò di rimanere così, con
le braccia alzate sopra la testa e gli occhi coperti dalla maglia. Gli disse che
in quella posizione il suo seno risaltava in tutto il suo splendore e la curva
dei suoi fianchi ispirava dei pensieri poco casti.



Ascoltava quelle parole immobile e lasciava che esse scorressero sul suo corpo
accarezzandolo, ormai era addestrata a sentire la pressione degli sguardi
addosso a lei, ma quello che sentì all’improvviso non era un tocco immaginario,
le mani di lui le stavano scorrendo sui fianchi, cingendoli con dolcezza. Sempre
immobile sentì le sue mani scendere sulle gambe e seguirle dall’esterno sino ai
polpacci. Le sentì risalire e sperò che prendessero la via interna, gli indicò
il suo desiderio aprendole poco. Percepì la sua mano che, di taglio, s’insinuava
tra le ginocchia salendo piano. All’altezza delle cosce, la mano ruotò
costringendola ad aprirle di più in modo da liberare la strada verso il pube.



Sara sentì la sua mano salire sempre di più e provò l’irresistibile desiderio di
sentirla appoggiarsi sulla vagina, spinse in avanti il pube in attesa mentre
dalle sua labbra socchiuse usciva un sospiro leggero; però quando iniziò a
sentirne il calore attraverso gli slip, lui la ritrasse e, immediatamente, le
sentì stringersi sul seno.



Si sfilò del tutto la maglia lanciandola sul tavolo dinanzi al divano, dopo
essersi sistemata i capelli, con una serie di movimenti automatici, focalizzo lo
sguardo su di lui. Notò che aveva le pupille dilatate e gli occhi secchi, come
se per non perdere un istante dello spettacolo dato dal suo corpo si fosse
dimenticato di sbattere le palpebre per umidificarli. Le labbra semi aperte e
gli occhi sbarrati gli davano un’espressione imbelle e Sara dovette trattenersi
dal ridere, tanto la trovava comica. Lui intuì cosa le passava per la mente e,
prontamente, si ricompose.



Lei aspettò in piedi che lui terminasse di togliersi la camicia, poi lo studiò
con attenzione mentre, da seduto, tentava di sfilarsi i pantaloni e quindi ruppe
ogni indugio e gli tolse lei stessa le mutande.



Accarezzo il suo membro sulla via dell’erezione e si divertì a sentirlo crescere
tra le sue mani.



Sara indietreggiò verso il tavolo prendendolo per mano, si sedette sopra e con
le gambe aperte reclinò la testa all’indietro, offrendo il collo ai suoi baci.
Le mani di lui scesero dal seno ai fianchi e presero l’elastico degli slip
tirandoli piano per sfilarglieli. Lei si appoggiò ai gomiti e alzo un poco il
sedere per aiutarlo. Quando fu completamente nuda, velata solo dalle calze, fece
per riprendere la posizione di prima, ma lui la trattenne giù con una mano sul
petto, poi avvicino il viso al pube e intrufolò la sua lingua tra le labbra
della vagina.



Sara rantolò e aprì ulteriormente le gambe, appoggiata sui gomiti reclinava la
testa all’indietro sino ad appoggiarla sul tavolo, la schiena spinta verso
l’alto inarcava il suo corpo, mostrando la perfezione del suo ventre. La sua
fantasia le consentiva di vedersi dall’esterno e si piaceva, sentiva di essere
estremamente eccitante in quella posizione, immaginava l’effetto che aveva su di
lui e si eccitava.



Lui scoprì con piacere che lei era già più che pronta, al primo tocco della sua
lingua sulla vagina venne invaso dal suo sapore, percepì chiaramente il profumo
dei suoi liquidi lubrificanti che riusciva a sovrastare quello del detergente
intimo. Per ulteriore conferma unì un dito alla lingua e poco alla volta lo
spinse dentro di lei. Scoprì in questo modo quanto era dilatata e umida, avrebbe
potuto prenderla subito ma voleva farla godere ancora un po’ con la lingua.



Quella piccola ma esperta penetrazione fece sussultare Sara, sentiva il suo dito
che, arcuato, seguiva il bordo interno della sua vagina, soffermandosi nei punti
che lei gli segnalava con il suo ansimare. Si stupiva del fatto che la mano e la
lingua di lui non interferissero tra di loro, nel ristretto spazio tra le sue
gambe, e di come riuscivano a sincronizzarsi per dargli un piacere sempre più
forte.



Sentì il piacere crescere sempre più rapido ed intenso in lei, lasciò che il suo
pube danzasse sotto quegli stimoli, riuscì solo a pensare che se lui non si
fermava sarebbe venuta tra pochi istanti.



Stava per fermarlo bruscamente quando percepì le sua lingua sulla pancia che la
leccava intorno all’ombelico. Si fermarono anche le sue mani e lei si rilasso,
lasciando che le forti sensazioni defluissero dal suo corpo. Pensava di
raddrizzarsi e di prenderglielo in bocca, in modo da contraccambiare quello che
lui gli aveva appena dato. I suoi massaggi e le sue carezze, però, la
inchiodavano in quella posizione, erano troppo piacevoli per interromperle.



D’un tratto sentì che mancava una mano sul suo corpo e poco dopo anche l’altra,
sollevò la testa per scoprirne il motivo e vide che lui stava indossando un
profilattico.



Lo osservò rapita mentre, terminata l’operazione, puntava il pene verso la sua
vagina. Lo sentì appoggiarsi e pensò che se la prendeva adesso, ancora in preda
al piacere della stupenda leccata, le sarebbe scoppiato il cervello dal piacere.



Lui spinse dolcemente, tenendola per i fianchi, ma Sara, ansiosa di averlo
dentro, lo aiutò con i movimenti del suo pube, costringendolo a penetrarla
totalmente, subito e con forza.



Tutti e due assaporarono, bloccandosi per un istante, la loro situazione. Sara
contrasse leggermente il ventre per migliorare la sua percezione, poi esaltata
da essa iniziò una serie di movimenti sempre più ampi del pube.



Era la prima volta che Tradiva il suo ragazzo, anzi era la prima volta che aveva
un rapporto sessuale con qualcuno che non fosse lui. Sino a quel momento non
aveva realizzato a pieno la situazione, solo quando lo sentì dentro di se capì
quello che stava per fare. Stringendo i muscoli interni della vagina contro di
lui pensò al tradimento che stava mettendo in atto e fu, per un brevissimo
attimo, invasa dai sensi di colpa; ma questi come arrivarono se ne andarono,
lasciando il posto ad un’incredibile eccitazione, incrementata proprio dalla
consapevolezza di avere un rapporto fuori dalle comuni regole. Fu in quel
momento che iniziò a muoversi, come raramente aveva fatto, sotto di lui.



Sincronizzarono le spinte di lui con le contrazioni di lei. Con la voce, Sara,
lo incitava a penetrarla con maggiore intensità, incurante del fatto che Laura
poteva sentirli. Per certi versi questa possibilità le piaceva, voleva
dimostrargli che era in grado di prendersi i suoi svaghi anche lontana da Luca.



Lasciò che il suo corpo rispondesse in modo istintivo alle spinte di lui e si
abbandonò completamente sul piano del tavolo, allargando le braccia e
lasciandosi sbattere come più piaceva a lui. La sua mente libera dal controllo
del corpo poteva vagare e inseguire i suoi pensieri. Si sentì un po’ depravata
ma la fantasia che la eccitava di più era quella di fare tutto quello davanti al
suo ragazzo. Se chiudeva gli occhi poteva immaginarlo lì con loro, mentre la
osservava.



Non era importante con chi lo stava facendo; era importante che Luca potesse
vederla.



Lui era molto abile e la stimolava anche con le mani. Il corpo di Sara, disteso
sul tavolo, con le gambe aperte poneva il suo pube alla portata delle sue mani
che scorrevano le labbra seguendo il bordo del pene o giocavano con il
clitoride.



Completamente schiava del piacere che lui gli stava dando e ulteriormente
riscaldata dai suoi pensieri non sentì l’orgasmo arrivare.



Urlò nell’attimo che fu invasa dalla prima ondata, inarcò la schiena spingendo
il pube contro di lui, la sensazione del suo pene che le riempiva il ventre
incrementò il piacere.



Vedendola in preda ad un orgasmo così intenso, lui si sentì appagato e forte nel
suo ruolo di maschio, seguì le contrazioni involontarie della vagina con le sue
spinte e non fermò la stimolazione delle sue mani. Vedeva il suo viso distorto
dal piacere e sentiva gli ansimi e i gridolini di piacere, si eccitò molto per
come lei stava venendo e aumentò la sua concentrazione per mantenere il
controllo del suo orgasmo sino alla fine di quello di Sara. Voleva veramente
farla godere come non mai, non gli era mai capitata una donna che dimostrasse in
quel modo il piacere che provava. Rischiava di mancare il suo orgasmo, se si
concentrava troppo di solito perdeva il treno e doveva ricominciare da capo. Non
sapeva se lei, dopo, era in grado di soddisfarlo, ma non gli importava era
troppo felice e appagato dalle sue reazioni



Sara giunse alla fine molto lentamente, rilassò i muscoli e lasciò il suo corpo
vibrare sotto i suoi colpi.



Quando emise l’ultimo sospiro liberatorio, appiattendosi stremata, lui si fermò,
uscì da lei e rimase a guardarla mentre il suo viso si rilassava.



 



Laura era stata richiamata dai gemiti di piacere di Sara, non voleva invadere la
loro intimità, ma era curiosa di scoprire come se la stava cavando e di vedere
lui all’opera.



La porta della sala socchiusa era un invito a sbirciare. La aprì ancora un poco,
quel tanto sufficiente ad avere la piena visione dei due.



Giunse nell’attimo in cui lei si stava abbandonando al lui. Poté apprezzare le
doti di lui, studiando le sue natiche che spingevano contro il pube di Sara, la
calcolata intensità mista ad un certo non so che di dolcezza delle sue spinte la
fecero sognare di essere al posto di Sara. Capì ancora prima di loro che lei
sarebbe venuta senza soddisfare lui, lo intuì dall’espressione del viso di lei
e, successivamente, dalle rughe di concentrazione di lui.



L’assistere ad un rapporto sessuale che si stava realizzando davanti a lei
l’aveva eccitata, ora con la consapevolezza di come si sarebbe concluso un piano
erotico stava prendendo forma nella sua mente.



 



Sara si alzò a sedere, prese il membro di lui in mano e gli tolse il
profilattico. Stringendolo forte in mano cercò con gli occhi una sedia, saltò
giù dal tavolo e la raggiunse. Lo invitò davanti a lei lasciandogli intendere
che voleva farlo venire con la sua bocca.



Le intenzioni di lei erano buone ma il suo viso dimostrava la sua stanchezza
così come la rilassatezza delle membra.



In quel momento entrò Laura, chiedendo per scherzo permesso e scusandosi per
l’intromissione.



Lui intuì subito dall’assenza di reazioni da parte di Sara che tra lei e Laura
doveva esserci una complicità che andava al di là della semplice amicizia.
Difatti, non solo, Sara non mostrò nessun pudore per la sua nudità ma accetto di
buon grado la proposta di Laura.



 



-         
Siccome ti ha distrutto, lo lasci finire a me? – chiese Laura a Sara con
un tono scherzoso



-         
Avrei voluto succhiargli via tutto lo sperma, per ringraziarlo del
piacere che mi ha dato, ma credo che lasciarlo a te sia un piacere maggiore per
lui…fai pure. – rispose lei



-         
E a te va bene? – chiese Laura a lui



-         
Sai benissimo da quanto tempo lo voglio! – fu la sua risposta



-         
Te la senti di ricominciare subito o vuoi rilassarti un attimo?



-         
Rilassiamoci insieme!



-         
Io vi lascio soli, allora…- disse Sara facendo la mossa di alzarsi.



-         
Resta pure con noi…a me non dispiace! – la bloccò al volo Laura.



 



Laura si andò a sedere sul divano facendo segno e lui di raggiungerla. Lui si
avvicinò e sali con le ginocchia ai due lati delle gambe di lei, cavalcandola.
In ginocchio il suo pene era alla giusta altezza del viso e lei non si fece
pregare per prenderlo in bocca.



Lo ingoiò e iniziò a succhiarlo muovendo la faccia avanti e indietro. Quel
movimento unito a quello della lingua lo fecero godere molto in fretta. Reduce
dal recente incontro con Sara non poteva resistere a lungo alle labbra esperte
di Laura e si ritrasse da lei. Seduto sulle sue ginocchia iniziò a sbottonargli
la camicia, la sfilò dalle sue spalle e nel mentre gli slacciò il reggiseno,
liberò il seno e si chinò a baciargli i capezzoli.



Laura lo lasciò fare sino a quando sentì i suoi capezzoli inturgidirsi sotto le
sue labbra, poi gli sussurrò:



 



-         
Leccami più in basso, voglio sentire la tua lingua là sotto!



 



Lui obbedì, scivolò giù da lei inginocchiandosi ai suoi piedi. Intrufolò le mani
sotto la gonna, costatando con piacere che anche lei amava le calze
autoreggienti. Prese gli slip e, con delicatezza, gli sfilò lungo le sue gambe,
la aiutò a far passare i piedi attraverso e, poi li ripose accanto a lei.



Laura si dimenò sul sedere tirando su la gonna, aiutata da lui la sollevò fino
in vita, poi aprì le gambe e, impudicamente, gli offrì il pube sollevandolo
verso il suo viso.



Anche lei dimostrò rumorosamente di gradire la sua lingua in mezzo alla vagina,
dischiuse le labbra, sino ad allora serrate in una espressione decisa. Ansimò di
piacere quando la lingua di lui, scorrendo tra le labbra, tentò con successo di
penetrarla.



Era intenta a percepire ogni minimo stimolo della lingua quando sentì che un suo
dito si faceva spazio dentro di lei. Inclinò il bacino e presto sentì che le
dita erano diventate due. Si eccitò per quello e si lasciò andare, lasciandolo
fare.



Il piacere cresceva dentro di lei, violenti impulsi la prendevano quando una
fortunata combinazione della lingua e delle mani colpivano i punti giusti.



Più godeva più cresceva in lei il desiderio di qualcosa di più, iniziava a
sentire il bisogno fisico di prendere il suo pene dentro di sé, con la voce roca
e riscaldata dall’eccitazione riuscì a dire:



 



-         
Ne hai ancora uno di quei profilattici?



-         
Più di uno!



-         
E allora mettilo su…presto!



 



Lui capì che lei non avrebbe aspettato oltre, si alzò dalle sue gambe e prese,
dalla tasca, un altro profilattico. In piedi davanti al suo viso, con il membro
vicinissimo a lei, lo indosso con calma, studiando la sua espressione.



Come ebbe terminato scese nuovamente sulle ginocchia, pensando di prenderla in
quel modo. Il corpo di Laura abbandonato sul divano con il bacino sul bordo del
sedile e le gambe spalancate per lui, erano troppo invitanti per non pensare che
lei lo desiderasse così. L’idea di lei era, però, quella di dominare il gioco.



Lo fermò a metà discesa e gli fece cenno di sedersi sul divano. Mentre lo
accompagnava con le mani, ruotò su di lui mettendosi a cavallo delle sue gambe.
Prese in mano il pene controllandone la libertà di movimento della pelle sotto
il lattice, sistemò il pube su di lui e lo guidò dentro di sé. Scese decisa ma
sensuale, con la bocca aperta in una lunga aspirazione mentre guardava il
soffitto. Ondeggiando con il bacino lo fece entrare tutto.



 



-         
Toccami! – ordinò.



 



Lui gli accarezzò le natiche e raggiunse il clitoride passando sotto di esse. In
quel modo riusciva a seguire il lungo sali scendi di Laura e i suoi movimenti di
anche, facendola godere.



 



Sara, nuda sulla poltrona, seguiva la scena eccitata.



Non aveva trovato un attimo di tempo per rimettersi almeno gli slip, tanto era
presa dalle imprese sessuali dei due. Era la prima volta che assisteva ad una
scopata dal vivo, che non vedesse lei come protagonista, finalmente aveva la
possibilità di osservare con dovizia il corpo di un uomo che faceva del sesso e
anche quello di una donna.



Si preoccupò non poco quando scopri che era molto più sensuale Laura di lui,
guardava il sedere di lei che saltava su di lui e le piaceva. Trovava molto
eccitante osservare il ventre di Laura, semi nascosto dalla gonna arricciata, lo
immaginava pieno di quel pene che prima aveva riempito il suo, gli piaceva
studiarlo come si contraeva, come si inclinava e gonfiava.



Ammirò il suo seno, non più giovane come il suo, ma ben fatto e sodo, a
giudicare da come si muoveva. E ammirò anche la spavalda sicurezza con cui era
riuscita a dettare le regole di quel rapporto.



Inclinando la testa riuscì a guadagnare la visione completa della vagina di
Laura e del membro sul quale scorreva. Si ritrovò a studiare con attenzione
l’istante della penetrazione, memorizzandone ogni centimetro.



La sua eccitazione non era mai scesa ed ora stava tornando a livelli tali da
renderla nuovamente pronta ad una scopata, non sapeva come resistergli e lasciò
scivolare la mano sulla sua vagina.



Si diede quel piacere che desiderava, guardando Mara e l’uomo scopare davanti a
lei.



 



Nel frattempo Laura aveva raggiunto il limite del suo controllo, aveva raggiunto
quel punto oltre al quale non poteva più fermarsi, senza soffrire per il mancato
orgasmo. Intensificò il suo ritmo, dopo aver lanciato un’occhiata a lui per
capire se riusciva a reggerla ancora un po’. Ne ricevette uno sguardo di
supplica, di fare presto ormai era al limite, per sottolineare questo concetto
le sue mani intensificarono il loro stimolo.



Laura, conscia che sia Sara che lei avevano spremuto, ormai, tutte le forze
dell’uomo, si concentro sul suo piacere e si lasciò prendere dall’orgasmo.



Alla prima ondata incitò anche lui a lasciarsi andare, poi seguì il suo istinto
e lo cavalcò con foga. Sentì lui che spingeva il bacino in alto, verso di lei,
poi lo sentì gemere e rantolare; a quel punto percepì gli impulsi del suo pene
dentro di lei. Lo lasciò terminare poi si sollevò e lo fece uscire, ormai quasi
spento dalla fatica.



Aveva goduto, ma non a tal punto da distruggerla fisicamente. Dopo alcune brevi
frasi di vicendevoli complimenti, mentre si rivestivano, lo salutò rimandando
l’appuntamento di lavoro, sottolineando di lavoro; lasciandogli intendere che
quella scopata non avrebbe avuto seguito.



 



Voleva parlare con Sara, aveva notato come si masturbava mentre li guardava. Il
suo intuito le diceva che era pronta a scoprire il segreto di lei e Barbara, e
magari entrare a far parte del gioco.



Il semplice fatto che non si fosse rivestita, mentre lei si dava da fare, era
indice di una sessualità pronta a tutto…doveva indagare.



 



-         
Allora, dimmi qualcosa – Laura la incitò, mentre davanti allo specchio si
sistemavano il trucco dopo essersi rivestite con calma – come ti è sembrata, ti
senti soddisfatta?



-         
Soddisfatta? – il viso di Sara esprimeva una attenzione particolare – Si
posso dirmi soddisfatta, molto soddisfatta. Lui è molto bravo, ma tu lo sai! –
disse rivolgendo uno sguardo complice a Laura – sono ancora perplessa da quello
che mi è successo, però!



-         
Cosa intendi?



Non hai fatto niente di tanto strano da
lasciarti perplessa!



-         
Non mi riferisco a quello che ho fatto io con lui…



-         
Ohh! Spero di non averti ferita quando mi sono proposta a lui per finire
quello che avevate iniziato!



-         
No! Assolutamente no. Non mi hai ferita, anzi…io ero distrutta, mi ha
fatto godere come raramente mi era successo. Sentivo di non farcela a rendergli
il favore e te ne sono grata se lo hai fatto tu…se poi hai goduto anche tu …
tanto meglio.



Mi riferisco a quello che ho sentito dentro di
me mentre vi guardavo. Non credevo che potessi eccitarmi tanto di fronte ad una
scena di sesso!



-         
Ti piaceva di più guardare lui … o me? – le domandò, brutalmente, Laura.



-         
Ma tu come…? – Sara rimase per un attimo senza parole, con la bocca
atteggiata in una espressione stupita, non capiva come lei avesse intuito i suoi
pensieri; poi confessò - Se osservavo te, il tuo corpo, le tue parti intime
all’opera mi eccitavo in un modo incredibile … non capisco!



-         
Non ti preoccupare, è abbastanza normale.



In realtà i tuoi occhi vedevano me, ma la tua
mente ti immaginava al mio posto, questa è una possibilità!



Oppure … immaginavi di prendere parte al gioco?
– la voce di Laura prese un timbro caldo e sensuale, che ebbe effetto sulla
sincerità di Sara.



-         
Sono confusa … non lo so perché mi sono così eccitata a guardarvi.



Ammetto che tra i miei sogni erotici quello di
lasciarmi andare in una piccola orgia è tra i più frequenti; ma non ho mai
pensato seriamente di realizzarlo … mi sentirei terribilmente imbarazzata in una
situazione del genere. -  le gote di Sara si stavano imporporando lievemente
mentre parlava – Non credo che riuscirei a lasciarmi andare completamente se fra
me e il mio uomo ci fosse un’altra donna.



-         
O un altro uomo! – sottolineò Laura.



-         
Un altro uomo … un gioco a tre, con me al centro … è quello che sogno più
spesso, quello a cui penso, in segreto, per eccitarmi quando i preliminari del
mio ragazzo non riescono a scaldarmi.



Mi immagino che ci sia un terzo lì con noi
pronto a soddisfarmi e a godere con noi…



Sarebbe fantastico!



-         
E’ fantastico! Credimi …



 



Laura lasciò l’ultima frase in sospeso, senza approfondire, lasciando a Sara il
compito di completarla con la sua fantasia. Deviò, invece, il discorso su
argomenti vari, privi di implicazioni erotiche, in modo da non spingerla verso
una cosa che, invece, doveva nascere da lei. Questo Laura lo sapeva bene.



Sentiva che era pronta ad ampliare la sua esperienza nel campo sessuale, ne
parlò a Barbara. Insieme pensarono bene di spingerla ad accettare le nostre
attenzioni, mie e di Marco. Così come era successo con la mia compagna, Barbara
si preoccupò di fargli vincere le ultime reticenze frutto della sua educazione e
del conformismo che l’aveva permeata sino a quel punto. Una sera la invitò a
casa sua, da sola, per cena. Eravamo presenti anche noi.



Barbara la stimolò per tutto il tempo, aiutata da Laura che riviveva con un
insolito piacere la sua prima volta in tre. Prima di tutto l’aiutarono a vincere
l’imbarazzo di trattare certi argomenti in presenza di due uomini, intrattenendo
con noi una discussione ad alta tensione erotica. Poco alla volta introdussero
l’argomento che gli stava a cuore, prima in modo vago ed appena accennato, poi
scesero nei dettagli.



Sara continuava ad osservare me e Marco, potevo immaginare i pensieri che gli
passavano per la testa, erano evidenti sul suo volto. Si chiedeva se noi eravamo
al corrente della libertà sessuale dimostrata dalle nostre compagne e se
l’approvavamo o la subivamo passivamente. Dai nostri discorsi capì quale tipo di
rapporto ci univa tra coppie e tra noi quattro.



Visibilmente sempre più interessata e vagamente eccitata stava realizzando che
quella sera eravamo lì per lei, che bastava un suo cenno di assenso per
ritrovarsi tra le attenzioni di due uomini, sotto la supervisione e l’appoggio
delle due amiche.



A tratti dubbiosa, in altri euforica, Sara stava vincendo le ultime remore. Le
parole suadenti delle due donne le lasciavano immaginare quale livello di
eccitazione poteva raggiungere e il piacere che avrebbe provato. La
consapevolezza della sua femminilità stava crescendo, si vedeva in azione mentre
dispensava piacere a due uomini e traeva da loro il suo, per nulla intimorita
dalla difficoltà di gestire quel tipo di rapporto.



Da alcune frasi di Laura e Barbara, nonché dalle espressioni di Sara, Marco ed
io capimmo quale doveva essere il nostro ruolo quella sera: avremmo dovuto
lasciare a Sara il compito di dirigere il gioco, in modo da consentirgli di
continuare a provare quella sicurezza che stava crescendo in lei. Non era il
momento per lei di offrire la sua femminilità, esaltandosi dello sconvolgimento
ormonale che questa semplice mossa poteva creare in noi, ma doveva poter sfogare
la femminilità repressa, quel lato animale che sino ad ora aveva tarpato e
quindi dominare il gioco.



 



Quando fu pronta, riscaldata dalla fantasia ed eccitata dalle nostre parole,
Barbara la ci invitò a sistemarci più comodamente sul divano della sala.



Lasciammo sedere Sara, pudicamente, su di una sedia di fronte al divano. Era
tesa mentre l’attimo del suo coinvolgimento si avvicinava, non sapeva come
iniziare, i suoi occhi rimbalzavano sui nostri, indecisa.



Barbara ruppe il ghiaccio chiedendogli, se la presenza di lei e di Laura la
infastidisse. Vista la complicità che era nata tra loro la sua risposta non
poteva che essere negativa, anzi la loro presenza l’aiutava e le infondeva
sicurezza. Appurato questo, Barbara, si avvicinò a suo marito e gli si sedette a
fianco, piegandosi verso di lui allungo una mano afferrando, con decisione ma
opportuna delicatezza, i suoi genitali. Massaggiandoli a piene mani avvicinò le
labbra alle sue, baciandolo e strusciando il seno contro di lui. I suoi
movimenti sortirono l’effetto secondario, ma non disprezzabile, di far salire la
sua gonna esponendo sensualmente le gambe.



Laura mi indicò con un cenno Sara, sola sulla sedia. Mi alzai per avvicinarmi a
lei, subito le s’illuminarono gli occhi. La invitai ad alzarsi offrendogli la
mano e la guidai sul divano, vicino a Barbara, che per fargli spazio montò a
cavallo delle cosce di suo marito.



Mi ricordai improvvisamente del piano delle serata, allora la lasciai in piedi e
fui io a sedermi. Lei mi guardò indecisa, poi lentamente, con qualche titubanza,
iniziò a spogliarsi. Prima la giacca, poi la camicia e i pantaloni. Rimasi
sinceramente ammirato dalla biancheria che esaltava il suo giovane corpo, con lo
sguardo la pregai di rimanere ancora per qualche attimo così, in modo da poterla
ammirare e per consentire anche a Marco, ancora alle prese con i baci di sua
moglie, di godere di quella vista.



Lei soddisfò la mia muta richiesta e solo quando sentì lo sguardo di tutti noi
su di lei terminò di spogliarsi, tolse anche le calze; forse per dichiarare
l’intenzione voler sentire con tutta la sua pelle quello che le sarebbe
successo.



Nuda davanti al divano si inginocchiò tra le mie gambe, armeggiò con la patta
dei pantaloni ed estrasse il mio membro. Lo afferrò con entrambe le mani
lanciando uno sguardo a Laura, ottenuta la sua approvazione me lo ingoiò senza
esitare ulteriormente.



Capivo da cosa mi stava facendo che la sua attenzione era completamente rivolta
a me, ed era molto abile. Per fortuna Marco fu lasciato libero di muoversi da
Barbara, vista la situazione venne prontamente in mio aiuto. Si spogliò in
fretta, quindi si avvicinò alla schiena di Sara. Seguì la sua colonna vertebrale
con la lingua inducendogli dei leggeri brividi di piacere, immediatamente il
forte stimolo della sua bocca diminuì; la sua mente stava spostando l’attenzione
sul corpo.



Si lasciava accarezzare senza guardare dietro di se, lasciava che le piacevoli
sensazioni di quelle mani si impossessassero di lei. Piano, senza fretta, iniziò
a spostare indietro il sedere, sollevandolo al contempo.



Marco non si perse l’occasione di insinuare una mano tra le sue cosce, salì sino
alla vagina, stretto tra la sua pelle poi la invitò ad aprire le gambe.
Raggiunta la meta le esplorò con le dita.



L’incontro della mano di Marco con il suo clitoride, fu segnalato da uno spasmo
che salì dal suo ventre sino alla gola. L’intensa sensualità con cui mosse la
lingua sul mio membro, quasi mi fece esplodere.



Sara alzò ancora di più il sedere e divaricò le gambe, offrendo a Marco la piena
disponibilità del suo sesso. Lui le infilò prima uno poi due dita dentro,
muovendole leggermente arcuate contro la parete interna e scopandola piano. Lei
staccò le labbra da me, i guardò con gli occhi lucidi e un’espressione di grande
piacere sul viso, sentivo il suo respiro sulla pelle della cappella, resa
sensibilissima dal piacere che mi aveva dato. Mentre lui la faceva godere lei si
limitò a delicate e sensualissime leccate sul mio pene.



La ringraziai mentalmente per quell’attimo di pausa che mi concedeva e per il
magnifico spettacolo del suo viso gaudente, con quella lingua che impazzava su
di me.



Marco, concentrato su Sara, sentì improvvisamente due mani sul pene. Erano
quelle di Barbara che, nonostante la scomoda posizione, tentavano di fargli
indossare un profilattico. Non era facile e fu necessario l’intervento di Laura,
una lo teneva fermo scappellandolo e l’altra gli srotolava sopra la protezione.



La comicità della scena fu accentuata dall’espressione stupita di Marco, stavo
per lasciarmi andare a ridere, mi trattenne solo il pensiero che Sara,
all’oscuro di cosa accedeva alle sue spalle, si sarebbe sentita offesa.



Lei aveva il mio membro per metà in gola quando Marco gli puntò il pene tra le
labbra della vagina. Si bloccò in quella posizione mentre le mani dietro di lei
la predisponevano alla penetrazione. Potei vedere il colpo di reni di Marco e il
corpo di Sara che si arcuava mentre lui entrava, poi più niente.



Il mugolio di piacere di lei indusse una profonda vibrazione che partendo dal
mio membro si estese a tutta la zona genit





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