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racconti erotici di Rupescissa

racconti erotici : Tradimento virtuale del II° tipo
Posted by Rupescissa on 2011/1/19 16:24:07 (7123 reads)

Estrasse il pene di suo marito e, stringendolo forte, iniziò a menarlo. Lui voleva di più a quel punto e tentò di scostargli le mutandine quel tanto che bastava a penetrarla.

Click to see original Image in a new windowMonica fissava incredula il monitor del suo computer. Rileggeva, forse, per la quindicesima volta le lettere stampate sullo schermo.

Nessuno, mai nessun uomo era riuscito a sconvolgerla così profondamente nell’anima solo con delle parole. A pensarci bene non aveva mai trovato qualcuno che la capisse intimamente, che riuscisse a penetrare il muro posto a difesa della sua sensibilità.

Troppo aveva sofferto a causa di quegli uomini che, sfruttando le sue insicurezze e i suoi timori, l’avevano legata a loro oltre quello che lei avrebbe voluto; approfittando di lei, trattandola come un essere debole e incapace di cavarsela da sola.

Per questo motivo, negli anni, aveva eretto delle barriere poste in sequenza, una dopo l’altra, dalla più blanda alla più forte e impenetrabile. Apriva le porte delle sue difese molto raramente, era lei a decidere sin dove l’interlocutore che aveva davanti poteva arrivare a conoscerla. Nemmeno il suo uomo aveva accesso all’ultimo stadio della sua difesa.

Ma la persona che stava di là dal monitor aveva violato tutte queste difese. Senza alcuna violenza, senza sotterfugi ma grazie alla dolcezza e alla sensibilità.

Pareva la conoscesse da sempre, meglio di quanto si conoscesse lei stessa. Gli scriveva esattamente quello che lei desiderava, anticipando i suoi stessi desideri.

Aveva conosciuto quella persona grazie ad un annuncio su Internet e l’iniziale gioco di scambio d’idee, di confessioni aveva travalicato i limiti che inizialmente si era posta.

Era un brutto periodo per lei. Dopo quattro anni di convivenza il rapporto con il suo uomo si era trasformato in una serie d’incontri di puro sesso interrotta solo da qualche discussione d’ordine pratico. La tenerezza, il sentimento, il piacere di creare qualcosa di bello insieme, la voglia di conoscersi, la ricerca dell’intimità più profonda, l’amore avevano lasciato il posto all’aspetto ginnico del rapporto di coppia.

Lei adorava il sesso, era parte integrante del suo concetto di coppia. Non poteva vivere senza di esso e si lanciava con gioia nel realizzare le sue fantasie e quelle del suo compagno.

Ma aveva bisogno di tenerezza.

In tutti i modi aveva tentato di farlo capire, lo chiedeva in tutti i modi anche i meno leciti.

Una sera mentre era da sola in casa, gironzolando per la rete, aveva trovato alcuni siti che pubblicavano annunci vari. Per la verità era stata proprio lei ad inserire nei motori di ricerca la parola "annunci" e poi "annunci personali". Non avendo trovato niente che la ispirava ma colpita dalla grande varietà delle richieste sulle prime pensò di inserire un messaggio del tipo:



"Bellissima ragazza di 27 anni baratterebbe il suo lui di 33, in perenne stato d’erezione, con il tuo compagno tenero e dolce, capace d’amare. Se esiste. Anche solo scambio temporaneo!"



Si diede della stupida. Chi mai avrebbe risposto a quel tipo d’annuncio.

Però l’idea era buona.

Inserì, su diversi siti, un messaggio di richiesta d’aiuto.



" Ho 27 anni, sono veramente molto carina (almeno così dicono), la mia vita di coppia è solo sesso, tanto quanto inutile sesso poiché non condito dal sentimento. Ma esistono ancora degli uomini in grado di non terrorizzarsi di fronte alla parola Amore?"



Ricevette di tutto, chi gli chiedeva le foto della sua vita di "solo sesso", chi prometteva di chiamarla amore mentre la scopava, chi si dichiarava un intrepido amante per nulla intimorito dalla parola amore, che lei poteva dirgli quante volte voleva durante il rapporto e chi rispose con dei messaggi seri, che dimostravano comprensione per la sua situazione.

Si mise in contatto con quei pochi che l’avevano ispirata. Con il tempo ridusse il numero dei corrispondenti, mantenendo i contatti con quelli che si erano dimostrati sinceri e che non cercavano solo un’avventura erotica.

I suoi interlocutori si ridussero ancora per cause naturali, come la perdita d’interesse da ambo le parti. Solo uno resisteva, il migliore che lei potesse sperare.

Poco per volta le lettere si erano fatte sempre più intime. Dalla descrizione generale del proprio carattere, al raccontare l’esperienze vissute e i sogni, si era arrivati a parlare del bisogno d’amore e di tenerezza. Era stupita che un uomo avesse le sue stesse esigenze.

Il rapporto consolidato che aveva cominciava a risentirne.

Sentiva di amare quell’uomo. Non l’aveva mai visto, neanche in fotografia, lui si era sempre rifiutato di inviare delle sue immagini. Non sapeva di dove fosse, in quale città abitava, se era libero o sentimentalmente impegnato. Conosceva solo l’età e il suo pseudonimo.

Una sera gli scrisse:



Non mi bastano più le tue parole tenere. Quello che ci siamo confidati e le sensazioni che mi hai dato vanno oltre il normale rapporto tra due amici.
Ormai non sei più tale per me.

Voglio incontrarti…ho bisogno di amarti fisicamente!



Lui non rispose per parecchi giorni, ormai Monica lo conosceva bene e sapeva che aveva bisogno di decantare, di lasciare calmare lo sconvolgimento ormonale che il suo messaggio gli aveva certamente causato.

Era convinta di ricevere un indirizzo o un numero di telefono per combinare un appuntamento. Aveva intuito dai precedenti messaggi che lui se non viveva a Torino, la conosceva benissimo. Quanto meno era originario di quelle parti, alcune espressioni che aveva usato dimostravano che aveva vissuto parecchio lì.

Lui sapeva molto di più su di lei. Monica non gli nascondeva niente, tranne il vero nome e l’indirizzo.

Come risposta alla sua mail scrisse:



Il nostro rapporto non è maturo per un incontro.
Monica, sarà difficile per te ammetterlo ma sai che ho ragione!

Però anch’io ho bisogno di qualcosa di più. Sento la necessità di accarezzarti mentre ti dico quelle parole che testimoniano il mio sentimento per te. Le mie mani saprebbero trasmetterti tutto il calore di cui hai bisogno…lo so!

E’ una tortura per me non poter fare l’amore con te, almeno quanto lo è per te.

Approfondiamo la nostra conoscenza virtuale prima di incontrarci.



Monica restò interdetta di fronte a quel messaggio. Non riusciva a capire cosa intendesse dire quando gli chiedeva di approfondire la conoscenza virtuale. Lo chiese a lui con un messaggio molto breve e diretto. Questa fu la sua risposta:



Vorrei vederti mentre fai l’amore con il tuo uomo, per capire come sei realmente.
Tu sai che oltre al profondo sentimento, in un rapporto di coppia, c’è bisogno di quella componente animale che rende il sesso completo e piacevole.

Devo conoscere questa tua "animalità"



Lei sorrise leggendo quelle parole. Ormai era suo, lo sentiva!

Gli scrisse:



Non sarebbe meglio scoprirlo di persona?


La risposta non fu quella che sperava:



Forse ho paura di non essere io all’altezza o forse voglio desiderarti ancora di più.
Ti propongo un gioco.

Io ti darò dei consigli, delle indicazioni. Ti farò delle richieste che tu realizzerai con il tuo compagno facendoti fotografare. Se lui è sempre eccitato non sarà un problema.

Quando non potrai farti fotografare mi darai un resoconto dettagliato.

Farai tutto questo pensando a me e immaginando che sia io a fare sesso con te.

Ti va?



Leggendo quella lettera, Monica, si eccitò.

Quell’uomo non era solo in grado di sconvolgere i suoi sentimenti ma sapeva eccitarla. Senza che lei non lo avesse mai confessato era riuscito a scoprire il suo aspetto esibizionista e a solleticarlo.

Prima gli aveva sconvolto il cuore, suscitando in lei passioni che non provava da tempo, dimostrandogli che c’erano ancora uomini in grado d’amare senza paura d’ammetterlo.

Ora, gli stava accendendo il desiderio, a distanza, solo grazie alle sue parole e alla profonda conoscenza che aveva acquisito su di lei. Doveva assolutamente incontrarlo, conquistarlo e tenerlo accanto a se.

Si. Sarebbe stata al suo gioco, nella speranza di soddisfarlo e convincerlo ad incontrarla. Una volta trovatesi a faccia a faccia non avrebbe avuto scampo. Monica era molto sicura di se.



Cosa devo fare per te. – gli scrisse.
La prima volta che sarai in intimità con il tuo uomo fatti fotografare mentre ti dedichi al sesso orale.
In questo modo potrò capire quanto sei inibita, se lo sei, e vedere la tua faccia mentre fai godere un uomo che vorrei essere io.



Quella richiesta non la stupì più di tanto. Conosceva bene le fantasie erotiche maschili e decise di darsi da fare la sera stessa.

Dopo la cena il suo compagno si stava rilassando sul divano, non aveva strane idee per quella serata, con disappunto di Monica.

Lei prese la fotocamera digitale acquistata per le vacanze e si sedette vicino a lui.



Sai, abbiamo comprato questa macchina fotografica e non l’abbiamo quasi mai usata. – iniziò lei.
Be! Non abbiamo avuto tante occasioni di farlo, però è comoda.
Pensavo…!
Perché non la usiamo per fotografarci mentre facciamo sesso?

Cosa?!
Ma sì! Ci scattiamo qualche immagine durante i nostri rapporti così le possiamo rivedere quando vogliamo, tanto non c’è bisogno di farle sviluppare quindi non usciranno da queste mura.
Mi stai diventando piacevolmente perversa, cosa ti è successo?
Niente, ho semplicemente voglia scoprire come sono quando faccio l’amore con te.
Dai prendi questa e datti da fare….- disse porgendogli la fotocamera.



Monica si sedette al suo fianco sul divano e con malizia gli sfioro la patta dei pantaloni, gli rubò un bacio, profondo e intenso. Quindi con grazia gli salì a cavallo sollevando la morbida e ampia gonna.

Iniziò subito a strofinare il pube contro la sua zona genitale senza mai staccare le labbra dalle sue. Al termine del bacio lui era senza fiato e lei goduta dal rigonfiamento che sentiva in mezzo alle gambe, lo incitò a sbottonargli il maglioncino di lana mentre lei non accennava ad interrompere lo strofinamento. Una volta liberata dall’indumento lui si avvide che non indossava il reggiseno, si dedicò con passione a baciare, leccare, succhiare e mordicchiare il seno stupendo di sua moglie.

Lei gli si spinse ancora più vicino per facilitarlo, gli piaceva come sapeva stimolarla in quel modo, spinse un po’ in dietro il sedere e con la mani iniziò a sbottonargli i pantaloni.

Estrasse il pene di suo marito e, stringendolo forte, iniziò a menarlo. Lui voleva di più a quel punto e tentò di scostargli le mutandine quel tanto che bastava a penetrarla. Lei lo lasciò fare, facendogli credere che anche lei voleva sentirlo dentro, si lasciò puntare la vagina e lo fece quasi entrare dentro di se.

Godeva dell’idea che quello che sarebbe successo quella sera, era già stato programmato da un altro uomo, che lei sola conosceva. Era eccitata dal fatto di stare facendo esattamente quello che voleva l'altro. Si beava di usare l’eccitazione cieca e ottusa di suo marito per soddisfare un uomo che la sapeva comprendere e che sentiva, ormai, di amare.

Monica, scese su di lui. Lo lasciò entrare dentro di se, in preda a quei pensieri per un attimo credette di accogliere l’uomo dei messaggi, e gemette di puro piacere, stupendo anche suo marito. Lo prese fino in fondo, sino a sentirlo premere contro l’utero. Iniziò a dimenare i fianchi, a ondeggiare con il pube e, infine a cavalcarlo.

Con gli occhi chiusi immaginava le parole che quello sconosciuto gli aveva scritto, lo sentiva dentro di se.

Gli slip, appena scostati, con i suoi movimenti tentarono di tornare al loro posto, bloccati dal pene di lui, premendo allora sulle labbra e il clitoride. Sculettando e ondeggiando, Monica, imprimeva loro un movimento tale da stimolarla ulteriormente.

Non si accorse che lui la stava fotografando in tutti i modi.

In breve, lei arrivò all’orgasmo, un piacere intenso rafforzato dalle sue fantasie. Pensava:



Questo è per te, il mio orgasmo lo devo solo a te, mio sconosciuto amante….


Ansimava e gemeva più del solito. Lui, il marito, capì che quello era un orgasmo speciale per lei, attribuì il merito alla macchina fotografica e all’eccitazione da essa generata. Vista la sua reazione si pregustava in anticipo quello che sarebbe seguito.

Aveva ragione, ma solo in parte!

Monica, sfinita dall’intenso piacere crollò su di lui, trattenendolo dentro. Le ritmiche e involontarie contrazioni dei muscoli vaginali dopo l’orgasmo fecero quasi venire anche il marito. Lei se ne accorse e scivolò via molto velocemente da lui portandosi, in ginocchio, ai suoi piedi. Brandì il pene umido e gonfio del marito sussurrandogli:



Fotografami adesso!


Senza attendere conferma ingoiò quel pene che aveva davanti all viso.

Lui quasi venne sul colpo al contatto di quelle labbra ispirate da pensieri che non poteva nemmeno lontanamente immaginare.

Monica si mise in posa, facendosi riprendere mentre con la lingua spazzolava la cappella in ogni anfratto, quindi lo prese fra le labbra e lasciò che la fotografasse in sequenza mentre lo ingoiava completamente.

La sua immagine preferita fu quella che la vedeva con la bocca spalancata a pochi millimetri dal pene in attesa del primo schizzo di sperma, infatti, quando lo fece venire, si lasciò riempire il viso.

Il pensiero che quelle immagini, di lì a poco si sarebbero trovate nella casella di e-mail dell’uomo da lei sospirato, la eccitò nuovamente nel profondo. Mentre di dedicava con passione a baciare e succhiare il membro che aveva appena accolto nel ventre, iniziò a contrarre ritmicamente i muscoli interni della vagina. Inconsciamente cercava un altro orgasmo.

Con una mano teneva e menava il pene e con l’altra, dopo essersi accarezzata a lungo il ventre, si stimolava nei punti giusti della sua vulva, che lei conosceva meglio di chiunque altro, in un crescendo di eccitazione e piacere.

Mentre riceveva il seme del marito sul viso immaginò la reazione dello sconosciuto, anagraficamente ma non intimamente, alla vista di quelle immagini. La sua mano si ritrovò bagnata dei suoi stessi umori, scivolava senza fatica tra le grandi labbra e seguiva le evoluzioni del pube con una maestria che solo lei aveva.

Raccolse l’ultimo schizzo sulla lingua, guardò in direzione dell’obbiettivo e con una espressione da grandissima troia lasciò che il liquido denso gli colasse giù dalla gola.



Sognami così! – pensò.


Venne nuovamente, il suo viso si trasformo in una maschera di piacere. Imbiancato dallo sprema, stravolto dal nuovo orgasmo, più mentale che fisico, il volto di Monica era erotico e sensuale come non mai. Si fece fare molti scatti in quel modo.



Il giorno dopo riguardò sul monitor del PC le immagini della sera prima, si stupì non poco di se stessa, non riusciva a spiegarsi come avesse potuto essere così disinvolta e disinibita. Il ricordo dei due orgasmi, quasi consecutivi la lasciò ancora più perplessa, non gli era mai capitato di eccitarsi tanto da avere il bis.

Tentò di mettere giù due righe per accompagnare quelle immagini che stava per inviare al suo interlocutore telematico. Non riusciva, il cervello tornava costantemente al ricordo del piacere della sera prima. Scrisse solamente:



Eccoti accontentato, queste sono le foto che mi ha fatto il mio uomo mentre lo facevo godere pensando a te. Sono venuta mentre lo succhiavo grazie all’eccitazione che tu, sia pure a distanza, mi hai dato.
Come vedi la mia componente animale adesso?

Non farmi attendere oltre, voglio il tuo seme sul mio viso, riempimi come mi vedi nell’ultima immagine. Non ti perdere questa occasione!



Lui rispose subito. Verso sera, Monica, scaricò la posta e trovò il suo messaggio:



Devi aver provato un piacere molto intenso, lo si capisce dai tuoi occhi e dall’espressione delle tue labbra.
Il desiderio di averti fra le mie braccia è forte ed è sempre più arduo resistergli.

Tu sai che io do tutto alla donna che amo, dopo molte delusioni nel passato, a causa di quelle donne che hanno solo preso da me e mai mi hanno dato quello che cercavo, oggi vado con i piedi di piombo, come si suole dire. Non voglio pensare, e non lo penso, che tu non sia in grado di darmi quello di cui ho bisogno. Conosco il tuo animo, so quanto sai amare con il cuore, ma voglio conoscere il tuo corpo e come lo sai usare.

Il sesso è determinate per la riuscita di una storia sentimentale, e tu lo sai bene!

Ho visto come sai far godere un uomo con le tue dolci labbra, accettando il suo seme sul viso in quel modo dichiari di conoscere a fondo le fantasie erotiche maschili, ingoiando lo sperma con quell’espressione goduta dimostri di saper trarre pure piacere da queste fantasie….Brava, sei una vera Femmina.

Ti avvicini sempre di più alla donna che ho sempre sognato.

Ho, ancora, bisogno di sapere come sai prendere dentro di te il tuo uomo, voglio vedere come sai offrire la tua femminilità all’uomo che ami.

Poi, molto probabilmente, potremo incontrarci.



Monica lesse con molta attenzione il testo che lui gli aveva inviato.

Si rese conto che ormai non aveva più segreti per lui, anzi gli doveva la riscoperta della sua femminilità, del piacere di dare piacere ad un uomo trasformandosi di volta in volta nella donna che lui vuole. Certo è che se lo avesse conosciuto prima….la sua vita sarebbe stata diversa, migliore.

Un uomo che sapeva tirare fuori il meglio di lei, che non la inibiva, che sapeva usare il sesso per legare sempre di più la coppia e non aveva paura di chiedere o ammettere le sue debolezze.

Si ripromise di accontentarlo al più presto.



La Domenica successiva il tempo inclemente di quell’autunno, sempre piovoso, non invitava ad uscire.

Monica decise di agire. Nel pomeriggio propose al marito di visionare le immagini di quella serata ad alto tenore erotico.

Sistemati sul divano e collegata la fotocamera al televisore, iniziarono il loro spettacolo privato.

Mentre le immagini scorrevano sul video, Monica, si faceva sempre più vicina e aderente a lui. I commenti di lui, gli apprezzamenti sul suo corpo, la eccitavano.

Si lasciò toccare da lui sotto il vestito da casa che indossava, non cercò di nascondere la sua eccitazione quando le sue mani, esplorandola tra i peli del pube, la trovarono bagnata.

Le immagini cambiavano e loro si scaldavano sempre di più. Verso la fine, quando arrivò la lunga serie del viso di lei ricoperto di sperma, Monica si tuffò verso la patta dei pantaloni del marito e ne tirò fuori il membro perfettamente eretto e pronto all’uso. Lo succhio con violenza, facendogli male.

Il messaggio era chiaro, Monica lo voleva.

Lui fece per alzarsi e prendere lei in braccio al fine di portarla in camera da letto, ma fu fermato:



Aspetta, non così…vado a prepararmi. Tu controlla le batterie della fotocamera.
Questa volta voglio che mi fotografi mentre me lo spingi dentro.



Sparì in camera lasciando lui stupito e profondamente eccitato dall’idea di fotografare sua moglie mentre lo prendeva dentro. Immaginava tutte le posizioni più spinte in cui riprenderla, come scattare le foto. Era perso nelle sue fantasticherie quando fu raggiunto dalla voce di lei che lo chiamava.

Si precipitò in camera da letto e restò senza fiato quando vide lo splendido corpo di Monica messo in risalto da un bustino molto sexy, le calze autoreggenti e le scarpe alte.

Lei lo aspettava in piedi al fianco del letto con la gamba destra appoggiata sul bordo mentre terminava di sistemarsi le calze.



Fammi una foto…così. – disse lei fissandolo con uno sguardo intenso.


Attese che lui si riprendesse dallo stupore e riuscisse a connettere quel tanto da riuscire a scattare qualche immagine, poi si passo una mano tra i capelli tirandoli verso l’alto,



Scatta, adesso. – disse prima di assumere un’espressione stupita e indignata, come se fosse stata colta di sorpresa nell’intimità.
Scatta in sequenza, come se mi stessi facendo un servizio fotografico…dai, non fartelo dire ogni volta…riprendimi quando mi vedi particolarmente provocante. –terminò lei.


Monica abbassò il piede dal letto e, al suo posto, appoggiò le mani piegandosi a novanta gradi. Per migliorare l’effetto di quella posizione inarcò la schiena e spinse in su il sedere, attese che lui confermasse l’avvenuto scatto quindi appoggiò un anche un ginocchio sul letto, abbassando il viso sino a sfiorare il copriletto.

Iniziò lentamente ad assumere una varietà di posizioni molto sexy ed erotiche, ispirata più che dalla situazione dalle confessioni che l’uomo della posta gli aveva fatto.

Lo sconosciuto gli aveva scritto che adorava la curva del sedere femminile quando la donna si rendeva disponibile ad essere presa alla pecorina.



Fotografami bene il sedere, di lato…valorizza la curva delle natiche. – Ordinò al marito.


Si mise in posa per lo scopo che si era prefissa.

Ricordò che lo sconosciuto (continuerò a chiamarlo così) gli aveva detto che impazziva all’idea di vedere la sua donna che, seduta sul bordo del letto lo aspettava, disponibile a soddisfare le sue richieste. Si eccitava a vedere le mani di lei sul seno che, accarezzandolo, lo tiravano verso l’alto, come per offrirlo a lui.

Monica realizzo quella fantasia, si mise a sedere con le gambe leggermente aperte, in modo da valorizzare in pieno la biancheria che indossava. Guardò fissa nell’obbiettivo con gli occhi imploranti. Con una mano seguiva il bordo del bustino mentre si lasciava fotografare, poi afferrò con tutte e due il seno tirandolo in alto e attese i conseguenti scatti.

L’altro voleva vedere come si concedeva alla penetrazione e lei ora era sufficientemente eccitata da desiderare accontentarlo.



Me le togli tu le mutandine o preferisci che lo faccio io? – domandò a suo marito.
Fai tu, io ti voglio fotografare mente liberi la tua splendida cosina!


Lei sfilò l’indumento con studiata lentezza, lanciando sguardi maliziosi verso la fotocamera. Al termine si lasciò cadere di schiena sul letto, rimanendo con il sedere sul bordo spalancò le gambe.



Leccamela…ti prego, riprendi la tua lingua mentre mi fa godere. – nello stesso istante pensava "queste immagini lo faranno impazzire".


Sentì che lui si posizionava in mezzo alle sue gambe, attese il tocco delle sue mani, si aspettava di sentirle aprire, divaricare, le sue labbra prima di introdurre la lingua, ma fu percorsa da un fremito di piacere all’improvviso tocco morbido e umido della sua lingua che si faceva strada da sola. Spinse il pube verso di lui aprendo di più le gambe. Perse il controllo dei suoi pensieri, totalmente presa dal piacere improvviso e intenso che lui gli sapeva dare, dimenticò di recitare per lo sconosciuto. Percepiva il movimento delle spalle del marito su cui lei premeva a tratti le cosce, alzò la testa per guardare e vide, la sua mano che teneva la fotocamera scattare immagini alla cieca, puntando verso il suo ventre. La consapevolezza di essere ripresa la fece partire con la fantasia verso nuovi livelli di eccitazione.

Stava provando un piacere molto intenso, lui sapeva leccarla benissimo e non si stancava mai, sembrava percepire dai suoi gemiti e dalle sue mosse, lo stato in cui si trovava in quel preciso momento. Riusciva ad anticipare i suoi desideri portando la lingua esattamente dove la desiderava, sapeva portarla e tenerla sempre ad un passo dall’orgasmo, senza farla venire mai, ma anche senza farla soffrire per essere andato troppo oltre. Era bravissimo in quel gioco.

Sentiva la sua lingua a tratti morbida avvolgere il clitoride altra volte dura entrare dentro di lei, sapeva di rilasciare una copiosa quantità di umori che si riversavano sulle sue papille e sul suo naso.




Gli deve proprio piacere molto il mio sapore! – pensava mentre si lasciava invadere dalle sensazioni di piacere. – Chissà come saprebbe leccarmela lui? – continuò nelle sue fantasie.


L’ultimo pensiero la riportò allo scopo di quel pomeriggio.



Basta…fermati, ti prego. Ti voglio dentro! – implorò suo marito.


Lui appoggiò la macchina fotografica sul letto e terminò di spogliarsi. Si inginocchiò davanti al suo pube e appoggiò il membro tra i suoi peli pubici. Memore dei desideri di Monica, fotografò l’evento.

Lei, appoggiata sui gomiti, guardava con interesse e crescente eccitazione la scena. Ci teneva in modo particolare a quelle immagini poiché le erano state richieste esplicitamente.

Osservava concentrata i preparativi di lui, cercava di offrire il pube alla penetrazione in modo che fosse, ben disposto per il marito e fotogenico per lo sconosciuto. Si accorse di gonfiare troppo il ventre, così sembrava meno desiderabile, contrasse i muscoli e lo appiattì, incavandolo addirittura.

La sua concentrazione raggiunse un livello tale da farla estraniare dal corpo. Era un regista che osservava la scena e dava all’attrice le giuste dritte. Vide il pene farsi spazio tra le labbra ed entrare, poco alla volta, in quella vagina come se fosse quella di un’altra donna. Sentiva qualcosa dentro di se, vedeva il suo pube inclinarsi in modo da prendere meglio quel pene. L’uomo che aveva davanti era ridotto ad un semplice bacino, anche e pene. Il resto non contava.

Come in una scena ripresa in primo piano, senza dettagli, senza emozioni, brutale nella sua crudità, la mente di Monica viveva quel rapporto.

Il pene non era abbastanza lucido, doveva apparire intriso dagli umori della vagina per farla apparire più invitante e vogliosa; subito lei si bagnava di più.

Le gambe erano troppo statiche, poteva apparire poco partecipe all’accoppiamento, e subito cambiava angolazione dell’apertura di esse.

Le labbra dovevano seguire la corsa del pene, avvolgendolo quando usciva e rientrando con lui, strinse forte le cosce contro i fianchi del marito, tirando così i muscoli inguinali ed ottenendo lo scopo.

Il ventre e il monte di venere erano sempre con la stessa forma, contrasse gli addominali e i muscoli interni della vagina.

La sua mente era presa da quei pensieri ma l’inconscio seguiva la natura. Senza rendersene conto urlò, era in pieno orgasmo.

Venne, secondo il suo punto di vista, all’improvviso. Dopo il primo urlo liberatore gemette a lungo lasciando, finalmente, libertà di azione al suo corpo. Con la voce roca implorò il marito:



Sborrami sul pube, riempimi il ventre…ti prego.


Lui la accontentò. Aveva inteso la sua grande concentrazione come sintomo della ricerca del piacere, un tentativo di non perdere nemmeno un istante di quel rapporto per lei estremamente appagante. Pochi colpi dentro la vagina, contratta ritmicamente dall’orgasmo, di sua moglie e venne.

Estrasse il pene da lei quando sentì arrivare il primo fiotto di sperma. Come richiesto lo lasciò cadere sui peli della vagina, poi lo appoggio sul ventre e lo fotografò mentre ancora pulsava gocce di seme. Ritraendosi da lei scatto le immagini particolari che le erano state richieste.

Monica, sul momento, non si soffermò a meditare sul fatto di essere venuta senza pensare a quello che stava facendo. Non collegò questo fatto alla sua animalità, al bisogno di puro sesso che il suo corpo aveva. Anni di convivenza con un uomo sempre eccitato e pronto a soddisfarla, gli avevano dato una specie di dipendenza dal sesso a cui ormai non poteva rinunciare. Non poteva nemmeno perdere quelle mani e quelle labbra che sapevano portarla, ogni volta, verso piaceri intensi e, a loro modo, unici.

Tutto questo lo capì più tardi.



Invio quelle nuove immagini corredate da una accurata descrizione delle sue sensazioni e del piacere che aveva provato. Entrò nei dettagli descrivendo come si era messa in posa per lui, la cura con sui aveva diretto l’evento. Lo pregò di inviarle i suoi commenti e, finalmente, l’indirizzo di un luogo in cui incontrarsi.

Dopo alcuni giorni giunse il suo messaggio:



Sono rimasto senza fiato – gli scrisse – quando ho visto le foto che mi hai inviato, hai fatto esattamente quello che ti avevo chiesto!
Sei unica, non posso perdere una donna come te.

Sì. Ci incontreremo.

Ti prego di soddisfare il mio sogno di averti, subito, al primo incontro.

Sfogheremo in questo modo la nostra passione animale che abbiamo accumulato in tutto questo tempo. Dopo, liberi dalla carnalità potremo iniziare a coltivare i sentimenti di cui tanto abbiamo parlato nelle nostre lettere.

Dimmi se ti va bene?



Monica lesse con una gioia immensa quella mail e rispose subito:



E’ già da tempo che faccio l’amore con te, solo con te. Nei miei pensieri e nelle mia fantasie ti ho già dato tutta me stessa.
Se mi vuoi carnalmente non hai che da prendermi…io sono qui!

Dimmi dove e quando.



Questo lo scriveva all’ora di pranzo, dal PC di casa.

Un’ora dopo, scaricò la posta e trovò quello che aspettava, l’ora di invio era di poco seguente il suo messaggio, come se lui attendesse davanti al monitor sue notizie.

Il messaggio gli indicava un Bar del centro della sua città. L’appuntamento stabilito alle nove di sera di quello stesso Giovedì.

"Perfetto!" fu il primo pensiero di Monica, suo marito sarebbe partito per lavoro quella stessa mattina e rientrato solo il Venerdì sera, una coincidenza estremamente fortunata.

Invio il suo messaggio di conferma mentre fantasticava su quello che sarebbe successo. Non si era preoccupata di stabilire nessuna modalità di incontro, sapeva che lui l’avrebbe riconosciuta dalle foto che gli aveva inviato. Poi avrebbe lasciato che fosse la natura a fare il suo corso.



La sera dell’incontro si preparò con cura. Sapeva di essere una bella donna, ma riteneva che il suo corpo, messo in risalto dagli abiti estivi, fosse penalizzato da quelli autunnali che, oltre al resto, nascondevano l’ultimo rimasuglio di abbronzatura. Ripassò più volte l’armadio, provò vari abbinamenti senza trovare nulla di concretamente sensuale ma al contempo discreto.

L’unica cosa positiva, pensava, era che con quel clima poteva indossare senza soffrire il caldo una biancheria che valorizzasse al massimo il suo corpo.

Un bustino, molto trasparente e traforato, nero con reggicalze, autoreggenti e tanga sopra gli elastici, in modo da poterlo sfilare facilmente, delineavano la curve dei fianchi messe in risalto dalla vita molto stretta. Il sedere coperto, si fa per dire, dal filo degli slip si esaltava in quel gioco di chiaro scuro tra la pelle e la biancheria.

Sì, si piaceva. Ora si trattava di trovare un vestito adatto.

Rimuginò a lungo sull’immagine che voleva dare di se. Il primo impatto era molto importante.

Pensò che il contrasto tra la biancheria sexy e un tailleur serioso era un mix fatale per qualsiasi uomo.

Ne indossò uno dei tanti che utilizzava sul lavoro, ma fece attenzione a prendere uno dei più stretti e dalla gonna più corta, non voleva esagerare con l’immagine di serietà.

Si studiò a lungo allo specchio, analizzò il trucco, il vestito, i capelli, provò varie espressioni del viso e si ritenne, alla fine, soddisfatta dal proprio aspetto.

La fede! L’anello che testimoniava il suo stato civile era ancora al suo dito. "Non importa", pensò, "sa che sono sposata!". Uscì per raggiungere il luogo dell’appuntamento.



Sola in un tavolino d’angolo del bar, con in mano la tazzina di caffè, studiava tutti gli uomini che entravano. Il suo stato d’animo passava in un istante dall’euforico al rassegnato a seconda del tipo di uomo che varcava la soglia del locale. Un bel ragazzo che le rivolse un’occhiata di esplicito apprezzamento gli fece provare una strana sensazione al ventre, una fitta che non provava da anni. Sperò che fosse lui, ma si allontano dirigendosi al banco.

Era lì da trenta minuti buoni e incominciava a perdere le speranze quando fu avvicinata da una donna.

Una bella ragazza, sui trenta, dai lunghi capelli castani raccolti da un elastico dietro la nuca, occhi verdi chiari e un viso dai tratti molto fini, in contrasto con le labbra carnose e veramente sensuali. Il corpo un po’ pieno veniva valorizzato da un seno prorompente che il vestito goffo non riusciva a nascondere.



Monica? – la interpellò la donna.
S…sì! – fu la sua risposta, data con un tono di voce tra lo stupito e il preoccupato. Notò che lei teneva in mano un foglio, spiegazzato, su cui si intravedevano i colori di una fotografia.
La Monica delle e-mail, intendo?
Sì, sono io, del resto quella che hai in mano è una mia foto…vero?
Sì è una tua immagine, però volevo essere sicura di non sbagliare persona. Sai qui non sei molto riconoscibile….
Già avevo il pene di mio marito in bocca! – rispose sperando in una reazione alla sua provocazione e per mettere bene in chiaro che lei era eterosessuale.
Sì…è una bella foto…
Sei tu quella che mi ha scritto tutte quelle mail? – domandò Monica temendo la risposta.
Le mail?…No, non sono stata io. Il mio compito è quello di incontrarti e portarti da lui. Non vuole correre rischi, sa che sei una donna sposata e preferisce, per ora, che tu non ti faccia vedere in sua compagnia. Per questo ha mandato me.


Il viso di Monica si rasserenò di colpo.

Per un attimo aveva temuto di essere stata in contatto con quella donna, questo avrebbe significato che l’uomo da lei sognato non esisteva, né mai sarebbe esistito. Stava già pensando che solo una donna sapeva dire quelle parole che una donna voleva sentirsi dire. Un profondo senso di delusione si stava impossessando di lei, non era arrabbiata per essere stata presa in giro, era solo delusa.

Ma ora capiva, lui era tanto sensibile da rinunciare al piacere del primo incontro, del primo impatto con la persona sognata, per non metterla in imbarazzo nel caso avessero incontrato qualcuno che lei conosceva.

Sì, era nel suo stile.



Dove mi aspetta? – domandò Monica senza preoccuparsi di chiedere chi fosse e quali rapporti intercorressero tra la donna che aveva davanti e l’uomo che stava per incontrare.
A casa sua. Vieni ti condurrò da lui…ti aspetta.


Uscirono dal locale e si avviarono verso l’automobile di lei, Monica per l’occasione aveva peso un taxi così la sua macchina sarebbe rimasta sotto casa, ben visibile. Si era anche preoccupata di posteggiare sotto la finestra della portinaia, in modo da eliminare ogni dubbio.

Durante il tragitto pose sotto interrogatorio la donna, voleva sapere tutto di lui.

Riuscì solo a scoprire il nome di lei, che era la sorella e nient’altro. Parlarono molto, lei era abilissima a deviare il discorso, ad eludere le sue domande dirette.

Quella donna gli piaceva, era senz’altro la sorella di quell’uomo fantastico e come lui era molto intelligente e sensibile, potevano diventare amiche e iniziò a fidarsi di lei.

Raggiunsero una delle zone più belle di Torino, in pre collina il corso che nascendo dal Po terminava in una delle piazzette più esclusive, dove tra le altre cose aveva sede una importante società calcistica della città e scenario di un film di Dario Argento.

Monica cercava di intuire quale tra i bellissimi palazzi fosse la sua meta. Noto una luce gialla che lampeggiava poco più avanti, era un cancello che si apriva su cortile interno di uno di essi.

Si stava già eccitando, il cuore batteva veloce come il suo respiro, il ventre era preda di spasmi regolari e ritmici mentre iniziava a bagnarsi.

Quando lei fermò la macchina nel posto contrassegnato dal numero sette fece per precipitarsi fuori, tenta era la voglia e l’impazienza di incontrarlo.

La donna la fermò prendendola dolcemente per un braccio, dopo una carezza affettuosa gli disse:



Aspetta! C’è una cosa che lui desidera e ti prega di accettare la sua proposta.
In questo, vostro, primo incontro reale vorrebbe che tu ti conceda completamente a lui, senza limiti e freni inibitori. Ci tiene a concederti ancora per una volta il fascino del mistero, vuole far volare la tua fantasia come è riuscito a fare tramite la rete. Desidera che tu continui a sognarlo, ad immaginarlo, a godere con lui nella tua mente.

Non vuole correre il rischio di trasformare il vostro magnifico rapporto in una serie di incontri puramente sessuali, vuole continuare a giocare con i tuoi sensi….se sei d’accordo!

Dimmi cosa vuole da me e lo avrà.
Indossa una benda sugli occhi per questa volta.
Una benda?
Per tutto il tempo?

Sì, ti benderò io e poi, quando lui mi chiamerà sul cellulare, io ti sbenderò.
Portami da lui e… fa quello che ti ha chiesto. Sono troppo avanti per tirarmi indietro, mi avrà come mi desidera.


Salirono sino all’ultimo piano, sul pianerottolo la donna porse a Monica una sciarpa di seta nera, molto leggera e fine, ma con una trama sufficientemente fitta da oscurare completamente la vista.

Lei l’aiutò a sistemarla sugli occhi e l’annodò stretta dietro la nuca, poi suonò il campanello.

Monica percepì due rumori distinti e chiari: l’ascensore che dopo aver chiuso le porte discendeva e la porta davanti a lei che si apriva.

Resto ferma con le labbra socchiuse, un’espressione tra lo stupore e l’attesa, sentiva il suo corpo in subbuglio. Una cacofonia di sensazioni la invadevano miscelandosi tra di loro, confondendosi nella qualità ma sommandosi nell’intensità. Sentiva mancare le forze alle gambe che tremavano. Temeva di cadere a terra.

Una parte della sua mente sapeva cosa l’aspettava, le lettere e la profonda conoscenza acquisita, gli consentivano di sviluppare il film di quello che sarebbe successo di lì a poco. La parte razionale di lei iniziava a provare un vago senso di paura, era, in definitiva, uno sconosciuto quello a cui stava per concedersi senza remore e, per di più, bendata.

Percepì il tocco delicato e caldo della sua mano sul polso. Un fremito involontario del suo corpo indusse l’uomo a ritirarla. Si pentì della sua reazione istintiva e rimediò con un passo in avanti, nella direzione dove pensava si trovasse la porta.

Fu la mossa giusta, subito risentì il suo tocco gentile, che la invitava a lasciarsi guidare. Entrò nell’appartamento, camminando con cautela sopra quello che, dal rumore, sembrava un pavimento in legno, raggiunse un’ampia stanza dove risuonava l’eco dei suoi passi, da qui attraverso una porta, che sfiorò con le spalle, giunse a sfiorare un divano. Lui la fece ruotare sino a che senti contro le gambe il bordo e si sedette. Cercò inclinando la schiena lo schienale ma non lo trovò, capì che si era seduta su di un letto.

Restò in attesa degli eventi seduta composta con la schiena diritta e le gambe unite.



Non mi dici niente? – domandò Monica allo sconosciuto. Non ricevendo risposta continuò – come pensi di comunicarmi i tuoi desideri…solo con le mani?


Come ebbe pronunciato quelle parole sentì due mani caldissime afferrare le sue ginocchia. Si blocco di colpo a quel contatto e sospirò quando le sentì salire sull’esterno delle cosce.

Si lasciò esplorare da lui, agevolandolo come poteva. Aprì le gambe quando sentì le sue mani ruotare sulle cosce verso l’interno sperando che raggiungessero il più presto possibile il sottile tessuto degli slip.

Lui la illuse, giunse a sfiorare appena gli slip e ritrasse la mano lasciandola con un gemito interrotto a metà.

Monica si imbronciò per un attimo sospirando un "no", ma riprese le speranze quando si accorse che le stava sbottonando la giacca, lo lasciò fare con le mani appoggiate sul letto ai fianchi del sedere.

Si beo del gemito di approvazione mista a stupore di lui quando vide la sua biancheria. Difatti lei non aveva indossato la camicia sotto la giacca. In realtà contava di improvvisare uno spogliarello per lui e quindi intendeva colpirlo con la sua mezza nudità sotto il vestito, ma le cosa erano andate diversamente, aveva sottovalutato la capacità di giocare di quell’uomo. In ogni caso il colpo era riuscito. Lo capiva dalla lunga attesa, sentiva che lui la stava scrutando e ammirando nei particolari.

Sentì la giacca che gli veniva sfilata dalle spalle, due mani che partendo dall’altezza del seno scendevano in vita, la cingevamo e risalivano lungo il ventre sino alla gola. Un dito gli sfiorò le labbra seguendone il contorno, lei cerco di catturarlo con la lingua ma lui gli sfuggiva.

Ora percepì il suo tentativo di slacciarle la gonna, un po’ impacciato per la verità, lo facilitò sollevando il sedere dal letto sino a quando lui non riuscì a sfilargliela.



Toglimi subito gli slip, ti prego, sto andando a fuoco.


Fu accontentata. Il filo profondamente penetrato tra i glutei, mentre veniva via, gli diede una sensazione fortissima, sia fisica che mentale. Era l’ultima barriera tra lei e l’uomo che veniva ormai abbattuta.

Di nuovo quella lunga attesa. Sentiva i suoi occhi addosso, su ogni parte del corpo. Iniziava a provare un leggero disagio, come se l’essere studiata nella sua parziale nudità violasse il suo intimo essere. Non gli dispiaceva di essersi messa totalmente a disposizione della fantasia di quell’uomo, che tanto bene la conosceva e così profondamente aveva scavato nella sua mente nei lungi mesi passati a scambiarsi messaggi. Ma sentiva che in quel momento lui, studiando il suo corpo, le sue espressioni, il suo respiro e il modo in cui poneva le mani o le gambe, stava spingendo la conoscenza di lei in un mondo che a causa della sua benda gli veniva precluso.



Sono venuta qua, da te, per farmi scopare, non per farmi studiare…mi stai mettendo a disagio!


Lui capì al volo e si diede subito da fare. Tornò ad accarezzarla in tutto il corpo, dalle gambe al busto, si riempì le mani dei suoi capelli. Sfiorò più volte il pube, ogni volta più sfrontata della prima. Quando senti che il suo respiro era tornato veloce e affannato violò le labbra della vagina, spingendosi al suo interno con un dito. Soddisfatto dello stato di eccitazione di Monica, dimostrato dalla copiosa umidità e dalla dilatazione gli diede un bacio, passionale e intenso. Lei lo ricambiò con gioia, sino a quando lui si allontanò.

Lei percepì il profumo di un pene eccitato, aprì la bocca ruotando la testa nella ricerca della direzione da cui proveniva. Quando le sue labbra incontrarono la carne le aprì di più ancora e si spinse in avanti con il volto ingoiandolo.

Gli piaceva quel sapore, soprattutto perché era molto simile a quello cui lei era abituata. Lo succhiò con studiata lentezza e mettendo in mostra tutta la sua abilità nel settore.

Non usò le mani, adoperò soltanto la bocca e la lingua. Quando lo faceva uscire completamente, il membro, scattava verso l’alto e lei, allora, dopo averlo leccato per tutta la lunghezza lo cercava con le labbra, felice per quella stupenda erezione che aveva generato nell’uomo di fronte a lei.

Sentì la cappella ingrossarsi ulteriormente, il respiro di lui sempre più affannato e capì che lo stava facendo impazzire di piacere. Rallentò la velocità e l’intensità, non voleva farlo venire subito.

Quando lui fu soddisfatto dalla sua bocca, ritrasse il pene e si allontanò da lei. Riprese fiato e si inginocchiò tra le sue gambe. Ricambiò il favore appena concessogli appoggiando le sue labbra sulla vagina. Attese che lei, sospirando, terminasse di distendersi sul letto, poi iniziò a stimolarla con la lingua. Succhiava le labbra, il clitoride e spingeva la lingua dentro di lei, intervallandola al dito medio.

Grazie all’immensa eccitazione che aveva in corpo, in breve tempo, Monica iniziò a godere. Lo dimostrava ansimando e muovendo il bacino, spingendolo contro di lui per comunicargli il ritmo che preferiva.

La portò quasi all’orgasmo, ad un brevissimo passo da esso, e si fermò. Restò con il viso in posizione, a pochi centimetri dalla vagina, lasciando che fosse il respiro che usciva dal suo naso a stuzzicarla, mantenendola con i sensi allerta, pronta a recepire ogni minimo tocco. Sino ad ora l’aveva tenuta per i fianchi, stretto le natiche o massaggiato il bacino, ora le sue mani spaziavano su tutto il corpo. Raggiunse il seno e si fece strada tra i lacci del bustino per raggiungere la sua pelle, scostò il tessuto che copriva le mammelle alla ricerca dei capezzoli. Ogni tanto, quando sentiva che il respiro di lei si calmava, gli regalava un leggero e veloce colpo di lingua, riportandola prontamente al livello di piacere massimo.

Lei non poteva più reggere quello stato e cerco di incrementare il piacere, sino all’orgasmo, contraendo ritmicamente i muscoli vaginali.

Lui se ne avvide e abbandonò quella posizione. Alzò la schiena e portò in avanti il bacino, appoggiando il membro alla vagina di lei. Con una lieve spinta gli fu dentro. Non gli concesse neanche il tempo di capire cosa stava per succedergli, tanta era la sua voglia di prenderla.

Monica socchiuse le labbra, sino ad allora strette in un’espressione concentrata, e lascio uscire un gemito di grande soddisfazione. Era molto aperta e lui si ritrovò a penetrarla completamente, con i testicoli contro il suo inguine, senza alcuna fatica.

Monica posizionò il pube con un’angolazione molto favorevole, un invito esplicito a una lunga serie di colpi lunghi, profondi e veloci.

Fu soddisfatta. Lui attaccò un ritmo frenetico, aiutato dall’abbondante lubrificazione che riduceva le sensazioni trasmesse dall’interno della sua vagina.

Monica, nel buio indotto dalla benda, ascoltava il suono dei loro corpi che si scontravano, trasferì tutta la sensibilità della pelle nella zona pubica e immaginava la scena di quel pene che entrava e usciva veloce dal suo corpo. Questo aumentò la sua eccitazione e istintivamente inclinò di poco il pube.

Ora sentiva meglio, l’interno della vagina gli trasmetteva perfettamente la sensazione della dimensione del pene e ogni minima ondulazione della sua pelle. Lo sentiva farsi spazio nel suo corpo, strusciare sulle labbra, godeva del contraccolpo che si ripercuoteva sul seno.

Il naso gli permise di recepire l’odore del sudore di lui, miscelato al suo, che si faceva largo nel più intenso sapore dei suoi umori vaginali.

Quell’odore la fece venire, inarcò il corpo offrendosi completamente ai suoi colpi. Non urlo ne ansimò in modo particolare. Questo non era un orgasmo da urlo, ma lento, lungo, del tutto distaccato dal ritmo della penetrazione. Lo aveva raggiunto con dei sensi che mai prima di allora gli avevano regalato un piacere simile.

Lui, forse non capì che stava venendo, probabilmente pensò che fosse il grande piacere che provava a farla agire così. Era tanto eccitata e dilatata che, lui, non recepì neppure le involontarie contrazioni della vagina. Difatti non modificò il suo ritmo.

Passata l’onda di piacere, Monica si stupì di quanto era ancora vogliosa e pronta a ricevere quel membro dentro.

Si concentrò nuovamente sulla sua zona pubica. Soddisfatta dal recente orgasmo, lasciò vagare la sua fantasia e si concentrò sull’uomo, cercando di capire qualcosa in più su di lui dal modo in cui la scopava.

Analizzò il modo in cui si spingeva dentro di lei, forte e deciso, con colpi lunghi e veloci, come se intendesse stabilire chi era a dominare sull’altro. Una serie di colpi così violenti tali da indurla a pensare che, la penetrazione, fosse per lui una specie di rivincita su tutto il genere femminile.



Chissà cosa si prova a trafiggere il corpo di una donna con quel simulacro di arma, primitiva, che gli uomini si ritrovano in mezzo alle gambe? – si domandava Monica mentre lui non annunciava il minimo cedimento.


Ricacciò nei recessi della sua mente quei pensieri, strani e fuorvianti. Si concentrò sull’intensità della spinta quando sentiva i suoi testicoli contro di se, avendolo completamente dentro, sentiva gli impulsi delle sue natiche che tendevano a spingerlo ancora più a fondo. Il fatto stesso che lui indugiasse in quella posizione, gli faceva pensare che volesse trasmettergli tutta la sua passione, che si beasse di quel contatto, che ricercasse in lei una sicurezza e una "tana" dove sentirsi a suo agio e protetto. L’istinto stesso del maschio nella procreazione, lo spingeva ad inserire il più profondamente possibile nel corpo della donna il suo seme.

Si convinse che lui era un vero animale, nel senso buono del termine, ovvero un uomo che lasciava ai suoi sensi e al suo istinto il completo dominio, del suo corpo, durante l’atto sessuale. Un uomo che non permetteva alla mente, alle inibizioni o ai formalismi di intervenire quando si accoppiava.



Però! Certo che mi sbatte veramente bene! – fu il nuovo pensiero di Monica.


Senza rendersene conto iniziò a seguire le sue spinte, favorendole o contrastandole a seconda di quello che desiderava al momento. Subito il ritmo di lui si adeguò a lei, rallentando quel tanto da permettere alle sue mani di unirsi nella stimolazione.

Tutti i pensieri precedenti persero improvvisamente valore. Monica capì che lui era in attesa di qualche sua mossa, un indizio su quello che voleva. Sino a che lei fosse stata con il corpo disteso e il pube, fermo, favorevole alla penetrazione, lui l’avrebbe martellata con una serie di colpi decisi.

Questa disponibilità dimostrata nei suoi confronti la fece sentire molto importante, pensò di iniziare ad amare quel tipo.

Rinfrancata da questi pensieri si concesse al piacere che lui gli stava dando. Finalmente iniziò a collaborare attivamente. Si concentrò su quello che realmente stava accadendo e con le giuste mosse del pube fece godere anche lui.

L’incertezza trasmessa dalle sua mani gli fece capire quanto stava godendo, non volendo perdersi un altro orgasmo, Monica, intensificò le sue contrazioni.

Ben presto venne nuovamente, il piacere ricercato con attenzione e la consapevolezza di essere al centro dell’attenzione dell’uomo, gli procurarono un orgasmo intensissimo. Questa volta urlo incitandolo a venire con lei.

Senti il corpo di lui irrigidirsi mentre lei subiva ancora le ondate di piacere. Capì che le stava per venire dentro, con il membro profondamente piantato nel suo ventre.



Non prendo precauzioni, ma non importa.- pensò Monica.
Riempimi…ti prego riempimi! – gli disse.


Fu accontentata, subito lo sentì pulsare dentro di se. Questa sensazione prolungò il suo piacere, che stava volgendo al termine, rinnovandolo come in un nuovo orgasmo.

Lo trattenne dentro di se sino alla fine e oltre, continuando a contrarre per sentirlo ancora un po’. Il suo sogno era di lasciarlo afflosciare dentro, ma non riusciva mai a soddisfarlo, nemmeno questa volta fu più fortunata.

Quando lui fece per uscire, Monica avvicino una mano alla benda, per togliersela.

Fu bruscamente fermata dalle sue mani che la bloccarono sul letto.



Adesso basta. Voglio vederti, sapere chi sei, parlare finalmente con te. – gli disse.
Non credo sia…è meglio di no, rimarresti delusa! – rispose lui-


Quella voce non era sconosciuta a Monica, benché rotta dalla fatica era una voce nota. Sul momento non sapeva dire perché, ma era convinta di conoscerla.



No! Come potrei rimanere delusa da un uomo che scrive come te, che ha saputo capirmi come te e, soprattutto scopa come te!
Non puoi immaginare chi sono e ho paura a dirtelo.
Lasciami togliere la benda.
Prometti di lasciarmi spiegare prima di fuggire.
Perché dovrei?


Lui liberò le sue mani.



Tu?! – esclamo Monica
Sì! Io … tuo marito.
Ma quando…come…?
Quando ho capito che tu non eri soddisfatta dal nostro rapporto, quando mi sono reso conto che negli anni avevamo eretto una barriera tra di noi, che non riuscivamo più a comunicare.
Avevamo ridotto il nostro matrimonio al solo sesso, dimenticando il sentimento e le sensazioni che provavamo all’inizio della nostra storia. Con il tempo non siamo stati capaci di continuare a parlare di noi stessi come lo eravamo una volta.

A me mancava molto quel periodo, ma non sapevo come fare a dirtelo, sembrava che a te importasse solo il sesso e basta.

A me….solo il sesso?
Aspetta, più tardi, quando ho visto il tuo annuncio nella posta inviata, ho capito che per te era la stessa cosa.
Ho temuto che la nostra storia non fosse più recuperabile, poi ho deciso di provare a comunicare con te partendo da zero, rispondendo al tuo annuncio.

Ha funzionato, avevo ritrovato la Monica di cui mi ero innamorato.

Sono stato tentato di dirtelo prima ma non sapevo come.

Poi non ho resistito alla tentazione di introdurre una parentesi piccante e ti ho chiesto le foto.

Tu…..
Lasciami finire.
Ho visto, e provato sulla mia pelle, la tua eccitazione all’idea di soddisfare le richieste di uno sconosciuto.

Sulle prime mi sono sentito tradito, poi ho capito che avevi bisogno di questa novità, che volevi sentire di essere ammirata e desiderata, per dei motivi che io non posso capire a priori, ma che, per te, erano senz’altro molto importanti.

Quindi ho pensato di darti la possibilità di provare il piacere di vivere un’avventura al di fuori del nostro matrimonio. Ma c’era un problema, lo sconosciuto ammiratore ero io, quindi ho chiesto ad una collega il suo appartamento e mi sono inventato un modo per scoparti senza farmi vedere.

Se ora sei arrabbiata con me, ti capisco, ma pensa che tutto questo lo fatto per te, perché ti amo. Ricorda che quello che ti ha scritto tutte quelle cose belle sono io.

Adesso fai quello che ritieni giusto, io credo di averti dato tutto quello che potevo.

Tu…hai….fatto tutto questo per me?
Hai accettato il mio tradimento, virtuale è vero, ma per me reale?

Mi hai scopato in questo modo, questa sera, sapendo che io ero convinta che fosse uno sconosciuto a farmi?

Ma io dove lo trovo un altro come te?

Se prima avevo un marito ora ho anche un’amante, tutti e due nella stessa persona…è fantastico.

Abbracciami!

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