Monica percepiva gli inequivocabili rumori dei vestiti che venivano tolti e la sua mente andava nei ricordi della sera precedente in modo da immaginare il corpo
Il
castello emergeva dalla bruma mattutina, una grigia presenza in leggera evidenza
sul verde dei boschi che lo circondavano. Le sue tonde torri, che sbucavano
dalla foresta, risaltavano nelle pietre nere che ne ricoprivano il tetto; il
resto era una massa confusa, non ben definibile nei contorni e nelle dimensioni.
L’umidità che saliva dal fiume si sarebbe dissolta solo molto più tardi.
Ferma sul bordo della dipartimentale 81, che puntava diritta al castello
seguendo quella che era stata una delle rotte di caccia, Monica scrutava la
costruzione che sarebbe stata il suo alloggio e luogo di lavoro per le prossime
settimane.
Era partita di buon ora da Blois, dove aveva fatto sosta per la notte; ansiosa
di vedere, annusare, sentire quel castello. In quel luogo si sarebbe giocata il
suo futuro di restauratrice d’antichi documenti, un lavoro per il quale si era
preparata a lungo: prima la laurea, poi i corsi specializzati, infine questo
master qui in Francia. Incrociò le braccia sotto il seno come per proteggersi
dai brividi che sentiva, ma non era freddo solo semplice emozione. Si specchiò
nel finestrino posteriore dell’auto; forse quei jeans troppo fascianti non erano
molto professionali, così pure il maglione largo e sformato che l’aveva
accompagnata in tutto il suo corso di studi come portafortuna a cui era molto
affezionata. L’appuntamento con il direttore dei lavori era previsto di lì a
venti minuti, non c’era tempo per cambiarsi. Risalì in macchina avviandosi verso
il paese.
Nel tragitto il castello scompariva dietro la collina e le case, questo le
permise di regolarizzare il suo battito cardiaco e d’iniziare a contenere
l’emozione. Quando varcò il cancello della tenuta era apparentemente tranquilla.
Domandò informazioni ad un giardiniere, nel suo francese stentato, ma riuscì a
farsi indirizzare verso l’ala dove erano accampati i suoi futuri colleghi.
Posteggiò in mezzo alle altre vetture, una più scassata dell’altra, e scese
guardandosi intorno. Mentre abbassava gli occhiali da sole sugli occhi sentì una
voce che l’appellava:
-
Monica! Finalmente ti rivedo! Com’è andato il viaggio?
Voltandosi verso la voce rimase abbagliata dal sole senza riuscire a scorgere i
tratti del viso dell’uomo che l’aveva chiamata. Quella voce, però, le era ben
nota! Sentì una forte stretta allo stomaco mentre collegava il suono delle
parole al proprietario.
-
Andrea!?
-
Si. Non mi riconosci più?
-
Certo che …. Ma che ci fai qui? – domandò lei con la voce che tradiva una
forte emozione.
-
Ci lavoro, come te! Sai, ci sono un’infinità di tomi d’origine italiana
nella biblioteca. E’ uno spettacolo fantastico, pensa che hanno delle edizioni
che non speravo di vedere mai nella mia carriera. Hanno…-
-
Mi dai una mano a scaricare i bagagli? – lo bloccò Monica.
Sapeva quanto era appassionato del suo lavoro, se lo lasciava parlare poteva
andare avanti per ore, mentre lei rimaneva lì ad ascoltarlo estasiata. In quel
momento, però, era troppo eccitata dall’idea di vedere con i suoi occhi i libri
su cui avrebbe dovuto lavorare e di conoscere i futuri colleghi che arrivavano
da tutta Europa.
Aveva conosciuto Andrea circa due anni prima, ad un corso di specializzazione e
subito n’era nata una particolare intesa, lui incarnava il modello d’uomo che
aveva spesso sognato: tenero ma deciso, razionale ma incredibilmente sensuale,
forse non bellissimo ma con un grandissimo carisma. Non temeva di mostrare le
sue emozioni, di confessare i suoi limiti e le paure, ma non mollava mai di
fronte agli ostacoli. Sapeva infondere forza e sicurezza in chi le stava vicino.
Si era quasi innamorata di lui, solo il pensiero che quel corso sarebbe durato
troppo poco e la consapevolezza che, subito dopo, lui sarebbe partito per un
ulteriore specializzazione a Parigi, l’avevano fermata. In quella quindicina di
giorni si era scordata del marito e del loro giovane matrimonio.
Ora se lo ritrovava davanti, all’improvviso. Si sentiva la testa leggera e
svuotata da ogni pensiero o volontà mentre lo seguiva verso l’ala del castello
adibita a biblioteca. Dopo aver rivisto i singoli fotogrammi del loro precedente
incontro si era dimenticata chi era, cosa faceva lì, del suo matrimonio e che
suo marito l’aveva lasciata partire per nulla contento di quel suo nuovo
impegno. In un lampo di lucidità si ricordò della fede: tenerla o toglierla?
L’aveva vista o non l’aveva notata? Nel loro precedente incontro la portava?
Poteva, l’anello, precludere una possibile esplosione dei sensi?
Non sapeva cosa fare. Andrea camminava tranquillo un passo avanti a lei mentre
continuava ad illustrarle tutte le caratteristiche salienti del luogo e qualche
pettegolezzo sui suoi colleghi. D’istinto la sfilò. Monica estrasse l’anello dal
dito spingendolo con forza nella tasca porta monete dei Jeans. Si sentì subito
meglio, quel gesto irrazionale le aveva ridato il controllo razionale delle sue
azioni. Analizzò i suoi sentimenti alla ricerca d’eventuali sensi di colpa ma
non ne trovò traccia. Sentendosi più tranquilla e anche un po’ spregiudicata lo
affiancò dimostrandosi molto interessata alle sue parole.
Seguirono le presentazioni ai colleghi, la visita ai locali del laboratorio,
alla biblioteca e un giro veloce per tutto il complesso e finalmente giunse in
quella che sarebbe stata la sua camera. La esplorò divertita dalle battute
d’Andrea, studiò la capienza dell’armadio, la pulizia del bagno mentre lui,
seduto sul letto l’aggiornava sui fatti che le erano accaduti nell’ultimo anno.
Monica apprese con una malcelata gioia che era libero da ogni legame
sentimentale in quel momento e che iniziava a sentire il bisogno di una donna.
Questa notizia, lanciata nel discorso ad arte da Andrea, la colpì nel profondo
del suo animo. Si era sempre chiesta come sarebbe stata la sua vita se avesse
compiuto un passo verso di lui, semplicemente incoraggiando il suo interesse.
Allora si era tirata indietro ma oggi le si ripresentava una possibilità. Non
ascoltava più le sue parole, lo fissava e basta.
Quattro soli anni di matrimonio le erano bastatati per capire i limiti della
loro convivenza. Suo marito, sempre impegnato in una moltitudine d’attività
esterne alla coppia, se non si può affermare che la trascurasse quanto meno non
la considerava come durante gli anni di fidanzamento. Alle sue lamentele
rispondeva che in una coppia era salutare mantenere i propri spazi e che anche
lei avrebbe dovuto trovare i suoi. Monica li aveva trovati e questo, per qualche
mese aveva funzionato: il matrimonio era arricchito dalle loro esperienze ma
alla fine si erano ritrovati con troppo poco tempo a disposizione per loro due.
La quotidianità aveva fatto il resto, l’eccitante novità della convivenza era
finita come la passione. Sì, la passione che provavano a vicenda aveva ricevuto
un fortissimo impulso dal matrimonio ma questa rinnovata intensità era durata
troppo poco, uccisa dall’abitudine e dal poco tempo che dedicavano a coltivarla.
Ora si ritrovava davanti all’uomo che aveva sognato negli ultimi tempi: aveva
visto in lui un compagno ideale, almeno aveva gli stessi suoi interessi!
La mente iniziava ad analizzare la situazione da un punto di vista puramente
razionale. Messa al bando l’emozione iniziale, Monica stava proiettando con la
fantasia i possibili sviluppi di una sua relazione con Andrea. Di certo non
desiderava mettere in gioco il matrimonio, al di là dei difetti, suo marito
restava di sempre un ottimo compagno per lei. In ogni caso anche l’uomo seduto
sul letto in quella camera aveva i suoi e non era detto che fossero minori o
meno fastidiosi di quelli che già sopportava. Non cercava quindi un nuovo
compagno ma uno sfogo. Sentiva il bisogno di ritrovare la passione che aveva
perso per suo marito, ascoltare il cuore palpitare per un bacio, provare
eccitazione solo al pensiero di una carezza particolare, desiderare fortemente
qualcuno. Tutto quello che le era mancato negli ultimi anni.
Era ancora troppo presto per tentare un approccio diretto, non poteva immaginare
le sue reazioni. Lo ringraziò per l’aiuto accompagnandolo alla porta, poi una
volta sola si dedicò alla valigia esaminandone il contenuto. Non aveva previsto
quell’incontro, per la verità non aveva pensato a nessun incontro interessante
dal punto di vita emotivo, e si notava dalla scelta dei capi d’abbigliamento:
niente di sexy o seducente, nemmeno la biancheria! Solo capi comodi da indossare
e lavare: jeans e maglioni per le giornate più fresche e qualche abito leggero
per quelle più calde. Occorreva porvi rimedio.
Uscì e raggiunse la sua automobile, mentre si avviava verso il paese incrociò
Andrea che si offri d’accompagnarla. Rispose con un cortese rifiuto, non voleva
che vedesse quello che stava per acquistare. Passeggiando per l’unica via
commerciale di quel piccolo comune fu sedotta dalla vetrina di un negozio. Entrò
e nel varcare la soglia, al solo pensiero di quello che stava per comprare e per
quale motivo, iniziò ad eccitarsi. Non poteva disporre di una grandissima somma,
ma trovò di che soddisfare il suo bisogno di sentirsi più desiderabile. Acquisto
due completini molto sexy e un abito corto ideale per le cene a due. Ora si
sentiva meglio, aveva affilato un minimo le sue armi, peccato che avrebbe dovuto
disfarsi di questi capi prima di tornare a casa: suo marito conosceva il suo
guardaroba e sarebbe stato difficile spiegare quelle nuove presenze al suo
ritorno!
I giorni seguenti li videro impegnati in lunghe manovre d’avvicinamento, nessuno
dei due voleva compiere il primo passo ma si capiva che erano seriamente
intenzionati a compierlo alla prima occasione buona. Questa venne la sera in cui
Andrea la invitò a cena fuori. Lei si preparò con cura, il vestito nuovo poteva
ora adempiere al compito per il quale era stato acquistato così pure la
biancheria, almeno sperava Monica. La cena si svolse in modo quasi normale:
tante allusioni, doppi sensi, velate proposte e così via. Lei se lo ritrovò in
camera senza ricordare come e quando lo avesse invitato ad entrare,
evidentemente aveva seguito l’istinto.
-
Sai, Monica, che quest’ala del castello era utilizzata per gli incontri
erotici dei proprietari. Qui sia lui che la sua sposa incontravano i loro
amanti. Lo ho scoperto analizzando dei documenti! – Ruppe il ghiaccio lui.
-
Non mi dire! E chi è che ha scelto di dare a me la camera in questa parte
del castello?
-
Io. – ammise Andrea.
-
Tu? – domandò divertita lei – E perché? – intanto che gli si faceva
incontro.
-
Per scoprire se è vera la leggenda che circola da queste parti!
-
Quale leggenda, racconta! – lo incitò Monica.
-
Niente di particolare… si dice che chi ha la fortuna di pernottare qua ha
… diciamo, un intensa attività erotica! La forte carica passionale lasciata in
queste stanze e non ancora esaurita, funzionerebbe da potentissimo afrodisiaco!
– raccontò lui un minimo imbarazzato.
-
Interessante! E tu dove dormi?
-
La stanza di fronte alla tua! – ammise.
-
E .. con te ha funzionato sino ad ora? – incalzò lei.
-
Sarebbe stato difficile. Siamo soli su questo piano! – ammise ancora
Andrea messo alle strette dagli occhi di Monica.
-
Quando hai scoperto che sarei venuta qua a completare la mia
preparazione?
-
Prima di decidere se venire anche io qui o andare in Spagna!
-
Quindi ha predisposto tutto, vero? -Domandò lei mentre si avvicinava
sorniona a lui.
-
In un certo senso… Si! – ammise intanto che indietreggiava.
-
Perché? – la voce di Monica era diventata all’improvviso calda e
sensuale.
-
Perché sono due anni che ti penso!
-
E tutte le altre donne che hai avuto nel frattempo?
-
Pensavo sempre e solo a te. Le altre servivano solo a lenire la
solitudine, tremenda senza di te!
-
Schifoso bugiardo! Non penserai che ti creda.. vero!
-
Fallo solo per questa sera! Non ti chiedo di più!
Monica era ormai quasi aderente a lui arroccato con le spalle al muro. Lo
fissava diritto negli occhi mentre pensava che, in realtà, lui le stava
chiedendo molto di più di un semplice atto di fede, la stava spingendo ad essere
infedele!
Le vennero in mente, chissà perché, le parole di San Girolamo, una delle massime
autorità della Chiesa medioevale, che aveva letto giusto quel pomeriggio: “…
l’uomo saggio deve amare la propria moglie con giudizio e non con passione. Deve
controllare lo stimolo della voluttà e non lasciarsi trascinare
nell’accoppiamento. Non vi è cosa più infame che amare la propria sposa come
un’amante.”
E lei proprio quello stava facendo, amava il suo amante con la passione e suo
marito con la tenerezza e la razionalità. Ora era tempo di cedere alla passione!
Si era avvicinata troppo per tirarsi indietro, il profumo, il calore emanato dal
suo corpo la stavano attirando come una potentissima calamita. Si appoggiò a lui
e avvicinò il viso sfiorandogli le labbra con il naso, poi con gli occhi chiusi
portò la bocca altezza della sua, toccandola appena. Il contatto generò una
forte scossa e una valanga di pensieri nella mente di Monica: “ Lo sto per fare!
Oh Dio, lo sto per fare” rifletteva mentre dischiudeva leggermente le labbra.
Sentì aprirsi anche le sue e perse il controllo. Le lingue si trovarono a mezza
strada avvinghiandosi tra loro, finalmente Andrea l’abbracciò e lei s’abbandono
completamente a quella stretta. Si lasciò prendere dal bacio al punto di non
accorgersi delle sue mani che scivolavano lentamente verso le natiche sino a
quando si sentì sollevare da terra. Piacevolmente stupita ed eccitata dalla sua
forza intensificò la passione riversata nel bacio, si sentiva presa e questo la
mandava in estasi.
Lui la portò verso il letto senza mai staccare le labbra dalle sue, l’adagio
seduta sul bordo e s’inginocchiò tra le sue gambe; accarezzandole le fece
schiudere per poterne sfiorare con le mani l’interno. Un tocco leggero, delicato
al punto che Monica sentiva solo il calore emanato dai palmi, ma sufficiente a
portare il suo desiderio oltre il lecito.
-
Sali più in su … ti prego! – sussurrò poiché Andrea si ostinava a
fermarsi sul limite dettato dalle autoreggienti.
Finalmente percepì le sue mani sfiorare il pube attraverso gli slip, si appoggiò
all’indietro, sui gomiti, e spinse leggermente in alto il bacino, invitandolo
silenziosamente a sollevarle il vestito sino in vita. Si gustò la rude forza
delle sue mani, che distolte dal compito di accarezzarla, spingevano verso
l’alto il tessuto con una veemenza tale da testimoniare la sua voglia. Monica
respirava piano, controllata, con gli occhi chiusi in attesa degli eventi e
ansimò quando lui le mordicchiò delicatamente gli slip sul pube, prendendone tra
i denti il bordo superiore tirandoli verso il basso. Andrea ringhiava, imitando
il piccolo bastardino adottato come mascotte dai suoi colleghi, mentre riusciva
nel suo intento di spogliarla. Trascinò gli slip sino a scoprire i primi peli,
quindi si fermò. Monica sollevò il sedere unendo le gambe, invitandolo a
terminare l’opera, non resisteva più a quei lunghi preliminari. Una volta
sconfitte del tutto le ultime remore, superati i blocchi dovuti al suo stato
civile e abbattuti i sensi di colpa con l’eccitazione, voleva con concludere al
più presto il suo primo tradimento in modo da non avere il tempo di ripensarci.
Doveva abbandonarsi al piacere, perdere la testa, consumare l’adulterio, darsi a
lui prima che la parte razionale del cervello riprendesse il controllo delle sue
azioni.
I suoi pensieri furono bruscamente interrotti dalla lingua di Andrea che
s’insinuava tra le labbra della vagina. Si sentiva presa dalle sue mani che le
stringevano con forza le natiche, sollevandole all’indirizzo della bocca. Iniziò
a godere lentamente, più per l’eccitazione che per il reale stimolo, mentre un
vago languore bloccava del tutto la sua razionalità.
Muoveva il pube contraendo forte gli addominali in una danza erotica di forte
effetto. Andrea faticava a seguirla e stringeva sempre di più le mani sulle
natiche nel tentativo di bloccarla; questo, però, eccitava sempre di più Monica
stimolandola a compiere movimenti sempre più ampi. Innescarono in questo modo un
pericoloso effetto d’azione e reazione, difficile da controllare, che stava
portando Monica troppo vicino all’orgasmo. Lei lo bloccò, imperativamente,
spingendo lontano da se la testa di Andrea, poi rimase immobile a godersi il
lento scemare del piacere. A questo punto, lui, la prese per le spalle
sollevandole la schiena, una volta seduta cercò la chiusura lampo del vestito
per terminare di spogliarla. La sensazione dell’abito che si apriva, il rumore
delicato della zip che scendeva e le labbra di Andrea che, subito, si tuffarono
sui capezzoli, generarono un ulteriore incremento dell’eccitazione. Monica non
riusciva a coordinare i movimenti delle sue mani mentre tentava invano di
spogliare l’uomo che aveva davanti, maldestramente si affannava sui bottoni
della camicia per poi abbandonarli e passare alla cintura dei pantaloni. Le
venne in soccorso Andrea, il quale appena ebbe sfilato via l’abito di lei si
alzò in piedi e, ammirando il suo corpo nudo steso sul letto, si spogliò.
Lei si era portata al centro del letto e adagiata su di un fianco l’aspettava
con gli occhi semi chiusi; lo sentì salire dal fondo, passare una mano sulle sue
caviglie e quindi prenderle per divaricarle le gambe. Monica ruotò fino a
stendersi davanti a lui, aprì leggermente le gambe quel tanto che bastava a
consentire alla testa di Andrea di scivolare nel loro mezzo partendo dai
polpacci. Percepì la sua lingua scorrere sulla pelle e salire sempre di più
verso il pube. Lei accompagnava e guidava questo percorso aprendosi poco per
volta, dosando con malizia i centimetri conquistati da lui, anche perché le
piaceva in modo particolare la sensazione che riceveva dal contatto di quella
bocca con sue calze. Allorché lui si trovò quasi contro il pube, trattenuto solo
più dalla pressione che lei esercitava sulla sua testa con le cosce, si aprì di
colpo facendolo precipitare proprio dove lei voleva; ansimò nel ricevere il
colpo e si aprì ancora di più, sperando in una nuova lunga leccata sulla parte
più sensibile.
Andrea, però, risalì ancora il suo corpo. Passando dall’ombelico puntava verso
il seno. Si soffermò sui capezzoli, regalando ad ognuno un’equa dose di delicate
succhiate intervallate da piccoli morsi che mandavano in estasi la donna sotto
di lui. Salì ancora, sino alla sua bocca, per baciarla.
Monica sentiva il corpo di Andrea aderente al suo, ne recepiva il respiro, i
guizzi dei muscoli; ma quello che più la faceva sognare era il pene appoggiato
sulla sua leggera peluria del pube. Le sarebbe bastato inclinare verso l’alto la
vagina per accoglierlo finalmente dentro di se, per sentirlo entrare e farsi
spazio nel suo ventre, ma voleva ancora godersi quel bacio così intenso da
togliere il fiato prima di lasciarsi prendere. Quando sentì di non resistere più
alla tentazione iniziò a cercarlo con il pube, lo sentì puntare deciso tra le
labbra e sfiorare l’ingresso del suo corpo.
-
Adesso, spingi! Prendimi ora .. dai! – pensò Monica mentre si muoveva
sempre più invitante.
Andrea, invece, la baciò sulla fronte mentre si portava, con attenzione, a
cavallo del suo seno. Giunto sopra di lei strofinò il membro su di un capezzolo,
poi lo portò sulla sua bocca. Lei lo baciò sul prepuzio aspettando che lui lo
tirasse indietro, quando il glande scoperto fu a sua disposizione iniziò a
leccarlo dolcemente, esplorandolo con la lingua. Monica alzò lo sguardo verso di
lui e notando i suoi occhi chiusi e l’espressione concentrata pensò che fosse
giunto il momento di fargli capire cosa era in grado di fargli provare: aprì la
bocca e lo ingoiò aspirando. Andrea lasciò uscire un rantolo di piacere mentre
quasi perdeva l’equilibrio, spinse in avanti verso l’interno della sua bocca,
penetrandola a fondo sino in gola. Lei, per nulla sconvolta da quella presenza,
incominciò a stuzzicare con la lingua, per quanto riuscisse, il glande. Continuò
in quel modo anche quando lui si ritrasse, lo seguì sin fuori dalle sue labbra
e quindi lo riprese dentro. Andrea non riusciva a contenere il forte piacere che
Monica gli stava dando in quel modo e scappò da lei. Il suono gutturale di
disapprovazione effuso dalle labbra invitanti di Monica lo fece, però, ritornare
verso di loro. Temendo di non poter resistere a lungo si limitò a sfiorare la
sua bocca, godendo delle sporadiche leccate che lei riusciva a dargli. Giocarono
in quel modo a lungo: lei che tentava d’ingoiarlo e lui che le sfuggiva, come
in un rituale inverso di pesca lui guidava con la mano il membro in modo da dare
delle lievi e fugaci toccate alle sue labbra, mentre lei tentava di abboccare a
quell’esca.
Lui era molto abile nel calcolare i tempi del gioco, quando capì che il
divertimento iniziale si stava trasformando in una spasmodica attesa di qualcosa
di più concreto scivolò via da lei portandosi, in ginocchio, tra le sue gambe.
Le cinse la vita e l’invitò, guidandola, a girarsi in modo da volgergli la
schiena, poi la prese per le anche e le sollevò mettendola in ginocchio. Si
avvicinò ai suoi glutei sistemandoli, al contempo, all’altezza giusta. Monica
capì le sue intenzioni e sentì un forte calore espandersi nel ventre, questo la
portò ad aprire ancora di più le gambe sollevando il sedere. A lei piaceva
essere presa in quel modo, si sentiva pienamente posseduta, preda degli istinti
del suo partner e femmina, sottomessa nella volontà, costretta a subire le
fantasie e il ritmo che lui preferiva. Era fortemente eccitata quando percepì il
suo membro puntare sulla sua femminilità. Lei si adattò meglio che poteva
movendo il pube in modo da favorirlo e lui spinse.
Finalmente, Monica, lo sentì entrare. Emise un sospiro di sollievo seguito da un
rantolo di piacere quando lui arrivò al fondo e si trovò completamente dentro di
lei. Lasciò cadere la testa verso il basso mentre lui iniziava a muoversi
regolarmente; guardò, attraverso il suo seno, la zona dove i loro organi
genitali si stavano accoppiando. Vedeva i suoi testicoli allontanarsi per poi
tornare contro di lei, questo spettacolo unito agli stimoli che riceveva era un
mix micidiale per lei. Si sentiva piena di lui e le piaceva come si muoveva in
lei. Impostò un movimento favorevole al suo in modo da accompagnare le spinte di
Andrea per accentuare il loro piacere, diede il via anche ad una serie di
ritmiche contrazioni dei muscoli pubici.
Monica godeva e la sua eccitazione era esplicita: Andrea la sentiva divenire
sempre più calda e umida mentre si apriva a lui in un modo meraviglioso, ma poco
stimolante dal punto di vista puramente meccanico. Lei sentì i primi sintomi
dell’orgasmo arrivare nell’attimo in cui lui intensificò il suo ritmo, alzò la
testa volgendo lo sguardo al soffitto mentre sul viso si dipingeva
un’espressione di estrema concentrazione, come se fosse sottoposta ad uno sforzo
immenso. Emise un sospiro tanto intenso da apparire come un grido nell’attimo
che il piacere esplose nel suo ventre per iniziare la corsa verso il cervello.
Monica sentiva le ondate arrivare regolari guidate dalle spinte di Andrea, perse
il controllo del suo corpo lasciando all’istinto il compito di cercare la
massima sensazione del membro di lui. Lentamente l’orgasmo andò scemando
consentendole di riprendere il controllo di sé. Monica tornò a muoversi
lentamente, spinse il sedere contro il bacino di Andrea e si mise a ondeggiare
le anche in modo estremamente efficace. Quei movimenti che si ripercuotevano su
tutta la schiena di Monica e i suoi sospiri molto eccitatati portarono Andrea
verso l’apice del suo piacere. Lui tentò di resistere il più a lungo possibile,
gli piaceva lo spettacolo dato dal corpo della donna che aveva davanti voleva
durasse il più a lungo possibile, ma era impossibile resisterle!
All’improvviso, Andrea, uscì da lei estraendo il pene con una violenza tale da
lasciar intendere che era ormai arrivato. Monica si voltò e, rapidamente, si
portò verso il membro che lui brandiva con la mano destra, vedeva i suoi occhi
chiusi e l’espressione di piacere che iniziava a dipingersi sul suo volto, capì
che stava per esplodere e si tuffo con la bocca aperta in tempo per raccogliere
il primo fiotto di seme, quindi ingoiò quel membro che tanto piacere le aveva
dato. Raccolse tutto il suo succo in gola, succhiandolo in modo da svuotarlo.
Quando lui rilassò i muscoli del bacino e dei glutei, Monica continuò a leccarlo
dolcemente per mantenere vivo il piacere che era appena esploso.
Andrea si ritrasse da lei crollando sul letto al suo fianco e la invitò con un
gesto ad avvicinarsi. Lei si accoccolò appoggiando la testa sulla sua spalla e
mentre sovrapponeva una gamba alle sue con la mano accarezzava dolcemente il
membro in via di rilassamento. Il mattino li colse ancora vicini, lei faticò a
spiegare la presenza di quell’uomo nel suo letto, poi ricordò tutto. Una
consapevolezza che mentre si realizzava la sconvolgeva. E’ vero che aveva sempre
desiderato Andrea, sin dalla prima volta che l’aveva conosciuto, ma da qui a
trovarselo nel letto la strada era lunga. Ora che ricordava i dettagli della
serata appena trascorsa non riusciva a capire cosa avesse vinto la sua volontà
d’essere assolutamente fedele al marito. Non aveva bevuto più del solito, anche
perché il vino su di lei aveva un effetto soporifero; lui non aveva insistito
più di tanto e lei si ricordava benissimo i suoi pensieri mentre lo baciava per
la prima volta!
Inspiegabile! Era tutto incomprensibile: i pensieri, il comportamento, il fatto
che aveva ceduto così facilmente e come si era data a lui. Negli anni i
corteggiatori non le erano mancati, alcuni dei quali anche più seducenti di
Andrea, e questo la gratificava al punto che non li aveva mai allontanati con
sgarbo senza, però, incoraggiarli più di tanto. Il suo comportamento di quella
sera non era spiegabile con il fatto che si trovasse da sola e a parecchi
chilometri da suo marito, non era la prima volta che succedeva!
Meditava su queste cose mentre eseguiva, meccanicamente, le operazioni
preliminari del restauro di un tomo del XII° secolo. Andrea era in biblioteca e
questo le consentiva d’essere più lucida, sosteneva i discorsi con le sue
colleghe e, intanto, meditava su quello che le era appena capitato. Si era
sdoppiata: la sua mente da una parte e il resto del corpo lì, in quel
laboratorio. Ricordò le parole di Andrea sulla leggenda che s’ambientava
nell’ala del castello dove loro dormivano e sul presunto effetto afrodisiaco di
quelle stanze. La logica e la razionalità, qualità che le avevano consentito di
raggiungere dei brillanti risultati nel suo campo, si opponevano, però, a questa
teoria. Monica classificò il suo cedimento alle grazie di Andrea come un
momentaneo atto irrazionale e come tale destinato ad esaurirsi in una sola
notte.
Tranquillizzata dalle sue conclusioni telefonò al marito raccontandogli tutto
sul suo nuovo lavoro e sui nuovi colleghi, ovviamente tacque sugli avvenimenti
della notte. Gli disse che gli mancava e pensava sempre a lui, che non vedeva
l’ora di tornare a casa ma quel lavoro era molto importante per la sua carriera
e così via. Rasserenata da quella telefonata, come se avesse ricevuto il suo
perdono per la colpa che non gli aveva confessato, si dedicò con gioia al suo
lavoro, ritornando ad essere una persona sola, con la mente unita al corpo.
Per tutto il giorno non aveva visto Andrea, impegnato nelle sue ricerche. Subito
dopo cena, quindi, si recò in camera con l’intenzione di recuperare il riposo
perso la notte precedente. Mentre si spogliava davanti al misero specchio,
recuperato chissà dove, osservava il suo corpo con occhio critico: ne valutava
le curve nel loro insieme, la piattezza del ventre, la pienezza del seno e
ruotando valutò la forma del sedere … Si, era soddisfatta da quello che vedeva e
da se stessa, le ore passate in palestra, le rinunce alle tentazioni della
tavola davano i loro frutti. Terminò di spogliarsi del tutto e s’infilò sotto la
doccia. Regolò con cura la temperatura dell’acqua controllandola con il palmo di
una mano, amava essere investita da un getto molto caldo quindi era in attesa
che la temperatura salisse. Il vapore che si levava su la investiva in pieno
petto donandole una piacevole sensazione umida su tutta la parte frontale del
suo corpo, al contempo il calore faceva svolazzare la tendina cerata portandola,
a tratti, a contatto con le natiche. Monica si godeva quell’insieme di piacevoli
sensazioni ad occhi chiusi e lasciava la mente libera di vagare. L’umidità che
iniziava a condensarsi sul seno le ricordava il leggero strato di sudore che
imperlava il suo corpo e quello di Andrea la sera prima verso la fine del loro
incontro, anzi, proprio verso l’apice del loro rapporto. I delicati colpi della
tenda contro di lei si stavano trasformando, nella sua fantasia, in altrettante
dolci carezze, come quelle di cui l’aveva ricoperta lui.
Si stava eccitando senza averne coscienza e mentre riviveva, con la mente,
l’attimo in cui lui l’aveva penetrata si lanciò, all’improvviso, sotto il getto
d’acqua quasi come se volesse invertire i ruoli, questa volta, ed essere lei
dirigere il gioco. Si lasciò investire da quel liquido caldo, godendo della
sensazione che le dava sentirlo colare sul corpo, del calore che piano, piano,
si diffondeva in lei. Alzò il viso portandolo al centro esatto della piccola
cascata e rimase ferma a lungo in quella posizione. Prese il bagno schiuma e lo
versò in una mano per insaponarsi, immediatamente associò il bianco e
lattiginoso liquido detergente ad un altro molto simile per colore e
consistenza; non riuscì ad impedire alla sua fantasia d’immaginare che, in
realtà, si stava insaponando con quello.
L’eccitazione continuava a crescere indisturbata, poiché inizialmente non
riconosciuta come tale da Monica ma scambiata con il languore che una doccia
calda, dopo una lunga giornata, sempre le lasciava indosso. Era così presa da
queste sensazioni che non avvertì il rumore della porta che si apriva e terminò
la doccia con calma. Al termine indossò l’accappatoio portandosi di fronte allo
specchio del bagno.
-
Ciao, scusa se non mi sono fatto sentire prima ma … eri uno spettacolo
entusiasmante, eccitante e … non ho parole per descriverlo.
Monica riconobbe subito la voce di Andrea dietro di lei e, senza darlo a notare,
cerco di identificare la sua immagine nello specchio appannato. Vide, però solo
una sagoma indistinta che le si avvicinava da dietro, quindi sentì le sue mani
sui fianchi che la prendevano con forza e passione. Monica si lasciò invadere
dai brividi di piacere che sempre le sue mani le regalavano, abbandonò la testa
all’indietro appoggiandola su di una sua spalla e ansimò. Andrea la accarezzava
con sempre maggiore insistenza, salendo verso il seno e scendendo sino ai
glutei. Poco alla volta le aprì l’accappatoio raggiungendo, finalmente la pelle
ancora umida di Monica; fece scorrere le mani premendole forte il ventre mentre
la baciava sul collo e le orecchie, si spinse sino ai primi peli del pube ma non
sconfinò mai oltre ad essi se non quando, Monica, regolandosi sulle sue carezze,
spinse in alto il pube portandolo all’altezza della sua mano. Andrea la richiuse
sulla vulva e rimase lì, movendo solo le dita, in contemplazione dei suoi
gemiti.
Non era questo il programma previsto da Monica per quella serata, una parte del
suo cervello si rifiutava di accettare le carezze di Andrea mentre l’altra,
quella irrazionale ed istintiva, sperava che le sue mani si facessero sempre più
audaci. Fu proprio l’istinto che le fece accettare senza alcun riserbo il gioco
che lui le stava proponendo. Andrea estrasse da chissà dove una lunga sciarpa di
seta blu, la sollevò sopra la testa di Monica tenendola tesa con entrambe le
mani e, dopo essersi sincerato che lei lo vedesse nello specchio e accettasse il
gioco, la bendò sugli occhi.
Come perse l’uso della vista, Monica iniziò a percepire l’ambiente che la
circondava con sensi che non credeva di avere così sviluppati. Ogni tocco, anche
il più leggero, diventava una fonte di grandissimo piacere; ogni rumore, come il
respiro di Andrea, diveniva una sinfonia nelle sue orecchie. Era tesa, allerta,
impegnata ad ascoltare con attenzione tutto quello che lui le stava facendo, nel
tentativo di capire, immaginare, cosa sarebbe seguito.
Andrea l’accarezzò a lungo sulla schiena nuda, seguì con il pollice la colonna
vertebrale soffermandosi su ogni vertebra, quando giunse al fondo aprì le mani e
le cinse la vita, con forza, poi passò sul ventre massaggiandolo a lungo prima
di trarla verso di sé. Con lei aderente al suo corpo, fece scorre le mani dal
pube sino al seno, afferrando le mammelle, poi ridiscendeva sino al limite del
pelo pubico per sfiorare le sue grandi labbra. Monica si stava appoggiando di
peso contro di lui e questo abbandono fisico corrispondeva a quello mentale: non
sentiva più la volontà di resistergli e aveva dimenticato completamente il suo
stato civile. Non si sentì nemmeno sdoppiata: due personalità in un solo corpo;
era lei, unicamente lei che si stava godendo come non mai le attenzioni di
Andrea ed era pienamente consapevole di questo. Un pensiero le sfiorò la mente,
per un istante: quello di essere infedele a suo marito che certo non meritava
questo, tanto l’amava; ma quel pensiero sfuggì con la velocità di un’apparizione
mistica dalla sua mente, lasciandola con un leggero sapore amaro in bocca e
niente di più.
Poco alla volta, Andrea, la stava trascinando molto dolcemente verso il letto.
Quando lo raggiunse si sedette sul bordo e fece accomodare lei sulle sue
ginocchia. In quella posizione continuò ad accarezzarla scendendo, ora, sin
sulle cosce. Le fece aprire le gambe per dedicarsi ad un’accurata esplorazione
del pube: ne separò le labbra dividendo con cura i peli, poi strofinò il suo
dito sull’ingresso di quel pozzo umido e caldo che era diventata la vagina.
Giocò a lungo in quel modo tenendosi sempre a rispettosa distanza dal clitoride
nonostante tutti i tentativi di lei di porglielo davanti alla mano.
All’improvviso la penetrò con un dito strappandole un forte gemito di piacere,
poi la prese in vita per farla alzare, quindi la sistemò sdraiata sul letto.
Monica percepiva gli inequivocabili rumori dei vestiti che venivano tolti e la
sua mente andava nei ricordi della sera precedente in modo da immaginare il
corpo di Andrea. Dopo un attimo di silenzio intuì la sua presenza in fondo al
letto, davanti ai suoi piedi. Ne ebbe conferma quando sentì qualcosa di umido e
morbido sulle dita, un brivido percorse il suo corpo: partendo dai piedi si
allargò nel ventre per terminare nella sua bocca che gemeva. Con calma Andrea
risalì lungo le sue gambe, oltrepassò le cosce e raggiunse, finalmente, il pube.
Il tanto atteso incontro della lingua con il clitoride fece contrarre tutti i
muscoli a Monica che, inarcando la schiena spinse il pube contro la faccia di
lui. Andrea ne approfittò per infilare le mani sotto i glutei e, stringendoli
forte tanto da farle male, la trattenne in posizione mentre con la lingua si
inventava sempre nuove evoluzioni.
Monica aveva perso il controllo del suo corpo; la forte eccitazione, generata da
quella situazione insolita, non le consentiva di gestire in modo ottimale il
piacere che provava: rischiava di godere di un orgasmo inaspettato quanto
intenso. La testa sembrava vuota, e in realtà lo era, da ogni pensiero, mentre
un diffuso formicolio le solleticava la pelle, aveva anche perso l’esatta
cognizione del mondo esterno; sentiva le mani di Andrea che scorrevano sul suo
corpo ma non riusciva a capire quante e dove fossero. Era impossibile, pensava
felicemente stupita, che fossero così mobili, le percepiva tutte e due sul seno
e, quasi contemporaneamente, sulla vulva o sul ventre. Questi problemi di
dislocazione spazio temporale la facevano impazzire di eccitazione,
involontariamente il gioco proposto da Andrea stava realizzando un surrogato
perfettamente credibile delle sue più segrete fantasie: avere le attenzioni di
due uomini, questo lei sognava da tempo. Non lo aveva mai confidato a nessuno,
né al suo nuovo amante né tanto meno a suo marito; eppure lui, l’amante, in quel
momento era tanto abile da farle credere di avere più di due mani addosso.
Monica allargo le braccia a croce, poi le portò sopra la testa e si concentrò su
quello che le stava facendo Andrea: la sua lingua si era calmata sino a fermarsi
del tutto, quindi lui si alzò dal letto. Dal rumore dei suoi passi, lei capì che
si stava dirigendo verso la porta della camera, senti chiaramente il fruscio
prodotto da una busta di materiale plastico e quindi nuovamente i passi, questa
volta percorsi verso di lei.
-
Ti ho preso un regalo! – disse Andrea con la voce che testimoniava
un’emozione smisurata alla situazione.
-
Dammelo, ti prego! – rispose lei.
Monica sentì qualcosa di duro ma dalla superficie morbida appoggiarsi al suo
stomaco, lo prese in mano e percorrendone la superficie cercava d’indovinarne la
forma e di identificarlo. Era un oggetto tubolare dalla superficie irregolare e
leggermente curvo. Le dimensioni la misero subito sulla buona strada ma continuò
a tastare quell’oggetto proprio perché aveva già capito di cosa si trattava,
sicura che Andrea la stesse osservando con gli occhi sbarrati. Lo percorse in
tutta la lunghezza più volte, poi lo portò alle labbra come per testare nel
dettaglio la ruvidezza della superficie; d’istinto aprì la bocca e lo ingoiò per
buona parte. Il rantolo emesso dal suo amante la stimolò a continuare quel
gioco. Le dispiaceva solo di non poter vedere la sua espressione mentre faceva
scorrere quell’oggetto lungo il solco tra i seni per raggiungere il pube. Aprì e
rannicchiò le gambe, quindi portò il fallo sintetico davanti alla vagina e, con
consumata abilità, si penetrò.
Ansimò forte sottolineando ogni centimetro che l’oggetto conquistava nel suo
ventre e rantolò per indicare di essere arrivata al fondo, inarcò la schiena
contraendo forte i muscoli del pube contro quello che teneva dentro poi lo
estrasse di poco. Stava per spingerselo nuovamente dentro quando sentì due mani
che allontanavano le sue dal simulacro fallico, allora si abbandonò ai voleri di
lui. Si lasciò penetrare da quell’estensione mentale del membro reale di lui, ma
sostanziale dentro di lei, secondo il ritmo e le modalità decise da quello che
ora era diventato la sua guida. Questo totale senso di abbandono, il sentirsi
completamente nelle sue mani, la eccitarono ulteriormente portandola ad un passo
dall’orgasmo. Monica ansimava, gemeva e urlava, non capiva più cosa le stesse
facendo: sentiva chiaramente la mano che spingeva il fallo sintetico dentro di
lei ma, al contempo, percepiva anche una, due, tre mani sul suo corpo. Intuiva
la loro presenza sul seno, sui fianchi, sul bacino, sulla gola e sulle labbra;
sulla vulva, intente a separarne le labbra e poi tra i glutei alla ricerca del
punto sensibile dell’ano.
“Impossibile” si diceva nei rari sprazzi di lucidità, “Andrea è solo ed ha due
mani come tutti!” Eppure il fenomeno della moltiplicazione delle mani continuava
su di lei!
Lui non parlava, restava in assoluto silenzio senza rispondere agli incitamenti
o alle richieste di Monica, si limitava a manovrare, con sempre maggiore
perizia, il finto membro. Quando capì che lei era al limite si fermò,
lasciandolo dentro, e prendendola per i fianchi tentò di farla ruotare in modo
da poterla prendere da dietro come la notte precedente. Monica lo assecondò
nonostante l’ingombro che sentiva nel ventre. Si posizionò come lui voleva e
aspettò le sue mosse.
Lui la costrinse, allora, a sollevare ancora di più il sedere e dopo essersi
posizionato dietro di lei ritornò a manovrare il fallo di gomma, questa volta
più lentamente di prima. Monica intuì la sua carne a contatto dei glutei, capì
che doveva essersi spogliato mentre lei si esibiva nello studio del suo regalo.
Il membro di Andrea, quello vero, puntava su di una natica con forza mentre lui
la penetrava con quello finto e le spingeva la faccia sul cuscino con la mano
libera. Continuò in quel modo sino a portala nuovamente sul limite dell’orgasmo
e solo quando i gemiti di lei divennero troppo frequenti e intensi fermò la
penetrazione, quindi lasciò anche la presa sulle sue spalle per divaricarle le
natiche. Monica capì cosa voleva e provò un attimo di smarrimento.
Andrea le stuzzicò ano con un dito inumidito dai sui umori vaginali, quando
sentì che le sue carezze lo stavano rilassando da un lato ed eccitando
dall’altro provò spingere piano un dito dentro di lei. Monica prima urlò una
negazione secca, bloccandolo all’istante, poi pentita lo pregò di continuare ma
con più calma e dolcezza. Andrea ritornò ad interessarsi a lei con tutte le
precauzioni del caso riuscì a preparare l’ano di Monica alla sua prima
penetrazione. Quando fu certo della sua disponibilità punto il membro al posto
del dito e spinse piano. Monica si aprì a lui facilmente all’inizio, poi una
forte fitta di dolore la fece urlare e contrarre l’ingresso delle sue viscere,
lui aspettò che si calmasse e poi tornò a spingere.
Monica si sentiva squartare, le pareva che le stesse spingendo dentro una cosa
enorme, fu anche tentata di chiedergli se per caso non fosse in procinto di
sodomizzarla con un altro simulacro ma più grosso di quello che aveva già avuto
il piacere di provare per la via ordinaria. Per fortuna la forte eccitazione la
stava predisponendo al meglio, poco alla volta il dolore lasciò il posto al
piacere. Una sensazione strana ma gradevolissima, un piacere che partiva sempre
dal ventre ma dislocato in una zona del tutto nuova, un luogo che lei non
credeva potesse esserne fonte. Andrea si stava spingendo sempre di più al suo
interno grazie ad una serie di spinte regolari ed inesorabili intanto che la
tratteneva per i fianchi. Spingeva tanto che lei, allungando una mano da sotto
il pube, raggiunse la zona anale per tastare il membro di Andrea in modo da
capire quanto le fosse realmente dentro. La scoperta che solo una manciata di
centimetri le rimanevano fuori la stupì e la consapevolezza di quello che stava
facendo la fece sentire più spregiudicata e “porca” che mai. Fu proprio questo
ad eccitarla tanto da spingerla ad incrementare questa sensazione stimolandosi
da sola il clitoride. Non si era mai comportata così, non si era mai toccata
mentre era impegnata in un rapporto sessuale, il solo pensiero la disturbava, ma
ora violato anche l’ultimo tabù corporale si sentiva in grado di violare anche
quello mentale e si toccò con una intensità tale da procurasi immediatamente un
orgasmo.
Monica urlò alzando la testa verso il soffitto, tentò anche di inarcare la
schiena ma la presenza di lui nel suo intestino lo impedì. Godette di un orgasmo
veloce ma intenso, incompleto però visto che mancava la componente più interna,
quella vaginale. Il piacere la lasciò con un senso di vuoto, aveva goduto ma non
completamente e il membro di Andrea ancora dentro di lei riusciva solo a farle
venire ancora più voglia di esplodere in un orgasmo degno di questo nome. Lui
intuì il suo stato e prese nuovamente il fallo di gomma per puntarglielo al
pube, mentre la sodomizzava iniziò a spingere dentro la vagina anche quello.
All’inizio lei non capì la sue intenzioni, credeva volesse solo stimolarla,
eccitarla, masturbarla in quel modo, poi quando lo sentì entrare si sconvolse di
lui e di lei, della propria disponibilità ai suoi giochi. Se quel tipo di
accoppiamento lo avesse proposto il suo compagno, suo marito, lei si sarebbe
dichiarata turbata e sconvolta dalle sue fantasie, ma in quel momento provava
solo e esclusivamente il desiderio di andare avanti, di esagerare, di spingersi
dove non avrebbe mai immaginato.
Andrea la penetrò a fondo anche con il suo doppione sintetico, arrivò il momento
in cui sia lui che l’altro, quello di gomma, si trovavano completamente dentro
il corpo di Monica. Lei non riusciva più a distinguere quale dei due fosse la
fonte di piacere più intenso, il membro di Andrea premeva contro quello
sintetico, separato da una sottilissima barriera. All’interno del suo corpo le
due presenze si univano divenendo una sola ed enorme mentre all’ingresso
stimolavano due punti distinti ma ugualmente fonti di grande piacere per lei.
Monica non riusciva a muoversi, temeva di fare qualcosa di sbagliato e perdere
anche un solo istante di quella stupenda situazione, lasciò fare a lui e si
predispose al nuovo e dirompente orgasmo che sentiva arrivare. Lo sentì nascere
nel profondo del ventre come al solito ma questa volta con un carattere in più:
qualcosa che le accendeva un piacere supplementare. L’orgasmo esplose violento
come si aspettava e desiderava, si allargò nella zona pubica e anale per poi
percorrere il suo corpo sino al cervello. Le sue urla coprivano gli ansimi di
Andrea che ora si stava movendo sempre più veloce dentro di lei.
Monica si contorceva dal piacere incurante della doppia presenza in lei, ora non
sentiva più nessun dolore o fastidio, sperava solo che lui si muovesse sempre
più veloce. Le contrazioni involontarie del pube dettate dal ritmo delle ondate
di piacere incontravano un ostacolo più solido e massiccio del solito e questo
incrementava il suo godimento. Stava per crollare sul materasso, sfinita dallo
sforzo appena esercitato quando percepì Andrea irrigidirsi e spingere il membro
sino in fondo nelle sue viscere, quindi fu il suo turno di urlare. Monica scoprì
la nuova ed esaltante sensazione di sentire pulsare un pene in un altro punto
del suo corpo. Mentre veniva lui estrasse il suo aiuto dalla vagina e spinse con
le reni costringendo Monica a stendersi sul materasso, rimase però dentro di lei
sino alla fine.
Quando uscì da lei Andrea si lasciò cadere al suo fianco e le accarezzò la
schiena dolcemente, quindi, dopo qualche istante slegò la benda che ancora le
ricopriva gli occhi. Monica non sollevo e non ruotò il viso rimase ferma e
immobile nella posizione nella quale era stata spinta da lui nell’attimo
estremo. Respirava regolarmente e sempre più lentamente come a voler riprendere
il controllo del proprio corpo. Quando si sentì meglio Monica voltò lo sguardo
verso di lui e li lanciò un occhiata riconoscente. Andrea sorrise, continuando
ad accarezzarle la schiena sino a quando lei non si addormentò.
Al risveglio lui non c’era e questa scoperta produsse un forte senso di vuoto
nello stomaco di Monica. Lo chiamò, pensando che fosse in bagno, ma non ottenne
risposta; quindi si alzò e si diresse verso la doccia. Il corpo le doleva: tutti
i muscoli delle gambe e del ventre testimoniavano la notte che aveva appena
passato. Curiosamente, notava, non provava alcun dolore nella zona anale,
piuttosto erano le labbra grandi e piccole della vagina ad essere leggermente
irritate. Si lavò con cura poi si vestì in fretta ma con attenzione ai
particolari e corse verso la stanza di Andrea dove bussò a lungo senza ottenere
risposta. Scese quindi verso la zona dove gli altri stavano già consumando la
colazione e lo cercò tra di loro. Niente, non c’era. Allora domandò informazioni
alla sua collega addetta alla gestione dei volontari ricercatori e apprese che
lui era partito di buon ora per Gerona.
L’espressione di Monica tradì solo per un istante i suoi sentimenti, poi si
ricompose e uscì dal locale senza nemmeno aver preso un caffè. Camminò verso il
parco del castello, doveva trovare un luogo tranquillo nel quale riflettere.
Perché lui se ne era andato così, e perché non le aveva accennato niente la sera
prima, mentre facevano l’amore? Le occasioni non erano mancate!
Monica controllò il suo telefono cellulare, era acceso e riceveva benissimo, se
voleva Andrea poteva chiamarla. Stava per farlo lei, aveva già selezionato il
suo nome nell’agenda ma si era bloccata sull’invio. Non sapeva cosa fare né cosa
dire!
Il telefono squillò facendola sobbalzare,
era indecisa se rispondere o meno, aveva lo sguardo fisso sul visore ma non
leggeva l’identità di chi la s