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racconti erotici di Rupescissa

racconti erotici : Il risveglio dei sensi
Posted by Rupescissa on 2011/1/19 16:13:30 (7508 reads)

Esplorò il suo corpo con le mani, il seno, la pancia, il ventre e le gambe. Raggiunse la vagina e tocco con due dita il pene che entrava e usciva da lei, si divaricò le labbra e stimolò il clitoride. Adesso stava veramente godendo

Click to see original Image in a new window[/img]Paola, si fermò ad ammirare il portone d’ingresso di quella che sarebbe stata la sua casa nei prossimi mesi. Era un’opera di un bravo, ma sconosciuto, artista del XVIII° secolo. Su una struttura di legno erano applicate due lastre di bronzo, sbalzate con motivi di carattere religioso e allegorico. Sulla mezza porta di destra, una croce potenziata era avvolta da una rosa con numerosi fiori e boccioli. Sopra di essa una sfera irradiava raggi, di luce forse, in ogni direzione. Una lunga serie di foglie, si sarebbero dette d’acacia, descrivevano un quadro che tagliava la croce alla metà dei suoi bracci. Nella mezza porta di sinistra un caotico insieme di figure incomprensibili si inseguivano in una danza inquietante, fatta di corpi umani, fiori e animali immaginari.

Per lei, studente all ultimo anno d’architettura, abitare in quel palazzo significava realizzare un sogno.

Ringraziò mentalmente la zia che le aveva lasciato libero il suo appartamento al terzo piano.

Già in avanti con gli anni, lei aveva deciso di trasferirsi sulla riviera ligure, dove il clima era senz’altro migliore e salubre di quello di Torino.

Aveva con se solo una piccola borsa, il resto dei bagagli sarebbero arrivati da lì a qualche giorno con suo fratello che le aveva anche promesso un aiuto nel sistemare l’alloggio.

Apri il portone ed entro. Fu subito intercettata dalla portinaia.



Cerca qualcuno, signorina?
No, cioè sono Paola la nipote di Rosina!
Oh! Non l’avevo riconosciuta… com’è cresciuta… e che bella ragazza è diventata. E’ venuta ad abitare qui? – pronunciò queste parole in torinese stretto, lasciandola interdetta. Lei, come tante sue amiche, ormai non si esprimeva più in dialetto, inoltre nata nell’astigiano, il torinese suonava alle sue orecchie come una serie di suoni aspri e aggressivi.
Si, per un po’. La zia mi ha lasciato il suo alloggio per qualche mese mentre preparo la tesi.
Una santa donna, sua Zia. Sono contenta che ci sia, di nuovo, qualcuno di giovane qui dentro, ha bisogno di qualcosa? Chieda pure, quando vuole, io sono sempre qui.
Grazie, lo terrò presente..


La signora Marta, la portinaia, aveva una lingua in grado di smembrare la pazienza di chiunque, ma era una brava donna. Paola la sopportò ancora un po’, poi molto diplomaticamente riuscì a liberarsi.

Una volta entrata nel suo nuovo alloggio posò la borsa vicino alla porta, aprì tutte le finestre per dare aria, si guardò in giro per prendere mentalmente possesso della nuova situazione. Un largo sorriso le illuminò il viso, aveva voglia di gridare saltellando per tutto l’appartamento, ma si trattenne.



Finalmente libera! – si disse


Era da tanto che sognava di stare un po’ da sola, lontano dai suoi. Non per motivi d’attrito, anzi, si trovava molto bene in famiglia, ma sentiva il bisogno d’essere libera.

Libera da cosa?

Questa domanda si fece strada nella sua mente nonostante cercasse in tutti i modi di ricacciarla nel profondo pozzo dal quale era venuta.

C’era, infatti, un suo aspetto che le pesava e le faceva male.

Si credeva frigida. Ne era convinta e sino ad ora niente le aveva dato prova del contrario.

Aveva avuto un numero discreto di relazioni sentimentali, nonostante la sua giovane età, tutte fallite a causa di questa freddezza nei rapporti intimi. La sua più cara amica continuava a ripeterle che non era causa sua, ma erano i ragazzi che frequentava, incapaci di scaldarla e di portarla ad uno stato d’eccitazione tale da farle vincere le sue paure ed i suoi tabù.

Per questo motivo si stava chiedendo se quella libertà tanto cercata, in realtà non era che una fuga da se stessa e dai suoi problemi, magari, pensava, in un’altra città, dove nessuno la conosceva, dove non doveva rendere conto a nessuno dei suoi orari, del suo abbigliamento, delle sue amicizie, sarebbe stato più facile inventarsi un personaggio, e recitarne la parte, che non soffrisse dei suoi problemi. Una donna disinibita, felice del suo corpo e in grado di gustare sino in fondo le sensazioni del piacere sessuale.

Passò il tempo, ma lei non riusciva a risvegliare i suoi sensi. Aveva aggiornato il guardaroba, stretto nuove amicizie e qualche breve storia sentimentale. Il suo corpo, però, continuava a non rispondere.

Sentiva dal racconto delle amiche, qui più disinibite e libere nel raccontare le proprie esperienze, il piacere che provavano anche da sole. Come rispondeva il loro corpo alle carezze che si regalavano, come arrivavano con facilità all’orgasmo, solo contraendo ritmicamente i muscoli del pube.

Ascoltava e si deprimeva sempre di più, affrontando ogni nuova relazione con affanno e timore.

Tuttavia non lasciava che questo problema le impedisse di vivere. Grazie alla simpatia e alla sua avvenenza aveva stretto parecchie amicizie, usciva spesso e aveva parecchie occasioni di conoscere nuovi amici, fra essi sperava di trovare colui che sarebbe stato in grado di accenderla.

Una sera conobbe un tipo molto strano. Sulle prime si consolò pensando che c’era chi stava peggio di lei, poi, poco alla volta, inizio ad interessarsi ai suoi discorsi.



Così abiti nel palazzo del Nodo? – le domandò, lui, all’improvviso.
No, nel palazzo Santis, questo era il nome della famiglia che lo ha costruito. – ribadì lei.
Si, quello è il suo nome ufficiale. Io intendevo il suo vero nome, quello con cui è conosciuto tra gli studiosi della vera scienza.
Spiegati meglio. – lo incitò lei incuriosita dalle sue parole.
Vedi quel palazzo sorge su di un incrocio di due linee sincroniche secondarie….
Sincro-che? – lo interruppe lei.
Sincroniche. Sono, come dire, dei flussi d’energia che possono catalizzare le forze della natura. Queste linee sono, in pratica il sistema nervoso della Terra, possono portare nel loro flusso idee, pensieri o stati d’animo, possono accelerare il corso degli avvenimenti intervenendo sulle probabilità.
Secondo alcuni studiosi, sono vere e proprie strade di comunicazione da e per l’universo.

Immagina queste linee che percorrono il nostro pianeta come i paralleli e i meridiani, da esse si staccano, a volte, linee secondarie e da queste altre. Ogni volta che una linea orizzontale e una verticale si incrociano in superficie danno origine ad un nodo.

Ti vedo scettica!

Hai mai sentito parlare di Damanhur? Ebbene quella comunità è sorta a Baldissero Canavese proprio perché lì c’è un nodo splendente, l’incrocio di due linee principali.



Paola lo stava ascoltando più per educazione che per reale interesse. Era in cerca d’aiuto, lanciava occhiate di supplica agli amici che erano con lei perché la liberassero da quel tipo, simpatico ma troppo prolisso.

Ad un certo punto il discorso divenne interessante.



Pensa, il tuo palazzo – continuava lui imperterrito – come ti ho detto, sorge sull’incrocio di due linee secondarie, è per questo che, poco dopo la sua costruzione, gli hanno messo un portone di bronzo. Per deviare da quel punto l’influsso sincronico.
Perché, vedi, se uno non è preparato ad affrontare l’energia che deriva dai nodi può avere delle brutte sorprese…

Cosa intendi? – lo incitò a continuare.
Be! In quel punto possono verificarsi vari avvenimenti, i nostri sogni si realizzano molto più facilmente…e sai come sì dice… bisogna stare attenti ai propri desideri, potrebbero realizzarsi!


Aveva cancellato dalla memoria quella serata, classificandola come persa e improduttiva. Senza considerare le occhiate e battute di scherno che aveva collezionato dai presenti.

Due settimane più tardi, tornando a casa nel tardo pomeriggio, notò uno strano movimento intorno al suo palazzo. Stavano montando un ponteggio e il portone era stato sostituito con un altro, molto brutto, fatto di legno grezzo.



Signora Marta, ma che cosa è successo al portone. – interpellò la portinaia.
Finalmente i Beni Culturali hanno dato il benestare ai lavori di restauro della facciata, il portone lo hanno portato via, questa mattina. Sa, sotto il bronzo il legno era marcio. Eh si, resteremo senza per un bel po’ di tempo.


Mentre entrava nel suo appartamento le tornò in mente il discorso di quel tipo strano.

Ora era senza la protezione del portone, in realtà le cosa non le dispiaceva per niente. Se davvero le linee sincroniche, o come si chiamavano, erano in grado di aiutarla a realizzare i suoi desideri, non si sarebbe certo lamentata.

Il suo unico, grande desiderio era di avere un corpo in grado di reagire agli stimoli dei sensi, di provare piacere. Un corpo in grado di sentire.

Quella sera dormì male, un sonno agitato da strani sogni l’aveva lasciata più stanca della sera prima. Si infilò sotto la doccia. L’acqua calda che le colava sulla schiena le procurò un brivido su tutto il corpo. Resto a lungo in quella posizione assaporando la stupenda sensazione che le dava. Si sposto leggermente, esponendo al getto il seno, con gli occhi chiusi. Si stupì, non poco, quando si accorse che i capezzoli si stavano inturgidendo.

Allungando una mano per cercare il sapone urtò il rubinetto dell’acqua calda, chiudendolo. Il seguente getto freddo, diretto sul seno, le procurò una fitta nel basso ventre. Premette, con forza, una mano lì dove sentiva la fitta, poco sopra il monte di venere mentre con la testa reclinata all’indietro offriva il corpo al massaggio gelato della doccia.

Regolò nuovamente la percentuale di acqua calda. Mentre la temperatura aumentava si abbandonava all’istinto, la sua mano saliva lenta verso il seno, le sensazioni che le trasmetteva la spingevano ad aprire le gambe.

Con il bagno schiuma aggiunse un nuovo stimolo, l’odorato. Il profumo del detergente, usato da sempre, sembrava avvolgerla nella sua carezza vellutata. Si eccitò oltre ogni limite raggiunto prima, un senso di calore le invase il pube, si sentiva bagnatissima, e non per causa della doccia.

Si lavò il seno e iniziò a godere tanto da farla indugiare su di esso, lo massaggiava, lo premeva e lo tirava verso l’alto. Assaporava quelle sensazioni che nessun uomo non era mai riuscito a darle.

Scese a lavarsi il ventre. Si accorse di avere dei muscoli che non credeva esistessero intorno alla vagina. Lavandosi le natiche ascoltava il suo respiro aumentare di intensità, quasi urlò di piacere, quando un dito sfiorò l’ano.

Le gambe le diedero sensazioni intense, che aumentavano a mano a mano che si avvicinava al pube. Le sentì mancare, afflosciarsi, quando si lavò la vagina.

Stava per venire e si spaventò, ritornò lucida per un attimo. Il tempo di stupirsi delle reazioni del suo corpo. Ma risciacquando via il sapone, con in mano il diffusore della doccia, punto il getto sulla vagina mentre con una mano ne apriva le labbra.

Venne!

Un’ondata di piacere prese possesso del suo corpo. Si inginocchiò a gambe larghe, senza smettere di dirigere il getto sulla vagina, sino alla fine dell’orgasmo.

Si asciugò, sconvolta da quello che le era appena accaduto. Con quei pensieri in mente cercò i vestiti nell’armadio, senza badare a quello che indossava.

Si ricordò dell’appuntamento, con un’amica, in facoltà, questo l’aiutò a tornare lucida. Era tardi e uscì di corsa.

In strada ebbe l’impressione di avere gli occhi degli uomini che passavano incollati addosso.

Non riusciva a darsi una spiegazione, poi si guardo nel riflesso di una vetrina. Aveva indossato un paio di calzoni leggeri aderentissimi e un top molto corto che delineava il profilo del seno come una seconda pelle. Delicatamente, cercando di non farsi notare, si esplorò con la mano, ed ebbe la certezza di non indossare la biancheria intima.

Normalmente sarebbe tornata subito indietro a cambiarsi, però gli occhi che sentiva su di se le procuravano una sensazione piacevole, molto piacevole.

Senza indugi raggiunse la fermata del tram, deliziandosi delle occhiate che le erano rivolte. Mentre saliva sul mezzo pubblico sentì un ragazzo dietro di lei sussurrare all’amico: " Che culo!", quella frase la mandò in estasi, spinse il sedere in fuori, verso il viso del ragazzo dietro di lei in modo da consentirgli di ammirarlo nella sua rotondità. Durante il viaggio, in piedi, si accorse che i due amici la stavano spogliando con gli occhi mentre commentavano fra di loro. Questo le fece nuovamente provare una fitta al basso ventre. Si mise in mostra per loro, aggrappandosi al corrimano in alto, con una mossa studiata per far salire il top e scoprire ulteriormente la pelle della pancia. Senti i capezzoli che premevano sul tessuto. Abbassò lo sguardo e si accorse che erano eretti e perfettamente visibili nel loro turgore.

Quando i due ragazzi arrivarono alla loro fermata le passarono uno davanti e uno dietro, strofinandosi contro di lei, questo la eccitò, senti un piacevole calore tornare ad impossessarsi del pube.

Guardò un uomo, distinto, probabilmente un professionista, seduto vicino a lei. Le sembrò di notare uno strano rigonfiamento nei suoi pantaloni e questo la fece bagnare. Non aveva il coraggio di guardarsi in mezzo alle gambe, temeva che il suo liquido stesse macchiando in maniera inequivocabile i vestiti.

Riuscì a dominarsi, con uno sforzo notevole, sino alla fermata davanti alla facoltà.

Il pensiero che di sera, in quella zona del parco del Valentino, alcune ragazze facessero commercio del proprio corpo, la eccitò nuovamente, si vide nei loro panni, si immaginò quello che facevano. In vece di dirigersi direttamente al palazzo di architettura percorse a piedi un tratto del viale, osservando le espressioni degli automobilisti di passaggio. Qualcuno la scrutava e certamente si chiedeva se fosse una prostituta, qualcuno rallentava per osservarla meglio e lei si eccitava immaginando i loro pensieri. Uno si fermo, accostando vicino a lei abbassando il finestrino. L’aria condizionata che usciva dall’auto le procurò un brivido sulla schiena.

Lui le chiese quanto voleva per scopare e dove lo faceva.

L’espressione fra lo stupito e l’imbarazzato di Paola lo fece dubitare e le chiese:



Ma tu, non lavori qui?


Fu fortemente tentata dal dargli una risposta affermativa, poi la sua timidezza prevalse.



No!…mi dispiace…ciao!


Attraversò al primo semaforo e corse verso la biblioteca della facoltà.

Trovò la sua amica la quale si stupì del suo stato. Era tutta rossa in viso e aveva il respiro affannato.



Che cosa ti è successo? – le chiese preoccupata.
Niente…ero in ritardo e ho fatto una piccola corsa…ma fa troppo caldo!


Si dedicarono al loro lavoro.

Paola non riusciva a concentrarsi, ripensava a tutto quello che le era successo quella mattina: alla doccia, agli sguardi per strada, all’uomo seduto sul tram e a quello che voleva comprare il suo corpo. Penso a quello che aveva provato, quanto si era eccitata. Poi i suoi occhi notarono il seno dell’amica che spingeva sulla camicetta. Si perse ad ammirare la pelle scoperta dalla scollatura, i suoi capelli e le sue labbra.

Si accorse di aver sincronizzato il suo respiro con quello dell’amica.

Si senti nuovamente umida mentre un forte calore le scaldava il ventre.



Non è possibile! Non ho mai provato attrazione per un’altra donna… cosa mi sta succedendo? – penso preoccupata.


L’amica notò il forte rossore del viso di Paola, le gocce di sudore sulla sua fronte e le macchie scure sul top.



Sei sicura di sentirti bene? – le domandò con rinnovata preoccupazione.
Non lo so! E’ da questa mattina che sono strana. Non capisco cosa mi sta capitando.
Senti, ti dispiace se rimandiamo il nostro progetto di qualche giorno?

Figurati! Tanto ho notato che mi mancano dei dati e oggi non avremmo concluso niente. Vai a casa…anzi ti porto io, ho la macchina qui vicino.
Grazie, non vedo l’ora di infilarmi sotto la doccia, ho un caldo bestiale!


Per tutta la durata del viaggio, Paola, era imbarazzata dalle sue stesse occhiate rivolte alle gambe dell’amica, lasciate scoperte dalla corta e ampia gonna. Temeva che lei se ne accorgesse, ma non riusciva a smettere. Ammirava i muscoli di quelle gambe che guizzavano veloci quando azionava la pedaliera, spingeva il suo sguardo nel mezzo delle cosce quando sollevava il piede sinistro sulla frizione. Osservava la sua mano che, con manovre secche e decise, azionava la leva del cambio, mentre dentro di lei nasceva il desiderio di sentire quella mano introdursi, allo stesso modo, nella sua vagina. Voleva essere stretta da lei così come impugnava il volante.


Si sconvolse quando scoprì di essere eccitata e vogliosa di un incontro intimo con la sua amica.

Riuscì a dominare le sue emozioni, costringendosi ad intavolare un discorso del tutto innocente con lei.

Lo stratagemma riuscì e l’amica non sembrò aver intuito i suoi pensieri.

Una volta in casa rinunciò alla doccia, per il timore che si ripetesse l’esperienza della mattina.

Si distese sul divano, con una miriade di pensieri in testa. Ricordò nuovamente le parole di quel ragazzo, conosciuto tempo prima; la coincidenza tra le sue strane reazioni e l’asportazione del portone. Non credeva, con la ragione, che tutto questo fosse reale. Le fantomatiche linee sincroniche non potevano cambiare in modo così radicale il suo corpo. Sino a ieri faticava a raggiungere l’orgasmo durante i rapporti con i ragazzi, in parecchi casi doveva fingere di godere per non imbarazzare il suo compagno; mentre oggi, all’improvviso, il suo corpo rispondeva anche solo ad uno stimolo visivo, le bastava il pensiero per bagnarsi.

Era disorientata. Innumerevoli volte era ricorsa al pensiero, all’aiuto della mente per eccitarsi, anche mentre la lingua del suo ragazzo sulla vagina la lasciava indifferente.

Sognava situazioni erotiche, riviveva mentalmente le scene che aveva visto in qualche videocassetta, senza successo. Ad un certo punto pensò che la causa risiedeva, veramente, negli scarsi stimoli che i ragazzi della sua età le sapevano dare, come sosteneva la sua amica. Provò, allora, ad instaurare delle relazioni con uomini più maturi ed esperti, si lasciò sedurre dall’idea di accettare le attenzioni di più uomini insieme. Credette alle parole di uno di questi che le consigliò di provare i rapporti anali. Tutti la riempivano di complimenti, e non solo, le dicevano che era fantastica, che sapeva muoversi come una donna esperta, ma lei non godeva.

Questa sua evoluzione, in effetti, era arrivata proprio quando, lontana da casa, aveva iniziato a sentirsi più libera e indipendente.

Senza dubbio era questa la spiegazione. Nulla a che vedere con l’esoterico.

La sua mente si era sbloccata nell’attimo che erano venute a mancare le attenzioni, dettate dalle migliori intenzioni, della sua famiglia. Il dover pensare a se stessa, la consapevolezza di essere lì per svolgere un lavoro, l’obbiettivo della laurea da raggiungere in tempi brevi, e i successi sino ad ora conseguiti in questi campi le avevano dato una fiducia in se stessa che non aveva mai provato.

Il suo corpo, sino ad ora compresso come una molla, con la ritrovata fiducia è esploso, superando i normali limiti della sensibilità, per poi stabilizzarsi su livelli normali.

Questi erano i suoi pensieri quel pomeriggio. Rassicurata dalle sue conclusioni pensò di approfittare di quel magico momento.

Telefonò ad un compagno di corso che da tempo la corteggiava, un bel ragazzo, molto sensibile. Un tipo interessante su cui lei aveva già fatto parecchi progetti.

Combinarono di uscire per una Pizza e poi si sarebbe deciso il resto della serata. Paola sapeva già come sarebbe andata a finire, era lei a dirigere il gioco.

Abbinò con cura i vestiti, voleva apparire ma non come quella mattina. Doveva dargli un’immagine molto femminile di se. Voleva farlo eccitare solo al pensiero di essere a cena con lei, lanciargli un chiaro messaggio di disponibilità subordinata, però, a quello che lui avrebbe detto o fatto quella sera.

Fallì, almeno in parte.

Aveva scelto bene l’abbigliamento e aveva colpito nel segno, o meglio, nella fantasia del ragazzo. Ma il messaggi che lanciava il suo corpo erano di chiara disponibilità, senza alcuna condizione. Anche perché per tutta la cena, il suo corpo, reagiva come al mattino. Era in un continuo stato di eccitazione, il solo pensiero che stava per portarsi a letto quel tipo che aveva da tempo sognato, la fece quasi venire.

Terminata la Pizza si trasferirono, senza tanti preamboli, nel suo appartamento. Lei era impaziente!

Lo fece accomodare sul divano, accese lo stereo a basso volume, aveva già preparato la scaletta musicale della serata, e si spogliò davanti a lui.

La sola idea di esibirsi la eccitava e la rendeva sempre più ricettiva agli stimoli sul suo corpo. Le sue mani che sbottonavano la camicetta le provocavano dei brividi di piacere, quando sfioravano il seno. La gonna che scivolava a terra, scorrendo sulle gambe, la spinse ad inarcare la schiena buttando la testa all’indietro, mentre un forte calore le invadeva il basso ventre.

Si slaccio il reggiseno, osservando lo sguardo arrapato e incredulo del ragazzo. Sfilò le spalline trattenendo le coppe al loro posto, chinandosi verso di lui, con il seno a pochi centimetri dal viso, strinse forte le tette prima di liberarle.

Quella pressione la fece bagnare, era pronta ad accoglierlo.

Le volse le spalle, allargando poco le gambe. I commenti e gli apprezzamenti di lui la stavano facendo godere. Sfilò gli slip, molto lentamente, quando furono all’altezza delle ginocchia, si chinò a novanta gradi e gli fece passare attraverso un piede per volta. Poi, li lanciò verso di lui.

Lo osservo attraverso le gambe, vide che annusava ispirato le sue mutande, ciò la fece gemere di piacere. Si accomodò su di una poltrona e lo invitò a spogliarsi. Mentre osservava il corpo muscoloso e giovane di lui, iniziò a toccarsi le labbra della vagina; prima con calma poi sempre più in dettaglio. Si stimolo fino all’orgasmo che arrivò proprio nell’attimo che lui fu completamente nudo.

Tentò di nasconderlo, non voleva che lui capisse che era già venuta senza il suo aiuto, ma non riuscì fare a meno di chiudere gli occhi e nemmeno riuscì a eliminare l’espressione di piacere dal suo viso.

Lui non capì e prese quelle espressioni come un invito a farsi avanti. Si inginocchiò di fronte a lei, accarezzandola. Salì dalle gambe in vita e da lì al seno, che afferrò con forza, come aveva visto fare da lei prima.

Il contatto di quelle mani, ruppe il sogno di Paola. Ancora in preda la torpore, che le aveva lasciato il suo recente e segreto orgasmo, il tocco duro, ruvido e decisamente impacciato del suo compagno la disturbò. Fu riportata di colpo alla realtà.

Vinse il suo disappunto. Si alzo e prendendolo per mano lo accompagnò sul divano. Lo fece accomodare e gli salì sopra.

Iniziò a strusciarsi contro di lui, lo baciò e accettò i suoi baci su tutto il corpo.

Si sentiva nuovamente fredda, come una volta. Le stupende sensazioni di poco prima non tornavano a scaldarla, pensò che fosse a causa del recente orgasmo e non vi badò.

Lui era più che pronto, se continuava a strofinargli il pube sul membro lo avrebbe fatto venire subito in quel modo, fuori da lei e del tutto inutilmente.

Si sollevò quel tanto che bastava a guidarselo dentro, lo imbocco e scese su di lui, lasciandosi penetrare lentamente.

Era nella posizione per lei più comoda e iniziò a muoversi, regolando a suo piacimento i tempi e la profondità della penetrazione.

Aspettava quelle sensazioni che continuavano a non arrivare. Era delusa, dopo quella giornata si era aspettata di godere come una matta appena qualcuno l’avesse avuta.

Presa dai pensieri, perse il ritmo. Lui se ne accorse e le chiese se voleva cambiare posizione, una più comoda per lei.

Paola ne approfittò, si staccò da lui e lo montò, nuovamente, volgendogli le spalle. In questo modo aveva una chiarissima percezione meccanica del pene dentro di lei, ma il piacere sperato non arrivava. Si dimenò sopra il ragazzo alla ricerca dello stimolo che, pensava, l’avrebbe fatta partire.

Le continue carezze, generali o particolari, del suo amante invece di eccitarla la disturbavano. Quelle mani erano sempre dove lei non voleva e mai dove voleva che fossero. Gli chiese di non toccarla, gli disse che era un gioco per renderla più desiderabile e lui obbedì, credendogli.

Senza più il tocco delle sue mani, senza vederlo poiché gli volgeva le spalle e concentrandosi solo sul membro di lui che aveva dentro, inizio piano, piano a godere.

Vide il riflesso del suo corpo sfumato sul vetro di una porta. Si concentrò su di esso, analizzo i suoi movimenti rapportando quello che vedeva con quello che sentiva sotto e godette ancora di più.

Esplorò il suo corpo con le mani, il seno, la pancia, il ventre e le gambe. Raggiunse la vagina e tocco con due dita il pene che entrava e usciva da lei, si divaricò le labbra e stimolò il clitoride. Adesso stava veramente godendo come non mai. Per fortuna il ragazzo era dotato di una buona resistenza e riuscì a dominasi sino a quando non la sentì urlare.

Paola sentì l’orgasmo arrivare, intensificò la sua stimolazione e involontariamente la cavalcata. Quando il piacere la prese continuò a muoversi sino a quando non sentì lui irrigidirsi e pulsare dentro il suo ventre.

Fisicamente soddisfatta ma con mille domande in testa, si inventò un’improvvisa stanchezza e congedò l’amico, dopo averlo ringraziato per la serata.

Voleva restare da sola per analizzare con calma tutti gli avvenimenti della giornata.

Si era eccitata solo al pensiero degli sguardi che attirava, delle idee che generava in quelli che la incontravano. Aveva provato un vero terrore quando si era accorta di ammirare il corpo di un’altra donna. La sera, poi, era arrivata all’orgasmo eccitandosi con la sua immagine riflessa in modo quasi irriconoscibile. Addirittura le mani del ragazzo su di lei le davano fastidio, mentre le sue le donavano un piacere veramente osceno.

Cominciava a credere di non essere frigida ma omosessuale.

Doveva parlarne con qualcuno che fosse in grado di capirla, qualcuno che le volesse veramente bene e che la amasse tanto da accettarla per quello che si sarebbe dimostrata. Una sola persona rispondeva a questi requisiti….Andrea…suo fratello.

Vista l’ora non troppo tarda gli telefonò. Non volle dirgli niente per telefono e lo invitò a raggiungerla l’indomani per trascorrere il fine settimana a Torino.



Questo è tutto. La mia storia qui a Torino, le mie conclusioni e le mie paure. – disse Paola guardando negli occhi, il suo ritratto al maschile, suo fratello.

Si, perché, Paola e Andrea erano nati insieme. Come due gemelli, solo di ovuli diversi. Si somigliavano moltissimo, lui era leggermente più alto, stessi occhi, naso e bocca. L’aver passato nove mesi a stretto contatto prima di nascere gli aveva uniti come due veri gemelli. Avevano gli stessi gusti ed erano sempre concordi nei loro giudizi.



No, sorellina….- iniziò Andrea, subito interrotto da Paola:
Non chiamarmi così, sono nata prima di te! Ricordi?
Si, di tre minuti…stavo per dire che ti sbagli, non sei né frigida né omosessuale. Credimi, sei una ragazza normalissima. Anzi, di anormale in te vedo solo la tua bellezza, sei splendida.
Grazie, ma non è con i complimenti che mi tiri su di morale.
Ho provato e riprovato di tutto. Ho avuto dei rapporti normali, canonici, con ragazzi o con uomini e … niente. Ho, allora, pensato di avere bisogno di emozioni più forti e mi sono concessa a più uomini insieme, gli ho dato tutto do me… intendi cosa voglio dire?

Immagino, non hai più un buco vergine!
Andrea!….mi scandalizzi.
Io?…Senti, quello che mi stai raccontando non è una novità per me.
Ho avuto dei problemi molto simili ai tuoi, rapportati al maschile però…

Vedi, se tu puoi fingere di godere per non deludere il tuo compagno o per non fagli pensare che sei frigida…io non posso fingere.

E’ imbarazzante, ma più di una volta mi sono ritrovato con dei problemi di erezione. Anche di fronte a delle ragazze bellissime che desideravo ardentemente…è stato veramente difficile risolvere il problema.

Ma poi ci sei riuscito, vero?
Ti prego dimmi come hai fatto!

E…perché non me ne hai mai parlato…noi non abbiamo mai avuto segreti.

Non è facile, per questo non ti ho ma detto niente.
Non è facile soprattutto dirti come l’ho risolta, questa situazione.

…Non ci riesco….

Parla! – Lo incitò Paola al limite della propria pazienza.
Va bene… Pensavo a te!
A me?!
Si, pensavo di avere te fra le mie braccia, in vece della mia ragazza. In questo modo mi eccitavo subito, senza problemi. Gli riuscivo a dare tutto il piacere che voleva, se pensavo che quel piacere lo stavo dando a te.
Adesso lo sai. Capisci perché non ti ho mai detto niente?

Capisci anche perché sono sicuro che non sei frigida…perché tu sei come me!

Tu hai una fantasia più grande della mia, riesce ad eccitarti subito. Non hai nessun tabù, nessun blocco sessuale; lo dimostrano la quantità e la qualità dei rapporti che hai avuto.

Ma per godere devi sentire le tue, e solo le tue, mani addosso. Che, guarda caso sono come le mie, hanno la stessa temperature delle mie e ti toccano come ti toccherei io.

Sei venuta guardando la tua immagine riflessa nella finestra, sfuocata dal vetro. Prova a pensare a chi assomiglia quella immagine?…a me!



Paola rimase muta, sconvolta dalle rivelazioni del fratello.

Aveva provato quasi di tutto nel mondo del sesso, ma l’incesto…no!

Non poteva credere che suo fratello le avesse detto quelle parole. Che lui la sognasse quando stava con un’altra donna.

Che lui, ci stesse provando, adesso, con lei!

Quell’ultimo pensiero provocò in lei un fortissimo effetto. Non era di sdegno o, peggio, di orrore. Provò una fortissima eccitazione, una pressione alla base dello stomaco che le toglieva il respiro.

Di colpo si illuminò, Andrea aveva ragione!

Lei, senza rendersene conto, desiderava da sempre solo suo fratello. Era lui l’uomo che aspettava da tempo, colui che sarebbe stato in grado di accenderla.

L’uomo che l’avrebbe toccata come, lei, voleva essere toccata.

Si immaginò fra le sue braccia, sotto di lui, trafitta dal suo pene. Ripassò mentalmente tutte le posizioni in cui aveva fatto del sesso inserendo suo fratello nel ruolo di protagonista.

Il suo respiro aumentava di velocità, mentre si rendeva conto di essere bagnata in modo indecoroso.

Guadò suo fratello, che era rimasto in silenzio per tutto il tempo delle sue meditazioni, lui le lanciò uno sguardo carico di speranze.

Paola si avvicinò a lui, appoggiando il corpo al suo, guardandolo negli occhi lo baciò.

Il contato con le labbra del fratello le fece girare la testa. Cercò la lingua, aspirandola nella sua bocca. Trasalì quando lui la accarezzo, non come un fratello accarezza una sorella, ma come un’amante.

Aveva delle mani calde e morbide, ma forti. Andavano dove lei le voleva sentire, senza bisogno di dirgli niente. Era fantastico!

Gemette quando allungo la mano alla ricerca del membro di lui.

Lo trovò eretto che premeva sul tessuto dei Jeans. Lo liberò, afferrandolo, stringendolo e menandolo sino a quando lui perse il controllo del bacio che ancora si scambiavano.

Tuffò la sua bocca sul pene del fratello, ingoiandolo a fondo. Lui urlò subito di piacere.

Lo leccò, lo succhiò, gli fece tutto quello che, lei sapeva, lui desiderava. Lo lasciò esplodere fra le sue labbra, ingoiando il seme fraterno. Aveva un buon sapore ed era bello sentirlo colare giù per la gola.

Continuò a leccarlo con dolcezza sino quando, Andrea, la accarezzò sulle guance, pingendola a staccarsi. Lo fissò negli occhi, le parole erano inutili, la sua faccia era stravolta dal piacere. Ora voleva godere lei. Si alzò in piedi iniziando a spogliarsi, subito imitata dal fratello.

Nuda, si stravaccò sul divano, aprendo le gambe davanti a lui. Allargò anche le braccia e disse:



Leccamela!…ti prego


Lui non se lo fece ripetere. Si inginocchiò davanti a lei, le accarezzo le gambe portandola in uno stato di eccitazione mai vista. Mano a mano che le mani si avvicinavano ai peli del pube le vista di Paola si appannava. Non riusciva più ad attendere, prese la testa del fratello tra le mani e se la portò sulla vagina, premendola in quella posizione, per sottolineare il suo desiderio.

Andrea spinse, forte, la lingua fra i peli pubici della sorella, facendosi spazio tra le labbra, cercando i punti erogeni che lui conosceva da sempre. Erano stampati nel suo DNA.

La lecco come avrebbe voluto che lei leccasse lui, se si fosse trovato al suo posto.

Paola urlo, più forte di quanto avesse urlato lui prima.

Quella lingua e quelle mani sembravano conoscere il suo corpo meglio di lei, scorrevano, premevano, stimolavano i punti giusti nel momento giusto.

Non si trattenne, non pose nessun freno al piacere. L’orgasmo la prese con una violenza inaspettata, arrivò all’improvviso e lei gli si concesse totalmente. Non riusciva nemmeno ad urlare, i polmoni stentavano ad incamerare l’aria necessaria. Il suo corpo era preda delle convulsioni, capì ora cosa intendevano le sue amiche quando descrivevano i loro orgasmi.

Intanto suo fratello non smetteva di leccarla e accarezzarla. Quella lingua prolungava il piacere, sin tanto che lui leccava l’orgasmo andava avanti e non accennava a fermarsi.

Fu lei a fermarlo con un rantolo:



Basta!…fermati.


Lui sollevo la testa, con le labbra bagnate dai suoi umori, la guardò.

Mentre lasciava regolarizzare il respiro, Paola, accarezzava i capelli del fratello.



Mi hai fatto godere! Godere come mai ho goduto. Ma cosa hai tu che nessuno ha? – gli chiese lei con la voce rotta dai respiri affannati.
Sono come te, reagisco come te….e so cosa ti piace.
So come farti godere perché l’ho fatto mille volte nella mia fantasia.

Adesso ti faccio veramente impazzire, preparati!

Aspetta…non ancora…fammi respirare!
Non te ne pentirai!


Senza indugiare, Andrea, puntò il pene alla vagina di Paola. Lo strofinò piano alla ricerca della posizione ideale per penetrarla.

Lei ansimava, a causa del recente orgasmo e per quel contatto. Si mise in posizione, inclinando convenientemente il pube a favore del fratello.

Lui lo sentì imboccare. Sentì la vagina di sua sorella che praticamente lo aspirava dentro di se.

Spinse e la penetrò a fondo, si fece spazio dentro di lei sino a quando i suoi testicoli, appoggiati al corpo della sorella, lo fermarono. Restò in quella posizione, assaporando il piacere di un sogno realizzato, osservando il viso della sorella meditativo e ispirato, anche lei stava realizzando un sogno.

Iniziò a muoversi, lento in modo da godere ogni singolo istante. Lei prima fu passiva, ascoltava, analizzava quel pezzo di carne familiare che si muoveva dentro il suo ventre.

Paola, pensava che se fosse stata un uomo si sarebbe mossa proprio così.

Involontariamente, i suoi muscoli pubici iniziarono a muoversi seguendo il ritmo imposto dal fratello.

Godeva. La sua fantasia le suggeriva altre posizioni, altri modi di assaporare quel momento, ma solo il pensiero di interrompere quel crescendo di piacere la spaventava.

Restò in quella posizione, guardando con un misto di stupore e libidine il membro del fratello che entrava e usciva da lei, ne ammirava gli addominali, i pettorali, i glutei, che poteva sbirciare piegandosi un po’. Aveva un bel corpo modellato dallo sport e da un’ottima impronta genetica. La sua stessa impronta, vedeva gli occhi del fratello che scorrevano tutto il suo corpo, analizzandolo nei minimi particolari, capiva dalla luce del suo sguardo quanto lei gli piaceva.

Tutti questi pensieri la spingevano a muoversi, mettendosi in mostra per lui. Si eccitava a pensare che i loro corpi che non avevano mai avuto segreti per loro, cresciuti insieme, ora erano riscoperti in una nuova luce. Il legame che si stava creando fra di loro sorpassava di molte lunghezze qualsiasi normale rapporto fra fratelli. Erano ormai una cosa sola, due amanti con in più il legame di sangue.

Non sapeva cosa stesse passando per la testa di suo fratello, ma vedeva dalla sua espressione che stava godendo e che ormai era prossimo all’orgasmo.

L’idea di accogliere il suo seme nel proprio ventre le fece superare le ultime barriere che la separavano dal nuovo orgasmo.

Venne con un urlo più potente di prima, inarco il corpo sollevandolo dal divano, offrendo la vagina spalancata agli ultimi colpi di lui che la seguì nel piacere.

Lo sentiva pulsare dentro e questo incremento il suo coinvolgimento. Lo osservo, con gli occhi chiusi si stava godendo gli ultimi spasmi, era bellissimo, pensò.

Al termine, lui rimase dentro di lei, massaggiandole il ventre e baciandole i capezzoli.

Esausti si distesero vicini, abbracciati. Per nulla sconvolti dal rapporto incestuoso che avevano appena portato a termine, anzi pienamente appagati.



Paola aveva trovato l’uomo in grado di accenderla e Andrea la donna dei suoi sogni.

Da allora, i due fratelli, non ebbero più problemi con nessuno. Paola riuscì a provare piacere con tutti i fidanzati che ebbe in seguito, così anche Andrea.

Ma quando erano alla ricerca del piacere più intenso, quando volevano godere veramente, si cercavano e si donavano a vicenda i loro corpi.

E questo accadeva molto spesso!

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