header photo

rupescissa.com

racconti erotici di Rupescissa

eros esoterico : Il rito
Posted by Rupescissa on 2011/1/19 16:11:19 (10093 reads)

Il ragazzo guido il viso dell’incappucciato alla sua destra verso il pube di lei. Questo sollevo quel tanto che bastava la stoffa dal viso in modo da scoprire le labbra, quindi la leccò.

Click to see original Image in a new windowIl paesaggio scorreva veloce di là dal finestrino dell’automobile e Paola lo guardava annoiata.

Lo stesso tragitto d’ogni anno la stava portando, con i suoi, al paese natale di sua madre per le vacanze estive. A lei piaceva la calma e il clima mite d’estate di quel luogo posto sotto le pendici del Musiné, all’imbocco della valle di Susa. Piacevano anche tutte le storie che si raccontavano su quel monte misterioso, ricoperto sino a metà altezza da una scarsa e stentata vegetazione che riprendeva dopo una fascia inspiegabilmente brulla. Era attratta dai siti megalitici sparsi sulle pendici e dal vago senso di mistero che la montagna emanava. Però pensava che a ventitré anni aveva il diritto di passare le vacanze con chi voleva, con il suo ragazzo lasciato a Vercelli ad esempio. Seguiva i genitori, consapevole del piacere che provavano ad averla con loro dopo un anno passato lontana da casa per studiare. Questa consapevolezza non le impediva di provare un certo disagio di fronte alla previsione delle lunghe giornate passate senza il suo recente amore. Aveva da poco scoperto il sesso proprio grazie a lui ed ora sentiva il desiderio di esplorarne insieme le varie sfaccettature. Non temeva di annoiarsi, aveva passato tante estati lì che la gente la considerava una del luogo ed aveva molti amici.

Non era nello stato d’animo migliore quando incontrò la sua amica che viveva lì e che, come lei, studiava a Torino nella medesima facoltà. Parlarono un po’ del più e del meno e Paola notò che lei aveva la testa altrove; alle sue domande dirette non volle dare alcuna spiegazione e sviò il discorso su argomenti più leggeri. La capiva o almeno credeva di capirla, non indagò oltre, pensò che anche lei era dibattuta tra i doveri famigliari e il desiderio di passare più tempo con il suo nuovo amore che aveva conosciuto durante la primavera in città. Si salutarono con la promessa di vedersi al più presto e Paola la guardò allontanarsi mentre camminava con la testa china a studiare in dettaglio l’acciottolato della via principale del paese.

Il pomeriggio minacciava noia, nessuna delle sue amiche pareva disponibile quindi decise di avviarsi sul vecchio sentiero per Casellette in modo da bruciare i grassi in eccesso che aveva accumulato durante il pranzo preparato dalla nonna.

Da sempre abituata a camminare in montagna aveva un passo lungo e veloce che le permetteva di coprire grandi distanze senza troppa fatica. Raggiunse in breve tempo la zona del bosco che oramai più nessuno coltivava; le piaceva quel posto, in pochi anni le acacie e le betulle avevano ripreso il totale controllo del territorio vincendo la sfida con gli uomini che nei secoli avevano lavorato per ridurlo alla loro volontà.

Completamente presa dalla bellezza di quel luogo quasi non vide che un nuovo sentiero si apriva tra la boscaglia. Si stupì della scoperta, erano anni che girava da quelle parti ed era sicura che non lo aveva mai notato. Spinta dalla curiosità s’incammino sulla nuova via.

Giunse dopo circa un quarto d’ora di cammino nei pressi di un grande masso erratico lasciato vicino al torrente dall’ultima glaciazione. Lo aggirò seguendo la traccia ma al di là di esso non la ritrovò più. Esplorò con cura il terreno e la vegetazione ma era chiaro che il nuovo sentiero conduceva solo a quel masso. Si dedicò, allora, allo studio del monolito, pensava che se qualcuno si era preso la briga di ripulire il bosco sino a quel punto doveva avere una buona ragione per farlo.

Il masso aveva una forma simile ad una grande tavola, alto circa un metro e venti da terra con la forma di un tronco di piramide rovesciata pareva che qualcuno avesse lavorato il piano per renderlo perfettamente liscio. Un’opera immane considerandone l’estensione di circa tre metri quadri!

Proseguendo nelle indagini notò che ai lati, lungo i bordi, del piano vi erano tracce di cera come se qualcuno vi avesse imbandito una romantica cena a lume di candela.

Strano! Pensò. Nelle vicinanze non vi erano tracce di fuoco, nemmeno le ceneri di un braciere, inoltre il masso era scomodo da usare come tavolo per una mensa: era troppo alto e la gente avrebbe dovuto mangiare in piedi.

Si ricordò delle leggende che circolavano sul monte e sulla tradizione magica di quella parte della vallata.

Immaginò che quello fosse il luogo prescelto da qualche fanatico per celebrare chissà quale rito esoterico e sentì crescere la sua curiosità. Studiò la zona ancora a lungo attenta a non lasciare tracce della sua intrusione. Tante estati passate a giocare nei boschi da piccola avevano acuito il suo spirito d’osservazione; notò un settore dove l’erba era più bassa e rada. Il tronco dell’albero più vicino portava dei segni sulla corteccia, un’abrasione sottile tipo quella lasciata da una corda. Aveva visto quei segni sui tronchi a cui erano legati i muli o altri animali. Studiò con cura il terreno e trovò quello che cercava: delle piccole palline di sterco, di chiara origine ovina o molto più probabilmente caprina.

Il significato attribuito a quel genere d’animali dai sedicenti iniziati ai misteri esoterici, in modo particolare da coloro che riferivano la loro fortuna al maligno, procurò un brivido lungo la schiena a Paola. Preoccupata di essere scoperta nel loro santuario si allontanò rapidamente da quel luogo, attenta a non lasciare tracce.

Lungo la via del ritorno pensò alle incongruenze di quel posto che aveva scoperto.

Innanzi tutto il monolito era vicino ad un corso d’acqua e questa non era molto apprezzata da punto di vista rituale dagli adoratori del signore degli inferi. Così come le candele bianche di cui aveva trovato tracce. Sul masso non vi erano inoltre i segni che si sarebbe aspettata.

Senza considerare che quel luogo particolare era decisamente fuori mano, forse era l’ideale per celebrare dei riti che si desiderava restassero segreti, ma per raggiungerlo, attraverso la via più breve, era necessario attraversare il suo paese da dove partiva il sentiero. Nessun straniero sarebbe passato inosservato per le sue vie.

Quel luogo era meta di persone che vi celebravano altri riti, diversi dai soliti per cui la valle andava famosa.

Confortata dai suoi ragionamenti iniziò ad avere sempre meno paura. La preoccupazione che aveva appena provato lasciò il posto alla curiosità.

Una volta a casa, affacciata alla finestra tentò di riconoscere, tra l’intrico delle chiome degli alberi, il luogo appena visitato. Dopo alcuni vani tentativi realizzò che dalla piazza della chiesa poteva spaziare su tutta la valle.

Dopo cena non c’era verso di trovare un’amica per le vie del paese, chi era scesa a valle, chi doveva studiare, chi era raffreddata … Sconsolata da quella desolazione recuperò il binocolo di suo padre e si pose di vedetta dalla piazza più alta del paese. Pensava che se di notte qualcuno avesse acceso anche solo una candela nel bosco, lei lo avrebbe senz’altro notato da lì.

Non dovette attendere a lungo, l’orologio del campanile aveva suonato da poco la mezz’ora dopo le ventidue che notò una luce tremolante in fondo al bosco. Non era una lampada elettrica, come quella di una torcia, ma la luce di una fiamma libera. Una piccola fiamma, del tutto inutile a rischiarare il percorso. Tutto sommato la luna era quasi piena e la notte limpida, non occorreva un lume per addentrarsi nel bosco, specie a chi lo conosceva bene.

A mano a mano che la fiamma proseguiva il suo cammino si lasciava dietro una scia di altri piccoli fuochi. Paola immaginò che fossero delle candele o dei lumi accesi lungo il sentiero che lei aveva percorso nel pomeriggio, forse per indicare la via a chi sarebbe seguito.

Con il potente aiuto dello strumento ottico seguì la fiamma sino al capolinea. La vide innescare una moltitudine di altre piccole fiamme, evidentemente sul masso ed intorno ad esso.

Incuriosita e per nulla intimorita dal buio e del mistero s’avviò verso le luci. Ebbe l’accortezza di non seguire il tracciato illuminato ma di restarne fuori su di un sentiero parallelo. Quando non poté più proseguire su di esso uscì dal tracciato proseguendo nel folto della boscaglia. Raggiunse un luogo sopraelevato sul masso erratico. Da lì poteva vedere benissimo quello che sarebbe successo, notò che la pietra era circondata da moltissime candele che ne delimitavano il perimetro. Non lesse nella linea di fuoco segni di particolare significato esoterico o rituale e ne fu felice, questo riduceva notevolmente il rischio di essere sorpresa a spiare della gente che non voleva essere spiata.

Si sistemò comoda, seduta su di una larga pietra dietro un giovane ginepro e attese.



Dovette aspettare circa un’ora e più perché qualcosa si muovesse nella parte iniziale del sentiero. Sino ad allora l’unica presenza la in basso era quella del tipo che aveva acceso i lumi.

Quando Paola riuscì a scorgere qualcosa nell’intrico dei rami vide un piccolo corteo, composto da una dozzina di persone, che si avanzava lento reggendo delle fiaccole.

Giunti all’imbocco della radura si fermarono. Andò loro incontro quello che aveva preparato la scenografia, s’inchinò cerimonioso al corteo e questi lo salutarono allo stesso modo, quindi li invitò ad entrare.

Presa dal cerimoniale, Paola, notò solo a questo punto che buona parte, almeno la metà, dei componenti era incappucciata; uno di essi, poi, teneva al guinzaglio un caprone come se fosse un cane.

Un grosso punto interrogativo le si formò nella testa. Non riusciva a collegare quello che vedeva, il cerimoniale, la gestualità, i grembiuli, i simboli tracciati dalle candele con nessuno dei riti di cui aveva letto.

La cosa migliore era osservare per bene quello che sarebbe successo. Si era attrezzata per bene allo scopo di poter vedere al buio. La nuova telecamera di suo padre aveva la possibilità di leggere l’infrarosso e quella, non sottovalutabile in quell’occasione, di disinserire tutte le spie luminose e sonore. Ringraziò mentalmente il tecnico giapponese che aveva pensato a tutti i possibili utilizzi di quell’oggetto.

Punto la telecamera verso il gruppo, inserì la visione infrarossa e regolò lo zoom in modo da scorgere i lineamenti di quelli senza cappuccio. Pur nel viraggio al verde riconobbe alcune delle sue amiche che risiedevano lì, anzi, quelle a viso scoperto erano solo le sue amiche, più o meno coetanee. Dalla corporatura e dal portamento decise che gli altri erano tutti uomini, tranne in un caso, forse!

Gli incappucciati si disposero in un largo cerchio intorno al masso mentre le ragazze rimanevano all’ingresso della radura, disposte anche loro a mo’ di cerchio intorno ad una che Paola riconobbe come la sua cara amica teoricamente impegnata a studiare.

Ad un cenno di colui che aveva preparato il tutto, che d’ora in poi chiameremo il cerimoniere, le ragazze avanzarono compatte verso il macigno e si fermarono a meno di un metro dal grande piano di pietra. Due di loro disposero sul monolito un lenzuolo bianco e lo sistemarono con cura, su di esso era ricamata, in rosso, una rosa di grandi dimensioni.

Altre due presero per mano la sua amica conducendola verso il gradino naturale che stava ad un lato del masso, la fecero salire e dopo essersi inchinati a lei slacciarono i legacci sulle spalle della sua tunica.

Mentre l’indumento scivolava in terra lasciava il corpo della ragazza completamente nudo. Paola sentì un brivido correre lungo la schiena, non era paura la sua, vedeva chiaramente che l’amica non dimostrava alcun timore. I capezzoli eretti dall’aria fresca ma anche dall’eccitazione le lasciarono intuire che ben presto ci sarebbero state delle piccanti novità.

La ragazza venne fatta sedere sul lenzuolo e quindi abbandonata dalle amiche che, riunitesi alle altre, si ritirarono in disparte.

Il cerimoniere s’avvicinò a lei è parlò, Paola dalla sua posizione, però, non riusciva a cogliere il senso delle parole. Gesticolò in vari modi, le accarezzò teneramente il viso, poi le mise una mano sulla spalla indicandole con l’altra il caprone. Lei si voltò nella direzione indicata ed ebbe un fremito che le scosse il corpo, gonfiò il petto e ritornò con lo sguardo sull’uomo davanti a lei.

Paola iniziava ad eccitarsi, la sua amica nuda sulla pietra, i gesti dell’uomo, le storie che si raccontavano sulle strane abitudini dei valligiani le procurarono la visione del corpo dell’amica congiunto con l’animale.

Quasi sperava che il suo sogno ad occhi aperti s’avverasse, era l’eccitazione che sentiva salire dentro di sé la spingeva a questo.

Invece il caprone rimase al suo posto, evidentemente la sua presenza aveva un altro significato.

Il cerimoniere s’allontanò da lei, lasciandola nuda, seduta in attesa degli eventi; raggiunse il gruppo delle ragazze e si sistemò in mezzo a loro. Ad un suo cenno tre degli incappucciati s’avviarono verso la ragazza mentre gli altri estraevano da sotto la tunica delle grosse torce elettriche. Le accesero puntate sulla sua amica, la forte ed inaspettata luce saturò la telecamera, accecando, momentaneamente, l’occhio elettronico di Paola.

Velocemente disinserì la visione notturna riacquistando i colori sul suo piccolo monitor e continuò a registrare tutto.

Illuminata da ogni direzione dai fasci delle torce la ragazza era al centro dell’attenzione dei presenti, di chi guardava e di chi iniziava in quel momento ad accarezzarla. I tre mascherati le appoggiarono le mani sulle gambe, quello al centro tutte e due sulle ginocchia, mentre i due a lato uno per coscia.

Attesero l’invocazione del cerimoniere, quindi lasciarono che le mani vagassero sul corpo di lei. Seguirono ogni curva, quella delle cosce, quella dei fianchi, del seno; s’insinuarono in ogni anfratto, sempre con estrema dolcezza. Lei si lasciava toccare ad occhi chiusi, assaporava il calore che quelle mani emanavano e la sua mente si perdeva nel languore. Non protestava, non faceva resistenza, anzi, dischiudeva poco alla volta le gambe, invitandoli ad esplorare anche quella parte di lei.

Il ragazzo, perché era chiaramente un ragazzo quello che stava davanti a lei, fece scorrere le mani sull’interno delle cosce facendo, contemporaneamente, pressione verso l’esterno. Lei acconsentì alla sua volontà e gli aprì le gambe, completamente. Sospirò quando sentì il tocco delicato sulla peluria del pube e ansimò quando un dito si fece spazio tra le labbra.

I due a lato, prendendola per le spalle, la fecero sdraiare. Lei restò appoggiata ai gomiti per osservare quello che le veniva fatto.

Il ragazzo guido il viso dell’incappucciato alla sua destra verso il pube di lei. Questo sollevo quel tanto che bastava la stoffa dal viso in modo da scoprire le labbra, quindi la leccò.

Dalla sua postazione, Paola, vedeva la testa del tipo premuta in mezzo alle gambe dell’amica e vedeva lei ansimare con un’espressione stupita sul volto. Probabilmente non era la prima volta che riceveva quel genere d’attenzioni da un ragazzo ma, evidentemente, quella situazione rendeva la cosa molto più eccitante e piacevole. Lei guardava verso il basso nel tentativo di vedere la lingua che le procurava tanto piacere, disturbata dal cappuccio dell’uomo.

Il suo viso, inquadrato nel dettaglio dalla telecamera di Paola, variava continuamente espressione. I sentimenti o le sensazioni che dimostrava spaziavano dallo stupore alla curiosità, dal languore al piacere.

Quando lasciò cadere la testa all’indietro, spingendo in alto il pube, l’uomo si fermò all’istante, allontanandosi da lei, lasciandola ansimare a lungo mentre si calmava. Era chiaro che lei desiderava ancora sentire quella lingua muoversi senza tregua nella vagina, l’avevano portata troppo avanti e ora soffriva per essere giunta ad un soffio dall’orgasmo e poi abbandonata.

Il suo respiro non si era ancora regolarizzato quando il primo dei tre si portò, nuovamente, nel mezzo delle sue gambe. Lei lo guardò lanciandogli una silenziosa supplica che lui accolse, le appoggiò la mano aperta sul ventre, poi ruotandola la appoggiò sulla vagina muovendola piano. La aprì, distanziando le dita; con l’indice e l’anulare ne dilatò le labbra e infilò il medio al suo interno.

Lei ebbe un nuovo impulso di piacere, spalancò la bocca lasciando uscire un gemito e intanto tentava d’intuire dagli occhi dell’uomo cosa provasse lui in quel momento. S’illuse di vedere l’eccitazione in quegli occhi verdi, l’univa parte che scorgeva del suo viso; in realtà, lui stava analizzando il suo livello d’eccitazione. Con il dito tentava di capire quanto fosse dilatata e bagnata. Soddisfatto da quanto aveva scoperto si voltò verso il cerimoniere lanciandogli un cenno affermativo e ricevendone un altro simile da lui.

Seguì un attimo di pausa in cui tutti rimasero in perfetto silenzio, a Paola sembravano indecisi sul da farsi. In realtà stavano aspettando che il tipo davanti alle gambe aperte della ragazza, con un cenno, indicasse agli altri due d’aiutarlo a sfilare la sua tunica. Rimase nudo come lei, tranne che per il cappuccio che continuava a nascondergli il viso. Presentava, inoltre, la stupenda erezione di un membro di ottime dimensioni, a quel punto Paola capì il significato della pausa. Tutti i presenti aspettavano che quel pene si sentisse pronto per il prossimo passo.

Lentamente l’uomo s’avvicinò alla ragazza, le accarezzo il ventre e il bacino, poi delicatamente iniziò ad aprirle per bene le labbra della vagina.

Lei aveva un’espressione indefinibile, guardava in basso verso il pube, spostava lo sguardo da esso al pene dell’uomo. Era molto concentrata, si mordicchiava il labbro inferiore respirando veloce. Assistette con gli occhi dilatati dall’eccitazione alla sua penetrazione.

L’uomo puntò il pene correttamente, quindi spinse con dolcezza, senza sforzare. Entrò un po’ in lei poi all’improvviso spinse con più forza, strappandole un grido di piacere o di dolore.

Paola non capiva cosa significasse quel suono, vedeva il viso della sua amica trasformato dal piacere ma l’urlo non corrispondeva alla sua espressione.

L’uomo uscì da lei seguito da poche gocce di sangue.

Paola capì e si stupì. Era un urlo liberatorio. Quello che non capiva è come fosse possibile che lei a ventidue anni fosse ancora vergine?

Due ragazze si precipitarono ad asciugarle le poche tracce ematiche, nettando con evidente piacere anche il pene dell’uomo.

A quel punto lui indossò un profilattico e si ripropose a lei che, questa volta lo stava aspettando ansiosa. La penetrò nuovamente, con più decisione adesso, e iniziò a muoversi dentro il suo corpo.

Con le mani l’accarezzava, le stimolava il clitoride, giocava con i capezzoli e intanto la sbatteva.

Lei sentì una forte sensazione, molto piacevole, nascere dentro il ventre. La inseguì come le avevano spiegato negli incontri propedeutici il rito. Aveva caldo nonostante la pietra sotto di lei fosse gelata. Lasciava che il suo sguardo vagasse da gli occhi al bacino dell’uomo che aveva dentro, la vista di quel pene meraviglioso, forse perché il primo, che si muoveva dentro di lei l’eccitava più della consapevolezza di quello che stava facendo.

Impiegò un po’ a venire ma lui la seguì sino in fondo, aiutandola come poteva con le giuste spinte e con le mani. Lei lasciò uscire dalla sua bocca un altro urlo, questa volta di piacere, poi cadde giù dai gomiti sdraiandosi completamente. Ascoltò il piacere invaderle il corpo con delle ondate, abilmente incrementato dalle regolari spinte di lui. Non riusciva a credere che fosse sua la voce che sentiva ansimare e gemere, si vergognò di quei suoni emessi di fronte a tanta gente e tentò di limitarli. Lui, l’incoraggiò a lasciarsi andare completamente, fu l’unica volta che sentì la sua voce.

Il piacere stava scemando lasciandola sfinita quando sentì l’uomo irrigidirsi e spingere forte contro il suo pube, all’improvviso lo sentì pulsare dentro di sé e capì che era venuto anche lui. Completamente esausta rilassò tutti i muscoli abbandonandosi al languore che sentiva invadere il suo corpo. Chiuse gli occhi, rivivendo con piacere i dettagli di quella serata. Percepì tra le palpebre il calo di luce, le torce venivano spente e sentì una coperta che le veniva sistemata addosso, immediatamente seguita da molte mani impegnate ad accarezzarla.

Paola vide a quel punto tutti gli incappucciati impegnati a coccolare la sua amica mentre le ragazze preparavano la sua nuova tunica. Il nuovo indumento, a differenza dell’altro, portava una piccola rosa rossa ricamata all’altezza del seno sinistro.

Con calma la rivestirono, dalle loro espressioni e dai loro movimenti si capiva che si felicitavano con lei, quindi si avviarono verso il paese seguite a distanza dagli uomini mascherati.

Paola abbandonò la sua postazione, prestando molta attenzione a non fare rumore. Da quel sentiero poteva raggiungere la piazza della chiesa più velocemente del gruppo sotto di lei, conoscendolo bene s’avviò verso casa con passo deciso.

Nessuno la scorse e la sua presenza sul luogo del rito rimase segreta.



Non riusciva a prendere sonno quella notte, con la mente impegnata a dipanare la matassa dei dubbi che le erano venuti, Paola rimpiangeva di non avere la possibilità di rivedere sul televisore il filmato che aveva ripreso. Senza dubbio le era sfuggito qualcosa a causa dell’eccitazione del momento, credeva che il rivedere quelle scene le avrebbe concesso di capirci qualche cosa di più. Tentava invano di collegare il rito a cui aveva assistito a qualcosa di noto, ma non trovava niente. Troppe cose non quadravano: le ragazze a viso scoperto, gli uomini al contrario mascherati tranne il cerimoniere, il caprone che stava lì a non far niente, almeno all’apparenza, l’assenza di simboli o segni di chiaro significato come anche l’assenza di un cerimoniale elaborato, l’assenza di cariche gerarchiche tranne quella già citata … c’erano troppe incongruenze.

Sembrava che qualcuno si fosse inventato quel rito, perché di un rito si trattava, leggendo qua e là di altri riti accertati per poi miscelare tra loro le scarse nozioni apprese, creando un cerimoniale approssimativo per sverginare davanti alla comunità delle coetanee una giovane.

Paola si chiedeva se era necessaria tutta quella messa in scena per una semplice deflorazione, lei stessa aveva rinunciato alla sua verginità, pochi mesi prima, senza tante cerimonie nella camera del suo ragazzo, senza, per questo, sentirsi sminuita dalla scarsa pubblicità che quella novità aveva avuto tra gli amici.

Le mancavano i suoi libri, su di loro e con loro poteva confrontare le sue idee.

Effettivamente c’erano dei simboli ben precisi in quel rituale, la scarsa se non addirittura nulla pomposità era probabilmente dovuta all’anzianità del rito stesso.

Il caprone impersonava, chiaramente, il maligno, satana! Era chiaro!

Legato ad un palo, nel nostro caso un tronco, nell’impossibilità d’agire e controllato a vista da un guardiano rappresentava la sua sconfitta. Da sempre la sessualità femminile è stata legata indissolubilmente al peccato originale. Il demonio tentatore agisce nelle grazie di una donna avvenente.

Bloccandolo in quel modo i celebranti lo allontanavano dal primo rapporto sessuale di una giovane donna. Lui doveva assistere alla sua sconfitta in modo da ricordarsi di non tentare più gli uomini sfruttando il corpo dell’iniziata.

Questa era una spiegazione più che plausibile sulla presenza dell’animale.

La rosa ricamata sul lenzuolo steso sul masso e sulla nuova tunica della deflorata portava alla mente di Paola alcuni ricordi e, improvvisamente, fu la luce.



Certo! La rosa: simbolo di grazia e bellezza, soavità, perfezione e purificazione. La mitologia la vede nata dal sangue di Adone e di Venere. Lucrezio rappresento in questo modo l’amore che genera e riproduce la vita. La rosa ad otto petali, e quella ricamata ne aveva proprio otto, è il simbolo della rigenerazione Alchemica, della Pietra Filosofale, del Principio Primo. – pensò ad alta voce lei.


Il nesso con il rito a cui aveva assistito era chiaro. La giovane che passa dal suo precedente stato inerte al nuovo stato di donna, potenzialmente fertile, in grado di riprodurre la vita. Il passaggio all’età rigenerativa!

Le ragazze a viso scoperto mentre i ragazzi mascherati le facevano pensare alla certezza della maternità e all’incertezza della paternità. Alla nuova donna non era necessaria la "conoscenza" del suo uomo per riprodurre la vita, bastava il suo seme. Il chiaro significato del rifiuto della cultura maschile, con i suoi riti violenti, con l’ottusa volontà di dominare una natura più forte, s’espanse nella sua mente, illuminandola ulteriormente sul significato rituale delle maschere.

Erano in tre ad accarezzare la sua amica stesa sulla pietra, infatti, la sessualità femminile, capace di orgasmi plurimi e ravvicinati, è più forte di quella maschile. Alla nuova donna si voleva comunicare questo!

Le luci accese su di lei la ponevano al centro dell’attenzione del gruppo, quello era il suo ruolo nella famiglia e nella società.

Tutto combaciava alla perfezione nella mente di Paola, finalmente aveva trovato una spiegazione al rito di quella notte. Felice di quello che aveva dedotto grazie alle sue conoscenze dell’occulto e delle società segrete, s’addormento mentre immaginava le sue mosse per il giorno seguente.



Ma il cerimoniere, l’unico uomo non mascherato, cosa sta a significare? – questo fu il primo pensiero di Paola al mattino.


Appena sveglia, dopo una rapida colazione, uscì da casa dicendo a sua madre che non vedeva l’ora di fare un giro in paese. Lei la guardò uscire, felice che sua figlia avesse accettato di buon grado di passare le vacanze in famiglia. In realtà Paola voleva incontrare la sua amica, protagonista della nottata precedente, per vedere la sua espressione appena sveglia. Credeva di coglierla in fallo e di costringerla a confessare tutto, ma si sbagliava. Lei era assolutamente normale, le aprì la porta di casa facendola accomodare. Parlarono di tutto e di niente, di nuovo c’era solo la sua disponibilità chiacchierare con lei. Non riuscì a spostare il discorso sulla sera precedente, lei era rimasta in casa con un principio di raffreddore, ora debellato, a studiare. Così, almeno, affermava.

Delusa e un po’ stizzita da tutti quei segreti celati da mezze bugie, Paola, si diresse verso il bosco meditando.

Pensava che di certo avrebbero ripetuto il rito, forse quella sera stessa. Le ragazze con la tunica bianca, quindi vergini, erano ancora tante e la Luna sarebbe stata ancora bella tonda per qualche notte.

Studiò meglio l’orografia, esplorò con cura i dintorni del luogo adibito a tempio rituale e trovò una postazione migliore per assistere in segreto.

Nel pomeriggio tentò invano d’organizzare una serata simpatica con le amiche. A fronte delle sequenza, ormai nota, di scuse intuì che quella notte la cerimonia si sarebbe ripetuta.

S’apposto in anticipo e assistette alla replica del rituale che orami conosceva, cambiava solo la protagonista, un’altra ragazza del luogo anche lei di ventuno, ventidue anni. Per sicurezza riprese tutto con la telecamera, era riuscita a procurarsi altre cassette vergini in modo da non insospettire i suoi con la loro scomparsa.

Il nuovo punto d’osservazione le consentì di vedere meglio e in dettaglio quello che avveniva, quella scena di sesso con quell’accoppiamento all’apparenza puramente meccanico, senza alcun coinvolgimento sentimentale tra i due protagonisti, la eccitarono molto di più della sera precedente.

Attese che tutti fossero andati via prima d’uscire dal suo nascondiglio, provava ancora quella forte sensazione di pressione alla bocca dello stomaco, ripensava a quello che aveva visto, al suo ragazzo e a come aveva fatto l’amore con lui quell’unica volta che le si era concessa. Senza rendersene conto si stava avvicinando al grande masso al centro della radura. Lo raggiunse e vi salì sopra nel posto prima occupato dalla ragazza. S’immaginò lì durante il rito, proiettò l’immagine di molti dei suoi amici nel perimetro del bosco, ricreò con la mente la sua iniziazione.

Era molto eccitata, pensava al suo ragazzo incappucciato ma nudo davanti a lei, mentre tutti gli altri stavano a guardare. Lasciò scivolare una mano sopra il pube, anche attraverso la spessa stoffa dei jeans ne percepì il calore.

Una folle idea stava prendendo forma nella sua mente: voleva godere in quel posto anche lei. Si slacciò i pantaloni e tentò di darsi il piacere che cercava. Erano troppo stretti, s’alzò in piedi e li sfilò, tolse anche gli slip quindi si sdraiò sulla pietra.

Finalmente libera da ogni impedimento riuscì a raggiungere il suo clitoride, si tocco come tanti anni di esperienza le avevano insegnato a fare. Raggiunse subito le più alte vette raggiungibili con l’autoerotismo.

Era incredibile quanto stava godendo sdraiata su di una pietra in mezzo ad un bosco in piena notte. Paola pensava che fosse la magia intrinseca di quel posto particolare ad incrementare in quel modo il suo piacere, ne era convinta anche nell’attimo che sentì l’irresistibile desiderio di avere qualcosa di solido dentro la vagina. Non le bastava più il suo piccolo dito, nemmeno due riuscivano a soddisfarla.

Sdraiata sulla schiena, con le gambe aperte, ansimava di piacere ma insoddisfatta. Una parte del suo cervello le diceva di lasciarsi andare e venire in quel modo accontentandosi mentre l’altra cercava una soluzione. Vinse la seconda quando focalizzo nella torcia elettrica la soluzione. Il corpo d’alluminio contenente tre pile formato torcia, le più grandi, era delle giuste dimensioni se non per il fatto che il fondo piatto non ne facilitava l’ingresso e poi c’era il pericolo d’infettarsi con quel fallo metallico non preventivamente sterilizzato.

Paola vinse tutti questi dubbi e appoggiò il manico della torcia alla vulva. Dilatava le labbra mentre cercava il suo buchino. Trovatolo tentò di spingersela dentro ma la sua vagina non abituata a quelle dimensioni si rifiutava di penderla. Il solo tentativo accompagnato dall’instancabile gioco sul clitoride la fece venire.

Urlò quasi dalla sorpresa per l’intensità del piacere che sentiva nascere la in fondo al suo corpo. Restò ferma a godersi le ondate di piacere immaginando gli sguardi eccitati dei virtuali spettatori.

Con calma si rivestì attenta a non perdere nessuna delle stupende sensazioni che quell’orgasmo in mezzo ai profumi del bosco le aveva lasciato.



Se la sua presenza quella sera restò ancora segreta, nonostante il piacere abusivo che si era data su quella pietra, la sicurezza di riuscire a replicare all’infinito, se necessario, le sue incursioni nei segreti del piccolo paese le fecero commettere alcuni errori la sera seguente.

Infatti, qualcuna la vide rientrare in casa a notte fonda. Non ci volle molto alle sue amiche per capire cosa avesse fatto fuori di notte e da sola. Si erano già accorte delle sue domande mirate a coglierle in fallo, avevano notato che ormai non si stupiva più se le dicevano di avere degli impegni per la serata e si erano domandate cosa significassero i suoi sorrisi enigmatici.

Certe che lei avesse assistito al rito nascosta da qualche parte dovevano trovare il modo per costringerla al silenzio. Non potevano rischiare che il loro segreto, che il segreto di tutto il paese, venisse divulgato. Erano veramente pronte a tutto, però dovevano agire all’insaputa dei ragazzi, non potevano fidarsi delle loro reazioni.

Tennero consiglio e incaricarono quella di loro più vicina a Paola d’indagare su quello che sapeva, quindi agire di conseguenza, a sua discrezione. Fredda e determinata lei accettò.

Con una scusa di mostrarle una cucciolata di volpi invitò Paola a seguirla nel bosco, ma in quel periodo le volpi non figliavano!

Camminarono a lungo, allontanandosi dal paese, parlando del più e del meno. Quando raggiunsero la sommità del canalone dove il torrente, scavando la roccia, aveva generato un piccolo canyon, la ragazza s’accomodò su di una pietra facendo cenno a Paola di sedersi di fronte a lei, voltando in questo modo le spalle al precipizio.



Non siamo venute sino qui per caso. Lo immaginavi vero? – attacco d’un tratto la giovane.
Si. Mi stavo chiedendo quando ti saresti decisa ad affrontare l’argomento che ti sta a cuore! – rincalzò Paola.
Non è facile. Quello che devo dirti va a toccare la sfera più intima di molte di noi ….
Non mi è sembrata tanto intima! – disse Paola.
Cosa intendi dire? – le domandò l’amica.
Lo sai. Ho avuto modo di assistere al vostro rito. Tutte le vostre scuse per non uscire la sera mi avevano insospettito. O vi ero improvvisamente diventata antipatica o volevate nascondermi qualcosa!
Quale rito? – domandò, stupita, l’amica.
Non fare la finta tonta! Quello che avete officiato nel bosco, di notte, su quel masso erratico vicino a questo torrente, più a valle. – sostenne sicura Paola.
Rito? Se vuoi puoi anche vederlo in questo modo!
Tu sei una nostra amica, ma non sapevamo come coinvolgerti nei nostri segreti. Vedi, non sapevamo come tu, una ragazza che viene da fuori, avresti reagito se fossi venuta a conoscenza del modo in cui rinunciavamo alla nostra verginità.

Ci siamo poste il problema, poi abbiamo pensato di lasciarti fuori, senza malizia, non sapendo cosa fare con te. – la ragazza parlava senza riuscire a guardare negli occhi Paola – Ma tu hai scoperto il nostro segreto ed ora siamo in pericolo. Se la cosa si viene a sapere la pubblicità che ne deriverebbe potrebbe danneggiarci.

Vedo solo una soluzione: vuoi venire con noi questa notte e prendere posto sulla pietra?

….Sulla pietra? – le fece eco Paola, stupita da quella richiesta era rimasta senza parole.
Si. Riceverai le stesse attenzioni di tutte noi. In questo modo sarai una di noi a tutti gli effetti.
D'altronde sono anni che passi le vacanze estive qui da noi e tua madre è nata tra queste montagne. – spiegò la ragazza.

Ma io … non sono più vergine! – si scusò Paola.
Questo non lo sapevo! Complimenti … spero che sia stato piacevole come per me.
Non importa, puoi passare al secondo grado direttamente … se ne hai piacere!

Secondo grado?
Cosa vuol dire?

E quanti gradi ci sono?

E ….- Paola aveva un’infinità di domande in mente ma fu interrotta dall’amica.

Calma, calma! Il primo grado è la perdita della verginità, la deflorazione.
Il secondo scalino è l’imparare a trarre l’estremo piacere da questo.

Supponiamo che il secondo lo abbia già raggiunto … il terzo?
Lo scoprirai questa notte se vuoi e se realmente sei già al secondo! – concluse lei enigmatica.



Paola non riuscì più a strappare niente dalla bocca dell’amica, se voleva conoscere il segreto del terzo scalino doveva sottoporsi al rito. Aveva bluffato sul secondo. Non sapeva se era in grado di trarre il giusto piacere dalla penetrazione. Nonostante la sua veneranda età aveva avuto solo un rapporto completo con il suo ragazzo, l’unico della sua vita. Quell’unica volta in cui gli aveva dato tutto di sé non era riuscita a raggiungere l’orgasmo con la penetrazione. Ci aveva pensato dopo lui con la sua lingua abilissima a darle il piacere tanto agognato. Però era curiosa, voleva sapere, conoscere il terzo livello.

Proseguirono la loro passeggiata raggiungendo il paese da un altro sentiero, prima di lasciarsi combinarono l’appuntamento per quella sera.

Paola non riusciva a pensare ad altro, si preparò con cura prima di cena, attenta a non lasciar intendere niente ai suoi. Mangiò pochissimo e in fretta, prima d’uscire terminò di truccarsi e profumarsi come aveva preventivato, evidenziando le labbra e il taglio degli occhi.

Incontrò l’amica nei pressi della piazza e la seguì sul sentiero che conduceva al vecchio mulino. Il sole appena sceso oltre le vette delle montagne tingeva tutto di luce rossastra, creando un’atmosfera irreale agli occhi di Paola. Raggiunta l’anziana costruzione, oramai abbandonata, la sua guida aprì la porta e l’invitò all’interno.

Era incredibile la differenza tra l’esterno, quasi diroccato, e l’interno rimesso a nuovo. Una grande stanza era dipinta di fresco ed arredata, se così si può dire, con divani, poltrone, tavolini, piccoli mobili recuperati chissà dove.



E il nostro piccolo rifugio, il nostro covo! – l’informò l’amica – Vedi? Là c’è una stufa e là una cucina economica a legna … riusciamo a sfruttarla anche in inverno!
E cosa ci fate qui dentro? – domandò maliziosa Paola.
Esattamente quello che stai pensando! – fu la risposta altrettanto maliziosa di lei – Ci facciamo delle cene, delle feste, abbiamo un generatore di corrente, e ci divertiamo nei modi e nelle forme che la natura ci mette a disposizione.
Adesso ci dobbiamo cambiare … spogliati!



Paola obbedì all’amica, ripiegò con cura i suoi indumenti su di un divano e indossò la tunica che le veniva offerta dall’amica. Notò, che a differenza di quella indossata da lei, questa aveva una figura lunare ricamata in argento.

Si soffermò a lungo su quella figura.

La Luna. Simbolo femminile, legata dal suo ciclo simile come durata a quello della donna in età riproduttiva, compagna e nemica allo stesso tempo del Sole. Da lui ricava la sua luce ma da lui si nasconde periodicamente per poi rinascere rinnovata. Il parallelo con la natura femminile e maschile, riflessa nella Luna e nel Sole, era emblematico di una profonda conoscenza dei rapporti fra i due sessi.

Ricordo quello che aveva letto sulla ristampa di un testo medioevale di magia teorica: la forma della Luna è l’immagine di una donna eretta su due tori, dei quali la testa del primo è congiunta con la coda del secondo.

Bene, i due tori rappresentavano, in questo caso, due uomini. Il significato occulto di quel ricamo le procurò un brivido lungo la schiena. Si domandava se veramente il terzo scalino della via iniziatica fosse il rapporto con due maschi.

In ogni caso se era così, era pronta. Sicura di sé indossò la tunica sopra la pelle.

Poco alla volta arrivarono le altre ragazze, tutte si complimentavano con lei per essere diventata una di loro. Alcune guardavano con invidia il suo grado espresso dal ricamo, altre le chiedevano conforto per la loro iniziazione prevista in quei giorni. Tutte la guardavano in modo diverso ora che denunciava di essere ad uno o due passi avanti a loro nella scala iniziatica.

Questo, almeno era quello che credeva Paola!

Unite s’avviarono nel bosco, dirette verso la radura, ad un certo punto trovarono i ragazzi ad aspettarle. Era già buio, ma Paola noto che al loro arrivo chi ne era ancora sprovvisto indossò rapidamente il cappuccio. Non riuscì a riconoscere nessuno di loro.

Insieme e scortate dai maschi raggiunsero il tempio nella foresta. Lì si ripeté il solito rito degli uomini che prendevano posizione sotto l’occhio benevolo del cerimoniere.

Le sue amiche la condussero verso il masso camminando lentamente. Le emozioni che provava in quel momento non erano facilmente descrivibili: eccitazione, paura, curiosità, desiderio sessuale e desiderio sensuale. Tutti i suoi sensi erano acuiti dalla situazione, l’odorato percepiva i profumi del bosco mischiati con il dopobarba di qualche maschio o il profumo di qualche amica. I suoni giungevano alle sue orecchie amplificati e netti, puliti da ogni disturbo, riconosceva il rumore dei suoi passi sull’erba da quelli delle sue amiche, il lieve tossicchiare per schiarirsi la gola del cerimoniere, il respiro veloce ed eccitato di uno degli incappucciati. Sentiva l’aria scorrere sul viso e tra i capelli.

Si chiedeva se l’avvicinamento a quell’altare di pietra fosse paragonabile a quello verso l’altare matrimoniale, se l’emozioni che ora provava fossero simili a quelle di quel fatidico giorno in cui si sarebbe legata per sempre ad un uomo.

Quando furono a pochi passi dall’uomo a viso scoperto si fermarono in attesa. Lui s’avvicinò a lei, la guardo e le sorrise benevolo e incoraggiante. Le ricordò brevemente perché era lì, senza scendere nei dettagli, e le chiese conferma della sua libera disponibilità. Quest’ultima domanda le venne riproposta per tre volte. Rassicurato dalla sua risposta affermativa fece tre passi indietro e indicò alle ragazze il masso.

Quando Paola si girò per raggiungere il suo posto noto che la tovaglia era già stata stesa. Vide che era diversa da quelle che già conosceva, sopra di essa erano ricamati o dipinti due tori rampanti, che a lei ricordavano il simbolo di Torino raddoppiato.

La sua amica più intima ed un'altra ragazza la condussero sullo scalino davanti al monolito, le sciolsero la tunica accompagnandola dolcemente ai suoi piedi. Nuda venne invitata a girare su se stessa in modo da lasciarsi guardare per bene da tutti i ragazzi intorno a lei.

Il cerimoniere ordinò qualcosa con un secco battito di mani, immediatamente quattro ragazzi fecero un passo avanti. Paola vide l’uomo sorridere e quindi avviarsi per un giro della radura. Ispezionò con cura i quattro poi ne scelse due, gli altri rientrarono mesti al loro posto.

Lei venne fatta sedere sulla pietra e, a differenza delle altre volte le venne offerta una benda di seta.



Servirà ad incrementare il tuo piacere grazie alla fantasia, se vuoi! – disse la sua amica.
Grazie ma voglio vedere il corpo dell’uomo che mi prederà! – rispose lei.
Degli uomini! – la corresse.


Paola, che si aspettava proprio quello a causa degli indizi che aveva scorto, non si stupì più di tanto. Nel suo intimo sperava che la sua fantasia s’avverasse, non riusciva a credere d’essere riuscita a realizzarla così in fretta. Quando aveva provato il pene del suo ragazzo aveva desiderato che non s’afflosciasse subito dopo l’orgasmo, allora aveva creduto che l’unica soluzione fosse di avere due o più uomini a disposizione. Quella fantasia, supportata dalle immagini che aveva trovato in rete, durante le sue saltuarie visite a qualche sito erotico, l’accompagnava nei suoi incontri solitari con il piacere.

Le due ragazze l’abbandonarono a se stessa e alle attenzioni dei due prescelti.

I due ragazzi quando furono innanzi a lei lasciarono cadere le loro tuniche, anche loro erano nudi.

Paola si soffermò nello studio accurato di quei giovani corpi maschili che le venivano offerti, capì dai loro sguardi che anche il suo corpo era sottoposto ad un esame accurato dai due, allora contrasse gli addominali in modo da non rischiare antiestetiche pieghe della pelle sulla pancia ed inspirò a fondo in modo da gonfiare bene il petto, spingendo in avanti il seno.

Lo sguardo fisso sul suo seno di uno dei due le provocò un’immediata erezione dei capezzoli, li sentì crescere e inturgidirsi senza poterlo evitare. Decise quindi di rendergli il favore e si ritrovò a fissare il suo membro con intensità.

Il ragazzo non era insensibile al suo sguardo e lo dimostro manifestando una lenta ma inesorabile erezione. Paola si lasciò sfuggire un sorriso, aprì le braccia in un immaginario abbraccio invitando i due all’azione.

Uno di loro salì sulla pietra per prendere posto alle sue spalle. Inginocchiato dietro di lei iniziò ad accarezzarle la schiena, invitandola a scendere contro di lui. L’altro le appoggiò le mani sulle gambe scorrendole in tutta la loro lunghezza.

Paola si lasciò invadere dalle piacevoli sensazioni che provava, lentamente si predispose a concentrare la mente solo sui due che aveva a disposizione, dimenticando dove si trovava e con chi.

Il massaggio sulla schiena era fantastico, le mani del ragazzo emanavano un calore che si diffondeva in tutto il corpo, predisponendola verso la massima sensibilità nei suoi punti erogeni, grazie a questo sentiva in modo incredibile le mani dell’altro sulle gambe. Era completamente bagnata prima ancora che lui raggiungesse l’interno delle cosce. Aprì le gambe, un poco, quel tanto che bastava per invogliare il ragazzo davanti a spingerle sino al pube; le sentì arrivare sull’obbiettivo ed espandersi sulla leggera peluria che lo ricopriva. Allora, ansimò e si aprì ancora di più a lui.

Lui le prese le gambe da sotto le cosce, alzandole un po’. Paola, si lasciò cadere sul ragazzo che aveva dietro, ora, sentiva il suo pene premere sulla testa. Stava pensando di sistemarsi in modo da prenderlo in bocca, era molto brava in quello, prima di concedere tutto al suo ragazzo lo aveva fatto venire innumerevoli volte il quel modo, quando sentì la faccia dell’altro scivolare tra le sue cosce verso la vagina. Non fece in tempo a realizzare a pieno la situazione che sentì la sua lingua spazzolare via i peli per insinuarsi tra le labbra.

Una forte scossa di piacere attraversò il suo corpo, costringendola ad inarcarlo. Il ragazzo alle sue spalle ne approfittò sostenendola con le mani mentre scivolava via da sotto di lei. La testa di Paola, completamente abbandonata alla forza di gravità, era in invito troppo forte per lui. Fece in modo d’appoggiare il pene alle sua bocca dischiusa in un sospiro di piacere. Lei reagì aprendogli la bocca, invitandolo a pingere il membro dentro quelle labbra invitanti.

Paola stava iniziando a perdere il controllo della situazione, non capiva più dove aveva le mani di chi e cosa le stessero facendo. Godeva e tanto le bastava!

Sentì prima la pressione poi il sapore del membro nella sua bocca, istintivamente iniziò a leccarlo. Il ragazzo si posizionò meglio, in modo da consentirle d’ingoiargli il pene. Lei lo accontentò senza pensarci un attimo e seguendo l’istinto iniziò a succhiarlo con forza.

Sentì quella stupenda lingua allontanarsi da lei, spinse in alto il pube per cercarla ma lei non c’era più. Delusa, stava per rifiutarsi di continuare a far godere l’altro con la bocca quando sentì qualcosa di caldo e duro premere sulla vagina. Capì subito cos’era e si dispose in modo facilitare il ragazzo.

Trasferì tutta la sua attenzione su quello che stava succedendo alla sua parte bassa, trascurando il pene che aveva in bocca. Si limitava a tenere la lingua appoggiata sulla cappella mentre sentiva il pene dell’altro farsi spazio dentro di lei. La sua grande eccitazione favorì la penetrazione, in breve la vagina fu completamente riempita. Il giovane spingeva forte mentre le allargava le gambe, si fermò solamente quando non poté più proseguire.

Lei lo sentiva premere forte contro l’utero, non credeva che un pene potesse arrivare sino a lì, si sentiva violata, senza alcuna possibilità di difesa, anche per la posizione in cui era costretta a tenere le gambe. Tentò di focalizzare l’immagine del suo corpo steso su quella roccia, inarcato e aperto, disponibile a realizzare tutte le fantasie dei due ragazzi. Si sentì molto più calda ed eccitata, tornò ad occuparsi di quello che teneva ancora in bocca nell’attimo in cui l’altro iniziava a muoversi dentro di lei.

Seguiva il pene, nel suo movimento, con il pube, nel modo che aveva scoperto quando s’infilava dentro il fallo di gomma che aveva comprato assieme alla sua compagna di camera. Lo sentiva bene mentre scorreva dentro di lei.

I pensieri, le fantasie, l’immaginare di vedersi dall’esterno, la consapevolezza di essere al centro dell’attenzione di tutti i presenti la fecero godere molto più del previsto. Con suo grande stupore sentì l’approssimarsi dell’orgasmo, non fece niente per trattenerlo e lo lasciò esplodere in tutta la sua meravigliosa intensità.

Mugolò forte, non poteva urlare con la bocca piena, contasse ancora di più i muscoli del bacino comunicando al ragazzo che la prendeva il suo stato. Lui aumentò il ritmo, s’impegnò a sbatterla sempre più forte, l’accompagnò abilmente sino alla fine procurandole un orgasmo bellissimo.

Paola credeva che ora fosse giunto il suo turno, pensava di dover rendere il favore ai due facendoli venire nel modo che preferivano. Se volevano prenderla sino al limite e quindi venire dentro, se opportunamente protetti, lo potevano fare, se desideravano riempirle la bocca, potevano fare anche quello. Dopo il grande piacere che le avevano dato, avevano più che diritto a richiedere la loro parte.

Si stupì quando sentì uscire il giovane da lei senza aver percepito la sua esplosione di piacere, nello stesso momento anche l’altro allontanò il pene dalla sua bocca. Intorpidita dal recente piacere sentì le loro mani scorrerle sul corpo. La massaggiavano nei punti giusti, quelli che più avevano lavorato sino a quel momento. Il suo livello d’eccitazione veniva mantenuto alto senza concederle un attimo di tregua.

Ben presto sentì rinascere il forte desiderio di riprendere dentro un qualsiasi pezzo duro e conforme alla sua vagina.

Venne invitata ad alzare la schiena, poi a mettersi in piedi.

Paola si guardò intorno ma rimase abbagliata dalla luce delle torce puntate su di loro. Poteva facilmente immaginare quello che c’era al di là della cortina, sentiva i sussurri e percepiva i loro sguardi su di lei. Incontrò lo sguardo del giovane che l’aveva fatta godere, con la voce ancora rotta dall’emozione lo ringraziò per quello che le aveva regalato. Intuì dal suo sguardo l’orgoglio che provava in quel momento, percepì anche la sua intenzione di continuare. Si voltò verso la pietra in tempo per vedere l’altro intento ad indossare un profilattico. Capì che doveva, a quel punto, montare a cavallo di quel magnifico membro.

Obbedì con gioia al loro silenzioso ordine, salì sul masso e si dispose in modo da cavalcare il secondo ragazzo.

La sua vagina molto più dilatata di prima lo prese dentro senza la minima difficoltà.

Paola osservò con piacere che il recentissimo rapporto non aveva diminuito la sua sensibilità, lo sentiva entrare con la chiara percezione delle sue dimensioni. Il suo corpo s’adattava perfettamente a lui avvolgendolo per bene. Si aprì totalmente come prima, ora però era lei a dirigere il gioco, lo lasciò entrare completamente prima d’iniziare a muoversi.

Saliva e scendeva con la schiena eretta, in modo da sentirlo premere forte contro la parete interna. Le piaceva lasciarlo quasi uscire godendo nel sentirlo riaprirsi la strada e contraeva i muscoli interni, avvolgendolo, in modo da sentirlo meglio.

Non era intenzionata a cambiare posizione, voleva portare il ragazzo che aveva sotto all’orgasmo in quel modo. Sapeva che un altro membro era pronto a sostituirsi a quello appena spremuto, sottolineando, così, la superiorità della sessualità femminile che lei, in quel momento, rappresentava.

I suoi movimenti divenivano sempre più mirati all’obbiettivo, quando si sentì spingere verso il ragazzo che aveva sotto.

L’altro, dietro di lei, la stava dolcemente invitando a scendere con il busto in modo da aderire con tutto il corpo al ragazzo.

Non capiva le sue intenzioni ma le sue mani, così calde, erano molto convincenti. Come lo ebbe soddisfatto sentì quelle mani intrufolarsi tra le natiche, raggiungere l’ano e divertirsi a giocherellare intorno a lui.

Le piaceva quello che le stavano facendo, in quella posizione non riusciva più a saltare sul pene del primo, ma era molto piacevole sentire le spinte che lui imprimeva al bacino nel tentativo di fare la sua parte. Le dita intorno al suo ano la stavano eccitando oltre i limiti del lecito. In silenzio sperava che, una di quelle mani, si decidesse ad infilarle un dito dentro.

Come se le avessero letto il pensiero un dito la penetrò.

Paola urlò, questa volta molto forte, di piacere e spinse in alto il sedere per dimostrare il suo apprezzamento. Sentiva che il suo ano si stava dilatando sempre di più grazie a quella penetrazione.

Ebbe un attimo di smarrimento quando, estratto il dito, lui puntò il pene sul suo secondo ingresso.

Era decisamente vergine in quel posto. Non che la via ordinaria lo fosse di meno, considerando l’attuale, aveva avuto due sole esperienze di penetrazione sino ad ora, ma non era intenzionata ad aprire il suo corpo in quel modo ai desideri dei due ragazzi.

Fu tentata di bloccarli, di fermare quello che stava per prenderla da dietro, spiegandogli chiaramente quali erano i limiti; ma il ricordo del forte piacere donatole dal piccolo dito le permetteva di immaginare il seguito.

Sconvolta dal suo stesso istinto che le faceva aprire di più le gambe e spingere ancora più in alto il sedere, si ritrovò pronta ad accogliere il secondo membro.

Si sentì squarciare, aprire sin nelle viscere quando lui la penetro. Urlò per il dolore e, istintivamente, contrasse lo sfintere chiudendosi al lui.

Il ragazzo ci sapeva fare e attese che lei si calmasse prima di tornare a spingere.

Paola sentiva che, poco alla volta, il dolore si trasformava in piacere vinto dalla forte eccitazione. Quando rilasciò la tensione lo sentì entrare un po’ di più. Questa volta il piacere era immenso, il pene nella vagina si muoveva piano, mentre l’altro entrava sempre più in fondo. A lei pareva che nulla li dividesse tra loro, se uno stimolava i suoi centri del piacere dall’interno, l’altro lo faceva dall’esterno.

Godeva. Forse più dell’effettivo piacere fisico era forte il coinvolgimento mentale.

Si sentiva in loro completa balia, totalmente violata senza possibilità di difendersi, ma allo stesso momento si sentiva tanto più forte dei due; lei da sola era in grado di gestire il piacere dei due ragazzi. Uno solo non bastava a soddisfarla, c’è n’è volevano due.

Conscia della sua forza iniziò a muoversi, con circospezione, scivolando sul bacino di quello sotto. Il fatto di essere lei a regolare il ritmo le incrementò il piacere.

Era stranamente lucida, più andava avanti più sentiva di avere il controllo della situazione, cercava con determinazione l’orgasmo.

Quando lo raggiunse, per la seconda volta, pensò d’impazzire. Il suo corpo non le rispondeva più. Si muoveva in un modo che non avrebbe mai creduto possibile. A dispetto dei due membri che teneva dentro, saltava, ondeggiava, inclinava il bacino, li faceva quasi uscire per poi tuffarsi a prenderli completamente dentro.

Il tempo non aveva più alcun significato, le sembrava che il piacere non volesse mai più finire. Non aveva più fiato per urlare, si limitava ad ansimare e a gemere.

Sentì il ragazzo dietro irrigidirsi e poi pulsare nelle sue viscere, si fermò per un istante in modo da consentirgli di rimanere dentro di lei sino alla fine. Quando lui uscì si ritrovò libera di sfogare gli ultimi istanti di piacere su quello di sotto.

Portò rapidamente anche lui all’orgasmo. Attraverso il profilattico lo sentiva venire dentro mentre già iniziavano a mancarle le forze.

Si sollevò da lui, molto delicatamente, poi si lasciò cadere sulla roccia. Con le gambe aperte e le braccia a croce lasciava alla leggera brezza notturna il compito d’asciugarle il sudore.

Ad un certo punto la luce calò, le torce venivano spente, e sentì una coperta avvolgerla in un tiepido abbraccio.



Quando i ragazzi se ne furono andati la sua amica le prese la mano, aiutandola a mettersi seduta, con lo sguardo dolce le offrì la tunica con cui era arrivata. Nell’attimo che si alzò in piedi sentì mancare i sensi, era molto stanca e il suo corpo era tutto un formicolio. L’amica la sostenne guidandola sul sentiero verso il vecchio mulino.



Non è tardi come pensi, sei stata sulla pietra non più di venti minuti, puoi farti un bel bagno se ne senti il bisogno per riprenderti! – disse la sua amica una volta entrate nell’edificio.
Avete anche un bagno qui dentro? – era la prima frase coerente che riusciva a formulare e appena la disse si pentì di aver sprecato l’opportunità di esordire con una frase memorabile.
Non proprio un bagno, ma una grande vasca piena d’acqua calda … serve sempre allo scopo. Le nostre amiche l’hanno preparata mentre eravamo sul sentiero.
Vieni!



Paola seguì l’amica in una stanzia adiacente. Lì si trovava, al centro, una grande vasca da bagno, recuperata chissà dove, e l’ambiente era riscaldato da un grosso caminetto.

Venne spogliata dall’amica ed aiutata ad entrare nell’acqua. Faceva molto caldo e anche la ragazza si levò maglia e jeans. Con solo gli slip addosso iniziò ad insaponare la schiena all’amica.



Com’è cominciato tutto questo? – domandò, ad un tratto, Paola.
Cosa? – ribatté lei.
Il Rito! Quello che abbiamo celebrato questa sera?
Rito? – domandò stupita l’amica.
Insomma, questa sera cosa abbiamo fatto o, meglio, cosa ho fatto? – domandò, spazientita, Paola.
Hai scopato con due maschi. E direi che ti è piaciuto molto … che invidia!
E per farmi scopare era necessaria tutta quella messinscena? – Paola stava perdendo la pazienza del tutto.
Beh! Sarà una ventina d’anni che la prime volte lo facciamo così! – le confidò la sua amica.
Cosa intendi dire?
Tanto tempo fa, alcune ragazze di qui hanno inventato questo modo per lasciarsi la verginità alle spalle, e non solo quella …!
Saranno stati gli ultimi anni settanta o i primi anni ottanta …!

Ma le candele, il masso, le tuniche ricamate, i ragazzi incappucciati, il caprone, il cerimoniere, lo stesso lenzuolo su cui ci si corica … - Paola non lasciò terminare il discorso dell’amica.
Calma! Troppe cose!
C’è una spiegazione a tutto questo.

Il masso in quella radura lo abbiamo scelto perché è molto comodo e abbastanza lontano dal paese, quando fa freddo usiamo una sala di questo edificio. Le candele sono un’idea delle ragazze di qualche anno fa per rendere la cosa molto più romantica! – spiegò la ragazza.

…? – Paola era senza parole.
Le tuniche sono state studiate per nostra comodità, lì sotto puoi essere nuda o vestita a seconda di quello che farai quella sera, basta slacciarla per ritrovarti completamente nuda … questo fa impazzire i ragazzi!
A proposito, loro sono sempre mascherati per una nostra scelta. A volte è meglio non conoscere quello a cui dai la tua verginità, in genere è sempre il più bravo, quello che ci sa fare meglio di tutti.

E …Non sempre è uno che ti è simpatico.

Preferisci darla la prima volta ad uno simpatico, che magari ti piace, ma inesperto o ad uno che ti fa impazzire di piacere?

Per molte di noi è stato il fidanzato o quello che lo sarebbe diventato in seguito, per altre è stato proprio il fidanzato a scegliere chi le ha sverginate o iniziate ai giochi a tre.

Vedi, in questo modo tutti i ragazzi del paese sanno cosa siamo in grado di fare e cosa ci piace fare, non possono dire di non conoscerci. Se qualcuna di noi vuole qualcosa di più, viene qua e invita i ragazzi che incappucciati la soddisfano … semplice, no?

Semplice! – fece eco Paola sconvolta.
I ricami sulle tuniche servono per indicare ai ragazzi cosa vogliamo in quell’occasione, sono un nostro codice inventato una sera dopo una lunga cena.
Ah! Si, il caprone!

Forse è stata una delle prime volte, uno dei ragazzi era dovuto andare su all’alpeggio a cercare il caprone che non era rientrato con il gregge. Quando lo ha trovato lo ha portato con se. Tutti gli hanno detto di metterlo da un’altra parte ma lui ha risposto che dopo avergli corso dietro per due ore non voleva assolutamente più mollarlo. Quella sera si sono divertiti molto e hanno pensato che l’animale portasse fortuna … quindi da allora è sempre stato presente!

Ma il cerimoniere! – tentò un’ultima volta Paola.
Ah! Quello…
Quello è solamente un guardone che viene dal paese di sotto!

Ma perché mi fai queste domande, tu cosa pensavi?

Niente, niente …! – concluse Paola. Click to see original Image in a new window

Printer Friendly Page Send this Story to a Friend Create a PDF from the article


Bookmark this article at these sites

                   



Powered by XOOPS @ 2001-2011 The XOOPS Project - Tutti i racconti sono proprietà dell'autore
Design by Rupescissa Xoopsed by Xo-Aminoss