Eclipse (Waters)
All that you touch
All that you see
All that you taste
All you feel.
All that you love
All that you hate
All you distrust
All you save.
All that you give
All that you deal
All that you buy,
beg, borrow or steal.
All you create
All you destroy
All that you do
All that you say.
All that you eat
And everyone you meet
All that you slight
And everyone you fight.
All that is now
All that is gone
All that's to come
and everything under the sun is in tune
but the sun is eclipsed by the moon.
Primavera
1973, ero troppo giovane per comprendere queste parole. La melodia di questo
pezzo dei Pink Floyd, però, mi è rimasta impressa nella mente sin che… un giorno
ho compreso.

-
Non voglio che mi tocchi, non ancora!
Guardami!
Sonia mi trattiene a distanza con queste parole, mentre si alza dal divano
sistemandosi la gonna che le avevo trascinato su accarezzandole le gambe durante
un focoso bacio. Si porta dinanzi a me calcolando con cura lo spazio, in modo
che anche allungando completamente le braccia non riesco a sfiorarla. Apre le
gambe sin dove la sottana lo consente e il mio sguardo si perde sulla loro
perfezione: sui polpacci esaltati dai tacchi alti, sulle ginocchia, sulle cosce
che anche se dimezzate dal vestito mi fanno sospirare quello che sta sopra.
Vorrei infilare una mia mano nel mezzo, lasciarla scivolare sull’interno coscia
per scoprire se veramente indossa le autoreggienti come immagino. Salgo con lo
sguardo sul suo ventre: è una calamita per me, voglio riempirlo con la mia
carne. Osservo come si muove con il suo respiro e immagino come sarebbe sopra di
me. Mi fermo. Non reggerei anche la fantasia sul suo seno. Passo direttamente
agli occhi e li vedo puntati sui miei.
L’adoro. Mi fa eccitare solo con lo sguardo: ha un modo unico di fissarmi. Nei
suoi occhi leggo la sfida, il desiderio, l’eccitazione e l’affetto; ma questa
volta c’è anche una luce particolare, preoccupante se vogliamo. Temo quello che
può avere in mente, la sua fantasia non ha limiti e le piace giocare con me. Si
diverte a torturarmi spingendo il mio desiderio al limite del lecito,
lasciandomi intendere di essere disposta a tutto e di voler soddisfare ogni mio
sogno per poi tirarsi indietro. Gioca con me e solo quando è soddisfatta si da.
Sonia appoggia le mani sulle gambe e le fa salire lentamente, la gonna si alza e
lei n’approfitta per aprire ancora di più le gambe. Quando raggiunge le anche si
accarezza voluttuosamente il ventre. Io seguo rapito le loro evoluzioni e vorrei
sostituirle con le mie. Ha gli occhi chiusi mentre inizia a sfilare la maglia,
si gode questo momento più con la fantasia che con i sensi. Appaiono dei lembi
di pelle abbronzata anche se siamo solo in primavera e i fianchi seguono il
ritmo della musica soffusa che sempre accompagna i nostri incontri. La maglia
tira sul seno sottolineandone le curve e il turgore dei capezzoli. La spio, la
scruto e l’immagino già nuda, anzi meglio: non completamente nuda, vorrei
prenderla mentre ancora indossa la gonna, sollevargliela in vita e penetrarla
così, da dietro. Il pene duole tanto è gonfio, tento di lenire questa
“piacevole” sensazione sistemandomi meglio sul divano.
Lei non si cura di me, balla da sola mentre si spoglia. Inizio a pensare che lo
sta facendo più per il suo che per il mio piacere. I suoi occhi chiusi, la sua
espressione ispirata e goduta mi lasciano intendere che in questo momento non è
qui, ma in un mondo tutto suo vietato a me. Solo quando sentirà di aver
soddisfatto la sua fantasia tornerà da me. Non mi resta che aspettarla e godermi
lo spettacolo. La maglia vola via all’improvviso, se la è sfilata di colpo
mettendo a nudo il suo seno che ora si accarezza sensualmente. La guardo mentre
si spreme le mammelle, le stringe tra loro o se le tira verso l’alto tentando di
leccarsi un capezzoli, quindi ne segue il contorno con le dita con una dolcezza
che contrasta con la violenza di prima.
Finalmente le mani scendono nuovamente verso il basso, tornano sui fianchi e
s’infilano sotto il bordo della gonna. Mi attendo che se la sfili ma lei,
riunite le gambe si gira volgendomi le spalle e solo allora la slaccia
lasciandola scivolare ai suoi piedi. Mi gusto i glutei praticamente nudi e
separati dal sottile filo del tanga. Si china a novanta gradi per levarla dai
piedi sbattendomi in faccia la perfezione del suo sedere. Quindi si raddrizza
con calma, fa qualche breve passo verso di me, mi appoggia le mani sulle spalle
avvicinando il viso al mio. Sento il suo profumo che mi accende ancora di più,
china la testa e mi solletica il naso con i capelli. Apre un po’ le gambe, penso
che voglia salire a cavallo delle mie invece alza nuovamente il viso portando le
sue labbra a sfiorare le mie. Rimane lì, ferma, senza tentare di baciarmi;
respiro il suo fiato: è caldo e sa di buono. Sto per allungare le mie labbra ma
lei si allontana nuovamente.
Sto impazzendo dal desiderio, la voglio. Se continua così le salto addosso,
gioco o non gioco, e me la scopo sul tappeto senza pietà.
Lei non si cura di me, o forse lo sta facendo troppo bene: se voleva eccitarmi
c’è riuscita. Si siede sul divano di fronte al mio; a gambe larghe, con i gomiti
appoggiati sulle ginocchia e il viso tra le mani, mi guarda. Io vedo solo la
sottile striscia di tessuto che ancora copre la vagina e non mi curo dei suoi
occhi. So che sta tentando di comunicarmi qualcosa, ma ha scelto il modo
sbagliato per farlo. Non può spingermi sino in quello stato d’eccitazione e poi
pretendere che li mio cervello recepisca qualcosa dal suo sguardo. In questo
momento è scollegato ed ha passato il controllo ai lombi, lui registra solo
quello che succede per poi donarmi ancora il piacere che sto provando con i
ricordi di questa serata. I suoi occhi, però, sono troppo insistenti e attirano
i miei come una calamita: cosa vuole?
La domanda riamane senza risposta, Sonia appoggia la schiena al divano e torna a
far scorrere la mani sul busto scendendo sempre di più verso il pube. Mi pare di
sentire la sua pelle sotto le mie mani mentre osservo le sue. Finalmente
raggiunge gli slip e se li sfila sollevando quel tanto che basta il sedere, poi
rimane seduta composta a gambe unite. Mi studia, controlla il mio respiro e i
mie sguardi. Se capisce che si è spinta troppo in là non lo da a vedere e si
sdraia sul divano. Inarca la schiena e si accarezza voluttuosa, geme e sospira
mentre esplora quelle parti del suo corpo che vorrei esplorare io.
E’ fatta così. Ricordo quella volta che si è divertita a stuzzicarmi in macchina
mentre stavamo tornando da una cena. Prima che riuscissi a raggiungere il suo
appartamento si era praticamente spogliata di tutta la biancheria intima e
l’aveva appoggiata diligentemente sul cruscotto, in bella mostra. Il problema è
che era bianca e il contrasto con la plastica nera non passava inosservato agli
altri automobilisti. Niente di strano o estremamente trasgressivo se non fosse
che quella sera non potevo passare la notte con lei: mia moglie mi stava
aspettando a casa! Sarebbe anche stato un bel gioco se lei non avesse
accompagnato il mio viaggio di ritorno con una lunga telefonata a base di gemiti
ed accurate descrizioni di quello che si stava infilando dentro al posto del mio
membro.
Ora lei sa che questa è l’ultima sera che ho a disposizione prima del ritorno
della mia compagna dal suo viaggio e si diverte a farsi sospirare.
Sto per alzarmi e raggiungerla su quel divano quando lei mi anticipa. Si alza e
viene verso da me, si mette a cavallo delle mie gambe e inizia a spogliarmi.
-
Allora? – mi chiede maliziosa.
-
Ti voglio! – ansimo.
-
Lo so … toccami!
Aspettavo solo il suo invito. Le cingo la vita godendomi il contatto con la sua
pelle fresca e vellutata, scorro verso il seno e ne disegno il contorno prima di
riempirmene le mani. Lei chiude gli occhi e si gode il contatto, è stupenda
nella sua freschezza. Ha venticinque anni, dieci meno di me, e si vede.
Prima d’incontrarla disperavo di poter accarezzare ancora un corpo come il suo,
ma la cosa che mi ha colpito di più di lei è stato il suo modo di fare l’amore:
non come una ragazza ma come una donna. Tutta quell’arte concentrata in un corpo
così e tutto il tempo che aveva davanti per migliorarsi mi spaventavano
all’inizio. Sapevo che stavo commettendo un grosso errore nel concedermi questa
relazione con lei, ma l’istinto fu più forte della ragione.
Sonia è una donna dalla quale è difficile staccarsi e il tipo di rapporto che
avevamo intrapreso non prevedeva una lunga durata. Nessuno dei due poteva
concedersi d’innamorarsi dell’altro, troppe le cose in gioco! Passione,
desiderio e sesso. Solo questo potevamo concederci. Avevamo trovato
rispettivamente il giusto contributo a quello che mancava nella nostra vita, un
forte impulso alla fantasia che ci avrebbe aiutato a superare i momenti di crisi
con i nostri compagni “ufficiali”. Tenevamo la contabilità affettiva su due
registri separati: su di uno, quella con i nostri partner e sull’altro quella
tra noi, alla fine il bilancio dei due era sempre appagante e ci aiutava a
vivere meglio. Pensavamo di poter continuare in questo modo, se non per sempre,
molto a lungo; ma ci eravamo sbagliati e non lo sapevamo ancora.
Le mie mani scivolano lentamente verso il pube, è lì che tendo ad arrivare ed è
lì che lei le vuole. Le sfioro le natiche, le afferro stringendole forte; so
quanto le piace. Lei si solleva spingendo il bacino verso di me e ne approfitto
per intrufolarmi tra i suoi peli pubici. Divarico le labbra e vengo subito
investito dai suoi umori, è fradicia. Noto con piacere che è eccitata almeno
quanto me, la sua esibizione ha avuto effetto anche su di lei. Mentre trovo il
clitoride sento che apre ancora di più le gambe: mi vuole! Respira piano, come
se avesse paura di rompere l’incanto del momento, china la faccia verso di me
con le labbra socchiuse e cerca le mie.
La bacio, la sua lingua sembra impazzita e mi eccita la sua intensa salivazione,
ulteriore sintomo dell’eccitazione di cui è preda. Non è facile infilarle un
dito dentro, muove il pube avanti e indietro come se mi avesse già dentro, ma
quando la centro sento un sospiro, quasi un rantolo, uscire dalla sua bocca.
Infilo nella vagina di Sonia prima uno, poi due dita e spingo forte, sino in
fondo. Le piego in modo da spingere contro le pareti interne alla ricerca del
suo punto più sensibile che ho imparato a riconoscere e lei gode. Mi piace come
di si trasforma il suo viso mentre inizia a provare piacere, resterei ore a
guardarla.
La mia mano non la basta più, con grande affanno incomincia a sbottonarmi i
pantaloni. E’ impacciata; lei, così sicura quando si esibisce per me, ora non
riesce a coordinare i movimenti delle mani. Questo m’intenerisce, la guardo
intanto che la lascio fare: mi piace il modo in cui si mordicchia il labbro
inferiore, resterei così ma lei mi prega d’aiutarla. La guido, tenendola in
vita, al mio fianco sul divano, quindi mi alzo in piedi e termino si spogliarmi.
Lei è lì davanti a me, semi sdraiata con le gambe aperte che mi aspetta, mi
tuffo fra le sue cosce con il viso, ha un profumo stupendo e un sapore unico.
Dilato le labbra con le mani e affondo la lingua nella sua femminilità
spingendola all’interno, penetrandola così, per ora. Lei si contrae, sobbalza,
respira più veloce, geme, mi incita, gode.
La porto quasi all’orgasmo, non ci vuole molto tanto è eccitata. Quando mi prega
di fermarmi mi alzo e la afferro per mano: il mio intento è di guidarla in
camera, dove potremo accoppiarci più comodamente. Lei si lascia tirare su di
schiena ma appena è alla giusta altezza afferra il pene e lo scappella con
violenza, avvicina il viso e mi stuzzica il glande con il fiato. Mi si blocca
quasi il respiro nell’attesa; conosco bene ormai le sue labbra e il loro effetto
su di me. Chiudo gli occhi e scollego definitivamente il cervello.
All’improvviso eccole. Le sento appoggiarsi sul mio membro e aprirsi lente per
accoglierlo, lo seguono tutto sino in fondo aderendo perfettamente alla sua
forma; poi lei aspira forte e mi fa delirare. Quando torna indietro la lingua si
muove sul glande come prima si muoveva sulla mia, lo segue sin fuori e lo lecca
tutto. Mi riprende sino in gola e poi nuovamente mi lascia uscire sempre
stimolandomi con la lingua. Vorrei soffocarla con il mio seme, esplodendole in
gola; ma è presto, prima voglio, devo, farla godere come merita.
Sfuggo dalle sue labbra e la sollevo dal divano quasi con violenza, in questo
modo me la ritrovo in piedi aderente a me: con il seno che mi preme sul torace
mi implora con occhi languidi. Raggiungiamo la camera tramite un percorso di cui
perdo la memoria tanto sono preso dal contatto con la sua pelle e dal pensiero
di quello che seguirà. Giunti vicino al letto la guido su di esso, la lascio
sedere sul bordo e m’inginocchio davanti a lei che apre le gambe aspettandomi.
Ormai i preliminari sono stati consumati ed ogni ulteriore ritardo sarebbe
nocivo: la penetro guidando il pene con una mano. Sonia si apre subito, senza
difficoltà. E’ talmente aperta che quasi non sento niente ma la consapevolezza
che tanta dilatazione corrisponde ad una fortissima eccitazione compensa il
mancato stimolo. La sbatto con violenza, vendicandomi di tutto quello che mi ha
fatto passare prima, lei sa che non posso reggere quel ritmo a lungo e si
preoccupa. Teme che la lasci lì a metà, senza preoccuparmi di lei. Lo
meriterebbe per tutto il tempo che si è fatta sospirare, ma anche a me piace
giocare con lei: fingo di esplodere, di venire, per gustarmi l’espressione
delusa sul suo viso. Chiudo gli occhi e urlo, fingo gli impulsi dell’orgasmo
contraendo i muscoli giusti, e lei ci casca. Benché, chiaramente, delusa mi
abbraccia forte e muove il pube in modo da seguire il mio supposto piacere per
incrementarlo. Mi piace questo suo aspetto generoso anche se delusa nel piacere,
continua a dare anche se non ha ricevuto quello che desiderava.
Esco da lei e le pongo il membro sul bacino, ancora perfettamente eretto e
ancora da spremere, lei si appoggia ai gomiti, mi guarda, lo guarda e ride. Mi
da dello stronzo, del fetente e poi mi prega di farla impazzire. Ritorno dentro
di lei, questa volta con dolcezza. Abbiamo sfogato la parte animale della
passione smitizzandola con lo scherzo, ora rimane tutto il resto.
Sonia si abbandona totalmente a me, si lascia cadere sul letto con le braccia
distese e inarca leggermente la schiena. Segue con il pube i miei movimenti,
prima rispettando il ritmo che le do, poi imponendolo lei. Mi adatto, so quanto
è importante per lei che la segua fedelmente con le mie spinte, capisco quando
mi vuole trattenere dentro più a lungo del solito e, allora, mi limito a
spingere con le reni: dei piccoli impulsi che la fanno impazzire. Studio il
volto, i sospiri e i gemiti per intuire quando è il momento di farla esplodere,
nel frattempo navigo con le mani sul suo corpo, massaggiando dolcemente la pelle
del bacino, dei fianchi e su sino al seno. Mi diverto a solleticarle i capezzoli
con il palmo della mano che li sfiora soltanto poi, quando non resisto più,
afferro il seno. Voglio generare un diffuso formicolio in tutto il corpo in modo
che non riesca più a capire dove è e cosa fa la mia mano, darle l’illusione che
non siano solo due ma molte di più.
Finalmente colgo dalla sua espressione il piacere che sale, allora raggiungo il
clitoride: è facile in questa posizione, in ginocchio nel mezzo delle sue gambe
il corpo di Sonia è a mia completa disposizione. Mi lecco il pollice d’ambo le
mani per lubrificarli quindi le appoggio aperte sul bacino sotto di me e apro le
labbra della vagina. Trovo subito quello che cerco, lei quasi urla quando inizio
a lavorare sul clitoride e aumenta l’ampiezza delle sue contrazioni. Poco alla
volta la sento aprirsi sempre di più e diventare un vero lago, questo mi ricorda
che devo fare molta attenzione: è chiaramente a metà ciclo e il suo muco è molto
fluido … è fertile! Allora perché non si è sconvolta ne lamentata quando ho
finto di riempirla prima?
Sono troppo preso da lei per approfondire questo mistero e torno a concentrarmi
sul suo piacere. Quei pensieri mi sono stati utili per riprendere il controllo,
però.
Sonia ansima sempre di più e il suo volto è teso in una espressione d’intensa
concentrazione, intensifico l’opera delle mani e l’escursione della
penetrazione. Mentre entro ha un primo spasmo che la fa sobbalzare: “Eccolo!”
penso e rallento, voglio farle montare l’orgasmo lentamente; per fortuna è
ancora un minimo razionale e capisce adeguandosi.
Un altro colpo da parte mia proprio quando lei contrae forte il pube, ha la
massima percezione di me in quel momento: gode! Di nuovo mi ripeto per tre,
quattro volte e, finalmente, inarca la schiena sino ad appoggiare solo la testa
e il sedere; un grido rauco esce a stento dalle sue labbra mentre le si blocca
il respiro. L’afferro per i fianchi e inizio a muovermi come un pazzo dentro il
suo ventre, non veloce ma con spinte profonde. Il viso è trasfigurato dal
piacere, riesce solo più ad ansimare. Continuo a muovermi dentro di lei mentre
spero che finisca presto, sono al limite e solo la sua enorme dilatazione mi
consente di resistere, però non devo guardarla o perdo il controllo.
Ringraziando il cielo la sento rilassare i muscoli e scendere piano sino ad
appoggiare nuovamente la schiena sul materasso. Mi permetto di aprire gli occhi
e di puntarli sui suoi: vi leggo il piacere appena provato misto ad una profonda
gratitudine, ma c’è anche altro che non riesco a spiegarmi. Poco alla volta mi
fermo sino a rimanere dentro di lei, al caldo! Aspetto che il suo languore si
affievolisca, che riprenda le forze prima di chiederle di darmi il piacere che
le ho appena regalato, intanto penso dove e come venire. Immagino le varie
situazioni e sento che devo svuotarmi. Lei m’invita a continuare così, in quella
posizione sino all’orgasmo. Solo il pensiero della sua condizione di fertilità
mi ferma ed esco da lei. Non mi curo del suo disappunto mal celato e, dopo
averla presa per i fianchi, l’invito a girarsi. Le obbedisce e pone per terra le
ginocchia appoggiando il busto sul letto, con le mani si apre le natiche
invitante. Pensa, probabilmente, che voglia penetrarla in quella posizione
perché la sento meglio dopo il suo orgasmo, invece quella non è la mia idea.
Affondo un dito nella vagina umida e lo ritraggo ricoperto dal suo muco che
inizio a spalmarle sull’ano. A questo punto, Sonia, capisce e si posiziona
meglio accettando la mia idea.
L’ano non è propriamente pronto, questa sera non l’abbiamo stimolato a dovere ma
lei mi aiuta aprendosi al massimo le natiche. Punto il pene e inizio a spingere
piano, tutto quello che lei mi ha lasciato sopra prima rende inutile un
ulteriore apporto di lubrificante. Si apre a me e avvio la sodomia, non entro
molto mi basta poco questa volta. E’ lei che indietreggia verso di me per
prenderne di più! Torno a stimolare il clitoride con la mano, so che è troppo
presto per un altro orgasmo ma voglio farla godere ancora un po’. Non ci vuole
molto che sento arrivare il mio orgasmo, pochi colpi e mi lascio andare nelle
sue viscere con la soddisfazione aggiuntiva di sentirla godere del mio piacere.
Ci ritroviamo nella sala dopo esserci lavati e rivestiti, lei si è anche
sistemata i capelli ed è splendida! Si siede al mio fianco sorridente dopo
avermi baciato.
-
Non mi basta più!- dice dopo qualche istante di silenzio.
-
Cosa?
-
Questo, quello che stiamo vivendo: la nostra relazione! – mi conferma
quello che già immaginavo.
-
E cosa vorresti di più? – lo so già ma voglio farla parlare.
-
Tutto. Te, il tuo amore, il tuo tempo, la tua vita.
Voglio darti la mia vita, voglio passare tutto
il mio tempo con te … voglio un figlio da te … ti amo, stronzo! – mi dice tutto
d’un fiato.
Rimango senza parole, fiato e pensieri. Sapevo che lei stava perdendo di vista
l’obiettivo finale della nostra relazione ma ho sempre fatto finta di non
capirlo. Prendo, con finta calma, una sigaretta e l’accendo, devo prendere
tempo! Aspiro il fumo e ne riempo i polmoni trattenendolo dentro a lungo in modo
che la nicotina abbia il massimo effetto. Lo emetto soffiandolo forte mentre la
fisso negli occhi: non ho mai visto uno sguardo simile in lei e mi spaventa.
Ho sbagliato. Il mio errore è stato frutto del egoismo, della lussuria e della
stupidità. Non volendo ammettere quello che avevo già capito di lei ho portato
la nostra relazione ad un punto di non ritorno. Lei, ora, mi vuole in esclusiva:
non accetta più di dividermi con mia moglie. Vuole vivere con me come mia
compagna e non come amante saltuaria e clandestina.
Il problema, che lei forse non vede perché sono un ottimo attore, è che anche io
lo voglio!
-
Sai qual è la mia situazione, e qual è la tua! – non è una domanda, ma
una affermazione.
-
Si. Io ho una storia con un ragazzo che non mi da nemmeno in minima parte
quello che tu mi hai dato nei pochi momenti che ci siamo incontrati e tu hai un
matrimonio finito, consumato, fallito, almeno tre anni fa!
Perché continuare così!
Abbiamo tentato di soddisfare i nostri desideri
clandestinamente, per il sesso può anche bastare, ma per il resto, No. Non basta
più, nemmeno a te.
Non t’illudere si capisce benissimo che anche tu
lo vuoi, vuoi vivere con me!
La odio quando fa così. Ho sempre ammirato la sua intelligenza e la sua
sensibilità: sono due delle caratteristiche che mi hanno fatto innamorare di
lei. Però ora le sta usando contro di me.
-
Hai ragione: lo voglio anche io.
Nemmeno a me basta più il tempo che possiamo
dedicarci! – ammetto.
-
Oggi ho lasciato il mio ragazzo. – mi confessa con assoluta naturalezza.
-
Cosa?
-
Si, gli ho detto che era finita. Non si è sconvolto più di tanto.
Evidentemente ne ha già un’altra per le mani o aveva perso ogni interesse per
me! Non lo so e, in questo momento non mi interessa saperlo. Sta di fatto che
sono libera! – dopo una breve pausa riprende: - Ora voglio sapere da te cosa
intendi fare.
-
Mi sta mettendo al muro!
Non mi dai molte scelte, vedo!
-
Non voglio passare il resto della mia vita dietro ad un uomo che non è
completamente mio e cercare in una storia parallela quello che tu non puoi darmi
ora.
Cosa dovrei fare? Iniziare un’altra storia con
un ragazzo già cornuto in partenza?
Io a te non posso rinunciare, così come tu non
puoi rinunciare a me. Potremmo avere un gran futuro insieme se solo lo vorrai …
io ci sono!
-
Il nostro matrimonio è finito da anni. – scandisco lentamente le parole
in modo da prendere tempo – e lo stiamo tirando avanti più per abitudine che per
altro … d'altronde lei è stata via in questi giorni in compagnia del suo attuale
amico. Non guardarmi con quella faccia, sono anni che è così! Pensavi che solo
io avessi una relazione esterna al matrimonio?
-
No … non mi ero mai posta il problema, a dire il vero.
Cosa pensi di fare a questo punto?
Sonia insiste, batte sul chiodo, non molla. Vuole una risposta e pretende che
sia sincera.
Il problema è che queste non sono cose facili da decidere
e, in ogni caso, non dipendono solo da me. Quello che mi spaventa di più è il
fatto che la fine del nostro matrimonio l’abbiamo già decisa, io e mia moglie,
poco tempo fa. Il suo viaggio era proprio dovuto a questo, una breve vacanza per
distendere i nervi prima d’iniziare le pratiche di separazione. Sia io sia lei,
però, abbiamo deciso di non dire niente ai nostri rispettivi amanti per non
ritrovarsi subito invischiati in una nuova convivenza. Abbiamo bisogno di un
certo periodo di calma dopo la fine della nostra storia.
La separazione non è stata traumatica, oramai a nessuno dei due importava più
dell’altro; ma l’attrito, la tensione che ci ha accompagnati negli ultimi tre
anni richiede tempo per essere smaltita.
Ora, Sonia pretende di sostituire in tutto e per tutto la donna che sto per
lasciare definitivamente ed iniziare, con me, un rapporto simile a quello dal
quale sono appena sfuggito. Sarebbe una follia, una forma di masochismo
perverso, iniziare una convivenza con lei in questo momento. Ho bisogno di un
po’ di calma.
-
Sonia!
Ho già lasciato mia moglie. Quando torna andiamo
a firmare la separazione consensuale. Lo abbiamo gia deciso!
Possiamo iniziare da domani a cercarci un nostro
appartamento dove andare a vivere. Io e te!
Sono stupido!
Il suo sguardo s’illumina, sorride e poi mi vola addosso abbracciandomi. Mi
copre di baci mentre io continuo a pensare alla mia idiozia ed alla mia nuova
Luna.
Tutto quello che
tocchi e tutto quello che vedi, tutto quello che assaggi, quello che senti,
tutto quello che ami e quello che odi, tutto quello che non ti convince, tutto
quello che scegli, e tutto quello che dai, quello che regali, ciò che compri,
chiedi, presti o rubi, ciò che tu crei, ciò che tu distruggi, e tutto quello che
fai e tutto quello che dici, e tutto ciò che mangi e tutti quelli che incontri,
tutto ciò che disprezzi e tutti quelli che combatti, e tutto il presente e tutto
ciò che è andato, tutto il futuro... Ogni cosa sotto il sole è in sintonia, ma
il sole è eclissato dalla luna...
(Waters)